{"id":442,"date":"2012-08-21T07:11:06","date_gmt":"2012-08-21T12:11:06","guid":{"rendered":"http:\/\/moked.it\/paginebraiche\/?p=442"},"modified":"2012-08-21T07:11:06","modified_gmt":"2012-08-21T12:11:06","slug":"lebraismo-secondo-leconomist","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/moked.it\/paginebraiche\/2012\/08\/21\/lebraismo-secondo-leconomist\/","title":{"rendered":"L\u2019ebraismo secondo l\u2019Economist"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/moked.it\/paginebraiche\/files\/2012\/08\/economistapp.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/moked.it\/paginebraiche\/files\/2012\/08\/economistapp.jpg\" alt=\"\" title=\"economistapp\" width=\"799\" height=\"601\" class=\"alignnone size-full wp-image-444\" srcset=\"https:\/\/moked.it\/paginebraiche\/files\/2012\/08\/economistapp.jpg 799w, https:\/\/moked.it\/paginebraiche\/files\/2012\/08\/economistapp-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px\" \/><\/a>Alive and well, vivo e in buona salute. Cos\u00ec il prestigioso settimanale inglese The Economist ha definito l\u2019ebraismo e il popolo ebraico nel suo speciale Judaism and The Jews pubblicato alla fine del mese di luglio. Un report a 360 gradi sulla vita ebraica in Israele e nella Diaspora che \u00e8 stato commentato da autorevoli voci dell\u2019ebraismo italiano sul numero di Pagine Ebraiche di settembre attualmente in distribuzione, dalla storica Anna Foa al demografo Sergio Della Pergola.<br \/>\nPubblichiamo qui di seguito il primo articolo dello speciale, nella versione italiana di Ada Treves.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ebraismo sta avendo un inaspettato revival, dice David Landau. Ma, principalmente sull\u2019argomento Israele, ci sono profonde divisioni, sia di carattere religioso che politico.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ebraismo \u00e8 in ottima salute, sia in Israele, dove risiede ora il 43 per cento degli ebrei, sia nella Diaspora. Anche gli ebrei in quanto Stato sono in ottima salute. Pur con tutti i loro problemi, gli israeliani sono la quattordicesima popolazione al mondo per felicit\u00e0, prima di francesi e britannici, secondo un recente rapporto sulla felicit\u00e0 globale commissionato dalle Nazioni Unite. Nella Diaspora la vita ebraica non \u00e8 mai stata cos\u00ec libera, prospera e priva di minacce.<br \/>\nIn America un ebreo osservante, il senatore Joseph Lieberman, \u00e8 stato nel 2000 candidato alla vicepresidenza e, con Al Gore come candidato presidente, era quasi riuscito a ottenere la nomina. Il suo ebraismo non solo non \u00e8 stato un ostacolo, ha dichiarato, ma al contrario ha avuto un effetto positivo su quegli elettori cristiani che prendono la propria religione sul serio. Joseph Lieberman e sua moglie Hadassah \u201csognavano una grande sukkah\u201d (una sorta di capanna coperta di rami in cui gli ebrei consumano i pasti durante Sukkot, la festa del raccolto) nel giardino della residenza del vicepresidente. \u201cAbbiamo avuto la sensazione che saremmo potuti essere noi\u201d. Se la corsa verso la Casa Bianca fosse andata avanti \u201cSarei stato osservante anche l\u00ec.\u201d<br \/>\n\u201cIn America essere ebrei \u00e8 cool \u2013 dice J.J. Goldberg, scrittore \u2013 Un tempo le persone famose si cambiavano il cognome per nascondere l\u2019identit\u00e0 ebraica. Ora vanno in televisione a raccontare proprio di come cercano di dare una forte identit\u00e0 ebraica ai propri figli, ebrei per met\u00e0. Prendete [l\u2019attrice] Gwyneth Paltrow. Suo padre \u00e8 discendente di rabbini, sua madre \u00e8 una protestante. E lei scrive nel suo blog sul cibo quali sono le sue ricette kosher preferite per il seder [la cena-preghiera familiare in cui si celebra Pesach, la festa primaverile]. Il seder \u00e8 popolare fra i non ebrei. Anche il bar mitzvah [la maggiorit\u00e0 religiosa] \u00e8 diventato chic. I bambini lo vedono in televisione, vedono i loro amici che lo festeggiano \u2013 e lo vogliono anche loro\u201d.