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L'Unione informa |
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10 marzo 2009 - 14 Adar 5769 |
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alef/tav |
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Roberto Della Rocca, rabbino |
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ricorrenza di Purim che festeggiamo oggi trova la sua origine negli
avvenimenti narrati nel libro biblico di Ester. Nel racconto ci
viene presentato un campionario variegato di forze che interagiscono:
il bene, il male, i nemici, gli amici, e i neutrali. In ogni situazione
assistiamo al gioco di queste forze, dalle relazioni private fino a
quelle politiche internazionali, e anche in ragione di ciò Purim
appartiene a tutti i tempi. Tutti i protagonisti di questa vicenda sono
doppi e ambivalenti soprattutto nel caso del re Assuero. Assuero
è il paradigma della passività e della neutralità; vuole rimanere
estraneo, neutrale a questo conflitto. E’ un po’ il gioco del potere,
fondamentalmente amorfo, che si autoalimenta sui conflitti altrui non
sporcandosi mai le mani. Firma
il decreto, poi fa marcia indietro… è sballottato tra le forze del bene
e del male. Non agisce ma reagisce e basta. Talvolta si fa il male
perché si viene spinti a farlo fintanto che arrivano “minoranze che
agiscono”. Ester che all’inizio si rifiuta di agire passa
poi all’azione cambiando il corso della storia facendo pendere questa
neutralità dalla parte del bene. Il passaggio chiave in questa
paradigmatica storia è nella tentazione di Ester di restare neutrale,
di cedere al gioco del potere, finché Mordekhai, il suo mentore,
le dice: “ se tu taci in questa circostanza …tu e la casa di tuo padre
perirete…”. L’alternativa all’azione è l’estinzione, se non agiamo la
nostra vita diviene insignificante. La sindrome di Ester prima
maniera, è la tentazione d’essere come gli altri, nell’ottica della
normalizzazione del destino ebraico. Ester non era affatto
convinta di doversi distinguere, stava bene a palazzo, tranquilla
nell’assoluta neutralità. Le sorti si capovolgono solo quando
accetta la sfida di rischiare, di mettersi in gioco accettando e
valorizzando la propria diversità. Capisce che il suo destino personale
è indissolubilmente legato a quello del suo popolo. |
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Speravo
che lo liberassero. Che nel fastello di annunci, ipotesi, trattative
più o meno in corso, prima o poi Gilad Shalit tornasse. Invece - almeno
sino ad oggi - nessuna notizia, se non qualche voce che chissà se serve
soltanto per fuorviare, deviare l'attenzione e le speranze. Per me è
una questioneumana, prima ancora che politica. |
Elena Loewenthal, scrittrice |
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"Liberabile, storia di un uomo qualunque" La crisi. E la capacità di guardare avanti
L'appuntamento
è per questa sera alle 21 a Roma, alla libreria Bibli di via dei
Fienaroli 28. Si presenta “Liberabile, storia di un uomo qualunque”
(Bompiani). Intervengono il sociologo Domenico De Masi assieme
all'autrice Cinzia Leone, che è una cara amica della redazione. Noi ci
saremo, ma in questa giornata di Purim prima ancora abbiamo voluto
organizzarle una piccola sorpresa. Tre vecchi amici di Cinzia che
firmano su questo notiziario quotidiano e sul Portale dell'ebraismo
italiano www.moked.it lanciano un messaggio augurale. E la redazione
prende spunto dalla storia raccontata in questo romanzo, fatta di
difficoltà e di speranze, per dare avvio a una nuova serie d’inchieste
dedicate alla crisi economica, del lavoro, dei mercati finanziari e di
quelli immobiliari. E alle nostre speranze di buttarcela alle spalle.
Alla nostra capacità di guardare avanti.
gv
Una mano lieve per raccontare la vita
Finalmente
un romanzo che non parla di ebrei: piacevolissimo, divertente, scritto
magistralmente, che ci descrive con la mano lieve della disegnatrice
una catastrofe esistenziale, la perdita del lavoro.
Anna Foa
Vite che chiamiamo vite
C’è
un uomo qualunque, si chiama il signor Pessi. Ma poi non ha davvero
importanza come si chiami: lo dice il distico sotto al titolo che
questa è la storia di un uomo qualunque. E quello che leggerete, ve lo
confermerà: “Liberabile” è il romanzo di uno di questi giorni. La
provocatoria storia piatta di una persona qualunque del XXI secolo, in
un posto qualunque che forse è Roma, ma forse potrebbe essere Bologna,
Firenze - persino forse Italia. Storia di un uomo congenitamente parte
di un’informe periferia che è residenziale, quasi ricca, e quasi
benestante, al confine del baratro di un’improvvisa vita da barboni.
