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L'Unione informa
 
    1 ottobre 2009 - 13 Tishrì 5770  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
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  Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma Riccardo
Di Segni,

rabbino capo
di Roma
"La tua discendenza sarà numerosa come la sabbia sulla riva del mare e le stelle del cielo" (Bereshit 22:17), così la famosa benedizione ad Abramo. Gli interpreti si chiedono perché il concetto di abbondanza debba essere espresso con due esempi, la sabbia e le stelle. Una spiegazione morale è che si può essere numerosi, ma di diversa qualità morale, in basso come la sabbia o in alto come le stelle. Una spiegazione consolatoria dice che è vero che la sabbia è calpestata da tutti, ma è indistruttibile. Comunque la differenza è evidente e anche se si sta per terra non bisogna mai rinunciare a puntare verso l'alto, verso le stelle. E' questo uno dei motivi per cui il tetto della Sukkà, nella quale da domani sera consumeremo i nostri pasti, non deve essere tanto fitto da impedire di guardare le stelle. 
Nel giorno di Kippur si recita con particolare solennità l'Yizkòr, la preghiera commemorativa per i defunti. Le diverse sinagoghe colgono l'occasione per esprimere le loro particolari sensibilità nel giorno dell'espiazione. Per esempio al Tempio Italiano di Gerusalemme vengono ricordati i Grandi Rabbini di Israele, i Rabbini Capi delle comunità ebraiche italiane, i combattenti di origine italiana caduti nelle guerre di Israele, le vittime della Shoah e del terrorismo. Questa settimana in una grande sinagoga tradizionale al centro di Chicago ho sentito per la prima volta una preghiera per le vittime dell'11 settembre 2001, quello che gli Americani chiamano Nine Eleven. Significativamente, le parole erano riprese dall'orazione per le vittime della Shoah: i bruciati, i sepolti vivi, gli annegati... Nell'ebraismo le regole della memoria sono complesse e non del tutto condivise. Digiuniamo per l'uccisione di Ghedaliàh, ma non di Rabin, nel canone della preghiera tradizionale c'è ampio spazio per la caduta del Tempio di Gerusalemme ma non per la Shoah. Corrispettivamente, non tutte le comunità ebraiche esprimono gioia religiosa per la rinascita di Israele. È semmai lo stato d'Israele in quanto entità civile che ha introdotto la Shoah, l'eroismo e la rinascita nel ciclo della commemorazione e della memoria collettiva del popolo ebraico. Nine Eleven rammenta a chi è disposto ad ascoltare che il canone della memoria è sempre aperto a nuove evenienze, buone e cattive.  Sergio
Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme
Sergio Della Pergola  
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  La faccia viscida, la faccia infame dei nuovi razzisti
e il bisogno di escludere l'altro del professor Odifreddi


L'odio immotivato, il desiderio di escludere, di cancellare l'interlocutore, ha tanti volti. C'è l'antisemitismo degli imbecilli. Squallido, bestiale, violento. E, quando non bastasse, c'è l'antisemitismo dei saputoni. Viscido, velenoso, mellifluo. Dovendo scegliere, il professor Piergiorgio Odifreddi, accademico sempre attento a dove puntano i riflettori, non poteva che trovare posto sul versante "per bene". A poche ore dalle infami, gravissime minacce di cui era fatto oggetto il professor Giorgio Israel, ha sentito il bisogno di dichiararsi, di dire al mondo che per lui il collega scienziato non è una degna compagnia sull'albo d'oro di un premio che riconosce il valore di uno studio matematico. Come dire, perché giudicarlo per il suo valore scientifico, quando possiamo tentare di escluderlo per la sua identità, per le sue opinioni? E quale colpa si addebita all'illustre matematico italiano (a parte quella, evidentemente imperdonabile, di portare il suo nome)? E' un sionista, quindi un estremista, deduce Odifreddi. Ovvio, no? Se non lo sa lui quanto fa due più due, allora chi altri? E lo ripete ancora fieramente sulle pagine del “Fatto” di oggi. Come se ce ne fosse ancora bisogno, le anime belle ancora dubbiose di fronte alla denuncia che la critica al sionismo è solo una patina per contrabbandare il più becero antisemitismo, hanno una ulteriore occasione per aprire gli occhi. I giornali italiani hanno vissuto stagioni migliori. Ma con tutta la comprensione per chi si riduce a cercare pretesti pur di farsi notare, quella di stamane è davvero una triste pagina. Una lezione da non dimenticare.

