se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai  click qui  
 
  logo  
L'Unione informa
 
    14 febbraio 2010 - 30 Shevat 5770  
alef/tav   davar   pilpul   rassegna stampa   notizieflash  
 
Moked - il portale dell´ebraismo italiano
alef/tav    
  Benedetto Carucci Viterbi, rabbino Benedetto Carucci Viterbi, rabbino Il processo penale della tradizione ebraica è esclusivamente testimoniale: in assenza di due persone che abbiano visto l'imputato commettere il reato, e che lo abbiano avvertito delle conseguenze penali dell'atto che sta compiendo, non è possibile aprire alcun procedimento. 
“Il giornalista, come noto, non è cattolico. È di religione ebraica e non si è mai sognato di imbastire una puntata simile a quella di lunedì sera sul più grande scandalo finanziario degli ultimi anni, quello che ha visto come protagonista Bernard L. Madoff, ebreo, recentemente condannato a 150 anni di carcere negli Stati Uniti per aver truffato 500 miliardi di dollari a investitori di tutto il mondo..” E’ un passaggio saliente di un articolo di Alessandro Sallusti, vicedirettore de Il Giornale, (pubblicato con il titolo Gad Lerner in tv fa il processo ai cattolici, in Il Giornale il 10 febbraio 2010) a commento della puntata dell’8 febbraio 2010 de L’Infedele a proposito del caso Boffo. Consiglio di archiviare quell’articolo almeno per due motivi: 1) perché è la dimostrazione che si può difendere le ragioni politiche di Israele ed essere antisemiti; 2) perché ricalca, ottanta anni dopo, la convinzione che la crisi nasce perché da qualche parte qualcuno si riunisce in una sinagoga e decide le sorti del mondo, mentre gli altri, ingenui Venerdì in mano a perfidi Robinson tentano di mettere insieme fortunosamente il pranzo con la cena. Ma l’articolo è interessante anche per i commenti che ha suscitato sul blog del suo giornale, dove tornano parole ed espressioni che correvano nell’Italia razzista degli anni ’30. Quelle parole infatti costituiscono un termometro del ventre profondo del Paese. Una serie di commenti dove tornano le espressioni che appartenevano della “Vita Italiana” tra anni ’10 e anni ‘20, secondo il gergo che fu di Giovanni Preziosi e Maffeo Pantaleoni dove ebreo torna a essere sinonimo di traditore e costruttore di trame, di “straniero”, di anti italiano - più generalmente di antinazionale. Un linguaggio che non aveva bisogno del supporto delle leggi razziali per circolare. Certo Sallusti non è responsabile, in quel blog, né di quelle parole - in fondo con pseudonimi o nomi crittati ognuno firma ciò che scrive - né “dell’entusiasmo dei suoi lettori”. Ma il fatto che sia stato così svelto a bacchettare Gad Lerner e si sia letteralmente addormentato e adagiato sulle parole dei suoi commentatori, che evidentemente non ha intenzione di deludere, non è un indizio sufficiente? Io penso di sì, anche perché se l’intransigenza è una virtù a giorni alterni, allora molto meglio dire esplicitamente con chi e per chi si canta la Messa. E quella di Sallusti, a giudicare dai commenti dei suoi lettori, canta una Messa preconciliare.
David
Bidussa,
storico sociale delle idee
David Bidussa, storico sociale delle idee  
  torna su
davar    
 
