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4 novembre 2010 - 27 Cheshvan 5771
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l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
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Riccardo Di Segni
Riccardo
Di Segni,
rabbino capo
di Roma

Moshè, come è noto, chiamò la sua gente "popolo dalla dura cervice" (Esodo 32:9). Molto amabilmente il tema della durezza e dell'ostinazione giudaica è diventata la caratteristica dispregiativa degli ebrei che si rifiutano di accettare una luminosa verità. Un motivo e un linguaggio che accompagna la storia del cristianesimo, da Ambrogio (Expositio Evangelii Secundum Lucam, 4:61) a Padre Pio (Ep. 1:602); qualcuno spiega che "la parola perfidi riferita ai giudei non ha alcun significato negativo, vuol dire ostinati". Troviamo la stessa espressione in alcuni commenti alla Sura Coranica del Bovino. L'ultima edizione della ostinazione ebraica, per la quale crescerebbe l'insofferenza delle parrocchie e della Gerarchia, la troviamo oggi in un'intervista al Corriere della Sera.
Sergio
Della Pergola
Università Ebraica
di Gerusalemme

Della Pergola
C'è qualcosa di strano, se non di francamente anomalo, nella salienza pubblica del fenomeno "ebreo" sulla scena pubblica e mediatica in questi ultimi tempi. Dalla kippà del senatore Ciarrrapico (che voleva solo dire che l'onorevole Fini è inaffidabile), alle barzellette di Berlusconi (che voleva solo mostrare il volto umano della politica), dal Sinodo dei vescovi cattolici del Medio Oriente (che voleva solo esprimere preoccupazione per la condizione dei cristiani nel mondo islamico), all'apologetica produzione televisiva di Bernabei (che voleva solo spezzare una lancia a favore della santificazione di Papa Pacelli), fino all'ultimo romanzo di Umberto Eco (che, avendo forse fiutato un filone redditizio, voleva solo vendere alcune copie in più e magari suggerire un copione per un altro film di successo), il simbolo, l'argomento, il paragone, il capro espiatorio, la causa occasionale, la platea da convincere, o il feticcio da esorcizzare, è pur sempre e solo l'ebreo. Si tratterà certo di una coincidenza, e non vi è necessariamente animosità in quello che si dice, si scrive e si mostra, ma la densità della presenza ebraica nel discorso pubblico è giunta ben oltre il livello di saturazione. La società, nelle sue manifestazioni così diverse, dalla politica alla religione, dalle arti espressive alla letteratura, sembra mancare di altri argomenti, oppure sembra averli dimenticati, o rimossi, o censurati. L'ebreo multifunzionale fa comodo a tutti. Se non esistesse, bisognerebbe inventarlo.
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davar
moked è il portale dell'ebraismo italiano

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Dal Cimitero di Praga di Umberto Eco (che si racconta in una lunga intervista esclusiva ed è analizzato dalla recensione delle firme più autorevoli) a Persecuzione di Alessandro Piperno. Da The social network sul creatore di Facebook alla controversa fiction televisiva Sotto il cielo di Roma. Dal dibattito sul progetto di riforma dello Statuto dell'ebraismo italiano agli editoriali delle molte, diverse voci che esprimono l'ebraismo italiano o guardano con interesse alla realtà ebraica. Da una visione viva e nuova della realtà di Israele al grande progetto del'edizione del Talmud in lingua italiana, al grande dossier Comics and Jews dedicato a  fumetto, creatività underground e cultura ebraica.


Unione a Congresso - Idee e confronto
dibattitoIl Congresso dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è alle porte e questa domenica, 7 novembre, gli iscritti alle Comunità ebraiche italiane sono chiamati a eleggere i loro delegati che parteciperanno ai lavori.
In ognuna delle tre circoscrizioni elettorali idee e programmi a confronto sono espresse da due liste in competizione. Con alcune domande rivolte ai capolista delle formazioni in gara la redazione tenta di fornire al lettore ulteriori elementi di conoscenza e di giudizio.
Per la Seconda circoscrizione (Milano e Mantova), parlano Giorgio Sacerdoti e Walker Meghnagi.


