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L'Unione informa
 
    15 dicembre 2008 - 18 Chislev 5769  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
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  Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma Riccardo
Di Segni,

rabbino capo
di Roma
In questi giorni, che dovrebbero essere i giorni normali di pioggia in terra d'Israele, si è vista solo qualche timida nuvoletta e brevi scrosci di pioggia. In Italia c'è stato il diluvio e il ritorno allo spettro dello straripamento del Tevere. Un pò più di equità sarebbe stata gradita a tutti. Ma non è una novità né una cosa che è passata inosservata nel corso della nostra antichissima storia. Nella logica della Torà, la pioggia nella terra d'Israele è un dono diretto divino che viene elargito a Suo giudizio. Nelle nostre preghiere il riferimento alla pioggia è regolato da precise norme, è una richiesta che deve essere esaudita. E' una delle tante accezioni del principio della condizione speciale del popolo d'Israele, che a quanto pare è regolato da logiche "non convenzionali". Non c'è niente di automatico e scontato in Israele e tutto sembra dipendere dalla nostra responabilità.
Mi colpisce di orrore la notizia che a Gaza, nelle celebrazioni dei 21 anni di Hamas, sia stato messo in scena uno spettacolo con un attore che impersonava Gilad Shalit inginocchiato che chiedeva pietà, e con un altro attore che impersonava il padre di Shalit in preda all'ansia. E mi domando perché questa finzione mi sembri più orrenda di tanti episodi reali. E mi sembra, sentendo queste notizie, che non ci potrà mai essere un ponte che giunge a superare il baratro di questo odio. Anna Foa,
storica
Anna Foa, storica  
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  catacombe_torloniaBeni da salvare 2 - Impegno bipartisan
dei parlamentari italiani 

 
I tagli della Finanziaria non risparmieranno i beni culturali ebraici, che nel 2009 vedranno decurtati del 25 per cento i fondi destinati a restauri e recuperi. Ma la riduzione delle risorse, pari a circa 450 mila euro, potrebbe rivelarsi meno allarmante di quanto paventato. A mettere in sicurezza il prezioso patrimonio dell’ebraismo italiano ha provveduto infatti un Ordine del giorno che ha impegnato il Governo a intervenire in casi di particolare urgenza anche al di là degli stanziamenti previsti.

A_ruben“In situazioni particolari il Ministero dei beni culturali valuterà, su richiesta dell’Ucei - Unione delle comunità ebraiche italiane, la possibilità di accordare ulteriori finanziamenti”, spiega l'onorevole Alessandro Ruben (nella foto a lato), parlamentare Pdl, presidente dell’Antidefamation league italiana e Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, primo firmatario dell’atto d’indirizzo che sulla tematica del patrimonio ebraico ha aggregato - accanto ai parlamentari ebrei Emanuele Fiano (Pd), Isabella Bertolini e Fiamma Nirenstein (Pdl) - uno schieramento bipartisan che spazia da Gabriella Carlucci a Olga D’Antona, da Luca Barbareschi a Walter Tocci.
In una situazione di tagli generalizzati per i beni ebraici rimane dunque aperta una porta. “La contrazione delle risorse legata alla crisi economica – spiega infatti Alessandro Ruben – non ha risparmiato nessun ministero”. “Nei confronti dell’Ucei e del patrimonio culturale ebraico – prosegue - il Governo ha però mostrato una particolare sensibilità e facendo propria la nostra richiesta di un’attenzione specifica alle problematiche che possono mettere a rischio il patrimonio e richiedono fondi aggiuntivi e procedure semplificate per agire con tempestività”.
La sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che attraverso questo spiraglio si possa davvero riuscire a garantire, almeno per il 2009, la tutela dei beni ebraici. Anche perché in una prospettiva d’interventi edilizi di lungo termine il taglio potrebbe trovare una sorta di ammortizzazione o comunque non rivelarsi troppo disastroso.
Si tratterà ora di lavorare in sede parlamentare per tamponare le falle ed evitare che le situazioni architettoniche più a rischio siano compromesse. Puntando al contempo a un adeguato rifinanziamento della legge 175 anche per gli anni a venire.
Intanto la palla passa all’Ucei. Spetterà infatti all’apposita Commissione il difficile compito di vagliare le sempre numerose richieste di restauri e recuperi di beni ebraici pervenute dalle singole comunità italiane e stabilire delle priorità decidendo quali devono essere esaudite subito e quali possono invece restare in attesa.
L'impianto di questi provvedimenti legislativi resta, e questo è un fatto fondamentale. Bisognerà ora impegnarsi perché gli stessi provvedimenti continuino a essere finanziati anno dopo anno al massimo livello possibile, al  fine di portare in salvo beni culturali di inestimabile valore che testimoniano della vita della più antica realtà della Diaspora, ma che appartengono al tempo stesso al patrimonio nazionale di tutti gli italiani.

