se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui |
|
|
 |
|
L'Unione informa |
|
|
|
8 ottobre 2009 - 20 Tishrì 5770 |
|
 |
|
| |
|
alef/tav |
|
|
 |
|
 |
Riccardo
Di Segni, rabbino capo di Roma |
La
legge ebraica, un po' più antica della Costituzione della Repubblica,
ha dovuto affrontare da millenni in modo drammatico i conflitti con il
potere. Ne è una prova il racconto talmudico (Sanhedrin 18b) sul re
Yannai (Alessandro Ianneo, morto nel 76 av. e.v.), un servo del quale
aveva ucciso un uomo. Il Sinedrio, presieduto da Shimon ben Shatach,
convocò omicida e mandante in tribunale. Venne chiesto al re, come a un
qualsiasi imputato, di alzarsi. Il re rispose al presidente che lo
avrebbe fatto se alla sua richiesta si fossero associati gli altri
giudici; si girò per guardarli in faccia a destra e a sinistra, ma
nessuno ebbe il coraggio di sostenere il suo sguardo. La fine
consolatoria del racconto è che venne l'angelo Gavriel e punì duramente
i giudici vigliacchi. La fine non consolatoria è la regola che venne
allora stabilita: "il re non giudica e non viene giudicato, non
testimonia e non si testimonia su di lui" (Mishnà Sanhedrin 2:2). Il
Talmud riapre la discussione precisando che la regola non vale per
altre massime autorità ebraiche (come il Gran Sacerdote) e che i re di
cui si parla qui non sono quelli della dinastia davidica (Yannai era
Asmoneo, di discendenza sacerdotale). L'assenza di potere ebraico ha
congelato l'applicazione pratica di queste discussioni per due
millenni, ma la fondazione dello Stato d'Israele ha riproposto il
problema. Il resto è cronaca, là e qua. |
 |
Dunque
Gilad Shalit è vivo. Il ragazzo sembra in condizioni fisiche e mentali
normali, forse leggermente più maturo rispetto a quando fu catturato in
territorio israeliano di fronte alla striscia di Gaza. I motivi del
rilascio del video da parte dei carcerieri proprio ora sono arcani e
comunque non vanno analizzati alla luce di una razionalità occidentale
che spesso fallisce quando cerca di comprendere la logica politica del
mondo musulmano, e di quello palestinese in particolare. La strategia
della lotta continua, della tensione permanente, della guerra a
oltranza fino all'esaurimento del nemico, non proviene da Israele bensì
dalla controparte araba. Parte integrante di questa scelta è la piena
consapevolezza della inevitabile non proporzionalità fra i danni subiti
rispetto a quelli inflitti agli israeliani. Resta il fatto che
l'immagine registrata di Gilad Shalit è stata barattata con la
scarcerazione di 20 donne palestinesi, tutte detenute per attività
terroristiche. Scambiando l'ordine dei fattori, ecco che il valore
della vita di venti combattenti per la libertà della Palestina equivale
al valore dell'immagine elettronica di un solo combattente per la
libertà di Israele. Anche questa, negoziata e concordata fra le due
parti, è proporzionalità. |
Sergio Della Pergola,
Università Ebraiche di Gerusalemme |
 |
|
|
 |
|
|
torna su |
davar |
|
|
|
|
CDEC, la compagine parlamentare bipartisan porta in salvo la Memoria
Il
Senato ha convertito in legge il decreto legislativo 1733 già approvato
dalla Camera e recante il titolo: "Concessione di un contributo in
favore della Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea,
organizzazione non lucrativa di utilità sociale", presentato su
iniziativa dei deputati Ruben, Fiano, Berolini, Boniver, Carlucci, Di Biagio, Fallica, Fontana, Lainati, Levi, Nirenstein, Pagano, Picchi, Rossomando, Sbai e Tocci. Si
tratta di un atto del quale essere grati ai promotori, dal primo
firmatario Alessandro Ruben in poi, e al Parlamento intero in quanto
riconosce con significativa collaborazione "bipartisan" l'importanza e
la rilevanza sociale del CDEC non solo per la comunità ebraica ma anche
per l'Italia intera. Non posso quindi che esprimere, nella doppia veste
di Consigliere UCEI e del CDEC, duplice gratitudine e soddisfazione
unitamente a una punta d'orgoglio per il ruolo che l'Unione stessa ha
avuto nell'essere compartecipe di un progetto di successo, riconosciuto
di generale utilità e licenziato con grande rapidità, altro segno
questo della sua apprezzata validità. UCEI e CDEC hanno ora di fronte ulteriori opportunità da sviluppare insieme rafforzando ulteriormente il legame che le unisce.
