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L'Unione informa
 
    4 marzo 2010 - 18 Adar 5770  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
alef/tav    
  alfonso arbib Alfonso
Arbib,

rabbino capo
di Milano
Moshè dopo aver visto gli ebrei ballare intorno al vitello d'oro, rompe le Tavole della Legge. Alcuni commentatori si chiedono come mai faccia questo gesto estremo in quel momento. In realtà ciò a cui assiste Moshè, non dovrebbe essere nuovo per lui. Dio gli aveva raccontato ciò che era successo. Perché allora reagisce solo in quel momento? Secondo Shimshon Refael Hirsch, Moshè vede qualcosa di nuovo, vede i balli e la gioia dei partecipanti al culto idolatrico e ne rimane sconvolto. Un errore, commesso senza gioia e con senso di colpa può essere riparato perché la persona non tiene dentro di sé la coscienza dell'errore. La gioia è invece segno di un peccato radicato che coinvolge il cuore delle persone e quindi molto difficile da correggere. 
Leggendo e rileggendo la Meghillàt Ester, sono ovviamente molte le interpretazioni che se ne possono dare. Una di queste è vederla come un fatto di cronaca che potrebbe essere accaduto ieri. In un grande paese medio-orientale esiste un regime autoritario presieduto da un capo supremo che vive recluso nel Palazzo e delega le grandi esternazioni pubbliche a un potente politico il cui cognome, secondo l'onomastica corrente, suonerebbe Hamdata-nejad (discendente di Hamdata). Il regime usa erigere alti pali dove effettua pubbliche impiccagioni. A un certo punto, i consiglieri e la moglie del suddetto potente leader gli dicono: "Se quel Mordechai è un ebreo, non ce la puoi fare contro di lui e finirai per cadere prima di lui". In quel lontano paese ci sono due tipi di antisemiti: i sanguinari forcaioli e i gelidi viscerali. Il testo della Meghillàt Ester è un grande allegoria, e questa lettura sembrerà riduttivista. Ma non si può negare che le costanti della longue durée abbiano un certo fascino. Sergio
Della Pergola,

Università Ebraica di Gerusalemme
sergio della pergola  
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davar    
 
  ingloriousFiction sul nazismo -  Inglorious Basterds,
Tarantino di fronte ai sopravvissuti


Pochi giorni dopo l'annuncio delle nominations agli Oscar di quest'anno il film di Quentin Tarantino, Inglorious Basterds, è stato proiettato a Los Angeles, alla presenza del regista, per un pubblico di ebrei sopravvissuti alla Shoah.
Tarantino ha compiuto una ricostruzione della storia assai ardita e per questo molto criticata. Nel film fa morire tutte le più alte gerarchie della Germania nazista in un attentato, in verità mai avvenuto.
La reazioni emotive del pubblico speciale, direttamente connesso con le vicende rappresentate, o meglio con la verità storica cui esse rimandano, non si lasciano nascondere. “Ecco quel che si meritavano i nazisti!”: il pensiero si legge chiaro e tondo sugli occhi attoniti degli astanti mentre Aldo Raine, il bel Brad Pitt, scortica lo scalpo dei soldati tedeschi uccisi. Si poteva percepire chiaramente il piacere della vendetta, il godimento viscerale nel vedere i nazisti uccisi e pestati da un gruppo di killer ebrei. Risate goffe e nervose, battiti di ciglia poco frequenti, bocca spalancata: Inglorious Basterds ha fatto riemergere, nelle vittime dell'orrore nazista, sentimenti latenti, sotterranei. Forse anche poco politicamente corretti. Nella sua unicità all'interno della filmografia sulla Shoah, nel suo programmatico e dichiarato revisionismo, con l'arroganza propria di chi vuole riscrivere la storia, questo film è riuscito a toccare corde mai prima d'ora accessibili. Non quelle della commozione, non quelle dello sdegno, quelle più animali e più intime, le più segrete, quelle della rivalsa. È questa l'alchimia sprigionata dall'incontro tra il mondo ebraico, la cui psiche collettiva non ha certo attraversato intonsa il Ventesimo secolo, e il mondo di Quentin Tarantino, che dai tempi di Kill Bill ci ha abituato all'etica della vendetta, dominante e ossessiva.
Rimane aperto il dibattito sulla legittimità compiuta dal regista americano. Per alcuni l'introduzione della fantasia nella storia è ingannevole e quindi pedagogicamente sbagliata. Per altri invece è un'operazione dissacrante e affascinante, quindi artisticamente molto riuscita.
Ma è lecito romanzare la Shoah? Ci si chiede all'uscita dalla sala. Può arrecare danno alla Memoria? O invece, con il venire meno dei testimoni diretti, proprio l'arte potrà essere custode della Memoria e interlocutrice privilegiata della società civile, soprattutto delle nuove generazioni?
Seduto tra gli spettatori di questa proiezione speciale allestita dalla testata statunitense Jewish Journal, in incognito, c'era anche Quentin Tarantino, incuriosito dal dibattito più che dal film. Quando una signora ha obiettato che esiste il rischio che la versione del film venga presa sul serio e possa fomentare il vero revisionismo storico, solo allora il regista ha preso la parola, tra lo stupore generale, per chiarire una volta per tutte che la sua è solamente una fiction, che non ha alcuna pretesa di valore storico. Ha ricordato che le prime parole del film sono “once upon a time”, il classico incipit delle favole per bambini.
Una favola in grado di risvegliare e portare alla luce del sole le emozioni più ferine che abitano l'animo umano.