Daniela Gross 
 
 
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rassegna stampa    
 
 
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Solo due notizie vere compaiono oggi sulla nostra rassegna stampa, entrambe preoccupanti; ma in cambio troviamo diversi articoli culturali da leggere  con interesse.
La prima notizia è che Hamas, festeggiando con una manifestazione di massa a Gaza il suo ventunesimo anniversario, ha mandato due  messaggi discordanti sulla tregua con Israele (per altro continuamente violata nelle ultime settimane con lanci di razzi e tiri di mortaio ) che scade venerdì. Kaled Mashal, il leader del gruppo terrorista che vive nascosto a Damasco, ha annunciato che la tregua non sarà rinnovata. Invece il “primo ministro” Hanyeh alla manifestazione di Gaza ha detto invece che la questione è ancora “sotto esame”. Dissensi interni o oscillazioni tattiche? Non si sa, lo vedremo nei prossimi giorni. La maggior parte dei giornali (Repubblica, Secolo XIX, Stampa) ne ricava l’impressione che effettivamente
la  tregua non sarà rinnovata, cosa di cui invece dubita Umberto De Giovannangeli sull’Unità. E’ chiaro che con questi giochi Hamas cerca di approfittare della competizione politica accentuata in questo periodo in Israele, a causa della campagna elettorale in corso. Sappiamo dai giorni scorsi che Barak si è speso per prolungare la tregua e che invece Tzipi Livni è più scettica e chiede un intervento militare sulla striscia, per fermare l’aggressività di Hamas.
Un particolare disgustoso emerge dalle cronache della manifestazione di Gaza. Prima del comizio di Hanyeh, sul palco della manifestazione c’è stata una “macabra esibizione teatrale”, in cui un attore palestinese prendeva in giro Shalit, il soldato israeliano rapito due anni e mezzo fa da Hamas e i suoi genitori che si battono per la sua restituzione. L’attore che mimava Shalit gli ha messo in bocca invocazioni alla “mamma e al papà” perché lo riportassero a casa, fra le risate generali. E’ degno di nota che mentre de Giovannangeli mostra di rendersi conto della vigliaccheria “macabra” della messinscena ai danni di una persona del tutto incapace di difendersi, Alberto Stabile su Repubblica scriva una frase di agghiacciante insensibilità per giustificare la sceneggiata: “Dallo stesso palco un attore travestito da soldato Shalit (il militare israeliano da 900 giorni ostaggio di Hamas) ha chiesto aiuto al suoi genitori e ai suoi governanti. Lo scopo della messinscena: creare un parallelismo tra la prigionia di Shalit e l'assedio che soffoca la gente di Gaza.”
L’altra notizia viene dalla Germania, in particolare da Passau. Il capo della polizia locale Allois Mannichl è stato oggetto di un tentativo di omicidio da parte di un neonazista che l’ha accoltellato a casa sua. Ne riferiscono lo Herald Tribune e Andrea Tarquini su Repubblica. Non è un caso isolato, purtroppo, ma un episodio che fa parte della pericolosa crescita della violenza neonazista in tutta la Germania.
Veniamo ai temi culturali. E’ di grande interesse l’articolo di Andrea Torniello sul Giornale in cui riferisce della ricerca di Giovanni Sale, storico cattolico, sull’antisemitismo islamico. Diffusosi a partire della fine dell’Ottocento per opera soprattutto di minoranze cattoliche, l’antisemitismo è oggi un fenomeno di massa nel mondo islamico, diffuso da tutti gli organi di comunicazione con l’appoggio dei governi e paragonabile secondo Sale alla situazione esistente in Francia ai tempi del caso Dreyfus. E si tratta di antisemitismo, non di “legittima critica” allo stato di Israele. C’è da rabbrividire leggendo le espressioni che l’articolista riporta: “La prima cosa da chiarire ha scritto un intellettuale arabo è che tra ebreo e israeliano non si deve fare alcuna distinzione, negata del resto anche da loro. L'ebreo rimane ebreo anche per millenni nel calpestare tutti i valori morali, nel divorare il vivente e berne il sangue per amore di poche monete. Mettiamo dunque da parte queste distinzioni e parliamo soltanto degli ebrei.”  Si tratta di un fenomeno storico gigantesco, che investe molte centinaia di milioni di persone, con cui tutti dovremo fare i conti e che rende certamente problematico ogni ottimismo su qual che potrebbe accadere dopo il raggiungimento di un accordo di pace fra Israele e i suoi vicini.
Ma potrebbe aiutare il dialogo interreligioso? Ne è convinto Pietro Citati su Repubblica, che vede come una bizzarria personale dell’attuale papa il rifiuto di un dialogo probabilmente interreligioso e trova che di conseguenza la Chiesa si trovi oggi a pensarsi come una cittadella assediata, mentre potrebbe benissimo non farlo. E’ interessante leggere la scrittura brillante e acuta di Citati per vedere come nel mondo intellettuale europeo che possiamo genericamente definire progressista, anche nella sua parte più colta, sofisticata e non vittima degli stereotipi del politicamente corretto, prevalga una rimozione dei grandi assalti terroristi dell’ultimo decennio e del loro radicamento nel mondo islamico.
Segnalo altri due articoli meno problematici e molto interessanti da leggere: la recensione molto positiva di Danilo Maestosi sul Messaggero alla mostra di arte israeliana in corso al Vittoriano di Roma e la lettura estremamente simpatetica di Giuseppe Montesano sul Mattino della riedizione del libro di Buber sui maestri hassidici.

