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19 aprile 2012 - 27 Nisan 5772
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moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
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elia richetti Elia
Richetti,
presidente dell'Assemblea rabbinica italiana
 


Nadav e Avihu, i due figli di Aharon, vengono uccisi da Ha-Qadosh Barukh Hu perché hanno peccato per eccesso di zelo; Aharon e i due figli superstiti, che per eccesso di zelo, in segno di lutto, non mangiano la carne sacrificale, non solo non incorrono in nessuna pena, ma vengono lodati. Perché questa duplice misura? Esiste uno zelo positivo e uno zelo negativo. Quello di Nadav e Avihu, che li ha portati a decidere da soli il da farsi, nasceva da un'ubriacatura di sé, del proprio ruolo, del proprio sapere (il midrash dice che erano "ubriachi"); è uno zelo negativo, che nega valore all'altro (secondo altri Maestri, essi pensavano di saperla più lunga del loro padre e di Moshè). Ben diverso è lo zelo positivo, che nasce dal timore di essere inadeguati, che non si impone agli altri ma a se stessi. È quello che dovrebbe sempre animare tutti noi.


Sergio
Della Pergola,
Università Ebraica
di Gerusalemme


Sergio Della Pergola
Quando si leggono le molte esegesi e polemiche seguite alla recente pubblicazione sulla stampa tedesca di un testo "poetico" di Günther Grass si ha la conferma della veloce erosione in atto nella natura del dibattito civile sulla storia e l'identità dell'Europa. Negli ultimi interventi è evidente un progressivo indebolimento, fino a metterne a rischio la stessa esistenza, dei meccanismi di autodifesa che l'Europa aveva elaborato dopo l'esperienza nazifascista e la distruzione dei fondamenti morali, prima ancora che politici e socioeconomici, del continente che questa aveva comportato. Nelle società europee, forse obtorto collo, ma con una certa coerenza, si era stabilita una convenzione secondo la quale le istituzioni e le persone civili s'impegnavano a rispettare la memoria della Shoah. La maggioranza dei governi condannava il passato, sia pure attraverso un grande ventaglio di atteggiamenti, dal negare totalmente la propria responsabilità nella degenerazione della polis, fino ad assumerne pienamente le conseguenze (come nel caso della Germania). L'entrata in gioco dello stato d'Israele come nuovo attore della storia, a rappresentare l'aspirazione degli ebrei a una propria sovranità politica, suscitava reazioni di disimpegno e rappresaglia. Ogni azione o dichiarazione di Israele giudicata criticabile poteva essere sfruttata per spiegare certe pagine di storia, minimizzare o cancellare certe responsabilità, giustificare certi reati compiuti in passato ai danni del mondo ebraico. Oggi Grass è la causa occasionale di questa diffusa riflessione revisionista, che però è in atto da tempo (da Nolte a Romano). C'è chi ha condannato Grass, chi ha sostenuto che è soprattutto un egocentrico bisognoso di una platea, chi lo ha difeso aggiungendo argomenti alle sue tesi. Con un'antica locuzione discorsiva lombarda, riciclata nel dibattito politico dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, diciamo pure che Grass è un anziano pirla. Ma restano i fondamenti più profondi del ribaltamento fra colpevoli e vittime, la sfacciata falsificazione dei dati, la censura e l'alterazione selettiva delle idee altrui, il vilipendio subdolo, l'invettiva senza freni inibitori, che ci rammentano altre fasi della storia d'Europa. Il rischio reale è che a questo segua l'apologia di reato, poi l'aizzamento al reato, infine, il reato. Allora, società relativamente aperte al dibattito e alla pluralità delle idee covavano al proprio interno i germi della mostruosità. Dopo l'Italia liberale è venuto il fascismo, e dopo la democrazia di Weimar è venuto il nazismo. Anche allora, Günther Grass c'era.

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davar
Contando l'Omer - Yom haShoah
Giovedi 19 Aprile, dodicesimo giorno dell’Omer,
una settimana e cinque giorni.