<br \/>\nAnche nelle pi\u00f9 piccole comunit\u00e0 della diaspora gli ebrei prosperano, nonostante in nessun luogo ci sia esattamente la stessa sensazione di appartenenza completa che si ha in America. In Russia e Ucraina, dove l\u2019ebraismo e il sionismo hanno subito repressioni sotto il comunismo, gli ebrei sono importanti nel mondo degli affari. La filantropia ebraica sta ricostruendo la vita nelle comunit\u00e0 per coloro che hanno scelto di restare invece di emigrare in Israele o all\u2019ovest.<br \/>\nInoltre Israele e la diaspora ebraica sono allineati, con forza e lealt\u00e0. Gli ebrei della diaspora, pur generalizzando, amano e si prendono cura di Israele. Lo sostengono contro i nemici, sia reali che percepiti, danno supporto ai suoi governi e patiscono i suoi critici.<br \/>\nNulla di tutto questo era prevedibile solo qualche decina di anni addietro. Hitler aveva spazzato via un terzo degli ebrei. Un millennio di civilizzazione ebraica nell\u2019Europa centrale e orientale era stata rasa al suolo. Fortunatamente per la sopravvivenza dell\u2019ebraismo la \u201csoluzione finale\u201d nazista era stata preceduta da un susseguirsi di pogrom attraverso l\u2019allora impero zarista che era iniziato una sessantina di anni prima, spingendo varie ondate di ebrei a emigrare verso ovest. Al momento in cui Hitler colp\u00ec, circa sei milioni di ebrei erano al sicuro nell\u2019America del Nord e del Sud, in Gran Bretagna e pi\u00f9 di tre milioni vivevano nell\u2019Unione Sovietica.<br \/>\nL\u2019educazione e l\u2019osservanza religiosa tradizionale nell\u2019Europa dell\u2019Est erano sulla difensiva gi\u00e0 da 150 anni, da quando l\u2019emancipazione in alcune parti della regione aveva aperto i cancelli dei ghetti e scosso la tradizione degli shtetl (piccole comunit\u00e0 ebraiche). Ora la vecchia vita era stata annientata, insieme a molta della cultura ebraica moderna, liberale. Le comunit\u00e0 sefardite del nord Africa e del levante, a lungo minoritarie nell\u2019ebraismo, guadagnarono cos\u00ec una nuova rilevanza numerica. Insieme ai tristemente pochi sopravvissuti dell\u2019Europa occupata dai nazisti, diventarono il nucleo della popolazione del nuovo stato di Israele.<\/p>\n<p><strong>L\u2019errore di Ben Gurion<\/strong><\/p>\n<p>I suoi padri fondatori, principalmente socialisti-sionisti, pensavano che le vestigia dell\u2019antica religione sarebbero presto sparite. David Ben Gurion, il primo capo del governo, sosteneva che duemila anni di ebraismo diasporico erano una deviazione dal vero adempimento dell\u2019ethos ebraico. Pensava che il Talmud (l\u2019antico corpus di leggi e tradizioni) fosse troppo cavilloso, il nuovo stato doveva tornare ancora pi\u00f9 indietro, alla Bibbia. Fu per\u00f2 d\u2019accordo a esentare poche centinaia di studenti di Talmud dal servizio militare, sicuro che fossero una specie in via d\u2019estinzione.<br \/>\nPrima della Shoah, il Sionismo, il movimento per l\u2019indipendenza ebraica in Palestina, aveva bisogno di lottare per ottenere il sostegno degli ebrei. Ora, per lo meno ai suoi stessi occhi, questo sostegno era rivendicato. Alcuni ebrei, per\u00f2, specialmente in America, non erano ancora convinti. Israele, che combatteva per la sopravvivenza, dove arrivavano ondate di immigrati indigenti, sembrava loro molto precario. In America la parola chiave era assimilazione. Forme attenuate delle pratiche religiose nate nella Germania del XIX secolo venivano adottate dai figli e dai nipoti della generazione immigrata, protagonisti di una notevole scalata sociale. La distanza degli ebrei americani dalla loro appartenenza ebraica cambi\u00f2 in maniera brusca dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967. L\u2019esperienza collettiva della paura, seguita da sollievo e giubilo, produsse una grande solidariet\u00e0 con il bistrattato stato ebraico. Mescolate a queste emozioni vi era anche un senso di disagio, addirittura di colpa, per l\u2019inefficacia della lobby ebraico-americana durante la Shoah nel cercare di portare il presidente Roosevelt a salvare gli ebrei.