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L'Unione informa
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23 dicembre 2008 - 26 Chislev 5769 |
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alef/tav |
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Roberto
Della Rocca,
rabbino |
“
…..colui che resta sveglio di notte, e chi va per la strada
da solo, e chi rivolge il proprio pensiero a cose vane mette
in
pericolo la propria persona….” (Pirqè Avòt,
3; 5). In questo periodo dell’anno, in cui molteplici sono le
attrazioni della vita notturna, il calendario ebraico e
quello
civile ci propongono due differenti dimensioni della notte. Nella
nostra Tradizione la notte costituisce un momento critico forse
perché c'è una mancanza totale di vita comunitaria. La
notte è la dimensione della vita privata nella quale ognuno
dovrebbe far ritorno a casa sua, e quindi rappresenta una
sorta
di disintegrazione e di individualismo, una minaccia a quella
solidarietà costante intorno a un progetto comune garanzia di
continuità e permanenza. In una società sempre più
mediatica e planetaria ognuno ha l'impressione, per non dire
l'illusione, di essere contemporaneamente in rapporto con
l'umanità tutta intera ma il " tutti in relazione con
tutti..” significa spesso "anonimato", essere soli e persi.
I lumi di Chanukkà ci propongono una dimensione e una
ricerca di una società più intima che risvegli nelle
persone la coscienza di una vita comunitaria qualificata e stimolante
nel riconoscimento degli uni da parte degli altri. |
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Il
silenzio di Pio XII di fronte alle leggi razziste del 1938 è
questione morale della Chiesa, non della Sinagoga. Ma la custodia della
memoria storica di Yad Vashem guadagnerebbe nell'affiggere accanto alla
foto di Papa Pacelli il testo del telegramma di condoglianze di Golda
Meir del 9 ottobre 1958 per ringraziarlo dell'aiuto dato agli ebrei. |
Vittorio
Dan Segre, pensionato |
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davar |
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L’Italia ebraica
celebra Chanukkà,
mille luci dissolvono il buio
MILANO -
Piazza Duomo è affollatissima. Domenica prima delle feste, tempo
di regali e panettoni. Ma in piazza San Carlo, a due passi da San
Babila, a farla da padrone sono bomboloni e candeline. È la
prima sera di Chanukkà, celebrata come ormai è tradizione
a Milano con l’accensione della grande Chanukkià pubblica
(nella foto un momento della festa). La gente della Comunità
è tanta, così come i curiosi che tra una vetrina e
l’altra non mancano di avvicinarsi per dare un’occhiata. A
dare il benvenuto a pubblico e autorità presenti è Rav
Levi Hazan, che accoglie e ringrazia a nome del centro Chabad e della
Comunità il vicesindaco Riccardo De Corato, il Presidente del
Consiglio comunale Manfredi Palmeri, e l’assessore alla
Qualità, Servizi al Cittadino e Semplificazione, Servizi Civici
Stefano Pillitteri. Tutti tengono a sottolineare il contributo e la
luce dati alla città dalla Comunità ebraica milanese,
grazie alla combinazione di identità e, allo stesso tempo,
integrazione che la caratterizza. Chanukkà è la festa
della luce che porta gioia e speranza a tutti e simboleggia il miracolo
della salvezza fisica e spirituale del popolo ebraico e dell’idea
monoteista avvenuta quasi 2200 anni fa, spiega Rav David Sciunnach. E
la stessa convinzione animava Rav Gavriel Holztberg, vittima della
strage di Mumbay, che aveva organizzato una Chanukkià pubblica
al centro della città appena arrivato, come ricorda commosso Rav
Levi, suo compagno in Yeshiva a New York. Il Presidente della
Comunità Leone Sued ringrazia gli intervenuti sottolineando il
grande significato di libertà che assume questa accensione
pubblica, prima di recitare la Berachà ed accendere le candele
del candelabro posto accanto a quello elettrico. Poi finalmente la
festa comincia. Le note di Maotzur risuonano nell’aria
fredda,cantate dagli alunni delle elementari della scuola del Merkos,
si canta, si balla, mentre vassoi colmi di bomboloni si materializzano
da tutte le parti, insieme a candelabri e candeline da distribuire a
chi non ne avesse in casa. È uno di quei momenti in cui
l’ebraismo milanese si fonde nella città per dare vita a
una grande celebrazione.
