se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui |
|
|
 |
|
L'Unione informa |
|
|
|
28 luglio 2009 - 7 Av 5769 |
|
 |
|
| |
|
alef/tav |
|
|
 |
|
 |
Roberto
Della Rocca, rabbino |
Domani sera e giovedì mattina leggeremo mestamente e seduti a terra il libro di Ekhà,
le lamentazioni sulla distruzione del Tempio e sulla tragedia
dell'esilio. Questo libro biblico è scritto per la maggior
parte in forma acrostica e cioè il primo verso inizia con la alef, il secondo con la bet e cosi’ via.. C’è tuttavia
un’eccezione. Il verso che inizia con la lettera pe precede
quello che inizia con lettera ain. Nell'alfabeto ebraico, viceversa,
la lettera ain precede la lettera pe. Nella lingua ebraica pe significa anche 'bocca' e ain vuol dire 'occhio'. Il
primo Tisha Beav della storia ebraica fu quando gli esploratori
relazionarono sulla loro missione mostrando di essere già partiti
con una idea prevenuta sparlando di Eretz Israel ancor
prima di averla vista. La radice di ogni esilio e di ogni distruzione,
di cui Tisha Beav resta paradigma, sta nel far precedere la bocca agli
occhi, giudicare ancor prima di vedere, origine di ogni pregiudizio e
di ogni posizione precostituita. |
 |
Le arti che impariamo nel corso della vita sono apprendistati. La sola grande arte da apprendere è la vita. |
Vittorio Dan Segre,
pensionato |
 |
|
|
 |
|
|
torna su |
davar |
|
|
|
|
Giornata della cultura ebraica Da Trieste un messaggio d’accoglienza
Trieste
città di confine, che da sempre ha fatto della multiculturalità il
proprio punto di forza, rilancia, in occasione della Giornata europea
della cultura ebraica, un forte messaggio nel nome della accoglienza e
della solidarietà tra i popoli. Saranno infatti questi i temi al centro
del ricco programma presentato in una conferenza stampa al Palazzo del
Municipio. L’evento, che declina il tema nazionale delle feste e
tradizioni, focalizzandosi sulla conoscenza e l’accoglienza dell’altro,
proporrà tra il 5 e il 6 settembre, una serie di iniziative di
approfondimento religioso, artistico e culturale. A organizzare le
manifestazioni, la Comunità ebraica di Trieste con l’Associazione
WeDoCare, la collaborazione della Fondazione Glocal Forum Italy e della
Cattedra Unesco Giovanni XXIII sul pluralismo religioso e la pace, il
sostegno di Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio e il
coinvolgimento di altre minoranze e comunità religiose, parte
integrante dell’identità cittadina. “Trieste deve molto alla
Comunità ebraica, che ha avuto un ruolo fondamentale nel suo sviluppo -
spiega il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza - La Giornata europea
della cultura ebraica diventa così un’occasione non soltanto per
celebrare questo contributo, ma anche per dimostrare come Trieste sia
capace di rappresentare un vero e proprio laboratorio di convivenza,
crogiuolo di razze e popoli”. La propensione all’accoglienza della
città si intreccia quindi a quella insita nella tradizione ebraica, in
cui la parola acher , “l’altro”, contiene la parola ach, “fratello”, a
delineare il leit motiv delle iniziative in programma nella Giornata
della cultura. “Quest’anno la Giornata europea della Cultura
ebraica celebra il suo decimo anniversario –dice il presidente della
Comunità ebraica di Trieste Andrea Mariani - Da sempre questa
iniziativa riscuote un grande successo sia a livello nazionale che
locale. La novità da evidenziare in questa edizione è la condivisione
tra la Comunità ebraica, il Comune, la Provincia di Trieste e la
Regione Friuli Venezia Giulia nel promuovere e sostenere un programma
articolato che coniuga sia il profilo dell’evento, sia il significativo
contenuto delle diversità religiose caratterizzanti la ricchezza
esemplare della triestinità”. “La volontà comune – conclude Mariani - è
di segnare una fondamentale tappa nella prospettiva di una visione
futura aperta; un impegno collettivo all’ottimismo, soprattutto per
quanto riguarda il senso di giustizia, di progresso, di tolleranza e di
dignità per tutti gli esseri umani.” La manifestazione si
aprirà con una celebrazione pubblica dell’Havdalah, momento che segna
l’uscita dello Shabbat, sabato 5 settembre alle 20.32, alla presenza
delle autorità religiose e cittadine in piazza Giotti, davanti alla
Sinagoga. L’evento proseguirà domenica 6 settembre con una
preghiera ecumenica guidata dalla Chiesa Serbo Ortodossa con il
coinvolgimento di tutte le comunità cristiane della città, e un
dibattito sul tema dell’accoglienza e della convivenza. Tra le
personalità di spicco Haim Baharier, uno dei principali studiosi di
ermeneutica biblica e di pensiero ebraico in Italia; Amfilohije
Radovic, metropolita di Crna Gora e Primorje, assoluta figura di
riferimento della Chiesa Ortodossa e l’antropologo Marco Aime. La
rassegna si chiude alle 21 in piazza Giotti, con un concerto di grande
qualità ed eleganza, che ha lo scopo di fondere culture, religioni,
sonorità, con musiche ebraiche, macedoni, jugoslave, arabe, a cui
partecipano l’israeliano David D’Or, Bilja Krstic, il Dragan Dautovski
Quartet e Miriam Tukan. A latere dell’evento, infine, sarà
possibile visitare due mostre, ospitate nei luoghi ebraici della città.