<br \/>\nI sociologi sostengono che Israele \u2013 e il fare lobby e raccogliere fondi per Israele \u2013 sono diventati la \u201creligione secolare\u201d dell\u2019ebraismo americano. E anche una campagna spontanea per rendere libera l\u2019emigrazione degli ebrei sovietici \u00e8 stata capace di attrarre grande appoggio soprattutto fra gli ebrei pi\u00f9 giovani.<br \/>\nAll\u2019inizio del XXI secolo, inoltre, il postmodernismo faceva inaspettatamente vacillare l\u2019assenza di D-o nella realt\u00e0 israeliana e l\u2019assimilazionismo della diaspora. \u201cIl postmodernismo \u00e8 stato gentile con tutte le religioni \u2013 sostiene Moshe Halbertal, un filosofo che vive a Gerusalemme \u2013 la ragione \u00e8 stata spodestata; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una narrativa grandiosa l\u00e0 fuori\u201d. Identit\u00e0 ed eticit\u00e0 tratteggiate incoraggiano la gente a godere e mostrare le proprie differenze invece di nasconderle alla vista.<br \/>\nSono molti gli ebrei della diaspora che oggi si allontanano lentamente dall\u2019ebraismo o dall\u2019ebraicit\u00e0, oppure decidono di abbandonarle del tutto. E tuttavia, molti altri decidono consapevolmente di restare, scegliendo una delle miriadi di nuove modalit\u00e0 in cui esprimere il proprio impegno. Cosa esattamente definisca l\u2019ebraicit\u00e0 \u00e8 ancora materia di molti dibattiti. Questo rapporto vuole concentrarsi su coloro che si identificano formalmente con la fede, ma in Israele anche i non religiosi sono influenzati dalla cultura e dalle usanze ebraiche.<br \/>\nL\u2019ortodossia ebraica sta tornando, aumentata. I matrimoni precoci e un alto tasso di natalit\u00e0 hanno prodotto un\u2019esplosione demografica tra i haredim (timorosi di D-o) ultra ortodossi. Questo ha fatto salire notevolmente il loro numero, compensando il deflusso costante dall\u2019ebraismo attivo a causa dell\u2019assimilazione. Il numero totale \u2013 in tutto il mondo &#8211; degli ebrei \u00e8 maggiore di 40 anni fa. Pur facendo un calcolo cautelativo, oggi un ebreo su dieci \u00e8 haredi. E un altro 10 per cento \u00e8 modern-orthodox.<br \/>\nMolti israeliani amano pensare a se stessi come \u201ctradizionalisti\u201d. Ma anche coloro che sono dichiaratamente secolarizzati vivono un\u2019esistenza ebraica, e davvero religiosa, in molti modi subliminali; e Israele irradia sempre di pi\u00f9 la propria ebraicit\u00e0 nazionale, culturale e religiosa nelle comunit\u00e0 della diaspora.<br \/>\nIn seguito al collasso del processo di pace con i palestinesi nel 2000 e alla violenta intifada (insurrezione) successiva, la posizione politica israeliana si \u00e8 indurita in maniera evidente. In teoria tutti i principali partiti politici israeliani si impegnano nella direzione di una \u201csoluzione a due stati\u201d; in pratica il crescente movimento di coloni modern-orthodox nella West Bank fa da punta di lancia a una politica di governo di occupazione senza fine. Per sostenere e giustificare tale tendenza si sta evolvendo uno stridente Zeitgeist nazionalista. In assenza di progressi verso la pace, potrebbe essere inevitabile. E forse \u00e8 anche inevitabile che questo stia prendendo piede nell\u2019anima dell\u2019ebraismo della diaspora.<\/p>\n<p><strong>A ognuno la sua pace<\/strong><\/p>\n<p>Senza dubbio la maggior parte dei membri di una sinagoga non ortodossa dei sobborghi del Connecticut, come la maggior parte degli israeliani e degli ebrei della diaspora, se intervistato, dichiarerebbe di essere favorevole alla pace e alla soluzione a due stati. L\u2019atmosfera, in una recente domenica, non sarebbe potuta essere pi\u00f9 civile. Ebrei, cristiani e musulmani mangiavano insieme hot dog e insalata prima di impegnarsi a pulire il parco del quartiere. Il rabbino ha pronunciato parole adatte allo spirito interconfessionale. Nella biblioteca il personale della sinagoga aveva steso dei tappeti sul pavimento per permettere ai musulmani di pregare.