Colma di promesse feroci e irrealizzabili: vivere al di sopra di quello
che siamo, trascorrendo di omologazione in omologazione senza una
personale forma. Ed è la storia di uno che invece di Pessi, come
il protagonista, potrebbe chiamarsi con tutti i cognomi presenti
nella bidimensionale massa tipografica dell’elenco telefonico,
scomparso tra quella carta scialba, un tempo colorata. E in ogni caso,
comunque si chiamasse il nostro protagonista, ovunque vivesse,
“Liberabile” sarebbe, e rimane, una storia che vibra del nostro tempo
così privo di rumore, anestetico - dentro alla crisi economica
mondiale; storia che come una scatola cinese accoglie al proprio
interno le scatole cinesi di tutte le crisi precedenti che poi non sono
mai finite - sono lì, eternamente irrisolte. La scatola informe
del collasso sociale e della solitudine; e dentro, la scatola delle
televisioni smaltate in un’interfaccia dove pensiamo di parlare, e
siamo parlati. E dentro a questa scatola di questa solitudine c’è
la successiva scatola di un uomo abbandonato dalla propria donna; e
dentro alla scatola violenta dell’abbandono personale, c’è quella
fondamentale, terribile, di un uomo giovane che pare già vecchio,
rimasto drasticamente senza lavoro; scatola di uno balbettante
idee che non ci sono più, sentimenti evaporati, inutili parole - uno
senza idioma - senza il coraggio, o la forza, di dire a sé stesso: sono
senza lavoro. Sono zero. Vicenda di un’inerzia “morbosa”.
Kafkiana. Storia di uno. Un tale successivamente infilato dentro una
teoria di scatole cinesi, fino a perdere la nozione di realtà, tempo,
spazio, e quella della propria persona che sente di non sentire. Per
compagnia, la divagante curiosità parassitaria di quotidiani
appuntamenti con agenzie immobiliari e i relativi agenti; andare
per la città in cerca di case che non possono essere comprate, ma
spiate. E ammazzare il tempo invece di sé medesimo; uscire dal bozzolo
universale e avere la propria forma – che avere una forma reale è come
volare. Penso ci dica Cinzia Leone.
Alessandro Schwed
Le sorprese della solitudine e i dialoghi dell'assurdo
Avete
presente Savyon Liebrecht, la scrittrice israeliana? C'è un suo
racconto, “Una vacca di nome Virginia”, che mi aveva molto colpito per
il tratto divertito e melancolico, nostalgico e autoironico,
semplicemente umano. Leggendo “Liberabile” di Cinzia Leone a tratti ho
avuto la stessa impressione. E' un romanzo breve (192 pagine, edito da
Bompiani), ma sotto molti aspetti ha la struttura di un racconto lungo:
una narrazione lineare, personaggi appena tratteggiati e proprio per
questo profondamente umani. E' un racconto solitario (a me è parso un
racconto sulla solitudine), ma che di punto in bianco sfocia in
piccoli, gradevolissimi, dialoghi dell'assurdo, affreschi di famiglie
disfunzionali e di piccole assurdità quotidiane. Un libro che si fa
leggere e che merita di essere letto.
Anna Momigliano
Crisi 1 – Mercato immobiliare Il signor Pessi può tornare a sperare
Il
signor Pessi un maturo e anonimo disegnatore industriale specializzato
in viti, viene lasciato dalla moglie, perde il lavoro, resta solo ed è
assalito da mille paure. Per uno scambio di persona si trova a visitare
una casa in vendita nel suo palazzo e decide di fingersi interessato
all'acquisto di una casa. E' così che si rende conto che può smettere
di essere se stesso e assumere le vesti di mille altre persone
iniziando un viaggio tra appartamenti di lusso e seminterrati, capannoni industriali e monolocali. La
finzione diviene un percorso nelle identità possibili e mai praticate,
che permette a un uomo sull'orlo del baratro di trovare se stesso.
