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L'Unione informa |
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7 gennaio 2010 - 21 Tevet 5770 |
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alef/tav |
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Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano |
Il
midràsh racconta che, quando i figli di Ya'akòv vanno a seppellire il
padre nella grotta di Makhpelà, sono costretti a fermarsi perché Esàv
rivendica la proprietà di quella grotta. La discussione va avanti a
lungo. Assiste a questa discussione il nipote di Ya'akòv Chushim che ha
problemi di udito e non segue tutti i particolari di quella
discussione. A un certo punto però Chushim interviene ribellandosi
contro tutti presenti perché si stava mancando di rispetto a un morto.
Chushim sembra fare un'osservazione ovvia ma i figli di Ya'akòv, presi
dalla discussione, non ci avevano fatto caso. Discutere su ogni cosa è
tipicamente ebraico. A volte però è necessario ricordarsi che ci sono
punti fermi su cui non è il caso di discutere. |
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Il
Presidente Obama aveva deciso di chiudere la prigione ad alta sicurezza
di Guantanamo a Cuba dove circa metà dei detenuti sono dello Yemen. Era
previsto anche il rimpatrio nello Yemen di una parte di questi
detenuti. Terroristi legati al movimento al-Qaeda in Yemen erano stati
coinvolti nell'attentato nei sotterranei di una delle Torri Gemelle a
New York che nel 1993 provocò la morte di 6 persone e il ferimento di
oltre 1700. Nel 2000 una nave militare, la USS Cole, veniva attaccata e
quasi affondata nel porto di Aden nello Yemen causando la morte di 17
marinai americani. Lo scorso 25 dicembre un terrorista nigeriano,
legato a gruppi di al-Qaeda in Yemen, ha tentato di far esplodere un
aereo americano partito da Amsterdam e in arrivo a Detroit. Il governo
americano ha di conseguenza deciso di rinviare il rimpatrio in Yemen
dei prigionieri di Guantanamo, anche se la chiusura della prigione è
per ora confermata. Questa sequela fa ripensare ovviamente all'11
settembre 2001 quando la distruzione delle Torri Gemelle, fallita nella
precedente occasione, fu finalmente portata a termine da al-Qaeda,
causando la morte di 3000 persone e privando New York della sua più
alta costruzione. In concomitanza con questi fatti che riguardano
l'angolo sud-occidentale della Penisola Arabica, a Dubai a breve
distanza nell'angolo nord-orientale della stessa penisola si inaugura
in questi giorni il più alto grattacielo del mondo di oltre 800 metri.
Contraddizioni o connessioni?. |
Sergio Della Pergola,
Università Ebraica di Gerusalemme |
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davar |
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Università
Ebraica di Gerusalemme - Grande festa per i sessant'anni della
facoltà di Giurisprudenza
E'
stata una grande festa quella che ci ha riuniti allievi ed
ex-allievi, docenti del presente e del passato in occasione dei
festeggiamenti per i sessant'anni anni della facoltà di
Giurisprudenza di Jerushalaim: 1949-2009. Pochi mesi dopo la
fondazione dello Stato di Israele, appena terminata la guerra
d'Indipendenza, venne deciso da parte degli organi sionisti e
universitari di aprire una facoltà di Giurisprudenza. Fra i
fondatori anche il nostro maestro, il professor Guido Tedeschi,
cacciato dall'Università di Siena in seguito alle leggi razziste.
Per Tedeschi si era aperta la strada verso gli Stati Uniti; dopo la
guerra la facoltà senese cercò di riaverlo fra i suoi docenti;
Guido Tedeschi preferì la scelta sionista, via allora certamente non
facile e piena di imprevisti. Eravamo in molti ieri sera a dire
grazie allo spirito di responsabilità dei fondatori della facoltà:
Aharon Barak, assistente di Tedeschi e poi professore, decano della
facoltà e presidente della corte suprema, Gabriella Shalev, docente
di diritto privato e ora ambasciatrice di Israele all'Onu, Dorit
Beinish, la nuova presidente della corte suprema, insignita ieri sera
del dottorato honoris causa, che nel suo discorso ha invitato i
giovani studiosi israeliani a ritornare alle origini, a mettere
l'accento sul diritto israeliano, a criticare le sentenze israeliane
anziché quelle americane, parole riprese da Barak che ha invitato i
giovani ad essere indipendenti dal modo di pensare americano… lui
così popolare nelle prime università americane. Fra i docenti di
origine italiana ricordiamo, oltre a Guido Tedeschi, Gualtiero
Procaccia di origine fiorentina e il figlio Uriel Procaccia, entrambi
esperti di diritto di società, Augusto Levi di origine romana, alla
cui memoria vi è oggi una cattedra di diritto commerciale, e chi
scrive queste righe, proveniente dall'ateneo bolognese. Accanto alla
comprensibile nostalgia di molti, il senso si soddisfazione per i
risultati raggiunti, per la serietà della ricerca, per il senso
morale che ha pervaso l'insegnamento e la ricerca. Il professor
