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    6 luglio 2009 - 14 Tamuz 5769  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
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  Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma Riccardo
Di Segni,

rabbino capo
di Roma
Abbiamo letto questo Sabato del "cananeo re di Arad che sentì che era arrivato Israele, gli fece guerra e ne prese bottino (shevi)" (Num.21:1). Shevi indica il bottino umano, le persone rapite. E' stato notato che il termine qui è al singolare, come se si trattasse di un'unica persona. Dalle origini della nostra Storia a oggi un'unica persona privata  della libertà, che si chiami Arad, con strana coincidenza, o Shalit, rappresenta un drammatico problema per tutti.
In Iran si susseguono arresti e torture di studenti, intellettuali, riformisti. Il mondo sembra essersene già dimenticato, quasi considerasse l'Iran lontano, un altro mondo da noi. Chi volesse immaginarsi più vividamente quel mondo dove ora infuriano arresti e repressione, vederne le affinità e le somiglianze con il nostro, può prendere in mano i fumetti di Marjane Satrapi, Persepolis, di cui queste pagine si sono tempo fa già occupate. Sono uomini e donne come quelli dipinti dalla Satrapi che oggi penzolano dalle forche di Teheran.
Anna Foa,
storica
Anna Foa, storica  
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  cerimonia tsad kadimaTsad Kadima e i quartieri di Gerusalemme,
ogni giorno si compie un piccolo miracolo


L'Università Ebraica di Gerusalemme al monte Scopus ha ospitato la cerimonia finale del corso speciale per giovani cerebrolesi "I quartieri di Gerusalemme" realizzato in collaborazione con  Tsad Kadima, l'associazione che da anni si occupa di organizzare e aiutare il percorso formativo dei bambini che soffrono di lesione cerebrale in Israele. Erano presenti il vice decano dell'Università Ebraica di Gerusalemme Suzy Seligman,
Shahaf Raich direttrice progetto Perach che opera in campo disabilità e che ha fornito studenti regolari come accompagnatori e assistenti del corso, il direttore di Tsad Kadima Yosi Pinto, Yuval Tsur direttore dei progetti Tsad Kadima a Gerusalemme e Alessandro Viterbo tra gli ideatori del progetto e rappresentante in questa occasione della  Fondazione Marchese De Levy di Torino, che ha dato il sostegno finanziario che ha consentito la realizzazione del Corso. Molti gli interventi di saluto e condivisione: il Rav Alberto  Somekh, rabbino  capo della Comunità ebraica di Torino e presidente della fondazione De Levy ha inviato un messaggio di saluto, sottolineato l'importanza di aver sostenuto un progetto simile che rende la città di Yerushalaim e la sua bellezza "lenes'ammim" come scrive il profeta Yeshayau. La vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e vicepresidente e animatrice dell'associazione Amici di Tsad Kadima in Italia, Claudia De Benedetti, ha ricordato in un messaggio il forte legame che lega gli ebrei italiani e la città di Gerusalemme (nell'immagine in alto Claudia De Benedetti con Jonathan Cohen primo cerebroleso ufficiale dell'esercito).  .
Shahaf Raich ha parlato di come il sogno di un corso simile sia diventato realtà grazie all'impegno di molti e ha ringraziato ideatori sostenitori e in particolare i partecipanti stessi. E' stata poi la volta della presentazione dei lavori finali dei partecipanti che hanno trattato una serie di argomenti legati ai vari quartieri di Gerusalemme. Originale uno dei lavori presentati che si è occupato dell'aspetto romantico  della zona intorno a rehov Neviim trattando le varie storie d'amore vissute da personaggi importanti.
A margine della cerimonia abbiamo posto qualche domanda ad Alessandro Viterbo. (Nell'immagine sotto Yoel Viterbo, durante il campeggio estivo organizzato da Tsad Kadima).

