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21
gennaio 2011 - 16 Shevat
5771
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Roberto
Colombo,
rabbino
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Tu-Bishvat
è passato ma il suo insegnamento dovrebbe restare. Si festeggiano gli
alberi da frutto quando negli alberi non ci sono neppure i fiori. È a
Tu-Bishvat che all’interno della pianta inizia un processo invisibile
che porterà il prodotto finito solo tra qualche mese. E’ il mezzo più
del fine che noi celebriamo. Ci sono persone convinte che per
raggiungere il fine si possa trattare gli altri con arroganza e senza
sensibilità. Daranno pochi frutti e pure bacati.
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Sonia
Brunetti Luzzati,
pedagogista
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“Quando in Italia venne
l’antisemitismo, io credetti che avrebbe rafforzato il sentimento
ebraico, almeno per i giovani, ma non fu così. L’unica forma ebraica
che avesse presa fu il sionismo, preparato dagli altri nazionalismi, ma
la guerra lo rese praticamente impossibile e in teoria dimostrò che la
formazione di un piccolo stato non sarebbe servita a difenderci.
D’altra parte i più fervidi giovani, quelli che potevano far propaganda
e diffondere le loro idee, partirono nell’intervallo tra la
legislazione antisemita e la guerra, lasciando i più freddi e i più
indifferenti. Questo in Italia; fuori, persecuzioni e assimilazioni.
Non so se l’ebraismo uscirà da questa crisi e come ne uscirà”. Dal
diario di Emanuele Artom, 1 marzo 1942.
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Talmud in
italiano, firmato il protocollo |
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Il
Talmud parlerà italiano. Con la firma del protocollo fra Governo,
Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane e Collegio rabbinico italiano prende corpo il grande
progetto per creare una versione nella nostra lingua di un'opera
fondamentale per la comprensione dell'ebraismo. La firma di questo
protocollo - ha dichiarato il presidente UCEI Renzo Gattegna nel corso
dell'incontro con il ministro Gelmini e le altre autorità intervenute -
costituisce la dimostrazione di quanto la collaborazione culturale fra
le istituzioni e la realtà dell'ebraismo italiano abbiano assunto nuova
consapevolezze e significativo impegno. Il rav Riccardo Di Segni
ha dal canto suo ricordato come questa opera monumentale che abbraccia
tutti i rami della conoscenza contenga straordinari tratti di modernità
e l'enzima del pluralismo culturale proprio per la sua originale
metodologia di riportare i processi decisionali spiegando i motivi di
tutte le parti in causa, anche di quelle destinate a non prevalere
nelle decisioni a maggioranza. Il ministro Gelmini ha espresso
ammirazione per il valore culturale del progetto e ribadito la
positività di una sua integrazione nell'ambito del patrimonio culturale
italiano. Il protocollo è stato firmato da Gianni Letta,
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mariastella Gelmini,
ministro dell'Istruzione, Renzo Gattegna, presidente dell'Ucei,
Riccardo Di Segni, direttore del Collegio rabbinico italiano e Luciano
Maiani, presidente del Cnr. Come anticipato negli scorsi mesi dal
giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche il progetto di
traduzione (dopo quelle in ebraico moderno, inglese, francese, russo e
tedesco) prenderà avvio in tempi brevi. Per gli ebrei italiani
molto lavoro e una nuova sfida raccogliere, che il vignettista di
Pagine ebraiche Enea Riboldi ha simboleggiato con l'immagine che
pubblichiamo. Qui di seguito il testo della scheda informativa che accompagna il progetto.
Il Talmud,
l'opera più importante della cultura ebraica
L’ebraismo si poggia su due
grandi colonne: la Bibbia e il Talmud. La prima è diventata patrimonio
dell’umanità intera, tradotta in centinaia di lingue e considerata
sacra da centinaia di milioni di persone. Il Talmud, invece, è rimasto
un testo esclusivo del popolo ebraico e le sue traduzioni integrali non
sono più di due o tre. Per molti aspetti il Talmud è l’opera più
importante della cultura ebraica, perché è quella che più la
caratterizza. Si tratta di un testo religioso, giuridico, scientifico,
filosofico, letterario, esegetico, omiletico ecc. che risale, nei suoi
strati più antichi, a circa duemila anni fa.