Gadi Polacco, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Nobel, il trionfo di Ada
L’ultimo
nobel al femminile nella chimica risale a quarantacinque anni fa e per
merito dell’israeliana Ada Yonath, questo digiuno si è interrotto.
Assieme agli americani Venkatraman Ramakrishnan e Thomas Steitz, la
Yonath ha ricevuto la prestigiosa onorificenza per i suoi studi sui
ribosomi. In particolare i tre scienziati hanno lavorato sulla
mappatura della posizione dei centinaia di migliaia di atomi che
compongono il ribosoma, riuscendo a creare un modello tridimensionale
per verificare la reazione degli antibiotici sul ribosoma stesso:
«questi modelli sono ora usati dagli scienziati per sviluppare nuovi
antibiotici che possano aiutare direttamente a salvare la vita e a
combattere le sofferenze umane», ha sottolineato la commissione di
premiazione. Incredula e felicissima la Yonath, ricercatrice
presso il Weizmann Institute of Science di Rehovot (Tel Aviv) ha
dichiarato ai giornalisti israeliani: “Già mi sembrava meraviglioso
quando i nostri studi ci hanno dato i primi risultati… abbiamo ancora
tante cosa da scoprire, ma abbiamo fatto dei grandi passi avanti”. Subito
dopo l’annuncio dell’assegnazione del premio, la scienziata ha ricevuto
i complimenti telefonici del presidente Shimon Peres che le ha
confidato: "Siamo molto orgogliosi di te, è veramente difficile
spiegare quanto siamo fieri". Anche il primo ministro Netanyahu ha
voluto congratularsi con lei: “Sono profondamente orgoglioso. Il premio
Nobel è la vera Olimpiade dell’umanità”. Il premier israeliano ha poi
voluto sottolineare che il mondo ebraico e lo stato d’Israele hanno
sempre dato un grande contributo alla scienza e alla ricerca. A
settant’anni, Ada Yonath è la quarta donna ad aver vinto il premio
Nobel per la chimica. Il suo curriculum parla da sé: laureata in
chimica con master in biochimica all’ università di Gerusalemme,
ottiene il Ph.D. in cristallografia ai raggi X al Weizmann Institute of
Science. In pochi anni è diventata una delle figure più prestigiose del
suo campo, sempre all’avanguardia nonostante iniziali scetticismi sul
suo lavoro da parte del mondo scientifico. I dubbi e i pregiudizi sulle
sue ricerche hanno ben presto lasciato il passo ad ammirazione e
stupore, culminando nel più alto riconoscimento, il premio Nobel per la
chimica del 2009.
Daniel Reichel
SukkahSoul - Sukkah con stile
«Celebrerai
la festa delle capanne per sette giorni, quando raccoglierai il
prodotto della tua aia e del tuo torchio; gioirai in questa tua festa
[…] » (Deuteronomio 16; 13; 14). Le capanne, la gioia, la famiglia, ma
anche gli amici, gli ospiti. Tutto questo rappresenta l’essenza più
profonda della festa di Sukkot. Tutti gli anni tra settembre e ottobre,
dal 15 al 23 del mese ebraico di Tishrì, giardini, balconi, terrazze si
riempiono di capanne (proprio questo significa la parola “sukkot”).
Piccole o grandi, contengono a fatica un paio di persone o sono capaci
di ospitarne centinaia, hanno una copertura di foglie di palma o di
stuoie. L’importante, per essere Kasher, cioè perché venga osservata la
mitzvah, è che siano costituite da una struttura mobile, chiuse almeno
su tre lati e che dal tetto si intraveda il cielo.