ROMA -
In molti hanno aderito all’invito del movimento Chabad
perpartecipare alla festa per l’accensione della prima luce di
Chanukkà in piazza Barberini a Roma. Presenti, fra gli altri, il
sindaco della capitale Gianni Alemanno e il presidente della
Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. Fra gli interventi
anche quello del Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. ”Mi
sembra un’ottima idea dare la cittadinanza romana al soldato
israeliano catturato da Hamas, Gilad Shalit. Volevamo dare un segnale
di solidarietà alla comunita”’. Lo ha detto durante
la cerimonia il sindaco di Roma Gianni Alemanno raccogliendo la
proposta avanzata dal presidente della Comunita’ romana Riccardo
Pacifici, che lo aveva invitato a seguire l’esempio del sindaco
di Parigi Bertrand Delanoe.
Alla cerimonia della prima sera in
piazza Barberini, fa seguito la tradizionale festa in Portico
d’Ottavia e l’accensione del grande candelabro del Tempio
maggiore.
“Sono qui a testimoniare l’abbraccio e il
saluto della città, che è orgogliosa di avere la
Comunità ebraica piu’ antica del mondo. Siamo vicini al
vostro popolo perché é il più minacciato”,
ha aggiunto il sindaco della Capitale. La cerimonia si è svolta
tra canti di bambini in lingua ebraica e candeline accese. Fra le
autorità presenti anche il vicepresidente del Consiglio
regionale del Lazio Bruno Prestagiovanni e il presidente del Primo
Municipio Orlando Corsetti. Nel corso della festa sono state ricordate
le vittime degli attentati a Mumbai, in India, nel corso del quali sono
stati uccisi alcuni ebrei. ”Accendere la luce - ha commentato
Alemanno - è sfidare la paura ed essere consapevoli che la luce
della speranza prevarrà contro l’odio e i
fondamentalismi”.
L’Amministrazione comunale di Reggio
Calabria ha intanto offerto alla Comunità ebraica di Roma
quattrocento lattine di olio di oliva per l’accensione delle
lampade della sinagoga e di piazza Barberini, in occasione delle
cerimonie di Hanukkà che si tengono in questi giorni. Il rito
ricorda la fine del conflitto in cui, 22 secoli fa, gli ebrei si
riappropriarono di Gerusalemme e dei suoi santuari, profanati dai greci
con idoli e statue. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti,
durante un incontro con il presidente della Comunità ebraica,
Riccardo Pacifici, e con il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha
annunciato che la prima domenica di settembre del 2009 Reggio
ospiterà numerose manifestazioni nel contesto della Giornata
della cultura ebraica in Europa. “Nel corso del colloquio - si
afferma in una nota del Comune - si è parlato non solo della
presenza ebraica a Reggio, ma anche dell’esperienza del Campo
d’internamento di Ferramonti di Tarsia e del tradizionale viaggio
che i rabbini di tutto il mondo compiono ogni anno a Santa Maria del
Cedro (Cosenza) per la scelta dei cedri che poi saranno utilizzati per
le solennità autunnali”.
TRIESTE
-
Sufganiot, latkes e tanta musica. A Trieste quest’anno la
Comunità ebraica per la prima volta ha voluto festeggiare
Hanukkah insieme alla cittadinanza. L’appuntamento con la musica
del clarinettista Amit Arieli e del suo New old klezmer trio e con i
Passover ha richiamato nella piazza antistante la Sinagoga un folto
pubblico che non ha mancato di apprezzare i dolci tradizionali e le
specialità kasher.
Domenica l’appuntamento era in
piazza Giotti davanti alla monumentale Sinagoga per festeggiare insieme
Hanukkah, la Festa delle luci. La Comunità ebraica di Trieste
quest’anno ha infatti voluto, per la prima volta, condividere con
la cittadinanza quest’occasione solenne e gioiosa che segna un
momento importante nel calendario delle festività ebraiche.
Si
è accesa in piazza una grande simbolica Hanukkiah, il candelabro
con otto lumi che in questa festa che dura otto giorni si accendono uno
al giorno, fino ad arrivare all’ottavo. Saranno proposti i dolci
tipici di questa festa, tra cui le sufganiot (piccoli krapfen) e i
latkes (frittelle). Accanto ad altre golose specialità kasher vi
saranno libri e oggettistica. Il ricavato delle offerte sarà
devoluto a scopi benefici.
Dopo gli interventi del rabbino capo di
Trieste David Itzhak Margalit e dei rappresentanti della
Comunità Ebraica di Trieste è andato in scena in scena il
concerto di Amit Arieli, clarinettista italo-israeliano che si sta
imponendo in Italia come uno degli artisti di spicco della nuova musica
ebraica, con il New Old Klezmer trio.
