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L'Unione informa |
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23 luglio 2009 - 2 Av 5769 |
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alef/tav |
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Riccardo
Di Segni, rabbino capo di Roma |
Nelle
letture bibliche che faremo nei giorni prossimi, da sabato a giovedi, 9
di Av, non c'è solo un tema comune legato all'austerità del ricordo, ma
anche una parola chiave ricorrente: ekhà,
"come?". La usa Moshè (Devarim 1:12, nella parashà di Sabato mattina)
per dire: "come potrò da solo sostenere la vostra fatica e il vostro
carico?"; la usa il profeta Yeshaya (cap. 1:21, nel brano usato come
haftarà Sabato mattina) per dire: "come ha fatto a diventare una
prostituta una città un tempo fedele?"; la usa Geremia all'inizio dei
capitoli del suo libro di Lamentazioni, che leggeremo la sera e la
mattina del 9 di Av: "come mai siede solitaria la città un tempo
popolata?". Nella scrittura senza vocali la parola ekhà è scritta con
le quattro lettere alef-yod-khaf-he. Le stesse lettere compaiono, con
vocalizzazione differente, all'inizio di Bereshit (3:9), e vanno lette ayèkka: "dove sei?", la domanda retorica divina rivolta ad Adamo. Un "dove sei?" che si è drammaticamente trasformato in "come mai?".
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I
recenti disordini nei quartieri religiosi di Gerusalemme richiamano
inevitabilmente questa parabola: c’era una volta una piccola isola
ridente circondata dal mare azzurro. L’isoletta era tutta ricoperta di
fresca erbetta verde. Sull’isola vivevano tante pecorelle bianche e un
un bel po’ di lupi neri. Le pecorelle bianche amavano nutrirsi
dell’erbetta verde. I lupi neri amavano nutrirsi delle pecorelle
bianche. Ma i lupi neri non amavano l’erbetta verde e non se ne
cibavano. Quando le pecorelle bianche mangiavano tutta l’erbetta verde,
non rimaneva più cibo, e le pecorelle bianche morivano di fame. E con
loro i lupi neri. Quando i lupi neri mangiavano tutte le pecorelle
bianche, anche a loro non rimaneva più cibo, e anche loro morivano di
fame perché i lupi neri non amavano l’erbetta verde. Finché un giorno
le pecorelle bianche compresero che dovevano sempre lasciare crescere
indisturbata una certa quantità di erbetta verde. I lupi neri
compresero che dovevano sempre lasciare vivere indisturbata una certa
quantità di pecorelle bianche. Da quel giorno tutti vissero felici e
contenti in perfetto equilibrio sulla piccola ridente isola circondata
dal mare azzurro. |
Sergio Della Pergola, demografo Università Ebraica di Gerusalemme
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Una Giornata molto particolare Intervista a Yoram Ortona
La
riscoperta del Sud, dove l'ebraismo sperimenta in questi anni
un'importante rinascita. E il racconto gioioso di quella vita ebraica
che percorre da secoli la storia e il tessuto sociale del nostro Paese.