Un fenomeno particolarmente diffuso in Israele, dove sorgono ovunque, persino in strada e nei parcheggi. Sono
semplici le Sukkot che si vedono in giro. Struttura in legno, tele
bianche con disegni a tema e addobbi e luci colorate non molto diverse
da quelle natalizie. In fondo però la Sukkah rimane una casa,
anche se per una sola settimana l’anno, anche se la maggioranza della
gente la usa solo per mangiare e fare le berachòt. Ma casa vuol
dire design. E allora qualcuno non si lascia sfuggire l’occasione per
combinare l’utile, o meglio la mitzvah, al dilettevole, approfittandone
per trasformare la Sukkah in qualcosa di classe.
È stata proprio questa l’idea di Susan Shender, architetto di Saint Louis, nel Missouri. Qualche
anno fa, partecipando a un ciclo di lezioni di Torà, aveva iniziato a
studiare il Kohelet, il Libro dei Sacerdoti, tradizionalmente letto
durante la festa di Sukkot. Così, quando arrivò il momento, tirò
fuori una vecchia Sukkah che conservava in garage, la montò e invitò le
compagne di corso per studiare tutte insieme. “Guardando la
struttura della Sukkah, decisi che potevo progettare qualcosa di più
speciale - spiega l’architetto Shender – Mi venne in mente il precetto
di hiddur mitzvah, rendere più bello il comandamento (esteticamente
ndr). Volevo qualcosa che fosse gradevole sia dall’esterno che
dall’interno, rimanendo però allo stesso tempo facile da montare e
impacchettare”. Il risultato del suo lavoro è SukkahSoul
(nell'immagine in testa una delle Sukkah realizzate da Susan Shender),
una Sukkah con l’intelaiatura in legno di cedro e le pareti in
polietilene, chiara e rilucente. La Shender nel disegnare la struttura
basata su elementi triangolari e rettangolari ha tratto ispirazione dal
modo in cui le Sefirot, le emanazioni attraverso cui, secondo la
Kabbalah, D-o si rivela, sono disposte nell’Albero della Vita. Le
Sefirot sono strettamente legate a questa festa perché sono
rappresentate dai sette Ushpizim, ospiti mistici, Abramo, Isacco,
Giacobbe, Mosè, Aronne, Giuseppe e David, che visitano la Sukkah
ciascuno in una sera di festa. SukkahSoul oggi costituisce un
marchio di Judaica di cui questa Sukkah rappresenta un prodotto di
punta, venduto in tutti gli Stati Uniti per 650 dollari nella versione
base di 6-8 posti. Una ulteriore possibilità di vivere in letizia
la Festa delle Capanne e di stupire con la propria raffinatezza amici e
parenti invitati, che in una Sukkah non devono mai mancare.
Rossella Tercatin
Qui Firenze - Nuovi orizzonti di partnership tra imprese israeliane e italiane
“È
assolutamente fondamentale rafforzare la cooperazione tra aziende
italiane e aziende israeliane. Israele, infatti, rappresenta un sistema
industriale avanzato e un ambiente dinamico, aperto all’innovazione, la
cui tecnologia è approdata in tutto il mondo, facendo diventare Tel
Aviv una delle capitali mondiali dell’high tech”. E con queste parole
che Riccardo Bartolozzi,
vicepresidente di Confindustria Firenze, introduce il convegno “Israele
e Cina – Le opportunità per le imprese italiane”, svoltosi nelle sala
conferenze della sede fiorentina dell’organizzazione. I relatori
insistono molto sui grandi risultati raggiunti dal sistema economico
israeliano negli ultimi anni, frutto degli ingenti investimenti
effettuati nel campo della ricerca e sviluppo. Soldi spesi bene, come
sottolinea Rodolfo Foti,
presidente dell’Associazione Italia Israele di Firenze: “È estremamente
simbolico che ci troviamo in questa sala nello stesso giorno in cui una
scienziata israeliana, Ada Yonath, è stata premiata con il Nobel per la
Chimica” Gli investimenti israeliani in R&S sono, come detto, una
delle ragioni primarie del successo delle aziende israeliane ed
includono anche importanti accordi di cooperazione internazionale, come
quello con il nostro paese. “Gli stanziamenti per un fondo comune tra i
due paesi sono stati recentemente triplicati (un caso più unico che
raro visto che in Italia di solito si cerca di ridurre, e non certo di
aumentare questo genere di investimenti). Segno tangibile degli ottimi
rapporti tra il governo israeliano e quello italiano”, interviene Livnat Rosiner,
consigliere per gli affari economici e scientifici dello Stato
d’Israele. Quali siano i principali vantaggi competitivi nell’investire
in Israele e nel creare partnership commerciali con aziende del paese,
è sempre la Rosiner a spiegarlo: “Abbiamo una forza lavoro altamente
istruita e una forte imprenditorialità manageriale. Siamo, inoltre,
un’economia globalmente aperta”. Ed è proprio quest’apertura verso il
resto del mondo che rende la Cina un target molto attraente. Ci sono
due dati sui quali riflettere, come suggerisce Thomas Rosenthal
della Fondazione Italia Cina. Innanzitutto, il fatto che circa il
trenta per cento delle esportazioni cinesi riguardino l’high tech,
settore nel quale l’economia israeliana eccelle. Poi, che le
multinazionali straniere operanti in Cina rappresentino il sessanta per
cento delle esportazioni totali del paese asiatico. Dato che sale
vertiginosamente, oltre l’ottanta per cento, se si considera
esclusivamente l’export di prodotti tecnologici. Dunque, “una grande
opportunità sia per le aziende israeliane che per quelle italiane, che
potrebbero investire in Cina sia singolarmente che congiuntamente”.