Al Museo ebraico Carlo e Vera Wagner, di via del Monte 7, la mostra
fotografica a cura di Yad Vashem, dal titolo Besa, un codice d’onore -
Albanesi e musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah. Il
Museo della Shoah di Gerusalemme documenta la straordinaria vicenda che
negli anni della seconda guerra mondiale vide la popolazione albanese
musulmana proteggere e mettere in salvo dallo sterminio oltre duemila
ebrei in nome di un antico ideale d’accoglienza e solidarietà (aperta
poi fino al 15 ottobre). Nella Sinagoga di piazza Giotti,
invece, è ospitata la mostra Memorie di pietra: una carrellata di
fotografie d’epoca inedite a ricostruire la Trieste ebraica cancellata
dallo sventramento edilizio degli anni Trenta. Immagini tratte dalle
collezioni di Claudio Ernè e Fulvio Rogantin (fino all’8 novembre).
Rossella Tercatin
Redazione Aperta – Lorenzo Del Boca "Quale futuro per la carta stampata"
"Un ottimo liquore dopo un buon pranzo". Questa la metafora semplice ma efficace con cui Lorenzo Del Boca (nella foto di Giovanni Montenero assieme alla redazione del portale),
presidente dell'Ordine dei giornalisti, descrive come dovrebbe essere un giornale ai giovani praticanti della redazione di Moked. La
stampa italiana, racconta, sta perdendo gradualmente la sua credibilità, cerca di
stupire e scioccare il lettore con titoli teatrali e informazioni di
discutibile interesse. Persino le notizie sul tempo vengono
drammatizzate fino all'eccesso. "Verso la grande alluvione. La pianura
padana verrà sommersa" per un paio di giorni di pioggia intensa, "il
Sahara arriverà fino alle Alpi" quando il termometro segna trenta gradi
per più di cinque giorni. Il risultato di questa politica editoriale, sottolinea Del Boca,
non è però quello sperato: i lettori diminuiscono, in Italia si comprano
circa cinque milioni di giornali al giorno a fronte di una popolazione
di sessanta milioni. Nulla se si pensa a paesi come la Germania, in cui
un singolo quotidiano vende sei milioni di copie. In
realtà non sono solo i nostri giornali a passarsela male, la crisi sta
toccando la stampa a livello internazionale. Le notizie, in particolare
grazie a internet, arrivano in tempo reale, sappiamo subito cosa
succede all'altro capo del mondo. "Stavo guardando la televisione -
racconta il presidente Del Boca - quando ho visto che in Argentina si
stava svolgendo una protesta di piqueteros (principalmente disoccupati)
che manifestavano davanti alla Casa Rosea, il Parlamento argentino. Ho
chiamato dei miei amici che stavano a Buenos Aires per capire cosa
stava succedendo e questi erano assolutamente all'oscuro di tutto". Altro esempio, ricorda, è l'11 settembre. Quanti, si chiede, hanno ricevuto la notizia
tramite amici o parenti che dicevano " Hai visto cos'è successo? Presto
accendi la televisione". Le notizie corrono nell'aria e per i giornali
è difficile stare al passo, uscire con una notizia ventiquattro ore
dopo l'accaduto quando già tutti sanno è evidentemente un problema.
