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febbraio 2011 - 30 Shevat
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Roberto
Colombo,
rabbino
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Il
Chezon Ish non sapeva come dire ad un alunno che il cappello
di paglia - allora di moda - con cui si era presentato in
aula, non era in linea con l’abbigliamento della Yeshivà. Chiamò
il giovane dopo la lezione e gli disse: "Aiutami a risolvere
un problema. Il Talmud afferma che se una capra mangia un
indumento lasciato per strada, il padrone dell’animale deve
pagare il danno ma se la capra mangia del fieno lasciato
incustodito non ci sono sanzioni, in quanto la natura
dell’animale è quella di consumare fieno. Ora, mi chiedo, qual è
la regola se un indumento è composto da cibo per animali?”. L’alunno non sapeva la risposta ma rise, strinse la mano al rav
e... cambiò cappello. In Italia si discute ora sull’opera del
Talmud. Lo studio del Talmud servirà al futuro delle nostre
Comunità ma solo se ci saranno Maestri in grado di
parlare con gli allievi e allievi in grado di capire e
accettare l’insegnamento dei Maestri, altrimenti il Talmud
diventerà una nuova opera da mettere in biblioteca e da spolverare
ogni tanto.
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Sonia
Brunetti Luzzati,
pedagogista
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Febbraio: tempo di valutazioni
scolastiche. Discussioni infinite e confronti serrati tra docenti
sull’assegnazione dei voti non solo relativi alle singole discipline ma
anche al comportamento degli studenti, alla “Disciplina” ,
considerata prerequisito o precondizione capace di
determinare il successo nell’attività didattica e formativa. Una tesi
che accomuna, insolitamente, insegnanti e genitori. Ma non potendoci
accontentare di una sola interpretazione perché non considerare la
“Disciplina” conseguenza / effetto di un intervento
educativo?
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Qui Milano - La ferita e la sfida del rilancio dietro al furto di oggetti sacri in sinagoga |
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Sarà
una comunità ferita a raccogliersi questo pomeriggio all'inizio dello
Shabbat nella Sinagoga centrale milanese di via Guastalla. Il grave
furto di argenti sacri dall'armadio dell'Aron, di cui si è appreso
nelle scorse ore, ha suscitato sconcerto e dolore non solo per il
valore degli antichi oggetti trafugati, ma anche per la mancanza di
rispetto e di sensibilità dimostrata dai responsabili di questo atto
dissennato. Eppure, mentre si respira nella seconda comunità
ebraica italiana questa percezione del dolore, si diffonde allo stesso
tempo la determinazione di difendere, proprio a partire da Milano, la
propria identità e il proprio patrimonio culturale. Di fare di questa
esperienza un punto di svolta nella tutela dei beni culturali ebraici
in Italia. Mentre le Forze dell'ordine e la Soprintendenza stanno
compiendo i necessari accertamenti emergono i primi elementi su una
dinamica sconcertante. L'area e l'armadio che contiene i sacri rotoli
della Torah non presentano segni di effrazione e l'azione sembra sia
stata compiuta da persone che avevano avuto accesso indisturbate e
molto tempo per agire confondendosi con il via vai del pubblico diretto
alla grande sala o agli uffici dei piani superiori. Immediatamente
attivatosi, il Presidente della Comunità Roberto Jarach sta mettendo a
disposizione degli inquirenti ogni elemento per favorire una rapida
conclusione delle indagini e fare quanto possibile per recuperare la
refurtiva. Gli oggetti trafugati, in certi casi antichi di alcuni
secoli, andavano ben al di là delle vicende di una realtà ebraica,
quella milanese, abitualmente considerata dagli storici come provvista
di una storia relativamente breve se comparata a quella antichissima
delle altre comunità italiane. Ma al di là del singolo fatto di
cronaca emerge con chiarezza e in maniera drammatica come le
istituzioni degli ebrei italiani e le autorità competenti debbano
intensificare gli sforzi per catalogare, difendere e far conoscere un
patrimonio di storia e di cultura, di beni culturali che hanno segnato
due millenni di storia ebraica in Italia e in parte erano stati
raccolti a Milano quali testimonianze di antiche comunità minori oggi
non più attive. Un patrimonio inscindibile dalla realtà e dalla
vita degli ebrei italiani ma che costituisce parte integrante
dell'Italia intera.
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Mediterraneo - Il rischio del caos
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Non
è ancora chiaro se alla fine delle preghiere del venerdì mattina nelle
moschee del Cairo, riprenderanno i disordini di Piazza Tahrir o meno.
Gli appelli del Presidente degli Stati Uniti Barak Obama perché Mubarak
lasci immediatamente la sua poltrona, non sorprendono più ma lasciano
egualmente un sapore amaro in bocca. Si liquidano così gli amici degli
Stati Uniti? E cosa succederebbe in Egitto se Mubarak prendesse sul
serio le parole di Obama che getta alle ortiche il vecchio amico?
