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L'Unione informa |
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9 luglio 2009 - 17 Tamuz 5769 |
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alef/tav |
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Riccardo
Di Segni, rabbino capo di Roma |
Già
ai tempi del ritorno dall'esilio babilonese si discuteva se fosse
necessario continuare a digiunare per ricordare avvenimenti tristi
della nostra storia (come facciamo oggi, 17 di Tamuz) di fronte a
mutate condizioni storiche. In effetti il Talmud (Rosh haShanà 18b)
dice che che "se c'è pace" questi digiuni saranno trasformati in giorni
di gioia. E Rashi spiega che "pace" significa che Israele domina sugli
altri e non il contrario. All'indomani della guerra dei Sei giorni non
furono pochi quelli che sostennero la necessità, se non proprio di
gioire, di sospendere il digiuno. Tra questi c'era anche il rav
italiano Menachem Emanule Artom, che combatté una battaglia tanto
ostinata quanto isolata. Fu lui stesso qualche anno dopo a dire che non
esistevano più le condizioni per rallegrarsi davanti ai primi accordi
di disimpegno firmati con i paesi vicini. |
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Mi
scrive un amico dall’Italia: “Mi sembra che la ferrea volontà di legare
strettamente Religione e Stato sia una geniale trappola per avere
conversioni ‘Kosher Style’ in cui sta cadendo il Rabbinato moderato
statale in Israele. Ma qualcuno sta facendo una ricerca a posteriori
sul sentimento ebraico di questi convertiti ‘statali’ di massa? O basta
che picchino i martelletti di Yom Haatzmaut (che, per carità, sarebbe
già qualcosa!)”. Non sono d’accordo. In Israele sono arrivati oltre 300
mila non ebrei membri di famiglie miste, in parte con padre ebreo.
Questi 300 mila cittadini pagano le tasse e muoiono in guerra, ma non
hanno nemmeno il diritto elementare di sposarsi perché in Israele non
esiste il matrimonio civile. Si potrebbe rimandarli al mittente, come
cercarono di fare Ezra e Nehemia. Una soluzione migliore è di
convertire all'ebraismo, dopo adeguata preparazione, i molti che lo
chiedono liberamente. Invece il Rabbinato (moderato?) statale mantiene
al minimo il numero delle conversioni, e pure le revoca se la ragazza,
convertita, viene fotografata in pantaloni. La revoca del ghiur è quasi
inaudita nella multimillenaria storia del pensiero rabbinico. Questo
crea danni gravi all'ebraismo per il quale l'esistenza di Israele è un
fattore di sostegno. Con tutte le critiche che si possono fare
all'operato dei suoi governi, Israele rappresenta un accertato polo
centrale nell'identificazione degli ebrei del mondo. Favorevoli o
contrari, gli ebrei non sono indifferenti a Israele, mentre lo sono di
fronte a molte altre forme di identificazione ebraica. Se seguiamo la
logica dei martelletti di Yom Haatzmaut, andrebbe tolta la patente di
ebreo a milioni di ebrei nel mondo perché, appunto, non fanno nemmeno
quello.
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Sergio Della Pergola demografo, Università Ebraica di Gerusalemme |
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davar |
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Il
cinema israeliano torna a stupire con $ 9.99
$9.99
è il costo di un libro che rivela il senso della vita. Il
problematico disoccupato 28enne Dave Peck, lo compra, lo legge e
cerca, invano, di rendere partecipe della sua scoperta la piccola
comunità che vive nel suo palazzo. Nessuno lo prende sul serio
e ognuno, a modo suo, continua a vivere le proprie vicende cercando
di capirne il senso. Questa è, in sintesi, la storia di
$9.99; una co-produzione israelo-australiana diretta dalla talentuosa
animatrice Tatia Rosenthal e sceneggiata dal noto scrittore e
filmmaker Etgar Keret. Con questo film,
ancora una volta, il cinema israeliano torna a stupire e a
confermarsi tra le più audaci e vibranti cinematografie
contemporanee. Se all’inizio dell’anno eravamo
rimasti folgorati dall’iper-(sur)-realista rappresentazione animata
della prima guerra in Libano nel capolavoro di Ari Folman Waltz with
Bashir, oggi siamo sorpresi da questo film d’animazione che
testimonia l’alto livello di sofisticazione raggiunto dai
filmmakers israeliani.
La
tecnica utilizzata nel film è quella che Nick Park usa nei
film inglesi della serie Wallace and Gromit: pupazzi di plastilina
animati. La regista Tatia Rosenthal riesce a rendere questi
pupazzi che provano dolore e si macerano in contraddizioni e
perplessità, completamente umani. Diventa, così,
facile per lo spettatore meditare sul proprio percorso esistenziale.
