se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai  click qui

 15 novembre 2010 - 8 Kislev 5771
linea
l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
linea
Riccardo Di Segni
Riccardo
Di Segni,
rabbino capo
di Roma

Abbiamo appena riletto le storie bibliche del patriarca Yaaqov che sembra non farsi onore per gli espedienti e i sotterfugi a cui ricorre per sfuggire a un mondo di violenza e di inganni che altrimenti lo stritolerebbe. E' un aspetto problematico di una storia antica e personale ma è anche un paradigma terribile, una prefigurazione di storia futura, secondo il principio esegetico per cui "le azioni dei Padri sono un segno per i figli". Ricorderemo nei prossimi giorni il rogo e le persecuzioni del Talmud a Roma e altrove. Per sfuggire alla minaccia di dissoluzione culturale, i nostri antenati dovettero correre ai ripari; il Talmud era stato proibito, ma ampi estratti dell'opera erano reperibili in antologie e commenti; non si persero d'animo e si applicarono allo studio sistematico di questi testi, in attesa di tempi migliori. Fu un espediente, certo, come il patriarca Yaaqov avrebbe fatto. Ma non c'era molta scelta, e alla fine il vincitore, anche morale, fu chi ricorse all'espediente.


Anna
Foa,
storica
   

Anna Foa
Il sorriso e le lacrime del premio Nobel Aung San Su Kyi, finalmente libera dalla sua reclusione durata quindici anni, ci ripagano oggi del degrado politico e morale in cui siamo immersi. Possiamo pensare che esistono ancora speranze, sentimenti, futuro. Infelici coloro che, tutti presi dalle esigenze del potere, della visibilità, della spettacolarizzazione, non colgono questo momento di gioia, o lo usano senza sentirlo.

torna su ˄
davar
Rassegna mensile di Israel, l'Indice di ottanta anni
RMIOttanta anni di ebraismo italiano con la prolusione della storica Anna Foa, in occasione dell’apertura dell’anno accademico del Corso di laurea in Studi ebraici del Collegio rabbinico italiano, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e la Fondazione per i Beni culturali ebraici presenteranno domani, alle 16, nella sede del Centro bibliografico UCEI, gli Indici della Rassegna Mensile di Israel dal 1925 al 2005.
All'evento, oltre alla professoressa Foa parteciperanno, fra gli altri, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il rav Riccardo Di Segni, direttore del Collegio Rabbinico Italiano, Giuseppe Fuà, presidente della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia Onlus, Enzo Campelli, coordinatore del Corso di Laurea in Studi Ebraici e il direttore della rivista professor Giacomo Saban.
La prestigiosa pubblicazione, nata nel 1925 ad opera di Dante Lattes e Alfonso Pacifici, salvo un'interruzione dal 1938 al 1948 causata prima dai provvedimenti legislativi antiebraici e poi dagli eventi bellici, ha continuato la sua produzione fino a oggi. Obiettivo della rivista (dal dopoguerra in poi edita dell’UCEI), alla cui direzione si sono succeduti prima Dante Lattes, poi il rav Giuseppe Laras, Augusto Segre, Guido Fubini e Amos Luzzatto, fino all'attuale Saban, è quello di rendere accessibili ai suoi lettori le problematiche religiose, politiche, sociali e storico culturali dell’ebraismo, dando modo di conoscere anche i risultati delle nuove ricerche in ambito archeologico, letterario, artistico e scientifico. Oltre ad articoli scritti da specialisti, contiene recensioni su volumi di recente pubblicazione e uno spoglio bibliografico delle più note riviste di argomento ebraico edite in Italia e all’estero. Ogni annata consta di tre numeri e complessivamente di 700 pagine.