L'informazione è vecchia ancora prima di uscire. Che
futuro si prospetta dunque per la carta stampata? Dobbiamo scriverne il
necrologio o c'è una possibilità di sopravvivenza? Del Boca
presenta due tesi: da una parte il sociologo Philip Meyer che parla
di Vanishing Newspaper e prospetta la progressiva scomparsa dei
giornali cartacei. Dall'altra il professor Derrick de Kerckhove secondo
cui una nuova tecnologia non necessariamente assorbe quella precedente,
basti pensare alla bicicletta che sopravvive nonostante auto e motorini
imperversino nelle nostre strade. La
soluzione di Del Boca è impegnativa, ma possibile e si rivolge
soprattutto ai giornalisti: non potendo combattere con il tempo,
bisogna puntare alla qualità. L'affermazione "un giornalista non si fa
con la testa ma con i piedi", dice, è anacronistica. Chi scrive deve avere una
profonda conoscenza della questione, in modo da presentare al lettore
una chiave interpretativa chiara e definita che renda agevole la
comprensione degli eventi. Il giornalista non può più essere un
tuttologo ma deve costantemente aggiornarsi e studiare. "Nessun chirurgo
- conclude - opera con le tecniche apprese all'inizio della sua carriera". Insomma, la situazione
è assai poco rosea ma non serve cadere in inutili catastrofismi. Il
futuro della professione è nelle mani dei giornalisti e le nuove
generazioni devono darsi da fare per dare al lettore quel buon liquore a
fine pasto.
Daniel Reichel
Redazione aperta - Due storici italiani tra cultura ebraica e giornalismo
Giornalismo
e storia. In che modo hanno a che fare queste due discipline
apparentemente così distanti? Ne discutono in un afoso pomeriggio
triestino i componenti della nascente redazione dell’Unione insieme a
due celebri storici italiani, Anna Foa e Giacomo Todeschini (nella foto in alto),
rispettivamente docenti di storia moderna alla Sapienza di Roma e di
storia medievale all’Università degli studi di Trieste. Entrambi sono
notoriamente esperti di storia dell’ebraismo, la prima nostra preziosa
collaboratrice, il secondo redattore del capitolo dedicato al popolo
ebraico nell’ambito dell’enciclopedica opera sulla cultura italiana
edita recentemente dalla Utet a cura del genetista Luigi Luca Cavalli
Sforza. Una conoscenza approfondita della storia, qualunque sia il
campo di applicazione, lungi dal consentire solamente compiaciuti
sfoggi di erudizione, sottolineano i due storici, appare un potente strumento della lotta al
pregiudizio, immancabile e indelebile macchia di ogni cultura. La
capacità di “reperire la data di nascita di un’idea, di un concetto, di
uno stereotipo o di un’ideologia significa storicizzare tale
concezione”, e quindi relativizzarla. Circoscrivendola nel suo preciso
contesto storico, riconducendola all’interno dei suoi limiti culturali
e comprendendone le cause sociali, c’impossessiamo dunque dell’unico strumento
in grado di sfatarne la pretesa assolutezza o ‘naturalità’, e al
contempo di “svelarne l’anacronismo e l’inadeguatezza”. In buona
sostanza nessuno più di uno storico ha le competenze per delegittimare
in maniera critica un pregiudizio o un’ingiustificata “sopravvivenza
culturale”. C’è
un senso, dice Todeschini, in cui “si può dire che tutto
è storia”: anche un articolo di giornale è a suo modo
un’interpretazione
di un dato momento della realtà sociale. Perciò “nessun giornalista
serio può prescindere da un confronto con la storia, con la storia del
linguaggio che utilizza e con quella della situazione che analizza”. Ai
due professori viene proposta la questione sollevata in parte già da
Rav Riccardo Di Segni e da Rav Benedetto Carucci Viterbi, per cui la cultura ebraica sarebbe vittima di un eccessivo storicismo.
Segnalavano infatti i Rabanim un’esigenza ossessiva della cultura
ebraica contemporanea di fare riferimento alle vicissitudini passate,
in particolare alla Shoah, interpretando ciò come sintomo di
un’”identità patologica”, dell’incapacità di riflettere compiutamente
sul proprio presente e soprattutto sul proprio futuro. Se è vero, dicono i due storici, che “noi siamo la nostra storia”, che la
nostra identità è inevitabilmente determinata dal nostro trascorso, è
altresì “sbagliato e pericolosissimo identificare la storia
dell’ebraismo con la storia dell’antisemitismo”. Significherebbe
“metastoricizzare l’ebraismo”, cioè rendere il popolo ebraico un
soggetto al di sopra o al di fuori della storia, considerarlo come
sempre uguale a se stesso, oggi come al tempo di Avraham, immutabile.
