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27 aprile 2011 - 23 Nisan 5771
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Adolfo Locci
Adolfo
Locci
rabbino capo
di Padova

“Parla ai figli d’Israele e di loro: Siate santi perché Santo sono Io, l’Eterno vostro Dio” (Vaikrà 19:2). “(La Torà) Vi consacrerà e sarete santi perché Io sono l’Eterno vostro Dio” (Vaikrà 20:7). Quanto sia cambiato, nel mondo che ci circonda, il concetto di santità che spicca da questo imperativo della Torà, è palese davanti ai nostri occhi proprio in questi giorni. Rabbi Moshè David Valle (1696-1777), nel suo commento, inquadra molto bene la questione e pone l’accento sul mutamento di questo principio (Kedushà-Santità) che Rabbì Moshè Chayym Luzzatto, nell’opera “Mesillat Yesharim”, classifica come l’ultima qualità che l’individuo deve raggiungere per arrivare alla “Devekut” (attaccamento a Dio): “Non è possibile diffondere la Kedushà se non attraverso l’osservanza delle Mitzwoth che sono il “corpo” effettivo della Kedushà; e con l’afflizione umana, per mezzo di mortificazione e ascetismi, non si può guadagnare la Kedushà, perché senza l’osservanza delle Mitzwoth tutto ciò non vale nulla...è perdita di tempo e si rimane a mani vuote; e per coloro che fanno così è detto (Salmi 127:2): E’ inutile che voi vi alziate presto, che andiate a riposare tardi, che mangiate il pane dei dolori; tanto è solo Dio che da il sonno a chi gli è caro...; chi osserva le Mitzwoth non ha bisogno di afflizioni o comportamenti ascetici e la riprova sta nel fatto che la Torà ci comanda un solo digiuno durante l’anno; la non osservanza delle Mizwoth (‘avonot) è stata la causa dell’aumento di questi comportamenti”. La Torà e le Mitzwoth sono il nostro unico strumento per realizzare tale santità che è, soprattutto, Distinzione..
Alfredo Mordechai Rabello,
 giurista


Alfredo Mordechai Rabello

La fonte della tristezza è l'orgoglio. Vi è orgoglio quando uno crede che tutto ci sia dovuto. (Baal Shem Tov)
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davar
25 aprile: "Ancora difficile spiegare la Shoah"
renzo gattegna“E’ riuscito a dimostrare che il percorso per far capire l’essenza, la verità storica e la lezione morale della Shoah è ancora lungo”. Il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna al termine della Pasqua ebraica, ha commentato la scritta apparsa a Roma nel quartiere Pigneto. “Qualunque sia stata l’intenzione dell’autore, che a quanto risulta avrebbe porto le sue scuse, l’uso di una copia della scritta posta dai nazisti sul cancello di Auschwitz – ha spiegato – suscita in noi rabbia e disgusto”. Gattegna ha aggiunto: “Colpisce di questo fatto la totale mancanza di rispetto per milioni di vittime innocenti e preoccupa, d’altro canto, il contenuto delle affermazioni da lui rese pubbliche con le quali dimostra di non comprendere l’assoluta inaccettabilità di accostare e paragonare situazioni totalmente diverse”.  
I segreti della creazione
gianfranco di segniIl dibattito attorno alla teoria dell’evoluzione, a quanto pare, non accenna a placarsi. Può essere interessante leggere cosa scrisse su questo argomento Rav Abraham Isaac Hakohen Kook (1865-1935), primo Rabbino capo di Israele e uno fra i pensatori religiosi più profondi e importanti dei secolo scorso. Eccone un brano, fra i tanti, tratto da Orot HaKodesh:

Non vi è nessuna difficoltà nel conciliare i versi della Torah o degli altri testi tradizionali con una concezione evoluzionistica. Ognuno sa che qui [nella Torah] è il regno della parabola, l’allegoria e l’allusione… il vero significato di quel verso o di quel detto va ricercato nell’ambito dei segreti della Torà, assai oltre il senso piano del poema sublime che si nasconde fra quelle antiche frasi (II, p. 542)

E prima di Rav Kook, il rabbino italiano Vittorio Haim Castiglioni (1840-1911), Rabbino capo di Roma dal 1903, affrontò l’origine delle specie in Pe’er Adam (la Gloria dell’Uomo: Studi sulla creazione dell’Uomo e la sua dispersione sulla Terra, secondo il racconto della Torah e le opinioni degli scienziati della natura), pubblicato in ebraico a Trieste e Cracovia nel 1892. Eccone un breve passaggio:

Potremmo forse negare l’evidenza dei fossili trovati scavando sotto terra, che i nostri occhi hanno visto e le nostre mani hanno toccato? Potremmo contraddire la veridicità delle teorie geologiche, come ci sono illustrate dagli scienziati attraverso prove sperimentali, e dire che sono falsità? Se facessimo così, saremmo oggetto di ridicolo ai loro occhi, perché non si tratta d idee fantasiose o opinioni che si possono smentire, bensì fatti concreti la cui veridicità tutti possono constatare. Forse che il nostro rinnegarli senza prove concrete e razionali rafforzerebbe la fede nel testo biblico? (pag. 22)

Per saperne di più, si può consultare il mio articolo intitolato “La teoria dell’evoluzione e l’ebraismo”, appena pubblicato sulla Rassegna Mensile d’Israel nel numero in onore di Amos Luzzatto per il suo 80° compleanno.

rav Gianfranco Di Segni, CNR e Collegio rabbinico italiano

Qui Firenze - A lezione di Memoria col professor Collotti
collottiLa sfida della trasmissione della Memoria con un protagonista d’eccezione. In occasione di Yom HaShoah, il giorno luttuoso del calendario ebraico che ricorda le vittime dello sterminio, il professor Enzo Collotti, storico tra i massimi esperti in Italia di seconda guerra mondiale e Resistenza, sarà ospite della Comunità ebraica di Firenze per un dibattito dal titolo Leggi antiebraiche fasciste, Shoah e didattica per il Giorno della Memoria. Fulcro della conversazione, in programma domenica primo maggio alle 17 in Sala Servi, l’approccio corretto da tenere sul tema della persecuzione antiebraica perpetrata dal nazifascismo quando esponenti dell’ebraismo fiorentino sono sollecitati dall’esterno a intervenire nel ricchissimo calendario di eventi cittadini dedicati alla Memoria. Aperta a tutti gli iscritti, la conversazione con Collotti sarà un'occasione di confronto unica. “Un momento importante – spiega Bandinelli, consigliere della Comunità e moderatore della serata – per far fronte con sempre maggiore preparazione e capacità alle richieste e alle sfide della società civile. Un incontro speciale da non mancare per ascoltare uno storico di valore e rivolgere a lui le nostre domande”.  Grande amico della Comunità ebraica di Firenze, Collotti è stato recentemente insignito dall'allora presidente Daniela Misul di un attestato di benemerenza in cui si ringraziava il professore per la sua straordinaria opera di approfondimento. Un premio simbolico per una vita spesa nel segno della ricerca storica. Un impegno costante, mai venuto meno nel tempo, che ha permesso di far luce su molte vicende oscure del Novecento e contribuito a sradicare convinzioni errate e falsi miti come quello del fascismo fuori dal cono d’ombra della Shoah.
Al termine del dibattito seguiranno le preghiere di Minchà e Arvit in sinagoga è la commemorazione in ricordo dei deportati della Comunità di Firenze e dei sei milioni di ebrei morti nei campi di sterminio davanti alla lapide posta nel giardino del Tempio. Centinaia di nomi di vittime innocenti, quelli scolpiti nella pietra di via Farini, che sono monito e risposta a chi fa dell'offesa della Memoria e del revisionismo storico un esercizio quotidiano.

