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    16 dicembre 2008 - 19 Chislev 5769  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
alef/tav    
  RobertoDellaRocca Roberto
Della Rocca,

rabbino 
“...due persone che stanno assieme e non ci sono tra loro parole di Torà sono paragonati a una riunione di buffoni...” (Pirqè Avòt, 3; 3). Con attenzione e puntualità costanti, l’etica ebraica si applica con grande impegno nell’insegnare a contrastare la tentazione proposta dal vivere quotidiano di dare alla conversazione quel sapore pungente che insinuazioni, osservazioni maliziose e malignità di ogni sorta spesso le conferiscono. Il pettegolezzo e la maldicenza sono oramai, purtroppo, un vezzo incorreggibile della nostra società. Usare un linguaggio aggressivo, fare rivelazioni scandalistiche sembra rispondere a un’esigenza del costume sociale e spesso politico. La maldicenza deliberata e meditata sembra essere divenuta un’arma con cui combattere il prossimo e le sue idee. Eppure, la tradizione ebraica ha già dato sull’argomento un chiaro giudizio. Ha detto, infatti, Rabbì Naftali Braunfield nel suo Divré Naftali che “le persone nobili parlano di idee, le persone mediocri parlano di cose; le persone basse parlano di altre persone…”
Uno storico israeliano sostiene che gli israeliti siano un'invenzione, detta in parole povere. Un'équipe di archeologi al lavoro nella zona di Atlit ci rivela che il Diluvio è esistito davvero. Riascoltavo ieri, come per caso, la voce di Ben Gurion che scandiva la dichiarazione di indipendenza dello stato ebraico. Con fermo equilibrio, egli rivendica più volte quel "diritto naturale" a un'autonomia nazionale per il suo popolo. Non arranca indietro nel passato, Ben Gurion, per trovare una legittimazione alla propria identità e agli sbocchi della storia. E invece spesso, forse troppo spesso, ci sentiamo come in  dovere di declinare una abissale antichità - sia in quanto ebrei sia in quanto ebrei e israeliani. Che gli israeliti fossero un mito storico, che il diluvio sia colato davvero dal cielo: tutto ciò non dovrebbe sfiorare né intaccare la nostra identità. Eppure, il "dibattito" ferve. Elena Loewenthal,
scrittrice
Loewenthal  
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  targa_montecitorioLe leggi della vergogna
e il monito del Parlamento

"Il 16 dicembre 2008 il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna hanno rievocato la vergogna delle leggi antiebraiche approvate il 14 dicembre 1938 dalla Camera dei Deputati. La memoria delle persecuzioni e degli orrori che ne seguirono costituiscano monito perenne affinché il Parlamento sia per sempre baluardo della libertà umana e della dignità della persona secondo i principi e le disposizioni della Costituzione della Repubblica". Questo il testo della targa apposta nella Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma al termine della cerimonia in memoria del 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziste.
Hanno preso parte alla cerimonia commemorativa il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Renzo Gattegna, lo storico Michele Sarfatti direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec), Nedo Fiano, reduce del campo di sterminio di Auschwitz e Zoe Brandizzi, studentessa.
Nella sala affollata dalle moltissime personalità intervenute, fra gli altri i deputati Rosi Bindi (PD), Emanuele Fiano (PD),  Alessandro Ruben (Pdl), il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, numerosi consiglieri dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane assieme alla vicepresidente Claudia De Benedetti, molti altri leader ebraici italiani. E infine molti giovani studenti, come non ha mancato di rilevare il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna che nell'evidenziare l'importanza della presenza dei giovani alla cerimonia  ha spiegato come la loro presenza abbia conferito alla celebrazione un sapore e  un' importanza particolari perché "a loro dobbiamo cercare di dare gli strumenti per guardare al futuro con speranza, senza il pericolo di incorrere di nuovo negli errori tragici compiuti nel passato, quali quelli che siamo qui oggi a ricordare".
Dura condanna alle leggi razziste del '38 è stata espressa dal  Presidente della Camera, Gianfranco Fini secondo il quale fare i conti con queste leggi oggi "significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell'anima italiana, il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti di umanità e di solidarietà. Tra queste cause -  ha proseguito Fini - c'è  certamente l'anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938 ma che era comunque già presente nella esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime". E tuttavia, per Fini, "l'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia. C'è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica". Fra gli elementi a parziale giustificazione Fini ha individuato il carattere autoritario del regime, una certa propensione al conformismo e  "una possibile condivisione sotterranea e oscura di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche". 
Una forte corrente di commozione è scesa fra il pubblico quando Nedo Fiano, classe 1925, scampato al campo di sterminio di Auschwitz, ha pronunciato con toni vibranti le ultime parole di sua madre all'arrivo ad Auschwitz "Nedo, Nedo abbracciami non ci vedremo mai più...".
"Ci stringemmo con un abbraccio fortissimo e disperato, ha ricordato Fiano, fra centinaia di deportati laceri e sporchi, dopo qualche ora le sue ceneri furono disperse"
Un ricordo drammatico, duro, che deve oggi rappresentare, secondo Fiano, il più alto grado di giustizia e mantenere alti i valori di libertà e dignità umana.
Messaggio pienamente raccolto nella testimonianza della giovane Zoe Brandizzi, studentessa di un Liceo artistico romano, per aver denunciato insieme alla propria classe un professore di storia dell'arte che aveva pubblicamente e violentemente negato l'olocausto.
Dopo la cerimonia aspre critiche alle parole di Fini sono giunte da parte di padre Giovanni Sale di Civiltà Cattolica: "Quando Fini dice quello che ha detto sbaglia, evidentemente non conosce questa pagina di storia nazionale che vede contrapposti Pio XI e Mussolini".
"Probabilmente, ha affermato il rappresentante cattolico, le affermazioni di Fini sono frutto di una "svista, di un cercare un correo a delle responsabilità che il presidente Fini vuole in parte coprire che fanno parte della sua storia, anche se non di quella recente".

