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    16 marzo 2010 - 1 Nisan 5770  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
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  Roberto Della Rocca Roberto
Della Rocca,

rabbino 
“Questo mese (Nisan) sarà per voi il principio dei mesi dell'anno...” Questa indicazione del capitolo 12 dell’Esodo stabilisce l’inizio di un nuovo calendario i cui tempi sono scanditi essenzialmente dalle fasi lunari oltre che dall'avvicendarsi delle stagioni. La disposizione e l'attitudine a scandire e a gestire il tempo è il primo segno di libertà. Uno schiavo non può disporre del proprio tempo, c'è sempre qualcun altro che lo dispone per lui. E inoltre l'importanza di questo precetto sembrerebbe voler indicare la possibilità di raggiungere attraverso questo nuovo calendario l'unità degli ebrei ovunque essi si trovino. Ma come è noto la lingua della Torà è polisemica e questa indicazione “hachodesh azelachèm” potrebbe anche essere  tradotta, in modo un po' estremo, come se questa dimensione della neomenia e del rinnovamento spettasse a noi. La scansione del tempo, del mese, del rinnovo, deve essere frutto di una nostra maturazione. 
Si vorrebbe essere una fasciatura per tante ferite. (Etty Hillesum)  Matilde
Passa,
giornalista

Matilde Passa  
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  Karol e Wanda: storia di una grande e scomoda amicizia

