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28 febbraio 2010 - 24 Adar 5771
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l'Unione informa
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Riccardo Di Segni
Riccardo
Di Segni,
rabbino capo
di Roma

Conoscere le proprie origini è un diritto su cui si discute molto. Un figlio adottato potrebbe voler conoscere chi erano i suoi veri genitori; una persona concepita con procedure "medicalmente assistite" potrebbe voler sapere chi era il suo padre biologico o la madre che ha offerto l'ovulo o l'utero. Qualche volta gli interessati ignorano del tutto di essere figli di genitori diversi da quelli che li hanno cresciuti; altre volte lo sospettano o ne sono consapevoli, ma non desiderano affatto fare delle ricerche. Si prospettano drammi, crisi di identità, equilibri da distruggere e ricostruire. Ma pensiamo a un'altra eventualità, quella dei bambini scampati alla Shoah, nascosti in conventi, battezzati e mai restituiti a quello che rimaneva delle loro famiglie o comunità originarie, spesso lasciati ignari delle loro origini. Certo per loro, ormai settantenni, sarebbe un trauma mettere in discussione la loro storia; al qualcuno non gliene importerebbe niente, ad altri sì. Se sono donne, i loro figli sarebbero inconsapevolmente ebrei. Per noi è importante che questa verità venga a galla, anche se sempre più lontana. Perché dietro c'è una storia di violenza (la persecuzione) su cui si è sovrapposto un atto di solidarietà (il rifugio) trasformato in un'altra violenza, seppure differente (la negazione dell'identità). Fa impressione il fatto che la Chiesa, salvo rare eccezioni (un caso è quello del giovane prete Wojtyla) abbia spesso rifiutato di collaborare seriamente su questo punto; a 13 mesi dalla nuova richiesta fatta a papa Benedetto XVI (in occasione della sua visita alla Sinagoga di Roma) non c'è stata alcuna risposta decisiva. Talvolta nascondere a qualcuno le sue vere origini può essere un atto di misericordia; ma nel caso dei bambini ebrei battezzati la reticenza e il silenzio sono solo il segno dell'incapacità di rapportarsi all'ebraismo in modi non conflittuali.


Anna
Foa,
storica

   
Anna Foa
In questi giorni di sconvolgimenti e rivoluzioni che ci toccano molto da vicino, assistiamo alla riproposizione di un criterio di interpretazione della realtà e di guida nell'azione che ci sembra interessante: la paura e il coraggio. Da molte parti, ad esempio, all'interno del mondo ebraico giungono inviti a non temere pregiudizialmente, nonostante i rischi effettivi, ciò che sta succedendo dall'altra parte del Mediterraneo. A dare fiducia a chi si batte contro i tiranni. E, sullo sfondo della prospettiva di vedere aumentare enormemente gli sbarchi dei profughi dal mare, Monsignor Ravasi, su Il Sole, recensendo un Dizionario delle migrazioni recentemente edito dalla San Paolo, parla di "coraggio dell'ignoto". Il coraggio e la paura, sì. Criteri vecchi come il mondo ma che possono ancora dirci molto, in un mondo che ci appare sempre più in preda al panico. 

