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L'Unione informa
 
    12 luglio 2009 - 20 Tamuz 5769  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
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  benedetto carucci Benedetto Carucci Viterbi,
rabbino
Lo zelo, di cui Pinchas ha Cohen è esempio, è spesso un pericolo, sopratutto quando è eccessivo. Affinché una azione zelante sia legittima è necesario che, in chi la compie, sia totalmente assente l'interesse personale e per il proprio onore. Come Dio fa notare al profeta Elia.
“Come un uomo sulla terra”, un film realizzato da Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene, è un buon viatico per chiudere il libro dei sogni ed aprire quello della realtà, dopo le molte parole dette sull’Africa al G8 de l’Aquila.“Come un uomo sulla terra”  è un film sul “viaggio  all’inferno” che uomini e donne provano prima di arrivare a Lampedusa. Un viaggio che quelle genti conoscono sul loro corpo lungo l’attraversamento della Libia, da Bengasi a Al- Kufra, un tragitto che percorrono molte volte avanti e indietro.Un viaggio in cui i loro corpi sono oggetto di mercato tra poliziotti e trafficanti; in cui uomini e donne subiscono violenze e stupri, ripetutamente, sia da parte dei poliziotti, dentro le strutture di detenzione dello Stato libico, che da parte dei trafficanti sui camion e nei container  durante gli spostamenti. Un viaggio a cui sopravvivono solo il 10 per cento di quegli uomini e donne (sono quelli che noi vediamo arrivare a Lampedusa), perché il restante 90 “si perde” lungo la strada. L’Africa non è un cosmo indistinto, ma è fatto di molte realtà, complicate. Un luogo dove tutti gli attori sono presenti: accanto alle vittime e ai carnefici tutta la vasta gamma della “zona grigia”. Un continente in cui il primo paese a cui chiedere conto è proprio la Libia, il cui presidente, Muammar Gheddafi, è anche presidente dell’Unione Africana e che in questa veste viene ricevuto – così anche a L’Aquila -  come un esattore di torti subiti, mentre è un produttore di nuovi abusi."Come un uomo sulla terra", è andato in onda giovedì scorso – 9 luglio – su Raitre alle ore 00.15. Un’ora di ascolto “per pochi intimi”, tanto da rischiare di apparire una "predica ai convertiti". Tuttavia, nel clima di piaggeria e di inconsistenza che caratterizza gran parte dell’informazione televisiva, quella proiezione  testimoniava di un atto di coraggio. Rispetto alle melensaggini delle cose dette sull’Africa nei giorni scorsi forse voleva comunicare un gesto di rottura. Chi se n’è accorto, a parte i soliti sonnambuli del giovedì sera? Soprattutto ci sarà qualcuno che sia disposto a trasmetterlo di nuovo in prima serata?  David Bidussa,
storico sociale delle idee
david bidussa  
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  rabello "Se quelle fossero tue figlie..."


Il Talmud babilonese (Ketubot 23a) ci racconta come il padre di Shemuel, il grande Amorà capo della Yeshivà di Neardea, facesse grandi sforzi per cercare di evitare che donne ebree cadute in prigionia, non si potessero sposare a Cohanim o, se già sposate loro, per evitare che risultassero proibite ai loro mariti. La città di Neardea si trovava appunto vicino al confine fra il regno persiano e l'impero romano, onde nel terzo secolo E.V. la città fu spesso saccheggiata. Il figlio Shemuel aveva un atteggiamento più rigoroso e temeva che tali prigioniere si fossero rese impure durante la schiavitù.
E allora il padre disse al figlio famoso: "*Se quelle fossero tue figlie, avresti avuto un simile atteggiamento verso di loro?"
"Se quelle fossero tue figlie…": questa è la frase che vorremmo fosse davanti agli occhi dei giudici dei tribunali di ogni tipo, sì anche davanti agli occhi dei Dayanim nei Tribunali rabbinici, quando giudicano di problemi di divorzio o di gherut, vorremmo che agissero secondo l'insegnamento del padre di Shemuel e che giudicassero come si trattasse delle loro figlie. Ma purtroppo non sempre vi è un padre che sa come rimproverare un figlio importante e non sempre sappiamo ascoltare un insegnamento di dolcezza.