Il suo lavoro si colloca fra
la tradizione klezmer e le nuove correnti della Radical Jewish Culture
che da John Zorn in poi dominano il panorama della musica ebraica in
America. Arieli è accompagnato da un gruppo composto di
musicisti formatisi nella scuola fiorentina.
Nel 2005 la sua
composizione “New Old Klezmer” ha ottenuto il prestigioso
riconoscimento della European Association for Jewish Culture ed
è replicata in decine di teatri in Italia, Francia, Germania,
Austria e USA. “New Old Klezmer è anche uscito in forma CD
per l’etichetta Ethnoworld.
Con questo concerto, che
rivisita in chiave contemporanea la grande tradizione della musica
klezmer, si conclude “Erev/Laila – Nuove tracce verso
Gerusalemme” il festival di musica e teatro ebraico che da
metà giugno ha proposto un fitto calendario d’appuntamenti
su scala regionale.
Il festival - diretto da Davide Casali,
organizzato dalla Comunità ebraica di Trieste, dal Museo ebraico
Carlo e Vera Wagner e dall’associazione Musica libera con la
collaborazione dei Comuni di Muggia e Gradisca e il sostegno della
Regione e della Provincia di Trieste – per la prima volta ha
riunito e sviluppato in un’unica cornice esperienze diverse con
appuntamenti a Trieste, Muggia, Gradisca e Topolò.
CASALE
MONFERRATO
- Il presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso ha acceso il
primo lume della festa di Channukkà, nel cortile della Sinagoga
di Casale Monferrato. Un gesto semplice come la fiamma di una candela,
ma in questo contesto ogni spettatore si rende contro del suo
significato profondo: accanto a lei, il presidente della Provincia
Paolo Filippi, il sindaco di Casale Paolo Mascarino col vicesindaco
Gianni Crisafulli, tutti gli amministratori locali, ma sopratutto ci
sono i
rappresentanti delle principali religioni monoteiste: per
la Diocesi casalese il vicario monsignor Antonio Gennaro, il rettore di
Crea monsignor Mancinello, don Cassano, (anche il vescovo, monsignor
Catella è venuto a portare il suo saluto), Idris Abd Ar Razzaq
Bercia, rappresentante piemontese del Coreis, Roberto Frache esponente
della Comunità Evangelica di Alessandria. E poi tanti amici:
è la Channukkà più affollata da quando 15 anni fa
si è trasformata in una festa ecumenica. Sono venuti dalle
comunità ebraiche del Piemonte, ma sopratutto sono venuti i
casalesi, per i quali la festa è diventata ormai un momento di
aggregazione, un’ulteriore occasione per stare insieme e,
perché no, sperare in un mondo migliore. Nell’aula della
Sinagoga gremita, sono di pace e fratellanza le parole di Giorgio
Ottolenghi
e Elio Carmi, presidente vicepresidente della
comunità casalese, Claudia De Benedetti, vicepresidente
dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. Anche i
rappresentanti delle altre confessioni insistono sul concetto di
dialogo, amicizia, la diversità come ricchezza per gli uomini.
Toccante il momento di preghiera affidato alla bella voce di Shmuel
Lampronti, la rievocazione della storia della Channukkà per
opera di Roberto Vitale.
Poi l’arrivo di Mercedes Bresso e
il momento più emozionante nel cortile delle Api, con
l’accensione del primo lume del tradizionale candelabro a nove
braccia. Dopo le benedizioni di rito la prima candela passa proprio al
presidente della Regione. “Da tanto tempo desideravo vedere la
Sinagoga di Casale di
cui conoscevo la bellezza - spiega la Bresso
che è rimasta visibilmente colpita dal luogo - In anni
così difficili come questi, in cui le religioni sono diventate
una sorta di arma, il fatto che si incontrino qui le tre principali
fedi monoteiste è un importante messaggio di speranza. Penso che
Ebraismo, Cristianesimo e Islam abbiano proprio come spirito fondante
l’idea del confronto e della pace tra gli uomini e penso che la
luce sia il simbolo di come questa pace si può
trasmettere”. Mercedes Bresso è stata protagonista anche
della seconda parte della giornata, dedicata all’arte, ma sempre
in tema con la festa: la presentazione delle nuove opere del Museo dei
Lumi. Una istituzione davvero singolare che raccoglie lampade di
Channukkà reinterpretate con materiali e forme diversissime tra
loro dai più grandi artisti Italiani. Una collezione che proprio
in questa giornata ha raggiunto la centesima acquisizione con
un’opera di Antonio Recalcati, che aveva contribuito a fondare il
museo anni fa e il centesimo artista: Beatrice Caracciolo. Gli altri
protagonisti della giornata, le cui lampade saranno poi esposte a
rotazione di fronte al forno delle Azzime sono Dario Brevi, Sergio
Cascavilla, Jessica Gabbai, Franco
Gervasio, Alì Hassoun,
Dante Maffei, Daniele Milanesi, Gianluca Ranno, Efrem Raimondi,
Stefania Ricci, Ornella Rossi, Giovanni Sabatini, Sasson Joseph e
Giovanni Stefanutto.