Qui Torino - L'incontro con il rav Metzger 
RMISi è chiusa ieri la storica visita del rabbino capo aschkenazita di Israele rav Yona Metzger alla Comunità ebraica di Torino. Tre giorni intensi, vissuti con grande partecipazione e interesse dagli ebrei torinesi per un evento decisamente unico. “Sono rimasto colpito - ha affermato rav Metzger - dal profondo rapporto che lega questa Comunità e le sue tradizioni. Conoscevo poco la  realtà ebraica piemontese e sono molto contento di essere venuto. Ho avuto la possibilità di visitare alcune splendide sinagoghe (Cherasco e Carmagnola) e sono rimasto impressionato dalla storia, dalla cultura, dalle peculiarità del mondo ebraico di questi luoghi”.
A Torino per celebrare l’insediamento del nuovo rabbino capo della Comunità, rav Elyahu Birnbaum, rav Metzger ha più volte sottolineato la necessità di una forte e stretta collaborazione fra i rabbanim torinesi. “Sono sicuro - ha spiegato il rabbino capo d’Israele - che con l’aiuto di rav Alberto Somekh e rav Avraham De Wolf, il nostro Birnbaum, persona di cuore e di grande intelligenza, riuscirà a lavorare serenamente per il bene di questa comunità, costruendo insieme un prospero futuro”. Augurio condiviso dal presidente della comunità torinese Tullio Levi che ha ringraziato rav Metzger per l’onore della visita e ha ricordato il grande impegno del Consiglio che, lungo il suo mandato, ha cercato di facilitare l’avvicinamento dei giovani attraverso l’attivazione di diversi progetti e di garantire a tutti la possibilità di usufruire dei servizi religiosi .
La cerimonia di insediamento con la consegna della pergamena e la posa sul capo di rav Birnbaum del Talleth si è svolta nel Tempio piccolo, in una sinagoga gremita. “Il mio auspicio - ha detto il rabbino capo di Torino, ringraziando - è di vedere ogni shabbat così tante persone al Bet HaKnesset”. In molti, infatti, sono accorsi ad ascoltare la Derashà di rav Metzger, il quale, partendo da un caso che lo ha riguardato da vicino, ha voluto sottolineare la necessità di difendere Israele dagli attacchi esterni. “Di questi tempi - ha spiegato Metzger - uno dei compiti affidati in particolare agli ebrei della diaspora è la tutela dell’integrità dello Stato ebraico”.
La grande partecipazione della Comunità si è fatta sentire anche durante la cena organizzata per Shabbat. Oltre cento persone hanno cantato insieme “ma tov uma nai’im shevet achim gam yachad”. E proprio le parole“gam yachad” rispecchiano lo spirito che deve unire una comunità secondo rav Metzger. Stare insieme è la chiave.
Oltre ad aver visitato la scuola e i preziosi volumi dell’Archivio Terracini, il rabbino capo di Israele, in questo particolare soggiorno torinese, ha tenuto una lezione alla Scuola rabbinica Margulies-Disegni. In apertura Dario Disegni, presidente della Margulies-Disegni, ha raccontato la storia e l’importanza della Scuola, che lungo gli anni ha avuto il merito di formare diversi rabbini e ancora oggi continua ad insegnera ai suoi allievi i capisaldi dell’ebraismo. In merito alla lezione, rav Metzger ha analizzato in ebraico, con traduzione simultanea di rav Somekh, una questione Halakhika legata al significato dell’augurio e benedizione “tzetcha beshalom veschuvcha beshalom”.
Disponibile e sorridente, il rabbino capo ashkenazita d’Israele è stato il protagonista, assieme a rav Birnbaum, di questo storico fine settimana torinese. Una tre giorni che la Comunità difficilmente potrà dimenticare, peraltro aperta con il saluto del celebre scrittore israeliano Amos Oz. “E’ curioso che io e rav Metzger ci troviamo entrambi qui, oggi - ha sottolineato Oz, in Piemonte per ricevere il premio del Salone del Libro - D’altro canto dove potevamo incontrarci, fra ebrei, se non in sinagoga”.   

