se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai  click qui  
 
  logo  
L'Unione informa
 
    5 settembre 2010 - 26 Elul 5770  
alef/tav   davar   pilpul   rassegna stampa   notizieflash  
 
Moked - il portale dell´ebraismo italiano
alef/tav    
  benedetto carucci viterbi Benedetto Carucci Viterbi,
rabbino 
Una volta ogni sette anni - comanda Mosè a Giosuè nel suo ultimo giorno di vita - il re doveva leggere a tutto il popolo riunito alcune parti della Torah. I genitori dovevano portare i bambini, per altro esenti in generale dalle mitzvot. I bambini, si sa, possono essere rumorosi e possono rendere difficile l'ascolto di una lettura pubblica; eppure anche loro dovevano essere presenti. Per educare bisogna essere pronti a essere disturbati ed essere contenti di questo. 
La Giornata Europea della Cultura Ebraica è una scadenza che obbliga a riflettere non solo su chi siano o come si vivano le singole realtà ebraiche, ma s’iscrive in una riflessione più ampia su cui non poco peso ha la definizione dell’identità dell’Europa. Più semplicemente dietro a quella scadenza l’Europa riflette su se stessa cogliendo l’opportunità di comprendere la sua storia. Un’esigenza che riguarda anche noi ebrei e non si risolve solo mostrando chi siamo, ma anche con quali modalità, e in riferimento a quali valori intendiamo essere parte dell’Europa. In ogni caso non solo “diversamente accolti”.Viceversa essa rischia di essere assunta come l’ occasione in cui il mondo ebraico “mette in vetrina se stesso”. Ovvero di trasformarsi in un gesto narcisistico.
David
Bidussa,

storico sociale delle idee
david bidussa  
  torna su
davar    
 
  Qui Livorno - Porte aperte alla cultura ebraica
 
Renzo GattegnaFolla, parole, canti, emozioni. Gli ebrei di Livorno, città capitale della cultura ebraica in questa undicesima edizione della Giornata europea hanno aperto le porte della sinagoga  a una folla straboccante per festeggiare assieme ai concittadini e a molti altri giunti in città per l'occasione. Prima parte di manifestazione che si declina in musica, con l’esecuzione degli inni italiano ed europeo da parte della fanfara dell’Accademia Navale e con un concerto (in una sinagoga gremita in ogni ordine di posto) del Coro del Tempio Maggiore di Roma diretto da Claudio Di Segni in onore di un grande protagonista livornese del Novecento italiano, il Rabbino Emerito Elio Toaff. Cerimonia inaugurale coordinata da Gadi Polacco, consigliere UCEI e della Comunità ebraica di Livorno, che introduce i vari indirizzi di saluto.
“Quando dall’UCEI ci hanno proposto di essere la città capofila per il 2010 abbiamo accettato con entusiasmo perchè sapevamo di poter contare su tanti amici - spiega il presidente della Comunità ebraica di Livorno Samuel Zarrough -. Uno di questi era il vescovo emerito Ernesto Ablondi, che ci ha lasciati da pochi giorni”. Il presidente UCEI Renzo Gattegna ricorda che la Giornata è la manifestazione più evidente del diritto acquisito dalla minoranza ebraica a manifestare liberamente il proprio pensiero. “Trovo che sia particolarmente significativo - afferma Gattegna - che oggi ci troviamo in una città che ha sempre rifiutato di concepire un ghetto per gli ebrei. Livorno ha una storia esemplare. I suoi cittadini e governanti hanno sempre avuto il culto della libertà, per se stessi e per gli altri”. Giorgio Kutufà, presidente della Provincia di Livorno, si dice orgoglioso di ospitare una manifestazione così importante sul territorio labronico.
“La Nazione ebraica - spiega Kutufà - ha recitato un ruolo da protagonista tra le Nazioni che hanno costruito l’identità livornese. Essere qua oggi per celebrare una grande cultura come quella ebraica è un onore”. Il sindaco Alessandro Cosimi si augura che la Giornata dia una spinta decisiva per una nuova empatia europea. “L’identità livornese e quella europea hanno profonde radici nell’ebraismo. Auspico un futuro in cui si riparta proprio dalla cultura, perché è solo con la cultura che si capiscono gli altri”.
Yoram Ortona, consigliere UCEI con delega alla Giornata, ripercorre la straordinaria storia di Livorno, che fu porto sicuro per gli ebrei in fuga dalla penisola iberica senza mai rinchiuderli in un ghetto e che rappresentò uno dei principali poli culturali e religiosi dell’ebraismo sefardita. Rivolto al numeroso pubblico presente in sinagoga, Ortona si sofferma sul ruolo “indispensabile e insostituibile svolto dalla cultura nella lotta all’antisemitismo e al pregiudizio” e esorta i livornesi ad andare orgogliosi “per la grande storia di libertà e democrazia” di cui sono portatori. È poi il turno del rabbino capo Yair Didi, che interviene su arte e scrittura ebraica, uno dei tanti filoni di sviluppo del tema Arte ed ebraismo, fil rouge della GECE 2010. Come buon auspicio per un anno nuovo che bussa alle porte, un melograno viene piantato nel giardino antistante la sinagoga, mentre un rinfresco kasher chiude la prima parte di giornata. La GECE livornese, che vede il coinvolgimento di tutta la città con l’apertura di numerose gallerie e librerie del centro, proseguirà nel primo pomeriggio con un convegno moderato dall’editore Guido Guastalla a tema estetica ed etica nell’ebraismo sefardita.
Più tardi sarà la vicepresidente della comunità Paola Jarach ad accogliere i visitatori nel Museo ebraico Yeshivà Marini. Nell’occasione verrà inaugurata una seconda sala espositiva e saranno messi in mostra antiche ketubbot, manoscritti e tessuti. Nelle stesse ore sarà possibile visitare il cimitero storico di viale Nievo, dove il consigliere David Novelli e una serie di volontari che hanno ripulito circa 2000 lapidi, accompagneranno i presenti lungo un itinerario alla scoperta delle tombe di alcuni grandi nomi della Livorno ebraica, tra cui molti rabbanim e parnassim del Tempio. Conclusione di Giornata al Teatro Goldonetta con un secondo buffet kasher e con un concerto di musica ebraica che porterà sul palco l’Ensemble dell’Istituto Musicale Pietro Mascagni e il Coro Ernesto Ventura della Comunità ebraica.
 