La decima edizione della Giornata della cultura ebraica secondo Yoram Ortona,
consigliere Ucei delegato alla manifestazione, si giocherà tra questi
due crinali armonizzando novità e tradizione, presente, passato e
futuro in un evento che di anno in anno ottiene un sempre maggiore
riscontro da parte del pubblico. “La Giornata della cultura ebraica –
spiega - riscuote in Italia un crescente interesse e partecipazione da
parte della cittadinanza che rappresentano senz'altro il migliore
antidoto contro l'antisemitismo e l'intolleranza. Lo testimonia
l'affluenza ai siti ebraici e alle iniziative promosse per l'occasione
ma anche l'elevato numero delle località ormai coinvolte”. Quest'anno i centri che partecipano sono 59. Assai più numerosi delle Comunità ebraiche italiane. Quasi
il triplo, visto che le Comunità ebraiche sono oggi 21. Proprio per
questo la Giornata della cultura ebraica è diventata in Italia qualcosa
di molto particolare, grazie al coinvolgimento di tantissime località
che nel nostro territorio conservano memorie importanti di vita ebraica
pur in assenza di strutture comunitarie. Come si è raggiunto quest'obiettivo? Il
merito va ai numerosissimi volontari che ogni anno dedicano tempo ed
energie preziose alla riuscita dell'evento. A loro va il mio più
sentito ringraziamento. Senza il loro apporto la manifestazione non
sarebbe possibile e soprattutto non sarebbe stato possibile diffonderla
fino a questo punto. Sono infatti i volontari a garantire gli aspetti
organizzativi e di offerta culturale sia nelle Comunità ebraiche sia
nei tanti luoghi dove non vi è più una presenza ebraica. Un altro
doveroso ringraziamento va alle autorità e alle amministrazioni locali
che contribuiscono all'iniziativa e si fanno parte attiva nella sua
promozione. Questa decima edizione vede tra l'altro l'arrivo di un ulteriore patrocino. All'alto
Patronato del Presidente della Repubblica e al patrocinio del ministero
dell'Istruzione, dell'università e della ricerca e del ministero per i
Beni e le attività culturali e del ministro si è aggiunto quest'anno il
patrocinio del ministero per le Politiche europee. Un segnale
significativo del valore sovranazionale dell'evento. La
novità di quest'anno riguarda il Sud. La città capofila della Giornata
della cultura ebraica sarà Trani dove si aprirà il primo Festival di
cultura ebraica “Negba – Verso il Mezzogiorno” che coinvolgerà anche
altri centri pugliesi. Quale significato riveste quest'iniziativa per
il mondo ebraico italiano? La rinascita delle antiche
comunità ebraiche del Mezzogiorno, come Trani e Sannicandro, è un
fenomeno esiguo dal punto di vista numerico ma può essere interpretato
come un segnale di un vigoroso e palpabile sentimento dello spirito
ebraico che vuole e può recuperare il tempo perduto. Tante famiglie e
tanti individui vanno riscoprendo il loro legame con l'ebraismo, la
cultura ebraica, l'identità e le loro tradizioni. Non c'è occasione
migliore della Giornata europea della cultura ebraica per riflettere su
questa vicenda appassionante e comunicare alla cittadinanza cosa
significa essere ebrei oggi in un paese come l'Italia dove l'ebraismo
vanta una presenza secolare.
Daniela Gross
Redazione aperta - Una giornata con Rav Benedetto Carucci "Il giornalista deve formare o informare"?
Chi scrive lo
deve fare per informare i suoi lettori o anche per formarli?
Esistono, se si vuole fare giornalismo ebraico, specifici vincoli posti
dalla prospettiva della nostra cultura, o anche in questo ambito deve
prevalere esclusivamente il principio della libertà di stampa e
di coscienza? Questo uno dei moltissimi temi di discussione suggeriti alla nascente redazione dal Rav Benedetto Carucci Viterbi,
ospite a Trieste per incontrare i giornalisti praticanti e alcuni
membri della comunità. Lo si poteva incrociare, passeggiando per le
stradine di Lubjana vecchia con la guida straordinaria di una
giornalista triestina di lingua slovena, Elisabetta Tomsic,
che ha svelato alla redazione molti segreti di questa nuova
affascinante capitale della nuova Europa. O mentre discuteva
affabilmente di etica e religione, di Dostoevskij e rock americano
(nella fattispecie di Bruce Springsteen, lo chiama con disinvoltura
“the boss”). Rav Carucci Viterbi si conferma un interlocutore
stimolante, aperto e amichevole, uso all’insegnamento e al confronto
coi giovani, sempre arguto nelle osservazioni. Non predica teorie
chiuse e precostituite ma pone domande aperte, non solo consente ma