Reuven Yaron, di Diritto romano, ha ricordato come la facoltà abbia
accolto per prima, dopo la guerra dei sei giorni, l'invito a
ritornare alla sede del Monte Scopus. Sì, ad insegnare diritto
romano nel luogo da dove le truppe romane conquistarono la città ai
tempi di Tito. Il presidente dell'Università Ebraica, Menachem
Ben Sasson, ha messo in guardia la società israeliana per i danni
che possono arrivarle a causa della riduzione del contributo
governativo alla ricerca; a suo avviso è necessario legiferare una
"norma fondamentale sugli studi superiori", per assicurare
il livello di ricerca e di insegnamento, con la consapevolezza che
questo è per noi un bene strategico. Dal canto suo il giovane
decano della facoltà, il professor Barak Medina (43 anni), ha fatto
presente come la facoltà abbia saputo mantenere il suo alto livello
di insegnamento e di ricerca, e come i migliori candidati cerchino di
essere ammessi a studiare nel nostro Ateneo. Non c'è che dire: negli
ingressi dell'Università e nella grande sala "Messico" si
vedevano i personaggi più famosi del mondo giuridico israeliano, "la
guardia gerosolimitana", professori, giudici della corte suprema
e di corti inferiori, ministri e alti funzionari del servizio
pubblico, avvocati, studiosi di diritto ebraico (materia obbligatoria
nel piano di studi), tutti concordi nel ritenere questa la nostra
casa. A questa casa il nostro grazie e il nostro augurio: ad
multos annos.
Alfredo
Mordechai Rabello, facoltà di Giurisprudenza, Università
Ebraica di Gerusalemme
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pilpul |
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Il midrash dimenticato
"Sorse
un nuovo re in Egitto che non aveva conosciuto Giuseppe", cosi' inizia
il libro di Shemot. Dovrebbe essere un nuovo re nel senso letterale ma
il midrash suppone anche che possa essere stato lo stesso re che si era
dimenticato del bene fatto da Giuseppe. Sembra strano ma non lo è
affatto. Nel Tempio Maggiore di Roma all'entrata a destra c'è una
solenne lapide che ricorda la visita alla Sinagoga di Vittorio Emanuele
III, lo stesso che qualche anno dopo avrebbe firmato le leggi razziste.
Quando decisero di mettere la lapide forse furono i nostri che si
dimenticarono il midrash del re d'Egitto.
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma
Voce del verbo: Capire
Di
fronte ai nuovi tipi di controllo aeroportuale posti in essere da
Obama, il giornale l’Unità ha coraggiosamente argomentato come il
Manifesto. Titolo di prima pagina: “Tutti terroristi”. Come per magia,
mi sono ricordato l’aeroporto di Lod negli anni ’70, molto prima delle
Torri Gemelle. Allora il problema della sicurezza era solo israeliano.
Io arrivavo e partivo spesso da Lod, i miei stavano in Israele, e mi
ero abituato ai controlli e alla loro rude necessità. Non era così per
la folla dei viaggiatori. Appena iniziavano i controlli, le domande,
erano aperti i pacchi dei regali minuziosamente confezionati al
mattino, i viaggiatori rimanevano allibiti. A volte offesi. Qualcuno
sibilava: “Ma insomma, e che modi”. Il controllo era interpretato come
l’aggressione di un regime rozzo, e siccome si trattava di Israele,
fascista. Una volta ci fu un’esercitazione a sorpresa. L’aeroporto era
gremito. Fu dato l’annuncio che stava per esserci un test di sicurezza,
e di non perdere la calma. Ai check in, i viaggiatori continuarono a
conversare tra loro, appoggiati ai carrelli, masticando gomme americane
coi passaporti in mano. Ci fu uno scoppio. La gente corse in tutte le
direzioni, poi prese quella indicata dalla Sicurezza. Fu una cosa breve
e tornò la calma. Ci sarebbe stato da discutere su quel modo di
intendere la sicurezza. Ma nessuno si arrabbiò: a un tratto tutti
capirono che in quella parte del mondo c’era la guerra. Sapete com’è,
la paura fa novanta.
Il Tizio della Sera |
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rassegna stampa |
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Per
la prima volta, da quando è iniziato il processo di beatificazione, un
Papa ha citato Pio XII definendolo “venerabile”. Benedetto XVI lo ha
fatto ieri a margine dell’Angelus (Il Tempo).
E’ questa notizia uno dei pochi spunti di riflessione che offre oggi la
nostra rassegna stampa. Tra una settimana saremo alla vigilia della
visita di Ratzinger alla Sinagoga Maggiore di Roma, sicuramente avremo
molto da commentare. In attesa, Repubblica
racconta la sua verità sul furto della targa di Auschwitz. Secondo il
quotidiano, dietro i ladri ci sarebbe un piano terroristico nazi, per
finanziare attentati anche contro esponenti politici. In particolare,
per un milione di euro, l’obiettivo numero uno sarebbe stato il premier
svedese. Proprio in Svezia si preparano due arresti (Avvenire). In
Israele, intanto, il ministro Barak vive momenti di tensione dopo le
ripetute minacce, ricevute da anonimi israeliani che protestano contro
il congelamento dei piani edilizi in Cisgiordania (Liberal).