Lucilla Efrati – Valerio Mieli


gattegna_fini“La Memoria serve
per guardare al domani”


Intervenendo a Montecitorio alla cerimonia di commemorazione e di denuncia dell’infamia delle leggi razziali del 1938, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Renzo Gattegna ha dichiarato:



“E’ per me un grande onore prendere la parola, in rappresentanza degli ebrei italiani, in questa cerimonia che la Camera dei Deputati ha promosso per ricordare il settantesimo anniversario delle leggi antiebraiche e razziste del 1938.
Quelle leggi furono lo strumento giuridico che permise la completa emarginazione degli ebrei dalla vita civile italiana e rese formalmente legittimo un antisemitismo estraneo alla cultura e ai sentimenti di gran parte del Paese. Per gli ebrei italiani, piccola minoranza che si era identificata con la causa risorgimentale e nazionale, quelle leggi furono il tradimento dello Stato alla cui nascita avevano contribuito e per il quale molti avevano combattuto. Quelle leggi furono all’origine di discriminazioni e umiliazioni che trasformarono gli ebrei italiani da cittadini in perseguitati.
La ringrazio, signor Presidente, per avermi offerto questa opportunità.

Sono sinceramente lieto che tra i presenti, in una giornata dal valore simbolico così forte, siano presenti alcuni ragazzi delle nostre scuole. Si tratta di una presenza che conferisce a questa celebrazione un sapore ed un’importanza particolari.

Il ricordo di quanto avvenuto negli anni bui che precedettero e seguirono l’emanazione delle leggi razziali, infatti, costituisce un tassello fondamentale nella formazione della nostra Repubblica, basata su una Costituzione che sancisce con chiarezza l’importanza di valori quali la libertà, l’eguaglianza, la dignità umana e la solidarietà sociale.

Ma il valore della memoria, tanto più se riferito ad eventi tanto drammatici, subirebbe un pericoloso vulnus se noi lo considerassimo un punto di arrivo, fine a se stesso.
Penso di interpretare lo spirito di tutti i presenti, invece, affermando che noi siamo qui oggi, in quest’aula, per ricordare il passato, guardando al futuro. Perché consideriamo la memoria uno strumento, indispensabile e dalle potenzialità a volte sottostimate, per migliorare la nostra società e per individuare gli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Per questo, quando parliamo di obiettivi, di futuro, non possiamo che guardare ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai giovani che oggi sono qui, che ci guardano e ci ascoltano. A loro dobbiamo cercare di dare gli strumenti per guardare al futuro con speranza, senza il pericolo di incorrere di nuovo negli errori tragici compiuti nel passato, quali quelli che oggi siamo qui a ricordare.

Memoria e futuro, quindi, devono costituire un binomio inscindibile, perché si completano e si sostengono reciprocamente.
E’ scritto nella Torah, al capitolo 30 del Deuteronomio: “ Guarda, io ho posto davanti a te oggi la vita e il bene, la morte e il male ….. tu scegli la vita”.