L’identità ebraica, complessa e divisa, trova uno dei suoi simboli contemporanei in quello che succede oggi, Yom haShoah, in una data connessa in qualche modo alla conta dell’Omer. La rivolta del Ghetto di Varsavia, esplosa quando ormai nel Ghetto erano rimasti ben pochi ebrei, purtroppo alla fine e non all’inizio dei grandi massacri, iniziò simbolicamente la sera del Seder di Pesach e finì dopo pochi giorni, il tempo necessario ai nazisti per distruggere il Ghetto ed eliminare i focolai di resistenza. È quel giorno che venne scelto dalla Knesset, il parlamento israeliano, non da autorità rabbiniche o rappresentanti del popolo ebraico, come giorno della Shoah e della Ghevurà, dell’eroismo, dove per eroismo si intendeva quello dei resistenti armati e non di tutte le vittime. Nella complessità dei problemi legati alla Shoah e al suo ricordo fu una scelta ben precisa, che privilegiò alcuni aspetti, e se vogliamo fu ideologica e datata. Una scelta che ancora oggi rischia di dividere piuttosto che unire. Che cada proprio dentro il periodo dell’Omer, non c’è poi da stupirsi.

rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Qui Roma - La sirena del ricordo
La vita cessa temporaneamente di scorrere, compostezza totale, nei volti della gente commozione e qualche lacrima. Sono le 9 spaccate quando una sirena risuona incessante nel vecchio Ghetto di Roma. Ricorda a chi si trova nei paraggi che oggi è Yom HaShoah, il giorno in cui il popolo ebraico commemora l'orrore dello sterminio nazifascista. Tutti abbandonano la loro occupazione: chi è seduto si alza in piedi, la postura ferma e composta, mentre giornali e caffe restano sul tavolo dei mitici locali di Piazza. Scene come quelle al Portico d'Ottavia si ripetono nella loro struggente intensità in ogni città di Israele e in molti quartieri ebraici d'Europa e del mondo.
In occasione di Yom HaShoah numerose sono le iniziative che la Capitale dedica alla Memoria. Ieri sera al tramonto la tradizionale cerimonia di raccoglimento al Tempio Maggiore preceduta, al Centro Bibliografico dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, da una tavola rotonda moderata da Sira Fatucci, coordinatrice della Memoria della Shoah per l'UCEI, nel corso della quale l'assessore competente dell'Unione Victor Magiar e il neuropsichiatra Gavriel Levi hanno stimolato una profonda e lunga riflessione efficacemente declinata sul tema “quello che non ci siamo detti”.
Questa mattina invece, al Centro ebraico Il Pitigliani, un seminario nazionale dedicato all'incontro tra mondo della scuola e Yad Vashem. Organizzato in collaborazione da diversi enti e istituzioni (UIL scuola, Unione Italiani nel mondo, IRASE, Progetto Memoria, UCEI e Pitigliani), il seminario vedeva la partecipazione di docenti provenienti da tutta Italia. Obiettivo dell'iniziativa, che per questa edizione ha come titolo “Dalla memoria alla storia - Il valore degli archivi”, è quello di ragionare ad ampio raggio sulla didattica della Shoah. Tra gli intervenuti Paolo Pirani (segretario confederale UIL), Fulvio Salimbeni (Università degli studi Udine), Micaela Procaccia (Sovrintendente Beni Archivistici per il Piemonte e la Valle d’Aosta) e Iftach Askhenazy, responsabile dell’Istituto per gli studi sull’Olocausto dello Yad Vashem. Poche ore prima dell'inizio di Yom HaShoah la notizia luttuosa della scomparsa di un Testimone: Marco Spizzichino, conosciuto anche come “Pupetto”, uno dei pochissimi ebrei romani sopravvissuti ad Auschwitz. Marco e non Mario, come abbiamo erroneamente scritto ieri a causa di una svista nella consultazione degli archivi anagrafici della quale ci scusiamo con la famiglia.



