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2 febbraio 2011 - 2 Adar 5771 |
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Benedetto
Carucci
Viterbi,
rabbino
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Era proibito togliere le stanghe che permettevano di trasportare
l'Aron, il "contenitore" delle tavole con i dieci comandamenti posto
nella parte più interna del Tabernacolo. La Torà, rappresentata dalle
tavole, deve essere massimamente portabile: non ha un luogo fisso ed è
ovunque l'uomo la porti, o dove essa stessa porta l'uomo. |
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David
Bidussa,
storico sociale delle idee
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Il contrario
di memoria non è oblio, ma addio. Circa 400 biblioteche comunali sono
minacciate di chiusura in Inghilterra a causa dei tagli finanziari. E’
partito un movimento di massa per salvarle. Nelle ultime due settimane
in Italia il software di tutto il sistema bibliotecario italiano è
andato in tilt e per 12 giorni è rimasto congelato. Nessuno se ne è
accorto.
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Qui Milano - Emozioni a lieto fine
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Due
arresti, il recupero dell'intera refurtiva e l'individuazione di una
banda che puntava ai beni culturali ebraici in Italia. Questo il
bilancio dell'operazione portata a termine in poche ore grazie alla
stretta, fattiva collaborazione fra Comunità ebraica di Milano e
inquirenti italiani e israeliani. E una grande festa che si annuncia
per la seconda Comunità italiana, che unirà gli ebrei milanesi e la
cittadinanza e che si terrà probabilmente entro il termine di questa
settimana. E' l'epilogo di un episodio che ha costellato le scorse ore
di dolore, di speranze e infine di sollievo per gli ebrei milanesi. Un
fatto sconcertante e inquietante che ha però consentito di mettere nel
mirino e far cadere nella rete tesa dagli inquirenti una banda che
mirava ai tesori culturali della minoranza ebraica in Italia e a Milano
aveva cominciato a prendere le mosse. Dopo aver passato alcune ore con
il fiato sospeso, il Presidente della Comunità ebraica di Milano
Roberto Jarach è visibilmente soddisfatto dell'esito dell'operazione
messa in piedi con tempi molto ristretti alla vigilia di questo Sabato.
Determinante è stata la prontezza di riflessi del rav David Shunnach,
il primo a scoprire, venerdì mattina, la mancanza degli argenti
dall'Aron della sinagoga. Determinante la rapidità dell'intervento
degli inquirenti, che hanno agito di concerto con i dirigenti
comunitari. Una rapidità che è riuscita anche a ridurre il danno
potenzialmente provocato da indiscrezioni incontrollate che erano state
messe in circolazione nelle ore precedenti sul web e che avrebbero
potuto vanificare l'esito positivo della vicenda mettendo sull'avviso i
componenti della banda. Ora che l'incubo della razzia si va dissipando
emergono nuove sfide per la Comunità ebraica di Milano.
L'urgenza
di tutelare la sicurezza con opportuni investimenti. Il dovere di
valorizzare e tutelare beni culturali che appartengono al patrimonio
dell'intera metropoli lombarda. L'esigenza di riscoprire la centralità
del tempio di via Guastalla proprio ora che i milanesi volgono lo
sguardo con sollievo alla propria sinagoga. Gli argenti trafugati
dall'Aron della sinagoga centrale di Milano erano in mani sicure,
individuati, grazie alla fattiva collaborazione fra gli investigatori e
i dirigenti comunitari, già prima dell'inizio del Sabato a Tel Aviv,
dove erano appena stati portati. E così il responsabile materiale
dell'azione. Ma le istituzioni dell'ebraismo italiano hanno preferito
responsabilmente mantenere il silenzio ancora per qualche ora in
sintonia con gli inquirenti al fine di scoprire anche i complici di
un'organizzazione allestita per minacciare il patrimonio culturale
della minoranza ebraica in Italia. Una comunità ferita, sconcertata, ma
volta all'ottimismo, si è raccolta intanto per lo Shabbat nella
Sinagoga centrale milanese di via Guastalla. Il grave furto di argenti
sacri dall'armadio dell'Aron, di cui si è appreso nelle scorse ore, ha
suscitato sperdimento e dolore non solo per il valore degli antichi
oggetti trafugati, ma anche per la mancanza di rispetto e di
sensibilità dimostrata dai responsabili di questo atto dissennato. Già
nell'imminenza del Sabato, in ogni caso, si era fatta strada nella
Milano ebraica una tangibile e fondata fiducia che il grave caso
volgesse rapidamente verso un esito positivo. Nella seconda comunità
ebraica italiana la percezione del dolore, si è diffusa nella mattinata
di venerdì mescolata con la determinazione di difendere, proprio a
partire da Milano, la propria identità e il proprio patrimonio