Daniel Reichel

Qui Firenze - Antonietta e Lorenzo, Giusti tra le nazioni
RMIAl termine della settimana in cui gli ebrei fiorentini hanno ricordato l’anniversario delle prime retate naziste e dei primi convogli diretti verso i forni di Auschwitz, arriva una parziale riconciliazione con quella storia di morte e persecuzione.  All’interno di una sinagoga gremita in ogni ordine di posto (presenti tra gli altri il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il sindaco di Volterra Marco Buselli, il consigliere dell’Ambasciata di Israele Livia Link, rappresentanti delle autorità civili, religiose e militari) si è infatti svolta la cerimonia laica più simbolica che il popolo ebraico contempla, l’unica onorificenza civile concessa dallo Stato di Israele: il conferimento del titolo di Giusto tra le Nazioni a una coppia di coniugi volterrani, Lorenzo e Antonietta Lorenzini, che nel periodo più buio del nazifascismo non esitarono a mettere in salvo l’odontoiatra Emerico Lucaks, ebreo ungherese stabilitosi da tempo a Volterra e amico fraterno di lunga data. È il 1938 quando arrivano le leggi razziali e Lucaks, che è sposato con Libia e ha due figli neonati, si ritrova senza lavoro. Per molti in paese diventa “l’ebreaccio”, un uomo di cui diffidare, un uomo di cui avere paura per le conseguenze nefaste che quella presenza può portare alla serenità di una tranquilla cittadina toscana. Emerico sbatte contro il muro dell’indifferenza. Ma in Lorenzo e Antonietta trova una porta spalancata. Soprattutto dall’occupazione nazista in poi, quando diventa obbligatorio fare scelte drastiche. Lorenzo e Antonietta non hanno il minimo dubbio su quale sia la cosa giusta da fare: pienamente consapevoli dei rischi che stanno correndo, il loro imperativo morale è nascondere l’amico Lucaks e aiutare la sua famiglia a mettersi in salvo. Inizia così un anno di continui travestimenti, fughe rocambolesche ed eroismi quotidiani tra strade di campagna battute da gerarchi fascisti rancorosi e delatori comprati per poche lire dal nemico. Un anno durante il quale Lorenzo viene pure incarcerato perché sospettato di aver preso parta a un’azione partigiana che ha portato alla morte di un sergente della milizia fascista. Tra mille pericoli e avversità, in tempi in cui anche i muri parlano, la vicenda di Lucaks e della sua famiglia vive numerosi colpi di scena. Fino a quel benedetto luglio del 1944 che mette la parola fine al terrore e reincalana i binari della vita su strade più normali. La famiglia Lucaks riprende lentamente la vita di sempre ed Emerico può ricominciare la sua attività professionale. Anche in questo caso grazie ai coniugi Lorenzini, che aiutati da Oretta Canessa nell’estate del 1943 avevano trasferito in una stanza murata del loro appartamento mobili e macchinari dello studio dentistico di Lucaks.
Come spesso accade quando si parla di Giusti tra le Nazioni, la ricostruzione dei fatti di cui si fa menzione non avviene su iniziativa dei protagonisti - che non di rado scelgono la via di un eroismo silenzioso - ma attraverso il ricordo commosso di parenti e amici a cui il Giusto si è confidato. Questa storia non fa eccezione tanto che è stata divulgata dai figli dei Lorenzini solo nel 2008, a distanza di oltre 60 anni dalle persecuzioni nazifasciste e nel trentennale della morte del padre. Il via libera delle autorità israeliane è arrivato al termine di una breve istruttoria. Nel corso della cerimonia fiorentina Dante Lorenzini è parso visibilmente emozionato. Anche per la responsabilità di parlare in rappresentanza di Stefano, il fratello tanto amato che è recentemente scomparso e con il quale ha condiviso in questi mesi la grande battaglia di memoria e giustizia per i suoi genitori. Come emozionati erano Adriana e Vittorio, i figli di Lucaks, che al termine della cerimonia si sciolti in un lungo abbraccio con Dante. E come emozionata era la voce di tutti coloro che sono intervenuti, dal presidente della Comunità ebraica Guidobaldo Passigli alla vicepresidente Daniela Misul. Nel suo discorso il rabbino capo di Firenze Joseph Levi ha ricordato la sfida di combattere i negazionismi e di lavorare sulla Memoria giorno per giorno, mentre il sindaco Matteo Renzi ha sottolineato l’importanza morale e storica dei Giusti, che il primo cittadino del capoluogo toscano definisce “uomini e donne che con il loro eroismo hanno saputo riscattare un intero popolo”. La vicepresidente Misul ha inoltre letto un messaggio del presidente della Regione Enrico Rossi che nella sua lettera ha ricordato l’impegno per la Memoria preso dalle istituzioni locali con la nascita dei Treni della Memoria che in questi anni hanno portato nei campi di sterminio nazisti migliaia di studenti toscani.  

Adam Smulevich


torna su ˄
pilpul
La rappresentazione dell'israeliano
Donatella Di CesareL’israeliano è oggi forse la condizione estrema dell’essere ebreo, indubbiamente la più esposta e faticosa. In uno spettro confuso l’israeliano, anche se studente, è il colono, il sionista, è il guerrafondaio con la divisa militare o il religioso fondamentalista. Perché a ben guardare l’israeliano rappresenta quella condizione ebraica difficile da conciliare con l’immagine consueta dell’ebreo riflessa dallo specchio altrui. È l’ebreo che non gode più della passività provvisoria che lo relegava al margine; al contrario è l’ebreo che è entrato nella Storia.

Donatella di Cesare, filosofa

l'Unione in forma - Il dilemma
Gadi Polacco
Leader ebraici a congresso. Sarà meglio accentrare (ruoli e poteri), decentrare (uffici e servizi) o concentrare (l'attenzione sui veri problemi)? 

Resh Nullius

torna su ˄
notizieflash   rassegna stampa
Israele: sì all'immigrazione etiope
Gerusalemme, 14 novembre
  Leggi la rassegna

Migliaia di etiopi, di lontane origini ebraiche, avranno il permesso di immigrare in Israele e di riceverne la cittadinanza nell'arco dei prossimi tre mesi. “Ci sono circa ottomila uomini, donne e bambini - ha spiegato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, motivando la decisione presa dal suo governo - che vivono (in Etiopia) in condizioni umanitarie molto difficili (...) Il governo ha deciso di risolvere la complessa crisi umanitaria che là (in Etiopia) si è creata, anche per evitare la creazione di altri campi profughi (in quel paese)".  
»
 
continua >>   continua >>
torna su ˄
linee
Pagine Ebraiche 
è il giornale dell'ebraismo italiano
ucei
linee
Dafdaf
Dafdaf
  è il giornale ebraico per bambini
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.