se
non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui
|
14
ottobre
2010 - 7 Cheshvan 5771 |
 |
|
 |
|
|
|
|
 |
 |
Riccardo
Di Segni,
rabbino capo
di Roma
|
Bisogna
sempre diffidare delle traduzioni, perché fanno smarrire la ricchezza
originaria del testo, su cui si basa tutta l'arte della ricerca, del
midrash. Eppure talvolta in qualche lingua le parole e le espressioni
corrispondono. Questo Shabbat la parashà inizia con le famose parole
dette ad Abramo: lekh lekha, letteralmente "vai" e "a te". Rashì spiega
lekha: "per il tuo bene e il tuo vantaggio". In latino la Vulgata dice
"Egredere", traducendo lekh, ma non lekha; la versione inglese di King
James traduce "Get thee out" , dove lekha diventa un complemento
oggetto; l'italiano invece ci riserva una sorpresa perché rende lekha
con "vattene"; andarsene non è la stessa cosa di andare, è anche andare
per il proprio vantaggio.
|
|
 |
Sergio
Della Pergola,
Università Ebraica di Gerusalemme
|
|
Quell'uomo piccolo, magro,
senza cravatta, con le occhiaie infossate,
la pupilla catarifrangente e il sorriso incartapecorito che si affaccia
davanti al recinto di filo spinato che separa il Libano da Israele ha
appena raggiunto un obiettivo strategico molto importante: fare
dell'Iran un paese mediterraneo. Attraverso il territorio della Siria –
uno stato vassallo – e del Libano meridionale – ormai provincia sciita
– l'Iran estende ora la sua presenza sulla costa orientale del Mare
Nostrum, da dove potrà più incisivamente influenzare il discorso
pubblico, la manovra politica, e i flussi economici. È sconcertante che
una importante mutazione strategica come l'annessione di fatto del
Libano da parte iraniana possa essere avvenuta sotto lo sguardo più o
meno disinteressato di truppe dell'ONU provenienti soprattutto da altri
paesi mediterranei, come la Francia, l'Italia, e la Spagna. È sperabile
che le minacce rivolte dall'omino senza cravatta a un altro paese
mediterraneo – Israele – inducano qualcuno a esprimere insoddisfazione,
a riflettere e a smarcarsi, e magari a prendere qualche piccola
precauzione.
|
|
 |
|
 |
Qui Roma - Il rav Rosen al Sinodo dei vescovi
|
 |
È in corso di svolgimento
nelle sale vaticane il Sinodo dei vescovi dedicato al Medio Oriente a
cui partecipano anche rappresentanti religiosi ebrei e musulmani. Il
Sinodo ha vissuto ieri uno dei suoi momenti più intensi con
l’intervento del rabbino David Rosen, consigliere del Gran Rabbinato di
Israele e direttore del dipartimento degli affari interreligiosi
dell’American Jewish Committee. Nel suo discorso Rav Rosen si è
soffermato sui progressi in corso nelle relazioni ebraico-cristiane in
Israele sottolineando come sia fondamentale garantire la crescita e lo
sviluppo sereno delle comunità cristiane presenti sul territorio. "Il
benessere delle comunità cristiane in Medio Oriente – ha spiegato Rosen
– è una sorta di barometro della condizione morale
dei nostri paesi. La possibilità per i cristiani di esercitare diritti
civili e religiosi in libertà testimonia la salute o la malattia delle
rispettive società del Medio Oriente". Non sono mancate alcune
note negative nei confronti delle comunità cristiane dei paesi arabi
che a suo modo di vedere agirebbero in contrasto con le linee guida
della Chiesa nell'ambito delle relazioni con gli ebrei. “In un
ampio contesto geografico – ha detto Rosen – l'impatto del conflitto ha
troppo spesso portato a un distacco di molti cristiani dalla riscoperta
operata dalla Chiesa delle proprie radici ebraiche e talvolta a una
preferenza per pregiudizi storici". Apprezzamenti invece per il Consiglio delle istituzioni religiose della Terra
Santa, a cui il Rav riconosce il merito di combattere le
incomprensioni, il bigottismo e l’incitamento all’intolleranza e di
puntare sulla promozione della riconciliazione e della pace “affinché
due nazioni e tre religioni possano vivere nel paese con piena dignità,
libertà e tranquillità”. Auspicando che una nuova primavera nelle
relazioni tra ebrei e cristiani diventi sempre più palese in
Medio Oriente come nel resto del mondo, Rosen ha analizzato i futuri
scenari dell’area mediorientale mettendo il punto sul ruolo basilare svolto dai
musulmani (che chiama “fratelli”) nel processo di pacificazione tra le varie
identità in gioco. “La questione critica per il futuro delle nostre comunità – ha affermato il Rav – è legata al fatto che i
nostri fratelli musulmani vedano la presenza cristiana ed ebraica come
pienamente legittima e parte integrale della regione nel suo insieme”.
