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L'Unione informa |
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25 ottobre 2009 - 7 Cheshwan 5770 |
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alef/tav |
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Benedetto Carucci Viterbi, rabbino |
E'
più difficile essere passabili tra i pessimi o ottimi tra i normali?
Nonostante Abramo sia della seconda categoria, l'umanità sopravvive
grazie a Noè, che fà parte della prima. |
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La
storia appassiona molte persone, di mestiere e non di mestiere. Spesso
quando si accende la discussione la domanda non è riuscire a conseguire
più conoscenza del passato, ma trovare il modo di dare ordine al
proprio rapporto con il passato. Mi sono fatto l’idea che ciò che
connota l’indagine sul passato riguardi due questioni: il passato come
oggetto della conoscenza (dunque eventi, fatti, date) e il presente
come luogo della conoscenza (dove si raccolgono i materiali e si
elaborano le rappresentazioni del passato). Ciò che è prevalente nella
discussione tra gli addetti ai lavori – insomma gli storici -
non è il primo processo conoscitivo, ma il secondo, anche se il
primo svolge un ruolo non indifferente. Infatti mentre il primo è
una procedura che risulta comprensibile e problematica solo alla luce
delle questioni che sono poste dal secondo il secondo risulta
comprensibile solo se spiega non solo quali fonti e quali documenti
usa, ma anche come li usa, come li legge, e come li mette in una “serie
orientata”. Per un’ironia della storia, molti non storici, ovvero senza
una competenza professionale, quando discutono di storia sono convinti
non solo che non esista una differenza (spesso non percepiscono nemmeno
che esista il secondo processo) ma che il problema del lavoro dello
storico sia solo il primo e che dunque sia sufficiente trovare il
“documento giusto” per risolvere l’intera questione. Non è così. Così
come non c’è “L’uomo della provvidenza”, non c’è neppure il “documento
giusto”. |
David Bidussa,
storico sociale delle idee |
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Qui Roma - Ostia Lido, 2000 anni di attesa e il ritorno alla vita ebraica
Fino
a pochi mesi fa la realtà ebraica di Ostia stava tutta rinchiusa nei
libri di archeologia, con le descrizioni della bimillenaria sinagoga
rinvenuta alla fine degli anni ‘60 e considerata la più antica della
Diaspora. Ma oggi gli ebrei di Ostia tornano dalla storia alla cronaca.
Un tempo le migliaia di ebrei che vivono in zona erano dispersi, non sapevano
nulla l’uno dell’altro, non avevano contatti, né occasioni di incontro.
Molti di essi, la stragrande maggioranza, potevano essere definiti
ebrei sommersi, quelli che non frequentano le sinagoghe, le scuole o
altri luoghi di aggregazione comunitaria e in alcuni casi non sono
neanche iscritti a una Comunità. Oggi Giorgio Foa, come molti
altri che hanno scelto di vivere sulla riva del mare, ha voglia di
cambiare. A Ostia ha trascorso la sua infanzia, perché suo padre,
medico militare, vi aveva trasferito la famiglia per la vicinanza con
il luogo di lavoro. Per Giorgio è stato naturale, quando si è sposato,
rimanere a vivere nella cittadina, farci crescere i suoi figli, oggi
adolescenti, fare il pendolare ogni giorno per raggiungere la banca
romana in cui lavora. “I ragazzi frequentano le scuole locali e le
attrezzature sportive della zona - spiega Giorgio - gli amici che di
solito incontrano sono in questo ambito, anche se io e mia moglie
ci diamo da fare per farli incontrare con i coetanei della Comunità”.
Da diversi anni, infatti, ogni domenica mattina Giorgio da Ostia si
dirige verso Roma per far frequentare ai ragazzi i corsi di
preparazione ebraica organizzati in città. “A cambiare radicalmente la
nostra realtà - ricorda Giorgio Foa – è stata una serata organizzata un
anno e mezzo fa che ha riunito un gruppo di persone con il presidente della Comunità di Roma, Riccardo Pacifici”. “Le
attività vere e proprie – continua - sono cominciate subito dopo.