Qui Roma - OSE, 100 anni al servizio del prossimo
Un'avvincente storia di assistenza, generosità e Memoria. L'Organizzazione Ebraica di Assistenza Sanitaria, ente no profit internazionale fondato a San Pietroburgo nel 1912 e con sede anche a Roma, celebra in questi giorni cento anni di attività con una mostra fotografica inaugurata ieri pomeriggio al Complesso di Vicolo del Valdina della Camera dei Deputati. Visitabile fino a venerdì 27 aprile (orario 10-18; le sale restano chiuse nei seguenti giorni: sabato 21, domenica 22 e mercoledì 25), la mostra si sofferma sui momenti più significativi della secolare vicenda dell'OSE in Italia e nel mondo. Tra gli amici che hanno voluto portare una testimonianza di saluto al taglio del nastro rosso dell'esposizione, che ha il patrocinio tra gli altri dell'Unione Europea, della Provincia di Roma, dell'Ospedale Israelitico della Capitale, di Summit, UCEI, CDEC, Associazione Medica Ebraica e Fondazione Museo della Shoah, il questore della Camera dei deputati Antonio Mazzocchi, il vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera Fiamma Nirenstein, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, il professore Daniele Garrone e il giornalista Roberto Olla. Per l'occasione la dirigenza dell'OSE Italia ha deciso di ristampare una pubblicazione storica realizzata nel 1948 subito dopo la nascita dello Stato di Israele e appena due anni dopo l'inizio delle attività della sezione italia. Un documento prezioso e ricco di interventi autorevoli tra cui quelli di Boris Tschlenoff, presidente dell'Unione OSE dal 1924, del rabbino capo di Roma David Prato, di rav Dante Lattes, del fondatore e presidente dell'OSE Italia Raffaele Cantoni e del medico Arrigo Citone. “Ognuno dei testi di questo documento – spiega l'attuale presidente dell'OSE Italia Giorgio Sestieri – testimonia la frenetica attività, la determinazione e la fattiva opera dell'OSE al servizio dell'infanzia. Un esempio illuminato, un'azione che non può essere dimenticata e che costituisce le fondamenta per i cento anni di avvenire”. L'impegno dei padri dell'OSE prosegue infatti oggi tra i suoi eredi. “Oggi l'OSE – sottolinea ad esempio Sestieri – opera in campo sanitario con il Centro di Sostegno all'Apprendimento e allo sviluppo Edoardo Della Torre, che aiuta i bambini, fin dalla prima infanzia, a superare i problemi di linguaggio e apprendimento”. In zona Marconi è poi in funzione un nido per bambini da 18 a 36 mesi e nel corso dell'anno sarà inaugurato anche un micronido per la fascia di età da uno a tre anni con strutture e soluzioni all'avanguardia nel settore, in ambienti moderni, attrezzati, gestiti da personale esperto e qualificato. Una serie di opportunità cui, ricorda Sestieri, “le famiglie più bisognose potranno come sempre usufruire gratuitamente”.