CopertinaIl tono di voce della persona che risponde al telefono dopo appena uno squillo di attesa è quella di un uomo soddisfatto e consapevole di aver portato a termine un’operazione editoriale destinata a far parlare a lungo. Le prime considerazioni che l’interlocutore fa a proposito del suo ultimo lavoro sono eloquenti e lasciano presagire sviluppi futuri molto interessanti: “Questo è un libro che in alcuni ambienti troveranno piuttosto scomodo”. Parola di Giacomo Galeazzi, vaticanista del quotidiano La Stampa, che insieme al compagno di redazione Francesco Grignetti ha da poco finito di scrivere Karol e Wanda (ed. Sperling & Kupfer), volume che racconta dettagli inediti sulla profonda, e ai più totalmente sconosciuta, amicizia che per oltre 50 anni ha legato papa Wojtyla a Wanda Poltawska, sua psicologa, amica e confidente dai tempi in cui si conobbero nella Cracovia semidistrutta del dopoguerra. Lui a quel tempo era un giovane sacerdote che a breve sarebbe diventato vescovo, lei invece una studentessa universitaria ex partigiana della Resistenza e reduce da una terribile esperienza di cavia umana nel campo nazista di Ravensbruck, dove era stata vittima degli esperimenti del medico Karl Gebhardt, poi giudicato colpevole di crimini contro l’umanità e condannato a morte dal Tribunale di Norimberga. Un’esperienza tremenda che avrà delle conseguenza per tutta la sua vita. “Quei quattro anni passati a Ravensbruck - racconta Galeazzi, unico giornalista ad averla intervistata nel recente passato vincendo la sua ritrosia per la categoria - l’hanno segnata per sempre nel fisico e nella mente”. Una mano ad allontanare quell’angoscioso ricordo gliela darà proprio Wojtyla, “uomo di cui apprezzava la grande dolcezza”.
Karol e Wanda si piacquero ed entrarono in sintonia immediatamente. “La loro amicizia - spiega la firma del prestigioso giornale diretto da Mario Calabresi - era un qualcosa di veramente particolare, un rapporto di straordinaria intensità e fiducia. Lei era sempre vicina al suo amico Karol nei momenti più delicati”. Wanda ebbe un ruolo chiave in alcune decisioni di primaria importanza prese da Giovanni Paolo II nel corso del suo pontificato. “In particolare - sottolinea l’autore - in occasione dal polverone sollevatosi dopo lo scandalo dei preti pedofili e nella lotta al comunismo, di cui anche lei era una paladina”. A Wanda vennero addirittura affidate le chiavi dell‘appartamento vaticano di Wojtyla, a cui poteva accedere senza mediazioni di alcun tipo. Un trattamento riservato “a pochissime e fidate persone”. E nei concitati giorni successivi all’attentato di Alì Agca fu proprio lei a scoprire in quell’appartamento una microspia: qualcuno spiava le conversazioni del capo della cristianità con i potenti della terra. Con grande discrezione, decise così di far partire un’indagine per cercare di appurare se vi fossero state delle talpe nel servizio di sicurezza: i risultati di quell’indagine restano tuttora segreti. L’amica era accanto al papa anche nel giorno della sua morte, quel 2 aprile del 2005 in cui le campane della basilica di San Pietro suonarono a lutto. Eppure, nonostante la sua presenza accanto al pontefice morente sia un fatto ormai indiscutibile, di lei non risulta traccia negli atti ufficiali del Vaticano. Come mai? “Una donna laica che aveva un peso così rilevante nella vita e nelle decisioni di un papa, talvolta quanto e più degli ecclesiastici di Curia, è motivo di non pochi imbarazzi. La complicità intellettuale e l’influenza reciproca dei due sono un fatto che alcuni trovano decisamente scomodo”.
L’anno scorso Wanda ha reso pubbliche, in un libro andato in stampa inizialmente in Polonia e poi anche all’estero, alcune lettere del vasto carteggio epistolare intrattenuto con Wojtyla e alcuni aspetti privati della vita del pontefice. “Il suo - spiega Galeazzi - è un sasso nello stagno che ha spezzato il muro del silenzio e dell’ipocrisia eretto attorno a lei”. Non tutti hanno gradito l’uscita di questo denso volume di 600 pagine, edito dalla San Paolo - Polonia e dunque appoggiato da una parte considerevole del clero locale. Non è piaciuto, ad esempio, al cardinale Stanislao Dziwisz, uomo ombra di Wojtyla, che intervistato nel maggio scorso dallo stesso Galeazzi, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La signora Poltawska pretende una unicità di rapporto e un legame speciale che non sussistono nella realtà”. Secondo Dziwisz nel loro rapporto non ci sarebbe stato “nulla di strano o di particolare” perché Giovanni Paolo II  “trattava tutte le persone allo stesso modo ma ciascuno di loro pensava di averlo solo per sé, di godere di un legame preferenziale”. E questo, insiste l’autorevole uomo di Chiesa, era il suo segreto: “Far sentire i tanti che lo avvicinavano come depositari di un rapporto speciale con lui. Sapeva farsi percepire come il papa di ognuno”. Ma Galeazzi non è d’accordo: “Basta leggere alcune di queste lettere per rendersi conto di quanto questa amicizia fosse unica. Quando le scriveva, il pontefice la chiamava con affetto dusia, che in polacco significa sorellina. È difficile pensare che avesse questo livello di confidenzialità con altri”. Solo una minima parte di quelle lettere (“ne ho tante da riempire una valigia” scrisse a suo tempo la Poltawska) sono state consegnate alle autorità ecclesiastiche incaricate di portare avanti il processo di beatificazione di Wojtyla. “E questo - conclude Galeazzi - ha irritato il Vaticano, abituato a entrare in possesso di tutte le prove documentali disponibili prima di proclamare qualcuno santo. Vista la grande confidenzialità di Karol e Wanda, si teme che da quel carteggio possano emergere opinioni personali del pontefice riguardanti questioni e uomini di Chiesa”.

Adam Smulevich

La presentazione del libro Karol e Wanda avrà luogo questa sera, martedì 16 marzo, alle 18 nella Sala convegni dell'Università Lumsa di Roma, in via di Porta Castello 44. Assieme agli autori Giacomo Galeazzi e Francesco Grignetti interverranno il monsignor Francesco Camaldo, il vaticanista Giuseppe De Carli e Gianni Gennari, teologo ed editorialista del giornale Avvenire. 