Gli ebrei in realtà sono stati sempre un soggetto profondamente calato
all’interno della storia, gruppo vitale e in continua trasformazione,
veri protagonisti del progresso delle società con cui e in cui hanno
vissuto. Negare questo è negare ogni positività alla cultura ebraica.
“Questo è antisemitismo”, dicono, anche quando si ammanta di pietismo come
spesso accade nella cultura cattolica. È quindi vero che l’identità
ebraica è oggigiorno pericolante, ma tentare di agganciarla alla Shoah
e alle millenarie persecuzioni non può che aggravare questa condizione.
E si badi che tale tendenza va combattuta su due fronti: quello interno
e quello esterno (prevalentemente cattolico/occidentale). Non
per questo però si deve incorrere nell’errore opposto, quello di legare
l’identità ebraica solamente alla religione, dice Anna Foa. C’è tutto un mondo laico
all’interno dell’ebraismo da non sottovalutare: dimenticare
l’importanza di questa cultura sarebbe un’omissione storica
imperdonabile. E qui gli esempi si sprecano. Viene ricordato il
fondamentale contributo degli ebrei al pensiero filosofico, teologico,
scientifico, sociale e politico (Todeschini nota che gli ebrei furono
tra i primi a negare la sacralità del potere temporale). Ma si potrebbe
proseguire con la letteratura, la gastronomia , il cinema…. È questa
l’essenza positiva della cultura ebraica.
Manuel Disegni
Italian journalists offer to mediate Israel’s return to international union
Rome
— Italy prides itself on its reputation for successful mediation in
international conflicts. On this premise, it has now stepped in to
attempt a solution for an issue perceived by Israel as well as some
Italian journalists, as motivated by bias. Following heated
criticism in the Italian press of the recent expulsion of the National
Federation of Israeli Journalists (NFIJ) from the International
Federation of Journalists (IFJ), the Secretary General of the
Italian Federation (FNSI), Franco Siddi, has sent a letter to his
Israeli counterpart extending “ a warm and sincere invitation” to meet
either in Rome or Israel, offering his union’s services for mediation
in hearing the rift. “We have always greatly appreciated the
autonomy of the Israeli press and want to make clear that we harbor
absolutely no anti-Israel sentiments,” Siddi told The Jerusalem Post.
“We want to bulid bridges, otherwise any talk of ethical principals
becomes empty propaganda.” Although the Israeli NFIJ Federation
feels it was expelled for political reasons, Aidan White, secretary
general of the IFJ, stated in a note that “ The decision to expel was
financial alone... the Israeli union has not paid any fees at all since
2005...the longest time in debt of any union in the IFJ.” Other
unions expelled in recent years for not paying dues include Chile,
Macedonia, Moldova, Serbia, Korea, Kenya and Thailand, White said. The
decision was unanimous and “ the Executive Committee did not discuss
any political related issues when it dealt with these matters”, said
White, although he admits there have been “ disagreements over IFJ
criticism of the Israeli state, but only on matters related to military
attacks on media and free movement of journalists.” While the
Israeli union feels the IFJ’s report on Operation Cast Lead was biased
because it failed to contact Israeli sources, White states the focus of
the mission was purely on” the conditions and circumstances of
Palestinian journalists and media.” He recognizes that “ Israeli
journalists have sought to report the crisis fairly under difficult
conditions” and “ they, too were victims of the media blockade imposed
by Israel. In another Italian attempt to solve the situation —
mainly by circumventing the IFJ and considering the creation of a new
regionai body — Lorenzo Del Boca, president of the National Order of
Italian Journalists in cooperation with the Israeii Embassy, organized
a meeting in Rome last week with five individual Israeli journalists
including Haim Shiki (a member of the NFIJ Israeli Union), Arik Bacha
(secretary general of the Israel Press Council), and Yosi Bar-Moha
(director general of the Tel Aviv Association). Del Boca was invited to attend the Eilat annual meeting of the Israeli press in November. Del
Boca’s guild, the National Order, is a later offspring of the
101-year-old Italian Federation (FNSI), and was created to deal with
qualifying exams for prospective journalists and related issues.