impone la riflessione. Gli argomenti trattati sono i più vari: si
parla di lashon harà (maldicenza), si ragiona sul caso D’Addario alla
luce degli scritti del pensatore Chafez Chaim sulla maldicenza. Viene
discussa l’insidiosità della questione demografica per l’ebraismo
italiano e le politiche da adottare al riguardo. Si assiste anche
a un’autocritica, che coinvolge il rabbinato italiano nel suo
complesso; il Rav rileva un deficit di comunicatività nella classe dei
nostri leader religiosi, un conservatorismo che riguarda sia le
modalità che i contenuti del messaggio proveniente dal magistero, il
quale rischierebbe di essere interpretato dalla gente comune come una
deriva rigoristica. Questa preoccupazione del Rav Carucci Viterbi
riguarda una tendenza cui ha accennato anche il Rav Riccardo Di Segni,
ventiquattr’ore prima, nella medesima sede. Tali considerazioni sono
probabilmente all’origine di due idee emerse nel corso della giornata,
finalizzate entrambe a coinvolgere nel dibattito pubblico e magari
anche provocare i nostri rabbini su argomenti spinosi e attuali,
d’interesse comune per la comunità ebraica italiana. Una s’ispira ad
una rubrica del settimanale ebraico americano “Moment”, nella quale
viene rivolta la stessa domanda a dodici rabbini, volutamente
eterogenei (hortodox, conservative, reformed). Poi si analizzano e
dibattono le divergenze e le convergenze di opinioni. L’altra è di
pubblicare ogni domenica tutte le derashot del sabato mattina
pronunciate nelle diverse sinagoghe, in modo da offrire agli ebrei un
contatto intellettuale diretto e continuo con la classe rabbinica nel
suo insieme. Ritorna anche un altro problema sollevato già dal Rav
Di Segni: quello dell’ “identità patologica” dell’ebraismo nostrano,
della percezione falsata o incompleta che ha di sé. A questo proposito
il Rav Carucci Viterbi lamenta la tendenza a insistere smisuratamente
su alcuni “tormentoni”: su tutti, l’antisemitismo e la Shoah. Al di là
del pur reale pericolo d’inflazionare l’argomento sminuendone la
portata, preoccupa l’esigenza di mascherare con questo l’incapacità di
una seria riflessione sulla nostra natura e sulle nostre prospettive
adesso e qui. E di ciò deve tener conto, chi fa informazione. I lavori proseguono con una lezione del professor Claudio Luzzati,
docente di psicologia fisiologica presso l’Università Bicocca di
Milano. Ripercorre la storia delle teorie sul rapporto mente-corpo,
partendo dall’arcaica ipotesi cardiocentrica, professata da Aristotele
e dai suoi seguaci fino al sedicesimo secolo, che pone nel cuore la
sede dell’anima umana. Passando poi per Ippocrate, Galeno, Cartesio e
la sua ghiandola pineale, arriviamo fino a Freud e alle neuroscienze
moderne (che notiamo essere quasi a esclusivo appannaggio giudaico),
fino a Jakobson e Chomsky e i lori modelli cognitivi. Studiare i
meccanismi psicofisiologici del linguaggio si rivela un argomento
affascinante ma anche inesauribile in un sola lezione, cui ci
ripromettiamo di dare un seguito nel corso della settimana.
Manuel Disegni
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La cultura e l’agricoltura in Egitto
Il ministro egiziano della cultura, il signor Hosny, ha spiegato che
fare se per assurdo fossero scoperti libri israeliani nella biblioteca
di Alessandria. “Li bruciamo”, ha illustrato. Adesso incuriosisce
capire cosa propone il ministro egiziano dell’agricoltura nel caso che
gruppi di pompelmi israeliani vengano sorpresi in un bar del
Cairo.
Il Tizio della Sera
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Che
sia stata una vera gaffe sarà il tempo a dirlo. Intanto, ieri, il
segretario di stato americano, la signora Clinton, ha aperto per la
prima volta alla possibilità che l’Iran un giorno possa avere armi
nucleari. E ha avanzato la proposta di costruire un ombrello nucleare
per i Paesi del Golfo, così da ridimensionare una ipotetica azione
offensiva di Teheran. Sulla Stampa
Maurizio Molinari racconta la lunga giornata del segretario Usa e la
corsa alla smentita da parte dei suoi portavoce. Sempre sul quotidiano
di Torino, la risposta di Israele, che per bocca del ministro Dan
Meridor critica la Clinton: “Vanno fermati molto prima”. Anche la Francia, intanto, fa la voce grossa. Parigi ha convocato l’ambasciatore israeliano per richiedere, scrive l’Osservatore Romano,
di bloccare gli insediamenti a Gerusalemme Est. La parola della Francia
si aggiunge così a quella dell’Onu, della Russia e degli Stati Uniti.