Per il Presidente della Regione anche una
visita completa a tutto il complesso museale prima di ripartire per
Torino. Mentre nel cortile il dialogo ecumenico si trasformava in un
gradevole scambio di auguri e di doni per feste diverse ma dallo
spirito simile. Un momento di gioia che ha avuto complici anche krumiri
kasher di Portinaio (finiti anche nelle mani di Mercedes Bresso) e
dolci della tradizione giudaico - monferrina.
Hanno
collaborato Rossella Tercatin (Milano), Lucilla Efrati (Roma), Daniela
Gross (Trieste), Alberto Angelino (Casale Monferrato) |
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Theodor
Herzl, padre del sionismo,
le sue idee hanno resistito al tempo
E’
un libro antico, ma appassionante e mai sbiadito dal tempo, quello che
racconta il percorso e la vita del padre del sionismo politico. Firmato
da Baruch Hagani e dedicato alla vita di un mito come Theodor Herzl ("Vita di Teodoro Herzl",
Talete edizioni) il volume risale ai primi del Novecento, ma non ha
perso nulla della sua attualità. Ora torna finalmente nella
nuova versione italiana con una prefazione di Francesco Ruffini del
1919. Alla presentazione, che si è tenuta a Roma nella
Biblioteca del Senato a piazza della Minerva, sono intervenuti Luigi Compagna,
senatore al Pdl e professore di Storia delle dottrine all’Università
Luiss Guido Carli; Fabrizio
Cicchitto, capogruppo alla Camera del Popolo Della
Libertà; Piero Fassino,
segretario dei Democratici di Sinistra e Giorgio Israel,
docente al dipartimento di Matematica dell’Università La
Sapienza e autore fra l’altro di uno studio dedicato alla
“Questione ebraica di oggi. I nostri conti con il razzismo”.
Luigi
Compagna ha disegnato un quadro storico del periodo in cui visse Herzl
e di come al tempo gli ebrei in Europa, incluso Herzl, fossero in forte
assimilazione e non avessero alcun senso di dover appartenere ad un
unico Stato. Herzl infatti ha ricordato Compagna “non era
preparato a diventare Herzl”, ma quando nel 1895 si trovò
come cronista del quotidiano viennese “Neue Freie Presse” a
Parigi a seguire il processo Dreyfuss si rese conto di un antisemitismo
che non esisteva solo nell’Europa dell’Est, ma che era
forte e presente anche in Francia e Germania. Il padre del Sionismo
decise che l’unico modo per risolvere la questione ebraica e
sconfiggere l’antisemitismo era quello di creare uno Stato
ebraico ed espresse questo concetto nel suo libro Judenstaat, che
suscitò grande interesse da parte di molti ebrei dell’
Europa orientale.
Herzl risponde a questo interesse nel 1897 dando
vita al Congresso Sionista, il parlamento di una nazione che ancora non
aveva territorio, ma che intanto creava
un’ istituzione
politica. Il Congresso prevedeva un’organizzazione permanente,
una banca The Jewish Colonial Trust e mezzi di informazione.
Herzl
viene definito da molti un politico dell’irrealtà, che
però trova con grande intuito una soluzione concreta per la
realtà ebraica. Nonostante lo Stato d’Israele nasca solo
dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’idea e il desiderio di uno
Stato ebraico era già vivo nella coscienza civile da molto tempo.
Giorgio
Israel ha sottolineato come Israele abbia compiuto passi ben maggiori
di quelli che Herzl sognava, come ad esempio l’unificare la
lingua nazionale ma, ha spiegato, anche che la visione che Herzl aveva
di un antisemitismo sconfitto una volta creato uno Stato ebraico era
purtroppo completamente illusoria. Oggi lo Stato ebraico esiste, ma
resta l’ombra ingombrante di un antisemitismo che con gli anni
trova nuove forme e mezzi per esprimersi.
