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27 febbraio 2011 - 23 Adar 5771
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Benedetto Carucci Viterbi
Benedetto
Carucci
Viterbi,
rabbino 


L'idolatria disgrega l'unità di Dio, e dunque Lo nega. Allo stesso modo disgrega anche la sostanziale unità umana: il popolo ebraico - secondo un significativo midrash - costruì  per questo ben dodici vitelli d'oro.


David
Bidussa,
storico sociale delle idee


David Bidussa

Nelle ultime settimane si è parlato molto di rivoluzione a proposito dei fatti che hanno interessato Tunisia, Egitto e poi Libia. Per favorire una corretta comprensione e, soprattutto, non incorrere in improvvisi “risvegli” come già accaduto per altri eventi, é bene distinguere tra  liberazione e libertà. Per ora si è vista molta liberazione, la pratica della libertà deve ancora trovare la sua via.

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davar
Qui Milano - Cinque nuovi alberi nel Giardino dei Giusti
giardino giustiCon i suoi libri descrisse l’inferno dei gulag e denunciò i crimini della dittatura stalinista. Premio Nobel per la Letteratura nel 1970, il grande scrittore russo Aleksandr Solženicyn sarà presto ricordato con un albero nel Giardino dei Giusti di Milano. Insieme a Solženicyn saranno onorati altri quattro testimoni inascoltati che si opposero ai genocidi tentando di scuotere l’indifferenza delle società civili e degli individui: Romeo Dallaire, comandante canadese del contingente Onu in Rwanda che ha più volte segnalato alle Nazioni Unite l’imminente massacro; Jan Karski, messaggero della resistenza polacca che ha vanamente rivelato ai grandi della terra la Shoah; Sophie Scholl, studentessa di filosofia a Monaco che ha cercato con il gruppo universitario della Rosa Bianca di risvegliare le coscienze dei giovani tedeschi contro il Terzo Reich pagando il suo coraggio con la vita; Armin T. Wegner, intellettuale volontario del servizio sanitario tedesco in Medio Oriente che ha documentato il genocidio degli armeni e chiesto a Hitler di interrompere la persecuzione degli ebrei. Annunciano in un documento congiunto la prossima cerimonia di piantumazione il sindaco di Milano Letizia Moratti, il presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmieri, il presidente della Comunità ebraica Roberto Jarach e il presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti Gabriele Nissim. È proprio quest’ultimo a sottolineare l’importanza dell’iniziativa in una nota a margine. “Quest’anno abbiamo scelto di onorare cinque testimoni dei grandi crimini politici del Novecento – spiega Nissim – per rendere pubbliche tutte quelle figure che in modi diversi di fronte a crimini contro l’umanità hanno avuto il coraggio di difendere la verità e si sono prodigati per allertare il mondo. Attraverso il loro ricordo, che acquista un grande valore simbolico, si possono scoprire storie grandi e sconosciute di uomini che, pur non avendo la possibilità di fermare gli eventi, si sono prodigati per far circolare le notizie e hanno avuto il coraggio di denunciare. Vogliamo ricordare questi personaggi con la speranza che i testimoni di genocidi e di violazioni di diritti umani possano trovare ascolto ogni volta che la loro voce si manifesta anche nel mondo in cui oggi ci è capitato di vivere. Come ha ricordato il Presidente Napolitano furono i Giusti a salvare l’onore dell’Europa e a riaffermare in quell’epoca oscura i valori fondanti della civiltà europea”. Il Giardino dei Giusti di Milano sorge nell’area del parco Monte Stella. Inaugurato il 24 gennaio 2003, è gestito da un'associazione costituita dal Comune di Milano insieme all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e al Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo. Nel corso degli anni sono state onorate al suo interno straordinarie figure di resistenza morale nell’Europa nazista e comunista, in Rwanda, America Latina, Bosnia, Tunisia, Russia e Iran.