Incontrerà mediatori, proprietari di case e Alba,
un'affascinante agente immobiliare che pretende di cambiargli la vita e
che finisce per scoprire il suo gioco. Ma proprio quando l'uomo pensa
che tutto sia perduto, un colpo di scena ribalterà la situazione e lui
riuscirà a ritrovare fiducia e a coronare il sogno di disegnare un
nuovo formato di pasta: un fusillo che somiglia alle viti che ha sempre
disegnato. Cinzia Leone è già ben conosciuta nel mondo dei media:
autrice di fumetti e giornalista, ha pubblicato cinque libri di storie
a fumetti - tra cui "Il diamante dell'Haganah" a sfondo spionistico - e
ha fatto parte del gruppo fondatore de Il Male una delle più importanti
riviste satiriche uscite in Italia fra il 1977 e il 1982. Art
director del mensile La Nuova Ecologia e oggi del quotidiano il
Riformista, in questi anni ha collaborato con Il Sole 24 Ore, Io Donna,
Amica, l'Espresso, Repubblica, Smemoranda e insegna all'Istituto
Europeo di Design, a Tecniche di racconto. Le è stato assegnato il
premio Yellow Kid come miglior autore 1998/1999. "L’idea del libro
non è partita da un uomo che perde il lavoro, ma da un’esperienza
personale - ha dichiarato l'autrice in un’intervista - Per due anni ho
dovuto cercare una nuova casa. E sono stati proprio gli agenti
immobiliari a darmi la scintilla. Loro ti valutano per la casa che tu
stai acquistando". Ma “Liberabile” è anche un romanzo dei tempi
attuali, dei tempi della crisi economica, della caduta delle certezze
affettive e di lavoro. Una crisi, quella del mercato economico,
del mercato del lavoro e del mercato immobiliare, che preoccupa
moltissimi italiani. A Lucetta Piperno Limentani, manager di
successo della Piperno Case, una delle aziende più conosciute e leader
nel settore della vendita d’immobili, chiediamo che aria tira. La
raggiungo nel suo ufficio al terzo piano di un edificio nel cuore del
centro di Roma. E' una donna dall'aspetto semplice che trasmette
sicurezza e affidabilità in ogni gesto. Ben poco a che vedere con quei
giovani rampanti, immobiliaristi da strapazzo, che s’improvvisano in
questo mestiere. La sua è un'azienda costruita con anni di duro lavoro,
tenacia e serietà. Mentre mi mostra un grande album con tutte le
campagne pubblicitarie lanciate nel corso degli anni dalla Piperno
Case, un album che ricostruisce una parte della storia italiana del
secondo dopoguerra, mi parla con una punta d’orgoglio di suo padre
Angelo Piperno. "La società Piperno Case è stata fondata il 20 ottobre
1965, ma mio padre svolgeva quest’attività già prima della guerra,
poi nel corso degli anni si è sviluppata assumendo le caratteristiche
di un'impresa immobiliare dedita all'acquisto di stabili e aree da
edificare". La sua scelta di lavorare nell'azienda di famiglia è frutto di una decisione ponderata razionalmente o di una passione? "Entrambe
le cose direi, mestiere ma anche passione. Quando mio padre morì nel
1982 presi il suo posto, ma lavoravo in questa azienda già da molti
anni". Quali sono gli ingredienti del successo? "Mio
padre ha puntato su due fattori, ha creduto molto nella pubblicità e
nella rateizzazione. Lo slogan 'con solo un milione di lire in
contanti' e la formula della lunga rateizzazione sono stati i nostri
punti di forza e i pilastri del nostro lavoro. Negli anni sessanta
nessuno pensava a rateizzare la somma per l'acquisto di una casa...”. Nel
romanzo “Liberabile” il protagonista si dibatte in un'eterna ricerca di
un'abitazione ed è continuamente alle prese con diversi agenti
immobiliari. L'acquisto di una casa è ancora un investimento sicuro? "La
casa è l'unico tipo d’investimento che non ha mai tradito, sia al
livello d’utilizzo che d’investimento. Noi abbiamo sempre puntato sulle
case, molto meno sui locali commerciali. La vendita della casa può aver
avuto alti e bassi, ma l'acquisto del mattone è un acquisto sicuro. Se