culturale. Di fare di questa esperienza un punto di svolta nella tutela
dei beni culturali ebraici in Italia. Mentre piovano i messaggi di
solidarietà delle autorità locali e nazionali, le Forze dell'ordine e
la Soprintendenza stanno compiendo i necessari accertamenti emergono i
primi elementi su una dinamica sconcertante. L'area e l'armadio che
contiene i sacri rotoli della Torah non presentano segni di effrazione
e l'azione sembra sia stata compiuta da persone che avevano avuto
accesso indisturbate e molto tempo per agire confondendosi con il via
vai del pubblico diretto alla grande sala o agli uffici dei piani
superiori. Immediatamente attivatosi, il Presidente della Comunità
Roberto Jarach ha messo a disposizione degli inquirenti ogni elemento
per favorire una rapida conclusione delle indagini e fare quanto
possibile per recuperare la refurtiva. Gli oggetti trafugati, in certi
casi antichi di alcuni secoli, andavano ben al di là delle vicende di
una realtà ebraica, quella milanese, abitualmente considerata dagli
storici come provvista di una storia relativamente breve se comparata a
quella antichissima delle altre comunità italiane. Ma al di là del
singolo fatto di cronaca emerge con chiarezza e in maniera drammatica
come le istituzioni degli ebrei italiani e le autorità competenti
debbano intensificare gli sforzi per catalogare, difendere e far
conoscere un patrimonio di storia e di cultura, di beni culturali che
hanno segnato due millenni di storia ebraica in Italia e in parte erano
stati raccolti a Milano quali testimonianze di antiche comunità minori
oggi non più attive. Un patrimonio inscindibile dalla realtà e dalla
vita degli ebrei italiani ma che costituisce parte integrante
dell'Italia intera.
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Qui Roma - Lettera a un amico antisionista
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Prende
il nome da una lettera scritta da Martin Luther King, l'ultimo libro di
Pierluigi Battista giornalista, scrittore e conduttore televisivo,
Lettera a un amico antisionista, che in centoventisei pagine, cinque
duri capitoli, affronta il difficile quanto mai tramontato tema
dell'antisionismo smontandone le tesi mentre si snoda in un periodo
storico che va dalla Shoah ai conflitti arabo israeliani. “Caro Amico
che passi il tempo a indignarti contro i crimini veri o presunti di
Israele, credi che esista un antisionismo senza antisemitismo?” ed
ancora, quali sono i motivi dell'ostilità? Perché critiche lecite
sfumano così facilmente in un odio secolare? E perché i cosiddetti
pacifisti sono pronti ad armarsi di luoghi comuni (e non solo) contro
uno Stato e un popolo che difende solo il proprio diritto
all'esistenza? si domanda Battista. Il libro sarà presentato domani
sera a Roma alle 20.15 al Caffè letterario dal presidente della
Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici e da Paolo Mieli
giornalista e presidente di Rcs libri, modera Ester Mieli. Pierluigi
Battista è editorialista del Corriere della Sera, dove tiene la rubrica
settimanale Particelle elementari. Ha condotto su Raiuno il programma
di approfondimento Batti e ribatti e su La7 tre edizioni della
trasmissione Altra storia. Con Rizzoli ha già pubblicato
Cancellare le tracce (2007) e I conformisti (2010).
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Qui Verona - Natura e Cultura
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Natura
& Cultura è il titolo della giornata dedicata all’approfondimento
di due tematiche apparentemente distanti come la ricorrenza di
Tu-Bishvat (il capodanno degli alberi) e la donna nella tradizione
ebraica. La discussione stimolata dall’intervento della psicologa e
scrittrice Daniela Abravenel, ne ha messo in evidenza invece il
rapporto: basti pensare al ruolo che svolge l’acqua come agente e
simbolo di rinnovamento e rinascita del ciclo vitale e spirituale, dai
frutti degli alberi di cui ci cibiamo, al Mikvè, ovvero il bagno
rituale entro cui solitamente la donna sposata si immerge dopo il ciclo
mestruale. Ma non solo. Di particolare interesse è stata la discussione
riguardo a quelle norme che l’halachà (il diritto ebraico) prevede per
regolare il rapporto di coppia e l’alimentazione: la dottoressa
Abravenel si è soffermata infatti sia su come le regole del mikvè
possono avere una ricaduta positiva sulla coppia, sia su come molte
regole alimentari ebraiche corrispondano ad alcune conclusioni delle
più note ricerche sulla prevenzione ai tumori. La discussione ha
mostrato l’urgenza e l’attualità di un approfondimento di queste
tematiche all’insegna del recupero dell’antico rapporto tra questa
saggezza ebraica – spesso sconosciuta anche ai più ferventi ortodossi!