Inevitabilmente si
è così passati a discutere della situazione ebraica dei
nostri tempi, del conflitto in Medio Oriente e delle elezioni che il
prossimo Febbraio avverranno nello Stato ebraico.
Fabrizio
Cicchitto è intervenuto appellandosi alle due grandi ritirate
che Israele ha compiuto, quella nel Libano e a Gaza, sottolineando che
questi spazi non sono stati riempiti da arabi moderati, ma da un popolo
palestinese che continua a non dimostrare di avere una voce unita,
un’intenzione chiara. Due volte sia Rabin che Barak avevano fatto
concessioni pericolose, nonostante ciò Arafat ha fatto saltare
il Processo di pace dimostrando totale inaffidabilità.
Anche
Fassino interviene qualificandosi come “il sionista della
sinistra”, per poi procedere nell’elaborare il rapporto
contrastante tra sinistra e sionismo. Un legame che si salda
specialmente dopo il periodo del nazismo/fascismo, ma che poi inizia a
crollare durante la guerra dei sei giorni, dove Israele era sostenuta
dagli Stati Uniti e i paesi arabi dall’Unione sovietica. Fassino
ha ammesso che oggi nella sinistra persiste una visione “anti
Israele”, ma che questa appartiene ad una piccola minoranza.
Herzl
sicuramente non immaginava tutte le difficoltà che Israele
avrebbe trovato sul suo cammino una volta creato lo Stato ebraico, ma
oggi ci dà grande forza poter parlare e leggere di un uomo che
ha sottolineato l’importanza del senso di appartenenza e che non
ha avuto paura di opporsi come meglio poteva all’antisemitismo.
Un
anno e mezzo fa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha
affermato che “l’antisionismo è una forma di
antisemitismo”. Questa importante biografia di Teodoro Herzl
servirà, secondo il giudizio di tutti gli intervenuti, a
ricordare quanto resta attuale e importante il messaggio del profeta
del sionismo.
Loren
Raccah |
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rassegna stampa |
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Continua l’“ammuinna” intorno a Gaza. Dai giornali
di oggi (L’Osservatore romano, Ugo
Tramballi sul Sole
ecc.) apprendiamo che Hamas avrebbe proclamato una tregua di 24 ore (ma
forse sono 48), e che però continua e sparare i suoi missili;
che questa tregua sarebbe stata chiesta dall’Egitto (il quale
però smentisce), per evitare l’operazione israeliana in
profondità nella Striscia, che forse ci sarà e forse no.
Israele ha convocato gli ambasciatori e sta svolgendo un’azione
diplomatica all’Onu per spiegare che la situazione è
intollerabile; e però è chiaro che un’impresa
militare nella Striscia non sembra una buona idea a Barak, ministro
della difesa che deve pensare anche alle sorti declinanti del suo
partito. Hamas (in un’intervista all’Unità)
minaccia che una spedizione sarebbe come la guerra del Libano e che ha
già pronti i kamikaze per colpire dentro il territorio
israeliano (così anche Michele Giorgio sul Manifesto, e Repubblica). La Siria si dice
pronta a colloqui diretti con Israele e sarebbe la prima volta da tempo
(Francesca Paci sulla Stampa) e però lancia un appello a
favore di Hamas. Appello prontamente raccolto dal Pais
che proclama l’urgenza di “salvare Gaza” dove
addirittura il settanta per cento della gente soffrirebbe di
“grave fame” – il che non solo è falso ma
è un’invenzione molto al di là di qualunque sparata
propagandistica finora prodotta dal fertile ufficio disinformazione di
Hamas. Alle voci che chiedono il riconoscimento dei terroristi si
unisce quel patriarca Sabbah (intervista a E-Polis)
che se non ricordiamo male era stato licenziato dal Vatricano per
essersi fatto scoprire con un carico d’armi “per la
resistenza” nel baule della sua macchina protetta dalla
targa diplomatica.
Insomma, l’impressione è quella
di vedere soprattutto gesti propagandistici, senza contenuto reale. Il
gioco può farsi immediatamente molto serio, ma per il momento
sembra che tutti attendano qualcosa: Obama, le elezioni, la scadenza di
Abu Abbas, un gesto del nemico. E’ probabile che la cronaca dal
Medio Oriente vada avanti così per un po’, fra piccoli
colpi di scena annunciati e una situazione sostanzialmente impantanata.
