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L'Unione informa |
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5 gennaio 2010 - 19 Tevet 5770 |
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alef/tav |
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Roberto Della Rocca, rabbino |
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sta svolgendo in questi giorni a Jerushalaim la conferenza mondiale
della leadership religiosa delle comunità nella diaspora nella quale
stanno partecipando anche una ventina di rabbini dall'Italia. I
problemi all'ordine del giorno, la bioetica, gli ebrei lontani, la
kasherut, il dialogo interreligioso etc. , sembrano assillare nella
stessa misura comunità grandi e piccole, negli Stati Uniti come
nella Bulgaria. Una sessione intera delle conferenze
è dedicata all'insegnamento di rav Avraham Kook, primo rabbino
capo dell'Yshuv, nel settantacinquesimo anniversario della sua morte.
L'attualità del pensiero di rav Kook z.z.l. si manifesta soprattutto
nella preoccupazione di avvicinare e valorizzare ogni ebreo,
soprattutto coloro che oggi chiamiamo i lontani. E' noto lo stupore di
alcuni suoi discepoli per la simpatia e l'affetto con cui il rav Kook
si rapportava agli ebrei meno osservanti. Il rav Kook ci trasmette
come nella visione della Torah non esista una dicotomia tra ciò
che convenzionalmente definiamo "religioso" e ciò che chiamiamo
erroneamente "laico". Ogni ebreo, anche il più lontano, è in grado di
avvicinare l'epoca della redenzione. Non a caso i nostri
Maestri suggeriscono di usare il braccio destro, quello
forte, per avvicinare, e riservare il sinistro, quello più debole, per
respingere. |
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Colui che conosce gli altri è saggio, colui che conosce se stesso è illuminato. (Lao Tzu) |
Vittorio Dan Segre,
pensionato |
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davar |
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Un anno di sport - Anche Adam Kovacs merita un dieci
Volevamo iniziare il nuovo anno all’insegna dello sport. E così, nella prima newsletter
del 2010, abbiamo pubblicato un pagellone nel quale erano
sinteticamente riportate le imprese, sia negative che positive, di cui
si sono resi protagonisti alcuni atleti ed allenatori ebrei nel 2009.
Tantissimi i nomi che avrebbero meritato una citazione. Poco, invece,
lo spazio a disposizione. Tuttavia, come ha fatto notare il presidente
della Federazione Italiana Maccabi Vittorio Pavoncello, è stato un
errore non parlare di Adam Kovacs, ventinovenne karateka ungherese che
nel luglio scorso ha trionfato ai World Games di Taiwan nella categoria
65 kg. Kovacs, infatti, non è solo un grande talento. Ma un vero e proprio mostro di bravura.
La
vittoria in terra asiatica rappresenta la ciliegina sulla torta di una
carriera straordinaria, nel corso della quale ha conquistato una
quantità di trofei che ben pochi sportivi possono esibire in bacheca.
Vicecampione del mondo nel 2004 e nel 2008, da undici anni è
l’incontrastato dominatore del campionato ungherese. Nessuno, in
patria, è stato realmente mai in grado di metterne in discussione la
leadership. Il suo antagonista più pericoloso può essere solo la
piacevole routine di trionfi ai quali è ormai abituato, che potrebbe
finire per appagarlo e placare la sua fame di successi anche a livello
internazionale. Ma Adam non è certo uno sprovveduto. Il Dojo Kun,
insieme di principi morali alla base del karate, dice: “prima di tutto
cerca di acquistare l'autocontrollo”. Kovacs ha interiorizzato alla
perfezione queste parole, tanto da fare del sangue freddo la sua arma
principale, sia nella vita che sul tappeto. Sangue freddo che, unito ad
un dinamismo fuori dal comune, dà luogo ad un mix spesso e volentieri
micidiale per chiunque provi a sfidarlo. Se ne sono accorti anche i
numerosi spettatori presenti agli ultimi Europian Maccabi Games,
manifestazione disputatasi a Roma nell’estate di tre anni fa, di cui
Adam è stato (insieme alla tennista Anna Smashnova) l’atleta più
rappresentativo in gara. In quell’occasione, come sempre, ha dato il
meglio di sé. Perché, ancora prima di essere un affermato campione, è
soprattutto un ragazzo molto attaccato alla sua identità ebraica. E
quale migliore opportunità per dimostrarlo se non onorando al massimo
quelli che sono i giochi ebraici per eccellenza? Dunque, visto che nel
pagellone abbiamo dato un voto all’annata di ogni singolo sportivo, a
Kovacs spetta sicuramente un bel dieci, sia per la bravura che per
l’indubbia professionalità.