  Gli archivi del ghetto

DavarEmanuel Ringelblum nacque a Buczacz nel 1900. Si laureò in storia ottenendo un dottorato all’Università di Varsavia. Come molti ebrei dell’epoca fu attivo fin da giovanissimo nel Po’alei Zion, un partito della sinistra ebraica. Per diversi anni insegnò storia nelle scuole superiori ebraiche. Per poi dedicarsi al Joint Distribution Committee, una organizzazione fondata per aiutare i profughi ebrei vittime delle persecuzioni razziali. Nel 1923 insieme ad altri colleghi fondò l’Istituto di ricerca ebraico che concentrò i suoi studi sulla storia dell’ebraismo a Varsavia. Nel 1930 era a tutti gli effetti uno degli ebrei della comunità.
Inveterato ottimista credeva fermamente in un futuro certo per gli ebrei polacchi, non valsero a nulla né gli avvertimenti dei suoi colleghi di lavoro né le preghiere dei parenti, nulla  lo persuase a lasciare il paese. Quando nel 1939 scoppiò la guerra e la maggior parte dell’élite culturale e politica ebraica decise di scappare verso Est, Emanuel scelse invece di rimanere. Ringelblum conosceva le sue capacità di organizzatore e capì il ruolo, che da intellettuale avrebbe potuto svolgere.
“L’incarico era di organizzare l’assistenza, e chi l’avrebbe fatto se tutti fossero scappati?” scrive Samuel D. Kassow nel suo brillante studio Who Will Write Our History? Rediscovering a Hidden Archive From the Warsav ghetto. Nell’autunno del 1940, il numero degli ebrei di Varsavia si aggirava intorno ai 450 mila persone, confinati in un’area stimabile in meno di quattro chilometri quadrati.
Fu questo giovane storico a riconoscere l’importanza di raccogliere più materiale possibile da tramandare ai posteri. Formò così una società segreta, gli Oyneg Shabes (letteralmente “gioia dello Shabbat, poiché i membri si incontravano spesso di sabato) con l’intento di creare un archivio della vita nel ghetto, migliaia di testimonianze riunite in un ritratto collettivo.
L’archivio voleva documentare sia le sconfitte che le vittorie, gli eroi e i collaborazionisti. Nessuno sapeva quali informazioni sarebbero state prese in considerazione dagli storici nel dopoguerra, per questo decisero  di registrare tutto ciò che accadeva intorno a loro. Raccolsero memorie, fotografie, disegni, informazioni sui campi di lavoro, sulla condotta del Judenrat (il consiglio ebraico che faceva da intermediario con i tedeschi), raccolsero le carte delle caramelle, le tessere di razionamento per il cibo, i testi delle canzoni di strada, non risparmiarono nessun particolare per quanto macabro potesse apparire, neppure la storia di una madre che pur di non morire di fame si cibò del cadavere del figlioletto.