Adam Smulevich


Qui Livorno - Gattegna: “Una Giornata per la nostra libertà”


Renzo GattegnaInaugurando a Livorno, città capofila dell'edizione di quest'anno, l'undicesima Giornata Europea della Cultura Ebraica, il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:

"Sono lieto di dichiarare aperta, in tutte le località Italiane, l’undicesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica. Sono particolarmente lieto che quest’anno sia stata scelta Livorno come città capofila di questo importante evento. Infatti a Livorno esiste da secoli una fiorente Comunità ebraica, che è sempre stata, attivamente e positivamente, parte integrante del tessuto sociale e della vita culturale della città. Il fine e la stessa ragione d’essere di questa Giornata è di aprire le porte per aprire le menti al dialogo e alla comprensione, al confronto aperto. Lanciare quindi un messaggio di rifiuto per qualsiasi forma di emarginazione, di isolamento, di ghettizzazione fisica, morale o psicologica, non solo per gli ebrei, ma per chiunque. Un valore aggiunto viene dal lanciare questo messaggio proprio da Livorno, l’unica città che in Italia, nella sua lunga storia, ha sempre rifiutato di progettare e costruire un ghetto per gli ebrei. Sotto questo aspetto una città esemplare i cui cittadini e i cui governanti hanno sempre avuto, nella propria cultura e nella propria intima natura, il culto della libertà, per se stessi e per gli altri. La storia ci ha insegnato quanto sia ingannevole per una minoranza l’apparente senso di sicurezza che può derivare dal vivere la propria identità in maniera chiusa, poco visibile, sulla difensiva, quasi preoccupati di non disturbare la maggioranza. Quanto sia pericoloso iniziare a subire qualsiasi forma di limitazione dei diritti e qualsiasi interruzione del contatto con la società circostante. Questa Giornata celebra quindi la pienezza del nostro diritto a manifestare il nostro pensiero ed è il risultato di 65 anni di libertà nel corso dei quali gli ebrei italiani ed europei hanno ritrovato l’interesse e il piacere di esternare, di raccontare se stessi, di comunicare. Oggi che abbiamo la fortuna di vivere in Paesi rispettosi dei diritti delle minoranze e dei diritti fondamentali, se non utilizzassimo questa libertà in maniera piena e consapevole, ci renderemmo complici dei nemici della democrazia, degli intolleranti, dei sostenitori di folli teorie razziste che, non ci illudiamo, esistono ancora e ogni tanto tentano di far sentire la loro voce per seminare odio e pregiudizio. In definitiva con la nostra presenza oggi, in questa città capofila della Giornata, e in tutte le altre 60 località italiane, si proponiamo due obbiettivi fondamentali: contrapporre la conoscenza e la cultura al pregiudizio, esprimere tutta la nostra ritrovata vitalità, raccogliendo intorno a noi tutti coloro che, con la mente aperta, sono disposti ad arricchire il proprio bagaglio culturale. Questa Giornata è il nostro modo di rimanere vigili e attivi, il nostro modo, non violento, di lottare, come ebrei e come italiani, per conservare e consolidare, in questo nostro paese, la libertà di pensiero e di espressione, la libertà di programmare il nostro futuro, senza dimenticare il passato, ma senza rimanerne prigionieri”.