Strictly speaking, unlike the FNSI, which represents the broader union
interests of all Italian journalists, it has no bargaining power with
the IFJ. The FNSI, said Siddi, boasts a long history of actively
supporting freedom of speech. During the Cold War years, he recalls,
the FNSI was a neutral meeting ground for discussions between the
Western and Soviet block journalistic unions. Siddi would like to
avoid the defeat of a split-off of the Israeli journalists from the
IFJ. He feels it is very important that Israel’s union be reintegrated
into the international federation. If there are problems, let’s
face them openly” he said. “We would welcome a meeting between the FNSI
and the Israeli NFIJ, either in Italy or in Israel, to examine all
issues and work towards a solution to present to the IFJ.” Siddi
also made these points at a young Italian Jewish journalists seminar
currently taking place in Trieste, where he was a guest speaker. Whether
or not the financial issue is based on bias is one of the problems that
remains to be solved. Israel is the only country in its region to be
charged the same annual fees as European countries. Israel has
contested this evaluation. Politically, since the Israeli press is
among the most independent in the worid, it also demands higher
representation in the IFJ’s organs and more possibiiities for contacts
with journaiistic coiieagues from Jordan, Egypt, Syria, Lebanon, Iran,
and so on. A financial compromise ( waiving past dues but
maintaining the higher rate in the future, with a small discount) has
been offered, but it isn’t clear whether the Israeli journalists are
willing to accept this.
Lisa Palmieri Billig, Jerusalem Post, 27 luglio 2009
|
|
|
|
|
torna su |
pilpul |
|
|
|
|
Diversi orientamenti politici e religiosi, ma analoghe proposte di legge sull'uso del burqa
Il 22 giugno scorso, il Presidente della Repubblica francese Sarkozy,
parlando davanti alle due Camere riunite, ha rilanciato il dibattito
sull’uso del burqa, esprimendosi a favore di una legge che ne vieti
l’uso, in quanto “simbolo dell’asservimento della donna”. In
Italia, pochi giorni dopo, il senatore Malan ha presentato una proposta
di legge recante “Nuove norme in materia di travisamento in luogo
pubblico” (A. S. 1650). E’ (almeno) la terza proposta di legge in
materia, che fa seguito a quelle presentate a prima firma dei deputati
Souad Sbai (il 6 maggio di quest’anno, con il n. 2422) e Paola Binetti
(all’inizio della legislatura, il 30 aprile 2008, con il n. 627), le
quali hanno anche titoli molto più espliciti: “”Modifica all’articolo 5
della legge 22 magio1975, n. 152, concernente il divieto di indossare
gli indumenti denominati burqa e niqab” si intitola la proposta della
Sbai; “Modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, in
materia di utilizzo di mezzi, anche aventi connotazione religiosa, atti
a rendere irriconoscibile la persona” (Binetti ed altri). Riservandomi
di entrare nel merito delle proposte in altra occasione, è interessante
notare come esse provengano da parlamentari di diverso orientamento: la
prima ad assumere l’iniziativa, insieme ad altri sette deputati (Bobba,
Malgaro, Colaninno, Farinose, Grassi, Mosella e Sarubbi) è stata la
parlamentare del partito democratico Paola Binetti, nota per le sue
posizioni cattoliche. A distanza di un anno analoga iniziativa è stata
assunta dalla deputata del Popolo della libertà Souad Sbai, musulmana e
presidente (dal lontano 1997) dell’Associazione donne marocchine in
Italia (la sua proposta è stata firmata anche dall’onorevole Manlio
Contento). L’ultimo della piccola lista è il senatore del Popolo della
libertà Lucio Malan, di confessione valdese. Dunque da entrambi
gli schieramenti e da parlamentari di diverse fedi religiose giungono
proposte che, pur nella diversità degli accenti, hanno come comune
denominatore, più esplicito nelle proposte di iniziativa femminile,
quello di affrancare le donne da costumi che ne evidenziano la
condizione di asservimento agli uomini, anche con l’obiettivo di
garantire la sicurezza dello Stato.