Soprattutto in due settori, quello delle tecnologie ambientali e quello
delle attrezzature mediche. Sulle grandi possibilità che il mercato cinese offre ai due paesi insiste anche Gianfranco Elia Valori,
noto dirigente d’azienda. Non presente per motivi di salute, l’ex
presidente dell’Unione Industriali di Roma ha comunque inviato una
copia della sua relazione. “Mentre il sistema produttivo europeo e
mediterraneo si trova a sostenere un sistema di costi che non gli
permette la gestione di un sistema globale – si legge - la Cina si
propone come hub globale. Il che favorisce, per motivi di
sovrappopolazione relativa e di formula produttiva, proprio Italia ed
Israele, che sono paesi geopoliticamente centrali nel Mediterraneo, e
che hanno un eccesso di know how rispetto alle loro strutture
produttive. Per Italia e Israele, la possibilità di espandere i propri
investimenti in Cina è quindi, per usare una formula della Teoria dei
Giochi, una scelta win-win. Ogni operazione produce un risultato
positivo. E questo accade sia sul piano economico che su quello
geopolitico”. In poche parole, parafrasando Marco Bellocchio, "la Cina è vicina, potenzialmente vicinissima".
Adam Smulevich |
|
|
|
|
torna su |
pilpul |
|
|
|
|
Mezzogiorno di fuoco
Durante
la visita romana di Abu Mazen, il governo italiano ha invitato Israele
a congelare gli insediamenti. Diciamocelo subito e buonanotte: è
stato un atto di grande originalità politica. Al governo le idee non
mancano e neanche il senso di equilibrio nel complicato scacchiere
mediorientale. All’invito al governo di Gerusalemme di compiere un
cambio di passo, ha fatto seguito un pressante invito al presidente Abu
Mazen di recarsi immediatamente a pranzo in un ristorante indicato dal
ministero degli esteri. Se vuole la pace, anche lui deve fare qualche
sacrificio e mangiare i bucatini. Magari in bianco, ma li deve
mangiarli tutti.
Il Tizio della Sera
|
|
|
|
|
torna su |
rassegna stampa |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Nel
nostro Paese si sta consolidando una strana consuetudine. La tendenza
ad accontentare, con elogi e belle speranze, chiunque passi sul nostro
territorio. Il risultato, a mio avviso, è un messaggio confuso inviato
alla nazione sulla direzione da prendere. La politica internazionale è,
certo, costruita sull’arte della diplomazia. Ma che siano russi,
americani, romeni, venezuelani, libici, israeliani, francesi, turchi
(ecc.), tutti ripartono da Roma col sorriso sulle labbra. Tutti
incassano, in qualche modo, un pieno appoggio dell’Italia. L’ultimo
a ricevere gli onori di casa, come è giusto che sia, è il presidente
dell’Anp, Abu Mazen. “Come è giusto che sia” perché l’alternativa che
arriverebbe da quella terra sarebbe una rappresentanza di Hamas. Abbas,
invece, è un moderato in Palestina. L’uomo che il mondo Occidentale si
aspetta a un tavolo di pace con il premier di Israele. Ieri, nella
Capitale, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ribadito
l’impegno dell’Italia nel processo che vuole come risultato principe la
nascita di due Stati. A Palazzo Chigi il premier, in linea con le
ultime dichiarazioni dell’America, ha fatto notare che il Paese sta
lavorando sulle responsabilità che Netanyahu deve assumersi: “Il primo
passo di Israele – ha detto Berlusconi – è inequivocabilmente il
congelamento degli insediamenti” (Corriere, Repubblica, Stampa, Il Giorno, Giornale, Messaggero, Tempo, Avvenire).