ugo volli

Qui Roma - Nel segno dell'arte
 



Milano

Qui Milano - L'arte che supera le barriere






Milano

Qui Firenze - Dagli Uffizi a Palazzo Vecchio





Torino

Qui Torino - La magia di Lele Luzzati






venezia

Qui Trieste - Una giornata per unire




venezia
Qui Venezia - Porte aperte sul patrimonio culturale





Renzo Gattegna

Qui Mantova - La città ebraica, l'Archivio e l'Osservatorio




Giornata a Casale

Qui Casale Monferrato - La comunità dei cento lumi





 
 
  torna su
pilpul    
 
  D-o non ha creato il mondo. E allora?

Gianfranco Di SegniMolti giornali (non solo italiani) hanno riportato con grande enfasi la notizia dell’imminente uscita di “The Grand Design”, il nuovo libro del famoso astrofisico inglese Stephen Hawking, scritto insieme al fisico americano Leonard Mlodinow. In questo libro gli autori sostengono che non è necessario ipotizzare l’esistenza di D-o nella creazione del mondo. “L’Universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal nulla”. Una conclusione apparentemente diversa da quella del precedente best-seller di Hawking, “Dal Big bang ai buchi neri”, che si concludeva con la frase: “Se arriveremo a una teoria completa [dell’Universo] sarebbe il definitivo trionfo della ragione umana, giacché allora conosceremmo la mente di Dio”.
Tralasciamo l’ipotesi che si tratti solo di una montatura pubblicitaria per incrementare le vendite (si racconta che in passato si dicesse che ogni equazione in più nei libri di Hawking abbassava le vendite e ogni riferimento a D-o le raddoppiava). In realtà, così come non c’era da entusiasmarsi troppo per le conclusioni teologiche del precedente libro, dove chiaramente Hawking parlava di D-o alla maniera di Einstein o Spinoza, ugualmente non c’è da scomporsi più di tanto di fronte a quelle del nuovo libro.
Quando D-o si rivela al popolo d’Israele durante la promulgazione del Decalogo, non afferma di essere il Creatore del cielo e della terra, ma di essere Colui che interviene nella storia e che ha liberato gli ebrei dalla schiavitù egiziana per portarli nella Terra Promessa. È vero che la Torah si apre con la descrizione dell’inizio di tutto l’esistente, ma l’intenzione della Bibbia non è di essere un libro di testo di fisica o di biologia (ce ne sono di migliori in circolazione). Il Talmud dice che il racconto della creazione fa parte dei segreti della Torah, e come disse rav A. Kook - il primo rabbino capo di Israele nel ’900 - “se si dovesse intendere alla lettera, che segreti sarebbero?”. E quindi, può benissimo essere che il mondo si sia autocreato e che fosse la conseguenza inevitabile delle leggi della fisica. Chi crede in D-o, pensa che quelle leggi ci sono perché così D-o ha stabilito. E se quelle erano le uniche leggi possibili - come afferma ora Hawking - non fa differenza: già il profeta Geremia (33:25) aveva affermato che D-o ha “stabilito le leggi del cielo e della terra”.
Secondo molti commentatori, l’unico motivo per cui viene raccontata la creazione del mondo in sei giorni è per insegnarci di santificare il settimo giorno, il Sabato, che è per l’appunto uno dei Dieci Comandamenti. Che questo insegnamento sia tuttora valido, lo dimostra quanto afferma Mlodinow stesso, figlio di un sopravvissuto al lager di Buchenwald. Il coautore di Hawking racconta, all’inizio del suo bel libro “La passeggiata dell’ubriaco: Le leggi scientifiche del caso”, che da ragazzo era affascinato dalle fiammelle danzanti delle candele dello Shabbath. Quelle immagini tremolanti lo stimolarono a riflettere sulla natura del mondo e della storia umana. Vedere la “mano” di D-o nella storia è forse più difficile per alcuni che vederla nella struttura dell’Universo. Ma come la scienza non può escluderla nel secondo caso, così non lo può fare nel primo.