DavarRingelblum (nell'immagine), oltre a tenere un diario e a scrivere alcuni saggi, tenne conferenze,  pubblici dibattiti e incoraggiò lo studio come forma di resistenza. Aiutò inoltre a sviluppare un questionario da somministrare agli intervistati e, prima di essere catturato, scrisse un trattato riguardante i rapporti tra gli ebrei e la popolazione polacca durante la guerra, riconoscendo da una parte i meriti della resistenza polacca contro il regime nazista e dall’altra la quasi totale indifferenza nei confronti degli ebrei.
Durante la Pasqua del 1943, dopo una breve fuga, rientrò nel ghetto e venne catturato e internato nel campo di Trawniki da cui, travestito da operaio delle ferrovie, riuscì a fuggire grazie all’aiuto della resistenza polacca. Nel  marzo del 1944 il suo nascondiglio, un bunker nelle vicinanze del ghetto, venne scoperto e i 38 ebrei lì nascosti vennero infine catturati.  Anche dopo essere stato imprigionato dalla Gestapo, Emanuel si rifiutò di corrompere una guardia carceraria che gli avrebbe facilitato la fuga. Rimase invece nella sua cella con la moglie, il figlio di 12 anni e i suoi compagni d’avventura. Il 7 marzo del 1944 venne fucilato insieme alla sua famiglia e alle persone che lo avevano aiutato.
Nel suo libro Kassow riesce a costruire un filo conduttore della vicenda a partire da un corpus consistente di documenti e frammenti in yiddish, polacco ed ebraico rinvenuti negli archivi del Jewish historical institute di Varsavia, dello Yad Vashem a Gerusalemme e del Yivo institute for jewish research di New york, un patrimonio che sarebbe potuto andare perso se non fosse stato per la perizia degli Oyneg Shabes.
Gli ebrei di Varsavia non poterono nulla contro lo strapotere nazista, ma grazie agli Oyneg Shabes, all’archivio segreto di Ringelblum e degli altri storici, sono stati in grado di registrare ciò che hanno pensato, sentito e visto. Circa 35 mila pagine (solo una minima parte della totalità delle fonti) sopravvissero alla guerra, seppellite in bidoni per il latte e barattoli di metallo. Alcuni contenitori furono accuratamente saldati; altri si deteriorarono rovinando irreparabilmente i documenti in essi contenuti, altri scritti, danneggiati dall’umidità, furono recuperati grazie a un minuzioso lavoro di pulizia.  L’archivio di carte venne alla luce grazie alla collaborazione e alla tenacia di Rachel Auerbach, uno dei tre sopravvissuti tra le centinaia di persone coinvolte nel progetto. Fu lei che nel 1946 recatasi a Varsavia, chiese ai sopravvissuti, infreddoliti e affamati, rifugiati della città ormai distrutta, di compiere un estremo sforzo per dissotterrare le memorie nascoste sotto le rovine.
Solo di recente i documenti sono stati sostanzialmente restaurati, infatti non esiste ancora ad oggi un catalogo completo. I documenti riguardanti Ringelbaum, che Kassow ha studiato, danno però un quadro esemplificativo e vivido della distruzione del Ghetto di Varsavia per mano dei nazisti e degli sforzi fatti per preservare una parvenza di civilizzazione, che cedette presto il passo al basilare istinto di sopravvivenza.
Fu in queste condizioni che gli ebrei di Varsavia scrissero le loro memorie. Ogni giorno in lotta contro la povertà, la fame, le malattie, la deportazione, le percosse e infine la morte. Il terrorismo psicologico attuato dal regime nazista esacerbò ulteriormente questi fattori, mutando le persone in vuoti involucri, senza la speranza di un possibile futuro. Nonostante tutto alcuni tentarono di ribellarsi in una battaglia disperata, un atto eroico di resistenza attiva nei confronti dei tedeschi, meglio armati e superiori nel numero. A riguardo lo storico Melvin Konner afferma, “I tedeschi impiegarono minor tempo e risorse a conquistare l’intera Francia, di quante gliene servirono per  reprimere la ribellione del Ghetto di Varsavia”. La resistenza ebraica, ci ricorda il libro di Kassow, ebbe molte facce più o meno manifeste.

Michael Calimani


Sorgente di vita: da Radu Mihaileanu all'Israel University Day

SDVLa puntata di Sorgente di vita di domenica 14 febbraio apre con un'intervista a Radu Mihaileanu realizzata in occasione dell'uscita nelle sale italiane del suo ultimo film “Il concerto”, commedia grottesca per una storia che si snoda tra la Russia di oggi e l’Unione Sovietica ai tempi di  Breznev. 
Segue un profilo di Mayer Kirshenblatt, il pittore che dipingeva a memoria il mondo della sua infanzia, la cittadina polacca di Opatow, lasciata nel 1934 per emigrare in Canada con la famiglia: nella sua ultima intervista racconta quel mondo, illustrato fin  nei minimi dettagli nei suoi numerosi e colorati quadri.
Un altro servizio è dedicato a “Nessiah”, -  viaggio - festival di cultura ebraica in Toscana: dalla mostra di  Chagall a Pisa con le suggestioni  del Mediterraneo al  concerto  di Evelina Meghnagi  con le note delle melodie sefardite, al quartetto Mishmash e la loro musica di origini e culture diverse.
Infine le voci di alcuni ragazzi che hanno partecipato all' “Israel University Day”, la giornata di incontro organizzata dall'Ufficio Giovani Nazionale dell'Unione delle Comunità Ebraiche per presentare agli studenti italiani le università israeliane e le loro offerte.
Con una variazione di orari a causa delle Olimpiadi invernali, la puntata va in onda
domenica 14 febbraio alle 2 e in replica lunedì 15 febbraio a mezzanotte e mezza.
Sarà replicata lunedì 22 febbraio alle ore 9 del mattino.
I servizi di Sorgente di vita sono anche online.