<br \/>\nNel corridoio al di fuori di quella moschea temporanea due ragazzini musulmani in et\u00e0 scolare leggevano la dichiarazione israeliana di indipendenza: \u201cStendiamo le nostre mani di pace e unit\u00e0 a tutti gli stati vicini e ai loro popoli\u201d. Era esposta insieme ad una mappa della regione. \u201cNon compare Gaza\u201d ha sottolineato uno dei due. \u201cNeppure la West Bank\u201d ha commentato suo fratello. Un custode della sinagoga ha poi spiegato che la mappa era \u201cbiblica, non politica\u201d.<br \/>\nIl sentimento politico prevalente nei confronti di Israele oggi \u00e8 di un difensivismo aggressivo, un curioso amalgama di vittimismo e intolleranza. L\u2019essere discordi su Israele viene scoraggiato, se non proprio censurato. Tra gli ebrei britannici, circa 300mila, \u201csi \u00e8 creata una atmosfera maccartista \u2013 dice Jonathan Freeland, cronista politico \u2013 la gente \u00e8 terrorizzata di dire quello che prova!\u201d. In America \u201cle oneste discussioni su Israele vengono spesso bloccate\u201d nota Arnold Eisen, storico e rettore del Jewish Theological Seminary, scuola rabbinica di New York. \u201cAlcuni rabbini diranno quello che pensano\u2026 la gente per\u00f2 non ha voglia di litigare e si tende a evitare di discutere di Israele. La destra dice che se si prende una posizione critica nei confronti della politica di Israele si aiuta e si appoggia il nemico\u201d. Visto il potere di Israele e la forza e l\u2019influenza della diaspora ebraica sembra un\u2019affermazione paradossale.<br \/>\nLa religiosit\u00e0, che sta riprendendo forza, \u00e8 coinvolta in maniera profonda in queste dinamiche. Nazionalismo, xenofobia ed ebraismo si confondono e si mescolano. Gli ebrei si scoprono sfasati rispetto alla maggior parte delle opinioni del mondo, cosa che aumenta un diffuso senso di apprensivit\u00e0. Le pretese e le minacce nucleari iraniane permettono a questi sentimenti di concentrarsi su qualcosa. I leader ebrei nella diaspora insistono sul fatto che Israele non viene compreso. Attribuiscono le critiche all\u2019antisemitismo, che sta tornando.<br \/>\nArthur Green, studente di misticismo ebraico e professore a una scuola rabbinica di Boston, ritiene responsabili la politica israeliana e la copertura fornitale dall\u2019ebraismo americano \u201cper il fatto che tantissimi ebrei pensanti se ne stiano andando. E cos\u00ec si dice, beh, non sono ebrei che si impegnano, comunque, quindi a chi importa cosa fanno?\u201d.<br \/>\nL\u2019accusa a Israele che la posizione \u201cda falco\u201d allontani i giovani ebrei della diaspora dal loro ebraismo e dalla loro ebraicit\u00e0 \u00e8 stata portata aventi in maniera tranchant da Peter Beinart, giornalista a Washington. Ha causato una enorme controversia nell\u2019ebraismo americano. Molti altri esperti smentiscono invece che ci sia un legame causale. Gli ebrei, molti soprattutto fra i pi\u00f9 giovani, si sono allontanati negli ultimi anni, come sottolinea Eisen. \u201cMan mano che il loro attaccamento all\u2019ebraismo si riduce, si riduce anche il loro impegno nei confronti di Israele. Coloro che criticano Israele e quindi incorrono nell\u2019ira della comunit\u00e0 almeno si impegnano almeno quanto coloro che cercano di zittirli. L\u2019amore ha una voce\u201d.<\/p>\n<p><strong>The Economist, Special Report: Judaism and the Jews, 28 luglio 2012 (versione italiana di Ada Treves)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alive and well, vivo e in buona salute. Cos\u00ec il prestigioso settimanale inglese The Economist ha definito l\u2019ebraismo e il popolo ebraico nel suo speciale Judaism and The Jews pubblicato alla fine del mese di luglio. 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