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davar
Techelet - L'emozionante colore delle frange celesti
risplende in un reperto scoperto in Israele 
Techelet Da migliaia di anni gli studiosi si interrogano sull'esatta tonalità di  blu, di "techelet", che la Torah descrive come il colore degli abiti da  cerimonia indossato dai sommi sacerdoti e dalle frange che ornano i manti rituali. Forse finalmente siamo vicini a una risposta.
In una conferenza allo Shenkar College of Engineering and Design di Ramat Gan, il professor Zvi C. Koren (nell'immagine sotto), direttore del Edelstein Center for the analysis of ancient artifacts ha presnetato i risultati della sua ultima ricerca: in un piccolo pezzo di tessuto tinto d'azzurro che risale a duemila anni fa recuperato a  Masada, nel quale ha individuato la  gradazione di colore di techelet. “E' come se Indiana Jones incontrasse CSI” dice Koren, commentando il risultato della propria ricerca.  
“Da qualche anno in Israele operano laboratori che cercano di ricreare chimicamente il color tekhelet, commenta il Rav Riccardo Di Segni,  rabbino capo di Roma nell'apprendere la notizia – l'interesse di questa  scoperta sta nel fatto che il professor Koren ha cercato una soluzione  attraverso il reperto archeologico, chiudendo così il cerchio  sull'argomento”.  
Il professor Koren dirige il Centro fin dal 1991 dove è giunto dopo essere salito in Israele dagli Stati Uniti dove insegnava chimica nella  Facoltà di Ingegneria alla Cooper Union for the Advancement of Science  and Art in Manhattan (un'università privata conosciuta più comunemente  come Cooper Union). Da anni dedica le sue ricerche agli aspetti ebraici  nella chimica analitica di coloranti naturali utilizzati nell'antichità,  fra cui l'Argaman, un viola rossastro, e lo Shani, conosciuto come lo  scarlatto, ma anche il color porpora estratto dalle lumache Muricidaesea.  
ZviKorenIl mistero relativo alla esatta tonalità del color "techelet" ha  impegnato gli studiosi nel corso dei secoli, quello che si sapeva era ciò che viene riportato nel Talmud: questo colore era prodotto dalla secrezione di un mollusco marino. Nelle interpretazioni tradizionali il tekhelet era definito come il blu del cielo preso a simbolo per fare in modo che gli ebrei ricordassero del Creatore. Secondo Maimonide, assomigliava al colore del cielo in una giornata soleggiata, mentre per  Rashi, era era il verde, oppure il colore del cielo di notte.
Ora il professor Koren, dice di aver identificato il primo esempio  originale di techelet. “E' una cosa davvero meravigliosa” commenta Koren  riferendosi alla scoperta di una tonalità che si avvicina al color  indaco, e aggiunge “fino ad ora, il numero limitato di coloranti blu o viola trovato sui tessuti di quel periodo in questa regione sono stati  ottenuti da materiale di natura vegetale”. 
La novità di questa scoperta sta invece nel fatto che il colorante usato  nel campione di Masada, (un pezzo di filo da ricamo bluastro-viola), proviene da una specie di lumaca marina Murex trunculus familiare anche agli israeliani moderni. Tali sfumature sui tessili sono rari reperti in  quanto erano tipicamente indossati esclusivamente dai re o dalla nobiltà.
"E' particolarmente emozionante per gli ebrei religiosi per i quali  questo colore ha una grande importanza ha commentato anche Daniella  Bar-Yosef Mayer, dell'Università di Haifa archeologo specializzato nella  classificazione dei gusci di molluschi.
Secondo il dottor Koren la nozione tradizionale di tekhelet - destinato a servire come promemoria del cielo - si adatta ancora. "Techelet è effettivamente il colore del cielo," ha sottolineato "Ma non è il colore  del cielo così come lo osserviamo normalmente, è il colore del cielo a  mezzanotte". "E' come quando sei tutto solo di notte e raggiungi Dio, e questa emozione è ciò che il tekhelet vuole forse richiamare".  