p.d.s. 
 
 
  torna su
pilpul    
 
  Il Nastro bianco, la pista nera

Il Nastro BiancoIl Nastro Bianco, Palma d’Oro a Cannes, è l’ultimo film di uno dei più interessanti registi europei in circolazione, l’austriaco Michael Haneke. Esploratore dei lati oscuri dell’animo umano, Haneke ha firmato capolavori come Funny Games e Lezioni di Piano.
Se in Caché [Nascosto] con Daniel Auteil e Juliette Binoche aveva messo in scena la storia di una coppia della Parigi borghese perseguitata dai fantasmi della Storia (la colonizzazione dell’Algeria), ne Il Nastro Bianco Haneke compie il percorso inverso: raccontando le vicende di una piccola comunità tedesca durante gli anni che precedono la Prima guerra mondiale ci mostra i primi segni dei drammatici avvenimenti che sconvolgeranno il mondo.  
Girato in bianco e nero, il film è ambientato in una comunità agricola che vive secondo i ritmi del lavoro agricolo: il Barone, proprietario dei latifondi sui quali lavorano i più e il pastore, capo della chiesa e responsabile della scuola, sono i due poteri che comandano.  
Questo piccolo mondo antico è scosso da una serie di crimini: una donna trovata morta in un mulino, un attentato che fa cadere il Dottore da cavallo, il figlio del Barone torturato in una foresta, un ragazzino disabile seviziato, un granaio dato alle fiamme.
Nel corso dell’azione si tenta di scoprire invano chi sono i responsabili dei crimini.
Questa non è, infatti, una detective story, ma un film che scopre la violenza della Storia nelle storie violente degli uomini.
Spingendosi oltre film come l’analitico Heimat (Edgar Reitz) o la marxiana Caduta degli Dei di Visconti, ne Il Nastro Bianco non c’è bisogno di nominare e visualizzare i fatti della Storia per evocarne l’essenza.  
Haneke ci mostra che la violenza è presente in tutte le famiglie del villaggio: soprusi, incesti, stupri sono in tutte le case, anche in quella del pastore che controlla con una mano di ferro la famiglia e impartisce punizioni corporali ai figli che, secondo lui, hanno perso la loro purezza (quella del nastro bianco del titolo).  
Quella che pervade il villaggio, è una violenza che ispirata dalla religione, cerca la salvezza spirituale con la punizione. Una violenza che accomuna tutti nel sangue e colpisce i diversi come il piccolo Karli affetto da sindrome di down e odiosamente torturato.
All’orizzonte, insieme agli eserciti in guerra, vediamo avanzare anche le ombre nere del nazismo.

Rocco Giansante
 
 
  torna su
rassegna stampa    
 
 
leggi la rassegna
 
 

