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L'Unione informa |
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21 dicembre 2008- 24 Chislev 5769 |
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alef/tav |
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Benedetto Carucci Viterbi, rabbino |
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sera si comincia a celebrare Chanukkà, la festa che ricorda il
conflitto per molti versi insanabile tra ebraismo tradizionale e
cultura greca ed ellenistica. Una questione aperta per chi, come noi,
si vuole collocareall'incrocio di queste due tradizioni. |
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Le
reazioni all’intervento del Presidente della Camera onorevole
Gianfranco Fini sono state stizzite. Qualcuno, per esempio, ha detto
che ci sono state suore e preti che hanno fatto opera di soccorso e
hanno salvato ebrei. Laddove ci fu, fu un atto meritorio, intrapreso a
rischio della propria incolumità che va ricordato, con tutto il
rispetto che si deve ai “giusti”. Il 1938, tuttavia, non era
eguale al 1943. Nel 1938 all’ordine del giorno c’era la discriminazione
e non la persecuzione delle vite. Confonderle significa dare risposte
fuori tema. Per due motivi. 1) Il silenzio della Chiesa del
1938-1943 riguarda il fatto che da parte della Chiesa non ci furono
obiezioni all’impianto culturale delle leggi razziali. Il soccorso non
c’entra. 2) Anche volendo riferirsi all’opera di soccorso, il
comportamento di singoli individui “non salva” l’istituzione a cui essi
appartengono. La questione dunque rimane inevasa. La storia,
infatti, non guarda in faccia nessuno e quando pone domande pretende
risposte pacate, articolate, documentate e argomentate. In ogni caso la
storia si fa con i documenti, non si fa con le affermazioni di
principio. Fare gli offesi, è la risposta di chi pensa di essere
al di sopra della storia. A esser pignoli non è nemmeno una risposta.
E’ la pretesa, da parte di coloro che pensano di avere sempre ragione e
di essere sempre dalla parte della ragione, di ridurre al silenzio
tutti gli altri in nome del rispetto dovuto. Un atteggiamento che
esprime la mentalità di chi esclude il diritto di replica agli altri e
ritiene di avere sempre il diritto all’ultima parola. |
David Bidussa, storico sociale delle idee |
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davar |
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Memoria, l'immagine dello stereotipo rischia di negare l'ebreo vivente
A
quasi dieci anni dalla sua istituzione, i tempi sembrano ormai maturi
per una riflessione sul 27 gennaio, i suoi effetti e il senso che
dovrebbe assumere soprattutto per il futuro. Credo si debba fare lo
sforzo e che valga la pena soffermarsi soprattutto su quelli che
definirei gli effetti più devianti del Giorno della Memoria. Un’analisi
di questo tipo, seppure breve, mi sembra possa essere particolarmente
costruttiva per mettere a fuoco sempre meglio le finalità a cui
tendiamo come ebrei italiani. Da una parte, nonostante
l'informazione sulla Shoah abbia raggiunto molte persone, rimane spesso
avvilente il disinteresse di studenti, professori o altri, che ormai
annoiati, credono che “della Shoah se ne parli troppo". Il 27 gennaio
in questo modo sembra aver generato un'informazione molte volte
anestetizzante piuttosto che educativa: gli ascoltatori, o molti di
loro, non riescono a rimanere sensibilizzati, nell’immediato e, ancora
di più, in prospettiva. In secondo luogo, la celebrazione della
“Memoria della Shoah” sembra aver generato soprattutto un'immagine di
ebreo, quella dell’ebreo vittima: una figura "buona", esaltata,
imbalsamata, facile preda anche delle strumentalizzazioni. Questa
immagine nega tuttavia, e non di rado, quella dell'ebreo vivente, che
abita questo mondo e porta con sé invece una cultura, una storia e
delle tradizioni ricche, vivaci e ben complesse. Partendo quindi da
queste constatazioni sempre più evidenti, credo sia particolarmente
importante suscitare di nuovo e prima di tutto, due domande a mio
avviso fondamentali: come si può sensibilizzare e costruire delle
coscienze a partire dalla storia della Shoah? E noi, ebrei oggi, quale immagine ebraica vogliamo offrire?