Ugo Volli

 
 
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notizieflash    
 
 
Israele libererà 230 detenuti palestinesi                                            
Tel Aviv, 14 dic -
Un gesto di buona volontà verso il presidente dell'Anp Abu Mazen – questo il motivo che ha spinto Israele a promettere la liberazione di circa 230 detenuti palestinesi in occasione della Festa islamica del Sacrificio.
La loro liberazione sarebbe dovuta avvenire già la scorsa settimana. Si discute sulle ragione di tale rinvio: i dirigenti dell'Anp sostengono che esso sia stato dovuto a dissensi in seno al governo israeliano, Israele invece replica che è stato atteso solo il rientro di Abu Mazen a Ramallah, la scorsa settimana infatti il leader palestinese era impegnato in visite all'estero.
I detenuti sono quasi tutti sostenitori di Al-Fatah che non hanno preso parte attiva ad attentati anti-israeliani.
Solo una decina di loro sono originari di Gaza, gli altri risiedono in Cisgiordania .


“Teatro degli orrori” in scena a Gaza,
Hamas schernisce Gilad Shalit
Tel Aviv, 15 dic -
Indignazione di Israele per l'iniziativa di rappresentare con toni di scherno il rapimento del soldato Gilad Shalit.
In una manifestazione di massa per le celebrazioni dei 21 anni della fondazione di Hamas, è stato messo in scena, in una piazza di Gaza, quello che i giornali israeliani Yediot Ahronot e Israel ha-Yom hanno definito "Il teatro dell'orrore".
Un giovane vestito con la divisa israeliana, esprimendosi in ebraico, invocava l'aiuto dei genitori e del primo ministro Ehud Olmert affinché fosse liberato.
La folla ha reagito con applausi e con scrosci di risa.
Le immagini della rappresentazione hanno occupato oggi le prime pagine dei giornali in Israele.
Il quotidiano gratuito Israel ha-Yom ha commentato: "La crudeltà non ha limiti".
E' stato avviato un dibattito se non fosse più giusto ignorare quella che è stata definita la “guerra psicologica di Hamas.
 
 
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