Qui Milano - L'Europa e le  paure dei diversi

RELATORIL’Italia sta attraversando un momento complicato nel rapporto con chi viene da fuori o è portatore di una diversa cultura. Il problema si fa sempre più pressante, gli episodi si moltiplicano. Ma l’Italia non è il solo paese a dover fare i conti con una situazione complessa, l’Europa non è da meno. E un’organizzazione come l’Unione Europea, di fronte a una questione che interessa in misura minore o maggiore tutti i suoi stati membri, non si può tirare indietro.
Nel 2007 è stata creata, con sede a Vienna, la European Union Agency for Fundamental Rights (FRA), per dare un contributo alla fondazione di un’identità politica e culturale europea rispettosa della diversità e pronta a combattere ogni forma di discriminazione. A tre anni di distanza dalla fondazione della FRA, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha organizzato una conferenza internazionale, in occasione della Settimana contro il razzismo che ricorre in questi giorni, per analizzare la natura e le cause della paura nei confronti dell’altro, oltre che tracciare un primo bilancio dell’operato dell’Agenzia, con la partecipazione di Morten Kjaerum, direttore della FRA.
“Uno degli aspetti chiave per approfondire questi temi – ha spiegato il moderatore Giulio Enea Vigevani, dell’Università Bicocca - è il collegamento tra istituzioni e società civile. Quando si parla di aumento di episodi legati all’intolleranza etnica o religiosa, su quali dati ci si basa? Un ruolo fondamentale è ricoperto dalla ricerca accademica e dalle organizzazioni non governative”. Durante il convegno, c’è stata occasione di confrontarsi sulle metodologie di lavoro e sulle difficoltà con cui si scontra chi studia questi fenomeni. La professoressa Elisabetta Lamarque, uno dei sei membri della squadra italiana della FRALEX, progetto legale che si occupa dell’analisi della tutela dei singoli diritti nei vari paesi Ue, ha sottolineato come talvolta sia stato difficile sviluppare i rapporti richiesti dall’Agenzia per la mancanza di dati. “La tutela dei diritti – ha aggiunto - rappresenta la nuova frontiera del costituzionalismo, per una società in cui le Quattro libertà di cui parlava Roosvelt nel 1941, si declinino in modo che le prime tre, la libertà di espressione, di culto e la libertà dal bisogno, diventino lo strumento per raggiungere l’ultima, la libertà dalla paura, intesa soprattutto come paura del diverso ”.
La questione del rapporto con lo straniero non riguarda solo la gente comune. “In Italia, un problema molto delicato è quello della discriminazione istituzionale – ha rimarcato Udo Enwereuzor, responsabile Raxen (team di esperti FRA contro il razzismo e la xenofobia) – Esistono casi in cui leggi o regolamenti di enti pubblici operano in maniera penalizzante verso gli stranieri”. Gli esempi sono numerosi. A Firenze per ottenere la licenza da tassista è necessaria la cittadinanza italiana o europea. La circolare 27/2009 dell’Inps in materia di vigilanza enunciava “Nel 2009 dovrà essere privilegiata l'azione di vigilanza nei confronti delle realtà economiche gestite da minoranze etniche o organizzate con l'impiego di lavoratori appartenenti alle citate minoranze”. Per tenere sotto controllo la situazione e tutelare le parti più deboli, sono importanti le organizzazioni non governative, come evidenziato da Barbara Terenzi, coordinatrice del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani.
“Una cosa è molto importante capire, quando si parla di tutela dei diritti fondamentali” ha concluso infine Sandro Calvani, direttore dell’United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute “Non è possibile raggiungere risultati significativi in questo ambito prescindendo da altri due elementi, lo sviluppo e la sicurezza. Purtroppo spesso questo si dimentica, ma diritti, sviluppo e sicurezza sono paragonabili ai supporti di un tavolo a tre gambe. Se uno manca, il tavolo non sta in piedi. Per questo è importante lavorare contestualmente nelle tre direzioni”.