Lucilla Efrati  

Qui Milano - Uno sguardo al mare che unisce
Qui Milano - Emma BoninoLa sponda Sud del Mediterraneo continua a bruciare. In Libia i rivoluzionari tentano di dare l’ultima spallata al dittatore Muammar Gheddafi. L’Europa, Italia in testa, si interroga su come comportarsi di fronte ai moti del mondo arabo. Emma Bonino, figura di spicco del Partito radicale transnazionale, quel mondo lo conosce bene. Soprattutto l’Egitto, paese in cui ha trascorso lunghi periodi allo scopo di apprenderne la lingua e la cultura. Alla serata organizzata dagli assessorati alla Cultura e alla Cittadinanza della Comunità ebraica di Milano, per ascoltarla insieme al professor Khaled Fouad Allam, docente di islamistica all’Università di Trieste, sono accorse centinaia di persone, facendo registrare il tutto esaurito. Senza dimenticare che proprio la Comunità di Milano più di ogni altra in Italia è sensibile al tema dei rapporti con quel bacino che “non è un mare che ci divide, ma un lago che ci unisce” secondo le parole del senatore, ricordando che una larga parte dei suoi iscritti proviene proprio dai paesi che si affacciano sulla sponda sud di quello che duemila anni fa i romani chiamavano mare nostrum. E Stefano Jesurum, giornalista del Corriere e consigliere della Comunità di Milano, che ha moderato il dibattito, ha voluto mettere in evidenza proprio il grande significato che ha assunto discutere di questi temi proprio in una scuola ebraica.
Qui Milano - Emma Bonino Il film-documentario sull’attività di Bonino in Egitto, realizzato da Ruggero Gabbai, ha mostrato alla platea un paese ancora lontano dai tumulti che qualche settimana fa hanno costretto alle dimissioni Hosni Mubarack, ma in cui gli spunti di apertura non mancavano, con gli interventi di giornalisti e attivisti pronti a raccontare il loro Egitto, diverso da quello privo di libertà del passato o votato al fondamentalismo islamico, che oggi molti temono.
Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni, ha sottolineato nell’accogliere gli ospiti Daniele Nahum, assessore alle cittadinanze della Comunità, l’approccio di Emma Bonino alla politica estera che guarda prima di tutto ai diritti umani, rischia di rivelarsi più lungimirante e meno ingenuo di quello che presta attenzione alla sola convenienza politico-economica. Il perché lo spiega la stessa leader radicale “Fino a oggi la politica estera italiana si è declinata esclusivamente in chiave commerciale o geostrategica. Pur essendo questi due piani ovviamente fondamentali, senza una terza gamba, quella della promozione dei diritti umani e della libertà, non andiamo lontano”. Questo perché, ha tenuto a ricordare la Bonino “oggi assistiamo a rivolte che non sono spinte dalla fame, o almeno non nel senso più classico del termine. Questi popoli hanno fame di futuro e fame di libertà, hanno preso la piazza per sé e non per essere strumento di altri”. A rimarcare la diversità delle manifestazioni delle ultime settimane è stato anche il professor Fouad Allam “In questi giorni non abbiamo visto bruciare bandiere americane o israeliane. Non abbiamo neppure ascoltato slogan antioccidentali. Bisogna che i leader mondiali cerchino di leggere questo fenomeno senza affannarsi semplicemente a ritrasformare i paesi del nord Africa in una cintura di sicurezza per l’Europa. Serve una nuova visione del mondo. Ricordiamoci che Palermo dista 20 minuti di volo da Tunisi e Cipro 45 da Damasco. Siamo sicuri che sia così utile continuare a cercare una frontiera culturale tra nord e sud del Mediterraneo?”.
L’ultima riflessione dell’incontro è stata rivolta alle piazze e ai giovani di casa nostra. A chi tra il pubblico ha domandato come mai, di fronte ai drammatici accadimenti, alle richieste di libertà, alla terribile repressione, nei paesi occidentali nessuno sia sceso nelle strade a manifestare solidarietà, Emma Bonino ha risposto “Purtroppo siamo diventati bravi soltanto a organizzare manifestazioni contro”.

