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25
agosto
2010 - 15 Elul 5770 |
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Adolfo
Locci,
rabbino capo
di Padova
“Avrai
un peso regolare...affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra
che l’Eterno tuo Dio ti concede” (Deuteronomio 25:15).
Alla base
di ogni società, affinché possa mantenersi stabile, devono essere
stabilite regole e unità di misura condivise. Quando però questi
“elementi fondamentali” sono dal principio iniqui, o stabiliti secondo
brame personali, accade che tutta la collettività perde il suo
equilibrio e l’instabilità mina fortemente il mantenimento futuro. La
mancanza di un “peso regolare”, causa alla comunità sgretolamento e
divisione che, di conseguenza, la porterà anche alla perdita di
contatto con la terra sulla quale si è stabilita.
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Alfredo
Mordechai
Rabello,
giurista,
Università Ebraica
di Gerusalemme
Il 9 di Elul 5683
(21 agosto 1923) il rav Meir Shapira di Lublino propose al mondo
ebraico di dedicarsi giornalmente allo studio di una pagina (daf) di
Ghemarà, tutti con la stessa pagina in modo tale che una persona, anche
trovandosi fuori casa, avrebbe potuto proseguire il suo studio di Torà
giornaliero. L'iniziativa ebbe un gran successo, e oggi in ogni bet
midrash ordinato e in molti baté keneset troviamo gruppetti di persone
pronte a dedicare un'ora della loro giornata allo studio del daf yomì,
della pagina giornaliera di Ghemarà. In questi giorni abbiamo iniziato
lo studio del trattato sull'idolatria (massekhet 'avodà
zharà) ed ecco
una lezione importante di Rabbì Meir, l'allievo per eccellenza di Rabbì
Akivà, che studiò per qualche tempo al Bet Midrash di Rabbì Ishmael e
che proseguì a studiare da Elishà ben Avuià anche dopo che questi
divenne molto controverso (acher). Fondamentale fu la sua opera di
ricostruzione dello studio della Torah, dopo il terribile periodo
adrianeo con le repressioni dell'imperialismo romano. In
'avodà zharà
3a apprendiamo: "Rabbì Meìr soleva dire: 'Da dove apprendiamo che
perfino il goy che si occupa di Torah è considerato come il Sommo
Sacerdote (kekohen gadol)'? Come è detto (Levitico 18:5): "Osserverete
dunque le Mie leggi e i Miei statuti, seguendo i quali l'uomo (haadam)
ha la vita; Io sono il Signore". Non è detto cohanim, leviti o Ebrei,
ma l'uomo (haadam); hai appreso che perfino il goy che si occupa di
Torah è considerato come il Sommo Sacerdote". Può essere che altri
Chachamim abbiano avuto una visione differente, come Rabbì Shimón bar
Yochai (Rashbi) e ogni opinione merita uno studio approfondito. Il
Meiri di Perpignano, in loco, si appoggia sull'opinione di Rabbì Meir
per insegnarci: "Perfino il non-ebreo che si occupa di Torah e ne
comprende la profondità, e la osserva disinteressatamente (lishmà),
riceve la ricompensa come un ebreo…" e si discute se ci riferiamo ai
Sette precetti noachidi, oppure a tutta la Torah. E il Rashbaz aggiunge
che se così per il non-ebreo, a maggior ragione per gher zedek che ha
studiato Torah e il Maharan Alshaker, che cacciato dalla Spagna (1492)
riuscì infine ad arrivare in Eretz Israel, parla dell'importanza per il
goy di elevare la propria anima con lo studio della Torah per il Santo
Nome.
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Bejahad 5770 - Al via
il festival di cultura ebraica
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Prende
il via
stamane ad Abbazia il festival di cultura ebraica Bejahad, una serie di
appuntamenti culturali e sociali che rappresenta da oltre dieci anni la
più importante occasione di incontro degli ebrei dell'ex Jugoslavia.