Yoel ViterboAlessandro quando è nata Tsad Kadima? Quali sono i suoi scopi?  
Tsad Kadima è un associazione nata nel 1987 che si occupa di organizzare e aiutare il percorso formativo dei bambini che soffrono di lesione cerebrale in Israele, a prescindere dalla religione, dal credo o dall'appartenenza etnica. Tsad Kadima  vede come scopo principale l’integrazione dei bambini e ragazzi cerebrolesi nella società normale e si adopera per rendere la cosa possibile nonostante le gravi limitazioni fisiche delle quali soffrono. Alcuni dei ragazzi cresciuti nei centri di Tsad Kadima studiano oggi all’Università, sono soldati all’esercito, vivono da soli in appartamenti adattati, lavorano a seconda delle proprie possibilità. 
Quando hai iniziato a occupartene e perché?
Me ne occupo dal 1997 quando mio figlio Yoel, cerebroleso dalla nascita, ha cominciato a frequentare l'asilo. Yoel ha fatto in questi anni grandi progressi ed ora è un bambino vivace in  gamba e simpatico nonostante le gravi limitazioni fisiche. Gran parte dei progressi che   Yoel ha compiuto dipendono dal metodo educativo speciale, applicato in Israele da Tsad Kadima dal 1999 sono membro del direttivo e quest'anno sono presidente di varie  commissioni organizzo  una serata di gala a Gerusalemme una volta all'anno.
Parlaci di un progetto di cui ti sei occupato e che ti ha dato particolare soddisfazione
Negli ultimi anni sono riuscito a trovare il finanziamento per il campeggio estivo  con l'aiuto di enti e privati italiani il finanziamento per permettere un regolare svolgimento del campeggio e per fornire ai ragazzi attività ricreative adattate ai loro bisogni e condizioni. Le spese sono molto alte date le particolari condizioni dei ragazzi e gli elevati costi di sicurezza e trasporti altro progetto è il gemellaggio di cooperazione professionale con un istituto della provincia di Como che ha già visto visite reciproche e scambi di informazioni professionali. 
In che cosa consiste il Progetto I quartieri di Gerusalemme?
E' un corso di livello universitario per conoscere Gerusalemme e i suoi quartieri, corso per giovani cerebrolesi o "diversamente " abili. Il corso organizzato da Tsad Kadima e
dall'Università Ebraica di Gerusalemme è stato totalmente finanziato dalla Fondazione
Marchese De Levy di Torino. I resoconti  finali del corso parlano di notevole aumento del bagaglio culturale per i giovani cerebrolesi partecipanti che sono venuti a conoscenza e in contatto con le diverse realtà espresse nei quartieri di Gerusalemme. Cosa che, a causa delle  limitazioni  fisiche, non avrebbero mai potuto fare senza il supporto di un corso organizzato e adattato  alle esigenze dei ragazzi. Il corso si inquadra nell'ambito degli scopi dell'associazione  Tsad Kadima che si adopera per il massimo inserimento di ragazzi cerebrolesi nella società israeliana moderna. Commoventi le parole di una dei ragazzi partecipanti  al  progetto durante la cerimonia finale: "Non sapete cosa vuol dire per  noi dire 'sono anche io una studentessa!'”

Lucilla Efrati
 
 
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  donatella di cesareLo straniero che è in noi

“Nessun essere umano è illegale”. È questo lo slogan che ha guidato la Immigrant Workers’ Freedom Ride (New York, 4 ottobre 2003). La paura dell’altro, dello straniero, bandito nella clandestinità, nasce dalla paura dell’altro che è in noi, dell’estraneo che ci abita, di cui preferiremmo appunto non sapere nulla, che vorremmo reprimere o lasciare nella segretezza.
Siamo stranieri a noi stessi. Non solo nell’inconscio, ma anche nelle situazioni quotidiane: nel nome che non abbiamo scelto, e che forse non ci piace, nel corpo che spesso ci è di intralcio, soprattutto nella malattia e nella passività forzata, nella figura che guardiamo allo specchio o in fotografia, e che in genere non apprezziamo, nelle esperienze del sogno o dell’incubo, dell’idea improvvisa, dell’ossessione, degli scherzi della memoria, per non parlare del passato, soprattutto se dimenticato e del futuro che temiamo.
Lo straniero non è insomma sempre solo fuori, ma è anche dentro, nella più intima familiarità. È forse imparando a riflettere sulla nostra estraneità costitutiva, sul clandestino che è in noi, che guarderemo con altri occhi gli altri, gli stranieri, i clandestini.