Lo schermo diventa magicamente uno specchio e ci ritroviamo a
guardare e a riflettere su noi stessi.
La
storia di Keret si concentra su una fetta di umanità in crisi,
gli abitanti di un condominio di Sidney, ognuno dei quali alle prese
con problemi più o meno seri; un vecchio signore vive con i
figli e il suo antipatico angelo custode, un mago si ritrova pieno di
debiti, una donna ammaliatrice ama i suoi uomini extra smooth, un
bambino decide di liberare il suo salvadanaio a forma di porcellino,
un uomo col cuore spezzato inizia a frequentare un gruppo di
scatenati studenti alti solo qualche centimetro mentre un altro
signore muore. Ciascuno vorrebbe risolvere la propria crisi
esistenziale e da lì, in qualche modo, ripartire. Nessuno
dei personaggi del film trova una risposta ai propri quesiti né
tanto meno lo spettatore riceve una lezione, tuttavia un’importante
verità è compresa: per capire noi stessi e i
nostri desideri dobbiamo guardarci attorno e prestare attenzione agli
altri.
Alla
base del film è presente una critica alla società
contemporanea che spinge gli individui ad annullarsi nella corsa al
possesso. Davanti ai pupazzi di plastilina, rinchiusi nei loro
appartamenti come cavie di laboratorio, non riusciamo ad evitare un
certo disagio. Utilizzando materia al posto di attori veri, Rosenthal
descrive in maniera efficace la condizione umana odierna schiacciata
da una società materialista che ne blocca lo sviluppo
spirituale. Ma non tutto è perduto. Nelle sequenze
magico-realistiche (così care al Keret scrittore) è
presente la speranza di una vita migliore per ognuno di noi; la
fantasia e la magia sono, infatti, un prodotto dello spirito umano
che non si arrende. Questo film, dichiara Keret in un’intervista
rilasciata al New York Times, è una sorta di storia
chassidica agnostica. Secondo la tradizione ebraica avere un
desiderio è più importante che esaudirlo; ancor di più
quando sappiamo che quel desiderio non è possibile
realizzarlo. $9.99 è un film fatto di persone che non
rinunciano a quello che non possono avere e non smettono di
sognare.
Rocco
Giansante
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pilpul |
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Nuovi rapporti
In
occasione della visita di Netanyahu all’Eliseo, il presidente francese
Sarkozy ha ordinato al premier israeliano di licenziare immediatamente
il ministro degli esteri Lieberman. Il gesto, abbastanza più che
confidenziale, conclude ufficialmente l’era degli Stati sovrani,
trascorrendo a quella degli Stati colf. Agli Stati colf è oggi
possibile dare gli otto giorni. Se ad esempio non mi è gradito un
ministro del tuo Paese, lo dichiaro ai giornali, compresi quelli delle
parole crociate. Te lo dico di giorno, e te lo telefono alle quattro di
tutte le notti così sono sempre sicuro di svegliarti; poi quando vieni
in visita ufficiale ti sputo addosso all’aeroporto, poi alla cena di
gala rapo come un kiwi te, tutto il tuo entourage diplomatico e
naturalmente tua moglie, e alla fine di questa innovativa Settimana
della Democrazia, se ti dico sostituisci il tuo ministro con una
scimmia a pile, tu lo fai.
Tale trattamento non potrà
tuttavia includere i seguenti Stati: Afganistan, Albania, Argentina,
Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Cina,
Colombia, Croazia, Cuba, Danimarca, Egitto, Estonia, Francia, Germania,
Giordania, Grecia, India, Inghilterra, Iran non se ne parla neanche per
scherzo, Irak, Italia, Lettonia, Libano, Libera Repubblica del Borneo,
Montenegro, Messico, Nepal, Nicaragua, Norvegia, Olanda, Pakistan,
Papua Nuova Guinea, Polonia, Portogallo, il futuro Stato di Palestina,
Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Russia, San Marino,
Santo Domingo, Spagna, Siria, Svezia, Sudafrica, Tanzania, Turchia,
Ungheria, Vaticano, Venezuela, e infine Zanzibar. Ma solo Israele. Si
tratta palesemente di una svolta rivoluzionaria nei rapporti tra due
Stati. Purché uno dei due sia Israele.