Gli antifascisti di Dresda fermano la marcia dei neonazi
Per il 65esimo anniversario dei bombardamenti anglo-americani, che la notte tra il 13 e il 14 febbraio 1945 devastarono la città, i gruppuscoli della galassia neonazista di tutta la Germania e di altri paesi europei si erano dati appuntamento per una «marcia funebre» per celebrare la ricorrenza. Gli organizzatori speravano di portare nel capoluogo della Sassonia oltre 10 mila attivisti così da dar vita alla più imponente manifestazione neonazista del Dopoguerra. Nei giorni precedenti il tam tam sui siti Internet aveva destato grande preoccupazione, da più parti si è chiesto di revocare l'autorizzazione alla manifestazione. Alla fine sono arrivati in circa 5000, un po' meno del previsto, comunque troppi, e hanno inferto l'ennesimo sfregio ad una delle città simbolo della II guerra mondiale. Si sono radunati nei pressi della stazione di Neustadt, da dove partivano i treni con il carico di ebrei destinati al campo di sterminio di Auschwitz. […]
[…] Se la marcia neonazista non ha avuto il successo che si temeva il merito va soprattutto alla mobilitazione delle forze democratiche che non si sono limitate ad esprimere rabbia e sdegno, ma si sono impegnate in una vera e propria contro-dimostrazione di massa. Migliaia di cittadini hanno accolto l'appello lanciato dal borgomastro elma Orosz (Cdu) di radunarsi davanti alla piazza del municipio e formare una catena umana, così da impedire l'accesso al corteo dell'estrema destra. L'azione denominata «Dresda libera dai nazisti» ha avuto successo risparmiando per lo meno al centro storico il passaggio delle teste rasate. «Faremo di tutto per impedire che vecchi e giovani nazisti strumentalizzino questa giornata di dolore. La nostra città è un baluardo contro l'intolleranza e la stupidità» ha detto la Orosz poco prima di dare il via alla catena umana anti-nazista [...]
Gherardo Ugolini, l'Unità, 14 febbraio 2010

L'acquerello di Hitler all'asta «Era nello studio di Freud»
Un quadretto, dieci centimetri per venti, quasi una cartolina. La firma: «A. itler 1910». E una scritta sul retro, a matita, in italiano: «Studio medico Sigmund Freud. Vienna». Basta per fare di quest'acquerello, una Chiesa dal tetto spiovente sullo sfondo delle Alpi austriache, che andrà all'asta il 2marzo nella città inglese di Ludlow, il legame mai emerso tra l'austriaco Adolf itler e il padre della psicanalisi viennese Sigmund Freud? E infatti, appena il Daily Telegraph ha dato la notizia dell'asta, la news è rimbalzata finendo, per dire, anche sull'india Daily o il Los Angeles Times. Troppo suggestivo ma possibile? pensare che nelle strade di Vienna d'inizio Novecento si siano sfiorati la follia del pi grande criminale politico-seriale della storia e il genio ebraico che i mostri li curava Il responsabile dell'asta Richard Westwood-Brookes, della Mullock's auctioneers, spiega com'è arrivato al quadro. A venderlo, a Ludlow, è un compratore italiano rimasto anonimo. Né è possibile sapere da quale città italiana provenga. L'acquerello, invece, sarebbe stato portato in Italia da un giovane soldato americano, subito dopo la guerra: sosteneva d'averlo preso dall'ambulatorio di Freud. [...]
[...] Certo, nulla finora aveva fatto credere che i due si fossero «conosciuti». E anche possibile, dicono i curatori, che l'acquarello fosse stato comprato da una segretaria odaunFreudignaro dichinefos se l'autore. Forse semprecché la scritta non sia l'opera di un falsazio o lo scherzo di un burlone che si è divertito a incrociare sul fronte e sul retro i due destini non sapremo mai se Freud quel quadro l'ha «clinicamente» studiato. Ma è anche bizzarro pensare che ci sia passato tante volte davanti, senza accorgersi di nulla.
Mara Gergolet, Corriere della Sera, 14 Febbraio 2010