gv



Maccabi Haifa sconfitto immeritatamente a Bordeaux

Immagine partitaChampions League ancora amara per il Maccabi. Sul prato del “Chaban Delmas”, stadio dei campioni di Francia del Bordeaux, si è consumata la più crudele delle beffe per il club di Haifa, sconfitto nel finale da un colpo di testa di Ciani. Gli israeliani, infatti, avevano fino a quel momento disputato un’ottima partita, regalando pochissimi spazi ai temibili francesi ed in particolare al loro giocatore di maggior estro, quel Yohan Gourcuff prematuramente scartato dal Milan. Ben disposti tatticamente, gli undici messi in campo da Elysha Levi hanno addirittura sfiorato in più di un’occasione una clamorosa vittoria, chance che è passata soprattutto nei piedi di Dvalishvili e Refaelov (a pochi minuti dal termine). E dire che ben pochi, alla vigilia, avrebbero scommesso un euro (o uno schekel) su una prestazione di tale livello da parte del Maccabi, reduce dalla sonora sconfitta casalinga con il Bayern Monaco che aveva decisamente ridimensionato le aspirazioni in campo europeo dei “verdi”. Non è stata una partita bella dalle grandi emozioni, questo è bene chiarirlo, ma il Maccabi ha quasi sempre dato l’impressione di poter controllare il match senza grandi problemi, pronto ad approfittare degli attacchi dei francesi per partire in contropiede, tanto che sembrava davvero possibile portare a casa un risultato positivo, utile per smuovere la classifica, che vede gli israeliani fanalino di coda a quota zero. Crollo delle illusioni che è avvenuto al trentottesimo minuto della ripresa quando una grave disattenzione difensiva ha permesso al difensore francese Ciani di portare in vantaggio i suoi. Da quel momento, fino al triplice fischio finale, poco calcio e tanti calci, con Biram Kiyal che sfogava la propria frustrazione con un brutto quanto inutile tackle su Tremoulinas, ottenendo in cambio il meritato cartellino rosso. Ma è inutile piangere sul latte versato e così Yaniv Katan, capitano del Maccabi, la prende con filosofia: “Il calcio può essere davvero crudele. Adesso dobbiamo cercare di concentrarci sul prossimo match”. Concentrazione (e fortuna) che sarà assolutamente necessaria per permettere agli israeliani di uscire imbattuti dallo Stadio Olimpico di Torino, dove saranno ospitati dalla Juventus il prossimo ventuno ottobre. Intanto, questa sera, secondo impegno dell’Hapoel Tel Aviv in Europa League. Dopo l’esaltante vittoria di due settimane fa contro il Celtic Glasgow, i “rossi” proveranno a ripetersi in casa dell’Amburgo. Già un pareggio, comunque, sarebbe un risultato più che soddisfacente, contro una delle squadre più forti e titolate del campionato tedesco.
 
BORDEAUX v.s MACCABI HAIFA 1 – 0 (secondo match del girone eliminatorio della Champions League)
BORDEAUX: Carrasso, Chalmé, Ciani, Planus, Tremoulinas, Plasil (dal 26' s.t. Sertic), Diarra, Wendel, Gourcuff (dal 1' s.t. Fernando), Cavenaghi (dal 15' s.t. Bellion), Chamakh
Allenatore: Blanc
MACCABI HAIFA: Davidovitch, Meshumar, Keinan, Teixera, Masilela, Ghadir (dal 17' s.t. Refaelov), Culma, Kayal, Golasa (dal 39' s.t. Boccoli), Katan, Dvalishvili (dal 12' s.t. Arbeitman)
Allenatore: Levi
MARCATORE: Ciani al 38’ s.t.
AMMONITI: Planus (B), Meshumar (M)
ESPULSI: Kayal (M)