Il Talmud consiste nella raccolta di insegnamenti dei Maestri
dell’ebraismo che copre un arco di sei secoli, fino al V secolo. Si
suddivide in Mishnà e Ghemarà. La Mishnà (lett. “ripetizione”), si
compone di sei Ordini e ciascuno ordine è diviso in trattati per un
totale di 63. E’ anche chiamata Torah Orale perché fu trasmessa
dapprima oralmente da Maestro ad allievo e poi messa per iscritto alla
fine del secondo secolo da rabbi Yehudà Hanasì. Lo studio della Mishnà
nelle Accademie (yeshivòt, pl. di yeshivà) della terra d’Israele e di
Babilonia produsse la Ghemarà. L’insieme della Mishnà e della Ghemarà
costituisce il Talmud (sia Ghemarà che Talmùd significano “studio”, il
primo termine in aramaico, la lingua parlata dagli ebrei dell’epoca, il
secondo in ebraico).
Si hanno due redazioni del Talmud: il Talmud Babilonese (prodotto nelle
yeshivot babilonesi), redatto nel V secolo, e il Talmud di Gerusalemme,
redatto nella Terra d’Israele nel IV secolo. Uniti ammontano a quasi 30
volumi di dimensioni enciclopediche. Il Talmud Babilonese è quello più
ampio e, per questo motivo e per essere posteriore, è considerato più
autorevole. E’ anche quello maggiormente studiato nelle yeshivot
contemporanee in tutto il mondo. Il Talmud è talmente vasto che non a
caso viene chiamato il “mare del Talmud”. E’ difficile trovare un
argomento, attuale o meno, che non sia in esso affrontato estesamente o
almeno per allusioni. Ad esempio, ci sono riferimenti utili per le
discussioni di bioetica dei giorni nostri. Trattando del problema della
definizione dell’inizio della vita, nel Talmud si afferma che
l’embrione fino a quaranta giorni dal concepimento è come se fosse
“semplice acqua” e quindi non è una “persona”. Da qui deriva la
decisione che, per quanto l’aborto sia vietato, non è considerato un
omicidio.
Il Talmud ha una complessa stratificazione. E’ intenzionalmente redatto
in maniera sintetica, criptica, di difficile comprensione. E’ un testo
che va studiato, non semplicemente letto. Lo studio va svolto con
l’ausilio di un maestro e, tradizionalmente, di un compagno di studio
(“chevruta”). La lingua è in parte l’ebraico (per i detti che risalgono
all’epoca della Mishnà) ma la maggior parte del Talmud è in aramaico.
Il testo, come tutti quelli post-biblici non-liturgici, non è
vocalizzato, e ciò ne rende difficile la lettura e la comprensione. Non
ci sono quasi segni d’interpunzione, per cui è difficile sapere dove
inizia e finisce una frase o capire se una certa espressione va intesa
in senso affermativo, interrogativo o esclamativo. Il Talmud non è
un’opera unitaria ma è una raccolta di detti di molti Maestri diversi,
esposti nel corso di varie generazioni, quasi sempre in contrasto l’uno
con l’altro. Il Talmud, in effetti, è la registrazione delle
discussioni fra gli studiosi, che cercano di arrivare alla comprensione
del significato, l’origine e l’applicabilità degli insegnamenti della
Bibbia, in particolare della Torah, e della Mishnà. Il modo con cui la
discussione procede è quello delle domande e delle risposte, delle
obiezioni e dei tentativi di risolvere le difficoltà, a volte riusciti
a volte no. Spesso le domande non hanno una risposta conclusiva: ma le
risposte sono meno importanti delle domande. Scrive Rav Adin
Steinsaltz, uno dei massimi studiosi e divulgatori del Talmud dei
nostri giorni: “Dopo che ha assimilato il testo talmudico, lo studente
è tenuto a formulare – a se stesso o ad altri – domande sul materiale
studiato, a sollevare dubbi, ad avanzare riserve: e questo è il metodo
di studio. Da questo punto di vista il Talmùd è forse l’unico libro
sacro in qualsiasi cultura al mondo che consente e perfino incoraggia
domande e contestazioni da parte di quegli stessi che gli attribuiscono
il carattere di santità” (Cos’è il Talmùd, Giuntina 2004, p. 22).
Il Talmud fu spesso osteggiato dal mondo non ebraico in passato, con
motivazioni pretestuose, al punto che fu messo al rogo più volte, come
avvenne a Roma a Campo de’ Fiori nell’anno 1553 per decreto di Papa
Giulio III. Migliaia furono i volumi di Talmud bruciati in tutta
Italia. Gli ebrei italiani dell’epoca, però, si ingegnarono.