Giorgio Sacerdoti: “Lavoriamo sulle basi finora gettate”
 
Giorgio Sacerdoti“Il ripensamento della ripartizione dell’Otto per Mille, una valorizzazione del ruolo attivo dell’UCEI come rappresentante dell’ebraismo nella società civile e una attenta analisi della riforma dello Statuto”. Tre punti su cui la lista Milano per l’Unione, come spiega il capolista Giorgio Sacerdoti, presidente della Fondazione CDEC e professore di diritto internazionale all’Università Bocconi, intende puntare in vista delle elezione dei delegati UCEI per il Congresso di dicembre.
Professore, le elezioni sono imminenti. Come si presenta la vostra lista? Siete fiduciosi?
Credo che con la lista Milano per l’Unione siamo riusciti a formare una squadra rappresentativa caratterizzata da un ampio ventaglio di esperienze. Ciascuno di noi porta con sé il proprio bagaglio professionale e di valori ebraici e sono fiducioso che le nostre idee e proposte avranno un buon successo. Il nostro impegno sarà rivolto alla realizzazione di una condivisione dello Statuto con una particolare attenzione alle esigenze della Comunità di Milano ma sempre nel rispetto delle diverse realtà del complesso mondo ebraico italiano.
Lei citava la riforma dello Statuto. Qual è la vostra opinione in merito?
In via di principio, siamo pienamente favorevoli al maggiore coinvolgimento all’interno della politica nazionale dell’UCEI delle singole Comunità. I problemi su questo punto però sono pratici, in particolare sulla questione degli spostamenti, per cui sarà necessario analizzare bene la questione. In ogni caso crediamo che la riforma debba andare nella direzione della tutela dell’identità ebraica e del pluralismo che caratterizza l’ebraismo italiano e che dall’altro lato vi sia la necessità di rendere gli organi dell’Unione più snelli e operativi.
E quali sono gli altri punti del vostro programma?
Una delle questioni più delicate che sarà necessario toccare è la ripartizione dell’Otto per Mille. Ad oggi sono circa 60mila le persone che decidono di donare il proprio Otto per Mille al mondo ebraico. Numeri evidentemente notevoli se andiamo a considerare le cifre degli iscritti alle Comunità, ma dobbiamo ancora lavorare perché questa torta si ingrandisca ulteriormente. In questo modo, per esempio Milano come Roma, ma anche le altre Comunità, avranno la possibilità di garantire maggiori servizi locali e sarà possibile incentivare l’avvio di progetti e iniziative importanti su base nazionale. Sui servizi - dalla Kasherut, ai servizi sociali e assistenziali - la nostra idea è di realizzare una parziale regionalizzazione in modo da garantire una rete territoriale e nazionale  che rafforzi e implementi le realtà locali. Altro punto importante sono i giovani: non a caso nella nostra lista abbiamo deciso di lasciare spazio alle nuove generazioni perché in loro, sarà scontato ma è profondamente vero, risiede il futuro dell’ebraismo italiano. È necessario studiare la creazione di ulteriori servizi per e con i giovani, incrementare le opportuni­tà di formazione e incontro, facilitando ad esempio l’associazionismo. 
Nel vostro programma si parla anche della questione della rappresentanza in merito all’UCEI. Potrebbe spiegarci bene qual è la vostra posizione?
L’UCEI è cresciuta molto negli ultimi anni, sia dal punto di vista della rappresentanza esterna che da quello dell’attività interna. Sono state gettate delle basi importanti con l’avvio di interessanti iniziative nel mondo dell’informazione così come in ambito culturale. Penso al mensile Pagine Ebraiche o alla realizzazione del Museo di Ferrara. Noi vogliamo proseguire lungo questo cammino, rafforzando l’importanza della presenza ebraica nella società italiana. Pensiamo sia necessario sostenere l’Unione nel ruolo di rappresentante autorevole degli ebrei italiani e di sostenitore delle ragioni di Israele verso l’opinione pubblica, le istituzioni e le forze politi­che, con presenza assidua e indipendente. Dall’altra parte pensiamo sia opportuno in alcune occasioni che la stessa Unione e le Comunità tengano un profilo più basso, evitando di mostrare il fianco alla gogna mediatica. 
Cosa si aspetta dal Congresso di dicembre? Pensa ci saranno dei cambiamenti significativi al vertice?
Se devo essere sincero, non credo ci saranno dei cambiamenti radicali. Il presidente Gattegna e i consiglieri del mandato hanno lavorato bene. In ogni caso il punto fondamentale sarà continuare a garantire all’interno dell’UCEI la presenza delle diverse sfaccettature della realtà ebraica italiana. Inoltre vorrei formulare un auspicio: ovvero un’ampia partecipazione degli iscritti milanesi alle imminenti elezioni perché l’Unione è un ente fondamentale non solo a livello nazionale ma anche per ciascuna Comunità. La presenza di Milano, la dimostrazione della vicinanza e dell’interesse degli ebrei milanesi per il destino dell’UCEI è fondamentale.
 
