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L'Unione informa
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22 luglio 2010 - 11 Av 5770 |
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alef/tav |
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Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma |
Margherita
Hack, simpatica notissima astrofisica ma anche politica impegnata e
presidente onorario dell'Unione degli atei e degli agnostici
razionalisti ha rilasciato una lunga e interessante intervista nel
nuovo numero di Pagine Ebraiche. Alla domanda "Ha mai provato la
tentazione della religione?" ha risposto: "Sono atea da sempre...
L'etica dell'ateo è 'ama il prossimo tuo'". Ma questa frase non stava
nella Torà? |
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In
questi giorni di riflessione sulla natura e sul destino del popolo
ebraico, vale la pena di chiedersi se all'interno dell'ebraismo siano
più forti le tendenze centrifughe o le tendenze centripede. La
crescente polarizzazione, vera o rappresentata, che si osserva nel
mondo ebraico fra religione e società civile, fra destra e sinistra
politica, fra ricchi e poveri, fra aschenaziti e sefarditi, farebbe
pensare a percorsi divergenti e a interessi incompatibili. Questo è in
parte legato alle doti della classe dirigente, sia religiosa sia
secolare. Una leadersdhip più forte e convincente come si è avuta in
occasioni storiche passate è meglio in grado di rafforzare la coesione
del collettivo ebraico di quanto non sappia, voglia o possa fare la
leadership più debole che si vede attualmente in Israele e nella
Disaspora ebraica. Resta la speranza che chi di dovere si ricordi, ogni
tanto, del concetto fondante e trascendente di Clal Israel - la
comunione del popolo di Israele.
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Sergio
Della Pergola,
Università Ebraica di Gerusalemme
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Livorno capofila e 60 località italiane coinvolte nel programma Al via la Giornata europea della cultura ebraica
Ventotto
paesi europei e sessantadue località coinvolte solo in Italia per la
'Giornata Europea della Cultura Ebraica” giunta quest'anno
all'undicesima edizione prevista per il 5 settembre. Molte le presenze
alla conferenza di presentazione della manifestazione, che si è svolta
questa mattina al ministero della Cultura e durante la quale il
presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo
Gattegna, è intervenuto assieme ad alcuni rappresentanti del governo. L'incanto
della pittura di Modigliani, Fattori, Corcos, Chagall. E poi le
architetture, i templi spesso distrutti e ricostruiti, le decorazioni,
gli oggetti sacri, la letteratura, la musica. Ma anche il sapore antico
del polpettone alle olive, la ricetta livornese prediletta, si dice,
dal rabbino Toaff. Torna il 5 settembre, in tutta Europa, la Giornata
della Cultura ebraica e il tema quest'anno sarà l'arte, raccontata a
partire dalle bellezze e dalle curiosità di Livorno, città capofila
dell'edizione 2010. Una festa, anticipa il presidente dell'Ucei
Gattegna - che ha presentato la Giornata al ministero dei Beni
culturali alla presenza del sottosegretario Giro e del consigliere di
Bondi Elkann - che si estende a 28 paesi europei e almeno 62 città
italiane. Con la città portuale toscana, rifugio prediletto per gli
ebrei della diaspora, in prima fila nelle celebrazioni, teatro di
mostre, convegni, degustazioni, eventi. Ma anche tante adesioni che
arrivano dal Sud. Unica città italiana a non avere avuto mai un ghetto,
con una tradizione di liberalità e di accoglienza nei confronti degli
ebrei che parte da Ferdinando I De Medici e dalle sue leggi livornine
(anche oggi però il comune vanta un pluralistico assessorato 'alle
culture') Livorno, spiega Gattegna insieme con il consigliere Ucei