compri per rivendere nel giro di poco tempo non guadagni, ma il valore
di un immobile non si è mai svalutato. La minor vendita di case in
questo momento è legato alla difficoltà d’accesso al credito. Le banche
hanno erogato mutui con una certa facilità, molti di questi mutui erano
a tasso variabile e questo può aver creato qualche difficoltà, ma la
vera difficoltà per le persone è il crollo del potere d’acquisto della
moneta Si riferisce al crollo dei mutui nelle banche americane? All'incapacità degli americani di pagare i mutui? La
crisi che ha colpito le banche è una crisi internazionale, lo sanno
tutti, chi ha investito in Borsa ha bruciato miliardi di dollari, o di
euro. In Italia è andata meglio perché abbiamo un sistema finanziario
più limitato. Secondo me dei piccoli segni di ripresa ci sono, ma ci
vorrà del tempo prima che se ne sentano gli effetti. Ma le case si vendono o no? Le
case si vendono di meno, ma i prezzi non scendono. La minor vendita non
è dovuta al fatto che gli italiani non credono a questo tipo
d’investimento, ma al fatto che in questo momento le persone riflettono
di più prima di fare un acquisto. In America i prezzi delle case sono
scesi molto e infatti ci sono molte persone che pensano di acquistare
casa a New York, ma lì le spese condominiali e di mantenimento
dell'immobile sono superiori che in Italia e poi è difficile affittare. La crisi economica è fortissima, cosa suggerisce una manager come lei? Le
crisi economiche selezionano, ci sono tante persone che s’improvvisano,
ma questo è un lavoro difficile, ci vuole lungimiranza e serietà,
sensibilità e forza di resistere a tentazioni pericolose, a
investimenti troppo spregiudicati. Il mondo ha cambiato mentalità,
bisogna avere la forza di rendersene conto, la crisi passerà, ma il
boom degli anni sessanta non lo vedremo più.
Lucilla Efrati |
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Intese, gli Avventisti fanno un passo avanti
Il
4 marzo la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato,
in sede deliberante, il disegno di legge recante l’approvazione
dell’intesa integrativa tra il Governo italiano e l’Unione italiana
delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, relativa al
riconoscimento della laurea in teologia e dei diplomi in teologia ed in
cultura biblica rilasciati dall'Istituto avventista di cultura biblica. L’Istituto
di cultura biblica “Villa Aurora”, nato nel settembre del 1940 a
Firenze, fa parte del sistema di educazione avventista mondiale e
rilascia lauree triennali e quinquennali che, in forza della legge
approvativa dell’intesa raggiunta nell’ormai lontano 2004, saranno
riconosciute dallo Stato italiano. Nella sua splendida sede,
oltre all’edificio scolastico e ai due convitti (maschile e femminile),
viene ospitata “Radio Voce della Speranza”, affiliata al network
mondiale Adventist World Radio. Gli avventisti – com’è noto –
condividono con gli ebrei l’osservanza del sabato (il settimo giorno)
da loro inteso come giorno di riposo e di riunione per il culto comune. Il disegno di legge è ora all’esame della Camera. Nella
stessa giornata di mercoledì scorso, 4 marzo, la Commissione affari
costituzionali del Senato non ha potuto invece procedere
all’approvazione (in sede deliberante) del disegno di legge
recante approvazione dell’intesa con la quale la Tavola valdese potrà
partecipare – con riguardo al riparto della quota dell'8 per mille del
gettito Irpef – all'ulteriore riparto delle somme risultanti dalle
scelte inespresse assegnate in proporzione alle scelte effettuate dai
contribuenti. Lo slittamento è dovuto alla mancata espressione del
parere da parte della Commissione Bilancio, previsto come obbligatorio.
L’approvazione dovrebbe comunque intervenire in tempi rapidi ed anche
in questo caso la parola passerà alla Camera, per l’approvazione
definitiva.
