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22 settembre 2010 - 14 Tishrì 5771
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l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
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Locci Adolfo
Locci,
rabbino capo
di Padova


Il Talmud racconta che altri popoli volevano ricevere la Torà. Il Signore, per misurare il livello della loro serietà, gli diede in prova la mitzwà della Sukkà. La prova fallì. Tuttavia, anche per il popolo ebraico che ha poi ricevuto e accettato la Torà, la Sukkà rimane una sorta di esame. Ci viene richiesto di uscire dalle nostre comode case, abitare in una capanna ed essere così alla mercede della natura, in una quotidianità pervasa di inciampi e precarietà. Nella realtà in cui l’essere umano è stato posto, non basta raggiungere la “perfezione” solo dal punto di vista spirituale, bisogna anche saperla manifestare in ogni possibile espressione della vita pratica. E’ questo uno dei motivi per cui, come primo esame da superare dopo Yom Kippur, il giorno più sacro dell’anno, ci è stato “comandato di risiedere nella Sukkà”, Amen. Chag Sameach   
Alfredo Mordechai Rabello,
giurista
   

Rabello
Il versetto dei Salmi (34:15) insegna: allontanati dal male e fai il bene. Uno dei Maestri della Chassidut, Rabbì Izchak Meir Alter (1799-1866), noto col nome dei suoi libri, Chidushé Harim, riferendosi all'atmosfera del mese di Elul e degli Iamim Noraìm, da Rosh Hashanà a Kippur, insegnava che quando un uomo commette una colpa, egli pensa tutto il tempo al male commesso e dove va il pensiero dell'uomo, lì si trova l'uomo con la sua anima. Egli si trova cioè in mezzo al male e certamente non potrà fare teshuvà, perchè il pensiero continuo del peccato influisce negativamente sul cuore ed egli potrà essere afflitto da tristezza ed anche se avrà commesso una cattiva azione non molto grave, il continuo pensiero su questa azione avrà come conseguenza che resterà nel fango: si potrebbe rischiare di proseguire ad essere influenzati dall'atmosfera del peccato; quando ti trovi in mezzo al fango inevitabilmente tu ti sporchi e prosegui a sporcarti finché rimani lì, mentre il tempo che dedichi a pensare al peccato dovrebbe essere dedicato a cose che elevano, a buone azioni che avvicinano a D-o. Pertanto allontanati dal male, libera te stesso dal male, non pensare tutto il tempo al male, fai il bene. Hai commesso delle colpe? Fai per ogni colpa commessa delle mizvot. Anche la vigilia di Iom Kippur dobbiamo avvertire l'abbandono del peccato, dobbiamo fare buoni proponimenti con gioia, per arrivare velocemente da "al chet" al regno assoluto di D-o. È forse proprio per questo che dopo gli Iamim noraìm abbiamo la festa di Succot con il comando di rallegrarti, di essere solo contento (Devarim, 16:14-15), una gioia per poter osservare la Torà e fare il bene, la gioia di aiutare il prossimo.  
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davar
Qui Torino – HaKeillah, Anna Segre prende il timone
hakeillaCambio della guardia alla guida della autorevole testata ebraica HaKeillah, espressione del Gruppo di studi ebraici torinese e di molti altri intellettuali ebrei italiani che fanno riferimento all'area progressista.
Anna Segre, docente, storica e scrittrice, assume la conduzione del giornale, mentre in un ruolo tecnico Viky Franzinetti assume l'incarico di direttore responsabile.
Dopo oltre vent'anni lascia la conduzione del giornale David Sorani, che assieme ad altri 16 componenti ha deciso di abbandonare il Gruppo di studi ebraici.
Il Gruppo che edita la prestigiosa rivista era stato attraversato in tempi recenti da profonde divisioni e da malesseri che hanno trovato sbocco nel dibattito riguardo al processo di revoca dell'incarico gerarchico di rabbino capo di Torino al rav Alberto Moshe Somekh, alla costituzione di una nuova compagine di governo della realtà ebraica torinese che ha infine assegnato l'incarico di rabbino capo al rav Eliahu Birnbaum.