Yoram Ortona, è stata a lungo meta prediletta per gli ebrei,
soprattutto i sefarditi che arrivavano dalla penisola iberica. Punto di
riferimento anche per gli studi e la cultura, patria di importanti
rabbini e di cabalisti, di stampatori, scrittori, artisti, di pensatori
e di intellettuali, come il padre del rabbino Toaff, grecista di fama
che negli anni Trenta preparo' per l'ammissione alla Normale di Pisa il
futuro presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. ''Livorno ha
dato molto all'ebraismo e l'ebraismo molto a questa città '',
sintetizza il presidente della comunità ebraica di Livorno Samuele
Zarrough, anche lui, libico, accolto a Livorno. ''Ora è venuto per noi
il giorno di ricambiare l'accoglienza, di aprire le porte dei nostri
templi, di raccontare il mondo ebraico ai non ebrei''. Il programma dei
festeggiamenti e' ancora aperto, ma le iniziative sono già tante, a
partire da una mostra, in una galleria vicina alla Sinagoga, con
capolavori di autori livornesi e dall'apertura per tutta la giornata
che si spera di poter offrire anche per Casa Modigliani, oltre ad un
grande convegno in cui si ricostruirà e si spiegherà il complesso
rapporto del mondo ebraico con l'arte, un concerto in sinagoga con il
coro del Tempio grande di Roma. La prima domenica di settembre tutti a
Livorno, allora. Ma anche a Trani, Siracusa, Saluzzo, Modena,
Sabbioneta. Perché come ormai è tradizione, anche in questa XI edizione
della Giornata, le iniziative fioccano un po' ovunque. A Roma, per
esempio, tra una visita guidata alla Sinagoga e un'altra alle catacombe
ebraiche di Villa Torlonia, si potrà assistere in Sinagoga ad un
matrimonio e ad una cerimonia di nozze d'argento. L'ebraismo,
sottolinea per il ministero della cultura il sottosegretario Giro, ''ha
lasciato un patrimonio significativo che lo Stato e il Governo hanno il
dovere di tutelare. Impegno che qualche volta i governi, tutti, hanno
disatteso. Ma che ci impegniamo a mantenere''.
Redazione aperta - Rav Riccardo Di Segni ai giornalisti: "Lavorare per un'informazione coraggiosa e responsabile"
“Un'informazione
efficace è come la ricetta di una torta: il risultato non può essere
appetibile se si utilizza un solo ingrediente”. Il rabbino capo di Roma
Riccardo Di Segni (nell'immagine a fianco al presidente della Comunità
di Trieste Andrea Mariani) accetta volentieri la provocazione del
direttore della redazione Guido Vitale. E rilancia mettendo in campo il
mistero della formula che rendeva unico l'aroma dell'incenso bruciato
nel Beth Hamiqdash (il Tempio di Gerusalemme). “La mistura, rinomata
per il profumo straordinariamente inebriante, comprendeva tra i suoi
ingredienti una resina che, da sola, emanava una odore apparentemente
sgradevole. Solo la sapienza della nostra Tradizione consentiva la
giusta combinazione delle diverse componenti”. Così anche il lavoro del
giornalista, se deve raggiungere il lettore con un messaggio chiaro e
mettere in evidenza i valori dell'identità ebraica, non può limitarsi a
insistere solo su una specifica prospettiva, ma proprio per dare
risalto ai valori autentici, deve accettare la sfida di descrivere una
realtà complessa e contraddittoria. A un anno dal primo incontro
la redazione del Portale dell'ebraismo italiano torna a confrontarsi
con una delle voci più autorevoli dei suoi collaboratori. In un
colloquio aperto agli iscritti della Comunità di Trieste, alla presenza
del presidente della Comunità giuliana Andrea Mariani, rav Di Segni ha
intrattenuto una vivace discussione con i praticanti giornalisti
intorno a molti temi scottanti dell'attualità del mondo ebraico
italiano contemporaneo. Il filo conduttore della discussione ha
riguardato il ruolo che sta avendo - e quello che dovrebbe avere - la
stampa ebraica nelle questioni con cui si confrontano gli ebrei
italiani e i loro leader.