Probabilmente il paese cadrebbe nel caos o più precisamente nelle
mani di Baradai e dei Fratelli Mussulmani che in nome di una pseudo
democrazia stabilirebbero un regime islamico anti-occidentale. Tutto il
Medio Oriente attende l’esito della rivolta egiziana. Nel Libano
l’Hizbollah è riuscito a strappare una maggioranza parlamentare grazie
a Nabil Beri e si prepara a respingere il verdetto della Corte dell’Aja
sull’assassinio di Rafik Hariri. Nello Yemen che come è noto domina
l’imbocco del Canale di Suez, il Presidente ha promesso di non
ripresentarsi alle prossime elezioni fra due anni. In Giordania Re
Abdalla II ha discusso ieri coi Fratelli Mussulmani sui prossimi
sviluppi. Un regime islamico in Giordania sarebbe disastroso per la
democrazia, e per il Trattato di pace con Israele. La Russia meno
affascinata dalle chimere della democrazia di Obama, gli hanno dato una
lezione di alta politica. Hanno taciuto fino a ieri senza prender
posizione nelle dispute interne egiziane, e ieri con una
telefonata del Presidente Medvedev a Mubarak hanno ribadito la
loro amicizia. L’Unione Europea ha richiesto che vangano protetti i
dimostranti. Per quanto concerne il cosiddetto rischio Egitto, non
si può constatare nessun effetto diretto sull’economia mondiale dovuto
alla crisi egiziana. Certo la chiusura del Canale di Suez avrebbe gravi
conseguenze ma per il momento il Canale è aperto, il gas arriva in
Israele e le esportazioni di petrolio continuano regolarmente. I prezzi
del petrolio sono aumentati lunedì scorso toccando 92,19 dollari al
barile, ma si deve considerare anche la conseguenza di un dollaro che
sta perdendo di valore. Non credo che si possa azzardare qualche
previsione in questa situazione di incertezza. Per l’Occidente lo
scenario migliore sarebbe che Mubarak rimanga al potere per i prossimi
tre mesi permettendogli un’uscita di scena dignitosa. Le ingiunzioni
americane ed europee in nome della democrazia rimarranno lettera morta.
Piazza Tahrir verrà ripulita e le masse egiziane continueranno a
soffrire per la loro povertà. Forse il nuovo Governo egiziano sarà più
sensibile all’enorme divario economico e cercherà dei palliativi per
mostrare un certo interesse in favore dei ceti meno abbienti. Il
divario economico fra ricchi e poveri sebbene in proporzioni ben
diverse, sussiste non dimentichiamolo, anche in Israele, dove aumentano
i prezzi del pane e della benzina proprio mentre si parla di diminuire
le tasse agli scaglioni più elevati.
Sergio Minerbi, diplomatico
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Chi impara e chi
insegna?
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Questi giorni schiacciati tra
un quadrimestre e l’altro nella mia scuola sono stati dedicati ad
attività organizzate e gestite dagli studenti (un tempo definite
autogestione, poi cogestione, poi giornate dello studente, e infine
assemblee degli studenti). Nulla di irregolare: si è scelto di
accorpare in quattro giorni di seguito le assemblee d’istituto mensili
a cui gli alunni hanno diritto per legge. Eppure le giornate hanno
registrato qualche malumore, da parte di insegnanti, genitori e persino
studenti. In particolare, mi ha colpito un curioso paradosso: quegli
stessi miei colleghi che sopportano stoicamente ogni genere di cavillo
burocratico, le lezioni interrotte per i motivi più bizzarri e molte
altre cose, si lamentano del tempo perso quando i loro alunni vanno ad
ascoltare un giornalista che discute sulla libertà di stampa e sul
diritto alla privacy, uno storico che analizza la società italiana
negli ultimi 150 anni, un avvocato che illustra le leggi italiane
relative a immigrazione e cittadinanza. Non credo che questi miei
colleghi siano così ottusi da pensare che un’ora spesa a studiare
l’ablativo assoluto sia più formativa di un’ora trascorsa a discutere
sulla mafia. Credo che, semplicemente, si fatichi ad accettare l’idea
che si possa rovesciare il consueto rapporto docenti-allievi: va bene
l’esperto che parla di mafia, ma solo se è stato il docente a farlo
venire.
E’ scritto nei Pirkè Avot che bisogna chiamare maestro chi ci ha
insegnato anche una sola parola o addirittura una sola lettera. Noi
insegnanti sappiamo bene che, secondo questo criterio, sono nostri
maestri tutti gli alunni che abbiamo avuto, nessuno escluso: non solo
per le osservazioni acute o le domande spiazzanti, ma anche per le
difficoltà, i dubbi, le ribellioni, che ci costringono a rimetterci
quotidianamente in discussione. Essere maestri, però, implica anche
responsabilità, che non tutti sono disposti ad assumersi: a volte è più
comodo pensare che tutto dipenda dagli insegnanti e che ogni insuccesso
sia colpa loro; per questo alcuni studenti non sono troppo entusiasti
quando i loro compagni si dimostrano capaci di gestire per qualche
giorno l’intera scuola.
Anna
Segre, insegnante
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
Qui Firenze - Cineforum, pagine di Memoria
Nuove occasioni per stare insieme e per discutere di argomenti
che inevitabilmente toccano la coscienze di ogni ebreo italiano. A
partire da domani sera, al termine dello shabbat, la Comunità ebraica
di Firenze proporrà ai suoi iscritti un ciclo di proiezioni
cinematografiche che, pur avendo un indubbio valore storico e
artistico, non hanno avuto grande visibilità nel circuito nazionale.»
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è il giornale dell'ebraismo
italiano |
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Dafdaf
è il giornale ebraico per bambini |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un
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