Rav Roberto Della Rocca direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche
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rassegna stampa |
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Approda
anche sui giornali italiani il coté ebraico della truffa Madoff. Finora
appena accennata, la questione, che nei giorni scorsi aveva invece
trovato buon risalto sui media stranieri, rimbalza oggi con evidenza su
Repubblica che titola “Gli ebrei rovina degli Usa’, l'antisemitismo corre sul web”. L’inviato Vittorio Zucconi, ricostruendo il danno
arrecato da Madoff a realtà quali la fondazione di Elie Wiesel o la
Yeshiva university e a personaggi come Steven Spielberg si concentra
sugli attacchi antisemiti che in questi giorni affollano la rete. “Alla
ricerca continua di un capro espiatorio – scrive - nuovi razzisti
invadono il web puntando il dito contro l'Ebreo errante e malvagio. Il
colpevole di turno è Bernie Madoff, ex capo del Nasdaq responsabile di
un crac di 50 miliardi di dollari, descritto come perfido e ingordo,
furbo e sporco, lo Shylock che ha distrutto il tempio del danaro per
averne voluto approfittare troppo, proprio come fu l'Ebreo a salvarsi
dall’olocausto di Manhattan”. Inquietanti molte delle affermazioni
riferite da Zucconi che rimbalzano tra i blog. “«Sono tremila anni che
gli ebrei si comportano così, dimostrando di non avere altro Dio
fuor che il danaro» osserva una persona con lo pseudonimo piuttosto
eloquente di Adolf'. «Ahaha - gioisce un certo William Peals - ebrei
che truffano ebrei, l'economia deve davvero essere a pezzi».” Accanto al risveglio on line dell’antisemitismo, riferitoanche dal Riformista, l’argomento che occupa oggi i giornali è, ancora una volta, l’atteggiamento della Chiesa nei confronti del mondo ebraico. Sul Giornale Andrea
Tornielli smentisce la veridicità dell’inedito di Giovanni XXII, la
cosiddetta “preghiera per gli ebrei” pubblicata ieri a tutta pagina su
Repubblica in cui il papa riconosceva le colpe dei cristiani. “Cosa c'è
di meglio da rilanciare nei giorni in cui tiene banco la polemica sulle
leggi razziali con chiamate in correità della Chiesa cattolica? […] –
scrive Tornelli - Peccato per che la «preghiera» sia un falso, smentito
ripetutamente e per di più ben conosciuto da moltissimi anni. Un
apocrifo, dunque, del quale non esiste alcun auto-grafo né si conosce
in dettaglio l'origine”. La questione è rilanciata anche dall’Avvenire da Marco Roncalli in un articolo dal titolo esauriente “Falsa la lettera di papa Giovanni, non il suo amore per gli ebrei”. Ampio spazio anche alla mai spenta querelle sulle posizioni della Chiesa ai tempi delle leggi razziali. Su Repubblica Michele
Serra si chiede, nella sua Amaca, “se non fossero esistiti gravi
mancanze e gravi silenzi della Chiesa nei confronti degli ebrei e della
loro persecuzione, perché mai due grandi papi moderni (Roncalli e
Wojtyla) avrebbero sentito il bisogno di pronunciare parole di
pentimento e di riparazione? Si fossero poste questa domanda, le
attuali gerarchie vaticane avrebbero evitato l'imbarazzante reazione
dei giorni scorsi alle ragionevoli dichiarazioni del presidente della
Camera Fini su quanto poco è stato fatto in Italia, anche dalla Chiesa,
per denunciare l'abominio delle leggi razziali. La reazione stizzita,
fuori misura e fuori logica, e per giunta reiterata anche nei giorni
successivi, è incomprensibile”. Sulla questione, nei suoi risvolti d’attualità, si segnalano una riflessione di Barbara Spinelli sulla Stampa e, sempre sulla Stampa, un “Elogio di Fini” a firma di Riccardo Barenghi, già direttore del Manifesto. Infine, in tema di Medioriente, Repubblica analizza la rottura della tregua con Israele da parte di Hamas che ieri ha ripreso i lanci di razzi.
Daniela Gross |
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Olmert, “tutte le misure necessarie” contro i razzi da Gaza Gerusalemme, 21 dic - Israele
assumerà tutte le misure necessarie per porre fine ai tiri di razza da
Gaza sul territorio israeliano. Lo ha affermato oggi il premier
israeliano Ehud Olmert aprendo la seduta del governo. In precedenza una
fonte della difesa, riferita dalla radio pubblica, aveva dichiarato che
Israele e Hamas sono ormai entrati in rotta di collisione e che uno scontro sarà inevitabile. Malgrado
queste dichiarazioni e la rabbia delle popolazioni residenti nelle arre
su cui sono caduti finora una decina di razzi, un'operazione militare
su vasta scala contro la striscia di Gaza non sembra prossima. "Un
governo responsabile - ha chiarito infatti Olmert ai ministri - non é
mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Ho discusso la
situazione col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli
scenari sono chiari e il governo saprà cosa fare e quando".
Ugei, “la cittadinanza italiana per Gilad Shalit” Roma, 21 dic – La
cittadinanza italiana per Gilad Shalit. A lanciare un appello al
presidente del Consiglio perché in questi giorni di Channukà compia un
gesto analogo a quello assunto pochi giorni fa dalla Francia è l’Unione
Giovani Ebrei d'Italia (Ugei). "Come cittadini Italiani – dice il
presidente Daniele Nahum - ci appelliamo al Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, perché emuli i nostri cugini francesi e assegni
anch'esso la cittadinanza italiana a Gilad Shalit. Compiendo questo
gesto l'Italia lancerebbe un forte segnale al mondo intero, dimostrando
che anche il nostro Paese non dimentica le sorti del caporale
israeliano rapito da 908 giorni dal movimento terroristico Hamas”.
“Alla vigilia della festa ebraica di Channukkà – conclude Nahum -
questo gesto sarebbe un segnale importante per la famiglia del soldato
e per l'affermazione dei principi di umanità e di giustizia a cui tutte
le nazioni dovrebbero fare riferimento". |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
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indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
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offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
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in redazione Daniela Gross. Avete
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