Il presidente dell'Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha inviato il seguente
messaggio di cordoglio alla famiglia dell'ex presidente della
Repubblica e senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro:
Con la scomparsa di Oscar Luigi Scalfaro l'Italia perde un protagonista
della rinascita democratica del paese dopo la pagina oscura del
ventennio fascista. Uomo di profonda fede e umanità, Scalfaro aveva
impostato la sua intensa carriera nelle istituzioni, culminata con la
nomina a Capo dello Stato, nel solco degli insegnamenti e delle
direttive etico-morali di quella Costituzione repubblicana che
contribuì a redigere in qualità di membro dell'Assemblea Costituente e
che più volte si trovò a dover pubblicamente difendere contro gli
attacchi e le strumentalità. Particolarmente sensibile al tema delle
minoranze, nel corso degli anni aveva instaurato un solido legame con
la comunità ebraica arrivando ad affermare, in occasione di una visita
ufficiale alla sinagoga di Roma, che “ogni volta che la discriminazione
vi tocca o il disprezzo vi offende sono ebreo con voi”. La sua
vicinanza al popolo ebraico era stata ribadita in più circostanze
concrete tra cui l'impegno significativo assunto come fondatore e primo
presidente dell'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele,
realtà di sensibilizzazione e conoscenza che ancora oggi costituisce un
importante presidio nel cuore della vita politica italiana. Prendendo
commiato da Oscar Luigi Scalfaro, gli ebrei salutano quindi un grande
amico.
Renzo
Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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Qui Milano - La scuola del
futuro a convegno
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Un
convegno per l’innovazione didattica, per scoprire la scuola del
futuro, mentre in tutta Italia si discute come mettere le nuove
tecnologie al servizio di insegnanti e studenti. Così è nata l’idea del
convegno in corso nell’aula magna della scuola della Comunità ebraica
di Milano, che prende spunto da un’idea di Dany Maknouz, docente di
matematica dei licei, e che è realizzato da Comunità ebraica di Milano,
Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Ort, Ufficio scolastico
regionale e Fondazione scuola ebraica. “Questo numero, 5772, vuole
rappresentare uno spunto sul contenuto della tradizione ebraica, ma
anche, pensando all’anno civile in cui ci troviamo, uno spunto verso il
futuro” ha spiegato la professoressa Maknouz.
Al convegno
intervengono esperti di educazione provenienti dalle istituzioni e dal
mondo accademico, accolti dalla preside della scuola ebraica milanese
Esterina Dana. “Leggo questo momento come un passaggio importante in un
processo che è iniziato nella nostra scuola da tanti anni fa - ha
commentato il presidente della Comunità e dell’Ort Roberto Jarach - La
prima aula computer arrivò qui all’inizio degli anni Ottanta, e da
allora abbiamo sempre cercato di essere all’avanguardia. Oggi dobbiamo
continuare a lavorare per avere non solo strumenti, ma anche insegnanti
capaci di usarli”.
Un convegno che rappresenta
un momento
importante, secondo l’assessore UCEI alla scuola e alla formazione e
consigliere della Fondazione scuola Raffaele Turiel (nella foto).
“Siamo in un
periodo di transizione. Oggi abbiamo ancora i libri di testo accanto
alle lavagne interattive, ma le cose stanno cambiando in fretta e gli
strumenti didattici saranno presto diversi. Per questo, un convegno
intitolato ‘scuola del 5772’ cade al momento giusto”.
Dopo i
saluti di Luca Volonté e Agostino Miele, dirigente dell’Ufficio
scolastico regionale e dell’Istituto tecnico Gentileschi di Milano, ad
aprire i lavori è il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib con un
intervento dedicato al passaggio “Dall’oralità alla scrittura”. A
seguire il professor Luca Toschi dell’Università di Firenze guiderà i
presenti lungo un percorso che va “Dal popolo ai popoli della rete: un
paradigma verso il sistema mondo”, mentre a chiudere la prima sessione
sarà Francesca Scalabrini dell’Agenzia nazionale sviluppo autonomia
scolastica della Lombardia che si occuperà di “Tecnologia e principio
di realtà didattica”. Si riprenderà poi con una riflessione a proposito
della “Scuola del futuro? Tra tecnologia e tradizione” del professor
Pier Cesare Rivoltella (Università Cattolica Milano) e poi con “A
scuola nel sesto millennio: imparare con le tecnologie digitali”
relazione del professor Paolo Ferri (Università Bicocca Milano). A
chiudere il convegno sarà il professor Mino Chamla che parlerà di
“Informare, formare, educare: qualche riflessione critica”.
