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18 marzo 2012- 24 Adar 5772 |
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Benedetto
Carucci
Viterbi,
rabbino
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Dovremmo
avere un volto sorridente. La nostra faccia, in effetti, è reshut ha
rabbim (proprietà pubblica). E come non si può scavare una buca nella
proprietà pubblica, perché qualcuno potrebbe caderci, così - secondo
Rav Partzovitz, rosh Yeshivat Mir - non possiamo appesantire
l'esistenza altrui con il nostro volto corrucciato.
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David
Bidussa,
storico sociale delle idee
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“Molti ebrei
di oggi sono in cerca di passato, ma ovviamente non del passato che può
offrire loro lo storico”. E’ una delle conclusioni a cui arriva lo
storico Haym Y.Yerushalmi nel capitolo finale di “Zakhor” (Giuntina
2011, p. 130). E’ un’affermazione curiosa, forse ad alcuni può apparire
impertinente, ad altri infondata, e per altri ancora offensiva.
Yerushalmi l’ha scritta 30 anni fa. “Zakhor “non è un testo passato
inosservato ed è un testo che ha avuto traduzioni in molte lingue.
Nessuno l’ha contestata. O l’ha discussa. La questione
riguarda ciò che abbiamo fatto realmente nella storia, senza che
la nostra storia si riduca alla storia dell'antisenitismo. La storia
degli uomini e delle donne, quella yom yomi, è fatta di compromessi, di
far quadrare i conti, di amarezze, di investimenti sui figli e sui
nipoti, se ci sono. In breve: una scommessa su domani e un continuo
corpo a corpo con la sorte, ciome molti con l’occhio rivolto a dove si
presentano le possibilità migliori e nel tentativo di raggiungere quei
luoghi dove provare a realizzarle, anziché rivolgerlo verso i luoghi da
dove si fugge o da cui si è stati cacciati E verso dove, comunque, si
prova spesso nostalgia, più che ira.
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Qui Firenze - Ebraismo, società e avanguardie Corso di studi e formazione al quinto incontro
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La
sfida demografica, i confini e i codici dell’identità. Si è aperta
questa mattina a Firenze, con gli interventi del rav Roberto Della
Rocca e del sociologo Enzo Campelli, la quinta e ultima sessione del
Corso di Studi e Formazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane. A fare gli onori di casa per la conclusione del corso, che ha
toccato in precedenza le realtà ebraiche di Milano, Trieste, Napoli e
Torino, il presidente della Comunità fiorentina Guidobaldo Passigli.
Presente in sala un pubblico molto numeroso e partecipe. Filo
conduttore delle riflessioni che animeranno le due giornate di lavori
la grande ricerca demografica sull’ebraismo italiano che ha da poco
preso avvio sotto la guida del professor Campelli con l'obiettivo di
dare un quadro attuale dell'esperienza plurimillenaria di questa antica
minoranza. Tra gli ospiti del pomeriggio Georges Bensoussan, che alle
18 interverrà sul tema “Antisemitismo e antisionismo, ieri e oggi.
Dall’Europa ai Paesi arabi”, mentre a seguire Saul Meghnagi e Sergio
Della Pergola terranno una lectio magistralis su “Ebraismo, società e
avanguardia: attualità, sfide e nuovi orizzonti”.
Entrambi
gli appuntamenti sono aperti al pubblico così come l’intervento
dedicato agli aspetti di finanziamento dell'ebraismo italiano che vedrà
protagonista domani mattina il vicepresidente UCEI Anselmo Calò. Sono
invece riservati agli addetti ai lavori i tre workshop (leader +
rabbini, giovani leader Yeud, dirigenti + professionali) apertisi nella
tarda mattinata odierna e il seminario per gli insegnanti e i dirigenti
delle scuole ebraiche in corso di svolgimento sotto l’egida del Centro
Pedagogico.
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Qui Trieste - "Da Mariani esempio di capacità e dedizione. Il dialogo fra realtà ebraica e città multiculturale prosegue"
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Riguardo
alle dimissioni dall'incarico di assessore alla Cultura della città di
Trieste rassegnate dal consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane e consigliere della Comunità ebraica di Trieste Andrea
Mariani, il presidente della Comunità ebraica triestina Alessandro
Salonichio ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
“Siamo
vicini ad Andrea Mariani, che tutt’oggi è Consigliere della nostra
Comunità oltre che Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, e teniamo a ringraziarlo per il lavoro svolto in questi mesi
per la nostra città”. “Mariani ha sempre lavorato per la Comunità
ebraica con grande dedizione, dando prova di esperienza e capacità.
Conoscendo le sue qualità e i suoi meriti siamo certi che la scelta di
dimettersi dall’incarico in Comune è maturata dopo un’approfondita
riflessione. Si tratta di una decisione basata su motivazioni di
carattere personale che auspichiamo non sia strumentalizzata”. “Siamo
certi – ha aggiunto Salonichio
- che la nostra collaborazione con l’Amministrazione continuerà a
essere la migliore possibile. Da parte nostra porteremo avanti, come
previsto dal nostro mandato, il dialogo con le istituzioni locali.
