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L'Unione informa |
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22 settembre 2009 - 4 Tishrì 5770 |
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alef/tav |
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Roberto Della Rocca, rabbino |
La decade con cui si apre il nuovo anno ebraico coincide con gli Aseret Jemè Teshuvà, i dieci giorni di teshuvà, culminanti nel giorno di Kippùr. Ritornare, riparare, rimettere in discussione: la teshuvà è
un po' tutto questo. In un primo momento riguarda evidentemente il
rapporto che ciascuno stabilisce tra se stesso e i propri errori; ma,
fondamentalmente, la teshuvà va
ben oltre il problema del peccato, del giudizio che ciascuno nutre su
ciò che ha fatto o non ha fatto. Il vero problema non può limitarsi
alla contabilizzazione delle proprie colpe. Nella visione ebraica,
peccare non significa soltanto commettere un'infrazione ma, piuttosto,
mancare a se stessi, allontanarsi dall'obiettivo. A questo proposito un
insegnamento rabbinico sostiene che in questi giorni l'uomo viene
giudicato non tanto per ciò che ha fatto, quanto per ciò che non ha
fatto, e che, invece, avrebbe potuto fare. |
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L'arte della vita comincia nel momento in cui incontriamo la verità di chi siamo. |
Vittorio Dan Segre, pensionato |
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davar |
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Quattro generazioni a confronto fra storia e futuro, molte voci per presentare il nuovo libro di Walter Veltroni
1943:
Giovanni 14 anni disegna sul suo album gli ultimi giorni del fascismo,
il bombardamento di Roma del 19 luglio, la deportazione degli ebrei il
16 ottobre. 1963: Andrea, tredici anni, attraversa la città con suo
padre a bordo di un Maggiolino decappottabile. 1980: Luca, 11 anni
registra sulle cassette del suo mangianastri l'anno terribile del
terremoto in Irpinia, del terrorismo, dell'assassinio di John Lennon.
2025: Nina è un'adolescente che vuole costruire la sua vita mantenendo
il ricordo e il bagaglio di esperienze di coloro che l'hanno preceduta.
Quattro giovani ragazzi, quattro epoche diverse quattro capitoli per il
nuovo romanzo di Walter Veltroni, Noi edito da Rizzoli che sarà presentato domani sera alle 20.30 al Palazzo della Cultura, nel cuore del vecchio Ghetto di Roma. Oltre all'autore saranno presenti il Presidente della Comunità Ebraica della Capitale Riccardo Pacifici, Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, Benedetto Carucci Viterbi rabbino e dirigente scolastico delle Scuole Angelo Sacerdoti e Renzo Levi, Leone Paserman già presidente della Comunità di Roma e attualmente Presidente della Fondazione per il Museo della Shoah e Renzo Gattegna Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Una
nuova sfida dunque per Veltroni, sindaco di Roma dal 2001 al 2008 e
segretario del Partito democratico dal 2007 al 2009, questa volta non
politica, ma editoriale. Veltroni ha già pubblicato molti romanzi di
successo fra i quali Senza Patricio (70 mila copie vendute), La scoperta dell'alba, (oltre 250 mila copie vendute tradotto in sette lingue) Aspetta te stesso, Il sogno spezzato, Le aziende in-visibili. Fra i saggi ricordiamo Forse Dio è malato, Che cos'è la politica, La nuova stagione - contro tutti i conservatorismi.