Rossella Tercatin

Qui Roma - Israel University Day,
un confronto con le eccellenze universitarie
Israel University DayGrande successo di pubblico alla prima giornata dell’Israel University Day (IUD), evento di informazione sulla realtà universitaria israeliana organizzato al centro Il Pitigliani di Roma da UCEI, Ugei e Efes Due con il patrocinio dell’Ambasciata di Israele che vivrà nel pomeriggio odierno un analogo momento di interazione e conoscenza a partire dalle 17.30 alla biblioteca Hasbani della scuola ebraica di Milano. Davanti a oltre un centinaio di ragazzi, chi prossimo alla maturità, chi nel pieno dei suoi studi universitari e chi ancora intenzionato a un approfondimento post lauream, vengono presentate le offerte formative delle eccellenze accademiche di Israele. Si alternano al microfono docenti e rappresentanti dei principali atenei. Dieci minuti a testa: un rapido giro di slide e video, interventi sintetici per dare una prima infarinata di cosa è in palio, emozioni (per alcuni) di essere passati, a distanza di dodici mesi dallo scorso IUD, dall’altra parte della scrivania, non più maturandi a caccia di informazioni ma ambasciatori dell’università israeliana in Italia. Oltre alle classiche offerte didattiche che coprono uno o più anni del diploma di laurea, nel corso della serata vengono proposti percorsi alternativi come la mechinà dei movimenti giovanili Benè Akiva e Hashomer Hatzair, la summer school dell’Università di Haifa e le possibilità di formazione post universitaria e dottorato che traggono nuova linfa dagli accordi di collaborazione scientifica e tecnologica recentemente stipulati da Italia e Israele. Un capitolo a parte è dedicato al Masa, programma del governo israeliano e dell’Agenzia Ebraica  che offre e finanzia programmi e borse di studio destinate a studenti ebrei provenienti da tutto il mondo. Conclusi gli interventi, iniziano le file ai banchetti informativi predisposti da ciascun ateneo all’interno della sala. Una brochure, uno scambio di opinioni, un modulo da compilare che per alcuni ragazzi significherà l’approdo a un sistema universitario di qualità riconosciuta, non solo in campo scientifico ma anche umanistico. Roger Abravanel, ingegnere, alfiere della meritocrazia (porta la sua firma il libro Meritocrazia edito da Garzanti nel 2010) e consulente del ministro Gelmini rimarca in apertura l’importanza di intraprendere un curriculum di studi di alto livello come quello israeliano. Al termine di un breve ma intenso ragionamento che lo porta a criticare pesantemente lo stato attuale dell’insegnamento italiano e di un mercato del lavoro “che non premia le eccellenze”, Abravanel indica in Israele una soluzione ottimale. “Le università israeliane - spiega Abravanel - sono tra le migliori al mondo in molti settori. In Israele ci sono due elementi di indiscutibile valore: top teachers e top students. Quindi datemi retta, cogliete al volo questa grande opportunità perché imparerete cose che vi serviranno sia nel mondo del lavoro che nella vita”. L’auspicio di Abravanel è condiviso dagli altri relatori che si rivolgono al pubblico nei minuti che precedono la presentazione dei vari atenei. “Oggi siamo qua per offrirvi la possibilità di iscrivervi a istituti di eccellenza e di conseguire  un diploma che pesa veramente nel mondo del lavoro”, spiega il presidente degli amici del Technion Italia Piero Abbina, ideatore di questa edizione dell’Israel University Day. A una sola condizione, sostiene Abbina: “L’unica cosa che vi chiediamo è quella di studiare. In Israele non esistono studenti fuori corso che vivacchiano per anni nelle università come in Italia. In Israele è richiesta serietà e applicazione. Chi prende un diploma di laurea esce a testa alta e con le proprie gambe”. Livia Link, funzionaria dell’Ambasciata di Israele in Italia, si sofferma su un tema che sta molto a cuore alle istituzioni dell’ebraismo italiano: la possibilità di svolgere il test psicometrico d’accesso alle facoltà israeliane in lingua italiana. “So che molti di voi - dice la dottoressa Link rivolta ai ragazzi - sentono l’esigenza di svolgere l’esame in italiano. Insieme all’UCEI e all’Ugei abbiamo inviato una nuova richiesta all’ente responsabile e ci sono possibilità che la cosa vada a buon fine: l’eventuale esito positivo dipende però dal numero di candidati che si faranno avanti. È comunque importante che sappiate che la conoscenza dell’inglese è un presupposto indispensabile per sostenere gli esami”. Ribadisce il grande valore dell’iniziativa il presidente Ugei Daniele Regard, che sottolinea lo sforzo compiuto dal Consiglio Ugei e da Sharon Reichel nell’organizzazione della giornata. “Come Unione giovani ebrei d’Italia - dice Regard - crediamo moltissimo a questa iniziativa. Le università israeliane sono infatti uno sbocco di grande valore e potere interagire direttamente con tali istituti è per tutti i giovani ebrei italiani una preziosa opportunità di avvicinamento a questa realtà di successo”. Nuove sfide, rivolte alla didattica nostrana, per il neo assessore alle scuole UCEI Raffaele Turiel che coglie l’occasione per alzare l’asticella pedagogica degli istituti ebraici italiani anche in funzione di un eventuale completamento degli studi in Israele. “Abbiamo una sfida delicata da raccogliere giorno per giorno - spiega Turiel - ed è il miglioramento della qualità dell’insegnamento dell’ebraico nelle nostre scuole. L’obiettivo deve essere quello di diplomare ragazzi che escano dagli istituti con una conoscenza ottimale”. Entusiasta dell’iniziativa il vicepresidente UCEI Claudia De Benedetti. “Il primo traguardo raggiunto grazie all’IUD - commenta De Benedetti - è quello di vedere alcuni ragazzi appena dodici mesi fa in fila per chiedere informazioni che siedono oggi dall’altra parte della scrivania. Sono emozionata perché sento che abbiamo costruito qualcosa insieme. Da dopodomani, una volta calato il sipario sull'IUD, saremo a vostra disposizione per aiutarvi in ogni modo possibile. Vi chiedo quindi di dedicare un applauso scrosciante anche a Natasha Rubin e Alan Naccache". De Benedetti si sofferma poi su altre sfide vinte nell'edizione 2011 tra cui l’allargamento dell’offerta formativa e dell’audience (la grande novità di quest’anno è la doppia tappa a Roma e Milano) per chiudere con alcune riflessioni dedicate a un aspetto non secondario per chi sceglie di intraprendere un percorso formativo all’estero: l’erogazione di borse di studio che possano almeno in parte coprire le spese sostenute dalle famiglie. In particolare sono state ricordate le opportunità offerte dal Masa e dalla Fondazione Raffaele Cantoni, istituto che da oltre 35 anni è di supporto a giovani immigrati ebrei che giungono dall'Italia e che intendono iscriversi a università, yeshivot o altri istituti di studio specializzati.