Adam Smulevich



Pierferdinando Casini: “Sul dialogo interreligioso
mi sento in sintonia con Ratzinger”


CasiniRapporti tra Vaticano e comunità ebraiche italiane, ma anche conflitto e speranze di pace in Terra Santa e relazioni diplomatiche tra Italia ed Israele. Questi gli argomenti principali affrontati in un’intervista con Pierferdinando Casini firmata da Giorgio Secchi, che esce sul numero di ottobre del Bollettino della Comunità Ebraica di Milano.
“Papa Ratzinger non ha mai scaldato i cuori del mondo ebraico italiano”, esordisce il giornalista con il leader dell’Unione di Centro. La replica di Casini, cattolico impegnato in politica per eccellenza, è un invito ad utilizzare “l’unica arma possibile per risolvere incomprensioni e reciproche diffidenze”, “il dialogo, un dialogo ormai consolidato, che per i cattolici è ripreso con il grande sforzo di riavvicinamento avviato con il Concilio Vaticano II”. Dialogo non sempre facile, che ha seriamente rischiato di naufragare dopo la reintroduzione, ad opera del papa tedesco, della preghiera del Venerdì santo per convertire gli ebrei, con rabbinato e mondo cattolico sull’orlo di una crisi diplomatica. Ma il politico bolognese è un grande ammiratore di Ratzinger e gli riconosce il merito di aver “smentito quanti in passato hanno tentato di arruolarlo nella cerchia dei sostenitori dello scontro di civiltà”. Per avvalorare la sua tesi, cita il viaggio in Terra Santa del maggio scorso e la grande importanza che questa visita ha avuto nelle relazioni tra mondo cristiano e mondo ebraico. Parlare di Israele significa anche esprimersi sul conflitto in atto con i palestinesi ed è in tal senso che Casini rivolge un plauso al presidente statunitense Barack Obama. Ne ammira il grande impegno nel processo di pace, simboleggiato dal famoso discorso all’Università del Cairo di qualche mese fa, che viene definito un evento “di portata storica”, contenente “il germe di una nuova speranza di soluzione dei conflitti che da troppo tempo infiammano il Medio Oriente”. Grande stima verso Obama, ma sono soprattutto Comunità internazionale ed Unione Europea, secondo il politico centrista, a doversi prendere la responsabilità di garantire la pace nella regione, proseguendo sulla stessa linea che viene portata avanti da anni (due popoli due stati). “Sono assolutamente convinto che la sicurezza d’Israele non sia necessariamente incompatibile con il riconoscimento di uno Stato per i palestinesi”, la diplomatica equidistanza di Casini verso le posizioni dei due popoli belligeranti, anche se traspare chiaramente dalle parole dell’ex presidente della Camera il forte legame di amicizia che lega Italia e Israele, “due Stati con un ampio nucleo di valori condivisi che traggono origine dalle comuni scelte di libertà e democrazia”. Ed è anche grazie al contributo delle comunità ebraiche italiane che questa affinità si rivela possibile.