Daniel Reichel 
 
 
Walker Meghnagi: “Evitiamo personalismi e politica”
 
Walker MeghangiChiede unità di intenti e condivisione il vicepresidente nazionale del Keren Hayesod Walker Meghnagi, capolista della lista Unità Ebraica: “Non partiamo per fare la guerra a Roma ma per cercare di utilizzare le nostre e le loro risorse congiuntamente. Credo che il Congresso di Roma potrà rivelarsi un successo solo se verranno lasciati da parte politica e personalismi”.
Come nasce la vostra lista?
Dal desiderio di unità. Non partiamo per fare la guerra a Roma ma per cercare di utilizzare le nostre e le loro risorse congiuntamente. Non vale la pena di litigare, è molto più proficuo trovare un punto comune. Come si fa? Non lo so ma è comunque fondamentale dialogare su temi stringenti per il nostro ebraismo. A differenza dell’altra lista che si è presentata in questa circoscrizione elettorale, la nostra non ha un programma di orientamento politico. Noi di Unità ebraica non vogliamo creare divisioni bensì accomunare. L’obiettivo che ci siamo posti è la condivisione tra religiosi e laici. Non vogliamo mettere nessuno in un angolo perché dare pagelle di ebraismo è sbagliato. È dall’unità e dal lavoro di gruppo che dobbiamo ripartire, tenendo allo stesso tempo conto delle differenti realtà del territorio e delle diverse problematiche che oggi affrontano piccole e grandi Comunità.
Quali sono secondo lei le sfide da vincere per l’ebraismo italiano?
Credo che sia sotto gli occhi di tutti che stiamo vivendo una fase declinante. I problemi sono noti: diminuzione drastica degli iscritti, allontanamento di molti ebrei dalla propria comunità, disamoramento e disinteresse dei giovani. Invertiamo la tendenza al più presto altrimenti finiremo per disgregarci. Ostacolare questo processo è ancora possibile ma solo prendendo decisioni forti. Riteniamo quindi prioritaria una differente strutturazione della nostra rappresentanza che passi attraverso la creazione di maggiori possibilità di incontro. Sediamoci intorno a un tavolo e discutiamo. Sembra buonismo ma è il concetto di fondo attorno a cui dobbiamo lavorare. Il momento è difficile, abbiamo l’obbligo di fare il nostro dovere con coscienza per dare un futuro all’ebraismo italiano. Solo così potremo arginare la lenta ma continua erosione di risorse umane e allontanamento di vicini e lontani.
Ci riassume i punti essenziali del vostro programma?
Il nodo principale è quello dei giovani, a cui dobbiamo dedicare più attenzione e risorse crescenti. Nel giro di pochi anni la scuola ebraica di Milano è passata da oltre un migliaio di studenti a meno della metà. Come porre rimedio a questa pesantissima flessione? Una possibile soluzione è la diversa redistribuzione delle risorse raccolte con l’Otto per Mille che sostenga maggiormente le Comunità. Crediamo inoltre che per un migliore funzionamento delle nostre strutture alcuni importanti settori di attività dell’UCEI debbano essere decentrati. In particolare chiediamo che venga trasferito a Milano il Dipartimento Educazione e Cultura e che ci venga assegnata la vicepresidenza dell’Unione. Solo con la vicepresidenza si possono affrontare i tanti problemi contingenti della nostra realtà e agire da supporto alle altre Comunità del Nord Italia. Dobbiamo inoltre fare in modo che gli ebrei italiani abbiano la possibilità di accedere ai prodotti kasher a prezzi normali. È un punto improrogabile: non è scritto da nessuna parte che dobbiamo guadagnarci dalla kasherut, Per quanto riguarda i rapporti con l’esterno auspichiamo che l’UCEI prosegua nel suo ruolo fondamentale di tutela dei diritti degli ebrei italiani e di difesa dello Stato di Israele sempre e comunque.
Come vi ponete nei confronti della Rabbanut?
In questo momento difficile il ruolo dei nostri maestri come guide spirituali e garanti della Halakhah è ancora più determinante. Sono loro che attraverso l’Assemblea Rabbinica ci devono dare il primo esempio di unitarietà, a partire dalle dinamiche inerenti alla kasherut. Entrando nel merito di quanto detto ieri su questa newsletter da Ugo Caffaz riguardo all’italianità del nostro rabbinato, concordo pienamente. I rabbini delle nostre comunità devono essere italiani o quantomeno devono aver studiato in Italia. È un passaggio essenziale per avere piena conoscenza del territorio, sapere con chi parlare e capire chi ha bisogni psicologici e di Torah.
È ottimista sugli esiti del Congresso?
Quelli che vivremo al Congresso di Roma saranno quattro giorni di importanza assoluta. Mi auguro che le persone intelligenti che pensano al bene della comunità italiana sappiano coglierne tutti i risvolti positivi. Otterremo un successo solo se verranno lasciati da parte politica e personalismi. Noi di Unità ebraica vogliamo trovare un accordo e lavorare per l’unità. Non andiamo a Roma per litigare ma non siamo neanche disposti a tornare a Milano con le mani in tasca.
 