Prima di intervenire al Sinodo Rav Rosen si è recato nella sede della
Fnsi per una conferenza stampa e per un incontro con i vertici della
Federazione. In questa occasione ha ribadito l’importanza
simbolica delle due visite compiute in Israele da Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI soffermandosi sul viaggio di Ratzinger e sul valore
pedagogico delle parole utilizzate dal pontefice a proposito di
antisemitismo e Shoah, puntualizzando che “mai è stato messo in dubbio
l’impegno di Benedetto XVI nel dialogo con gli ebrei e nella condanna
dell’antisemitismo”. Entrando poi nel merito di alcuni
incidenti di percorso che avevano fatto salire la tensione (citati tra gli altri il caso Williamson e la preghiera del
venerdì santo), Rosen li ha definiti episodi “sfortunati”. Su
sollecitazione dei giornalisti il Rav è intervenuto anche sulla
controversa questione del giuramento allo Stato ebraico recentemente approvato dal governo di Israele. “È una legge
che mi rammarica – ha detto Rosen – ma rifiuto
completamente l’interpretazione per cui questa legge mina il
fondamentale carattere democratico di Israele. Il riferimento allo
Stato ebraico non va inteso in senso religioso ma culturale. Tutte le
persone sono ancora uguali davanti alla legge e la Corte Suprema può
accogliere ricorsi se questo diritto non viene rispettato”.
Adam Smulevich
|
|
Siddi (Fnsi): “Sul dialogo sono ottimista”
|
 |
È
positiva la valutazione
del segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana Franco Siddi
a margine del lungo colloquio intrattenuto con il rabbino David Rosen e
con alcuni rappresentanti dell’American Jewish Commitee. “Ho colto
degli importanti segnali di apertura al dialogo”, commenta Siddi a
proposito dell’incontro che si è svolto nella sede della Fnsi al
termine della conferenza stampa nel corso della quale Rav Rosen ha
presentato il suo intervento al Sinodo dei vescovi in Vaticano. Durante
il colloquio sono state scambiate alcune idee e impressioni sulla
situazione in Medio Oriente, area che sta molto a cuore alla Fnsi che
da tempo porta avanti numerose battaglie per creare occasioni di
interscambio e collaborazione tra giornalisti israeliani e palestinesi.
“La nostra sfida è quella di organizzare un dialogo in ambito
professionale – spiega Siddi – e non è una sfida facile da vincere
perché tra i colleghi c’è chi si considera prima di tutto un militante
e privilegia questo aspetto alla professionalità”. La Fnsi lavora su
iniziative e piattaforme condivise che ruotano intorno ai fondamenti
del giornalismo: indipendenza, autonomia, rispetto delle leggi sulla
stampa. In occasione della conferenza dei giornalisti del Mediterraneo
dello scorso maggio si è fatta promotrice dell’interscambio e in
seguito ha partecipato agli incontri organizzati dalle Federazione
Internazionale dei giornalisti in Cisgiordania prestando particolare
attenzione al gruppo di lavoro comune per giornalisti palestinesi e
israeliani coinvolti nel progetto Common Ground, iniziativa dal grande
valore simbolico che ha tra i suoi sostenitori lo stesso Rosen.
“Incoraggiamo qualsiasi pulsione e progettualità che porti al dialogo –
continua Siddi – e promuoviamo il lavoro che ciascuno fa nei propri
ambiti. Israele è una democrazia e quindi è più avanti da questo punto
di vista ma è confortante vedere che anche in Cisgiordania ci sono
segnali di rinascita giornalistica tra cui la riapertura di alcune
testate”. Piacevolmente colpito dall’impegno nella lotta al pregiudizio
intrapresa da Rav Rosen, Siddi si dice ottimista su un futuro di
cooperazione tra giornalisti israeliani e palestinesi: “Ci vorrà del
tempo perché al momento ci sono ancora resistenze da entrambe le parti
– conclude il segretario della Fnsi – ma si tratta di un percorso
comunque ineludibile perché il giornalismo etico deve necessariamente
avere delle basi comuni aldilà delle divergenze”.
a.s.
