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2 gennaio 2011 - 26 Tevet 5771
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l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
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Benedetto Carucci Viterbi
Benedetto
Carucci
Viterbi,
rabbino 

Il popolo, ci dice la Torah, non ascolta le parole di Mosè che annunciano la liberazione. Di fronte allo sconforto di Mosè, Dio - secondo la lettura del midrash - gli raccomanda pazienza, capacità di sopportazione, addirittura disponibilità ad essere insultato. Queste, tra le altre, sono le doti necessarie alla guida del popolo di Israele. 

David
Bidussa,
storico sociale delle idee


David Bidussa

La guerra contro gli infedeli, la crociata o la “jihad” fra l’Islam e la Cristianità, rappresenta la guerra degli anni difficili: quando tutto va bene, non ci si batte fra cristiani e musulmani; si combatte piuttosto, “fra” cristiani e “fra” musulmani. 
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davar
Pagine Ebraiche gennaio 2011
L’ebraismo italiano tra passato, presente e futuro
Pagina Ebraiche  - Prima paginaIl giornale dell’ebraismo italiano inizia il 2011 riallacciandosi agli eventi che hanno concluso il 2010. Un anno che sarà ricordato non solo per l’ultimo Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (allo scadere di questo mandato il Consiglio sarà eletto direttamente dagli iscritti alle Comunità, senza passare per i delegati), e per l’approvazione di un nuovo Statuto che proietta l’ebraismo italiano futuro con nuove regole, ma anche per il lancio del progetto di traduzione dell’intero Talmud in italiano, ricordato da Enea Riboldi nella vignetta che appare sul primo numero del 2011 del giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche attualmente in distribuzione.
Diversi interventi del numero di gennaio sono dunque ancora dedicati agli echi del Congresso di dicembre, compresa la pubblicazione integrale dei discorsi tenuti dal riconfermato presidente Renzo Gattegna e dalla storica Anna Foa in occasione della visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, cui è dedicata anche la fotonotizia in Pagine Ebraiche pagina 3copertina. E ai lavori del Congresso sono dedicate, oltre alla copertina, anche le pagine 2 e 3, in cui i redattori più giovani illustrano i contenuti prodotti dalle Commissioni durante la quattro-giorni romana: dalla riforma dello Statuto agli impegni che l’UCEI si assume dal punto di vista della cultura, dell’assistenza sociale, dei servizi religiosi, dei rapporti con la società civile. In conclusione, la doppia dedicata all’intervista a Renzo Gattegna firmata da Daniela Gross e illustrata da Giorgio Albertini, in cui il presidente Ucei, che è stato nel frattempo riconfermato a larghissima maggioranza dal Consiglio del 19 dicembre, parla del lavoro portato avanti negli ultimi quattro anni e delle prospettive per questo nuovo mandato. Un mandato che si estenderà in questo caso per il tempo necessario a dare piena attuazione alla riforma statutaria (18 mesi) e che porterà fra due anni all’elezione di un Consiglio allargato a 52 membri, un vero parlamentino dell’ebraismo italiano. La riforma ha seminato tuttavia anche alcune perplessità, specie negli appartamenti alle piccole e medie Comunità, come emerge dall’intervento critico di Anna Segre a pagina 3, si inserisce nel quadro di un Pagine Ebraiche - intervistaebraismo italiano che deve affrontare molti problemi complessi: due su tutti, che trovano spazio su questo numero di Pagine Ebraiche, il tema delle conversioni, a proposito del quale parla rav Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento educazione e cultura dell’UCEI in risposta a una critica nei confronti di un suo precedente intervento del professor Giorgio Israel, e il rapporto con le comunità non ortodosse presenti in Italia. Su questo argomento interviene Haim Cipriami, rabbino della sinagoga riformata Lev Chadash, con un editoriale in cui si propone di chiarire cosa si debba intendere quando si parla di ebraismo riformato o modernista.
Gennaio però è anche il momento in cui l’ebraismo italiano, insieme alle istituzioni, al mondo accademico, e alla società tutta, si trova a raccogliere un’altra sfida: il coinvolgimento nel ricordo della Shoah e delle persecuzioni nazifasciste a l'impegno che culmina il 27 gennaio 
con il Giorno della Memoria, momento a proposito del quale offrono una riflessione Victor Magiar, consigliere UCEI e responsabile della politica culturale, e, in un editoriale, il semiologo Ugo Volli.