Adam Smulevich

Qui Torino - Combattere la crisi, progettare il futuro
dibattitoUn dibattito aperto, un'atmosfera distesa e un largo consenso sull'operato e sulla progettualità della Giunta, hanno contrassegnato l'assemblea degli iscritti della Comunità ebraica di Torino.
“La differenza tra una Comunità e un'impresa è che solo la seconda è tenuta a raggiungere il pareggio del bilancio”. Il rabbino capo di Torino Eliyauh Birnbaum ridimensiona le preoccupazioni espresse dall'Assemblea degli ebrei torinesi riguardo al forte deficit previsto dal bilancio preventivo del 2011 presentato dal Consiglio. In accordo con la maggioranza dei consiglieri, rav Birnbaum, difende una politica di investimenti che guardi “al futuro umano della Comunità, e non solo a quello economico”.
Il disavanzo previsto dal Consiglio della Comunità di Torino per il 2011 è pari a 740 mila euro, il dieci per cento in più dell'anno ancora in corso. “La situazione congiunturale sfavorevole – spiega il consigliere Marco Luzzati – ha portato una drastica riduzione delle entrate: in particolare eredità e donazioni sono le voci che hanno subito il calo più netto”.
Sebbene il patrimonio complessivo di mobili e immobili della Comunità sia ancora abbastanza ingente, la sua progressiva erosione desta molte preoccupazioni. Alcune di esse si manifestano in critiche mosse al Consiglio da parte di chi non nota, nella gestione del patrimonio, il regime di austerità che le difficoltà economiche imporrebbero. Tali critiche giungono a fronte di una relazione del Consiglio – di cui il presidente Tullio Levi dà lettura all'Assemblea – ricca di progetti, e dunque di spese, incentrati sul rafforzamento dell'ufficio rabbinico, sul coinvolgimento degli iscritti nella vita comunitaria e sulla formazione ebraica dei giovani.
In apertura vengono presentati agli ebrei torinesi il loro nuovo vicerabbino Avraham De Wolf e i suoi aiutanti, due shelichim del progetto Ben Ami, Hananel Sarel e Chen Haliouan, inviati da Israele alla comunità di  Torino come rinforzo per l'ufficio rabbinico. “Si occuperanno dei bambini della scuola, della preparazione di bar e bat mitzvah, della kasherut e di altre mansioni concernenti attività rituali”, spiega Tullio Levi.
Nella direzione dell'impulso alle attività educative che vuole dare il Consiglio va anche l'adesione al progetto Morasha: “Torino è la prima città italiana a sfruttare quest'opportunità – spiega rav Birnbaum”. Si tratta di un finanziamento internazionale di venticinque mila euro all'anno destinati come compenso a ragazzi che parteciperanno a ciclo di lezioni tenute dai rabbini e da altri insegnanti. Il dato insolito è che invece dei docenti vengono pagati gli allievi.
Parallelamente riprenderanno a pieno ritmo le attività della scuola rabbinica Margulies – Disegni, assicurano dall'ufficio rabbinico.
In vista delle elezioni che si terranno domenica 7 novembre per eleggere i delegati al Congresso dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, in programma a dicembre a Roma, c'è spazio anche da dedicare alle vicende nazionali. Guido Neppi Modona, ex vicepresidente della Corte Costituzionale, espone all'Assemblea una relazione sulle proposte di modifica dello Statuto dell'Ucei che saranno discusse a dicembre in sede congressuale. Vengono quindi presentate le due liste della prima circoscrizione, cui appartiene Torino. La lista 1, Per l'ebraismo italiano, viene presentata dal candidato Filippo Levi, mentre per la lista 2, Per le comunità, parla Giluio Disegni.