Valerio Di Porto, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane |
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rassegna stampa |
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Nessuna
notizia fresca sulla rassegna stampa di oggi, ma questa non è, come
avremmo detto forse una volta, una buona notizia. Continuano, nelle
opinioni e negli atteggiamenti dei giornali, i segnali di radicamento
della svolta dell’Occiddente in direzione della resa alle aggressioni
islamiste e alla freddezza, se non al rifiuto nei confronti di Israele:
quella che possiamo legare se non proprio alla politica di Obama,
almeno alle speranze dei suoi tifosi.Per partire dal basso, sulla Stampa troviamo
un’opinione di Gianno Vattimo, i cui contenuti sono ovvii (Israele
criminale, Hamas legittimo rappresentante del popolo palestinese, i
contributi alla ricostruzione di Gaza sbagliati perché non dati ad
Hamas). Il punto non sono questi pensierini sconnessi, ma il fatto che
il giornale torinese li pubblichi senza replica. L’Unità fa
quasi di peggio, pubblicando nella sezione “Forum” una lettera anonima
(e sempre senza repliche) che oltre a denunciare la politico
“criminosa” di Israele, enumera velenose falsità su Liberman, per
concluderne che l’Italia fa male a mettersi “contro l’Onu” cioè contro
la conferenza antisemita Durban 2. Il sole 24 ore esalta
con sue articoli (uno di Roberto Bongiorni, e una scheda non firmata)
la Siria, che una volta era uno stato canaglia, ma adesso si riabilita
con progressi straordinari come l’istituzione di una borsa valori
e l’aumento del prezzo del gasolio. Sempre in Siria sembra che sia
custodito un video di Shalit, che il governo (non canaglia) siriano non
pubblica e ripone fra gli strumenti da usare per ottenere da Israele la
“pace” che vuole: una “pace” che include naturalmente quella coi
palestinesi, nei termini di Hamas. Franco Frattini ribadisce al Riformista che
sì, l’Italia non intende andare alla conferenza Durban 2 ma che il
viaggio in Iran è solo rimandato, perché con l’Iran bisogna trattare. La
minaccia atomica iraniana ha raggiunto nel frattempo il punto di non
ritorno, questo è chiaro a tutti, ma nessuno sa come fare o vuole fare
abbastanza per neutralizzarla (Franco Marta sull’Avanti); e anche in Israele c’è chi dice che non ci si può fare niente (Marcus Yoel sull’ineffabile Haaretz.
A Malmoe si è consumato a porte chiuse il match di tennis fra Israele e
Svezia, in maniera perfettamente analoga a quanto è successo a Dubai
due settimane fa con il visto negato a una tennista israeliana, “perché
i miei elettori non avrebbero sopportato un incontro non con uno stato
qualunque, ma con Israele”, come dice il sindaco di Malmoe, città
dell’”emirato svedese”, come la definisce un giornale non sempre tenero
con Israele come il Wall Street Journal in un editoriale non firmato. Intanto va avanti la querela contro Israele al tribunale penale militare dell’Aia, come racconta trionfante il Manifesto.
Le trattative per il governo israeliano porteranno a un governo debole,
perché Kadima e Avodà non prendono atto per davvero di questioni che
dopotutto sono serie, come il dato di fatto della mancanza di lealtà
allo Stato di strati consistenti della popolazione israeliana, non solo
gli arabi ma anche una parte dei religiosi (Avi Sagi e Yedidia Stern, due illustri accademici israeliani, su Haaretz) o la convergenza fra sinistra e negazionismo in Iran (Carolyne B. Glyck sul Jerusalem Post), ma si dedica a quella che Moshé Arens su Haaretz chiama
“Kindergarten Politics”, politica da asilo: ripicche e piccole manovre
di potere. A leggere queste cose si stringe il cuore e vien voglia di
non occuparsi dei giornali. Per fortuna oggi possiamo trovare
consolazione nella megillà: le minacce non mancavano anche 2500 anni fa
a Susa, ma almeno c’erano Mordechai e Ester, non Olmert e Livni… Purim
sameach a tutti.
Ugo Volli |
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notizieflash |
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Durban 2, giovedì a Roma incontro dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia Israele Roma, 10 mar “Durban
2: una conferenza antisemita contro la democrazia”. S’intitola così
l’incontro promosso dall'Associazione parlamentare di amicizia
Italia-Israele che giovedì, all’indomani del dibattito
parlamentare sul ritiro della delegazione italiana, farà il punto sulla
Conferenza sul razzismo in programma a Ginevra. L’appuntamento,
cui interverrà il ministro Franco Frattini, vede la partecipazione di
Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della sera; Rossana
Boldi, vicepresidente dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia
– Israele; Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione affari
esteri della Camera; Piero Ostellino, editorialista del Corriere della
Sera; Gerald Steinberg, del Centro di monitoraggio delle Ong per i
diritti umani dell’università di Bar Ilan e Gianni Vernetti,
Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia – Israele.
Presiede il presidente dell’associazione, Enrico Pianetta, Presidente
dell'Associazione parlamentare di Amicizia Italia – Israele.
L’incontro, che si apre alle 16, si tiene nella sala capitolare del
chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva in piazza della
Minerva 38.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo
e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. |
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