Il
rav Di Segni ha invitato i giornalisti a fare approfondimenti e
inchieste, a sviscerare pubblicamente i problemi e le loro cause, senza
timore di trattare argomenti scomodi, senza imbarazzi, né inibizioni. I
problemi della kasherut, gli impedimenti a una distribuzione capillare
di prodotti alimentari controllati, di qualità e a prezzi accessibili,
provengono sì dall'interno, ma soprattutto dall'esterno. “Stiamo
portando avanti una battaglia politica - ha spiegato rav Di Segni -
nella sede del Parlamento europeo: corriamo il rischio che alcuni
gruppi di pressione, formati da alleanza politiche trasversali,
riescano a ottenere la proibizione della macellazione rituale, facendo
leva su malintesi e pregiudizi che si nascondono dietro slogan
animalisti”. Anche su questo tema il rabbino ha auspicato una forte
attenzione da parte della stampa. In merito all'intricata
situazione dell'ufficio rabbinico torinese, in seguito alla revoca del
rav Alberto Somekh dall'incarico gerarchico di rabbino capo e alla
nomina del rav Elyahu Birnbaum, il rav Di Segni ha suggerito ai
giornalisti una puntuale ricostruzione delle vicende che hanno portato
all'attuale situazione, con l'obiettivo di fornire ai lettori una
prospettiva completa e informata sulle considerazioni che sono alla
base del caso specifico. Il dibattito si è poi spostato sulla
questione dei rapporti tra le istituzioni dell'ebraismo ortodosso, cui
appartiene quello italiano, con i movimenti riformati. In quale misura
vanno riconosciuti come una componente con la quale dialogare? Quali
limiti deve avere tale confronto? Questi gli interrogativi che si deve
porre il rabbinato. Assisterlo e stimolarlo in questo senso può
costituire un aiuto importante che solo una stampa coraggiosa e
responsabile è in grado di offrire.
Manuel Disegni
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pilpul |
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Iperrealismo
Nell’infanzia
del Tizio, il 9 di Av di per esempio cinquantanni fa a un tratto niente
brillava. Era caldo, il Tizio si trovava sulla riva del mare tra i
secchielli e le piste con le palline che correvano, e da un momento
all’altro il padre che la sera prima aveva giocato a ping pong e fatto
i colpi con l’effetto, presentava la barba lunga, un piccolo strappo
sulla camicia, e digiunava - le palline sulla sabbia continuavano a
correre, ma il giorno non era affatto come gli altri giorni: c’era
costipazione nell’aria. Assomigliava forse alla vita quella folgorante
mestizia nel cuore delle vacanze? Poi la vita ebraica è uscita dalla
vacanza ed è apparso evidente che la pace è un bene parentetico.
Adesso, non è assurdo che il 9 di Av ci sia un’aria da 9 di Av. Il 9 di
Av assomiglia a una parte concreta della vita. Ora sì che è tutto vero.
Il
Tizio della Sera
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rassegna stampa |
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Non
vi sono grandi notizie fresche oggi sul Medio Oriente. E questo
silenzio estivo può portare i giornalisti più avveduti a qualche
inchiesta o a qualche riflessione di prospettiva, come per esempio il
piccolo ma utile dossier del Giornale sulle prospettive dell'Egitto
dopo Mubarak, con l'analisi molto interessante di R.A. Segre e la scheda di Rolla Scolari; l'informazione di Dimitri Buffa su Opinione
a proposito di un sito arabo che confronta i livelli di vita di Gaza
con quelli della Siria, a tutto il vantaggio delle prima, nonostante lo
stato di blocco; o la notizia sulla riapertura del Museo di Israele a
Gerusalemme, completamente rinnovato (Ethanm Bronner su Herald Tribune); o ancora il resoconto di Meotti sul Foglio
sulle terribili repressioni e vere e proprie torture che subiscono i
non musulmani e innanzitutto i cristiani in Iraq; l'analisi di Vita
Bekker sull'industria hi-tec in Israele (Financial Times),
o infine la storia allucinante del parco giochi del terrorismo
organizzato da Hezbollah in Libano, raccontata da Mario Dergani su Libero. Oppure
quelli che vogliono fare propaganda o colore o cronaca pruriginosa
possono abboccare a una bufala estiva e lanciare con enfasi la solita
diffamazione di Israele, come fanno oggi praticamente tutti i giornali
con articoli che sono firmati da corrispondenti e d"esperti" di Medio
Oriente, ma che sono praticamente fotocopie l'uno dell'altro e quindi
probabilmente vengono tutti da uno stesso lancio d'agenzia ripreso pari
pari - un lancio a sua volta evidentemente dipendente da un articolo di
quel noto diffamatore d'Israele per mestiere che risponde al nome di
Gideon Levi. La "notizia" sarebbe questa: un tale a Gerusalemme è stato
condannato per stupro per aver ottenuto una notte d'amore da una donna
fingendo di essere una persona diversa da quella che effettivamente è.