“Ho avuto – racconta Casini - moltissime occasioni di conoscere e avvicinare il mondo e la cultura ebraica e le mie visite ad Auschwitz e allo Yad Vashem hanno lasciato segni incancellabili. Sono stato due volte ad Auschwitz. La prima nel 2002, la seconda, sempre come Presidente della Camera dei Deputati nel maggio del 2003, sono state entrambe esperienze che mi hanno scosso nel profondo. In quei luoghi la mia coscienza ha avvertito tutto il peso del male assoluto, del buio della ragione, dell’abisso in cui il furore ideologico può far sprofondare l’essere umano. Ho sentito per intero la responsabilità che ci viene trasmessa ogni giorno dai sei milioni di vittime ebree dello sterminio, di continuare a cercare forme e parole nuove per raccontare quello che è accaduto, per orientare i passi di chi vive oggi e di chi verrà domani sempre in direzione delle ragioni del primato dell’uomo e della dignità umana. Sono sensazioni che ho riprovato anche nelle mie visite allo Yad Vashem a Gerusalemme, l’ultima nel gennaio dello scorso anno”.
Unica persona appartenente al mondo dell'ebraismo italiano che Casini dichiara esplicitamente di conoscere è la presidente del Keren Hayesod Johanna Arbib. Ma nel corso della sua esperienza di Presidente della Camera, e come Presidente dell’Unione Interparlamentare, l'uomo politico afferma di aver mantenuto rapporti frequenti e cordiali con numerose personalità del mondo ebraico. “Ricordo con piacere ad esempio, quando presiedevo Montecitorio, gli incontri con i Presidenti della Knesset Avraham Burgh e Reuven Rivlin, con l’allora ministro degli Esteri Benjamin Netanyahu e con il Primo Ministro Ariel Sharon, prima della terribile emorragia che lo ha costretto in coma. Così come importanti sono stati i colloqui e gli scambi di vedute con l’ex ministro degli Esteri Silvan Shalom, che ho incontrato nell’ambito dell’attività dell’Unione Interparlamentare”.
“Anche sul fronte dell’associazionismo ebraico, americano e italiano, ho avuto svariate occasioni di contatto con numerose personalità: penso ad Abraham H. Foxman, direttore della Anti Defamation League, ad Harley Lippman e a David A. Harris, direttore dell’American Jewish Committee, o a Johanna Arbib, presidente del Keren Hayesod. E naturalmente sono state davvero numerose le occasioni di incontro per la commemorazione delle vittime della follia nazifascista, anche in Italia, e dei gesti eroici di coloro che misero a repentaglio la loro vita per salvarne altre con una serie di eventi organizzati dalla Camera dei Deputati quando ero Presidente: penso al film su Giorgio Perlasca, l’eroe italiano che salvò 5 mila persone, utilizzando qualunque mezzo gli si presentasse per sottrarre agli aguzzini anche solo una vita in più, o alla commemorazione di don Arrigo Beccari e del medico Giuseppe Morreali che salvarono i ragazzi di Villa Emma, a Nonantola”. 
 