Rossella Tercatin

 
 
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  Torah oggi - Il pi greco e i significati che “dormono”

Scialom BahboutFabrice Bellard, un informatico francese, è arrivato a calcolare - con un software artigianale e un ordinario pc - 2,7 trilioni di decimali del Pi greco (π = 3,14…), superando di cento miliardi di cifre i risultati di un computer giapponese decisamente più costoso. Un valore che è un po’ più … approssimato del valore (π = 3) che si deduce dalla descrizione che fa la Bibbia di uno degli arredi del Tempio di Salomone (I Re 7, 23). In effetti un’analisi più accurata del testo biblico permette di trovare un valore più vicino al 3.14, a noi noto fin dai tempi della scuola.
Che interesse può avere per noi oggi questo tipo di ricerca? Non è rimasto proprio nulla da cercare, da sapere, da capire? Che senso ha una fatica che sembra inutile? Come ebrei possiamo apprezzare questa avventura individuale se confrontiamo l’inutile fatica di Fabrice Ballard con quella che per secoli hanno fatto (e fanno) i Maestri per cercare nella Torà i significati nascosti che dormono - è questo il termine usato per i valori decimali del 
π ancora da scoprire -  nelle lettere e negli spazi bianchi della Torà.
Dormendo un po’ meno, forse riusciremo a far emergere l’or haganuz (la luce primordiale nascosta al momento della creazione) e a risvegliare gli strati più profondi del nostro ebraismo. Una sfida da vincere ogni giorno per ogni ebreo che voglia dare un significato sempre più attuale e autentico al proprio ebraismo.

rav Scialom Bahbout
 
 
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Continua la campagna dell'amministrazione Obama contro Israele, "la peggiore crisi degli ultimi 35 anni" fra i due paesi, come si è espresso l'ambasciatore israeliano a Washington, Oren. Dopo gli interventi negli scorsi giorni del segretario di Stato Clinton e del consigliere personale di Obama Axelrod, adesso spara l'artiglieria minuta dei giornali, come il solito Roger Cohen, amico degli iraniani sul "New York Times" (in Europa leggibile sullo Herald Tribune). Naturalmente i soldatini obamiani delle organizzazioni ebraiche americane di sinistra come "J Street" seguono e chiedono di nuovo a Obama di decidere lui in casa di Israele. E i giornali italiani si allineano: Battistini sul Corriere, Stabile su Repubblica, praticamente indistinguibili dai professionisti dell'anti-sionismo come Tramballi sul Sole, Salerno sul Messaggero e i neocomunisti del Manifesto, i giustizialisti del Fatto e così via. Le voce contrarie sono molto rare, in pratica solo Pezzana su Libero. Come al solito molto personale l'analisi di R.A. Segre sul Giornale. Oggettiva e preoccupata la cronaca di Molinari per La Stampa.
In realtà la ricostruzione migliore da leggere attentamente è quella della redazione del Wall Street Journal: si tratta di una svolta anti-israeliana decisa a freddo, riporta il quotidiano economico. La crisi data dall'annuncio della costruzione di qualche centinaio di appartamenti in un quartiere di Gerusalemme era stata chiusa dalle scuse di Netanyahu a Biden, che infatti nel suo discorso all'università di Tel Aviv le aveva accettate, ringraziando il governo israeliano per la sua disponibilità; ma dopo il suo ritorno a Washington c'è stata la decisione di cercare di mettere Netanyahu in un vicolo cieco. Le ragioni sono diverse: l'idea di fare i conti con un alleato indocile ora, sei mesi prima delle elezioni di mid-term, in modo da restaurare l'autorità americana in crisi è una ipotesi: si sarebbe trattato di una richiesta del Generale Petraeus, o almeno così riportano parecchi giornali.
L'altra ipotesi ancora più preoccupante è che, come scrive Luisa Arezzo su Liberal, la "vera frattura" non sia su Gerusalemme ma sull'Iran, che cioè il governo americano abbia deciso di abbandonare la strategia di contrasto all'atomica iraniana nella speranza davvero folle che la Turchia di fronte alla crescita di potenza dell'Iran si decida a farne il contrappeso, pur essendo nel pieno di un clamoroso riavvicinamento col regime degli ayatollah. Sarebbe l'ennesima illusione di un'amministrazione che sta contrapponendosi a Israele per riuscire credibili con regimi come quello siriano, che non hanno la minima intenzione di cambiare politica per far piacere a Obama.
La mossa dell'amministrazione americana sembra scelta molto male anche perché riguarda Gerusalemme. A Netanyahu è stato chiesto di cessare l'attività edilizia in Giudea e Samaria per riportare i palestinesi al tavolo della pace, cosa che lui ha fatto, con l'esplicita eccezione di Gerusalemme. Ora si fa scandalo che questa eccezione venga rispettata; dunque sembra che si usi, dalla parte degli americani come dei palestinesi, una sorta di tattica del carciofo, che non solo per il governo, ma per il popolo israeliano è inaccettabile. Gerusalemme per noi è una linea rossa, ha detto un ministro israeliano e che le cose siano così si vede dal clamoroso silenzio in questa circostanza non solo dei laburisti ma anche di Tzipi Livni. Che la questione sia su Gerusalemme è dimostrato anche dai tentativi, raccontati da Virginia Di Marco sul Riformista, di creare disordini per impedire la re-inaugurazione della sinagoga di Hurva, al centro del quartiere ebraico della città vecchia, già distrutta due volte, dagli ottomani tre secoli fa e dalle truppe giordane nel 1948 (tanto per mostrare la tolleranza del dominio arabo su Gerusalemme).
Resta la questione del perché l'amministrazione Obama abbia deciso di forzare i tempi e l'intensità della crisi. E' per la sua attitudine a "corteggiare i dittatori e litigare con gli amici", come scrive il Wall Street Journal citato da Molinari? O per l'illusione di spezzare il governo Netanyahu, forzando un cambio di maggioranza, come scrive Spinola sul Riformista? In questo caso molto probabilmente si tratta di una manovra velleitaria, viste le posizioni dell'elettorato israeliano. O ancora, si tratta di far ripartire la strategia del discorso del Cairo, apertura al mondo islamico pagata con la messa nell'angolo di Israele, sulla base dell'idea che la crisi fra Israele e i palestinesi sia il centro delle convulsioni di tutta l'area, che si placherebbero se ci fosse la pace fra Israele e palestinesi?  Ma pensa Obama che Israele possa mettere a rischio la sua sicurezza con accordi rischiosi in un momento in cui si sente abbandonato dal suo maggiore alleato? Quali siano i pericoli di questa posizione si vede bene nel bell'articolo di Emanuele Ottolenghi sul Wall Street Journal, rivolto all'Europa ma che sarebbe bello fosse letto anche dai responsabili americani. Purtroppo è difficile pensarlo, come sarà difficile rimediare a questa crisi pericolosa, costruita a freddo da Obama.
 