Districarono dal Talmud gli argomenti legali da quelli di altro genere
e stamparono due nuove opere con diversi nomi. Studiando l’una e
l’altra, poterono ricostituire il Talmud quasi nella sua interezza.
Tuttavia, un notevole danno culturale fu inferto agli ebrei italiani.
Lo studio del Talmud divenne estremamente difficoltoso (oltre che
pericoloso) e di conseguenza anche lo studio della Halakhà, la
normativa legale ebraica che si basa principalmente sul Talmud, come
anche lo studio della filosofia ebraica ebbe a risentirne. Secondo Rav
Steinsaltz, i roghi del Talmud diedero l’avvio alla “decadenza della
cultura ebraica italiana, da cui in effetti non si è più ripresa. E’
questo un emblematico caso storico che dimostra come un nucleo ebraico
che non studia e non si occupa di Talmùd è destinato al declino
spirituale” (ibid., pp. 115-116).
Il “Progetto Talmud” che viene qui presentato consiste nella traduzione
in lingua italiana del Talmud Babilonese, con commento e testo
originale a fronte. La traduzione parte dal testo originale in lingua
aramaica ed ebraica. È previsto un volume introduttivo sulla struttura,
i contenuti e la lingua del Talmud.
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Memoria - I giovani
ricordano la Shoah |
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Non è stato facile
selezionare i vincitori. Anche quest’anno la qualità dei lavori
pervenuti da tutt’Italia al concorso I giovani ricordano la Shoah era
infatti elevatissima: sia dal punto di vista dei contenuti sia per le
modalità di espressione che hanno spaziato dalla scrittura al cartone
animato, dal disegno all’installazione artistica. Dopo aver esaminato
le diverse proposte la Commissione ha deciso di
premiare, per le scuole elementari, due classi quarte dell’Istituto
Mazzini di Bari per “Franco … Una voce da Buchenwald”: un album diario
con disegni, foto e materiale documentario, che racconta la vicenda di
Franco che viene deportato da Ferrara. La medesima storia
è ripresa in un filmato d’animazione.
Menzione per il lavoro
“Valigia del ricordo”, proposta dalla
scuola primaria Via per Francavilla di Chieti. Si tratta di una valigia
che contiene i piccoli oggetti che un bambino porterebbe con sé in caso
si debba allontanare da casa. Ad accompagnarli 43 letterine scritte
dagli alunni ad altrettanti loro coetanei rimasti vittima della Shoah.
Per le scuole medie è stato
scelto il lavoro “La stella di Sara”, realizzato da un gruppo di
studenti delle classi terze della scuola Alighiero Trevigi di Casale
Monferrato: un video di otto minuti, di carattere simbolico, recitato
dai ragazzi. Menzioni per l’istituto comprensivo Sciascia di
Misterbianco (Catania), che ha proposto un video che ripercorre la
vicenda storica degli ebrei italiani dal Risorgimento al dopoguerra e
per l’istituto comprensivo Quintino di Vona Tito Speri, autore,
sul medesimo argomento, del video Memento, presentato insieme a
documenti cartacei.
Per le scuole superiori è stato infine premiata una quarta del liceo
scientifico Galileo Ferraris Torino per una ricerca storica sul mondo
ebraico italiano dal Risorgimento all’attualità dal titolo “Il fuoco
sotto la cenere”. Menzione per l’istituto O. Bacaredda di Cagliari che
ha proposto un video che mette a confronto la quotidianità di due
famiglie, una ebrea, l’altra no, nel 1938: anno che con la
promulgazione delle leggi razziali in Italia segnò un drammatico
spartiacque nella storia degli ebrei italiani.
d.g.