anna SegreAnna Segre, che è ben conosciuta ai lettori del notiziario quotidiano “l'Unione informa”, del Portale dell'ebraismo italiano www.moked.it e del giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche per i suoi apprezzati interventi che portano il segno di scelte ideali determinate, non da tutti condivise, ma sempre espresse con estrema professionalità, serenità, trasparenza e onestà intellettuale, è stata intervistatrice per la Survivors of the Shoah Visual History Foundation ed è anche l'autrice di molti studi storici dedicati alla realtà ebraica italiana. Tra le sue pubblicazioni figurano Cent’anni di carta. Vita e lavoro della famiglia Diena (1998); La Pasqua ebraica. Testo e contesto dell’Haggadà (2001); Il mondo del 61. La casa grande dei Vita (2007); Un coraggio silenzioso. Leonardo De Benedetti, medico, sopravvissuto ad Auschwitz (2008).
Nel Consiglio di redazione della rivista, Anna Segre sarà affiancata da Giulio Disegni, Alda Guastalla Pons, Emilio Jona, Anna Maria Levi Fubini, Ada Luzzati Ortona, David Terracini, mentre Paola De Benedetti si occuperà della Segreteria di redazione.
Ad Anna, per questo suo nuovo incarico, un caloroso augurio di buon lavoro da tutta la nostra redazione.

gv
 
Qui Torino – HaKeillah, ritratto allo specchio
Meir Shalev protagonista al Festival di letteratura ebraica
meir shalevSarà lo scrittore Meir Shalev il grande protagonista della terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica che si svolgerà alla Casa dell’Architettura di Roma dal 9 al 13 ottobre. In attesa di conoscere il programma completo della manifestazione, organizzata come nelle precedenti edizioni da Shulim Vogelmann, Raffaella Spizzichino e Ariela Piattelli, questa è la prima indiscrezione che trapela. Nato nel 1948 agli albori dello Stato di Israele, lo scrittore è uno dei principali esponenti della letteratura israeliana contemporanea, filone che negli ultimi tempi ha riscosso un crescente apprezzamento tra i lettori italiani. Shalev nasce e trascorre la sua infanzia nel moshav di Nahalal. In seguito si trasferisce a Gerusalemme, dove studia psicologia alla Hebrew University. La sua carriera inizia come presentatore di sketch comici alla televisione e alla radio, mentre il debutto editoriale risale al 1988 con il romanzo La montagna blu. Autore di numerosi libri per bambini e volumi di saggistica, per molti anni Shalev ha firmato una rubrica settimanale sul quotidiano Yediot Ahronot in cui commentava con sarcasmo le vicende della politica e della società israeliana. I suoi libri, vincitori di prestigiosi riconoscimenti tra cui il Benner Prize (il più importante premio letterario di Israele) e il Premio ADEI WIZO, sono stati tradotti in oltre venti lingue. Con il suo romanzo di maggior successo, Il ragazzo e la colomba (in Italia edito da Frassinelli e tradotto da Elena Loewenthal), ci porta in una dimensione quasi aliena alla nostra contemporaneità, una dimensione ricca di sentimento e semplicità, un inno di struggente bellezza alla natura e alla normalità di Israele che emerge pagina dopo pagina grazie alla straordinaria profondità descrittiva che è gli è propria, in parte eriditata dal padre, di professione poeta. Divoratore di midrashim e testi biblici, in Shalev manca l'impegno pubblico dei connazionali e colleghi Oz e Yehoshua perchè, come spiega a Claudia Rosenzweig che l'ha recentemente intervistato, "non vivo esclusivamente una vita politica dalla mattina alla sera".
Nel corso del Festival ampio spazio verrà dedicato anche alla figura di Carlo Michelstaedter, il celebre filosofo, scrittore e letterato goriziano che si tolse la vita ad appena ventitré anni e di cui ricorre nel prossimo ottobre il centenario della morte. Ad animare il dibattito su Michelstaedter, una delle personalità più affascinanti della cultura ebraica dei primi anni del Novecento, saranno il noto accademico e critico letterario Sergio Campailla (intervistato da Rossella Tercatin sull'ultimo numero di Pagine Ebraiche) e il rabbino Benedetto Carucci Viterbi. In programma inoltre un viaggio nella mistica ebraica con Yarona Pinhas e un dialogo sull'umorismo con Daniel Vogelmann, storico editore della Giuntina che ha recentemente pubblicato un libro con le sue migliori barzellette ebraiche, Enrico Vanzina e Bruno Gambarotta.