E nell'ombra si nasconde la terza Intifada
[...] Le facilitazioni messe in atto dal governo israeliano ai check pnint, la promozione dell'economia che ha portato lo Stock Exchange palestinese al più 12 per cento e l'estendersi di grandi quartieri palestinesi a nord di Bir Zeit (attaccata a Gerusalemme) e a nord di Gerico, segnalano un invito costante di Netanyahu a tornare al tavolo delle trattative. Ma Abu Mazen non accetta, e spiega che il cosiddetto freezing delle costruzioni nei Territori di 10 mesi peraltro da Netanyahu, non è completo. Dunque per tenere aperta una situazione sempre più difficile gli americani hanno fatto un passo indietro: salvo imprevisti riprenderanno, come sedici anni fa, colloqui condotti tramite un intermediario. E' triste, ma Israele ci sta, e può darsi che parlare a Bibi e a Mitchell senza contatto protegga Abu Mazen dalle accuse di essere al servizio dell'imperialismo yankee e israeliano. Ma Abu Mazen difficilmente vorrà parlare di cose sostanziali, per due ragioni: la prima è che il suo popolo è talmente radicalizzato con continue glorificazioni ufficiali del terrorismo suicida che invadono la stampa, la piazza, la tv e anche i programmi per i bambini, che non lo seguirebbe in una politica di accordi. Abu Mazen si è preoccupato della concorrenza di Hamas che ormai ha preso Gaza e potrebbe prendersi anche l'West Bank molto di più che non del processo di pace: ne va della sua sopravvivenza politica e forse fisica. La seconda ragione, è che l'Autonomia Palestinese ha visto aprirsi in questi giorni il baratro senza fine di una grande discussione sulla corruzione grazie al giornalista palestinese Khaled Abu Toameh del Jerusalem Post e all'incredibile coraggio del suo intervistato Fahmi Shabaneh excapo della Commissione Anti Corruzione dell'Ap. Shabaneh, un avvocato, ormai inseguito da un ordine di cattura dell'Autorità Palestinese, rifugiatosi a Gerusalemme est, ha detto che nel momento in cui ha deciso di parlare per prima cosa si è comprato la tomba; egli sostiene che Abu Mazen si è circondato di tutti i corrotti che lavoravano per il suo predecessore Arafat, e che la vittoria di Hamas a Gaza sarà presto ripetuta a Ramallah dato il disgusto della popolazione. Shabaneh dice molte cose, fra cui che il personale di Fatah ha sottratto personalmente 3,2 milioni di dollari donati dagli Usa perle elezioni parlamentari del 2006 poi vinte da Hamas. L'avvocato ha anche indicato lo scandalo sessuale testimoniato da un video molto esplicito: Rafik al Husseini, il capo della segreteria di Abu Mazen, viene sorpreso dalla polizia palestinese mentre estorce prestazioni sessuali alla sua segretaria e poi si lascia andare a accuse di debolezza e corruzione contro il suo capo. C'è da aspettarsi che mentre la gente se la ride per le nudità di uno dei suoi boss e commenta le ruberie subite ormai dai tempi di Arafat, con i suoi famosi conti in banca a Parigi, si alzi la temperatura antisraeliana. Dove la democrazia non c'è, funziona così: si focalizza l'odio su chi non c'entra niente.
Fiamma Nirestein, Il Giornale, 14 febbraio 2010

 
 
  torna su
notizieflash    
 
 
L'agenda del governo israeliano: Netanyahu in Russia               
e
il Capo di stato maggiore Usa in arrivo in Israele
Tel Aviv, 14 feb -
Mentre Netanyahu è in partenza per Mosca, dove discuterà della minaccia iraniana, in Israele è in arrivo il Capo di stato maggiore degli Usa, ammiraglio Mike Mullen, che incontrerà il ministro della difesa Ehud Barak e il capo di stato maggiore generale Gaby Ashkenazi. Netanyahu tenterà, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, di convincere i dirigenti russi a sostenere un nuova iniziativa di sanzioni nei confronti dell'Iran, che sarà discussa alla metà di marzo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La radio militare ha aggiunto che Netanyahu cercherà anche di convincere i dirigenti di Mosca a non vendere all'Iran missili terra-aria S-300. Ancora secondo la emittente il premier israeliano farà riferimento alle forniture militari russe alla Siria. Da parte sua l'ammiraglio Mullen, secondo quanto dichiarato dal portavoce militare, si concentrerà "sulla cooperazione fra le forze armate dei due Paesi e sulle comuni sfide di sicurezza". 
 
 
    torna su
 
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche.
Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili.
Gli utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste, in redazione Daniela Gross.
Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”.