Alfredo Mordechai Rabello, giurista, Università Ebraica di Gerusalemme

 
 
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  anna momiglianoRotschild Boulevard - L'Africa e l'Aids
da Israele nuove idee per prevenire la malattia
 

Per la prima volta lo Stato di Israele e un Paese musulmano hanno avviato insieme un programma di ricerca per la sanità pubblica. Obiettivo non da poco: ridurre drasticamente l'infezione di Aids nel continente africano. La scorsa settimana una delegazione di medici del Senegal, nazione musulmana dell'Africa Sub-Sahariana, sono arrivati all'ospedale di Hadassa Ein Kerem per incontrare alcuni colleghi israeliani. Insieme, hanno messo a punto le basi per una missione congiunta per prevenire la diffusione dell'Aids... attraverso la circoncisione chirurgica. Infatti un recente studio israeliano, riportava il quotidiano Yediot Ahronot, dimostra che la circoncisione (richiesta anche nell'Islam) riduce del 65% le probabilità di contrarre il virus durante un rapporto sessuale non protetto. I ricercatori di Hadassa hanno studiato l'argomento, mettendo a punto una tecnica chirurgica particolarmente adatta per ridurre le infezioni da HIV: una squadra di medici israeliani era già stata inviata nello Swaziland per dare alcune dimostrazioni.
Ma questa volta si tratta di un progetto molto più ampio, che impegna le autorità sanitarie senegalesi e israeliane: "E' il primo accordo di questo genere con un Paese musulmano", commenta una fonte di Yediot. Gerusalemme avrebbe offerto la propria collaborazione nella lotta contro l'HIV anche ad alcuni Paesi arabi - che però, a quanto riferiscono fonti israeliane, avrebbero rifiutato.

Anna Momigliano
 
 
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L'internazionale dei giornalisti caccia Israele. 
Voto unanime, con italiani 

La Federazione internazionale dei giornalisti, il più grande e antico sindacato della stampa con sede a Bruxelles, ha espulso la branca israeliana affiliata all'organizzazione. Fra i membri del sindacato c'è anche Paolo Serventi Longhi, il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana. L'espulsione è il culmine di una campagna di discriminazione a cui la Federazione si è votata da anni contro lo Stato d'Israele. Due anni fa il National Union of Journalists, il sindacato della stampa britannica nonché l'ala più consistente della Federazione internazionale di cui esprime anche il presidente, Jim Boumelha, votò per boicottare Israele e tutti i prodotti dello stato ebraico. Sempre tre anni fa, durante la guerra fra Hezbollah e lo Stato ebraico a seguito del rapimento di due soldati israeliani (poi uccisi dai terroristi islamici), il segretario generale della Federazione internazionale, Aiden White, condannò il bombardamento israeliano della tv di Hezbollah al Manar, finanziata da iraniani e siriani, in quanto chiara dimostrazione di come Israele utilizzi la politica della violenza per mettere a tacere i media dissidenti. Manar non è un organo di stampa dissidente, diffonde propaganda antisemita e islamista e nei suoi programmi accusa gli ebrei, tra l'altro, di omicidi rituali con il sangue dei bambini arabi, del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki e di aver tramato con i nazisti organizzando essi stessi la propria persecuzione per accelerare la nascita di Israele. E' la stessa Manar, durante la guerra a Gaza, a trasmettere il discorso di Himam Sa'id, guida suprema della Fratellanza islamica in Giordania: "Voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina". Il veterano della stampa israeliana Chaim Shibi, già corrispondente da Washington per il principale quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, ha così commentato l'espulsione dalla Federazione: "Siamo orgogliosi del giornalismo in Israele, non dipendiamo dal governo. Siamo i più liberi fra i media e gli stessi che la Federazione decide di espellere?". La Federazione venne fondata nel 1926 e oggi rappresenta oltre 600mila professionisti dell'informazione in tutto il mondo. Il voto di espulsione d'Israele, scrive il New York Jewish Forward, è stato unanime. Ha quindi votato contro Israele anche la rappresentanza italiana. La direzione della Federazione aveva già spiegato a Shibi che la presenza israeliana era irrilevante perché il sindacato era ben rappresentato dai giornalisti arabi che hanno sede a Gaza e in Cisgiordania. Lo scorso gennaio, al termine dell'offensiva israeliana contro le infrastruttre terroristiche palestinesi, Paolo Serventi Longhi, Aiden White e Jim Boumelha avevano guidato persino una delegazione del sindacato a Gaza. A consultare il sito internet della Federazione si scopre che Israele non compare neppure fra i paesi membri. Ci sono Iran, Iraq, Algeria, Giordania, Kuwait, Libia, Yemen, Marocco, Oman, Thnisia, Emirati Arabi Uniti e Palestina , ma non lo Stato ebraico. Il segretario White dice che l'espulsione è stata decisa dopo che Israele si è rifiutato di pagare la quota di iscrizione. Un pretesto, fin troppo ridicolo, come spiega Shibi: "Dovremmo pagare per le campagne contro Israele?". Nessuno Stato o comunità scientifica ha mai subito un simile fuoco cultural-ideologico come Israele. L'espulsione si inserisce in un forsennato progetto di boicottaggio di Israele che dura da sette anni. Hanno boicottato Israele sia la più grande organizzazione inglese di insegnanti sia quella di dipendenti pubblici; i medici britannici vogliono espellere gli israeliani dalla World Medical Association, ci sono poi gli architetti e la chiesa anglicana, mentre professori di Harvard e del Massachusetts institute of technology hanno firmato appelli per disinvestire dalle compagnie israeliane. I paesi europei hanno perseguito i discorsi che inneggiano all'odio giudicandoli alla stregua di crimini di guerra durante il Processo di Norimberga e nei processi della Corte internazionale in Tanzania ne] 2003, quando tre giornalisti ruandesi vennero condannati per aver gestito una radio e pubblicato un giornale che inneggiavano allo sterminio sistematico della minoranza tutsi. Eppure, quando una corte francese decise di impedire ad al Manar di usare il satellite per la sua programmazione antisemita, la Federazione internazionale dei giornalisti condannò la sentenza come censura politica del peggior tipo. Un'emittente, al Manar, i cui picchi di share si basano su serial tv come La Diaspora. Si vede un Rothschild che sul letto di morte dice ai figli: "Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo". Ci sono anche due ebrei che sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo. Infine, una prostituta malata in un bordello gestito da una tenutaria ebrea confida il suo desiderio di contagiare i non ebrei. La stessa Federazione protestò quando l'esercito israeliano colpì gli studi dalla tv di Hamas, al Aqsa. Ma non ha mai denunciato la terrificante propaganda antigiudaica propugnata dall'emittente, che inneggia allo sterminio degli ebrei e incita i kamikaze, che chiama ratto marcio Israele, che mostra bambini cinturati di esplosivo da terroristi suicidi e himam che promuovono il jihad persino in Italia. L'espulsione di Israele dal sindacato dei giornalisti è paragonabile alla decisione di Cornelio Sommaruga, il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa che rifiutò l'ingresso nell'organizzazione della Magen David Adom, equivalente israeliano della Red Cross, con la seguente motivazione: "Se accettassi il simbolo della Stella di David, perché non dovrei fare altrettanto con la Svastica?"