La risposta di Israele è già nota. Bibi Netanyahu ha dato in più
occasioni parere negativo. Il governo israeliano ha in questi
giorni riformato i testi scolastici, eliminando dagli studi la parola
“nakba”, che ricorda ai palestinesi il grande esodo durante il primo
conflitto arabo-israeliano. Un provvedimento, questo, che rende ancor
più tesi i rapporti tra le due popolazioni. Il Corriere della Sera, intanto, propone la storia di Khaled Ksad Mahamid: un professore tra i palestinesi che racconta la vera Shoah. Divertente, tutto da leggere, l’articolo della Repubblica
dal titolo: “Caro Dio ti scrivo su Twitter. Così pregano al Muro del
Pianto”. Twitter è un sistema di microblogging che si inserisce
nell’universo dei social network di internet. E’ un sito dove è
possibile lasciare dei piccoli post, dei messaggi, di 140 caratteri al
massimo. Un modo diverso per infilare un pensiero tra le pietre del
Muro. Sui giornali compaiono oggi numerosi articoli che annunciano la Giornata europea della cultura ebraica (Repubblica, Messaggero, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno). Delle 59 città coinvolte il 6 settembre Trani sarà capofila.
Fabio Perugia |
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notizieflash |
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Israele, Maccabi Haifa vicino al sogno Champions Haifa, 23 lug - Si
avvicina il sogno di vedere nuovamente una squadra israeliana giocare
nella Uefa Champions League, a distanza di 6 anni dall’ultima
partecipazione. Il Maccabi Haifa si è infatti facilmente sbarazzato
(6-0 e 4-0 il punteggio della doppia sfida) dei non irresistibili
irlandesi del Glentoran nel secondo turno preliminare della
competizione. “ È stato fin troppo facile. Siamo una squadra forte e ve
ne accorgerete.” il commento di Elisha Levy, allenatore della squadra.
Il prossimo avversario saranno i kazaki dell’Aktobe, squadra anch’essa
ampiamente alla portata del Maccabi. Sarà quello il penultimo scoglio
da affrontare, prima del quarto ed ultimo preliminare di agosto.
Israele
- Usa, per l'ambasciatore Oren
"Non c'è crisi, ma
solo qualche divergenza"
Tel Aviv, 23 lug - L'ambasciatore
israeliano a Washington, Michael Oren, interpellato dalla Radio statale
sui rapporti fra il governo Netanyahu e l'amministrazione Obama alla
luce delle recenti polemiche sugli insediamenti ebraici nei territori
palestinesi sfociate, giorni fa, nell'insolita convocazione dello
stesso ambasciatore e nella protesta formale americana contro un nuovo
progetto edilizio a Gerusalemme est ha dichiarato che fra Israele e
Stati Uniti "non c'é crisi", ma solo alcune "divergenze molto
specifiche" che le parti stanno cercando di superare in un clima di
"buona volontà". "Mi dispiace deludervi - ha affermato Oren alla
domanda dell'intervistatore sull'argomento -, ma non c'é crisi nelle
relazioni fra Israele e Usa". "Qui si parla di disaccordi su singoli
soggetti, molto ma molto specifici", ha minimizzato, e ha assicurato
che "la nostra resta un'alleanza estremamente profonda" e che si sta
lavorando con "buona volontà" anche sulle divergenze per "superarle
presto". L'istituto di studi strategici di Tel Aviv, uno dei più
autorevoli centri di analisi del Paese in materia di politica estera e
di difesa, ha invece sostenuto - in un rapporto pubblicato ieri - che
Israele e Usa rischiano la "collisione" se il governo israeliano non
assumerà un'iniziativa politica concreta - più in sintonia con la linea
dell'amministrazione Obama - per rilanciare il processo di pace con i
palestinesi e, possibilmente, anche con la Siria.
USA: Il sistema missilistico di difesa israeliano ArrowII testato dal Pentagono Washington, 23 lug - Il
Pentagono ha reso noto che il sistema missilistico di difesa israeliano
Arrow II è stato testato al largo della costa della California missile.
Secondo il Pentagono alcuni problemi tecnici hanno impedito il lancio
del sistema di intercettazione. In parte sottoscritto da Washington, il
sistema Arrow è progettato per difendere Israele da attacchi
missilistici da parte della Siria e dell'Iran.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
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