Valerio Di Porto, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
|
|
|
|
|
torna su |
rassegna stampa |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Anche
oggi poche notizie. Da leggere quella del Giornale, che appariva già
ieri sui giornali israeliani, per cui i bambini della striscia di Gaza,
nei loro campeggi estivi gestiti dalla faccia "buona" e "sociale" di
Hamas sono intrattenuti da spettacolini in cui loro stessi
rappresentano allegramente il rapimento del soldato israeliano Shalit:
un piccolo pezzo dell'educazione all'odio che ininterrottamente viene
esercitata negli ambienti palestinesi, a Gaza come nei territori. Una
seconda notizia riguarda l'Unione Europea, che a quanto afferma il
ministro Frattini, non intende boicottare l'insediamento di
Ahmadinejad alla sua nuova presidenza derivata da elezioni che pure
tutto il mondo ha giudicato truccate (notizie sul Corriere). La ragione
sarebbe che l'UE non vuole un cambio di regime ma solo un cambio di
politiche in Iran; in realtà è l'ennesimo atto della rinuncia europea e
ancor di più americana ad appoggiare almeno un po' coloro che in Iran
si battono per la libertà e sono sottoposti a una terribile
repressione, mentre il regime si dilania sul controllo della ricchezza
collettiva (Da Rold sul Sole 24 ore). L'inerzia o peggio
dell'Occidente rispetto all'Iran segna anche le trattative americane
con Israele, che secondo Il Foglio hanno l'obiettivo assai poco
ambizioso di "prendere tempo" non sapendo cosa fare dopo la politica di
"engagement", mentre nell'incontro con l'inviato americano Mitchell il
ministro della difesa israeliano Barak ha ripetuto ben tre volte che
con l'Iran "tutte le opzioni sono sul tavolo", inclusa quella militare.
Nel frattempo i giornali (Messaggero, Il Sole) sottolineano che il
numero di israeliani insediati oltre la linea verde del cessate il
fuoco del '49 ha superato la quota di 300 mila (ma i dati inclusono per
esempio i quartieri di Gerusalemme costruiti dopo il '67, che Israele
considera parte del suo territorio nazionale. Un'ultima
notizia degna di riflessione appare su Libero, sembra che il re del
Marocco, dopo un'approfondita riflessione durata oltre sessant'anni si
sia deciso a riconoscere che c'è stata la Shoah: sembrerebbe un ritardo
insopportabile e invece è un atto isolato nel mondo arabo perché molto
all'avanguardia nella ricerca di rapporti normali col mondo ebraico.
Anche questo strano ritardo in anticipo merita riflessione in chi vuole
spiegare le dinamiche della storia contemporanea del medio oriente.
Ugo Volli
|
|
|
|
|
torna su |
notizieflash |
|
|
|
|
Italian Jews training to work in Jewish media
Roma, 27 lug -
Italy's
Jewish community is running a first-of-its-kind seminar to train young
journalists for work in the Italian Jewish media.The workshop is the
latest move in a concerted program by Jewish leaders in Italy to
upgrade Jewish information, for the community and the general
public.During the two-week seminar, which began Sunday near Trieste,
five young journalists are holding hands-on training sessions with
professionals from the Jewish and mainstream media. The participants
are from Florence, Venice, Turin and Milan. Other recent initiatives
have been the launch of a Jewish information portal,
http://www.moked.it, and the publication in May of the first edition of
what is planned as a periodic national Jewish newspaper. Renzo
Gattegna, president of the umbrella Union of Italian Jewish
Communities, said he hoped the seminar would "be useful in reinforcing
structures that are weak and sometimes not very efficient": Giornalisti: Del Boca alla redazione di moked.it "Inpgi in pericolo per i tagli dovuti alla crisi" Trieste, 27 lug - Per
il presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca, "le
centinaia di prepensionamenti possono mettere in pericolo i conti
dell'Inpgi", l'Istituto della previdenza dei giornalisti. "C'é il
pericolo - ha detto Del Boca, interpellato a Trieste a margine di
un incontro con la redazione del portale dell'ebraismo Moked.it - che i
conti non siano più in equilibrio. Se ci sono centinaia di colleghi con
una pensione relativamente alta che entrano in pensionamento, significa
che l'Inpgi avrà un esborso significativo, inaspettato e improvviso,
che non sarà sostituito da assunzioni" nelle aziende editoriali.
Secondo Del Boca, "il problema non è soltanto quello dell'equilibrio
dei conti, ma è della gestione della professione. Io chiedo come faceva
il presidente Ciampi di tenere la schiena dritta e la testa alta. Ma
come si può farlo - ha continuato - quando non c'é la certezza di
un'assunzione, quando nella migliore delle ipotesi si è assunti a tempo
determinato e nella peggiore si prendono due euro lordi a pezzo? Il
giornalista è una persona, ha bisogno di mangiare, ed essere preda di
uno che ti offre un pranzo e una cena pone problemi significativi
sull'indipendenza del giornalistà e quindi sulla libertà della stampa".
|
|
|
|
|
|
torna su |
|
L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo
e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. |
|
|