Abbiamo organizzato le due serate del Seder di Pesach e la cerimonia di
Lag Ba-Omer in una sede provvisoria che ci era stata concessa al
Borghetto dei pescatori e Rosh Hodesh Elul agli scavi del Tempio di
Ostia antica, mentre alcune famiglie con i figli coetanei hanno
iniziato a frequentarsi”. Il resto è storia recente. A metà settembre
l’inaugurazione dello spazio (200 metri quadri circa) che ospiterà
oltre al tempio Shirat ha Yam, le iniziative rivolte ai circa 3 mila
ebrei che vivono nel XIII Municipio romano, ha reso evidente il
consolidarsi di una nuova realtà moltiplicando le aspettative degli
abitanti di Ostia. “Il primo giorno del Capodanno ebraico - osserva
Giorgio - un centinaio di persone seguivano le funzioni sotto il
tendone che abbiamo allestito. Lo stesso è accaduto anche il
secondo giorno, ed erano persone diverse. Gran parte di loro non
sarebbe mai riuscita a raggiungere il centro di Roma per le feste.
Abbiamo raggiunto un grande risultato”. La struttura che
accoglierà la sinagoga sarà completata fra un anno e mezzo. In questi
spazi saranno organizzate le attività sociali e centri estivi per i
ragazzi della zona e della capitale mentre sono in arrivo anche i primi
prodotti alimentari kasher.
Lucilla Efrati
Qui Roma - Tante voci a confronto al Festival della letteratura ebraica
Israele,
il pericolo iraniano, il Rapporto Goldstone, il ruolo degli storici,
questi i punti cardinali del fuoco di fila di domande cui è stato
sottoposto Benny Morris, il più celebre dei nuovi storici israeliani,
da parte del giornalista Antonio Monda, nella serata di apertura della
seconda edizione del Festival internazionale della letteratura ebraica
che si è svolta, come lo scorso anno, alla Casa dell'Architettura in
Piazza Manfredo Fanti a Roma alla presenza del Presidente della
Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, del Presidente dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna e del Primo cittadino
di Roma Gianni Alemanno e che rimarrà in cartellone fino a
mercoledì 28 ottobre. A caratterizzare questo secondo Festival,
curato da Ariela Piattelli giornalista ed esperta di cinema, Raffaella
Spizzichino curatrice di uffici stampa per cinema e tv e Shulim
Vogelman che dirige la collana Israeliana per la Casa Editrice
Giuntina, è un viaggio ideale fra storia, giornalismo e teatro.
Protagonisti del primo giorno di Festival alcuni interessanti nomi
della ricerca intellettuale come Benny Morris e Carlo Ginzburg, ma
anche David Bidussa, Anna Foa e il Rav Roberto Della Rocca. Nella
giornata di lunedì 26, dedicata alla scrittura e al teatro, alle
10.30, Alberto Sed, sopravvissuto ad Auschwitz, racconterà ai
ragazzi liceali, la sua esperienza di deportato descritta nel libro
Sono stato un numero. Alle 18.30 Dalia Sofer, scrittrice
fuggita dal´Iran dopo la Rivoluzione Islamica sarà la protagonista
dello spazio "Voci di donne: diaspore, tra ‘900 e nuovo
millennio" che affronterà il tema dell'esilio. Alle 21, verrà
messo in scena "Lo zio Arturo" di Daniel Horowitz: monologo su tante
storie e ricordi del dopo Shoah. Martedì 27 sarà ancora la
narrativa ad essere protagonista con Eshkol Nevo, Boris Zaidman,
Edoardo Albinati, e Chiara Valerio, che a partire dalle 18.30, si
confronteranno sul ruolo dello scrittore nella società contemporanea.
In serata, i giornalisti Nahum Barnea, Mario Calabresi e Maurizio
Molinari affronteranno il tema del terrorismo,
nell'incontro-conversazione "Le frontiere invisibili della memoria". A
conclusione del festival, un omaggio a due grandi scrittori: Bernard
Malamud narratore ebreo-americano scomparso nel 1986 (martedi 27 alle
22.30) e Yehoshua Kenaz - scrittore che ha segnato il passaggio dalla
letteratura sionista alla narrativa non ideologica - che, da
protagonista, racconterà il suo grande amore per la Città Bianca
(mercoledì 28 ore 18.30).
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Qui Milano – A Streep va in scena Spiegelman
“Quest’uomo
è un genio”. Questo fu il primo pensiero del giornalista Enrico
Deaglio, direttore del settimanale Diario, e autore del libro “Patria
1978-2008” da poco nelle librerie, quando finì di leggere per la prima
volta Maus. “Sa, di essere un genio, l’ho sempre pensato anch’io -
gli ribatte Art Spiegelman, autore del graphic novel (“bel termine per
far leggere fumetti a chi si vergogna di leggere fumetti” per sua
definizione) che gli è valso un Premio Pulitzer ad hoc nel 1992 - Poi
mi è venuto il dubbio di essere un idiota. Ci ho impiegato un po’ a
trovare un equilibrio fra le due cose”. Queste le prime battute
della videointervista realizzata da Deaglio per la serata di apertura
di Streep, il primo festival dedicato al comics journalism, il
giornalismo a fumetti, che si è svolto in questi giorni a Milano al
circolo Arci Bitte e si conclude oggi, accompagnato da una mostra che
illustra l’evoluzione di questo genere espressivo dal XVIII secolo a
ora (fra i pannelli esposti anche le nuove tavole dedicate a Spiegelman
e create da quattro grandi autori del fumetto italiano appositamente
per Pagine Ebraiche, il giornale dell'ebraismo italiano). Un’apertura
che costituisce il preludio al gustoso dialogo tra i due, da cui emerge
un artista, Spiegelman, mai allineato e sempre capace di sfoderare
ironia e altrettanta autoironia, mentre spiega come elaborò il progetto
di Maus, quale musica ne rappresenti l’ideale colonna sonora, ma anche
la sua critica a “La vita è bella” di Roberto Benigni. “Negli anni
’70 arrivai a un punto della mia carriera di fumettista in cui i miei
lavori erano diventati sempre più astratti. Questo non mi stava più
bene. Non mi interessava più parlare solo a un pubblico di addetti ai
lavori. Volevo creare qualcosa capace di catturare i lettori comuni –
così Spiegelman ricorda come gli nacque dentro l’impulso per realizzare
il suo capolavoro – Sentivo che lo strumento giusto sarebbe stato un
progetto narrativo lungo, ma ero anche consapevole di dover trovare un
soggetto che mi creasse una forte motivazione interiore, questo è
l’unico modo in cui so lavorare. Ero appena tornato da San Francisco a
vivere a New York, la città di mio padre. Abitavo a Brooklyn, lui a
Rego Park nel Queens. Per più di un anno non ammisi di essere lì,
fingendo addirittura interferenze telefoniche quando lo chiamavo. Nel
frattempo avevo in mente di realizzare un’opera incentrata sulla
questione razziale negli Stati Uniti tra gatti-bianchi e topi-neri. Poi
abbandonai questa strada e scelsi di compiere un viaggio alla scoperta
delle mie origini, sapendo che per farlo avrei dovuto affrontare mio
padre e il nostro rapporto. Pensavo che il mio lavoro avrebbe ricevuto
plauso e apprezzamento solo dopo la mia morte. Devo dire che sono
rimasto profondamente deluso nello scoprire di essere così facilmente
comprensibile”. Nell’incontro l’artista newyorkese chiarisce anche
la sua posizione verso Roberto Benigni, che critica molto per “La vita
è bella”. “Roberto Benigni mi sembra proprio un tipo simpatico, ma
l’idea di quel film è stata immensamente stupida, secondo me. Quando ho
sentito che aveva tratto ispirazione da Maus per realizzarlo, ho
rimpianto di non averglierlo tolto dalle mani finché ero in tempo! In
Maus ho usato una metafora, quella degli animali, dei gatti e dei topi,
per approcciare la realtà. Lui ha usato il più grande crimine della
storia come metafora delle piccole cose. Ha trasformato il razzismo e
lo sterminio in un gioco, in cui basta sorridere e tutto passa”. Mentre
parla Art Spiegelman fuma una sigaretta dopo l’altra, non a caso il
video realizzato porta il titolo “Comics and cigarettes” (“ma non fumo
proprio in continuazione, a volte sono così preso da dimenticare la
sigaretta a consumarsi nel portacenere..” ci tiene a specificare
l’artista). Accanto alle sigarette, fondamentale allo svolgimento
del suo lavoro è trovare il giusto accompagnamento musicale. “Mi ci è
voluto un po’ per individuare quello per Maus. Alla fine è sbucato
fuori un gruppo, una sorta di Beatles degli anni ’30, il sestetto
tedesco dei Comedian Harmonist. Le loro canzoni mi trasmettevano le
giuste sensazioni, allo stesso tempo ansiogene e tranquillizzanti.