A rischio, secondo il governo, anche la lingua ebraica. Per
questo è stata annunciata la nascita della giornata della lingua
ebraica che si festeggerà ogni 21 di Tevet, dal prossimo anno, e la
creazione di un museo ad hoc (Avvenire).
Infine, proseguono le polemiche sul muro che divide Egitto e Gaza. Il
Cairo sta subendo in questi giorni l’ira dei palestinesi che si vedono
sbarrati i tunnel sotterranei, dove si trafficano cibo e armi (Messaggero). Fabio Perugia |
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notizieflash |
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Attentato alla sinagoga di Creta, biblioteca semidistrutta Atene, 7 gen - Attentato incendiario
ai danni dell'antica sinagoga di Etz Hayyim a Hania, sull'isola di
Creta. L'attentato, avvenuto nelle prime ore di ieri, ha provocato
l'incendio e la distruzione della grande scalinata di legno della
sinagoga che conduce al primo piano dove si trova la sua famosa
biblioteca. Grazie all'allarme dato da un vicino e il pronto intervento
dei vigili del fuoco le fiamme non si sono estese all'interno
dell'edificio ma, ha spiegato Stavroulakis telefonicamente, il grande
calore sprigionato dall'incendio e il fumo ha gravemente danneggiato
gran parte dei 1600 volumi e manoscritti che si trovavano sulla parete
più esterna della biblioteca, causando danni più o meno seri a tutti
gli altri. "Non sono in grado di dire se e quanti libri potranno essere
restaurati", ha spiegato il direttore della sinagoga contattato
dall'agenzia Ansa. La sinagoga di Hania, ultimo importante monumento
ebraico che sopravvive sull'isola di Creta, è tra le più antiche e
famose della Grecia e funziona sia come luogo di culto che come centro
culturale e museo-memoriale della storia dell'antichissima comunità
ebraica di Creta. Venne restaurata alla fine degli anni Novanta.
Israele adotta un nuovo sistema di difesa per i razzi lanciati da Gaza: la Cupola di ferro Gerusalemme, 6 gen - Nuovo
sistema di difesa per il lancio di razzi da Gaza nel sud di Israele. Il
suo nome è Cupola di ferro, è stato collaudato con grande successo nei
giorni scorsi, ed è riuscito a distruggere in volo salve di razzi di
tipo Grad. Lo ha riferito oggi al telegiornale la Tv privata Canale 10.
Secondo l' emittente Cupola di Ferro ha superato le più rosee
aspettative dei progettatori ed è stato perfino in grado di distinguere
tra razzi diretti su centri abitati - da distruggere - e quelli diretti
in aree aperte e disabitate, da lasciar passare. Il sistema sviluppato
in Israele è in grado di distruggere in volo razzi aventi un raggio
d'azione di 4-70 km. La prima batteria di Cupola di Ferro sarà
operativa tra quattro mesi e sarà piazzata a difesa di aree del sud
minacciate da Gaza. In seguito altre batterie saranno piazzate
anche nel nord del paese, minacciato dai razzi di diverso tipo in
possesso degli Hezbollah libanesi.
"No alla partita di calcio Anp-Israele contro Brasile" Ginevra, 6 gen - Il
presidente del Brasile Ignacio Lula ha lanciato una proposta: una
partita amichevole di calcio fra la nazionale brasiliana e una squadra
mista israelo-palestinese. Il ministro degli Esteri palestinese Riyad
al-Malki l'ha bocciata. "Dal momento che il processo di pace è fermo da
entrambe le parti, non è buon momento per organizzare la partita",
questa la replica del ministro palestinese al presidente brasiliano,
rilasciata in occasione di un incontro avuto a Ginevra con il ministro
degli Esteri brasiliano Celso Amorim. "Apprezziamo comunque molto
l'offerta del presidente Lula di mandarci la nazionale brasiliana", ha
aggiunto al-Malki riferendosi alle tante dichiarazioni in cui il leader
brasiliano diceva di "sognare" una partita simbolica a sostegno della
pace. "Tutti gli appassionati di calcio palestinesi amerebbero di veder
giocare la nazionale brasiliana in Palestina, compresi i miei figli,
che sono dei fan di tutti i giocatori - ha aggiunto il ministro degli
esteri - ma è evidente che i tempi non sono quelli giusti. Speriamo di
poter organizzare la partita prima che il Brasile parta per il
Sudafrica per giocare la Coppa del Mondo". A proposito dei rapporti tra
i due paesi, il ministro degli Esteri brasiliano ha dichiarato che non
si escludono contatti diretti con Hamas se questo può aiutare a
risolvere il conflitto israelo-palestinesi. |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
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