Pagine Ebraiche pagina 6Pagine Ebraiche offre il suo contributo a una memoria viva e non ritualizzata con un grande dossier dedicato a Storia e Memoria. In queste 16 pagine pezzi d'attualità (come quello che racconta il lavoro di Bianca Klose, che con la sua associazione Mobile Beratung Gegen Rechtsextremismus si impegna a combattere i gruppi neonazisti), mentre raccontano la propria esperienza di studiosi alcuni importanti storici italiani che hanno dedicato il proprio lavoro ad approfondire questi temi, da Liliana Picciotto a Michele Sarfatti, da Marcello Pezzetti a Simon Levis Sullam, passando per Mario Avagliano, Alessandra Chiappano, Stefano Fattorini, Anna Rossi Doria. Numerosi sono poi le novità librarie presentate in anteprima nel dossier, a partire da “Parole chiare. Luoghi della memoria in Italia, 1938 – 2010” (Giuntina, 2011), nato su iniziativa del Dipartimento informazione e relazioni esterne dell’UCEI, nonché le iniziative sul tema. Il direttore del giornale, Guido Vitale, accompagna fra l'altro il lettore nella visita di due grandi mostre: quella dedicata al rapporto fra  "Hitler e i tedeschi” che sarà al Deutsches Historisches Museum di Berlino fino al 6 Pagine Ebraiche pagina DOSSIERfebbraio, e quella che si tiene a Parigi dedicata al grande pittore tedesco Felix Nussbaum che fu ucciso a Auschwitz e raffigurò sulla tela fino all'ultima gli anni delle persecuzioni e dello sterminio.
E Pagine Ebraiche questo mese presenta anche un’altra mostra, quella esposta ai Musei Civici di Padova fino al 16 gennaio, dedicata un altro pittore il cui misterioso legame con l’ebraismo affascina gli studiosi: il Giorgione, che dipinse tra gli altri “Mosè alla prova del fuoco” nel 1498 e i “Tre filosofi” nel 1504. A Giorgione ebreo, con una ripresa integrale dell'articolo che la storica dell'arte Martina Corgnati firma su Pagine Ebraiche, l'ultimo numero del 2010 del quotidiano il Riformista dedica l'intera prima pagina della sezione culturale.
Nel numero di gennaio il lettore potrà poi trovare diversi approfondimenti riguardanti Israele: dalla riflessione del professor Sergio Della Pergola sul tragico incendio del Monte Carmelo, alle sezioni di Economia ed Eretz, dedicate rispettivamente alle ragioni per cui Israele non ha interesse a entrare nell’Euro, spiegate dall’economista Aviram Levy, e alla psicologia dell’odio contro Israele, con un’intervista a Carlo Strenger, psicanalista e editorialista di
Pagine Ebraiche  - pagina 9Haaretz, realizzata da Anna Momigliano. Di “paranoia” come fenomeno che concorre a creare l’antisemitismo parla anche David Bidussa nel suo editoriale a pagina 9. Mentre, tornando a Israele, Reuven Ravenna, si concentra sul rapporto tra Stato ebraico e Diaspora in risposta alla lettera di un lettore a pagina 10. Con la storia di giovane israeliano un po’ particolare si apre anche la sezione del giornale dedicata a cultura, arte e spettacolo: si tratta di Moise Michael Levy, rapper ultra-ortodosso passato dalle carceri statunitensi alla vita a Mea Shearim, senza rinunciare alla sua musica. A pagina 34 Pagine Ebraiche racconta poi l’esperienza del campo internazionale Opera per la Gioventù Giorgio La Pira ospitato dal villaggio La Vela, in Toscana, che ogni anno raccoglie ragazzi provenienti da Israele, ma anche da Palestina, Cameron, Congo, Russia, Albania, oltre che molti italiani.
Uno sguardo al mondo non manca: nella sezione Orizzonti si parla di Egitto, Polonia, Azerbaijan, Stati Uniti. La rubrica Donne da vicino a pagina 6 racconta la storia di Lorraine
Pagine Ebraiche - pagina 30Abramson, ebrea sudafricana e grande velocista, mentre il Portfolio è dedicato al grande fotogiornalista Robert Capa e ai suoi compagni David Seymour e Gerda Taro.
“Per amare il prossimo non basta il sentimento” questo il titolo dell’intervento di Alfredo Mordechai Rabello ospitato nella pagina di Cultura ebraica, insieme ad alcune spiegazioni riguardanti la festa di Tu B’Shevat che cade il 20 gennaio, alla parola Tefillah e al precetto del “ai ciechi non porre inciampo”.
A chiudere il numero di Pagine Ebraiche di gennaio infine sono il ricordo di Guido Lopez, il grande intellettuale ebreo milanese recentemente scomparso, firmato dal figlio Fernando, e un nuovo fondamentale capitolo per il riconoscimento di Gino Bartali, “campione sui pedali e nella vita” come Giusto fra le nazioni.
Il giornalista Adam Smulevich che ha lanciato l’iniziativa insieme ad Andrea Bartali, figlio di Ginettaccio, ha raccolto una nuova testimonianza, quella di Giorgio Goldenberg, che trovò rifugio nella cantina di casa Bartali insieme ai genitori. La notizia (Pagine Ebraiche è stato ripreso con enorme rilievo da tutte le testate giornalistiche che contano) potrebbe segnare la svolta per sbloccare la domanda recapitata al Museo di Yad Vashem.