Rossella
Tercatin
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Qui Roma - Ma come posso
cantare
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Innovativo
nell'ambito delle iniziative dedicate al Giorno della Memoria lo
spettacolo realizzato dal Coro ha Kol che si esibirà questa sera alle
21 al Teatro Manzoni di Roma con “Ma come posso cantare” tratto dal
libro di Yitzhak Katzenelson “Il canto del popolo ebraico massacrato”
con adattamento letterario di Luigi Tani. Lo spettacolo è incentrato
sulla voce recitante dello stesso Tani e sulle esecuzioni musicali del
Coro ha Kol diretto dal maestro Andrea Orlando.
La voce è quella
di un morituro, atrocemente consapevole del proprio destino e di quello
del proprio popolo, un destino imminente e irrevocabile, senza
speranza. Il coro interagisce con la voce eseguendo brani tratti dal
proprio repertorio come Michtan leDavid, Aschkivenu, Ani Maamin, ma
anche brani mai eseguiti come Unter Die Churves, Elì Elì, Hamavriach.
Quest'ultimo brano sarà cantato dal coro femminile e da Michael Di
Porto.
“Il coinvolgimento delle voci bianche nel coro è una novità
e un progetto che cercavamo di realizzare da molto tempo – spiega
Riccardo Di Castro, presidente dell'associazione e corista dal 1997 –
in questo caso il brano che Michael canterà ricorda quando i bambini
del Ghetto di Varsavia si infilavano nelle strette intercapedini dei
muri del ghetto e sgattaiolavano fuori cercando di procurarsi il cibo”.
Il coro, giunto al diciottesimo anno di attività, si compone di 26
elementi.
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Qui Casale - La neve e la
luce del ricordo
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Nel
Giorno della Memoria anche la neve caduta copiosamente su Casale
Monferrato ha aggiunto qualcosa ai ricordi. Doveva presentarsi così,
bianco e silenzioso, Auschwitz ai soldati russi giunti alle soglie
dell'orrore il 27 gennaio 1944. Ma la neve non ha impedito a tanti:
cittadini, ragazzi delle scuole e amici venuti anche da lontano, di
accorrere nelle sale della Comunità ebraica, domenica 29 gennaio, per
dare il loro contributo alla Memoria.
Un contributo non solo di
vicinanza ideale con le vittime della Shoah monferrine, ma anche
concreto, visto che per la celebrazione di quest'anno la Comunità ha
voluto allestire una “Stanza della Memoria” invitando chiunque avesse
un pensiero capace di rievocare quegli anni a portarlo nella “sala
quadrata” che sorge vicino alla Sinagoga.
Un segno per rendere
evidente come siamo destinati a ereditare il ricordo e il dolore di
quegli avvenimenti, anche dopo che i testimoni diretti ci avranno
lasciato. Come fiocchi di neve si “depositano” sulle pareti della sala
gli oggetti più diversi: ci sono i due ritratti a olio del pittore
casalese Mazzoli, bellissimi e profondi, ma che purtroppo ricordano
chi, della famiglia Ottolenghi, non è riuscito a salvarsi. Ci sono le
prove delle discriminazioni frutto delle leggi razziste raccolte
dall'associazione Elisabeth Rothschild di Rivalta Bormida, c'è il
contributo degli artisti locali: Gabriele Croppi, Fernanda Core,
Camillo Francia, Silvio Wolf, Vito Boggeri, Angelo Ruga. E ci sono
sopratutto i lavori delle scuole: l'Istituto Leardi, il Liceo Balbo,
gli studenti di Occimiano, Terruggia e Morano, quest'ultimi con una
raccolta che celebra Don Michelone, il parroco di Moransengo, ma nativo
del paese del Po, recentemente nominato Giusto tra le Nazioni.
Il
Monferrato può vantare anche un'altra persona ad aver ottenuto questo
riconoscimento per aver aver messo la propria vita a repentaglio per la
salvezza di ebrei braccati dal nazifascismo. Si tratta di Giuseppina
Gusmano: a lei e a Gioconda Carmi è dedicato il bellissimo documentario
realizzato da Massimo Biglia “L'ora del tempo sognato”. In comunità se
ne è potuto vedere un assaggio: girato in bianco e nero, con un
contributo dei ragazzi casalesi chiamati ad interpretare i loro
coetanei di allora, il video ha la forza e la poesia di una fiction
cinematografica di autore e se manterrà le premesse è destinato a farsi
notare dalla critica.
Anche per questo il momento più toccante
della cerimonia ha visto protagonista la giovanissima Giulia Marino,
pronipote di Giuseppina Gusmano. Dopo che Elio Carmi e altri amici
della Comunità ebraica hanno letto i nomi di tutti le vittime della
Shoah di Casale e Moncalvo, a lei è toccata infatti l'accensione di uno
dei 7 lumi che ricordavano i 6 milioni di ebrei e il milione di non
ebrei sterminati nei campi di concentramento. Le altre lampade sono
state accese dal presidente della Comunità ebraica Giorgio Ottolenghi,
dal vicario generale del Vescovo Monsignor Antonio Gennario e da
Adriana Ottolenghi, Mauro Bonelli, Riccardo Coppo e Riccardo Calvo.