Dovere dell'assistenza

Gli ebrei d'Italia non potranno mai dimenticare la manifestazione pratica di solidarietà che hanno avuto da parte dei loro fratelli d'oltre mare per la ricostruzione morale ed economica dell'Ebraismo italiano sortito mutilato, scosso, abbattuto dalle macerie materiali e morali della guerra. Questo generoso e quanto mai commovente aiuto porto prima dai baldi soldati della Brigata Ebraica e in seguito dalle grandi Istituzioni Assistenziali ha fatto vibrare fra noi una corda che da tempo sembraa non possedsse più vibrazioni; quella dell'Unità d'Israele.
È questo uno di quei benefici che misteriosamente scaturiscono dai malefici della guerra. Essa devasta è vero, ma fa affiorare istinti che sembravano assopiti. Il prezzo è troppo grande in verità ma tuttavia è confortante poter constatare che c'è ancora da sperare nella bontà degli uomini. Senza questa spinta generosa dei fatelli ebrei, l'Ebraismo italiano non avrebbe potuto riaversi.
Si trattava di un risanamento non solo economico ma anche morale. Occorreva soprattutto rifarsi da capo e provvedere energicamente al prossimo avvenire. Chi aveva sofferto più d'ogni altro, chi avrebbe risentito forse per tutta la vita delle disastrose conseguenze della guerra erano i bambini. Denutriti, trascurati, costretti i genitori a vivere per mesi e mesi sotto l'incubo della deportazione, generati e concepiti in circostanze per lo meno anormali, essi sarebbero stati destinati a una vita grama e satura di dolori.
Una grande Istituzione è venuta in loro soccorso in tempo: l'OSE.
Sostenete l'OSE e il sorriso dei nostri piccini da voi aiutati vi conquisterà la gratitudine dell'Eterno padre dei derelitti!

Rav David Prato (Ose Italia 1948)

Qui Torino - I ragazzi che 'volarono' l’aquilone
In prossimità della Festa per la Liberazione dal nazifascismo il Centro Sociale della Comunità ebraica di Torino è stato sede della presentazione del libro di Franco Brunetta “I ragazzi che volarono l’aquilone”. All'incontro sono intervenuti il vicepresidente della Comunità David Sorani, Massimo Bubi Ottolenghi, ex partigiano, e lo stesso Franco Brunetta, maestro, storico e ricercatore.
La serata è stata dedicata alla memoria del professore Carlo Ottino, un’importante figura di riferimento della cultura della sinistra torinese, insegnante rigoroso vicino all’ambiente ebraico, scomparso di recente.
"I ragazzi che volarono l'aquilone" racconta l'emozionante avventura vissuta nel periodo 1943-45 da un gruppo di uomini e donne, che con le loro scelte difficili e sofferte hanno contribuito a cambiare la storia dell'Italia del Novecento. L’opera, di grande valore storiografico, analizza luci e ombre della Resistenza e mette in campo temi scottanti, come le relazioni, a volte conflittuali, tra gruppi partigiani con ideologie politiche diverse, in particolare gli screzi tra le formazioni garibaldine e quelle di Giustizia e Libertà.
Il libro si presenta come un’indagine sulla vita e sulle scelte di un uomo in particolare, Bruno Tuscano, un soldato calabrese che dopo l’8 settembre dovrà decidere da che parte stare. Sceglierà la lotta partigiana e diventerà comandante dell'unica formazione giellista in terra garibaldina. Durante un rastrellamento Bruno e i suoi compagni vengono catturati. Bruno viene condotto a San Maurizio Canavese e poco prima di essere fucilato avrà modo di incontrare altri prigionieri, tra cui il nonno di Franco Brunetta. È proprio attraverso le memorie e i racconti del nonno e del padre attorno alla figura di questo giovane eroe, che Franco deciderà di intraprendere un percorso di ricerca storiografica attorno a questa vicenda.
David Sorani parla di questo libro come di 'una storia nella storia': “Leggendo il libro – afferma – si ha la sensazione di partecipare pagina per pagina alla ricerca storica, attraverso una sorta di dialogo ideale con l’autore. Il lettore perciò è portato ad immedesimarsi sia nei personaggi sia nell’autore-ricercatore”. Per Sorani l'opera di Brunetta è quindi una testimonianza preziosa in cui la Resistenza "è rappresentata nella sua coralità".
Emozionato Massimo Ottolenghi, che afferma: “È con commozione e affetto che mi sono trovato a rileggere alcune pagine del libro di Brunetta, che io non definisco storico, ma cronista meticoloso e scientificamente organizzato. Io stesso, attraverso la sua opera, ho rivissuto e completato i miei ricordi. Sono stato un partigiano cospiratore e nella vita di cospirazione si operava come una piccola tessera di un grande mosaico, senza capire completamente il disegno storico in cui si era inseriti. Leggendo le pagine di Franco mi sono trovato a ricucire momenti che non avevo capito, a rendermi conto di quali romanzeschi episodi ci vedevano inconsciamente protagonisti". Ottolenghi parla poi di 'tragedia nella tragedia' per definire le divisioni interne ai gruppi partigiani, a causa di ideologie esasperate.
Conclude Franco Brunetta, sottolineando l’importanza fondamentale di questa esperienza di storico e di ricercatore. L’input per la ricerca nell’ambito della Resistenza lo deve sicuramente al padre, che è stato a sua volta partigiano e che gli ha sempre raccontato in modo sincero il bello e il brutto di quegli anni.
Uno degli obiettivi di questo libro era sottolineare l’aspetto corale dell’esperienza partigiana. Il titolo stesso dell’opera, che poi è una sgrammaticatura, fa riferimento a un aquilone, che non era altro che il distintivo a punta in su, una specie di aquilone appunto, che veniva cucito sulla manica sinistra dei membri delle formazioni partigiane. “Tutti parteciparono, tutti volarono l’aquilone”, spiega Brunetta.