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Qui Firenze - Emozioni
e nuove progettualità
all'inaugurazione dell'asilo nido Gam Gam |
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Nel giorno di Tu-Bishvat,
festività ebraica conosciuta come il capodanno degli alberi, fioriscono
nuove speranze per la Comunità Ebraica di Firenze. È stato infatti
inaugurato ufficialmente nelle scorse ore, con partecipazione di una
significativa delegazione del Comune guidata dall’assessore
all’educazione Rosa Maria di Giorgi, l’asilo nido Gam Gam, struttura il
cui nome ricorda un celebre salmo che ispirò la colonna sonora del film
Jona che visse nella balena. L’asilo nido, finanziato grazie a
importanti donazioni di privati e istituti bancari, è attivo dallo
scorso dicembre dopo che una festa privata riservata alle educatrici e
al personale della Comunità aveva dato il via alla nuova avventura
pedagogica. La capacità ricettiva della struttura è di 12 bambini da 12
a 36 mesi di età. Grandi emozioni e momenti di commozione nel corso
della cerimonia, allietata dalla recita dei bambini del nido e della
materna il cui canovaccio si ispirava proprio alla feste di Tu-Bishvat
e ai suoi temi ecologici. Erano presenti tra gli altri il presidente
della Comunità Ebraica di Firenze Guidobaldo Passigli (“Siamo
orgogliosi di aver raggiunto questo grande risultato in così pochi
mesi”, ha detto Passigli nel suo intervento ricordando come i lavori di
adeguamento delle strutture comunitarie indispensabili per offrire il
servizio siano stati programmati e portati a termine in un lasso di
tempo molto breve), i due vicepresidenti Franco Ventura e Daniela
Misul, i consiglieri Silvia Bemporad, Renzo Bandinelli e Mauro Di
Castro, il rabbino capo Joseph Levi e le educatrici della scuola
materna e del nido. Felicitandosi per il risultato raggiunto,
l’assessore Di Giorgi ha sottolineato la vicinanza del mondo
istituzionale fiorentino alla Comunità ebraica. Nell’ottica di questo
clima di collaborazione sono adesso previsti una serie di incontri
pedagogici coordinati dal Comune. “L’obiettivo – spiega Di Giorgi – è
quello di verificare l’attuazione del progetto educativo presentato,
promuovere esperienze di scambio con gli altri servizi del quartiere e
una formazione specifica sulle pratiche educative maturate nei servizi
per l’infanzia”. Il percorso sarà oggetto di una verifica approfondita
nel mese di giugno.
Adam Smulevich
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Qui Roma - Ebraico e
latino faccia a faccia |
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“Un
viaggio lungo seimila anni di storia in un’ora e mezzo” . Non è, come
potrebbe sembrare, un nuovo record da battere, ma è l’affascinante
percorso che ha visto, al Cnr di Roma il testa a testa fra il rav
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma e Pietro Beltrami, direttore
dell'Opera del vocabolario del Cnr moderati da Cinzia
Caporale
nell’incontro dal titolo “L’origine e la parola”, con cui si conclude
il ciclo di appuntamenti "Dialoghi in Biblioteca", organizzati dal
direttore dell’ufficio divulgazione, relazioni istituzionali e Urp del
Cnr, Pio Cerocchi. “L’ebraico e il latino, l’ebraico è vivissimo,
l’ebraico è identità di un popolo che ha perso la sua patria. Il latino
invece è negletto abbandonato, avversato forse proprio perché una
patria ce l’ha” ha esordito Cinzia Caporale nell’introdurre gli
interventi dei due relatori. “Esiste un paradosso fondamentale
l’ebraico non è stato parlato per circa diciannove secoli e ora è una
lingua parlatissima”, osserva infatti il rav Di Segni, che sottolinea
però che la lingua non è stata parlata, ma è la lingua della liturgia
ed anche della composizione scritta che ha prodotto una letteratura di
alta qualità. Da esso inoltre sono nate delle lingue ibride come
l’yiddish o giudeo tedesco parlato dagli ebrei dell’Europa orientale
che è la più nota, ma anche numerosi dialetti locali come il giudaico
romanesco, più vicino “al napoletano che al romano, perché
così era il
dialetto romanesco originario”. Nella Bibbia Dio creò il mondo proprio
attraverso la parola, ma in quale lingua parla Dio, domanda
suggestivamente il Rav e quale era la lingua parlata dal primo uomo?
L’idea fondamentale è che l’ebraico sia la lingua del Padreterno lashon
ha kodesh infatti non significherebbe lingua santa, ma lingua di Colui
che è Santo. “Le lingue parlate cambiano con una certa rapidità perché
sono influenzate dalla società cui appartengono” sostiene poco dopo il
professor Beltrami raccogliendo il quesito posto poco prima dal rav Di
Segni su come cambierà la lingua ebraica fra cinquanta anni quando sarà
influenzata anch’essa dall’uso comune, ed è quello che è capitato al
latino; da un lato si trova il latino colto e dall’altro il latino
parlato dal popolo. Sta di fatto che nella tradizione antica il latino
parlato e quello riservato all’ambiente colto passa attraverso modi
diversi di parlare la stessa lingua. Questo però significa che chi non
ha studiato non è in grado di capire il latino letterario. L’italiano è
figlio dell’evoluzione linguistica del latino. «Nell'Italia medioevale
non c'era un’unica lingua italiana nazionale, ma tante lingue diverse».