Si tratta di un principio, lo stupro per inganno, stabilito qualche
tempo fa dalla Corte Suprema israeliana, notoriamente uno dei centri
politici di difesa dei diritti civili della società israeliana;
l'intenzione evidente è di tutelare le donne dai truffatori. Si può
discutere sull'utilità di equiparare la truffa o il furto d'identità a
fini sessuali con lo stupro; ma è evidente che si tratta di un
principio garantista, che va nel senso della protezione delle scelte
individuali nell'ambito delle relazioni sessuali, come i reati di
molestie e di stalking, che si sono diffusi nelle società occidentali
in tempi piuttosto recenti. La prima applicazione di
questo principio riguardava un tale che si era finto impiegato nel
ministero dei lavori pubblici e aveva ottenuto sesso in cambio della
promessa di un interessamento per una casa. Ora si tratta di un arabo
israeliano, fra l'altro sposato e con due figli, che si è finto
studente ebreo interessato a una relazione seria per raggirare una
ragazza e portarsela a letto: un poco di buono, evidentemente, che si è
difeso con i soliti pregiudizi sessisti della società araba ("è stata
lei che mi ha provocato, praticamente mi è saltata addosso" eccetera
eccetera). Un giudice israeliano ha applicato il principio della Corte
Suprema e lo ha condannato a diciotto mesi di prigione. Ripeto, si può
discutere, le femministe possono esultare e i difensori del privato
possono essere perplessi. Invece i giornali italiani (e probabilmente
di mezzo mondo) hanno tutti abboccato alla domanda ideologica e stupida
di Gideon Levi: se fosse stato un ebreo a fare una cosa del genere,
sarebbe stato condannato? (la risposta è sì, come mostra il caso del
preteso impiegato) e ne hanno tratto la solita conclusione che Israele
è razzista, maltratta i poveri ragazzi arabi che vogliono divertirsi un
po' con le donne che trovano eccetera. Vale la pena di dare un'occhiata
ai quotidiani che ne parlano, perché si tratta di un vero e proprio
caso di scuola sulla deformazione dell'informazione su Israele e sulla
funzione di quell'organo palestinese in lingua ebraica (e con
un'edizione inglese) che è Haaretz. I giornali presenti nella
nostra rassegna con questa "notizia" sono Libero (Alessandro Carlini) Riformista (Roberto Zichitella) Corriere della sera (Davide Frattini) Giornale (non firmato), Manifesto (Michele Giorgio), Repubblica (non firmato), Sole 24 ore (non firmato) Unità
(non firmato). Vedrete che in tutti l'organizzazione della notizia è la
stessa, che molti condividono le stesse frasi, come la citazione di
Levi o la precisazione, piuttosto superflua in uno stato di diritto
come Israele, che la sentenza è appellabile o ancora la descrizione
della povera famigliola in attesa del suo capo mandrillo, ingiustamente
imprigionato per una scappatella. E' una storia minuscola, ma espone i
meccanismi che si usano per flottiglie e altre più serie diffamazioni. Ugo Volli
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notizieflash
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Una presa di coscienza su Israele e le persecuzioni nelle riflessioni recenti compiute da Margherita Hack Leggo
con stupore la newsletter di oggi dell'Unione, che riporta una ridente
foto della redazione di Pagine Ebraiche con l'astrofisica Margherita
Hack. Non ho ancora avuto modo di leggere l'intervista contenuta nel
numero di agosto di Pagine Ebraiche, alla quale si fa riferimento nella
breve nota. Ho potuto invece leggere ieri sul Corriere - e senza
rimanerne così sorpresa considerato il comportamento di molti altri
intellettuali italiani, antifascisti del poi, che al momento clou
prestarono giuramento al fascismo - l'articolo in cui la Hack "rivela"
che all'età non così fertile di 21 anni, giurò lealtà alla patria e al
fascismo per ricevere una medaglia d'oro in atletica. Sempre dal
Corriere apprendo che l'antifascismo della Hack era nato ben tre anni
prima, ovvero con la promulgazione delle Leggi Razziali. Tuttavia,
l'indignazione e l'esperienza di veder cacciare dalla propria scuola,
in virtù delle famigerate leggi, l'insegnante di scienze Enrica
Calabresi, non impedirono alla ventunenne Hack di cedere ai sentimenti
di "festa e orgoglio" per l'agognata medaglia d'oro. Ma non è affatto
questo a scandalizzarmi, bensì la mancanza di qualsiasi riferimento,
nella newsletter ufficiale dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, alle attuali posizioni di odio e demonizzazione di Israele
espresse dalla nota astrofisica in innumerevoli occasioni. Una delle
più eclatanti è contenuta nell'appello "Gaza Vivrà", da lei
sottoscritto e promosso, che recita tra l'altro: "[...]
Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio,
accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di
entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in
condizioni miserabili, senza cibo ne' acqua, senza elettricità né
servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l'esercito israeliano
continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri
pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.
Una parola soltanto può descrivere questo macello: Genocidio! [...]" Ok,
bene: "Pagine Ebraiche piace al Corriere". Ok, la Hack a distanza di 60
anni è presa dal rimorso per aver detto solo "buongiorno" alla
professoressa ebrea cacciata dalla scuola incontrata un giorno per
caso. Ok, la Hack parla di riforma universitaria, di tagli alla ricerca
e del suo amore per la Fiorentina. Ma sono questo gli argomenti di
primario interesse per i lettori della newsletter quotidiana e del
mensile dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane? Spero di scoprire
di no appena avrò modo di leggere l'intervista per intero nel numero si
agosto. Nel frattempo, l'auto compiacimento nell'anticipazione di oggi
rimane a mio parere un errore e una seria deviazione da quelli che sono
gli argomenti di reale interesse per i fruitori di queste pagine,
sempre che si abbia come priorità guardare la luna e non il dito. Sharon Nizza
cara lettrice, grazie
per il tuo messaggio e per l'attenzione con cui ci segui. Non riesco a
capire se ti riprometti di leggere nei prossimi giorni l'intervista che
ti affretti a commentare prima ancora di averne preso visione, ma in
attesa che tu possa formarti un'opinione più meditata, vorrei offrirti
una piccola occasione di riflessione. Nell'intervista rilasciata a
Pagine Ebraiche l'astrofisica Margherita Hack, un personaggio ben noto
all'opinione pubblica italiana per il suo valore di scienziata che per
le sue del tutto opinabili opinioni politiche, è stata per la prima
volta indotta a una riflessione sulla sua gioventù nell'Italia
fascista, su una grande ebrea italiana che fu sua maestra e che non
ebbe il coraggio di salutare nel momento delle persecuzioni, sulla vera
realtà dello Stato di Israele, che le stessa scienziata ammette non
aver mai visitato, ma di cui dimostra chiara consapevolezza del valore
soprattutto sul piano dell'impegno di quello che le sta più a cuore: la
ricerca scientifica. Il Corriere della Sera, a quanto sembra, ha
ispirato a queste affermazioni parte di un proprio servizio di cui la
redazione di Pagine Ebraiche non porta responsabilità alcuna. Un
giornalismo sano, credo, dovrebbe servire proprio a questo: a
sollecitare i propri avversari (e non certo i propri supporter) e a
farli uscire allo scoperto, a farli riflettere in pubblico. Tutto
ciò può ovviamente non piacere, ma i giornali che vogliono dialogare
con la società e parlare ai lettori, avvicinarne e conquistarne di
nuovi, non solo limitarsi a riscaldare le tifoserie, credo ne debbano
tenere conto. Le redazioni che non soffrono di crisi d'identità non
hanno bisogno di alzare la voce. Limitarsi a un'informazione dove
ognuno si accontenta, inascoltato, di ripetere ossessivamente le
proprie ragioni chiuso fra le mura di casa sua, mi sembra un rischio
che la minoranza ebraica in Italia non si può più permettere. gv
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche.
Gli
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indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili.
Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per
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Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross.
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