 
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  Tizio della SeraRoman Polanski

Un tale misfatto non doveva mai essere compiuto, ma fu compiuto. Lo hanno preso dopo tanto, adesso che non ci pensavamo - perché siamo superficiali, perché non ci dedichiamo a essere inesorabili, perché non abbiamo la forza spirituale di operare giudizi – certo, non lo seppelliremmo mai fuori dalle mura. Noi, comodamente, lo avevamo staccato dall’uomo: guardavamo l’artista. Pensavamo solo alla grandiosa scena finale de Il pianista: la guerra è finita, finita la Shoah; le città rase al suolo, e anche gli animi. Da cosa si potrebbe ricominciare, dopo decine di milioni di morti e la guerra che ha ingoiato tutto con un morso? Si potrebbe ricominciare, suggerisce l’artista, dall’artista che torna a suonare. L’ufficiale nazista ascolta il pianista in piedi: inutile, inabile, inconcepibile. Lo spirito dell’arte vola tra le macerie, libero e sublime. Adesso, Polanski è in prigione, le nostre emozioni contraddette. Il tribunale sta per giudicare, domani da cosa si potrebbe ricominciare? Si potrebbe ricominciare, suggerisce l’artista, dall’artista che torna a suonare.

Il Tizio della Sera
 
 
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Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore. E poi Il Giornale, Avvenire, L'Unità, Liberal. L'unica notizia di oggi su cui vale la pena soffermarsi è il grande passo in avanti, verso la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit. Il militare è stato catturato più di tre anni fa dai militanti armati di Hamas. Da allora non ne abbiamo più traccia. Mai una lettera. Mai un video, magari coi fucili puntati in testa e il Corano dietro le spalle: neppure questo. La Croce Rossa internazionale non ha potuto vederlo. L'operazione Piombo Fuso di gennaio non l'ha liberato. Gli appelli delle organizzazioni internazionali non sono servite. Ma da ieri c'è una videocassetta. Un minuto di registrazione. Le bandiere verdi di Hamas sullo sfondo e il volto di Shalit fermo sullo schermo. Vivo. Ripeto: vivo. Domani quella preziosa prova che ridà speranza ai genitori di Gilad, agli israeliani e a tutti gli uomini di questa terra che conoscono la dignità e la paura, sarà a Gerusalemme. Dalle prime notizie sembrerebbe che le condizioni di salute del caporale israeliano siano buone. La strada per riaverlo indietro, libero, sembra ancora lunga. Ma si fa un passo alla volta. Quando arriverà quel giorno sarà una vittoria di molti. Anche di Roma. Quella laica, quella che appende con coraggio sotto il balcone del Campidoglio il faccione adolescente di Gilad e grida al mondo: vogliamo il nostro soldato libero. Intanto bisognerà attendere. I costi per avere quella videocassetta, grazie alla mediazione soprattutto della Germania, non sono stati da nulla. In cambio il governo israeliano ha dovuto liberare venti detenuti palestinesi. Alla notizia non voglio consigliare commenti. Stavolta contano i fatti.

Fabio Perugia

 
 
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Accordo Israele-Hamas: 20 detenute per un video su Shalit,      
solo l'ultimo di una serie di accordi mediati dalla Germania
Gerusalemme, 30 sett -
L'accordo fra Israele e Hamas per uno scambio di 20 detenute palestinesi in cambio di un video di 60 secondi che prova come il soldato Shalit sia ancora in vita è stato concluso grazie alla mediazione di Germania ed Egitto. Ma il ruolo tedesco  di mediatore nelle faccende israeliane non è nuovo a cause di questo tipo. Già in passato aveva collaborato al raggiungimento di importanti accordi fra lo Stato israeliano e alcuni fra i suoi peggiori nemici. Nel 1996 l'aiuto tedesco portò Israele e gli Hezbollah libanesi a un primo accordo che permise allo Stato israeliano di riavere i resti di due suoi soldati dispersi in Libano in cambio dei resti di circa un centinaio di guerriglieri uccisi in scontri con Israele su ambedue i lati del confine. Nel 2004 l'opera discreta ma efficace svolta dal BND, il servizio segreto tedesco, portò Israele e gli Hezbollah a un nuovo accordo, in virtù del quale lo Stato israeliano ottenne la restituzione di un uomo d'affari, Elhanan Tannenbaum, rapito quattro anni prima con un inganno dagli Hezbollah in Libano, e dei resti di tre soldati rapiti nel duemila, in cambio di 435 prigionieri arabi nelle mani di Israele. Nel 2008, infine, la mediazione tedesca permise a Israele di riavere i resti di due soldati, Eldad Regev e Ehud Goldwasser, rapiti nel luglio del 2006 dagli Hezbollah in un'incursione sul confine israelo-libanese in cambio di quattro detenuti libanesi e dei resti di 199 guerriglieri arabi uccisi da Israele. Tra i liberati da Israele c'era anche Samir Quntar, condannato all'ergastolo per aver ucciso nel 1979 i membri di una famiglia israeliana - inclusa una bambina alla quale fracassò il cranio col calcio del fucile - in un attacco di un commando palestinese contro la cittadina di Nahariya nel 1979.

Un corto circuito ortografico di cui dobbiamo scusarci
La diffusione del discorso di Neilà 5770 del Rav Riccardo Di Segni ha suscitato molto apprezzamento fra i lettori. Nella versione apparsa su questo notiziario quotidiano è purtroppo sfuggito alla redazione un vistoso corto circuito ortografico determinato dal correttore automatico (una “h” di troppo nella parola anno). Vogliamo scusarci con l'autore e con tutti i lettori per questo inconveniente. Nei giorni del perdono facciamo affidamento sulla loro comprensione. 
 
 
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Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste, in redazione Daniela Gross.
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