“La lingua italiana come la intendiamo oggi ha una sua codificazione
forte nel '500 con l'opera di Pietro Bembo. È la lingua di Dante,
Petrarca e Boccaccio» Ma allora, vista la sorte toccata alla lingua
latina dobbiamo dedurre che il cambiamento è un pericolo? Diversa è la
posizione dei due studiosi, il latino ha lasciato spazio al concetto di
semplificazione ne è un esempio la messa non è più recitata in latino
dell’accoglienza dei fedeli secondo la logica del cambiamento. Diversa
se non opposta la condizione della lingua ebraica, rimasta uguale a se
stessa per secoli, “strumento di trasmissione di
identità”.
l.e.
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Tu-Bishvat
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E’ strano festeggiare il
risveglio della natura mentre ancora devono arrivare i giorni chiamati
“della merla”, considerati tradizionalmente i più freddi dell’anno.
Vivendo nella Diaspora siamo abituati alle sfasature, a feste e digiuni
che non sempre corrispondono con quelli del mondo che ci circonda, e
talvolta sono in stridente contrasto. La sfasatura nelle stagioni, per
cui cantiamo di mandorli in fiore mentre pregustiamo una domenica sulla
neve o invochiamo la pioggia in mezzo a diluvi torrenziali, appare
talvolta come un simbolo tangibile di questa sfasatura culturale. Ma
non si tratta solo di questo: si può vivere in Italia e sentire il
freddo e il caldo come se fossimo in Israele con lo stesso spirito con
cui molti hanno potuto festeggiare la liberazione dall’Egitto chiusi
nei ghetti, in fuga o nascosti. Tu-Bishvat, la festa degli alberi che
cade in pieno inverno, è come una finestra aperta su un altro mondo
possibile.
Anna
Segre, insegnante
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C'era una volta
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C’era una volta Israele, un
paese di pionieri che disprezzavano il lusso, ed erano pronti a
sacrificarsi per il bene comune (non voglio dire “per la patria”). So
benissimo che i tempi sono cambiati sebbene qualcuno rimanga
legato agli antichi valori. Così Sonia Peres che ha preferito rimanere
a casa e non abitare nel palazzo presidenziale col marito Shimon. Sonia
era rimasta all’epoca del kibbutz e senza chiasso faceva del bene per
coloro che avevano bisogno di un aiuto. La modestia è sempre stata la
sua virtù ed era divenuta un simbolo che oggi purtroppo è sparito.
All’estremo opposto è situato il generale Galant. La sua casetta in
campagna, in un moshav, appare ieri sulla prima pagina del quotidiano
Haaretz: è di dimensioni enormi, sembra una fortezza del tempo dei
Crociati ed affonda nel verde di un parco privato che la circonda. Una
nuova Versailles? Ignoro se Galant abbia ricevuto i terreni, i permessi
di costruzione e scusate, i soldi in modo corretto col sudore della
fronte. Non so se abbia sfruttato la sua posizione militare per una
questione civile. Ma è certo che non ha il senso delle proporzioni, che
se ne infischia dell’opinione pubblica e pensa solo al suo benessere
privato. In altre parole non è adatto ad essere il prossimo Capo di
Stato Maggiore.
Sergio
Minerbi, diplomatico
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L'Unione in forma -
Capo danni
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Auguri, buon Rubi-shvat!
Resh
Nullius
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
EUPJ
su Pagine Ebraiche:
"Significant coutesy"
Commentando il numero di gennaio del giornale dell’ebraismo italiano
Pagine Ebraiche, la European Union for Progressive Judaism ha emesso
una nota intitolata “Significant Courtesy”. Eccone il testo: “The
monthly magazine of the Union of Italian Jewish Communities (Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, UCEI), Pagine Ebraiche (“Jewish
Pages”), published an article about our Rabbi Haim Cipriani, correctly
describing him as rabbi of the Reform community Lev Chadash. This is an
important event for Italian Judaism, not because Lev Chadash or Rabbi
Cipriani is in need of recognition by UCEI, but because it establishes
a good practice to respect the diversity among the different
expressions of Judaism in the Italian community. We are grateful to the
editor of “Jewish Pages,” Guido Vitale and UCEI.
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è il giornale dell'ebraismo
italiano |
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Dafdaf
è il giornale ebraico per bambini |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un
proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
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