Infine la relazione del Consiglio viene approvata con trentatré voti favorevoli e tre contrari, mentre sul bilancio il Consiglio ottiene una maggioranza di consensi più ristretta.
Le due principali opinioni che si contrappongono in sede assembleare a Torino, in seguito all'esame di un bilancio fortemente deficitario, sostengono una la necessità di risparmiare tutto il possibile, l'altra che non si debba lesinare sui progetti che guardano al futuro e ai giovani, anche e soprattutto in virtù del fatto che Torino è una comunità di 876 iscritti la cui età media è cinquantadue anni. Quello che mette d'accordo tutti è l'appello alla generosità degli iscritti e alla loro disponibilità di dimostrare, per una volta anche materialmente, il loro attaccamento alla Comunità e la loro sensibilità verso le difficoltà in cui versa.

Manuel Disegni
Qui Firenze - Candidati a confronto
dibattitoSi avvicina la grande tornata elettorale del sette novembre che porterà alla designazione dei delegati di nomina non consiliare che parteciperanno al prossimo Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Nella sede della Comunità ebraica di Firenze si è svolta ieri sera una stimolante assemblea preelettorale di presentazione dei candidati fiorentini in lizza nelle due liste presentatesi nella prima circoscrizione di cui il capoluogo toscano è città capofila. Sollecitati dai punti sollevati dal delegato di nomina consiliare, l’ex presidente della Comunità Dario Bedarida, i candidati hanno approfondito le linee guida della propria strategia e risposto ad alcune domande del pubblico. Come gestire i rapporti interni tra le Comunità? Qual è l’ebraismo che vogliamo nel nostro futuro? Come dobbiamo rapportarci con gli ebrei invisibili? Ugo Caffaz, capolista della lista per l’Ebraismo, ha rivendicato il ruolo fondamentale svolto dalle piccole comunità all’interno dell’ebraismo italiano, soprattutto nel dialogo con la società esterna e nel reperimento di risorse attraverso l’Otto per Mille, auspicando che in sede congressuale non prevalga il mero aspetto giuridico ma che si parli dei problemi più sensibili che toccano la più antica comunità della Diaspora. “Al Congresso bisogna prendere coscienza della profonda crisi dell’ebraismo italiano – ha detto Caffaz – ed evitare di arrovellarci sui singoli articoli”. In rappresentanza della lista Per le Comunità sono invece intervenuti Dora Liscia Bemporad e Mario Fineschi. La professoressa Liscia Bemporad si è soffermata in modo critico sull’istituto del Collegio Rabbinico (“Non si sa bene cosa sia. È un ente a cui diamo dei soldi senza ritorno nelle piccole Comunità oppure è una struttura che ha ancora significato?”) ed ha auspicato una presa di coscienza degli ebrei italiani del proprio passato e presente oltre a una futura standardizzazione e unificazione di alcuni servizi intercomunitari tra cui la kasherut. Sulla falsariga di Liscia Bemporad, Fineschi ha riaffermato l’esigenza di pensare alle ventuno comunità italiane “come a un sistema integrato”, in particolare nella razionalizzazione dei costi e nei percorsi di conversione all’ebraismo. Chiesta da Fineschi anche la partecipazione delle piccole comunità alla stesura e al controllo del bilancio dell’Unione. Nel corso della serata, oltre ad alcuni iscritti alla Comunità presenti in sala, sono intervenuti anche il rabbino capo Joseph Levi che si è chiesto quali strategie vadano adottate in futuro per evitare fratture tra iscritti e rabbanut e il presidente della Comunità Guidobaldo Passigli che si è detto soddisfatto per aver riscontrato molti punti comuni tra le due liste.