Quest'anno per la prima volta il festival dedicherà un’intera giornata
di cultura e arte, organizzata in collaborazione con il Dipartimento
Educazione e Cultura (DEC) dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
e la Comunità ebraica di Trieste, all'ebraismo italiano (nell'immagine
a sinistra il presidente della Comunità triestina Andrea Mariani
assieme al
vicepresidente della Comunità ebraica di Zagabria Vladimir Salamon in
uno degli incontri preparatori al festival).
L'evento, che prevede la presenza, fra gli altri, del direttore del
DEC, rav Roberto Della Rocca, e del coordinatore del dipartimento
Cultura e informazione UCEI, Guido Vitale, si
svolgerà domani.
Nella stessa giornata Sanja Roic´ e Sinan Gudzevic´ terranno una
lettura dedicata a Primo Levi e Alberto Moravia. La mostra fotografica
“Trieste e Venezia: kehillot tra passato e futuro” proporrà quindi uno
spaccato di due Comunità ebraiche vicine, sia dal punto di vista
storico sia da quello delle interrelazioni, all’ebraismo croato. In
esposizione immagini del fotografo Michele Levis e scatti d’epoca dagli
archivi comunitari. La giornata si concluderà il concerto Hayam shar -
il mare canta di Ashira ensemble con Evelina Meghnagi.
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Bejahad 5770 - Le
cinque vocali della Mitteleuropa
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Varcato
il confine
che taglia l’Istria, sulla Dragogna, il grande salto verso l’Adriatico
è a un soffio. Il golfo del Quarnero, le prime isole che costellano la
costa dalmata, si scorgono dalla discesa verso Abbazia. Da Fiume a
Zagabria l’attraversamento delle pianure e delle Alpi del Velebit sono
ormai una breve corsa lungo l’autostrada della nuova Europa. E si
riapre uno spazio comune. Quando sui banchi di scuola di un impero il
cui inno si cantava in due dozzine di lingue diverse (incluso l’ebraico
e l’yiddish) i bambini aprivano per la prima volta il quaderno di
scrittura, il pennino doveva tracciare le cinque vocali. Quelle
lettere, da Vienna a Budapest, da Trieste a Leopoli, erano le iniziali
di una promessa rimasta a lungo senza risposta: “Austria Erit In Orbe
Ultima” (l’impero di tutte le genti della Mitteleuropa, con i suoi
valori di tolleranza e libertà e l’apporto determinante della cultura
ebraica, tornerà per durare in eterno). Oggi Fiume, che fu la contesa
capitale e il laboratorio di tutte le etnie, di tutte le culture, le
tendenze, le avanguardie e i veleni del 900, riscopre il proprio
patrimonio ebraico. A Zagabria uno statista e presidente della
Repubblica come Stipe Mesic e uno dei grandi storici della nuova Europa
come Ivo Goldstein, testimone di una famiglia miracolosamente scampata
ai massacri dei collaborazionisti Ustascia, si incontrano portando
assieme i nipotini alla nuova scuola ebraica. Abbazia riscopre la
vocazione turistica di elegante località di vacanza e a fine agosto
ospita il festival ebraico Bejachad. Le lingue e le culture dei Balcani
e dell’Adriatico, si intersecano, dalle inflessioni slave, al tedesco,
all’italiano, all’ebraico, all’yiddish. Le ferite dei nazionalismi e
dei razzismi restano profonde. Ma da Est il segno eterno delle cinque
vocali arde sotto la cenere. L’ultima pagina del quaderno resta ancora
da scrivere.
g.v., Pagine Ebraiche, luglio 2010
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Bejahad 5770 - Un rav
al lavoro per la ripresa
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E’
senz’altro uno dei motori della rinascita ebraica della Croazia. Rav
Kotel Da-Don, 42 anni, sposato con quattro figli (tre maschi e una
femmina) è infatti l’artefice di molteplici iniziative centrali per la
vita ebraica, che spaziano dal culto all’educazione dei bambini. Senza
ovviamente trascurare il festival Bejahad. Nato in Israele, il rav ha
vissuto a Gerusalemme dove ha concluso gli studi rabbinici nella
Yeshivah haHotel e nella Yeshivah Midrash sefaradi nella città vecchia.