Manuel Disegni
 
 
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pilpul    
 
  rav di segniPagine dimenticate, pagine ritrovate

 In un polveroso scaffale della preziosa biblioteca del Collegio rabbinico è stata fatta una importante scoperta paleografica che interesserà gli studiosi (ma non solo loro): un foglio manoscritto in scrittura ebraica italiana, non molto elegante, di epoca incerta, con il testo della prima pagina del Talmud babilonese (Berakhot 2b). L'esame del testo è sorprendente perché rispetto alla versione tradizionale mostra delle strane varianti. Proviamo a tradurre: "Mishnà. Da quando si possono presentare le liste elettorali? Dal momento in cui gli impiegati del tribunale vanno a prendere il primo caffè al bar, fino alla fine del primo turno, questa è l'opinione di Rabbì Eliezer. I Maestri invece dicono: fino a mezzogiorno. Rabban Gamliel dice: fino a sera. Una volta accadde che i figli di Rabban Gamliel erano andati a mangiare fuori e gli dissero che non avevano fatto a tempo per la consegna; gli rispose che se non si era fatta ancora sera erano comunque tenuti a fare la consegna, e non solo questo, ma ogni altra regola per la quale i Maestri hanno stabilito il limite fino a mezzogiorno si può fare fino a sera. Ma allora perchè i Maestri hanno detto fino a mezzogiorno? Per tenere l'uomo lontano dalla trasgressione".
Ricordo a tutti che siamo ancora nella settimana di Purim.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma



tizio della seraFinalmente

Secondo un intelligente progetto cubano-iraniano in via di presentazione alle Nazioni Unite, d'ora in poi i servizi segreti israeliani dovranno essere pubblici in modo di poterli accusare con un certo anticipo. 

Il Tizio della Sera


 
 
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rassegna stampa    
 
 
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Nejad Hamid Masoumi per molti è un signor nessuno. Un normale giornalista, corrispondente della tv di Stato iraniana, da dieci anni in Italia. Baffi e capelli neri, dai modi sempre cortesi, tutti i giorni varcava il portone dell’Associazione stampa estera a via dell’Umiltà. A un passo da Fontana di Trevi. Finché un giorno, ieri, viene arrestato. Il quasi invisibile cronista è una spia di Teheran coinvolta in un traffico d’armi tra Italia e Iran. L’operazione ha messo le manette a due 007 iraniani e cinque italiani (Sole 24 Ore). A proposito di spie: il Foglio spiega perché il gran capo della polizia di Dubai è così efficiente contro Israele. Ricordate la polemica contro il Mossad, accusato di aver ucciso un leader di Hamas facendosi scudo con passaporti inglesi, irlandesi, francesi e tedeschi? Bene, ecco il profilo del generale Dahi Khalfan Tamim: l’uomo che vuole incastrare 26 agenti israeliani e chiede un mandato di cattura per il premier Bibi Netanyahu. Sul settimanale Sette del Corriere, invece, Stefano Jesurum fa ripartire l’offensiva contro Vittorio Feltri, il direttore del Giornale che lanciò palle di fuoco contro Gad Lerner, accusandolo di essere vendicativo con la finanza vaticana ma di non criticare quella ebraica. "Filoisraeliani antisemiti", è il titolo dell’articolo. Sempre sul Sole 24 Ore Ugo Tramballi intervista il premier palestinese Salam Fayyd, il quale racconta la strategia di investimenti, che vuole raccogliere all’estero, per proclamare lo stato di indipendenza entro il 2011.

Fabio Perugia

 
 
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notizieflash    
 
 
Riprendono i colloqui indiretti fra Israele e Anp                              
Gerusalemme, 4 mar -
Il quotidiano israeliano Haaretz pubblica oggi la notizia che Israele e Autorità nazionale palestinese potrebbero annunciare l'avvio di colloqui di pace indiretti già la prossima domenica, dopo l' arrivo in Israele -sabato sera - dell' inviato Usa George Mitchell. Secondo Haaretz gli Stati Uniti sperano che l'annuncio preceda l'arrivo in Israele del vice presidente americano Joe Biden, atteso lunedì prossimo. Lo stesso giornale riferisce inoltre che il presidente Shimon Peres, in colloqui privati con personalità politiche, ha espresso il parere che il premier Benyamin Netanyahu non potrà portare avanti il processo di pace nel contesto dell' attuale coalizione di partiti, alcuni dei quali di estrema destra, che sostiene il suo governo. Secondo Peres perciò Netanyahu dovrebbe rivolgere un'offerta al partito di maggioranza relativa Kadima della signora Tzipi Livni, che guida l'opposizione, di entrare nel governo a condizioni onorevoli. Il Presidente avrebbe invece criticato i tentativi del Premier di provocare una scissione all'interno di Kadima.
 
 
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