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26 dicembre 2011 - 30 Kislev 5772
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l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
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rav Jonathan saks
Adolfo
Locci
rabbino capo
di Padova



Una delle domande, alla quale sono state date molteplici risposte, è perché di tutti gli avvenimenti relativi la storia di Chanukkà (i decreti dei seleucidi, la guerra di ribellione) il miracolo dell'olio è quello che ha avuto più risalto. In particolare, perché gli asmonei non si sono serviti dell'olio impuro che avevano a disposizione visto che una norma eccezionale (tumà utrà bazibur) ne permetteva l'uso. La risposta a questa domanda sta nel fatto che la dura lotta portata avanti dagli asmonei non era solamente di carattere nazionale ma soprattutto religioso-spirituale, per la libertà di compiere una mitzwà senza eccezioni. Per questo gli asmonei non combattevano di shabbat, nonostatnte l'eccezione del pikkuach nefesh (salvare la vita). Dunque, il miracolo dell'olio, può essere anche il simbolo delle ricerca dell'osservanza delle mitzwoth senza poggiarsi su possibili facilitazioni... 

Anna
Foa,
storica

   
anna foa
Non posso e non voglio accettare l'idea che la memoria della Shoah appartenga in esclusiva a noi ebrei. "E' molto difficile insegnare la memoria, se non a quelli che si possono includere nel "noi", scriveva ieri  Ugo Volli. Tutto quello che è stato detto sulla Shoah come vero e proprio spartiacque della storia recente è contraddetto da quest'idea. E non solo perché nel processo dello sterminio ci sono state altre vittime, oltre agli ebrei. Ma anche e soprattutto perché se la memoria della Shoah deve solo servire a consolidare l'identità del gruppo e ad erigere steccati verso il mondo, allora non vedo quali risposte possa dare alle nostre (cioè di tutti gli esseri umani) domande dell'oggi, che sono domande sull'inclusione, non sull'esclusione. Di esclusione, di odio verso l'altro, di barriere identitarie ce ne sono già abbastanza nel mondo, e molte di esse rivolte proprio contro noi ebrei, senza che ci mettiamo ad usare la memoria della Shoah per difenderci e consolidare gli steccati e per chiuderci nella nostra particolare identità.

davar
Qui Roma - La luce delle feste
Per due giorni le vie della Capitale sono state deserte. La maggior parte dei romani, infatti, ha festeggiato in casa, oppure, malgrado la crisi economica, in qualche luogo esotico come le Maldive. Roma, da sempre caratterizzata dal traffico incessante e dal caos metropolitano, è diventata, per poco, una città fantasma. Eppure, è bastato avvicinarsi al centro storico per vederla tornare ad essere la città eterna e caotica di sempre: traffico infinito, luci colorate e migliaia di turisti. Centinaia erano presenti ieri, in Piazza Barberini, una delle piazze più famose e caratteristiche di Roma. Qui, come ogni anno, si è svolta la tradizionale cerimonia di accensione della Hanukkiah organizzata da Habad Lubavitch. L'atmosfera è stata sempre la stessa: gioiosa e allegra.Tra la curiosità dei passanti e i balli dei bambini, sono state accese sei luci della monumentale Hanukkhià. Terminati l'accensione e i canti di rito, sono state offerte le immancabili sufganiot: una merenda diversa, in un giorno in cui la maggior parte degli italiani mangia torrone e pandoro.

Sara Pavoncello


Informazione in prima fila contro chi semina odio
Alla inequivocabile presa di posizione del Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e alla dettagliata analisi dello storico Claudio Vercelli apparse ieri su questo notiziario, la redazione sente il dovere di aggiungere qualche nota riguardo alle gravi espressioni di odio antiebraico che continuano ad apparire in rete. Questa redazione evita in genere con cura di enfatizzare e di dare pubblicità alle minacce e ai deliri razzisti e antiebraici che anonimi immettono nella rete sperando di raccogliere consensi. Suscitare un pericoloso effetto di emulazione in altre menti malate, regalare loro la visibilità di cui sono disperatamente alla ricerca prima ancora che le loro attività siano punite e i responsabili assicurati alla Giustizia è proprio l'ultima cosa che desideriamo fare. Attendiamo pazientemente che anche chi sta dietro quel sito che non si limita a riprodurre in contesti apertamente antisemiti le immagini dei collaboratori sottratte al sito della Comunità di Roma, ma sprofonda in un delirio di odio quotidiano prendendo di mira il Presidente del Consiglio, molti componenti del governo e molti altri personaggi pubblici (tutti colpevoli di essere “ebrei”, ovviamente) sia chiamato a rispondere delle proprie azioni. Non c'è bisogno di attendere, invece, per esprimere tutta la nostra solidarietà alle persone offese da queste azioni e in particolare ai collaboratori di www.romaebraica.it presi di mira. Chi lavora sul fronte dell'informazione, a qualunque titolo lo faccia, è sempre in prima fila. Se vogliamo continuare a vivere in una democrazia progredita deve essere tutelato e messo in condizione di operare con serenità, libertà e sicurezza.

gv

Qui Milano - "Il valore della stabilità"
Mi associo allo spirtito dell'intervento del vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Anselmo Calò: a mio avviso a Milano deve prevalere lo spirito comunitario, e in qualità di Consigliere UCEI di Milano mi metto anche io volentieri a disposizione in questo sforzo di trovare una via d'uscita.  Al di là delle motivazioni degli uni e degli altri, le problematiche finanziarie della Comunità sono un problema che riguarda tutti e quindi deve trovare una soluzione condivisa. E' indubbio inoltre che la particolare situazione interna ed esterna non permetterebbe vuoti di potere. Un chiarimento, una condivisione delle problematiche e delle soluzioni fra tutti, sì. Ma non a scapito della stabilità, un bene che non possiamo permetterci di perdere.