Sono passati ormai settant’anni da quel 14 dicembre 1938, quando la Camera dei Deputati del Regno d’Italia approvò all’unanimità le leggi di conversione dei decreti che avevano introdotto le norme razziste e antiebraiche. Non si trattò certo di un fulmine a ciel sereno. I segnali di un sistema che si stava deteriorando e che stava perdendo di vista alcuni valori fondamentali erano visibili da tempo.

Tuttavia, la promulgazione delle leggi razziali colse gli ebrei, salvo poche eccezioni, increduli e impreparati; molti pagarono con la vita il ritardo con il quale compresero la gravità del pericolo. Pochi ebbero la lucidità di comprendere che lo Stato italiano stava pianificando ed attuando un processo che, partendo dalla negazione dei diritti fondamentali, sarebbe arrivato alla negazione del diritto a vivere. Molti si rifiutarono di credere che lo stesso Stato nel quale avevano creduto, al cui progresso avevano contribuito, per il quale molti avevano generosamente e valorosamente combattuto nelle battaglie risorgimentali e nella Prima Guerra Mondiale, stava perpetrando un cinico e atroce tradimento. Il tradimento nei confronti di una Comunità e di una minoranza religiosa che, integrata in Italia da oltre venti secoli, smise da un giorno all’altro di essere tale, per trasformarsi, in forza di legge, in una “razza”, distinta biologicamente dal resto del popolo italiano.

Del resto l’approvazione delle leggi razziali avvenne all’unanimità, prima per acclamazione e poi con votazione a scrutinio segreto. Sembra incredibile, ma neanche nel segreto dell’urna i Parlamentari ebbero la forza e la dignità per opporsi a provvedimenti tanto aberranti. Questo era il clima che si respirava nell’Italia del 1938. Questa era la classe dirigente che decideva le sorti del nostro paese.

In proposito, però, mi preme ricordare come il rapporto di fratellanza tra gli ebrei e il resto della popolazione italiana non venne mai interrotto completamente. Vi furono persone che rifiutarono di uniformarsi alle condotte imposte dal regime, anche a rischio della propria incolumità e che per le loro idee e per il loro eroico comportamento sono stati insigniti del titolo di “Giusti fra le Nazioni”. Essi salvarono l’onore dell’Italia.

Nonostante il pesante clima di intimidazione che si stava diffondendo in quegli anni, l’approvazione delle leggi razziali costituì un momento di cesura, un punto di non ritorno che segnò irreversibilmente la storia del nostro paese, causandone anche un profondo impoverimento dovuto all’emarginazione prima e all’allontanamento e all’eliminazione fisica poi, di importanti rappresentanti della vita politica, economica e culturale del Paese.
Ogni interpretazione riduttiva della loro gravità è infondata. La storia ha dimostrato la stretta connessione tra le leggi razziste e la Shoà.

Alessandro Galante Garrone ha scritto: Non dobbiamo mai dimenticare, quando prendiamo in esame le leggi antisemite del ’38 e le liste degli israeliti che furono burocraticamente compilate in attuazione di quelle leggi, che la suprema infamia del grande olocausto degli ebrei è cominciata in Italia proprio con quelle leggi, e con tutto quello che le accompagnò e le seguì. Tra queste leggi del 1938-39 e l’ecatombe di alcuni anni dopo c’è una diretta continuità.

A settanta anni di distanza, quelle leggi ci appaiono lontane, assurde, estranee alla nostra cultura e alla nostra coscienza democratica.
Primo Levi, di fronte alle domande degli studenti ai quali cercava di spiegare cosa fosse e a cosa avesse portato la barbarie nazifascista, diceva che talvolta non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare, perchè comprendere un comportamento umano significa, anche etimologicamente, contenerlo, contenerne l’autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Credo che in questo senso le leggi razziali, oltre ad essere aberranti, siano incomprensibili.
Ma, proseguiva Primo Levi, se comprendere è impossibile, conoscere è necessario per capire quali siano state le cause, perché ciò che è accaduto può ritornare.

Tuttavia, dobbiamo guardare avanti con fiducia. Nel dopoguerra, negli anni della rinascita dopo la dittatura fascista, l’Assemblea Costituente è stata presieduta da un ebreo, Umberto Terracini, che aveva pagato con anni di prigionia la sua opposizione al regime. E oggi alcuni deputati ebrei siedono in questo Parlamento, rappresentando, con tutti i loro colleghi, l’intera nazione italiana.
Si tratta di conquiste fondamentali. E i vincitori di queste battaglie non sono soltanto gli ebrei, ma tutto il popolo italiano.