Laurea in legge all’Università di Bar Ilan e Phd in Jewish studies, è
arrivato in Croazia 12 anni fa e da allora porta avanti un lavoro
serrato per restituire alla sua comunità le istituzioni cancellate
dalle persecuzioni razziali e dal recente conflitto. “Oggi a Zagabria -
dice infatti con orgoglio - abbiamo le principali istituzioni che
contraddistinguono una Comunità ebraica: una sinagoga, una scuola
ebraica, la kashrut e una casa di riposo per gli anziani”. I problemi
non mancano. “La questione principale - racconta riguarda il
finanziamento delle attività e della scuola. Non riceviamo un sostegno
sufficiente dallo Stato, in particolare non riceviamo alcun aiuto per
ciò che riguarda la scuola”. Un’altra difficoltà riguarda l’assenza di
un mikveh. “Per ora - dice rav Da-Don - chi ne ha bisogno si reca a
Trieste, dove si trova il mikve più vicino alla nostra Comunità”. Le
relazioni con la realtà triestina sono ottime, come quelle con
l’ebraismo italiano, precisa il rav. “Abbiamo rapporti molto buoni con
tutto il Rabbinato italiano e naturalmente con il rabbino di Trieste,
Itzhak David Margalit, il nostro più stretto vicino”.
d.g., Pagine Ebraiche, luglio 2010
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Qui Firenze - Una
Giornata tra le eccellenze museali
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Organizzare
un evento che si declina sul tema dell’arte a Firenze è - si perdoni il
paragone profano - come organizzare un mondiale di calcio in Brasile:
il contesto di riferimento stimola a dare il meglio di se stessi e a
sfruttarne tutte le potenzialità. In occasione della Giornata Europea
della Cultura Ebraica in programma domenica 5 settembre con tema Arte
ed ebraismo, la Comunità ebraica del capoluogo toscano propone alla
cittadinanza un itinerario artistico inedito e una serie di attività e
incontri che coinvolgono istituzioni, uomini di cultura e le più
celebri strutture museali fiorentine. Un esempio su tutti: alcuni
capolavori della Galleria degli Uffizi in cui sono evidenti i
riferimenti alla Torah - nella lista ci sono opere di Botticelli,
Tiziano e Rembrandt - saranno contrassegnati dal logo della Giornata e
dalla citazione del versetto biblico a cui si riferiscono. Oltre alla
Galleria degli Uffizi e alle sale comunitarie, sono coinvolte
le
seguenti strutture: Palazzo Vecchio, Palazzo Pitti e Gabinetto Viesseux.
Adam Smulevich
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Cittadini delle Memoria |
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Il
museo di Yad Va-Shèm, il sacrario della memoria di Gerusalemme,
recentemente ingrandito e ristrutturato, offre oggi al visitatore, al
suo ingresso, un lungo filmato, che scorre ininterrottamente su
un’ampia parete triangolare, svettante fino all’alto soffitto. Una
grande carta topografica dell’Europa centrale e orientale degli anni
’30, recante l’indicazione di città, villaggi, fiumi e montagne di
Polonia, Ungheria, Lituania, Estonia, Lettonia, Ucraina, Russia, si
srotola lentamente, senza fine, sulla parete. Su di essa si stagliano,
di volta in volta, brandelli di filmati dell’epoca: strade affollate di
viandanti, contadini indaffarati nei campi, bambini che si rincorrono,
signori con alti cappelli neri, carrozze trainate da cavalli bardati,
scolaresche che salutano con la mano. Immagini che, dopo alcuni
secondi, si dissolvono, nel nulla, così come si accendono e si spengono
i suoni delle voci, le cantilene, lo scalpiccìo dei cavalli, il cigolìo
delle ruote. Un continuo apparire e disapparire, senza fine. Una
visione dura da reggere, anche per animi non particolarmente sensibili.