– e il grande problema “salute”. La giornata ha avuto inizio con
il Seder di Tu Bishvat, tenuto da Rav Crescenzo Piattelli, rabbino capo
della Comunità di Verona, con interventi di Daniela Abravanel, sul
simbolismo del cibo e su come una giusta alimentazione possa curare il
fisico e la mente. Dopo il pranzo, offerto dalla Comunità e
preparato dalle socie Adei, la psicologa ha tenuto una lezione, sulla
donna nell'ebraismo seguita con interesse anche dal pubblico maschile -
come ha osservato Carlo Rimini, Presidente della Comunità Ebraica di
Verona - in cui si discuteva sui principi mistico/filosofici della
Qabbala circa il ruolo della donna ebrea all'interno della coppia e
della famiglia. A conclusione della giornata è stato proiettato il
film "San Nicandro, Zefat – Il viaggio di Eti” di Vincenzo Condorelli:
un documentario-fiction a cui hanno contribuito anche Grazia Gualano,
nata e cresciuta a San Nicandro e iscritta alla comunità di Napoli,
presente durante la proiezione e il dibattito a seguire e il Rav
Roberto Della Rocca. Il film racconta la storia di come questo piccolo
centro del sud d'Italia si accosta e si converte all'ebraismo
durante il secolo scorso: oggi questo gruppo, che conta circa 40
persone, vive grazie a quelle donne che, anche nei momenti più
difficili come il fascismo, hanno voluto e saputo tramandare
l’educazione ebraica ricevuta. La reazione del pubblico al termine del
filmato ha dimostrato anche questa volta che si tratta di una storia
che ha dell’incredibile. Ilana Bahbout
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Dall'altra parte del vetro - La cucina della tolleranza
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Pieno
centro di Roma. Una trattoria mette in mostra dietro una vetrata lo
chef e i cuochi che preparano piatti succulenti. Così i clienti possono
guardarli e magari poi riprodurre la ricetta, passo dopo passo, a casa.
“Forse non sarà proprio la stessa cosa, ma l’importante è provarci”, si
dicono tra sé e sé. Ormai lo chef in vetrina è diventato un trend
capitolino, Repubblica gli ha dedicato un bell’articolo la scorsa
settimana. Guardando da vicino questo fenomeno ho pensato che se ci
fosse, al posto dello chef nostrano, dietro a quel vetro uno chef
egiziano, francese o giapponese, i clienti potrebbero imparare della
cucina e magari della cultura di chi è dall’altra parte. Pensiamoci per
un attimo, non cediamo all’indifferenza di chi non guarda mai il volto
del pizzaiolo e magari si lamenta perché sulla pizza ci sono poche
alici. Non accontentiamoci sempre del piatto bell’e pronto, chiudiamo
gli occhi. Immaginiamo per un attimo di vedere dal vetro di una cucina,
le nostre mamme o la nostre zie che fanno i carciofi alla giudia, o la
concia di zucchine. Sarebbe uno spettacolo meraviglioso, per scavare
nelle nostre radici. Ebbene: in Italia ci prendiamo cura dei nostri
prodotti (ci sono persino delle leggi che regolano le percentuali degli
ingredienti della pasta e del pane), ma conosciamo le usanze, la
cucina, la cultura del nostro vicino di casa? No, forse abbiamo
mangiato qualcosa di orientale o giapponese, ma non siamo mai stati in
cucina con un giapponese che prepara il sushi. Una volta un caro amico
vietnamita mi portò a cena in un ristorante cambogiano: su ogni tavolo
era allestita una piccola cucina. I camerieri servivano dei prodotti
crudi e noi potevamo cuocerli ed elaborarli a nostro piacimento. Bene,
io, come le persone che erano con me, non sapevo da dove iniziare. Così
il mio amico vietnamita mi guidò nella cottura delle verdure e della
pasta di riso, raccontandomi storie meravigliose sui suoi amici
cambogiani, e sulle cucine delle loro mamme. Restammo più di due ore ai
fornelli, poi seguì un libro di cucina, e un romanzo di un noto autore
cambogiano. La cultura passa per la tavola, guardate e imparate…
Sharon Di Nepi, ingegnere
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notizieflash |
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rassegna
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Egitto: esplode gasdotto nel Sinai. Forse sabotaggio
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E' esploso un gasdotto nel Sinai nei pressi della cittadina egiziana di
Arish. L'esplosione non avrebbe causato vittime. Immediatamente giunti
sul posto i vigili del fuoco che hanno domato l'incendio propagatosi
dopo l'esplosione. La conduttura esplosa trasportava il gas verso
Israele. Attualmente il governo ha deciso la sospensione della
fornitura di gas verso Israele a titolo precauzionale. Non si conoscono
le cause dell'esplosione anche se l'emittente principale egiziana ha
riferito di atti di sabotaggio come causa dell'esplosione.
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Dafdaf
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incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
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indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
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