C’era qualcosa che li rendeva perfetti per fare da colonna sonora a
Maus. L’ho scoperto solo dopo, ma dei cantanti, tre erano ebrei, e tre
no. Per questo, nel 1935 si sciolsero e i due terzetti ricostituirono
due nuovi gruppi, ma nessuno funzionava quanto il precedente. Gli ebrei
portavano l’anima, i tedeschi la precisione. Li ho ascoltati per tutti
i quindici anni in cui ho lavorato a Maus, anche se dopo un po’ di
tempo mia moglie mi ha regalato un paio di cuffie, perché lei davvero
non ne poteva più”.
Rossella Tercatin
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La scuola dove si diventa geni anche aiutando i meno capaci
Un
genio non si crea. Ma un ragazzo intellettualmente plusdotato può
diventarlo, se liberato da famiglia o sistemi scolastici che non sanno
come trattare ragazzi con potenziale intellettuale superiore. Questa
filosofia - mi dice Arieli, presidente del comitato direttivo del Centro per l'Eccellenza attraverso l'Educazione,
creato 22 anni fa a Gerusalemme, ha sviluppato un modello pedagogico
che combatte la mediocrità. Adottato dall'intero sistema scolastico
israeliano è diventato un polo di interesse pedagogico internazionale.
Situato in fondo ad una valle dove 30 anni fa urlavano ancora di notte
gli sciacalli, il Centro composto da modernissime costruzioni ospita
214 studenti. Quest'anno 99 sono maschi, 115 femmine; ebrei, cristiani,
musulmani, drusi, beduini, religiosi e atei studiano nei tre anni
precedenti la maturità pagando rette in funzione delle possibilità
famigliari di ciascuno. Ventisei hanno scelto il curricolo scientifiCo,
33 l'umanistico, 27 il musicologo, 28 l'artistico. Col risultato che
oltre a superare l'esame di maturità con punteggi superiori a quelli
delle migliori scuole del Paese il 92% di loro contro il 53% ottiene
una laurea, il 25% il dottorato quest'ultimo contro 11% nel resto della
popolazione scolarizzata del Paese. Il direttore del Centro è un pilota
ex comandante della accademina dell'aviazione, gli insegnanti sono
universitari scelti per sviluppare i talenti di questi studenti che
nessun'altra scuola secondaria del Paese riusciva a soddisfare. Per
questo, accanto alle aule e gli spartani alloggi ci sono laboratori di
fisica e chimica, classi di matematica e filosofia, corsi di lingue
straniere. C'è una sala di concerti per l'orchestra del collegio, studi
di scultura e pittura dove tutti «passano» senza obblighi allo scopo di
«testare» le capacità e sensibilità artistiche. Strutture sportive
preparano specialmente i maschi israeliani al servizio militare. C'è
per un obbligo da soddisfare, pena perdita di del certificato di
maturità: occuparsi settimanalmente di qualche giovane handicappato o
mentalmente ritardato specie in famiglie problematiche per comprendere
un'altra faccia del proprio «mostruoso» dono intellettuale. Finanziato
in gran parte da donazioni private, il Centro è stato per anni visto di
traverso in quanto oasi di elitismo in una società che si voleva
egalitaria. Lo sviluppo dell'industria tecnologica ha spazzato i
pregiudizi, trasformandolo in una struttura educativa favorita dal
governo e dall'esercito e dall'industria oltre che in un modello
pedagogico per insegnanti e presidi di ginnasi e licei. Il fatto che i