rav David Gianfranco Di Segni, Collegio Rabbinico Italiano



Davar Acher - Cultura o beni culturali?
 

ugo volliCome tutti i lettori ovviamente sanno, oggi è la Giornata Europea della Cultura Ebraica: un'occasione molto ricca e partecipata, che si coordina a una iniziativa europea e ha sempre grande successo, cui dunque non si può che essere favorevoli. A me resta però la sensazione di qualcosa di non completamente pensato a questo proposito. Non avrei problemi se questa fosse definita la giornata dei nostri beni culturali, come spesso di fatto è: l'esposizione degli ornamenti delle sinagoghe e della vita ebraica delle famiglie, per ragioni storiche inevitabilmente poveri in confronto ai tesori delle chiese e dei castelli, ma spesso molto belli, densi di memoria e pieni di spiritualità.
La cultura però non è semplicemente la collezione di capolavori e oggetti del passato, è più vasta perché comprende molti capitoli immateriali (il pensiero, la letteratura, la vita religiosa) e soprattutto è la forza che li plasma, la dimensione attiva e vitale che rende una cultura produttiva. E qui vedo il problema. Non perché la Giornata della cultura non possa contenere anche questo e anzi spesso si sforza di farlo, ma perché la cultura ebraica in tale senso attivo e produttivo mi sembra molto indebolita. In Italia e in generale in Europa. Abbiamo ancora scrittori di grande valore, artisti, musicisti, registi, pensatori; ma sono pochi rispetto alla grande fioritura dell'inizio del Novecento e probabilmente meno significativi. Certo, anche su questo aspetto pesano la grande decimazione della Shoah e l'emigrazione in Israele (per l'Italia di meno, ma per buona parte d'Europa anche in America). Si è esaurito il grande slancio nato dall'emancipazione, durato quattro o cinque generazioni e anche quello più difficile e certamente più debole della sopravvivenza alla Shoah.
La cultura è diversa dalla creatività individuale per il fatto di essere frutto di una vita collettiva. Non basta avere degli intellettuali o artisti ebrei per fare una cultura; bisognerebbe che ci fossero abbastanza ebrei intellettuali e ebrei artisti. La cultura ebraica può essere produttiva e non limitarsi alla stessa memoria solo se c'è un popolo ebraico che la anima e la sostiene. Il problema della cultura ebraica è dunque in fondo quello dell'ebraismo della diaspora, in particolare dell'ebraismo italiano: è ancora un popolo? Distingue ancora i propri costumi, la propria identità, ha una vita collettiva reale? Siamo qualcosa di più dei custodi del museo dei nostri antenati? La questione dipende dai numeri, naturalmente, ma anche dagli atteggiamenti. Cultura viene da coltivare, come il tedesco Bildung da formare, il greco paideia da allevare (i ragazzi): la cultura, secondo queste intuizioni linguistiche non è un deposito di tesori, ma l'attività di far crescere le persone (secondo certe forme, regole, grammatiche). Lo stesso dice il nesso nell'ebraico moderno fra tarbut, cultura e tirbut, acculturazione, e con tirbit, coltura (per esempio di microrganismi; il solo riferimento antico è un passo del Levitico (32, 14), dove il significato sembra essere generazionale). Resta il fatto che la cultura è essenzialmente ciò che si trasmette fra le generazioni e fa l'identità collettiva di un popolo.
Forse una giornata della cultura ebraica dovrebbe pensare soprattutto a questo, alla trasmissione della cultura, naturalmente non di quella generale che deve far parte del patrimonio di ciascuno ed è compito di altre agenzie formative, ma della nostra identità, della nostra differenza. Se vogliamo semplificare abbiamo bisogno di un Talmud Torah permanente, esteso anche alla nostra storia e a quel dato identitario fondamentale oggi che è il nostro legame con lo stato di Israele: un lavoro da fare non solo con bambini e ragazzi ma anche con gli adulti, come già hanno iniziato a fare alcune iniziative pilota importanti. Questa sarebbe una giornata della cultura ebraica, ancor più che la vetrina per gli altri di quelle realizzazioni artistiche del passato di cui pure andiamo giustamente fieri.

A tutti i lettori i miei auguri di Shanà Tovà.