Oggi il nostro paese sta attraversando un periodo storico nel quale si sono affermati e consolidati la tutela ed il rispetto dei diritti umani fondamentali.
La nostra Costituzione Repubblicana costituisce un robusto telaio sul quale è stato tessuto un sistema di norme che garantiscono la libertà, l’eguaglianza e la dignità di ciascuno di noi.
Ma non dobbiamo abbassare il livello di guardia; dobbiamo continuare a vigilare, perchè il germe dell’odio e del razzismo non può essere mai considerato definitivamente sconfitto.

Le leggi antiebraiche di settanta anni fa appartengono al passato, ma costituiscono ancora oggi un monito contro l’antisemitismo, contro il razzismo, contro il pregiudizio, contro l’indifferenza. Un ricordo e un ammonimento di cui la società, ogni società, ha costantemente bisogno.

Renzo Gattegna – Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
 
 
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Israele ha liberato 227 prigionieri palestinesi, per lo più di Al Fatah, come segno di buona volontà verso l’Autorità Palestinese. Era un gesto annunciato da tempo, che non è stato impedito da un ricorso dell’ultimo minuto alla Corte Suprema. Ne parlano un po’ tutti i giornali, in particolare Repubblica e Il Sole. Come questo gesto influirà sul processo politico particolarmente complesso che si sta svolgendo in Medio Oriente non è chiaro. E’ difficile dissentire però dall’opinione di Antonio Picasso che su Liberal vede un vantaggio tattico di Hamas rispetto a Israele e all’Anp, per via della scadenza di Olmert e di Abu Mazen. Non  essere soggetti ai complicati vincoli dei contropoteri democratici e al bisogna di obbedire all’opinione pubblica convocata in libere elezioni è il vantaggio che le dittature hanno rispetto alle democrazie; questo consente loro una pianificazione più lunga e la possibilità di giochi tattici più sofisticati; ma, a parte ogni considerazione etico-politica, la storia insegna che si tratta di un vantaggio apparente e momentaneo, che sul lungo periodo svanisce. Per il momento Hamas si autocelebra e irride vigliaccamente alle sue vittime, come ha fatto l’altro ieri con l’ignobile “teatro” su Shalit e la sua famiglia. Vale la pena di registrare a questo proposito l’indignazione di Margherita Boniver (La discussione) e l’indifferenza di Francesca Marretta su Liberazione, che fa il paio con quella di Alberto Stabile sulla Repubblica di ieri. Le reazioni israeliane di indignazione sono riportati da De Giovanangeli sull’Unità.
Non si sa se quel che resta della tregua fra Israele e Hamas reggerà; ieri Barak ha dichiarato che secondo Israele non occorre rinnovarla e che non c’è una scadenza precisa; i dirigenti di Hamas sembrano non pensarla allo stesso modo, ma naturalmente quel che conta è ciò che accade sul campo, in particolare lo stillicidio dei razzi che Hamas e i vari gruppi terroristi continuano a mandare sul territorio israeliano.
Nel frattempo Il Foglio informa che è stata fissata la data della visita del papa, l’11 maggio 2009, e che si sta lavorando ai dettagli del viaggio. Un’altra notizia (Il Sole, Il Manifesto) è che Israele non ha concesso il visto d’entrata a Richard Falk, ’”esperto” del comitato per i diritti umani dell’Onu (quello presieduto dalla Libia e vicepresieduto da Cuba e Iran che sta organizzando la conferenza Durban2 ad aprile a Ginevra). Falk, che è di origine ebraiche è uno dei più accaniti accusatori di Israele, che usa paragonare ai nazisti. Il ministero degli esteri l’ha dichiarato persona non grata.
Un altro tema molto presente nelle cronache è il crollo dell’impero finanziario di Bernard Madoff, ex tesoriere della Yeshiva University e depositario di molti fondi ebraici di persone importante, famiglie e fondazioni. Sembra che la crisi sia dovuta a una vera e propria truffa, per cui i forti interessi dei vecchi depositari erano pagati con il capitale dei nuovi (è quello che viene chiamato lo “schema Ponzi”, dal nome dell’immigrato italiano negli Stati Uniti che lo applicò per la prima volta un anno fa. Del “crollo del mito dell’onestà ebraica” parla R.A. Segre sul Giornale, facendo il nome di molti depositari ebrei coinvolti; ma nel crack non sono coinvolti solo ebrei, ma anche grandi banche europee come il Santander (così Antonella Olivieri e Marco Valsania sul Sole).
Fra le altre notizie, da registrare le mostre del Vittoriano sulle persecuzioni razziali in Italia e sull’arte israeliana su Libero e sul Tempo; sempre sul giornale di Feltri una sconcertante dichiarazione del negazionista Irving secondo cui “Hitler era buono” e la colpa dello sterminio del popolo ebraico (che per lui non è avvenuto davvero) è “dei gerarchi” – argomento che rovescia il solito pretesto difensivo dei vari Eichmann e camerati di “aver solo obbedito agli ordini”.