Donatella Di Cesare, filosofa 
 
 
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Soffocata ormai la rivolta in Iran, sebbene continuino in quel paese le proteste contro la falsificazione delle elezioni (Giordano Stabile sulla Stampa), si ricomincia a discutere intensamente della possibilità che Israele si veda costretta a cercare di eliminare l'esplicita minaccia atomica iraniana bombardando i suoi impianti di preparazione nucleare.
Due sono le novità di oggi sul tema: la più presente sulla stampa, ma anche la più ambigua è una presa di posizione del vicepresidente americano Biden durante un'intervista. Interrogato su come reagirebbe l'America a un "cambio di politica" israeliano sull'Iran il vice di Obama ha risposto, in maniera un po' formalistica che questo faccia parte dei diritti di Israele come Stato Sovrano e che gli Usa non potrebbero opporsi (Francesco Semprini sulla Stampa). Quanto questa posizione esprima un vero "semaforo verde" alle possibili azioni israeliane o invece un rifiuto di discuterne in pubblico è difficile capire. Perché il problema non è certo il diritto internazionale all'autodifesa, quanto la collaborazione vera e propria degli americani a un'eventuale operazione.
La seconda notizia è di carattere militare e consiste nel fatto che, a quanto pare, i Sauditi sarebbero disposti a lasciar passere gli aerei da combattimento israeliani diretti in Iran sul loro territorio, così come ieri l'Egitto ha acconsentito al transito per il canale di Suez di un sommergibile israeliano, che si dice armato di missili nucleari: si tratta di due tasselli essenziali per mettere le armi israeliane a portata del loro obiettivo.(Gian Micalessin sul Giornale).
Sempre a proposito di Israele, ci sono altri due argomenti importanti. La Stampa dà informazioni sull'arresto della nave del movimento pro-Hamas "free Gaza" con una "testimonianza" dell'attivista Maguire Mairead che sostiene che lo stop imposto all'imbarcazione è stata una violenta azione militare (ma in realtà non si è fatto male nessuno e farnetica di un blocco di 40 anni imposto al mare di Gaza, per via dei giacimenti di gas che esso conterrebbe (è vero che Israele sta iniziando a estrarre il gas dal Mediterraneo, ma molto più a nord, dalle parti di Tel Aviv). Sempre la Stampa riporta in un trafiletto anonimo la ricostruzione dei fatti della Marina Israeliana, che ricorda come quella di gaza sia una zona militare chiusa e come il comandante del natante fosse stato ripetutamente diffidato.
L'altro tema importante che attrae l'attenzione dei giornali è "la guerra del sabato" (Frankfurter Allgemeine) a Gerusalemme: piccole folle di ultrareligiosi, mobilitate dall'organizzazione Edat Haredit (che, bisogna ricordare, insieme a Naturei Karta è il più estremista e fanaticamente antisionista dei gruppi ultrareligiosi) provoca incidenti da alcuni sabati nel tentativo di impedire l'apertura di Shabbat di un parcheggio privato di fronte alla porta di Giaffa, gestito peraltro da personale non ebraico. E' la seconda soluzione di compromesso autorizzata da un tribunale per risolvere il problema del parcheggio dei turisti che vanno alla Città Vecchia di Gerusalemme, dopo che gli stessi gruppi si erano opposti all'apertura di un parcheggio comunale, sempre gestito da non ebrei. In realtà quel che è in gioco non è il parcheggio, ma la presa dei movimenti ultraortodossi sulla società israeliana e gerosolimitana in particolare. Come nota il Jerusalem Post in un editoriale non firmato ("Unquiete weekend"), non è accettabile la pretesa dei manifestanti di avere una sorta di diritto di veto su quel che accade a Geruslaemme anche lontano dai loro quartieri; ma il problema, afferma Isi Leiber ancora sul Jerusalem Post è più generale: gli haredim si avvalgono in maniera crescente della possibilità loro concessa di non svolgere il servizio militare per la difesa comune di Israele, hanno sviluppato un sistema scolastico privato interamente finanziato dallo stato e in via di forte espansione che non comprende le materie fondamentali necessarie alla vita contemporanea, preparando così un avvenire di disoccupazione forzata e dunque di forzata reclusione nei muri dei loro quartieri affidati all'assistenza pubblica per quasi un quarto dei giovani israeliani; si sono impadroniti del rabbinato centrale, che sta prendendo posizioni sempre più estremiste su temi cruciali come matrimoni e conversioni. Isi Leiber sostiene che è necessaria una riscossa dei laici e anche dei sionisti religiosi, i quali su questi temi hanno un comportamento del tutto diverso.
Passando a questioni molto meno rilevanti, la stampa registra abbondantemente la reazione del Congresso ebraico alla disgustosa sparata di Bernie Ecclestone sulla buona amministrazione di Hitler (Arianna Ravelli sul Corriere e altri). E' chiaro che al vertice della Formula 1 c'è una banda di ignoranti con forti tendenze neonazista; non solo Ecclestone, ma anche il presidente della Federazione Automobilistica Mosley, figlio del capo dei nenonazisti inglesi e scoperto l'anno scorso in un'orgia sadomaso con prostitute vestite da SS. E' difficile capire come si possa eliminare questo marciume, anche perché la rete dei rapporti è per lo più informale: Ecclestone, per esempio, è il "patron" del "circo" di Formula 1, senza però ricoprire nessuna carica ufficiale.
Vale la pena di segnalare infine, fra le notizie culturali, un'interessante intervista a Bernard Lewis ospitata dal Mattino sulla situazione attuale del mondo islamico e sulla storia del conflitto che lo oppone all'Occidente.

