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2 febbraio
2011 - 28 Shevat 5771
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Adolfo
Locci
rabbino capo
di Padova
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“Mi faranno un Santuario e Io dimorerò in mezzo a loro”(Shemot 28:8). La
costruzione del Mishkan, apparentemente, sembra limitare il rapporto
tra il Signore e il popolo ebraico. Prima del Mishkan, la voce di Dio
raggiungeva il popolo in ogni luogo, dopo la sua costruzione la si
poteva ascoltare solo nella Tenda della radunanza. Tuttavia, questa
limitazione non è effettiva. Un midrash racconta della figlia di un re
che da bambina poteva parlava con il padre dove voleva ma, una volta
adulta, il re gli aveva creato un luogo particolare dove poter
conferire solo con lei. Così è per il popolo ebraico: da quando abbiamo
ricevuto la Torà, siamo diventati un essenza a se stante con la
capacità di influenzare beneficamente il mondo e l’ordine di costruire
il Mishkan non rappresenta una limitazione ma il segno tangibile, la
prova, del nuovo ruolo di Israele ricevuto sul Sinai.
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Anna Foa, storica
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Di fronte
agli eventi di questi giorni la memoria corre inevitabilmente all'89 e
alla caduta del Muro di Berlino. Le preoccupazioni sono giustificate e
legittime. Ma c'è qualcuno che credesse allora di poter frenare quel
processo, che crede oggi che sarebbe stato possibile tenere in piedi il
comunismo? Rivoluzioni come quella che sta scuotendo il Cairo non si
possono fermare, anche se se ne temono le conseguenze. Sarà una nuova
Teheran? Che cosa faranno gli islamici? Quali ne saranno le
conseguenze? Eppure, è cosa nota ed esperienza consolidata che le
dittature non hanno mai creato stabilità. Si può davvero pensare che si
possa ottenere stabilità affannandosi a puntellare un dittatore in
bilico?
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27 gennaio - La Memoria e la vita |
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Auguri!
Buon compleanno a David, Tael, Lea. Il 27 gennaio, in questa
significativa data, tre membri della nostra grande famiglia, a Tel
Aviv, a Los Angeles e a Genova compiono gli anni nello stesso giorno.
Nella nuova Europa il 27 gennaio è il "Giorno della Memoria". I nati in
questo giorno siano benedetti come testimoni del riscatto del popolo di
Israele. Il popolo di Israele vive ed esiste. Con dolcissimo affetto
dalla vostra nonna e zia.
Vittoria Meschoulam, restauratrice
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Qui Milano - Numeri e sentimenti degli iscritti in Comunità
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Domande,
risposte, numeri e sentimenti. All’ora prevista per l’inizio
dell’assemblea generale degli iscritti della Comunità Ebraica di
Milano, la sala era quasi piena, e altra gente ha continuato ad
arrivare. Questa, in una Comunità che negli ultimi anni si è
contraddistinta spesso per la scarsa affezione della sua gente, è già
una notizia positiva, segnale di grande cambiamento, come non ha
mancato di sottolineare il dottor Daniele Schwarz, chiamato a
presiedere l’assemblea. La discussione si è aperta all’insegna dei
numeri, con la relazione sul bilancio preventivo dell’assessore alle
finanze Alberto Foà. Numeri che raccontano una situazione economica
della Comunità ancora difficile, ma decisamente migliorata rispetto
alle previsioni, grazie ad alcune mosse di risanamento: la
ridefinizione dell’organigramma, la razionalizzazione delle spese e del
sistema dei sussidi scolastici, la riscossione dei tributi arretrati,
ma anche la decisione di vendere alcuni appartamenti di proprietà della
Comunità. “Tre sono le misure fondamentali che abbiamo previsto per
questo 2011: la riforma del sistema dei tributi, la gratuità dell’asilo
nido e della scuola materna, il proseguimento della riorganizzazione”
ha concluso Foà. Concetti ribaditi anche dal presidente Roberto Jarach
“Abbiamo dovuto agire con decisione negli ultimi mesi perché la
situazione economica era davvero insostenibile, ma ora, oltre che sul
risanamento, vogliamo migliorare la Comunità e i servizi che offre.