Rossella Tercatin

Agathe von Trapp (1913 - 2010)
Foto famiglia Von TrappIl suo canto, che la ha accompagnata per tutta la vita, costò ai nazisti più di una battaglia perduta. Si è spenta ora, a novantasette anni Agathe von Trapp, la figlia primogenita della famiglia von Trapp, protagonista del musical The sound of music da cui è tratta la nota pellicola, premio Oscar del 1965, Tutti insieme appassionatamente.
La storia di questa famiglia di origine austriaca, che grazie al film di Robert Wise ha commosso tutto il mondo, comincia a Salisburgo negli anni Venti: la giovane governante Maria fa della folta schiera di pargoli von Trapp un affiatato gruppo canoro.
Giunti alle porte della Seconda Guerra Mondiale i von Trapp si trovano, come molte altre famiglie austriache, in ristrettezze economiche, e tentano di mettere a frutto la grande passione familiare: il canto. Cominciano dunque a esibirsi durante occasioni pubbliche, alla radio, a teatro... e il successo non tarda ad arrivare.
Nel frattempo arrivano anche i nazisti: è il 1938, l'anno dell'Anschluss, l'annessione dell'Austria. L'ambiente si fa ostile per la famiglia del fiero barone antinazista Georg von Trapp, così, dopo il rifiuto di esibirsi in onore del Führer, la famiglia al completo è costretta alla fuga: dapprima valicano le Alpi per raggiungere l'Italia, in un secondo momento si trasferiscono negli Stati Uniti.
Grazie all'aiuto di un impresario americano conosciuto in Europa, i von Trapp proseguono oltre oceano la loro avventura artistica, riconquistando con fatica l'affetto del pubblico.
Si stabiliscono in una fattoria del Vermont nella quale allestiscono un campo musicale, dove molti americani trascorrono le vacanze estive in mezzo alle montagne, tra canti ed escursioni.
Qui termina La famiglia Trapp, il romanzo autobiografico scritto dalla governante Maria: è il 1948. Successivamente Agathe - che nel film è chiamata Liesl - diviene insegnante in una scuola materna cattolica del Maryland.
Nel 2003 l'ormai anziana Agathe pubblica Memories Before and After the Sound of Music: An Autobiography, un libro in cui ricostruisce la vera storia della sua famiglia, al di là dei romanzamenti e degli adattamenti cinematografici non sempre fedeli.
Della famiglia canterina più famosa del cinema sopravvivono quattro figli.