Adam Smulevich
Qui Livorno, Pisa, Firenze - Emancipazione e partecipazione
logo convegnoParificazione di diritti e doveri, affrancamento dalla prigionia dei ghetti, profumo di libertà. L’Unità d’Italia fu un momento determinante nel processo di emancipazione della minoranza ebraica che da quel momento poté affacciarsi al mondo politico, culturale e artistico italiano con la possibilità di recitare un ruolo da protagonista. Ma l’emancipazione ebraica non fu solo una svolta radicale nel percorso delle comunità che popolavano la penisola. Essa infatti fu anche e soprattutto, come spiegava Anna Foa nella sua prolusione di apertura dell’ultimo Congresso UCEI, “un momento qualificante della costruzione del nuovo Stato italiano e lungi dal rappresentarne una sorta di conseguenza marginale ne segnò profondamente il percorso divenendone, con il connesso principio della tolleranza di tutti i culti religiosi e poi con quello dell’uguaglianza dei culti di fronte alla legge, uno dei pilastri basilari”. Emancipazione ebraica quindi come elemento fondante della nuova identità liberale che trovò in Toscana, regione con una storia democratica parzialmente consolidata, terreno fecondo. Organizzato dalle tre Comunità ebraiche presenti sul territorio toscano (Firenze, Livorno e Pisa) in collaborazione con i poli universitari di riferimento e con Fondazione Spadolini, Circolo Fratelli Rosselli e Fondazione Ambron Castiglioni, il convegno L’emancipazione ebraica in Toscana e la partecipazione degli ebrei all’Unità d’Italia rappresenta una grande occasione per ricostruire nelle sue molte sfaccettature il contributo dato dalla piccola ma vitale popolazione ebraica del Granducato alla costruzione dell’identità nazionale. Curato dalla professoressa Dora Liscia Bemporad, il convegno si divide in due giornate di approfondimento in programma a Pisa (lunedì 28 febbraio) e Firenze (martedì 1 marzo). Dal fermento della Nazione ebrea di Livorno al rinnovamento della sinagoga di Pisa nel progetto di Marco Treves, dalla svolta “scientifica” negli studi ebraici e biblici alla saga delle donne ebree nell’Italia unita, declinerà fino all’intervento conclusivo di Renzo Funaro dedicato al Tempio monumentale di Firenze, edificio il cui primo progetto fu proposto proprio nel 1861 e che una volta inaugurato divenne per l’ebraismo toscano il simbolo più evidente della ritrovata libertà.


Emancipazione ebraica e partecipazione degli ebrei all’Unità d’Italia

Programma del convegno

Livorno e Pisa  28 Febbraio

Aula Magna della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali  dell’Università degli Studi di Pisa (via Buonarroti, n. 4)
Introduzione di Dora Liscia Bemporad
Sessione I, Ore 9.30
Coordinamento Michele Luzzati
Carlotta Ferrara degli Uberti: La “Nazione ebrea” di Livorno dai privilegi all’emancipazione (1814-1852)
Barbara Armani: La borghesia ebraica di Firenze nelle sue relazioni con la comunità di Livorno
Fabrizio Franceschini: Emancipazione e polemica antiebraica nella Livorno degli anni Ottocentoquaranta
Ewa Karwacka Codini: Il rinnovamento della sinagoga di Pisa nel progetto di Marco Treves
Sessione II, Ore 15.00
Elda Liana Funaro: Percorsi dell’Emancipazione. Isacco Rignano fra comunità e città
Dario Matteoni: Pittori ebrei livornesi
Guido Guastalla: La tipografia ebraica in Livorno e la casa editrice Salomone Belforte & C. dall'emancipazione ad oggi
Bruno Di Porto: Apporti e posizioni di ebrei nella vita e nella politica italiana

Firenze 1 Marzo

Aula Magna del Dipartimento di Studi Storici e Geografici dell’Università degli Studi di Firenze (via San Gallo 10)
Saluti del Presidente della Comunità ebraica di Firenze e Siena e delle Autorità
Introduzione di Dora Liscia Bemporad
Sessione I, ore 9.30
Coordinamento Cosimo Ceccuti
Giovanni Cipriani: Il ruolo delle minoranze nel processo unitario. 1859-1860
Valdo Spini: L’Emancipazione ebraica e le “Emancipazioni”
Anna Di Castro: Tra Risorgimento ed Emancipazione: prima ricognizione sulle fonti dell’Archivio della Comunità Ebraica di Siena
Monica Miniati: Patriote ed emancipate. Le donne ebree dell’Italia unita
Sessione II, ore 15.00
Coordinamento Mariella Zoppi
Ida Zatelli: L’Emancipazione e la svolta “scientifica” negli studi ebraici e biblici
Giovanna Grifoni: Alessandro D’Ancona e il Risorgimento
Silvia Guetta: Educazione: dai ghetti alle scuole dell’Italia unita
Dora Liscia Bemporad: Gli ebrei alla prima “Esposizione di Prodotti Agrari, Industriali e di Belle Arti”
Renzo Funaro: Tempio monumentale: simbolo dell’Emancipazione ebraica, tra tradizione e innovazione ottocentesca