Ugo Volli

 
 
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Ahmadinejad fermo sulle sue posizioni,                                            
"Non riconosceremo mai Israele"
Teheran, 16 dic -
"Chiunque voglia avere un dialogo con la nazione iraniana - ha sottolineato il presidente della Repubblica islamica Ahmadinejad, in un comizio ad Ahwaz, nel sud-ovest del Paese - deve sapere che essa non riconoscerà mai il regime sionista e che devono avere questo dialogo con coloro che vogliono l'eliminazione da questo mondo dei crimini, delle aggressioni, dell'occupazione, delle basi del pensiero sionista".
Ribadisce quindi la propria posizione e il proprio pensiero il presidente Ahmadinejad, e non a caso lo fa a seguito delle recenti dichiarazioni del presidente francese, il quale nei giorni scorsi aveva detto che rifiuterebbe di stringergli la mano, viste le sue affermazioni sulla necessità di cancellare Israele dalle carte geografiche. Ma le parole del negazionista sembrano anche risuonare come un monito in vista di eventuali contatti che il presidente eletto Usa Barack Obama potrebbe decidere di avviare.

Dall'11 al 15 maggio il viaggio del Papa in Israele
Città del Vaticano, 16 dic -
Il Papa si dovrebbe recare in Israele dall'11 al 15 maggio, questa la notizia divulgata da "Il Foglio".
Prima di giungere in Israele Benedetto XVI dovrebbe fare tappa ad Amman, l'8 maggio.
Il viaggio del Papa avrà un itinerario analogo a quello del suo predecessore Giovanni Paolo II nel 2000.
Il Vaticano non ha ancora ufficialmente annunciato le date e il programma del viaggio, secondo alcuni il Papa avrebbe voluto fornire personalmente e pubblicamente la notizia.
Ancora secondo il Foglio, dopo la tappa in Giordania Benedetto XVI sbarcherà in Israele a bordo di un aereo della Royal Jordanian Airlines.
Durante il soggiorno in Israele farà visita anche alla Autorità palestinese. Nel programma tre importanti messe, a Gerusalemme, Nazareth e Betlemme. Non dovrebbe avvenire nessun incontro con i rappresentanti di Hamas. Il Papa visiterà lo Yad Vashem e incotrerà il Presidente Peres. Il rientro in Italia avverrà a bordo di un aereo Elal, compagnia di bandiera israeliana, il 15 maggio, con partenza prima dell'inizio dello Shabbat.


Mosca tratta con Israele l'acquisto di droni
Mosca, 16 dic -
"Stiamo discutendo su una partita di prova di droni (aerei spia senza pilota) israeliani" questo quanto annunciato dal generale Nikolai Makarov, capo dello stato maggiore russo, che ha confermato così quanto già anticipato dal quotidiano Kommersant.
Israele è lo stesso fornitore della Georgia, e secondo il quotidiano che ha riportato la notizia della trattativa, ora che la decisione dell'acquisto di droni è stata presa, si tratta di negoziare sul prezzo, si stima una spesa di valore superiore a 7-8 milioni di dollari. Mosca con questo gesto intenderebbe rimediare a una carenza emersa durante la guerra lampo con la Georgia. Questa ipotesi lanciata dal "kommersant" sembra confermata dalle dichiarazioni di Makarov:"Se la nostra industria non è in grado di produrre rapidamente i droni di cui abbiamo bisogno, allora è possibile che acquistiamo da Israele un primo lotto".
La Russia non avrebbe criticato Israele per la sua vendita di armi a Tblisi, a differenza di quanto fatto dall'Ucraina, proprio in prospettiva dell'acquisto di droni.

 
 
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