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Qui Vercelli - L'entusiasmo
dei giovani
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Ottima organizzazione e
ottimo risultato a Vercelli per il Giorno della Memoria. Lo afferma il
presidente della Comunità ebraica Rossella Bottini Treves che parla di
“grande partecipazione emotiva” da parte di tutta la cittadinanza. Le
celebrazioni si sono aperte con un incontro in Prefettura e con
relativa performance degli studenti delle scuole superiori che hanno
dato vita a numerosi flash mob in città. Dopo la visita in Prefettura
il folto pubblico presente, assieme alle autorità civili e militari, si
è spostato in sinagoga dove sono poi confluite tutte le scolaresche
prendendo parte, grazie all'impegno dei tanti volontari, a diverse
occasioni di approfondimento sulle dinamiche della deportazione
nazifascista. I nomi dei deportati vercellesi sono stati infine citati
più volte nelle vie e nelle piazze di Vercelli durante il tradizionale
mercato del venerdì mattina. “Grazie alla preparazione e all'entusiasmo
degli studenti, grazie agli insegnanti e agli organizzatori, in
particolare il regista Guido Zamara, grazie all'assessorato alla
cultura del Comune, alla Provincia e al Provveditorato – spiega Bottini
Treves – Vercelli ha potuto vivere un Giorno della Memoria
straordinariamente denso di significato e intensità coinvolgendo in
particolare i giovani, quelle nuove generazioni cui siamo chiamati a
dare in custodia il testimone del ricordo”.
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Qui Firenze - "No, tu no"
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Alle numerose e riuscite
manifestazioni indette a Firenze per il Giorno della Memoria quest’anno
si è aggiunta anche quella organizzata “per la prima volta”
dall’Archivio di Stato, come ha sottolineato Carla Zerilli, che da poco
ne ha assunto la direzione e che in questa occasione ha tenuto una
bella lezione introduttiva rivolta agli alunni del liceo statale
Galileo che affollavano il grande auditorium, accompagnati da vari
insegnanti e dal preside Elio Bruno, che ha pure preso la parola.
Infatti è stato un gruppo di alunne della classe I B di questo antico e
ben noto liceo fiorentino a collaborare, con l'insegnante Giusepina
Frisina, all’allestimento di una piccola ma valida mostra didattica
all’esclusione razziale nelle scuole fiorentine (1938-1945) e
intitolata “No, tu no”. La mostra è curata da Francesca Klein e Simone
Sartini e resterà aperta fino al 15 febbraio, anche con visite guidate.
Come ha spiegato la dottoressa Klein, ideatrice di questa iniziativa,
il lavoro è centrato sui registri, ritrovati in un deposito di
documenti dell’Ispettorato scolastico, della scuola elementare Regina
Elena in via Masaccio dove nel pomeriggio, dal 1938 al 1941, funzionò
la sezione speciale per gli alunni di “razza ebraica”, poi trasferita
nella vicina scuola Giotto. L’edificio scolastico, cui si accede da un
bel viale alberato, esiste ancora, ma ospita un Istituto superiore e
ben pochi degli stessi vecchi alunni ne hanno memoria. Il ricordo
personale è stato affidato alle parole di Lionella Viterbo, incaricata
di rappresentare la Comunità ebraica, presente anche con il consigliere
Renzo Bandinelli; il suo intervento, iniziato con un pensiero rivolto
alle insegnanti, in particolare alle sorelle Fanny e Laura Rubitscheck
che furono deportate, si è concluso con la lettura di alcuni brani,
riguardanti episodi scolastici di quegli anni, del libro I barbari del
secolo XX scritto, quando era allievo, dal fratello Leo Neppi Modona e
da poco dato alle stampe dalla casa editrice Aska. Particolarmente
significativa la commossa e partecipata presenza tra il pubblico di
alcuni ex alunni.
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Qui
Livorno - Le note della Memoria
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Grazie affluenza di pubblico
all'iniziativa, dedicata alla Memoria, svoltasi ieri al Museo Civico
Fattori di Livorno. La manifestazione, organizzata in collaborazione
con la Comunità ebraica e con il Comune, prevedeva un concerto con
lettura di brani scelti e una visita guidata all'esposizione di quadri
tra cui numerose opere di pittori ebrei livornesi. I brani musicali,
tratti da autori quali F.Mendelssohn Bartholdy, Messiaen, Sinigaglia,
Fano e Castelnuovo Tedesco sono stati eseguiti da Renata Sfriso
(violino) e Alessandra Dezzi (pianoforte). Il "Trio Romantico" era poi
completato dalla voce narrante, l'attrice Tiziana Foresti (letture da
Garcia Lorca, Primo Levi e Bashevis Singer). Nell'occasione sono
intervenuti l'assessore comunale alle Culture Mario Tredici, il
presidente della Comunità ebraica di Livorno Samuel Zarrough e il
consigliere con delega alla Cultura Gadi Polacco. Un saluto è pervenuto
anche dal Giusto tra le Nazioni Mario Canessa che, suo malgrado, non ha
potuto presenziare all'evento.