Riccardo Hofmann, Consigliere UCEI


pilpul
In cornice - Luci italiane
daniele liberanomeCosa ha di tanto particolare l'ebraismo italiano? La risposta si basa spesso su argomenti deboli, su aspetti che non sono né originali né antichi. Si citano i minhaghim e i canti sinagogali, che però sono quasi tutti ottocenteschi e non di rado suonano risorgimentali; oppure la struttura delle nostre Comunità, anche quella importata poco più di un secolo fa, e che oggi mostra tutta la sua debolezza; oppure la tolleranza religiosa, che ha permesso la convivenza fra ortodossia di facciata e riformismo di fatto, ma non ha certo sconfitto l'assimilazione; e via dicendo. Certo, possiamo percepire l'energia dell'ebraismo italiano tornando agli scritti e ai fatti di grandi del passato (da Todos del Talmud, a Ovadià Bertinoro etc). Ma c'è dell'altro. Converrebbe guardare anche all'oggettistica ebraica prodotta qui nel corso dei secoli e fino a oggi: un patrimonio davvero straordinario e originale, un connubio spesso riuscito fra arte in voga e pensiero ebraico. Visto che siamo a Channukkà, provate a cercare su Internet quante, delle Channukkiot conservate nei maggiori musei al mondo, sono italiane. Una proporzione incredibile. Volete due esempi? Date un'occhiata al Jewish Museum di New York e alla Stieglitz Collection di Gerusalemme; le channukkiot provenienti da queste parti sono tutt'altro che banali, frutto di un occhio di chi apprezza il mondo circostante ma non lo copia; piuttosto vi sa aggiungere il proprio portato culturale. Un pezzo della peculiarità dell'ebraismo italiano sta lì.
 
Daniele Liberanome, critico d'arte

Tea for two - Narcisismi
rachel silveraDa accanita sostenitrice dei telefilm made in Usa sono giunta ad una conclusione: sembra che ogni soap, ogni drama, ogni sit-com non possa far a meno del suo personaggio di religione ebraica. Ricordo ancora come ero andata in sollucchero quando a dieci anni o poco più ho assistito al matrimonio di Donna e David di "Beverly Hills 90210" celebrato al cospetto di un rabbino. Perché inutile negarlo, possiamo essere scocciati, provare un leggero fastidio, ma fondamentalmente è davvero uno spasso accendere la tv e crogiolarci nel nostro narcisismo ebraico (Woody Allen in questo è maestro). Un telefilm sempre degli anni '90 (i meravigliosi, terribili, voluminosi, grunge anni '90) che non abbiamo potuto goderci fino in fondo è stato "La tata" con Fran Drescher. Nella versione originale Fran Fine è ebrea come lo è la sua sgangherata famiglia di zie stravaganti. In Italia per renderlo più nazional-popolare Fran è diventata Francesca Cacace, italoamericana nata a Frosinone. Infatti nella puntata del matrimonio (ebbene si, uno dei momenti cult di ogni telefilm è proprio il matrimonio) ci sono una serie di battute e di comparse con la kippah che stridono un po' con il doppiaggio. L'ultimo personaggio in ordine di tempo è Schmidt, uno dei protagonisti di "New girl", la nuova serie di Fox incentrata sulla graziosa Jess, interpretata da Zooey Deschanel che qualcuno ricorderà per il film "500 giorni insieme". Schmidt, uno dei coinquilini di Jess non manca di rimarcare la sua fede ebraica con battute come " Odio il natale, significa che è appena finito Hannukkah" o si offende mortalmente quando Nick lo accusa di aver speso  40mila dollari per la festa del suo Bar Mitzvah. Schimidt è di una stupidità che sfiora il sublime e allo stesso tempo riesce ad avere trovate geniali che risollevano il morale del gruppo. La serie ora in stop per le festività ha ricevuto una A come voto dal sito http://www.tvfanatic.com e arriverà il 25 gennaio in Italia sul canale satellitare Fox. Un appuntamento da non perdere!

Rachel Silvera, studentessa

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notizie flash   rassegna stampa
Maariv - Assad pronto a fuggire in Russia
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Si legge, sull'edizione del 25 dicembre del quotidiano israeliano Maariv, che il presidente siriano, Bashar el-Assad, sarebbe pronto a lasciare la Siria per fuggire in Russia. Secondo il quotidiano, il vicepresidente siriano, Farouk al-Charah, si è recato segretamente a Mosca per discutere con il ministro degli esteri, Serghei Lavrov, i dettagli della sistemazione in Russia del presidente siriano. Citando 'fonti israeliane', il quotidiano spiega che al-Charah avrebbe proposto di rimpiazzare Assad dopo la sua partenza e presiedere temporaneamente la Siria fino a nuove elezioni. Fonti del Cremlino hanno confermato, secondo Maariv, la visita di al-Charah, senza però fornire dettagli sul contenuto del colloquio con le autorità russe. "Abbiamo visto quel che è' accaduto in Libia, dove la situazione è' molto lontana dall'essere stabile, e non vogliamo che si ripeta in Siria", avrebbe dichiarato Lavrov. 





 
 
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