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pilpul |
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Un capodanno nel sottoscala
Un
sottoscala non è il luogo migliore per tenere le funzioni religiose,
eppure la celebrazione di Rosh haShanà svoltasi nel sottoscala della
sinagoga di Pisa è stata intensa, piacevole, partecipata. Si respirava
un’atmosfera diversa - mi è parso - da quella instauratasi
immediatamente dopo il crollo del tetto, con la conseguente inagibilità
della sinagoga. Se prima prevaleva il dolore ed una certa attitudine al
pessimismo, il vedere in questi giorni l’edificio sinagogale già pronto
per gli imminenti lavori ha dato comunque serenità al piccolo gruppo
ebraico pisano, come sempre integrato dagli iscritti provenienti dalla
alta costa tirrenica (Viareggio e Carrara soprattutto) e da turisti
stranieri. Infatti, ed è la prima volta che succede, se i danni sono
stati ingenti, le risorse per fronteggiarli non mancano, grazie alla
sensibilità dell’Unione delle Comunità Ebraiche e agli stanziamenti
della legge n. 175/2005, volta alla salvaguardia del patrimonio
culturale ebraico (che speriamo possa essere rifinanziata anche per i
prossimi anni). Il problema che si è verificato nel tetto esige
interventi radicali e urgenti ma non mancano dunque le risorse
(economiche e umane) per affrontarli. Questa serenità mi sembra abbia
permeato l’atmosfera solenne e festosa del capodanno. La cerimonia
di zeved ha-bat di una bimba appena nata, che è stata così
“ufficialmente” presentata alla comunità, nel sottoscala brulicante
(non capita spesso) di bambini, ha infuso ulteriore ottimismo per
affrontare meglio i lunghi mesi dei lavori, nei quali mi auguro che la
piccola ma vitale comunità sappia trovare la forza (e i luoghi) dove
proseguire le proprie attività, con la costanza che da sempre la
caratterizza.
Valerio Di Porto, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane |
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rassegna stampa |
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Anche
oggi la stampa si occupa dei nostri temi soprattutto per l'incontro
triangolare che dovrebbe svolgersi fra qualche ora alle Nazioni Unite
fra Netanyahu, Obama e Abbas (Uglietti sull'Avvenire, Picasso su Liberal, Tramballi sul Sole).
Il tono generale è pessimista, pochi credono che sia davvero l'inizio
di una trattativa. Ma tutta la stampa ha accettato l'impostazione
palestinese su due punti essenziali: che la West Bank sia già
"territorio palestinese" e che dunque gli insediamenti ebraici siano
"colonie" "illegali" e che le trattative possano riprendere solo con il
loro blocco. Nessuno ricorda che quest'ultimo punto è una condizione in
cui i palestinesi si sono chiusi solo dopo aver percepito l'appoggio di
Obama, mentre fino a un anno fa le trattative c'erano e non si parlava
affatto di questa precondizione (che addirittura sarebbe "il principale
ostacolo alla pace", come abbiamo letto spesso, anche se sotto le
presidenze Clinton e Bush non se ne parlava affatto e la pace era
difficile ugualmente). Quanto all'idea che il territorio al di là della
"linea verde" sia destinato a essere palestinese, esso non ha basi
storiche né legali, e dovrebbe essere eventualmente sancito o corretto
da una trattativa. Particolarmente sbagliata, da questo punto di vista
è la "mappa delle colonie" che Battistini pubblica sul Corriere. L'unica ricostruzione corretta del contesto politico dell'incontro di oggi, dopo quella pubblicata ieri da Fiamma Nirenstein, è di Angelo Pezzana su Libero. Per
verificare l'appiattimento della stampa italiana sulle posizioni
palestinesi, basta confrontare le posizioni che abbiamo citato con
l'intervista al "negoziatore" palestinese Erkat sull'Unità, perfettamente consonante del resto a quella che il Manifesto
pubblica a uno dei soliti ebrei collaborazionisti, quel Jeff Halper che
intrattiene fruttuosi rapporti di amicizia e solidarietà con Hamas e
per il servizio riceve fondi dalle ambasciate spagnole e britanniche in
Israele. Basta il titolo per capire tutto: "Barack [Obama] ostaggio del
congresso, è ora del boicottaggio". Lo pensa anche quello
storico nemico di Israele che è Zbignew Brezinski (già consigliere alla
sicurezza nazionale di Carter, tanto bravo da poter firmare il disastro
iraniano di quella presidenza, che consegnò un alleato storico degli