Alice Fubini


pilpul
Disposizioni
Il Tizio della SeraIl Tizio apprende da un suo amico che può criticare certe scelte del governo Netanyahu solamente se va a vivere in Israele. Il Tizio fa presente al suo amico che la considera un'esagerazione. Apprende che è esagerato considerarla un'esagerazione, e che comunque può dire che è un esagerazione solo se va a vivere in Israele. Il Tizio si informa se esista la possibilità di rimanere in Italia dove lo legano la domenica sportiva, le puntarelle e il pesto alla genovese che in Israele non sanno fare perché usano del basilico che arriva dalla Georgia. Gli viene risposto che può dire certe cose violente sul basilico solo se fa l'Alyà. Il Tizio chiede all'amico se sia possibile rimanere in Italia e nel frattempo dire che in Israele sanno fare bene solo i dolci. Gli viene risposto che può rimanere in Italia solamente se nel frattempo va a vivere in Israele. Il Tizio vuol chiedere al suo amico che tipo di amico sia, ma si sveglia perché era un incubo. Giorni dopo racconta a un suo amico questo incubo e il suo amico gli risponde che non capisce perché lui lo chiami incubo.

Il Tizio della Sera

Un'immagine inaccettabile
L’immagine che è apparsa sui giornali del tunisino rimpatriato con il nastro adesivo alla bocca è veramente indecente. Perché, se è vero che uno Stato ha tutto il diritto di decidere la propria politica migratoria, altrimenti non si può dire sulla sospensione dei diritti più elementari. Per questo sarebbe bene aprire un’ulteriore riflessione sui diritti degli immigrati, anche irregolari, in Italia, i quali troppo spesso, trovandosi nell’illegalità, subiscono abusi e finiscono a vivere in condizioni disumane. Se non c’è quindi da scandalizzarsi nel dire che è giusto che gli immigrati clandestini facciano ritorno al proprio paese, allo stesso modo  bisogna avere il coraggio di denunciare le drammatiche condizioni di vita che spesso gli immigrati sono costretti a sopportare. Una situazione a cui una democrazia avanzata non può certo rimanere indifferente.

Daniel Funaro, studente

notizieflash   rassegna stampa
Netanyahu nella lista di Time   Leggi la rassegna

Nella lista dei personaggi influenti che pubblica annualmente la prestigiosa rivista inglese Time figura anche Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Di fianco all'articolo, una colonna di elogi rivolti al premier israeliano, da Eric Cantor, membro repubblicano del Congresso. Il primo ministro è stato definito una delle icone più rappresentative dello Stato israeliano, per le sue capacità di "trasformismo" politico e la sua determinazione. Netanyahu era già stato inserito nella lista nel 2011, ma l'articolo in suo onore era decisamente meno lusinghiero.


 
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