a.s.
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pilpul
Lieti di essere conosciuti
immagineCoperta dalla crosta atrofizzata del pregiudizio, c'è ma non viene vista la persona ebraica. Ebrei che sono italiani, irlandesi, tedeschi, e naturalmente di Israele. Sopra di loro il tetto di una cartolina ossessiva, e Gerusalemme coi soldati in assetto di guerra e in Europa gruppi di gente con in mano la bandiera della stella a sei punte. Sarebbero questi, gli ebrei. Invece si chiamano David ma anche Robert, Sara ma anche Brigitta. Suonano il violino secondo la scuola ebraica di Odessa, ma eseguono Beethoven. Mangiano kasher ma la ricetta ghiotta è quella del wiener schnitzel. In Italia ce ne sono che amano perdutamente l'Umbria, centinaia che senza la pasta con la pommarola non sanno vivere, che hanno vent'anni e abitano in piazza dei Ciompi e si commuovono della storia di Firenze, o cinquantenni di Milano che raccontano con devozione dei propri avi che combatterono nel Risorgimento e furono imprigionati dagli austriaci. Ebrei italiani che sono italiani ebrei. Avrebbero piacere di scavalcare il televisore e fare la conoscenza.

Il Tizio della Sera

Scrittura e Halachà
Mordechai Rabello"Scrittura ed Halachà" è il nome del seminario organizzato dal caro amico Francesco Lucrezi a Napoli e Salerno, che si è proposto di esaminare la formazione, ricezione e codificazione, del diritto ebraico fra gli Asmonei e la Mishnà. Il convegno si è svolto martedì e mercoledì scorsi, non nel fine settimana che avrebbe coinciso con lo shabbat, la cosa ha permesso una partecipazione anche di shomre mizvot, che sono molte volte esclusi di fatto dagli organizzatori degli eventi che non si pongono il problema.
Fra l'altro abbiamo festeggiato Daniela Piattelli, lieti di apprendere che l'Università continuare ad avvalersi della sua attività didattica, come effettivamente auspicavamo.
Abbiamo notato con particolare piacere la partecipazione di molti studenti universitari, per i quali era la la prima volta che venivano a contatto con testi e tradizioni del genere.
Ci siamo trovati d'accordo con Bernard S. Jackson (Liverpool) quando ha concluso affermando: "Il diritto ebraico non è una lettera morta, né nel periodo biblico, né nel periodo rabbinico, fino alla nostra età".

Alfredo Mordechai Rabello, Università Ebraica di Gerusalemme

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notizieflash   rassegna stampa
Gianfranco Fini incontra Abraham Foxman,
il direttore dell'Anti defamation league

Roma, 3 novembre
 
Leggi la rassegna

Il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, assieme al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, hanno preso parte all'incontro del presidente della Camera Gianfranco Fini con il direttore dell'Anti Defamation League, Abraham Foxman, e il nuovo presidente Usa dell'Adl, Robert Gary Sugarman. Foxman e la sua delegazione sono stati ricevuti a Montecitorio per una colazione di lavoro. 
 
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Pagine Ebraiche 
è il giornale dell'ebraismo italiano
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Dafdaf
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  è il giornale ebraico per bambini
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.