DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 12 dicembre 2024
Il futuro della Siria e le implicazioni della caduta di Bashar Assad sono al centro dell’intervista de La Stampa alla nuova rappresentate agli Esteri dell’Ue, l’ex premier estone Kaja Kallas. «Aiuteremo la nuova Siria, ma deve garantire i diritti». Bruxelles, spiega Kallas, è «in stretto contatto con gli attori regionali e vedremo come impegnarci». Per il momento non è prevista la rimozione dalla lista dei gruppi terroristici di Hts, il gruppo jihadista che ha guidato il rovesciamento di Assad. Per Kallas quanto accaduto in Siria è stato un duro colpo per la Russia e dimostra che Vladimir Putin, sostenitore di Assad, può essere sconfitto.
Per l’ayatollah Khamenei la cacciata di Assad sarebbe una macchinazione di Usa e Israele, con la complicità di un «Paese vicino alla Siria», ovvero la Turchia. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rispedito al mittente l’accusa, scrive il Sole 24 Ore, replicando che l’ayatollah «dovrebbe invece incolpare se stesso» per aver investito in gruppi armati «in Siria, Libano e Gaza», con l’obiettivo di «costruire le armi della piovra che guida per cercare di sconfiggere lo Stato di Israele». Sul Corriere della Sera Maurizio Caprara si chiede perché non ci si interroghi sulla minaccia iraniana: «Dopo l’arretramento dalla Siria, gli ayatollah potrebbero reagire ricorrendo al terrorismo e tentando di dotarsi dell’atomica», scrive Caprara.
Riguardo alla gestione della crisi siriana, facendo un quadro degli attori in campo, il Corriere della Sera sottolinea come Israele abbia battuto sul tempo distruggendo «l’80 per cento dell’arsenale» siriano con raid massicci e creando una fascia di sicurezza occupando un altro pezzo del Golan. Afferma che si tratta di una missione temporanea, condizionata dagli sviluppi futuri. È scontata la paura di ritrovarsi una Siria jihadista. La zona cuscinetto serve per tenere lontani eventuali incursori e diventare strumento di pressione in eventuali trattative, spiega il quotidiano. Nelle stesse pagine si segnala l’appello a Gerusalemme della Francia «affinché si ritiri dalla alture del Golan».
Giornale e Domani mettono in evidenza il tentativo del leader di Hts, Mohammed al-Jolani, di evitare al momento ogni scontro con Israele. al-Jolani ha ad esempio assicurato che la Siria non vuole «altre guerre».
Si è aperto ieri ad Amsterdam il processo a cinque dei sospettati di violenze contro i tifosi israeliani in occasione della partita di calcio Ajax-Maccabi Tel Aviv lo scorso 8 novembre. La procura ha chiesto due anni di carcere per uno degli accusati, identificato come Sefa O. Sono stati mostrati video in cui lo si vede prendere a calci e colpire diversi supporter israeliani. Avrebbe negato di essere antisemita, chiamando in causa la situazione a Gaza (Avvenire).
Dopo lo sconcerto espresso dal mondo ebraico sono stati fatti sparire dal presepe donato al papa dalla città di Betlemme il bambinello e la culla rivestita con una kefiah (Messaggero e Libero). Possibile, si interroga il Foglio, che in Vaticano a nessuno «sia venuto in mente che quell’elemento che nulla ha a che vedere con il tradizionale presepe avrebbe scatenato un putiferio?». Dopo il caso delle parole di Bergoglio sul genocidio a Gaza, aggiunge il quotidiano, «un altro incidente con il mondo ebraico poteva e doveva essere evitato».
I cortei in cui si inneggia a una Palestina «dal fiume al mare» sono un esempio di «arroganza e ignoranza», afferma al Giornale l’imam Yahya Pallavicini del Coreis. «Questo slogan stupido dove porta? Gli ebrei non devono più stare in quella regione? Quale fondamento c’è in quest’espressione idiota?», si chiede Pallavicini.
«Budanov come Israele: il nemico va affrontato ovunque. Pure in Siria», titola il Foglio, schizzando un ritratto il capo dell’intelligence ucraina (Gur), Kyrylo Budanov. Secondo il quotidiano è lui l’artefice di diversi attacchi contro il potere di Mosca in Russia e in altre aree del mondo, dal Sudan alla Siria. Il capo dell’intelligence ucraina, riporta il Foglio, si è ispirato e «ha studiato le operazioni israeliane».