suoi studenti sono stati premiati alle Olimpiadi di filosofia di
Elsinki, al concorso scientifico di Singapore, nelle competizioni per
giovani scienziati del prestigioso Istituto Weizmann, alla Summer
school del Mit, eccetera ha accresciuto l'impatto sul sistema
scolastico israeliano, che ha ufficialmente adottato alcuni dei
principi del Centro: stimolo del pensiero indipendente dei ragazzi e
spinta alla concorrenza; inventività, ragionamento logico, sviluppo
della capacità di integrazione fra campi di studio differenti,
autocritica e lavoro di gruppo. Non è stato facile cambiare abitudini
radicate di insegnamento nozionistico, anche a causa di mancanza di
testi di studio appropriati. Questo ha spinto il Centro a pubblicare
dispense di insegnamento originali specie in materie scientifiche
miranti a risvegliare l'interesse degli studenti e ad aiutare gli
insegnanti in materie considerate difficili. Lo ha anche obbligato a
rispondere alle molte sollecitazioni estere, esportando i suoi metodi
didattici richiesti tanto da ministeri dell'educazione di Paesi
asiatici quanto negli Stati Uniti, dove collabora con 30 scuole di
eccellenza. Questi metodi potrebbero essere utili anche all'Italia,
dove secondo recenti statistiche ben 18% della popolazione scolastica è
formato da giovani dotati'di IQ superiore alla media mentre solo
recentemente è stato aperto a Pavia un laboratorio per ragazzi
superdotati. Ragazzi spesso incompresi dalle famiglie e da gli
insegnanti che scambiano per inadattabihtà una reazione di noia ad
insegnamenti privi di interesse. In Israele la lotta contro la
mediocrità nell'insegnamento scolastico assume nei dibatti sulla scuola
toni di «crociata» contro governi che non avrebbero mai investito
abbastanza nell'educazione. È comprensibile in un Paese grande come la
Sicilia e in guerra da 60 anni dove in una sola settimana è stato
annunciato un Nobel per la biochimica, la vendita di 10 aerei per
manager costruiti localmente, il primo elicottero-robot da
combattimento, la messa in funzione di un brevetto per la creazione di
energia con la pressione dei pneumatici dei veicoli sull'autostrada.
Vittorio Dan Segre, Il Giornale - 25 ottobre 2009
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Tel
Aviv, lezioni universitarie per i pendolari
Tel Aviv, 25 ott - Hanoch
Guttfreund, un professore della Università ebraica di Gerusalemme,
disserterà per 20 minuti sulle lettere di amore inoltrate da Albert
Einstein alla prima moglie, e quindi risponderà alle domande dei
passeggeri. Succede a Tel Aviv. Nel tentativo di rendere più
interessanti gli spostamenti quotidiani fra Tel Aviv e il suo
hinterland, infatti, la direzione delle Ferrovie israeliane ha
organizzato per loro una serie di lezioni universitarie. La prima avrà
luogo il 4 novembre. Volendo, sarà possibile ascoltarlo due volte: sia
nel tragitto fra Modiin e Tel Aviv, sia nel viaggio di ritorno.
Guttfreund ha detto che la iniziativa è stata accolta con entusiasmo
dai colleghi nel mondo accademico. "E' necessario che le università si
aprano al mondo esterno, che si rivolgano a un pubblico nuovo", ha
affermato. |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
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