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Hapoel Tel Aviv Il sogno diventa realtà
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Il
sogno è diventato realtà. L’Hapoel Tel Aviv, club vincitore dell’ultima
Ligat Toto, si è qualificato per la prima volta nella sua storia alla
fase a gironi della Champions League. È il secondo anno consecutivo che
una squadra israeliana fa capolino tra le 32 grandi d’Europa: nella
scorsa stagione l’impresa era riuscita al Maccabi Haifa, poi entrato
nel libro dei record (negativi) del torneo con zero goal e zero punti
fatti. Anche l’ultimo ostacolo prima del salto nell’elite del pallone,
quel Salisburgo che a suo tempo fu allenato da Trapattoni, è stato
superato. Ma quanta sofferenza: dopo il convincente 3 a 2 ottenuto in
trasferta, la gara di ritorno sembrava una mera formalità, quasi una
passerella davanti al pubblico amico. Complice una sfortunata autorete
di Douglas Da Silva (anche se le responsabilità maggiori del fattaccio
sono del portiere Vincent Enyeama) in conclusione di primo
tempo, il
sogno ha rischiato di trasformarsi nel più brutto degli incubi. Un
altro goal e gli austriaci avrebbero condannato i rossi di Tel Aviv a
una drammatica eliminazione: sugli spalti del Bloomberg Stadium
iniziava a serpeggiare la tensione. I brividi, nonostante un netto
predominio territoriale dei padroni di casa che gettavano al vento una
lunga serie di occasioni propizie per pareggiare, si sono tramutati in
gioia sfrenata solo pochi istanti prima del triplice fischio finale.
Cioè quando la botta sul primo palo di Eran Zahavi ha gonfiato la rete
avversaria, scongiurando ogni possibile ribaltone. Da quel momento era
il delirio: una città che vive di basket, scopriva che anche il calcio
poteva darle grandi emozioni.
HAPOEL TEL AVIV 1 – 1 SALISBURGO
Autorete Da Silva (S), Zahavi (H)
a.s
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Sono i giorni che precedono l’inizio delle
trattative dirette tra israeliani e palestinesi che si riuniranno il
prossimo 2 settembre in una cena organizzata alla Casa Bianca alla
presenza anche di Mubarak e del giovane re giordano Abdullah II
Al-Hussein; iniziano logicamente le pubblicazioni delle analisi che ci
accompagneranno in tutti i prossimi giorni. Su Liberal l’ex ambasciatore USA
all’ONU John Bolton fa una analisi che appare estremamente severa nei
confronti del presidente Obama alla ricerca, prima di tutto, di
consensi in vista delle prossime elezioni di midterm. Le possibilità di
successo delle trattative sono minime, mentre alti sono i rischi: se
falliscono, le conseguenze negative saranno enormi. E intanto Obama
sperpera il prestigio degli Stati Uniti su una nave che sta per
affondare, distogliendo al contempo le attenzioni dall’Iran che diventa
sempre più la superpotenza regionale. Sullo stesso argomento troviamo
due interessanti editoriali sul Wall Street Journal e sul Foglio; quest’ultimo illustra
posizioni non molto dissimili in una analisi delle incognite che
ruotano attorno ai numerosi problemi che oggi Netanyahu deve affrontare
(confini dei due stati, blocco delle costruzioni, eventuali maggioranze
di governo alternative, eventuali nuove elezioni). Il quadro appare
davvero fosco, e non vengono neppure menzionati i nodi più difficili da
sciogliere: Gerusalemme, ritorno dei profughi, accettazione da parte
araba dell’esistenza dello Stato di Israele.
Emanuel Segre Amar |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche.
Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili.
Gli utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
per concordare le modalità di intervento. Avete ricevuto questo
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desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un
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