Riteniamo infatti di fondamentale importanza che la Comunità ebraica,
che rappresenta una delle componenti centrali di una città
multiculturale quale Trieste, continui a sviluppare un rapporto di
collaborazione e comunicazione con la società”
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Comunità ebraica su Mariani: "No a strumentalizzazioni"
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«Siamo
vicini ad Andrea Mariani e lo ringraziamo per il lavoro svolto in
questi mesi per la nostra città. Conoscendone qualità e meriti siamo
certi che la scelta di dimettersi dall’incarico in Comune è maturata
dopo un’approndita riflessione. Una decisione basata su motivazioni
personali che auspichiamo non sia strumentalizzata». Così la Comunità
ebraica, con il presidente Alessandro Salonichio, interviene sulle
dimissioni di Mariani dal referato alla Cultura. Lo fa dopo che il
pidiellino Piero Camber, ieri, aveva parlato di «Comunità umiliata»,
precisando come Mariani si fosse dimesso dalla presidenza della
Comunità stessa, alla quale attraverso la sua persona era andato anche
un «riconoscimento», salvo divenire poi il primo ex assessore della
giunta Cosolini. «Per noi - afferma Salonichio - è stato un onore
vedere un nostro esponente rivestire un incarico così prestigioso nelle
istituzioni cittadine. A quanto emerso Mariani non è stato allontanato:
si è dimesso. Non ci sentiamo affatto umiliati, e vogliamo restare al
di fuori di qualsiasi polemica di tipo politico. Come fatto fin qui,
saremo pronti a dialogare volentieri con questa e con le giunte che si
succederanno, così come con ogni altro referente istituzionale, di
qualsiasi colore». Se questa dunque è la posizione della Comunità, il
caso Mariani - le cui dimissioni peraltro da molto tempo erano
nell’aria - continua a tenere banco. Il Pdl, con Maurizio Bucci, torna
all’attacco su più fronti. «Imbarazza che Rc e Pdci, piuttosto che
analizzare le conseguenze amministrative gestionali e le gravi
motivazioni sull’accaduto», pensino «al mancato scambio e ottenimento
di poltrone e postazioni di controllo politico a favore della Sinistra
politica e della Comunità slovena», scrive Bucci: «Stando alla sinistra
estrema il comportamento del sindaco va condannato non per aver perso
una figura equilibrata, stimata, preparata e molto disponibile e
moderata, bensì per una questione di incarichi». E mentre Bucci, sulla
scelta di Cosolini di tenere per sé al momento la delega alla Cultura,
si dice «dispiaciuto che il Comune rimanga privo di un “comandante”
preparato e a tempo pieno», il sindaco intanto - in risposta ai
commenti fin qui giunti dall’opposizione - parla di «speculazioni e
strumentalizzazioni patetiche. Certo l’avvio del lavoro da parte di
Mariani ha risentito anche del fatto che non ci fosse un dirigente
d’area, se non facente funzioni, e di difficoltà di assetto interno
all’assessorato alle quali con la riorganizzazione abbiamo dato
risposta». Lega e Un’Altra Trieste parlano di Mariani come del «primo»
tra assessori pronti ad andarsene, spingendosi a citare Maurizio
Consoli? «Se lo possono sognare - replica il sindaco: «Capisco che dia
loro fastidio vedere un assessore sempre pronto sulle tematiche di
bilancio e gestione finanziaria, chiamato in più occasioni a
rappresentare il punto di vista dei Comuni nelle occasioni di confronto
con la Regione. Noi andiamo avanti, al lavoro per la città».