Senza dimenticare però che la Comunità per stare in piedi ha bisogno
della coscienza di tutti gli iscritti che la loro partecipazione è
necessaria per la sua esistenza, perché questa esistenza è un valore in
sé, che va al di là dell’offerta di servizi”, ha sottolineato Jarach,
rispondendo a chi domandava cosa mette a disposizione la Comunità a
fronte dei contributi che chiede. Non è stata tuttavia questa la
principale critica mossa al lavoro della giunta, che è stato
riconosciuto come molto positivo dalla maggior parte dei presenti,
quanto piuttosto l’aver adottato un tipo di rapporto con gli iscritti
eccessivamente freddo e burocratico, caratterizzato da metodi “poco da
Comunità”, secondo l’opinione di molti. E proprio questo elemento è
stato alla base di considerazioni mosse da alcuni Consiglieri di
minoranza, come Walker Meghnagi, che ha sottolineato l’importanza di
risanare i numeri del bilancio, ma anche di ricostruire il sentimento,
mentre Roberto Liscia ha posto il più generale interrogativo di quale
modello di Comunità l’ebraismo milanese vuole adottare per il suo
futuro. Nella discussione sono poi emersi profili di criticità
rispetto a due punti da sempre molto caldi nell’agenda della Comunità
ebraica di Milano, il costo della carne kasher e l’andamento della
scuola ebraica, e specie delle superiori. Il presidente Jarach ha
reagito con vigore all’accusa di una signora che ha chiesto conto del
fatto che “la Giunta non sta facendo niente per avere carne kasher a
prezzi più accessibili”, evidenziando che l’assessore al culto Milo
Hasbani ha dedicato il lavoro degli ultimi mesi a studiare una proposta
per risolvere il problema che dovrebbe essere presentata entro Pesach,
e usando toni molto tesi quando il presidente dell’assemblea ha
insistito per accorciare i tempi del suo intervento perché “se siamo
qui per parlare dei problemi della Comunità, è bene che io possa dare
risposte esaurienti, altrimenti questo non ha senso”. Alle
perplessità legate alla mancanza di investimenti specifici per la
scuola superiore, lette come sintomo di scarso interesse, che ha
formulato il Consigliere Guido Osimo, ha invece risposto l’assessore
alla scuola Paola Sereni. “Questa Giunta ha una grande attenzione per i
licei e si sta impegnando per rendere la scuola ebraica una scuola di
qualità sempre migliore, anche se forse non c’è un numero in bilancio
che lo racconta”. E la centralità della scuola nella vita della
Comunità è stata ribadita anche da Foà, che ha sottolineato che quella
di togliere le rette per nido e materna è una scelta strategica per
agevolare le famiglie giovani e per aumentare in prospettiva il numero
di allievi, rispondendo così a chi ha espresso preoccupazione per la
volontà di molti genitori di togliere i propri figli dalla scuola per
ragioni economiche. In chiusura c’è stato spazio anche per un ricordo di Tullia Zevi, cui è stato dedicato un caloroso applauso. Plauso
per il lavoro di risanamento dei conti, ma anche richiesta di migliore
comunicazione, maggiore dialogo e attenzione ai problemi degli
iscritti, impegno per la scuola. Questo dunque il messaggio che
l’assemblea con la più alta partecipazione degli ultimi anni ha
lanciato alla giunta, che ha ancora davanti a sé più di tre anni di
lavoro.
Rossella Tercatin
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Storia e leggende
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Rav
Riccardo Di Segni, su Moked del 17 gennaio scorso, ha avuto modo di
ricordare le recenti denunce, da parte ecclesiastica, della presunta
“ostinazione con cui alcuni settori del mondo ebraico alimentano la
leggenda nera su Pacelli”. Sarà forse per contrastare tale “leggenda
nera” e suoi maligni promotori che il processo di revisionismo storico
sulla persona di Pio XII procede a tappe forzate, fino a superare ogni
limite di decenza e di senso del ridicolo. Piccolo, ma emblematico
segnale di tale inarrestabile fenomeno è dato da una lettera al
Corriere della sera, pubblicata lo scorso 14 gennaio, nella quale un
lettore chiede lumi a Sergio Romano riguardo alla notizia della
personale adesione che sarebbe stata data dal Pontefice, nel 1940, al
progetto, concepito da alcuni ufficiali tedeschi, di assassinare
Hitler. Un’adesione, argomenta il lettore, che sarebbe stata
compatibile col catechismo della Chiesa cattolica (il quale ammette, in
casi particolari, il tirannicidio), e che lo stesso Romano sembra non
escludere, affermando che dalla Santa Sede, informata del piano, non
sarebbero giunti “né incoraggiamenti né scoraggiamenti”. L’idea –
al cui consolidamento sono già stati dedicati innumerevoli saggi e
libri e, da ultimo, un disinvolto sceneggiato televisivo - del papa
fieramente antinazista, attivamente impegnato, in ogni modo, per
proteggere gli ebrei e le altre vittime della tirannia, evidentemente,
non è ancora considerata sufficiente: per essere ritenuto
definitivamente degno dell’attesa santità Pio XII deve diventare
qualcosa di più, un resistente, un partigiano. Comodo, ovviamente,
per decifrare – o inventare – le intenzioni segrete del papa,
interrogarsi sugli anni bui della guerra, quando le azioni e le parole
erano impedite dalla violenza e dal pericolo. Ma, dato che Pacelli
visse ancora tredici anni, dopo la fine del conflitto, perché nessuno
si premura di ricavare la sua opinione sul nazifascismo, sugli ebrei,
sulla Shoah, sullo Stato d’Israele dai numerosissimi interventi
pubblici da lui pronunciati in questo lungo lasso di tempo, quando
ormai la libertà di parola era piena e assoluta? Come mai l’“assordante
silenzio” continuò anche allora? Forse il papa non trattava di siffatti
argomenti, o non diceva chiaramente ciò che pensava? La sua posizione,
per esempio, sul comunismo, risulta anch’essa oscura e controversa, va
ricavata da sottili indizi e carte segrete, o ci è consegnata
direttamente, con esemplare chiarezza, dalle sue stesse parole?
Francesco Lucrezi, storico
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
Il Cairo - arrestati quattro giornalisti israeliani
Il sito israeliano Ynet riferisce che quattro giornalisti israeliani
sono stati arrestati al Cairo, dove erano giunti per seguire gli
svuiluppi della rivolta popolare. Secondo Ynet il ministero israeliano
degli esteri sta operando per ottenere la loro liberazione, tre di loro
fanno parte di una troupe della televisione commerciale israeliana
Canale 2 mentre il quarto rappresenta un mezzo di comunicazione arabo
in Israele. A quanto risulta i quattro sarebbero sospettati di aver
ignorato il coprifuoco e anche di essere entrati in Egitto con visti
turistici malgrado il loro obiettivo fosse già in partenza lo
svolgimento di una missione giornalistica.
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Ed
ora, dopo la folla oceanica che ieri è scesa nelle vie del Cairo e
delle altre città dell’Egitto che fu di Mubarak, che cosa succederà?
Questo è l’interrogativo che si pongono tutti i principali
commentatori, e solo pochi sembrano avere una loro risposta. Su Avvenire
si legge un’intervista a Samir Khalil, un egiziano esperto di islam,
che confessa candidamente che tutto è ancora avvolto nell’incertezza.
Giulio Meotti sul Foglio
intervista il generale israeliano Eiland e si vede che anche per lui
tutte le opzioni sono ancora possibili, ma si deve porre la massima
attenzione alla potenza dell’esercito egiziano, organizzato ed armato
dagli USA; troppo potente per non far gola a molti, nello scacchiere
medio-orientale...»
Emanuel Segre Amar
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italiano |
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