Adam Smulevich

De Benedetti: "Un simbolo del nostro legame"
Ecco il discorso della vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche, Claudia De Benedetti, pronunciato in occasione dell' Israel University Day.

"Israel University Day di oggi è per il secondo anno consecutivo un importante appuntamento per il mondo ebraico italiano perché testimonia del legame che ci stringe allo Stato d’Israele, dell'affetto che vi portiamo e della volontà di condividere il destino dei nostri fratelli che vi vivono; ed è un buon segno perché significa che i giovani ebrei italiani sono disposti a impegnarsi e a prendersi delle responsabilità per il loro futuro: tutti sappiamo che le università israeliane sono fra le migliori del mondo non solo in ambito ebraico ma anche in quello dell'alta tecnologia informatica, medica, biologica; ma entrarvi non è facile e studiarvi richiede impegno e sacrificio. Le borse di studio dedicate alla memoria di Raffaele Cantoni sono un aiuto significativo per affrontare questa sfida e l'Unione è fiera di poterne curare l'assegnazione.
Questo evento è parte del grande investimento che l'ebraismo italiano fa sui propri giovani ben sapendo che essi sono il suo futuro ed esso la loro identità.
L’assessorato ai giovani UCEI nato nel 2006,  ha un suo budget che si è molto accresciuto negli anni; è totalmente autonomo, ha proprio capitolo di bilancio, una distinzione in due diverse fasce di età,maggiori e minori dei 18 anni;  collabora organicamente con gli assessorati ai giovani delle due comunità maggiori di Roma e Milano, forma annualmente un nuovo staff  UGN che svolge periodicamente attività giovanili nelle piccole comunità. La comunicazione è stata completamente rivoluzionata, con una newsletter indipendente periodica e un forum riservato agli addetti ai lavori. Due sono le iniziative di grande successo: noar, gli stati generali dei giovani ebrei, che si svolgono annualmente; e ye’hud, un corso di formazioni per leader comunitari che può contare al suo attivo un biennio di seminari altamente qualificati ed oltre 30 volontari impegnati a vario titolo nelle istituzioni ebraiche italiane. L'UCEI considera i giovani il suo impegno prioritario e la sua più importante promessa e vede nella formazione condivisa il centro della sua iniziativa in questo settore"

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Israele e il Faraone
Donatella Di CesareIsraele non può stare dalla parte del Faraone. Neppure per motivi di politica realistica. Perché Israele ha testimoniato con l’esodo dall’Egitto la possibilità di costituirsi come popolo liberandosi dalla schiavitù, ha mostrato la via della liberazione. E perciò non si può non stare dalla parte di chi sceglie questa via anche in momenti in cui, mentre la cronaca diventa già storia, si impone la riflessione.

Donatella Di Cesare, filosofa

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notizieflash   rassegna stampa
Scoperta corrispondenza segreta
fra i letterati Fallada ed Ehrenstein

Gerusalemme, 28 febbraio 2011 
 
Leggi la rassegna

Una fitta corrispondenza tenuta negli anni 1934 - 1938, fra lo scrittore tedesco Hans Fallada e il suo amico Carl Ehrenstein, è tornata alla luce. E' stata deposta per decenni negli archivi della Biblioteca Nazionale di Gerusalemme e solo oggi è stata scoperta da un giovane ricercatore assunto da poco dalla Biblioteca, che ai primi di marzo ne illustrerà al pubblico in dettaglio l'importanza. Ehrnstein era ebreo e aveva dovuto abbandonare la patria natia, la Germania, per stabilirsi in Gran Bretagna, Hans Fallada (pseudonimo di Rudolf Ditzen), dal canto suo, era un oppositore del regime nazista e dalla corrispondenza - scrive oggi il quotidiano Haaretz - emerge il suo forte senso di solitudine in una Patria ormai aborrita ai suoi occhi. Al suo scoraggiamento, aggiunge il giornale, faceva eco quello di Ehrenstein, per il quale l'esilio forzato in Gran Bretagna era molto doloroso.
 
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Pagine Ebraiche 
è il giornale dell'ebraismo italiano
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Dafdaf
Dafdaf
  è il giornale ebraico per bambini
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.