Adam Smulevich

Qui Roma - Una giornata in ricordo di Vittorio Foa
vittorio foa““Riflettendo su quanto si è detto oggi di mio padre, mi colpisce che ciascuno ne ha dato un'immagine diversa” ha detto Anna Foa ricordando suo padre, Vittorio Foa, in occasione di una giornata di studio che si è svolta a Montecitorio per celebrarne il centenario dalla nascita.
La studiosa ha preso la parola per pochi minuti, quasi a conclusione della lunga giornata organizzata  dalla Fondazione Camera dei Deputati, ed ha tracciato un volto inedito di  Vittorio Foa descrivendo il dialogo che si era instaurato fra padre e figlia, negli ultimi mesi della sua vita, soprattutto su due argomenti: la storia e l'ebraismo. Anna Foa ha ricordato l'insaziabile curiosità dell'intellettuale che era sicuramente uno degli elementi del suo insostituibile ottimismo. “La storia era per lui un modo di percepire la realtà” ha chiarito la storica spiegando che suo padre era proiettato al futuro ma con la storia aveva un rapporto intimo,  “mentre l'ebraismo era una parte essenziale della sua identità a cui non ha mai rinunciato” pur definendosi un ebreo assimilato. 
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Daniele Ascarelli e Lucilla Efrati
Qui Firenze - Un nuovo Consiglio per i giovani ebrei
elezioni fiorentini
Rinnovo del Consiglio e nuove proposte per il Cgef, il Centro Giovani aperto a tutti gli ebrei fiorentini dai 18 ai 35 anni. Nelle scorse ore una ventina di ragazzi tra cui il Consigliere della Comunità con delega ai giovani Gadiel Liscia, si è data appuntamento nella sede di via Mannelli facendo il punto sulla situazione attuale del Cgef ed esprimendosi su alcuni progetti per il futuro. Nel corso dell’incontro è stata ribadita l’intenzione di proseguire con le attività di cineforum (da estendere a tutti gli iscritti della Comunità) e si è deciso di implementare iniziative in corso d’opera tra cui l’allestimento di una mostra fotografica e l’organizzazione di un dibattito su ebraismo e omosessualità in collaborazione con l’Ugei.
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a.s.

ucei
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pilpul
La lezione di Wiesenthal
Francesco Lucrezi
Il quinto anniversario della scomparsa di Shimon Wiesenthal, caduto lo scorso 20 settembre, impone, innanzitutto, di rendere omaggio alla straordinaria lezione morale e civile di questo grandissimo protagonista del nostro tempo, grazie al quale la moderna civiltà dell’Europa e del mondo - se non ha, ovviamente, potuto conoscere una riparazione alla spaventosa ingiuria della Shoah - ha, almeno, recuperato un minimo di credibilità e di legittimità, mostrando come sia sempre possibile, anche di fronte al più irreparabile dei mali, credere nella Giustizia. Una Giustizia con la maiuscola, quella di Wiesenthal, e, in quanto tale, né ‘crudele’ né ‘misericordiosa’, ma unicamente sé stessa, ossia ‘giusta’: lontana, per ciò stesso, dalle due opposte forme di risposta al male che ne rappresentano, entrambe, la negazione: la vendetta e il perdono.
Wiesenthal, infatti, non praticò mai il proposito della vendetta – ossia del “male contro il male” -, e falso e ambiguo è stato l’appellativo di “cacciatore di nazisti” che gli si è voluto affibbiare: i responsabili di crimini orrendi, scovati nelle loro tane e nei loro rifugi, sono sempre stati consegnati ai legittimi tribunali di Paesi democratici, ove sono stati giudicati e condannati con tutte le garanzie previste dagli stati di diritto. Le pene inflitte hanno rappresentato, rispetto al male arrecato, l’equivalente di una goccia nel mare, e non hanno certo rappresentato alcuna forma di risarcimento per i milioni di vittime della barbarie nazista: ma è proprio grazie a questa goccia, a questa incrollabile fiducia nella possibilità, almeno teorica, di un’umana giustizia, se la parola ‘diritto’, dopo la Shoah, ha conservato ancora, nonostante tutto, un significato.
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Francesco Lucrezi, storico
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notizieflash

Israele candida all'Oscar il film tratto da un libro di Yehoshua



Sharon, sempre in coma
ma sarà tasferito a casa



rassegna stampa
Leggi la rassegna

Nella giornata nella quale tutti i quotidiani dedicano grande spazio alle vicende Unicredit-Profumo-Libia, è doveroso aprire questa rassegna con la lunga intervista di Francesco Specchia a Tarak Ben Ammar che troviamo su Libero: vi è spazio per diversi argomenti, con alcune osservazioni assai discutibili fatte da questo parente di Bourguiba, nato in un suk, ma diventato mezzo  italiano; il lettore attento si divertirà egli stesso a rilevarle. »

Emanuel Segre Amar





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Dafdaf   è il giornale ebraico per bambini
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.