Ugo Volli

 
 
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Israele, Shimon Peres a Bashar Assad:                                            
"Venga e si sieda al tavolo delle trattative"
Gerusalemme, 6 lug - 
Il capo dello Stato Israeliano Shimon Peres ha ricevuto oggi il ministro tedesco degli esteri Frank-Walter Steinmaier nella propria residenza e riferendosi al Presidente siriano Assad ha affermato "Che la smetta di essere timido. Il presidente siriano Bashar Assad deve comprendere che deve sedersi al tavolo delle trattative se vuole una vera pace. Non deve affidarsi a mediatori, bensì sedersi lui stesso davanti al tavolo senza precondizioni". "Assad - ha aggiunto Peres - deve inoltre comprendere che non può ricevere le alture del Golan (occupate da Israele nel 1967, ndr) su un piatto d'argento, e al tempo stesso continuare a mantenere legami con l'Iran e a rafforzare gli Hezbollah libanesi". Il presidente siriano, secondo Peres, deve dunque compiere "una scelta strategica", non potendo avere assieme sia concessioni territoriali da parte di Israele sia stretti rapporti con Iran e Hezbollah.

Israele, la liberazione di Gilad Shalit
nei colloqui fra Peres e Mubarak
Gerusalemme, 6 lug -
L'ufficio del Presidente israeliano Shimon Peres ha annunciato che martedì il Presidente sarà in in Egitto per colloqui col presidente Hosny Mubarak. Sull'agenda del colloquio il processo di pace in Medio Oriente e la questione del soldato israeliano Ghilad Shalit, da tre anni prigioniero di Hamas a Gaza.
 
 
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