Ugo Volli
 
 
  torna su
rassegna stampa    
 
 
leggi la rassegna
 
 

Hitler, leggende e Dna
La notizia apparsa nei giorni scorsi su alcuni giornali che Hitler avesse origini ebraiche è una di quelle leggende che da decenni appaiono periodicamente sulla stampa. Essa attrae immediatamente l'attenzione dei lettori per il suo carattere dietro-logico, qualità che piace immensamente ai più, sempre ansiosi di scoprire quali sono le cause occulte delle cose. In più essa ha un evidente carattere antisemita, vuole cioè dimostrare che gli ebrei si sono sterminati da soli, che era ebreo anche chi ha concepito la Shoah. Argomentazione, sia detta enpassant, che è stata fatta anche a proposito dell'Inquisizione spagnola, ovviamente un'invenzione ebraica, e del sommo inquisitore Torquemada, di cui si è indagata la possibilità di una sia pur lontana origine ebraica. Anche in questo caso, sarebbe stato ebreo, sia pur convertito, tanto chi saliva sui roghi che chi accumulava la legna per il rogo! Idea che ben corrisponde all'immagine prettamente antisemita di un ebraismo onnipresente e tentacolare, all'origine di ogni evento. Un antisemitismo, inoltre, in qualche modo inconsapevole, che non odia gli ebrei, ma si limita a svelarne l'inquietante presenza. E una tesi che conforta perfino l'idea, diffusa questa nel mondo ebraico, dell'esistenza di tanti ebrei antisemiti e negatori di se stessi. A rendere però più discutibile e pericolosa questa ennesima versione della leggenda è l'abito scientifico che riveste: secondo il «Daily Telegraph» che riprende a sua volta la rivista belga «Knack», uno studio condotto sul Dna di 39 parenti di Hitler, sulla cui identità viene tenuto un rigoroso segreto per poi esporli al pubblico ludibrio, ma che hanno gentilmente prestato la loro saliva per questa ricerca, ha individuato nel loro Dna un cromosoma raro fra gli occidentali e comune fra gli ebrei e i berberi. Il problema non è l'evidente malafede dell'operazione, ma l'uso che viene fatto della scienza: invece di essere la dimostrazione dell'infinito meticciato degli esseri umani, il Dna diventa così il sostegno scientifico alla teoria di una divisione degli esseri umani in razze. [...]
Anna Foa,  il Sole 24 Ore, 5 settembre 2010

«Quell'inquietudine degli ebrei 
che manca tanto alla cultura europea»

Il suo ultimo romanzo, Venezia, passione e potere (Mondadori), racconta la stagione di opulenza, malgrado le crisi politiche e la peste, conosciuta dalla città veneta all'inizio del Seicento, ma Riccardo Calimani, classe 1946, presidente della Fondazione nazionale per il Museo dell'Ebraismo e della Shoah di Ferrara, è noto soprattutto come storico della cultura ebraica, tema a cui ha dedicato molti studi, come I destini e le avventure dell'intellettuale ebreo, Ebrei epregiudizio, Non è facile essere ebreo e Ebrei eterni inquieti.
Si svolge oggi la XI Giornata europea della cultura ebraica. Lei ha descritto il ruolo e la presenza degli ebrei nella formazione dell'Europa moderna. Non c'è il rischio che si celebri qualcosa che è per sempre meno visibile e vivace nelle nostre società?
Questo rischio c'è, in effetti è molto concreto. Dal punto di vista della cultura l'Europa non è andata molto avanti: il progresso c'è stato sull'unione monetaria piuttosto che su quella politica, e quasi nulla si è fatto sul piano culturale. Oggi si registra una sorta di omogeneità culturale dal fiato corto. I problemi economici, che certo ci sono ma non sono tutti contingenti, bensì strutturali, evidentemente comprimono i margini di manovra. [...]
Guido Caldiron, Liberazione, 5 settembre 2010

 
 
  torna su
notizieflash    
 
 
Negoziati di pace - Napolitano a Peres: “Sono fiducioso”          
Cernobbio, 4 sett -
Il presidente Giorgio Napolitano, in occasione del collegamento video con il workshop Ambrosetti, ha voluto riservare un saluto particolare al presidente israeliano Shimon Peres riconoscendo "lo sforzo che si sta facendo ora per dare un assetto pacifico alla tormentata area del Medio Oriente" e quando tornerà in Israele è fiducioso che si vedrà "l'evoluzione positiva di questo impegno”.

 
 
    torna su
 
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento. Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale