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3
febbraio
2011 - 29 Shevat
5771 |
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Riccardo
Di Segni,
rabbino capo
di Roma
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La
Giunta della Comunità Ebraica di Roma ha preso ieri una decisione
importante: gli iscritti non dovranno più pagare la celebrazione di
matrimoni in ore diurne. Fino ad ora era previsto il pagamento di una
certa consistenza diverso per fasce orarie. Molte famiglie sperperano
ingenti somme per feste e ricevimenti costosi (e non si vede perché non
dovrebbero offrire qualcosa anche alla Comunità in queste occasioni),
ma altre non si possono permettere neppure la tassa comunitaria. Il
quadro sociale sta cambiando sotto vari aspetti: difficoltà economiche
da una parte, riduzione consistente dei matrimoni dall'altra. La
riduzione dei matrimoni incide negativamente sul futuro della Comunità
e già se ne sentono le conseguenze sulla natalità e le frequenze
scolastiche. Le Comunità devono prendere atto di queste variazioni e
pensare a come gestirle, senza considerarle fenomeni ineluttabili. A
questo punto pensare al matrimonio come occasione per esigere il
pagamento di una tassa è decisamente improprio, mentre al contrario la
Comunità dovrebbe mettere a bilancio incentivi per chi si sposa. La
decisione romana si inserisce in questo pensiero. Nei secoli passati la
preoccupazione delle Comunità era quella di frenare il lusso, cosa che
faceva con l'imposizione di divieti (le norme "suntuarie") che
stabilivano il numero massimo di invitati, i limiti dell'abbigliamento,
le carrozze e così via. Anche di questo ci sarebbe bisogno, ma è
difficile imporre divieti. Ma trasformare il momento delle nozze in
un'occasione di benvenuto, questo decisamente si può fare.
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Sergio
Della Pergola,
Università Ebraica
di Gerusalemme
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Dal 18 giugno
1953, dopo la deposizione del Re Farouk e del figlioletto Fuad II e
l'istituzione della repubblica, e fino a oggi l'Egitto è stato
governato da quattro uomini, tutti militari: Muhammad Naguib
(1953-1954), Gamal Abdel Nasser (1954-1970), Anwar Sadat (1970-1981), e
Hosni Mubarak (1981-2011). Non si è mai creata in Egitto un'autentica
società civile fondata sulla libera circolazione delle idee, la
pluralità di partiti politici, una sana dialettica fra governo e
opposizione, e una mobilità sociale che tenda a ridurre gli spaventosi
dislivelli interni. L'unica forza politica e sociale realmente
organizzata sono i Fratelli Musulmani, portatori di un'ideologia
islamica integralista e ispiratori del Hamas a Gaza, che Mubarak ha
cercato di sopprimere alle ultime elezioni parlamentari. Di fronte a
questo, la polis europea ha soprattutto cercato di difendere i propri
interessi economici nella regione, ma non ha fatto nulla per
promuovervi una reale crescita democratica: forse per quel
paternalistico illuminismo che riserva il rigore delle cose buone
all'Occidente e destìna all'Oriente i prodotti di scarto. Alcune voci
benpensanti hanno perfino individuato nella pace fra l'Egitto e Israele
un OSTACOLO agli equilibri precari di un Medio Oriente sempre più
islamico e alle sue transazioni con un'Europa sempre più incerta sulla
sua vocazione cristiana e laica. Ora è giusto ed è facile chiedere per
l'Egitto elezioni meno manipolate di quelle precedenti, come anche si
affanna a raccomandare il presidente americano Obama che forse non ha
meditato fino in fondo sulle conseguenze delle sue parole. Ma in
democrazia dovrebbero contare molto anche i programmi dei partiti, la
governabilità, la stabilità, e la trasparenza (come impariamo dalla
situazione in altri paesi del Mediterraneo). Degli 80 milioni di
Egiziani, solo il 20 per cento sono allacciati alla rete internet. In
Israele, lo sono il 100 per cento. Ossia, con tutti i dislivelli nello
sviluppo sociale e tecnologico, il numero di utenti in Egitto (16
milioni) è il doppio di quello in Israele (8 milioni).
Nell'insurrezione popolare degli ultimi giorni abbiamo visto
soprattutto questo 20 per cento di persone che sono aggiornate
sulle vicende del mondo, avocano maggiore libertà in una società
veramente democratica, si preoccupano soprattutto della promozione
economica del loro paese, e sanno anche benino l'inglese. In questa
fascia della società, i motivi anti-americani e anti-israeliani sono
rimasti per ora ai margini della protesta. Ma il giorno delle elezioni,
sarà l'80 per cento di non-utenti internet a determinare il risultato
del voto. Nell'assenza di formazioni politiche genuinamente orientate
verso la democrazia, ci si può chiedere con una certa inquietudine chi
li porterà al seggio elettorale, e su quale piattaforma politica.
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Qui
Torino - Ebrei e partigiani
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“In molte delle celebrazioni
ufficiali per il Giorno della Memoria”, lo storico Brunello Mantelli
nota “una sgradevole tendenza a distinguere tra le vittime e i
ribelli”. “È una separazione da combattere”, secondo il professore. “Fa
comodo, è facile essere amici delle vittime quando non costa nulla -
spiega Mantelli - ma è importante ricordare che le vittime hanno la
capacità di ribellarsi, e che gli ebrei d'Europa seppero esprimere, in
forme diverse, questa capacità”. Nella direzione che sfata il mito
della separazione di vittime e ribelli è pensata l'iniziativa
organizzata ieri dalla Comunità ebraica di Torino, intitolata I nostri
partigiani ebrei. “Si inserisce nel ciclo delle attività di
commemorazione collegate al Giorno della Memoria - spiega il presidente
Tullio Levi - lungo un percorso che collega - non a caso - le date del
27 gennaio e del 25 aprile”. “Nell'anno del centocinquantesimo
anniversario dell'Unità d'Italia - prosegue Levi - a maggior ragione ci
preme sottolineare la partecipazione degli ebrei, piemontesi in
particolare, alla storia del nostro paese”.
La tavola rotonda allestita in onore dei partigiani ebrei che lottarono
contro il nazifascismo vede innanzitutto la consegna degli attestati di
benemerenza, da parte della Comunità ebraica di Torino, ai discendenti
di due Giusti che salvarono la vita a famiglie ebraiche torinesi
perseguitate. Da decenni la Comunità torinese è attiva in tale impegno
di riconoscenza, come ha ricordato in occasione del Giorno della
Memoria il consigliere Emanuel Segre Amar.
Vengono poi presentati due libri di recente pubblicazione: le memorie
del partigiano Enrico Loewenthal, personalmente intervenuto per la
presentazione, e un volume dedicato alla figura di Elia Levi, il cui
autore è il capitano della Guardia di Finanza Gerardo Severino.
Tra i partigiani ebrei cui è dedicato l'incontro, in particolare viene
ricordato Rinaldo Laudi: la nipote Luciana Laudi racconta al pubblico
le vicende di Rinaldo, medico chirurgo della Comunità ebraica di Torino
che perse la vita nella lotta partigiana in provincia di Piacenza,
nelle file della prima divisione di Giustizia e Libertà. A Laudi,
recentemente, era stata dedicata una sessione del convegno Resistenza e
medici nel piacentino: “si faceva trovare là dove il dovere di chirurgo
e partigiano lo chiamava”, riporta una testimonianza, “lo ricordiamo
per il suo alto ideale di umanità”.
“Nella tradizione ebraica assistere il prossimo in difficoltà è un
merito importante, ma nello stesso tempo esiste, da parte di chi ha
ricevuto l'aiuto, il dovere della gratitudine e della riconoscenza”,
recita il messaggio fatto pervenire da rav Alberto Somekh. “Questa sera
onoriamo, con un atto simbolico di riconoscenza, coloro che durante la
guerra si prodigarono per salvare due nostre famiglie dalla
deportazione”. I benefattori, ai cui discendenti sono stati consegnati
gli attestati di benemerenza, sono Giovanni e Margherita Olivieri e
Genoveffa e Giovanni Blengino. Commossi, Rossella Tedeschi e Ferruccio
Nizza, appena infanti all'epoca della guerra, hanno avuto modo di
ringraziare personalmente e pubblicamente le coraggiose famiglie cui
devono la vita.
“Rinnovo pubblicamente a Giuseppe, figlio di Giovanni e Genoveffa
Blengino, il commosso ringraziamento per aver salvato i miei genitori e
me, a rischio della vita di tutta la loro famiglia”, ha dichiarato
Ferruccio Nizza, il quale ha poi esteso il ringraziamento, tramite il
sindaco di Novello signor Roberto Passone, a “tutti gli abitanti del
Borgo Panerole, che condividono con i Blengino la benemerenza di aver
salvaguardato la dignità umana”.
Anche Rossella Tedeschi ricorda con commozione i suoi primi anni di
vita, che hanno potuto avere un seguito grazie alla famiglia Olivieri.
I nipoti presenti si dicono “orgogliosi di essere qui oggi; al tempo
della guerra non eravamo ancora nati, ma grazie ai racconti di genitori
e nonni è come se avessimo vissuto quell'esperienza: un filo
indissolubile ci lega, è un fatto che ci siamo portati nell'anima, e
che a nostra volta tramanderemo alle prossime generazioni”.
Terminate le consegne, si passa a presentare i due libri oggetto
dell'incontro. Mantelli introduce gli autori: di Enrico Loewenthal,
autore di 'Mani in alto bitte, memorie di Ico partigiano ebreo', lo
storico sottolinea l'identità composita. “Partigiano, ebreo e tedesco:
tutti e tre questi elementi sono rivendicati da Loewenthal già nel
titolo”. L'autore racconta al pubblico “alcuni momenti indimenticabili
della mia esperienza nella Resistenza: ricordo con commozione, per
esempio, il momento in cui, alla fine della guerra, rividi dopo molto
tempo i miei genitori sulla piazza di Cavoretto”. Racconta poi,
sfoderando notevoli doti di narratore e intrattenitore, un grande bluff
che perpetrò ai danni di un battaglione tedesco, convincendo ad
arrendersi oltre centonovanta soldati nazisti.
L'altro volume presentato, Dalla vetta dell'Italia all'abisso di
Auschwitz, racconta la storia di Elia Levi, finanziere ebreo di Saluzzo
espulso dal corpo dopo l'avvento delle leggi razziali. Interviene anche
l'anziano cugino Isacco Levi, a ricordare la figura del suo congiunto.
“È un fatto importante - commenta Mantelli - che l'autore di questo
libro sia un capitano delle Fiamme gialle, Gerardo Severino”. Costui
infatti rappresenta un'istituzione dello Stato che cerca di
riabilitarsi dopo l'onta della sottomissione al fascismo. “La Guardia
di Finanza, nel momento in cui ha applicato le leggi razziali
promulgate dal governo fascista, ha tradito i cittadini italiani ebrei.
Si tratta della pagina più buia della sua storia”, spiega il capitano
Severino.
Manuel Disegni
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Favola in musica scritta nel Lager
da Guareschi e Coppola
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L'Accademia
Filarmonica Romana ha ospitato un pubblico numeroso e attento che ha
ascoltato per la prima volta la ricostruzione sugli originali delle
vicende di Albertino (figlio di Guareschi), della sua nonnina, del
cagnolino Flick, di una lucciola e del loro incredibile viaggio
attraverso le terre della Pace e della Guerra diretti al Lager in cui
si trova il padre di Albertino. Vicende magistralmente narrate dal
baritono Angelo De Leonardis, presso il Consort vocale Diapente diretto
da Lucio Ivaldi (tenore solista Ugo Tarquini) e l'Orchestra musica
concentrationaria diretta da Paolo Candido hanno eseguito l'opera La
Favola di Natale.
L'evento musicale è stato promosso dalla Fondazione Gaetano Salvemini
di Roma in collaborazione con la Ipazia Roma e la Federculture.
La Favola di Natale venne orchestrata tenendo conto degli strumenti
musicali disponibili: ocarina, oboe, 2 clarinetti, fisarmonica e
orchestra d’archi ai quali si aggiunse il “rumorista”; venne eseguita
nel dicembre 1944 nel piccolo teatro del Lager, nella baracca 13B ed
infine il 10 gennaio 1945 nella baracca 31A, la voce recitante era
affidata al giovane Gianrico Tedeschi.
La Favola guareschiana è un gioiello del racconto musicale e appartiene
alle oltre quattromila opere musicali scritte nei Lager civili e
militari durante la Seconda guerra mondiale e recuperate dal pianista
barlettano Francesco Lotoro, oggi considerato la massima autorità
internazionale nel campo della musica concentrazionaria. Lotoro, in
collaborazione con il direttore d'orchestra Paolo Candido, ha
recuperato il materiale originale della Favola guareschiana, materiale
che dopo la Guerra rimase quasi inalterato nel racconto ma fu
rimaneggiato e modificato nella sua struttura musicale da Coppola; a
tal scopo. Lotoro dal canto suo ha ripristinato nell'opera due degli
strumenti musicali utilizzati nel Lager di Sandbostel per l'esecuzione
della Favola, l'ocarina e la fisarmonica (entrambi sostituiti in
partitura dopo la Guerra dal flauto e dal pianoforte ad
opera dello stesso Coppola).
Un nuovo viaggio a Roncole ha gettato luce sulla affascinante bellezza
della Favola poiché, dopo un lavoro di comparazione dei quaderni
scritti nel Lager da Guareschi, venivano recuperati frammenti inediti
del racconto guareschiano che, per ragioni legate anche all'epoca,
furono tolti dalla successiva pubblicazione della Rizzoli.
La ricerca storica e musicale intrapresa a partire dal 1990 da parte
del pianista Lotoro è parzialmente confluita nell'Enciclopedia
discografica KZ MUSIK, pubblicata dalla Musikstrasse Roma e giunta al
diciottesimo CD-volume, mentre tutte le quattromila opere musicali dei
Lager e ben tredicimila documenti correlati sono stati trasferiti alla
Emory University di Atlanta (USA), dove Lotoro, in collaborazione con
Paul Wolpe e Robert Foah, ha fondato il Thesaurus Musicae
Concentrationariae, il più grande archivio al mondo di questo autentico
patrimonio dell'umanità.
Nonostante la musica scritta da ebrei nei Lager sia il settanta per
cento di quella ritrovata, sin dall'inizio Lotoro ha ritenuto un dovere
imprescindibile recuperare, suonare e registrare la musica di tutti gli
altri musicisti, a qualsiasi contesto nazionale o religioso o sociale
essi appartengano.
"Penso che per noi ebrei la Memoria non sia un optional ma un dovere;
noi non tentiamo di cancellare la storia e l'arte degli altri come
altri hanno fatto con noi ma anzi mostriamo rispetto e passione alle
cose grandi di tutti gli uomini, soprattutto di quelli che si son
trovati a soffrire con il nostro popolo nei Campi (anche se per motivi
differenti) durante l'ultima Guerra - ha sottolineato il pianista
barlettano - noi musicisti abbiamo un grande esempio storico: il grande
compositore ebreo Felix Mendelsohn che rivoltò come un guanto la città
tedesca di Lipsia per ritrovare la passione secondo san Matteo di
Johann Sebastian Bach".
l.e.
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L'Unione in forma -
Mediterraneo |
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La situazione sta prendendo una brutta piaga.
Resh
Nullius
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I suoni della realtà
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Dall'Egitto giunge un frastuono
prolungato. Fracasso come da una casa grandissima dove qualcuno a un
tratto sta spostando mobili immani, mobili di giganti. La Libertà che
urla "Libertà", la Fame che urla "Fame", la Miseria che urla "Miseria". Urla lungo la costa mediterranea, appena
ovattate dai nostri televisori. Noi sentiamo tutto questo, e non
sappiamo.
Che succederà? - è la domanda di ogni minuto. Paura del frastuono,
paura di non sapere, paura di fatti incontrollabili, un susseguirsi di
paure.
Da molti anni abbiamo contratto la malattia della paura, paura in
arrivo non da una guerra, ma da una vita impaurita in tutte le sue ore.
Eppure quei ponti sul Nilo sono moderni come i nostri, la gente gira
con l'iphone, donne camminano col volto scoperto, ragazzi vogliono
entrare in librerie - e se per una volta andasse bene, se
ricominciassimo a vivere, se la libertà esistesse di nuovo? Se la
libertà esistesse sul serio.
Il
Tizio della Sera
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
Deputati
italiani in visita in Israele
Roma, 2
febbraio
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Per il terzo anno consecutivo l'associazione parlamentare di Amicizia
Italia-Israele organizza un viaggio in Israele. Quest'anno i
parlamentari italiani che parteciperanno all'iniziativa sono trentasei.
L'evento si svolgerà a partire da domani fino all'8 febbraio. Per i
nostri parlamentari saranno numerosi i momenti di confronto anche
perché il viaggio si svolge in collaborazione con
l'associazione European Friends of Israel (EFI), che dal 5 al 7
febbraio organizza in Israele la EFI Policy Conference, che vedrà la
partecipazione di oltre 400 parlamentari provenienti da tutta Europa e
dal Parlamento Europeo. I lavori saranno aperti sabato sera dal
Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres. Sono previsti incontri
con figure di primo piano del mondo della politica, dell'economia e
della cultura israeliani.
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è il giornale dell'ebraismo
italiano |
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Dafdaf
è il giornale ebraico per bambini |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un
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