Giulio Meotti , Il Foglio, 11 luglio 2009

 
 
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notizieflash    
 
 
Israele batte la Russia in Coppa Davis, impresa storica               
Tel Aviv, 11 lug -
Israele ha battuto la Russia nel week end di Coppa Davis giocato in casa raggiungendo così la sua prima semifinale nella massima competizione tennistica riservata alle nazionali. Una missione impossibile alla vigilia, trasformata in un successo a sorpresa festeggiato da più di 10.000 spettatori che hanno riempito gli spalti del Nokia Arena di Tel Aviv, tifando i loro beniamini e raggiungendo il record di presenze per un match di tennis giocato in terra israeliana. Israele si stringe intorno ai suoi eroi, da Dudi Sela, n.33 della classifica Atp che nel singolare si è sbarazzato in rimonta del forte russo Mikhail Youzhny, all'incredibile Harel Levy, capace di battere il n.24 al mondo Igor Andreev 6-4 6-2 4-6 6-2, nonostante fosse reduce da un brutto infortunio all'anca e fosse precipitato al n.210 delle classifiche mondiali. Il punto decisivo, quello del 3-0 che ha battuto i russi, è arrivato dal doppio: Andy Ram e Jonathan Erlich si sono imposti, dopo una maratona finita con il punteggio di 6-3 6-4 6-7 4-6 6-4, su Marat Safin, ex numero 1 al mondo, in coppia con l'esperto Igor Kunitsyn. Poco male che alla Russia, vincitrice della Coppa Davis nel 2002 e nel 2006, mancasse il suo giocatore più rappresentativo, Nicolay Davydenko, perché ora Israele può addirittura sognare una finale. Il coach israeliano Eyal Ran 
dopo la vittoria nei primi due singolari, aveva dichiarato  "Sulla carta non siamo squadra da semifinale, ma con l'aiuto del pubblico possiamo fare molto". Increduli i due tennisti che hanno portato a compimento l'impresa. "Ognuno ha dei sogni, ma alcuni non pensi mai di realizzarli: ecco, battere la Russia 3-0 è uno di quelli" dice Erlich. Ram scoppia in lacrime "come un bambino" ammette lui stesso: "Oggi non ho parole, sono troppo felice". Israele confida ancora una volta nei suoi tifosi che attendono con ansia i prossimi avversari che usciranno dalla sfida tra Spagna, campione uscente, e Germania. Il miglior risultato in questa competizione é già stato raggiunto, dopo i quarti agguantati nel 1987 e quelli appena superati quest'anno, ma la finale sarebbe un vero sogno che si realizza.

Israele, Netanyahu invita Abu Mazen a un incontro
Tel Aviv, 12 lug -
Il Primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu (Likud)
aprendo oggi a Beer Sheba (Negev) la seduta settimanale del Consiglio dei ministri, ha  chiesto pubblicamente al presidente dell'Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas), di incontrarlo al più presto. "Dobbiamo riprendere i negoziati fra i nostri popoli" ha detto Netanyahu, aggiungendo "Possiamo incontrarci ovunque, anche qua a Beer Sheva". Nelle settimane passate Abu Mazen ha ripetutamente condizionato il rilancio di negoziati con Israele a un impegno preciso del governo Netanyahu sul congelamento della colonizzazione in Cisgiordania. 
 
 
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