Nel frattempo troviamo sulla rassegna parecchia documentazione
interessante. Sul Giornale
Fiamma Nirenstein ci spiega da Betlemme perché i cristiani sono
in via d’estinzione nei territori palestinesi, come in tutto il
resto del mondo arabo: una trama continua di violenza, prepotenze,
intimidazioni li spinge prima al silenzio e poi alla fuga.
Liberal
pubblica qualche brano del nuovo libro di Emanuele Ottolenghi, dedicato
al pericolo iraniano: sono pagine dure e molto pessimiste, che
ammoniscono a quel che potrebbe succedere se lo stato degli ayatollah
fosse lasciato libero di concludere il suo armamento atomico: una
strage spaventosa, descritta nei dettagli.
Da leggere due articoli interessanti sull’arte e il mondo ebraico
contemporaneo: quello del Corriere della sera dedicato alla
mostra di Roma sugli artisti israeliani contemporanei e quello dello Herald Tribune,
sul difficile recupero delle opere razziate dai nazisti in
tutt’Europa e considerate ora dai musei tedeschi fiori
all’occhiello del loro patrimonio.
Va letto certamente come un documento rilevante l’articolo di Rossana
Rossanda sul Manifesto,
che pure non ci riguarda se non molto marginalmente: ne emerge una
monumentale nostalgia per il Pci dei tempi di Togliatti (e di Stalin)
“che era davvero democratico”, “molto più
dell’attuale partito democratico”. Peccato solo che sia
stato sconfitto dall’ondata “ultraliberista”
“alla fine degli anni Sessanta” (!). Da allora il declino
non finisce più, nella mente di Rossanda. Ogni tanto ci si
chiede perché a sinistra molti si alleino con le forze clericali
più bieche dell’Islam: Rossanda non ne parla, ma è
chiaro che la nostalgia per la guerra fredda e l’odio per
l’”ultraliberismo” è tale da giustificare le
peggiori frequentazioni. Per esempio quella col terrorismo italiano
delle Brigate Rosse e compagni, sostanzialmente assolto dalla grande
nonna dell’ultrasinistra attuale. Ed è curioso che
l’eroe storico di questo articolo sia quel Sergio Luzzatto,
articolista del Corriere, che abbiamo visto all’opera nel caso
Toaff (e che qui è giustamente accostato al capifila degli
intellettuali nemici di Israele che è D’Orsi). Quando si
ragiona su questi ambienti e sul loro antisionismo bisogna capire che
il retroterra intellettuale è questo. Peccato che la loro
influenza si estenda molto al di là del loro minimo peso
politico (e se per quello anche del loro grandemente mitizzato livello
intellettuale)
Ugo
Volli
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notizieflash
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Tipzi
Livni invitata dal Presidente egiziano Mubarak al Cairo
Gerusalemme, 22
dic -
La
leader di Kadima è stata invitata al Cairo dal presidente
egiziano Hosni Mubarak, per discutere della situazione che si è
venuta a creare nella Striscia di Gaza, con la fine della tregua tra
Hamas e Israele. L'incontro è previsto per giovedì 25
dicembre. La notizia è stata fornita da un comunicato israeliano
che ha precisato come la Livni discuterà degli eventi legati al
sud di Israele e di altri argomenti, senza fornire ulteriori dettagli
in merito.
I negoziati diretti Siria - Israele
Damasco, 22 dic -
"Se
avranno successo i colloqui indiretti, riusciremo a portare a termine
anche i negoziati diretti, e la pace sarà una conseguenza
naturale” – lo ha affermato oggi a Damasco il presidente
siriano Bashar al-Assad, nel corso di una conferenza stampa congiunta
col suo collega croato Stipe Mesic.
Condizione necessaria
perché i colloqui con Israele vadano a buon fine, secondo
l'opinione di Assad, è che vengano applicate le
risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, le quali invocano il
ritiro israeliano dai territori arabi occupati, tra cui le alture
siriane del Golan.
Dopo quattro riunioni di colloqui indiretti
svoltesi in Turchia fino ad agosto scorso, la delegazione siriana ha
presentato ai rappresentati israeliani, attraverso i mediatori di
Ankara, un documento in cui si chiede a Tel Aviv di impegnarsi a
ritirarsi dalle Alture. La Siria, hanno riferito nei giorni scorsi
fonti vicino ai negoziatori, attende ancora una risposta in merito da
Israele, dove il prossimo 20 febbraio si svolgeranno le elezioni
legislative per decidere chi sarà il successore del premier
uscente Ehud Olmert. |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche.
Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili.
Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per
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Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross.
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