Usa agli Ayatollah – insomma uno che si può considerare legittimamente
una sorta di vecchio zio di Ahmadinejad), Liberal,
a firma di Pierre Chiartano, riporta la traduzione di un articolo del
Jerusalem Post a da cui risulta che l' "autorevole" ex consigliere (ma
forse ancora oggi consigliere di Obama) ha pubblicamente suggerito di
abbattere gli aerei israeliani che violassero "il nostro spazio aereo"
dell'Iraq, eventualmente diretti a neutralizzare gli impianti atomici
iraniani. L'idea che qualcuno in Usa, fosse pure un nemico storico come
Brezinski, possa ipotizzare uno scontro militare fra americani e
israeliani, in cui gli americani difendono l'Iran, poteva sembrare
fantascienza un anno fa, ma chiarisce bene il clima che si è creato con
la presidenza Obama. Particolarmente velenosa, ancora, l'intervista a tappetino che Enrico Campofreda fa su Terra
ad Ammar Al Moussavi, definito "nuovo responsabile delle relazioni
internazionali del Partito di Dio" che chiede una "nuova definizione di
terrorismo" tale da escluderne "la resistenza" (cioè, tradotto in
italiano: ammazzare ebrei non dev'essere più reato). L'inviato di un
giornale nuovo che si definisce ecologista (e per fortuna è del tutto
clandestino) non contesta, non chiede chiarimenti ma reagisce con
domande pungenti come questa : "Essere diventato il simbolo della
resistenza contro Israele ha aumentato la considerazione di Hezbollah
presso gli altri partiti libanesi?" Una buona notizia è che, a
quanto pare, si sta sfaldando il fronte dei sostenitori dell'antisemita
ministro della cultura egiziano Hosni nelle elezioni per la direzione
dell'Unesco, l'Onu della cultura. Il Sole
riporta in una notizia breve che nelle votazioni di ieri c'è stato un
pareggio fra Hosni e la bulgara Irina Bokova, dopo che l'altra
candidata, l'austriaca Waldner, si era ritirata proponendo un blocco
anti-Hosni. Oggi c'è la votazione decisiva. Basterebbe che l'Italia, la
quale appoggia improvvidamente il censorio e antisemita funzionario
egiziano, cambiasse idea... Su tutti i giornali, infine, vi sono
interviste, presentazioni e recensioni dell'ultimo film di tarantino,
che rappresenta un gruppo di ebrei molto spregiudicati, diciamo così,
che riesce a cambiare la storia facendo fuori Hitler durante la Seconda
Guerra Mondiale (per esempio Ferzetti sul Messaggero, Vallati su Avvenire, Anselmi sul Giornale). Ugo Volli |
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notizieflash |
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La
delegazione israeliana all'Onu:
“Boicottate il discorso di Ahmadinejad” Tel Aviv, 22 set - La
delegazione israeliana alle Nazioni Unite preme affinché il maggior
numero possibile di Paesi boicotti il discorso che il presidente
iraniano, Mahmud Ahmadinejad, pronuncerà domani di fronte all'Assemblea
generale. Benyamin Netanyahu ha già dichiarato che non intende
ascoltare l'intervento di Ahmadinejad, che nei giorni scorsi non ha
smesso di dar voce alle sue teorie negazioniste sulla Shoah. Il
viceambasciatore israeliano all'Onu afferma di aver registrato da parte
di diversi Paesi la volontà ad abbandonare l'aula se Ahmadinejad
dovesse prendere parte alle discussioni. Il quotidiano israeliano
Yedioth Aharonot, dal canto suo, esorta il presidente americano a
imitare il comportamento inflessibile dei suoi illustri predecessori,
Winston Churchill di fronte al nazismo e Ronald Reagan di fronte alla
Russia comunista e “negare ogni tipo di legittimità” al regime
iraniano.
Uniti a Firenze dalla stessa maglia israeliani e palestinesi in un torneo calcistico Firenze, 21 set - Israeliani
e palestinesi uniti nello sport. Si è aperta ufficialmente oggi, la
prima edizione della 'Coppa del Mondo Inter Campus', progetto di
solidarietà internazionale, che nell'ottica di sensibilizzare sui temi
della cooperazione e dell'integrazione fra i popoli ha deciso di far
gareggiare, in una competizione calcistica, i ragazzi israeliani e
palestinesi sotto la stessa maglia, nella quale saranno effigiate,
oltre allo stemma di Inter Campus, le bandiere dei rispettivi paesi. La
squadra israelo-palestinese affronterà i ragazzi di Polonia, Cina,
Libano, Marocco, Iran, Messico, Colombia, Bolivia, Angola, Bosnia,
Bulgaria, Romania, Slovenia, Camerun e Paraguay. |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo
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