Ugo Volli

 
 
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Contratto multimilionario fra Australia e Israele                              
per l'acquisto di nuove tecnologie militari
Sidney, 16 mar -
L'Australia fa acquisti in Israele. E' stato stipulato infatti fra i due Paesi un contratto multimilionario con il quale l'Australia si è aggiudicata l'acquisto di un sistema di comando e comunicazioni di nuova generazione per le sue forze di difesa. E' stato il ministro per il personale e il materiale di difesa australiano, Greg Combet, a divulgare la notizia dell'accordo, stipulato con la compagnia israeliana Elbit Systems Limited di Haifa, dopo una gara di appalto su scala mondiale. La Elbit svilupperà una capacità di comando, controllo e comunicazioni per il comando operazioni speciali dell'esercito e per il gruppo di supporto al combattimento dell'aeronautica. Il sistema sarà installato in oltre 1000 veicoli dell'esercito e fornirà tecnologia elettronica di gestione di battaglia per più di 1500 soldati. "L'introduzione di questa nuova capacità migliorerà la conoscenza dello spazio di battaglia per le nostre forze di difesa, oltre ad automatizzare i messaggi di combattimento e facilitare la condotta delle operazioni", ha detto Combet. "Quel che è importante, inoltre, è che questa capacità ridurrà significativamente il rischio di perdite umane risultati da fuoco amico", ha aggiunto. 
 
 
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L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche.
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Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste, in redazione Daniela Gross.
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