Adam Smulevich
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pilpul |
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Torah oggi - Non distruggere
Milano
butta via ogni giorno 180 quintali di pane: l’Italia butta nella
spazzatura oltre 20 migliaia di tonnellate di pane. Lo stesso accade
per altri prodotti deperibili. Colpa della grande distribuzione, dei
consumatori che vogliono tipi di pane sempre più sofisticati e dei
costi sempre più alti del pane. Lo stesso sta accadendo per la
grandissima quantità di vaccini antinfluenzali rimasti inutilizzati.
Siamo talmente abituati a dedicare la nostra attenzione ai “grandi
problemi” della società che ci sfuggono queste “piccole” cose, che
rappresentano però una parte fondamentale dell’attività umana, perché
riguardano il quotidiano. Non è il modo in cui ci poniamo di fronte ai
grandi problemi che fa la differenza: solo riflettendo sui nostri
comportamenti e cercando di modificarli nel quotidiano, si può davvero
cambiare l’uomo e la società. La Torah si occupa di questo problema:
dalla proibizione di abbattere gli alberi da frutta (Deuteronomio 20:
19) i Maestri deducono che è proibito distruggere qualsiasi cosa possa
essere di qualche utilità (anche un minuscolo seme di senape!).
L’influenza che la più piccola e insignificante delle nostre azioni può
avere su di noi è sottolineata più volte dal Sefer Hakhinnuch (il libro
dell’educazione, XII secolo) che afferma che “La nostra mente viene
trascinata dalle nostre azioni” e che, per quanto concerne il bal
tashkhìt (non distruggere) aggiunge: ”La radice della mitzvah è di
insegnarci ad amare il bene e ciò che è utile e di attaccarsi a esso,
in modo che il bene si attacchi a noi e faccia sì che ci allontaniamo
da ogni cosa negativa e distruttiva…”Come per dire, la rivoluzione
inizia dalle piccole cose.
Rav Scialom Bahbout
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rassegna stampa |
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La
notizia del giorno è che l'amministrazione Obama ha inventato un nuovo
strumento di politica internazionale: non più un piano di pace ma una
sorta di "orario di pace" per il Medio Oriente. Questo consiste nel
ritorno dei palestinesi alle trattative con la garanzia americana che
esse si svolgeranno in due anni: nove mesi per risolvere i problemi
territoriali e definire i confini del nuovo stato, altri quindici per
tutti gli altri problemi (Il Sole, L'Unità, Michele Giorgio sul Manifesto).
Se le trattative non arriveranno a conclusione nel tempo prestabilito,
gli americani appoggeranno la costituzione dello stato palestinese nei
confini del '67, che poi sono quelli dell'armistizio del '49: una bomba
a orologeria che procede verso l'esito sicuro di una guerra, o interna,
dato che gli abitanti degli insediamenti in Giudea e Samaria non
rinunceranno così facilmente alla loro vita (Ugo Tramballi sul Sole)
o esterna, fra Israele e il resto del mondo. Che incentivo potrebbero
avere i palestinesi a cedere su qualunque cosa, avendo la prospettiva
di un buon risultato (non del loro obiettivo finale, che è la
distruzione di Israele, ma di un punto intermedio soddisfacente),
servito su un piatto d'argento dall'amministrazione Obama?
Evidentemente erano illusorie le speranze che Obama avesse imparato
dall'esperienza e fosse passato a un approccio meno sbilanciato in
senso filopalestinese. Si tratta di una situazione di grande
allarme e difficoltà per Israele, che va considerata assieme alla
esiguità delle sanzioni che si profilano ancora una volta minacciate e
non messe in atto contro l'Iran per la questione nucleare. Sono a
rischio, a quanto pare i viaggi all'estero (e solo in Occidente,
naturalmente) dei "mhadjeddin del popolo". Non potranno venire in
vacanza a Rimini o andare nei casinò di Las Vegas: è probabile se ne
facciano una ragione. (Lorenzo Bianchi su Giorno Carlino Nazione).