Manuel Disegni

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Davar Acher - Un inizio, tanti inizi
Ugo VolliVale forse la pena di fare ancora una piccola riflessione postuma sul capodanno appena trascorso, che è originariamente una festa cristiana ma ha da tempo perduto il suo carattere religioso, diventando una festività civile e soprattutto l'occasione di un nodo di pratiche sociali che mettono in luce alcuni fra i più rilevanti aspetti veramente rituali delle società occidentali: una ritualità pagana, peraltro, o piuttosto ateista. E' infatti perfettamente possibile una religione atea, un rito senza divinità e senza teologia, e infatti essa oggi è diffusissima, anche al di là della formula "new age", per esempio sotto forma di astrologia, divinazioni varie, terapie paramediche in sostanza magiche e piccole superstizioni diffuse. Sono pratiche rituali compiute senza pensarci e senza bisogno di fede in senso forte. Il loro motto è il crociano "non è vero ma ci credo". Queste forme religiose atee spesso sostituiscono le religioni vere e costituiscono la sola evanescente proiezione metafisica degli individui, altre volte vi convivono parassitariamente. Il caso più evidente è quello dell'astrologia: com'è noto, in tempi molto meno desacralizzati dei nostri, toccò al Rambam spiegare in un celebre responso alla comunità yemenita, tradotto anche in italiano qualche anno fa, il carattere idolatrico di questa pratica divinatoria - senza riuscire peraltro a eliminare del tutto queste credenze dal mondo ebraico.
Il tema comune di queste credenze è la capacità di un'influenza automatica ma qualitativa, non puramente materiale, di elementi dell'universo dotati di poteri magici "oggettivi", cioè non personali: pianeti, costellazioni, ma anche gemme, alimenti, fiori, cornetti, legni o ferri da toccare, amuleti ecc. Sarebbero manifestazioni di "poteri" non riducibili al quadro meccanico della scienza occidentale, ma neppure alla volontà divina, che agirebbero (o sarebbero percepibili) soprattutto nel tempo, per esempio fissandosi nel momento della nascita, nei capodanni ecc. Non trattandosi di persone, ma di forze impersonali, non si potrebbe avere un rapporto dialogico con loro (è impossibile pregare un segno zodiacale), ma solo forme di conoscenza iniziatica e di manipolazione magica. E' evidente come questa concezione del mondo sia idolatrica o piuttosto feticista e incompatibile col monoteismo ebraico - anche se tracce di superstizione non mancano nel nostro mondo, per esempio deformando in senso superstizioso certe formule di benedizione o certi segni come le mezuzot, al cui deterioramento o imperfezione di scrittura vengono attribuiti i più svariati effetti negativi.
L'ebraismo, si dice spesso, abita e valorizza il tempo piuttosto che lo spazio. E' un'idea solo parzialmente sostenibile, data l'importanza nella nostra tradizione di elementi tipicamente spaziali come la Terra d'Israele con le sue suddivisioni o l'organizzazione architettonica del Mishkan e poi del Beit haMikadash. Lo si dice per sottolineare la spiritualità ebraica; ma vi può essere anche una valorizzazione superstiziosa del tempo (e pure della scrittura, altro elemento ebraico per eccellenza). E' forse anche per questa ragione, per evitare un'idolatria del tempo e del suo punto iniziale, che il nostro capodanno, come tutti gli ebrei sanno (ma raramente vi riflettono) non è uno ma quattro: il 1 di Tishrì, anniversario della creazione dell'uomo che è quello celebrato con la festa di Rosh Hashanà; ma anche il 1 di Nissan ("capo" del "primo dei mesi" come comanda la Torah, il mese della nostra liberazione e costituzione come popolo, dunque un capodanno politico-religioso); Tu biSchvat, capodanno degli alberi, risveglio della natura in Eretz Israel; e infine il 1 di Elul, il meno ricordato di tutti, in cui si concludeva il ciclo "economico" della decima degli animali, il capodanno fiscale in cui si regolavano i debiti, com'è giusto prima dell'inizio del periodo di espiazione degli Iamim noraim.
Quattro capodanni, è un'esagerazione, una piccola inflazione, che come tutte le inflazioni toglie qualche valore al suo oggetto, lo banalizza. Forse i maestri della Mishnà che hanno fissato queste quattro date intendevano proprio questo, togliere peso al tempo ciclico dell'anno, impedirne l'idolatria, mostrare che vi sono tanti inizi e che quel che conta è la continuità, la capacità di tenere in mano i diversi aspetti della vita e di toglierli alla meccanicità del ciclo cronologico e al "destino" per infondere loro un senso umano.

Ugo Volli

notizieflash   rassegna stampa
Sorgente di vita: dalla storia del Kibbutz
ai programmi del nuovo Consiglio UCEI
  Leggi la rassegna

Cento anni fa a Degania, vicino al Lago di Tiberiade, nasceva il kibbutz: dodici ragazzi fuggiti dai pogrom dello zar si trasformarono in agricoltori di una fattoria collettiva, una comune socialista dove non esisteva la proprietà privata. La troupe di Sorgente di vita è andata a Degania e ha incontrato i “chaverim “ di oggi. Dalla Galilea il viaggio nel mondo del kibbutz prosegue a Ruhama, ai margini del deserto del Negev, con Corrado Israel Debenedetti, per capire le trasformazioni e i cambiamenti di una struttura simbolo della società d’Israele, dal sogno di ieri alla realtà di oggi...
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