|
|
 |
Raiz e i Radicanto chiudono il Festival di Letteratura
|
 |
Repentino
cambio di programma nell’ultima giornata del Festival Internazionale di
Letteratura Ebraica che in questi giorni ha presentato al pubblico
romano alcuni degli intellettuali di spicco del panorama culturale
ebraico internazionale e affrontato numerosi filoni letterari che
spaziavano dalla narrativa amorosa alla filosofia, dal pensiero dei
maestri della kabbalah allo humour askenazita. In apertura di serata
era previsto un dialogo tra Alessandro Piperno e Howard Jacobson, ma lo
scrittore britannico non ha potuto presenziare all’incontro perché
impegnato in patria dopo aver vinto il Man Booker Prize, il più
importante premio letterario del Commonwealth assegnatoli martedì
scorso. Così sul palco
invece di Jacobson è salito Shulim Vogelmann,
responsabile della collana israeliana per la casa editrice Giuntina e
curatore del Festival insieme a Raffaella Spizzichino e Ariela
Piattelli, che ha analizzato insieme a Piperno le mille sfaccettature e
dislocazioni della letteratura ebraica. Dalla straordinaria fertilità
degli scrittori ebrei statunitensi con l’esempio classico di Philip
Roth (dai libri del quale Piperno ha raccontato di attingere molti
spunti) agli autori sempre attuali della vecchia Mitteleuropa, passando
per alcuni grandi intellettuali italiani (“Moravia e Svevo vanno
considerati scrittori ebrei pur avendo un rapporto teso con le proprie
origini ebraiche?”, è la domanda che apre il dibattito) alla fiorente
produzione letteraria israeliana, che grazie ad ambasciatori quali Amos
Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua ottiene un meritato successo
globale. I due interlocutori si sono interrogati a lungo su quali
caratteristiche debba avere un autore per essere considerato a pieno
titolo un esponente della letteratura ebraica. Piperno era coinvolto in
prima persona nel dibattito. Come ha spiegato con ironia, il grande
successo ottenuto dal suo romanzo d’esordio Con le peggiori intenzioni
(200mila copie vendute) si basa in parte su un equivoco: considerato un
esponente del filone ebraico italiano, lo scrittore non è
halachicamente ebreo in quanto nato da madre non ebrea. “Chissà cosa
succederà quando lo scopriranno”, scherza con i presenti. Applaudita
anche la conclusione di Vogelmann: “Cosa significa essere ebreo?
Continuare a chiedersi cosa significa essere ebreo…”. Il Festival
si è chiuso in tarda serata con un concerto del cantante Raiz e del
gruppo barese Radicanto al Palazzo della Cultura. Davanti a un pubblico
composto da giovani e meno giovani, l’ensemble ha catturato
l’attenzione della platea proponendo un affascinante viaggio musicale
nei quattro angoli del Mediterraneo.
|
|
 |
|
 |
Questa o
quella
|
 |
Da qualche tempo il Tizio della
Sera si domandava chi fossero i veri amici di Israele e del popolo
ebraico, se quelli di Destra o quelli di Sinistra: lui non sapeva, lui
non trovava risposta. Lui ricapitolava e pensava: la Sinistra è sempre
stata amica degli Ebrei scomparsi nella Shoah, tanto i morti non ci
sono e con poco sforzo si fa una bella figura da antifascisti. In
seguito, considerava un certo giorno il Tizio, la Sinistra è stata
molto gelosa della Destra che era divenuta proprio amica di Israele. In
effetti, per la Sinistra Israele è come la Kriptonite per Superman,
un'entità insopportabile che depotenzia. Poi, quello che faceva
imbufalire la Sinistra, era che la Destra fosse diventata amica degli
ebrei in genere, invece di mettersi intelligentemente d'accordo con la
Sinistra: noi ci prendiamo Israele e voi gli ebrei morti. Anche se,
pensava il Tizio, il signor Berlusconi confonde continuamente Israele
con gli ebrei, e quando dice di essere amico di Israele pensa a un suo
amico ebreo delle elementari che si chiamava Israele, e tutte le volte
che sentiva degli ebrei dire "Ascolta Israele", credeva che parlassero
del suo amico che a scuola non stava mai attento.
Certo, pensava tempo fa il Tizio, un tempo tra Destra ed ebrei le cose
erano diverse. Prima loro, rifletteva il Tizio, non avevano piacere di
parlare delle persecuzione ebraica di cui erano stati attivi
protagonisti, vedi alla voce "Fascismo". Poi c'è stata la visita di
Fini allo Yad Vashem - e prima ancora quella solitaria amicizia del
Foglio per Israele e per gli ebrei. Insomma, dai, pensa il Tizio, le
cose erano tanto cambiate. E così sembrava che tutto andasse
bene, la sinistra odiava tutti gli ebrei e la destra li amava tutti.