Ancor più morbida la posizione italiana, del resto: Frattini ha
dichiarato che non bisogna "chiudere la porta" e che all'Iran deve
essere riconosciuto il ruolo di "grande potenza" (Il Foglio). L'Iran peraltro continua a "espandere la sua lista di obiettivi" (Wall street Journal Europa). Altre notizie. E' morta Johanna Bauman, ebrea polacca moglie del sociologo e autrice di testi sulla Shoà (Libero, Repubblica).
Gli ultraortodossi Naturei Karta sono andati a passare lo shabbat a
Gaza in segno di appoggio ad Hamas. Sono gli stessi che andarono a
stringere la mano ad Ahmadinedjad e, come racconta Virginia di Marco su
Il Riformista, non sono poi così isolati nel mondo haredì. Il Foglio
(sotto il titolo "Resistere a Maometto" racconta la vita difficile del
vignettista danese Kurt Wetergaard, autore del disegno di Maometto con
le bombe nel turbante, che vive scortatissimo ed è stato comunque quasi
ucciso l'altro giorno da uno yemenita che è riuscito a entrare in casa
sua. Lo stesso giornale (Il Foglio)
pubblica un commento di Pio Pompa che spiega come vi sia una vasta base
d'appoggio per il terrorismo nel nostro continente, uno "Yemen
d'Europa". E' infine confermata la visita del Papa al Tempio di Roma il prossimo 17 gennaio (Messaggero, Libero). Ugo Volli |
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notizieflash |
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Visite a Londra annullate per gli alti funzionari israeliani Tel Aviv, 5 gen - E'
stata annullata la visita di alcuni alti ufficiali israeliani a Londra.
La causa: il timore di trovarsi di fronte a un mandato di arresto per
il ruolo ricoperto durante l'operazione Piombo Fuso. Yadioth
Aharonot ha dedicato a questa vicenda un vistoso titolo di prima
pagina. Le relazioni diplomatiche fra Israele e Gran Bretagna hanno già
subito un severo contraccolpo dopo le traversie patite da dirigenti
israeliani. Per prima era toccato all'attuale leader di Kadima Tzipi
Livni che aveva dovuto annulare il suo viaggio a Londra per un mandato
di cattura emesso da un giudice della corte inglese contro di lei. Tre
mesi fa invece è stata la volta di Ehud Barack, mentre era ospite a
Londra del premier Gordon Brown, il ministro della difesa ha appreso
che nei suoi confronti stava per essere emesso un mandato di arresto.
Barak ha egualmente condotto fino in fondo la propria visita. Il
ministro Moshe Yaalon (Likud), secondo Yediot Ahronot, si astiene dal
recarsi in Gran Bretagna. Secondo il viceministro degli esteri
israeliano Dany Ayalon è necessario ormai che in Gran Bretagna sia
sottoposto a revisione il principio di competenza universale per i suoi
tribunali. Ayalon ha aggiunto che affronterà la questione con il
procuratore generale di Inghilterra e Galles, Lady Patricia Janet
Scotland, che si trova in visita a Gerusalemme. "Finché non saremo
sicuri al cento per cento che non saranno perseguiti, i nostri
ufficiali non andranno comunque in Gran Bretagna" ha concluso Ayalon.
Proteste anti israeliane al torneo di tennis di Auckland Auckland (Nuova Zelanda), 5 gen - E'
il secondo anno consecutivo che la presenza di un atleta israeliana al
torneo di tennis del circuito femminile Wta di Auckland provoca
problemi di ordine pubblico e proteste anti-israeliane. Oltre
all'evacuazione dell'impianto per una borsa sospetta abbandonata da uno
spettatore (l'allarme si è poi rivelato infondato), c'è stata infatti
una protesta anti-Israele messa in atto da un gruppo di attivista con
slogan, striscioni e bandiere della Palestina. La polizia ha voluto
precisare che "questa protesta non è da mettere in connessione con
l'allarme-bomba". Ma anche se si è trattato di due cose ben distinte,
l'atleta oggetto della contestazione, Shahar
Peer, non ha ugualmente gradito i cori e gli slogan anti-Israele e ha
voluto sottolinearlo nel corso della conferenza stampa post-match.
"Come vedete, sono di nuovo qui - ha detto -. Questo torneo mi piace
molto, comunque è una vergogna che ci sia qualcuno che ancora mi
ritiene responsabile dei problemi che ha il mondo. Per me la cosa più
importante è stata aver vinto, nonostante io abbia dovuto ascoltare
cori non certo piacevoli". |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
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