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pilpul
Davar Acher - Perché tacere, perché parlare
Ugo VolliGli sconvolgimenti politici in corso nel mondo arabo determineranno probabilmente notevoli cambiamenti per la vita di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e dunque naturalmente ci colpiscono tutti.
Ma ci riguardano "come ebrei"? Dev'esserci una presa di posizione ebraica su questi temi? E' una domanda su cui vale la pena di riflettere, anche perché spesso di fatto ci viene posta, con due possibili estensioni. Da un lato molti ci chiedono, ebrei e non ebrei, che ci siano delle prese di posizione dell'ebraismo italiano su temi interni come la crisi politica in corso, o addirittura la definizione dell'identità nazionale italiana. Gli ebrei sono pochissimi rispetto all'elettorato generale, ma sono spesso corteggiati da politici che ci chiedono legittimazione se non proprio approvazione, per le loro politiche. Dall'altro canto, sulla politica internazionale ci si chiede di prendere posizione "indipendentemente dagli interessi nazionali di Israele". E' comprensibile, ci vien detto, che Israele preferisca la continuità di regimi con cui ha stretto accordi di pace che non hanno prodotto grandi risultati in termini di amicizia e conoscenza fra i popoli, ma almeno hanno garantito che non ci fossero attacchi militari, come accadeva nei primi decenni della sua esistenza. Ma gli ebrei, che non sono uno stato ma una religione attaccata all'etica, non debbono appoggiare le rivolte contro i dittatori, senza farsi impaurire troppo dalle loro conseguenze?
Insomma, l'ebraismo, anche un ebraismo numericamente molto limitato come quello italiano, dovrebbe prendersi l'incarico di parlare anche sui problemi politici che non lo investono direttamente, provando a farsi "luce fra le nazioni", come suona l'antica profezia? Io non credo. E non solo per l'antica prudenza che le comunità della Diaspora hanno imparato nei secoli ad applicare. Né perché le comunità sono ovviamente divise al loro interno per orientamento politico e sono pochi i temi su cui si potrebbe raggiungere un consenso sufficientemente vasto. E neppure infine perché obiettivamente di queste crisi sappiamo ancora poco, non conosciamo bene la causa scatenante delle rivolte, la loro reale organizzazione, tanto meno l'assetto conclusivo che raggiungeranno.
Il problema vero è che, in quanto ebrei, oggi noi non siamo davvero liberi nelle nostre società e probabilmente non lo saremo mai, contro tutte le illusioni assimilazioniste. In quanto cittadini sì, siamo certamente liberi, almeno fino a che l'aspetto ebraico non venga tirato in ballo; ma in quanto ebrei siamo soggetti a una pressione storica che continua dai tempi dell'antisemitismo esplicito e che non è affatto conclusa. Le stesse richieste di pronunciarci, il modo in cui funziona l'identificazione "buona" fra ebraismo e Shoà (in quanto contrapposta all'altra identificazione, quella "cattiva" fra ebraismo e Israele), ci toglie libertà. Il mondo cattolico ci interpella secondo un paradigma analogo, amandoci come vittime, trattandoci nel migliore dei casi con diffidenza come soggetto politico internazionale (Israele), coltivando un'ambigua parentela (i "fratelli maggiori" che nella narrazione biblica sono sempre destinati a essere spodestati).
Noi non solo non siamo in grado di farlo, ma sbaglieremmo proprio ad accettare la posizione di libero soggetto politico collettivo, a maggior ragione di giudici della città. Perché in quanto ebrei, in quanto popolo, questa posizione non verrebbe accettata, se non in quanto coincidente con le posizioni di una certa parte. Questo è vero nel quadro nazionale, ma ancor di più in quello internazionale. Il nostro spazio di libertà autentica come ebrei è Israele; noi, collettivamente, in quanto ebrei, non possiamo giudicare senza tener conto di questo fatto. Chi lo fa a titolo individuale esercita un suo diritto e magari anche un dovere di cittadino, ma si pone in un certo senso fuori dalla condizione ebraica, la delimita dentro di sé a un dato secondario rispetto alla sua definizione politica, al suo prendere partito nella città.

Ugo Volli


Unione in forma - Mode scostumate
resh nullius
L'ostilità de... lo stili(s)ta

Resh Nullius


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notizieflash   rassegna stampa
A Sorgente di vita: Mario Pirani si racconta, il Mago Houdini e il rapporto fra ebraismo e magia e uno speciale sui Dieci Comandamenti
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Dall’infanzia dorata tra grandi alberghi e lunghe vacanze estive alle Leggi razziali e la guerra, dalla militanza nel Pci all’esperienza nell’ Eni di Mattei, dalla fondazione di Repubblica alla carriera giornalistica: Mario Pirani racconta la sua vita e le sue “ragionevoli illusioni” nel primo servizio della puntata di Sorgente di vita di domenica 27 febbraio. Inizia  in questa puntata  una serie di servizi dedicata ai Dieci Comandamenti, con la lettura del testo biblico affidata all’attore Paolo Ferrari, e il commento a più voci, che varia di volta in volta. Sul primo comandamento intervengono il rabbino Benedetto Carucci Viterbi, lo scrittore Erri De Luca e lo studioso Haim Baharier...
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L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.