Il Tizio della Sera |
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rassegna stampa |
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La Commissione europea condanna gli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ne dà notizia L’Osservatore romano,
che riporta la posizione dell’Europa criticando il “soffocamento
dell’economia palestinese”. Dura la reazione del governo israeliano: la
sicurezza senza alcune precauzioni, è la tesi della squadra di Bibi
Netanyahu, non sarebbe garantita. E sulle colonie l’Avvenire,
quotidiano dei vescovi, svela un accordo con gli Stati Uniti: proprio
in Cisgiordania Israele potrà costruire altre 2.500 abitazioni, circa
700 palazzi. L’altra notizia è sulle pagine di economia. Il
ministro Giulio Tremonti, con l’enciclica del Papa ancora più impegnato
assieme ai grandi nomi dell’economia a tracciare una retta via per la
ripresa, s’ispira allo Shabbat e cita il giorno del riposo per incitare
a fermarsi, pensare e rifiatare, per poi ripartire (tra gli altri Repubblica). Sul Foglio di Ferrara un commento a riguardo, che elogia le idee di Tremonti. Benedetto
XVI, intanto, è costretto a tornare sui vescovi negazionisti
lefevbriani, i quali sono intimati di accettare le regole del Concilio,
pena la nuova definitiva rottura con la Chiesa cattolica (Repubblica). Sulla negazione della Shoah, e in questo caso sull’elogio di Hitler, arrivano anche le scuse di Bernie Ecclestone (Tempo).
Il patron della Formula Uno chiede perdono per aver espresso
apprezzamento nei confronti del regime dittatoriale nazista. Infine,
bella la storia proposta dal Corriere della Sera dal titolo: “Ecco la
svastica che ispirò Hitler”. Vittorio Messori (Corrire della Sera) racconta i primi anni di un uomo traviato dalle immagini di un’abbazia. Il resto è storia.
Fabio Perugia |
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notizieflash |
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Il
G8 e la questione israelo-palestinese
"completo appoggio alla soluzione dei due Stati" L'Aquila, 8 lug - A
proposito del conflitto israelo-palestinese e la soluzione dei due
Stati il G8 saluta con favore i passi intrapresi in questa direzione
nelle ultime settimane. Esorta le due parti a "riprendere rapidamente i
negoziati diretti su tutte le questioni aperte, coerentemente con la
Roadmap, le risoluzioni pertinenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu
e i principi di Madrid”. Gli otto grandi, riuniti in questi giorni a
L'Aquila, lanciano un messaggio chiaro, ad ambo le parti in causa
chiedono con forza di adempiere ai loro obblighi così come previsto
dalla Roadmap incluso “il rifiuto chiaro della violenza, del terrorismo
e dell'incitamento al terrorismo e un congelamento completo delle
attività di insediamento di coloni israeliani nei territori palestinesi
compresa la loro crescita naturale”. Esortano altresì gli Stati arabi a
compiere passi significativi al fine di normalizzare i loro rapporti
con Israele e fornire sostegno politico ed economico all'Autorità
palestinese, sottolineando la necessità di ripristinare l'unità
palestinese, sulla base dei principi del Quartetto. Il G8 chiede ad
Hamas il rilascio immediato del soldato israeliano rapito, Gilad Shalit
e a Israele l'apertura immediata di punti di accesso per i flussi di
aiuti umanitari, beni e persone per e da Gaza, nel rispetto della
sicurezza di Israele.
Hamas: sulla sorte di Gilad Shalit nessuna risposta Gaza, 8 lug - Dopo
tre anni dal rapimento di Gilad Shalit di lui nessuna notizia. Hamas
continua a mantenere un assoluto riserbo sulla sorte del caporale
israeliano. Secondo il presidente egiziano, Hosni Mubarak, Shalit
sarebbe vivo e in buone condizioni. Un dirigente di Hamas, Osama
al-Mezini, incaricato dei negoziati indiretti con Israele per uno
scambio di prigionieri ha confidato alla stampa che a parte i suoi
rapitori “nessuno sa se sia ancora vivo o morto dopo l'operazione
Piombo Fuso”. Al-Mezini ha smentito le informazioni di fonte israeliana
secondo cui, dopo mesi di stallo, starebbero riprendendo i contatti per
uno scambio di prigionieri con Israele e ha precisato: “Hamas non ha
alcuna intenzione di modificare la lista dei detenuti palestinesi che
Israele dovrà liberare per recuperare il caporale Shalit”. Fra questi,
a quanto risulta, sono inclusi gli ideatori e i realizzatori di tutti i
più gravi attentati che hanno insanguinato le città israeliane nei
primi anni dell'intifada. |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
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