Paola Bolis (Il Piccolo, 16 marzo 2012)
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Davar Acher - Bersagli |
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Il
progetto di attentato alla sinagoga centrale di Milano non è stato
oggetto di grande attenzione pubblica né dai giornali, né dalle
autorità, né dal mondo ebraico. Probabilmente è giusto che sia così,
l'argomento è così delicato che non è bene “strillarlo”, per non creare
deleteri effetti di panico o di imitazione. E però merita una
riflessione seria e pacata. Bisogna partire dalla considerazione che il
piano era abbastanza serio da giustificare degli arresti, che era opera
di una persona tutt'altro che sprovveduta in materia di violenza (anzi
le fonti lo qualificano come un “istruttore”). Vale appena la pena di
precisare che la Sinagoga è una sede di preghiera, non di propaganda
politica o di reclutamento, che accoglie di solito ebrei italiani
pacati e per lo più maturi e in nessun modo costituisce un bersaglio
militare ragionevole. Non si tratta neppure di una rappresentanza dello
Stato di Israele, ma di un luogo di preghiera. Sono precisazioni
inutili per qualunque persona ragionevole; infatti neppure le
istituzioni israeliane sono bersagli legittimi di azioni militari; ma
l'ambasciata è pesantemente protetta, ma macchine di militari
stazionano da anni davanti a sinagoghe, case di riposo, scuole ebraiche
per difenderle. Tutto ciò significa che i luoghi ebraici sono bersagli
in quanto tali, che c'è un pericolo antisemita in corso talmente
continuo che si rischia di darlo per scontato, salvo risvegliarsi di
fronte all'annuncio di un pericolo imminente. Che io sappia questo tipo
di pericolo riguarda in sostanza solo i luoghi ebraici. Non vi sono
scorte davanti ai centri islamici, ma neanche alle chiese ortodosse, ai
centri turchi o spagnoli o britannici o di tutti gli altri gruppi che
sono coinvolti in conflitti. Vi è un'eccezione ebraica, di cui faremmo
naturalmente ben volentieri a meno. La seconda considerazione è
che questa minaccia non proviene (almeno non direttamente) da quei
circoli di estrema destra che negano la Shoah, dai siti che pubblicano
elenchi di ebrei o dai giornali che usano il finanziamento pubblico per
pubblicare articoli negazionisti e revisionisti. Il pericolo ormai da
decenni, dall'attentato di Roma che costò la vita al piccolo Gaj Taché,
viene da ambienti islamisti: terroristi palestinesi, loro sostenitori
arabi, servizi iraniani ecc. Costoro non fanno solo la guerra a Israele
col terrorismo in Medio Oriente e altrove (come nei recenti attentati a
diplomatici israeliani in India, Thailandia, Georgia). Dirigono la loro
violenza anche sugli ebrei in quanto tali, come nei terribili attentati
di Buenos Aires (il cui principale mandante, imputato dalla
magistratura argentina oggi fa di mestiere, non dimentichiamolo, il
ministro della difesa dell'Iran), e negli atti antisemiti che si
succedono in mezza Europa, per esempio di recente in Francia,
con l'omicidioo Halimi Non lo fanno per sbaglio, ma per una
determinazione chiara: gli slogan delle piazze arabe e le predicazioni
degli imam se la prendono con gli “Jahud”, gli ebrei come identità
religiose e storica, non tanto con l'entità politica di
Israele. La terza considerazione è che gli assassini non sono
affatto soli o isolati, che godono di ampia solidarietà nei loro fini
se non nei loro mezzi. Esiste un'opinione pubblica (di sinistra assai
più che di destra) e una stampa (di sinistra assai più che di destra,
forze politiche e sindacali (di sinistra assai più che di destra) che
non solo appoggiano la “lotta” palestinese contro Israele, ma
attribuiscono a quest'ultimo tali nefandezze da giustificare in pieno
la “resistenza” anche se esagera un pochino. Se Gaza è come Auschwitz e
“gli ebrei, dopo essere stati vittime dei nazisti, stanno facendo loro
stessi ai palestinesi quello che hanno subito”, come ha affermato in
occasione dela giornata della memoria l'esponente del'Anpi di una
località vicina a Milano, suscitando per fortuna reazioni e polemiche,
la conclusione non può che essere simile a quella che Jean Paul Sartre
trasse dopo la strage di Monaco: “Il terrorismo è un'arma terribile, ma
i popoli oppressi non ne hanno altre”. O come mi ha scritto di recente
qualcuno su Facebook, “voi sionisti dovete sparire dalla faccia della
terra”. Non bisogna pensare che gli attentatori siano pazzi isolati,
anche se spesso per certi versi lo sono. Quel che conta è la rete di
complicità materiale e anche ideale di cui dispongono. Difendere la
legittimità di Israele e delle sue azioni, smascherare le scorrettezze
e i doppi criteri di giudizio, la delegittimazione e la demonizzazione
di Israele a opera della stampa e di forze politiche, sindacali,
intellettuali (oggi più di sinistra che di destra) significa anche
difendersi da questi tentativi di violenza, renderli evidenti
all'opinione pubblica per quel che sono: atti criminali di terrorismo e
non “resistenza” o “solidarietà con gli oppressi”.
Ugo
Volli
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rassegna
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Golda in scena a Roma
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La
vita della leader israeliana Golda Meir andrà in scena al Piccolo
Eliseo Patroni Griffi di Roma dal 20 marzo all'1 aprile nello
spettacolo 'Il balcone di Golda'. L’opera, con la regia di Maria
Rosaria Omaggio, è basata sul testo di William Gibson, che detiene il
record di repliche di un monologo a Broadway con oltre tremila
rappresentazioni. A interpretare l’ex primo ministro israeliano sarà
l’attrice Paola Gassman.
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John
Demjanjuk ci ha lasciati e può stare certo che di lacrime nessuno di
noi ne spenderà, se veramente fu colui che si disse che sia stato.
Peraltro, uso com’era a farle versare alle sue vittime, insieme al
sangue di decine di migliaia di innocenti, è altamente plausibile che
non si aspettasse nessuna forma di pietas postuma, sapendo bene, marcio
nell’animo suo, che non ne avrebbe ricevuta.
Claudio
Vercelli
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L'Unione
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