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In cornice - "Creare,
ricordare" |
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"Se
capire è impossibile, conoscere è necessario” scriveva Primo Levi, e la
conoscenza attraverso lo studio dei documenti e dei testi è possibile
anche a generazioni di distanza dalla Shoah. Ma cosa fare con il
coinvolgimento, con l'immedesimazione? Per il momento, ma ancora per
poco, la risposta sono i sopravvissuti e le loro testimonianze.
Chiunque li ascolti, non ebrei inclusi, rimane colpito dalle loro
storie, e casomai dopo decide di studiare per capire meglio quel che ha
ascoltato. Nel futuro, quindi, dovremo preoccuparci soprattutto di come
trasmettere il ricordo della Shoah a livello emotivo, considerato anche
che la Shoah diventa sempre più un “già sentito” e “un già visto”.
Potremmo affidarci ai film tipo “Il Pianista”, ma devono essere di
livello, per non finire come “Mi ricordo Anna Frank”: ho subito
cambiato canale quando ho visto un satollo Moni Ovadia, fare
l'inverosimile parte di un internato. La difficoltà nel ricreare oggi
su un set cinematografico le condizioni emotive di un lager, è che lì
la realtà era oltre ogni immaginazione. Un'altra soluzione sarebbe
attraverso l'arte, intesa come pittura/scultura. Bisognerebbe, cioè,
spingere alcuni artisti a creare opere forti e intense sulla nostra
tragedia. Per questo, non importa che l'artista abbia vissuto la Shoah;
basta che si senta immedesimato in quanto avvenne, e ne tragga
ispirazione per creare qualcosa di poco cervellotico, qualcosa che
passi il messaggio senza necessità di troppe spiegazioni di esperti,
che vada dritto al cuore, senza necessità di ricostruzioni inverosimili
della realtà. Non mancano gli artisti capaci di creare opere del
genere, e non è neppure troppo difficile stimolare la loro creatività
in questo senso. Si supererebbe il problema del trascorrere del tempo,
e si potrebbe anche creare un circolo virtuoso che ispiri altri artisti
in varie discipline.
Daniele Liberanome, critico d'arte
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Tea for Two - Alla
console |
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Il
trend è iniziato con le chiese. Chiese sconsacrate che ospitano cene e
sfilate di alta moda (la chiesa di Santo Stefano al Ponte a Firenze).
Una vecchia chiesa gotica che la catena alberghiera belga
Martin's ha trasformato in hotel con tanto di stanze accessoriate di
finestre policrome (il Martin's Patershof a Malines). Ma sopratutto ex
chiese nelle quali si anima un nuovo culto: quello del divertimento
notturno: da Milano (il Gattopardo) ad Amsterdam (Paradiso). Un
fenomeno che rispecchia un cambiamento sociale e antropologico,
converrete con me. Ma quale è il punto? Il punto è che la Parigi dalle
mille luci ha da due anni un nuovo luogo di divertimento dove i
parisienne alternativi ma riccamente provvisti di beni trascorrono le
serate. Pompon (39, rue des Petites-Ecuries), prima di essere un locale
nel quale buttarsi in pista è un dogma, era una antica sinagoga che,
probabilmente, gli unici balli che ha visto erano quelli con i sefarim
a Simchà Torah. I proprietari non hanno voluto nascondere le tracce
della precedente identità del luogo e hanno lasciato alcune piastrelle
con il Maghen David. Ora però matrimoni, chaggim e preghiere dello
Shabbath sono stati sostituiti da qualche dj set avanguardistico.
Rachel Silvera, studentessa
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notizie
flash |
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rassegna
stampa |
Israele
- Allo studio ipotesi
ferrovia tra Eilat e Tel Aviv
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Leggi la rassegna |
È attualmente in fase di
studio in Israele la possibilità di costruire una linea ferroviaria tra
il litorale mediterraneo e il Mar Rosso. Nel corso dell'ultimo
Consiglio dei ministri il premier Benjamin Netanyahu ha spiegato che
quest'opera, qualora intrapresa, permetterebbe di coprire la distanza
dal porto di Eilat a Tel Aviv (circa 350 chilometri) in appena due ore
e di trasportare merci dall'Europa all'Asia senza dover necessariamente
ricorrere a navi.
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incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
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