Almeno avevo le idee chiare. Quando tutto a un tratto,
borbotta il Tizio della Sera, zacchete, dopo l'outing ebraico di
Saviano lo scrittore ebreo della sinistra che la sinistra non sapeva
fosse ebreo, va al convegno "Per la verità, per Israele" e
dice apertamente di amare Israele. Anche lui però: poteva dirlo in un
codice cifrato. Non so: "Mi piacciono le uova al tegamino", così chi
proprio voleva capire, un giorno tra duecento anni avrebbe capito. Non
lo ha fatto, ha detto proprio di amare Israele. A quel punto,
patapumfete, è crollato tutto. Per la sinistra è come se Saviano fosse
passato a destra - perchè come dice D'Alema, gli ebrei devono
assolutamente criticare Israele e non sostenerlo con la scusa della
sopravvivenza. A quel punto, boing, Saviano è caduto in un'equanime
imboscata di parolacce di destra e di sinistra. E chi si è messo a
odiarlo perché è un ebreo di sinistra, e chi ha iniziato a odiarlo
perché è un ebreo di destra, e chi ha iniziato a odiarlo perché è un
ebreo e ce l'ha con la camorra.
Il Tizio della Sera adesso è veramente soddisfatto: grazie agli Ebrei,
la Destra e la Sinistra, e forse anche la camorra, si sono unite.
Il
Tizio della Sera
|
|
La passeggiata di
Ahmadinejad
|
 |
"Israele è una minaccia perenne
per il mondo". Ahmadinejad è arrivato in Libano, si è incontrato con
gli Hezbollah e ha lanciato i suoi messaggi. I nostri adolescenti
guardano e ascoltano senza dire nulla...sembra che non si interessino
ma quando arriva il momento di preparare il programma radio settimanale
di Beresheet LaShalom questo è il primo argomento che sollevano:
parlano dell'impossibilità di un dialogo con chi non ti riconosce come
entità e ne parlano scherzando per scacciare l'idea che l'uomo che ogni
giorno minaccia di distruggere la loro casa è qui proprio a due passi,
al di là del confine.
Per i ragazzi arabi non è facile...molti di loro sono abituati a tenere
accesa in casa la TV collegata con la Siria o con El Jazeera che
trasmettono 24 ore su 24. I sentimenti sono contrastanti. I messaggi
che ricevono sono difficili anche per chi come loro ha deciso di vivere
un anno intero in casa con dei ragazzi ebrei, creare attività educative
insieme a loro cercando di imparare le tradizioni e le usanze
dell'altro e trasmettendo le proprie.
Dana Saadi è una delle ragazze del gruppo ed è cresciuta in Italia.
Ha scelto di provare un'esperienza diversa da quella dei compagni con
cui ha condiviso i suoi primi diciotto anni e scrive: "Purtroppo molto
spesso, come in questo caso, ci si dimentica che prima di appartenere
ad una terra, prima di essere dei cittadini siamo degli esseri umani
dotati di cuore, mente e anima. Colui che se ne è dimenticato è proprio
un uomo. Cosa si può fare? Diversi sono i punti di vista e le opinioni
riguardo Ahmadinejad e Israele. Dobbiamo combattere? rassegnarci?
ragionare? difenderci? ignorare? E' affascinante e terribile allo
stesso tempo come uno stato così piccolo possa contenere una tale
concentrazione di mentalità, culture, religioni e forze differenti e
contrastanti. La soluzione non ce l'abbiamo ancora, ma noi di Beresheet
LaShalom ne discutiamo e guardiamo in faccia la realtà che ci
riguarda.Tutti insieme, ognuno dal suo punto di vista."
Vado a leggermi su Google il discorso del presidente iraniano.
Accuse gravi ed incitamento all'odio verso Israele e il popolo ebraico.
Non è facile mostrare ai ragazzi una verità diversa da quella che
conoscono. Ma il fatto stesso che ne parlano, che ascoltano e
discutono, che incontrano una ragazza musulmana che non la pensa come
tutti gli altri, che ha il coraggio di dire ciò che si vede quando si
esce dalla caverna di Platone, è un piccolo passo avanti.
Angelica
Calò Livne
|
|
 |
|
 |
 |
Pagine
Ebraiche
è il giornale dell'ebraismo
italiano |
 |
|
 |
 |
Dafdaf
è il giornale ebraico per bambini |
|
L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un
proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo
messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare
con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete
comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it
indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI -
Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo
aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione
informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale
di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.
|
|
|
|