Così Abu Mazen incassa il sostegno italiano. Sottolineato anche da un
cerimonia che, sempre ieri, si è svolta a viale Beccelli dove il
sindaco Gianni Alemanno ha inaugurato la sede italiana dell’Anp. A
proposito va letto il Corriere della Sera
che, grazie alla penna di Maurizio Caprara, dipinge la mattinata tra
Massimo D’Alema, Oliviero Diliberto, Franco Giordano in un’atmosfera –
scrive Caprara – da Prima Repubblica. Va comunque segnalato nel
discorso Alemanno (consiglio il Secolo d’Italia) l’auspicio di vedere l’Ara Pacis come luogo d’incontro tra palestinesi e israeliani, con l’obiettivo di una stretta di mano. A proposito di leader felici nel Bel Paese, di interesse è un articolo pubblicato da Liberal
sulla battaglia contro Israele di Gheddafi, in relazione all’operazione
Piombo Fuso. Altro rilevante commento, ma per fortuna Ahmadinejad non è
ancora nell’album di Palazzo Chigi, si trova sul Foglio che titola: “Teheran esporta l’antisemitismo rivoluzionario”. Il
tutto va letto in una chiave che, se non ci deve allarmare troppo,
comunque un po’ di apprensione la mette. Da alcuni giorni Hamas fa
ventilare l’ipotesi Terza Intifada. Nella città vecchia di Gerusalemme
sale tensione tra scontri e lanci di pietre, mentre un alto funzionario
palestinese lancia dichiarazioni di guerra. Il Riformista a pagina 11 spiega bene lo scenario. Buona lettura.
Fabio Perugia |
|
|
|
|
torna su |
notizieflash |
|
|
|
|
Sul conflitto israelo-palestinese Lieberman invita al realismo “Un accordo generale con i palestinesi è lontano” Gerusalemme, 8 ott - Il
ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, esorta al realismo
:"Chi pensa che sia possibile arrivare nei prossimi anni a un accordo
generale con i palestinesi tale da da porre fine al conflitto, non
comprende la realtà, semina illusioni e ci trascina verso un
conflitto", così, intervistato dalla radio pubblica israeliana, il
ministro ha affermato di non ritenere possibile nel prossimo futuro un
accordo di pace con i palestinesi, che risolva tutto il contenzioso. E
ha aggiunto: "Va detto chiaramente che ci sono conflitti che non
sfociano in una soluzione generale, come nel caso di Cipro, con i quali
la gente ha imparato a convivere". E ancora ha precisato: "Bisogna
cercare di arrivare ad accordi temporanei di lunga durata, rinviando al
futuro le questioni più difficili, come lo status politico permanente
di Gerusalemme, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, la
questione degli insediamenti ebraici nei Territori". Lieberman, che
oggi riceverà l' inviato Usa in Medio Oriente, George Mitchell, ha poi
affermato che Israele "deve imparare ad affrontare da solo i suoi
numerosi problemi senza dover ogni volta chiedere l'aiuto degli Stati
Uniti".
Il Consiglio Onu e il rapporto Goldstone accordo per discuterne la prossima settimana New York, 7 ott - Accordo
raggiunto. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite discuterà del
rapporto Goldstone, che accusa Israele di crimini di guerra durante le
operazioni di Piombo Fuso a Gaza, in una riunione prevista prevista per
la settimana prossima. I Quindici lo hanno deciso dopo due ore di
consultazioni a porte chiuse. Ieri la Libia aveva chiesto che il
Consiglio si riunisse d'urgenza per discutere del rapporto, bollato
dagli Stati Uniti come parziale e sbilanciato contro Israele. |
|
|
|
|
|
torna su |
|
L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo
e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. |
|
|