Adam Smulevich 


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pilpul
Lo Tsunami dell'Onu
Francesco LucreziA quanto pare nel prossimo mese di settembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite potrebbe discutere e approvare (presumibilmente, con una larga maggioranza) una proposta di riconoscimento unilaterale, “senza se e senza ma”, di uno Stato palestinese. Ciò, commenta Sergio Della Pergola, sul l'Unione informa di giovedì 21 aprile, potrebbe avere l’impatto di un vero e proprio “tzunami politico”, dal quale è necessario non farsi trovare impreparati. “Speriamo – commenta il demografo - che esistano… i meccanismi di pianificazione politica in grado di attenuare le conseguenze negative dell'ondata d'urto, e anzi capaci di trasformarla in un'ondata di energie positive. Certo non potrà valere la giustificazione udita in altre circostanze: siamo stati colti di sorpresa”.
Nel condividere appieno le preoccupazioni di Della Pergola, siamo però, purtroppo, più scettici riguardo alla possibilità di ricavare da tale evento delle possibili “energie positive”. E’ del tutto evidente, infatti, che tale proposta è concepita esclusivamente con un intento politico di delegittimazione dello Stato ebraico, senza un benché minimo desiderio di contribuire a una soluzione positiva del conflitto. Sul piano giuridico la risoluzione non potrà significare assolutamente nulla, non essendo nel potere delle Nazioni Unite “fare” o “disfare” gli stati, e non potendo mai dipendere l’esistenza di uno stato da un riconoscimento esterno, per quanto autorevole. Il diritto internazionale si basa sul principio dell’effettività, e la realtà giuridica di uno stato sovrano si fonda esclusivamente sul dato di fatto della sua esistenza, intesa come autosufficienza, autonomia e funzionalità (“affinché un ente di diritto internazionale possa dirsi sovrano, occorre che esso integri i requisiti di un’organizzazione di Governo che eserciti effettivamente e indipendentemente il proprio potere su una comunità territoriale, a nulla rilevando il riconoscimento da parte di altri stati, che è un atto privo di conseguenze giuridiche” [Cass. Pen., Sez. III, 17/9/2004, n. 49666]).
L’esistenza di Israele, per esempio, non dipende affatto, giuridicamente (come pure talvolta erroneamente si legge) dalla Risoluzione 181 del 29 novembre 1947 delle Nazioni Unite, che sancì la divisione della Palestina in due entità statali, una ebraica e una araba, ma dal suo antichissimo diritto storico, dal mai interrotto legame di appartenenza tra popolo ebraico ed Erez Israel e, soprattutto, dal fatto che lo Stato ebraico ha dimostrato nei fatti, con le proprie forze, di esistere, nonostante la contraria volontà di tutti i suoi vicini. Ciò che è accaduto per Israele, non è invece accaduto per la Palestina, e i motivi sono ben noti. Ma la Risoluzione 181, come si tende a dimenticare, prevedeva la nascita di due stati, non di uno solo, e stabiliva con chiarezza che sarebbero stati uno ebraico, l’altro arabo. Solo in seguito, con un’assurda e capziosa distorsione del concetto di ‘profughi’, l’idea è stata rimessa in discussione, e si è contestato il diritto all’esistenza di uno “Stato ebraico”. Perché, invece di pensare a una nuova risoluzione, non ci si interroga sulle ragioni del fallimento di quella del 1947? O perché, semplicemente, non si cerca una soluzione pacifica nell’ambito dello spirito della 181? Che bisogno c’è di una nuova “Risoluzione 2011”? I motivi, purtroppo, sono chiari come il sole: se la 181 auspicava una soluzione bilanciata del conflitto, nella tutela dei diritti di tutte le parti, la nuova Risoluzione stabilirà che uno Stato palestinese esisterà “comunque, a prescindere”. Non si sa su quali territori, con quali cittadini, con quali strumenti, ma esisterà. E non, purtroppo, “accanto” (come tutti vorrebbero), ma “contro” Israele (sul cui diritto all’esistenza, chi lo sa). Che bisogno avranno, le autorità palestinesi, di sedersi a un tavolo di trattativa, per ottenere qualcosa? Dovranno semplicemente ‘prendersi’, con qualsiasi mezzo, ciò che sarà già, a tutti gli effetti, ‘loro’.
Giusto, quindi, urgente cercare di contenere gli effetto deleteri dello ‘tsunami’. Ma non sarà facile, perché questa risoluzione non assomiglierà minimamente alla 181 del 1947. E non vorremmo peccare di eccessivo pessimismo, richiamando, nel cercare un possibile precedente, la famigerata Risoluzione 3379, del 1977: se questa, infatti, equiparò il sionismo al razzismo, la prossima cercherà di trasformare Israele in una sorta di “anti-stato”, abusivamente “sovrapposto” al legittimo, amatissimo stato di Palestina.

Francesco Lucrezi, storico

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Sondaggio in Egitto: Il 54 per cento è contrario alla pace con Israele
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Ha ampio rilievo sulla stampa israeliana il risultato di un recente sondaggio d'opinioni condotto in seno alla popolazione egiziana, stando al quale la maggioranza degli interpellati, il 54 per cento, si sono espressi a favore dell'abrogazione del trattato di pace con Israele. Solo il 36 per cento sono di parere opposto. Il sondaggio, condotto da un istituto di ricerche americano su un campione di un migliaio di egiziani (il margine d'errore é più o meno  del 4 per cento), indica che ancora dopo trent'anni dalla firma del trattato la pace con Israele resta molto impopolare in seno ad ampi strati della popolazione egiziana, soprattutto se a basso reddito.

 

Le notizie che giungono in queste ultime ore da quasi tutte le città della Siria sono sempre più drammatiche; forse solo molti quartieri di Damasco, oltre a quella città di Hama che Assad padre distrusse nel 1982 causando oltre 20.000 morti, sembrano essere più o meno tranquille. Le altre città sono sotto il fuoco dell’esercito alawita, la città di Deraa è assediata, e oltre alle centinaia di morti accertati, ricominciano le sparizioni tragicamente significative. “L’invio dei tank è stato deciso su richiesta dei cittadini, per proteggerli”, assicura il “riformista” Assad. »

Emanuel Segre Amar








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