se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai  click qui

27 aprile 2012 - 5 Iyar 5772
linea
l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
linea
rav arbib Alfonso
Arbib,
rabbino capo
di Milano 


Nel primo capitolo dei Pirkè Avòt che abbiamo cominciato a leggere lo scorso shabbàt, Rabbàn Gamlièl dice: "Procurati un maestro e allontanti dal dubbio", cioè se hai dubbi, poni le domande al Maestro e ciò ti permetterà di avere una risposta ai tuoi dubbi. In questa mishnà di Avòt c'è un invito esplicito ad allontanarsi dal dubbio e questo invito sembra in contraddizione con una diffusa lode del dubbio molto di moda nella nostra epoca. In realtà il dubbio ha due aspetti, uno positivo e uno negativo. Il dubbio innanzitutto è segno della capacità di porsi domande e di pensare, ma anche coscienza dei propri limiti come essere umano. Sono molte le domande che rimangono senza risposta. Rav Soloveitchik diceva che siamo simili a una persona che vuole descrivere un quadro guardandone solo un particolare. Il dubbio positivo è una continua ricerca di risposte che però può rimanere insoddisfatta. È invece negativo porsi domande senza cercare risposte, è negativo crogiolarsi nel dubbio considerando questo un segno di superiorità intellettuale. Questo atteggiamento rischia di essere anche un atteggiamento di comodo; dire che non ci sono risposte, soprattutto in campo halakhico, può essere un modo di non assumersi responsabilità.

Laura
Quercioli Mincer,
 slavista



laura quercioli mincer
Il grande storico della Shoà Yehuda Bauer addita, fra le cause dell’affermarsi velocissimo e univoco del nazismo in Germania, la sua diffusione, “singolare” nel contesto dell’epoca, fra le classi intellettuali. Possiamo quindi tirare un sospiro di sollievo alla notizia che il partito di Marine Le Pen è il primo, ma non fra i professori, bensì fra gli operai francesi?
davar
Contando l'Omer - La misura del tempo
Venerdi 27 aprile ventesimo giorno dell’Omer,
due settimane e sei giorni

Oggi i nostri calcoli si basano quasi tutti sul sistema decimale; solo da poco la rivoluzione informatica ha introdotto il sistema binario, a due cifre. Eppure continuiamo ad avere quasi senza accorgercene un altro sistema di misura molto antico, basato sul sei, che usiamo per gli angoli e soprattutto per il tempo (secondi, minuti, ore della giornata). La storia biblica della creazione aggiunge una cifra al sei, che indroduce in una nuova dimensione nella quale il tempo - i giorni della settimana - è scandito e sacralizzato. I diversi sistemi si combinano in vario modo dando luogo a numeri significativi, ciascuno con il suo valore. La conta dell'Omer che arriva a 49, sette multipli di sette, e si chiude al 50° giorno (entrambi citati nello stesso brano di Waiqrà 23) combina evidentemente il 7 al quadrato e un multiplo di 10, la metà di 100. Si possono suggerire diverse spiegazioni per la scelta di questo numero come misura della distanza tra libertà fisica e legge e rivelazione. Una per cominciare: 5 e 10 sono misure umane (le dita della mano), 7 è misura della presenza divina (la creazione). Le due cifre combinate sono l'incontro tra l'uomo e il suo Creatore.

rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma - twitter @raviologist

Qui Ferrara - Il Festival e l’omaggio a Bassani
A cinquant’anni dalla pubblicazione del Giardino dei Finzi Contini la Fondazione Meis-Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah dedica la Festa del libro ebraico di Ferrara a Giorgio Bassani, l’autore che ha saputo raccontare in modo inarrivabile la realtà del mondo ebraico stretto nella morsa della persecuzione nazifascista. Per tre giorni, dal 28 aprile al primo maggio, si susseguono dunque incontri e altre iniziative dedicate a uno degli scrittori più amati dal pubblico e dalla critica. Perno delle iniziative, un’importante mostra che, nelle belle sale da poco inaugurate del Museo, ripercorre le fortune del Giardino dei Finzi Contini e il suo impatto sullo scenario culturale italiano. Intitolata “Che bel romanzo” (le parole pronunciate dal protagonista senza nome del libro nell’ultima frase, prima dell’Epilogo) e organizzata dalla Fondazione Meis in collaborazione con la Fondazione Cdec-Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, l’Istituto di storia contemporanea di Ferrara e le Teche Rai con il patrocinio della Fondazione Corriere della sera, è stata ideata da Raffaella Mortara, consigliere della Fondazione Meis e vicepresidente della Fondazione Cdec, che ne ha seguito la realizzazione con passione e grande determinazione. Obiettivo, comporre un quadro a tutto tondo di un momento irripetibile della letteratura italiana.
Raffaella Mortara, come nasce l’idea di dedicare una mostra all’accoglienza riservata dal pubblico e dalla critica italiana al Giardino dei Finzi Contini?
A cinquant’anni dalla pubblicazione del romanzo era inevitabile che la Fondazione Meis si occupasse di Bassani. La scelta di concentrarsi su questo tema è nata però da un intreccio di casualità. Quando a dicembre mi è stato affidato l’incarico di lavorare su Bassani avevo pensato a un lavoro tutto diverso, più visivo, legato al film di De Sica, con bozzetti di scena e costumi. Il Museo del cinema Torino però non ne disponeva. Intanto, a metà gennaio, mentre era in corso al Meis la mostra inaugurale, una delle guide del Touring club che ci assisteva è arrivata con enorme pacco di libri tra cui i due volumi della professoressa Porzia Prebys pubblicati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Ferrara con il supporto del Comune. Uno conteneva la bibliografia integrale delle opere dell’autore e un altro l’enorme bibliografia su Bassani.
Un incontro fortunato.
Senz’altro. In una sera di neve mi sono messa a sfogliare questi volumi e sono andata al ’62. Scopro così che in un solo anno il Giardino dei Finzi Contini è stato recensito più di trecento volte e che a scriverne sono state tantissime firme eccellenti - da Montale a Oreste del Buono, da Bo a Fortini a Asor Rosa - e che la stessa stampa ebraica se n’è occupata ampiamente. La mattina dopo chiamo il Cdec e scopro che molti articoli sono disponibili. Così prende il via il progetto che, con l’aiuto dell’architetto Monica Bertocchi che cura l’allestimento, si struttura in un grande mosaico che attraverso citazioni e pagine originali ricostruisce l’accoglienza riservata a Bassani dai media italiani.
Non dev’essere stato facile recuperare il materiale necessario.
Alla fine abbiamo selezionato, anche con la collaborazione di Sharon Reichel, sessantacinque articoli che rispecchiano la grande varietà delle testate che allora si occuparono di Bassani. Il dato singolare è infatti che ne parlarono sia le grandi testate sia periodici quali il Bollettino dell’Ordine dei medici, La settimana Incom, Oggi o Annabella. E’ arrivata così una pioggia di materiale assolutamente variegato e straordinario che spazia dalle interviste a Sofia Loren che commenta il romanzo alle sperticate lodi di Soldati, dall’ostracismo di Pasolini, che peraltro aveva collaborato alla scrittura della sceneggiatura della Lunga notte del ’43, alle immagini quasi preveggenti di Bassani con Vittorio De Sica, che qualche anno dopo doveva girare il film tratto dal libro. E’ lo spaccato, vivido e immediato, di un’Italia per tanti versi non molto differente da quella di oggi.
La mostra non si esaurisce però in un collage di pagine di giornale.
È una parte importante, che si può visionare sia sotto forma di stralci apposti in grande formato alle pareti sia in versione integrale ai computer a disposizione dei visitatori e in pagine riprodotte in facsimile. Vi sono inoltre gli importanti materiali forniti dall’archivio della Fondazione Bassani presieduta dalla figlia di Giorgio, Paola: le sceneggiature successive del film, dalla prima dell’autore a quella che sarà effettivamente utilizzata, manoscritte, in dattiloscritto e bozze che sono le più sofferte, dense di correzioni. E si segnalano le bellissime immagini di scena messe a disposizione da Lino Capolicchio, il protagonista senza nome del film.
Qualche scatto particolare?
Si possono vedere i provini delle foto e alcuni inediti: Capolicchio e Fabio Testi davanti al muretto del castello o in bicicletta, lui e Dominique Sanda vestiti da tennis, lei di tre quarti con uno strano cappello che sembra un ventaglio nero, il ponte sul Po con De Sica sulla seggiola da regista. Emozionanti... C’è anche il viaggio in Israele per la presentazione del film a Gerusalemme. Le foto ci rimandano De Sica e Capolicchio con la kippah al Muro del pianto e un loro ritratto con il premier Golda Meir. E’ una vera e propria macchina del tempo che ci regala un incredibile tuffo nel passato anche grazie alla lettura integrale del Giardino dei Finzi Contini, andata in onda su Radiotre, che sarà diffusa per tutta la durata della mostra.
I giornali dell’epoca ci mostrano che il 1962 è un anno denso di avvenimenti. Un crocevia della storia?
È un anno incredibile, che vede profonde trasformazioni, ed è un aspetto che mi ha colpito fin dall’avvio delle ricerche. In 12 mesi nasce in Italia il primo governo di centrosinistra guidato da Fanfani, Segni è eletto presidente, si approva la legge che porta l’obbligo scolastico a 14 anni, scoppiano i primi grandi scioperi, inizia la guerra del Vietnam, scoppia la crisi dei missili di Cuba, si proclama l’indipendenza dell’Algeria. Nello stesso arco di tempo muore Marylin Monroe, esce il primo disco dei Beatles, la Ciociara vince l’Oscar.
E nello stesso anno il Giardino dei Finzi Contini segna una profonda svolta nella letteratura italiana.
Certo. Mi ha colpito, di recente, che l’Introduzione alla letteratura italiana realizzata dalla Oxford University Press si apra proprio con il Giardino dei Finzi Contini, cui dedica ampissime citazioni, e dipani tutta la nostra storia letteraria in relazione a quest’opera considerandola una vera rivoluzione. D’altronde non dimentichiamo che fu un vero e proprio best seller. L’ultima delle recensioni, a dicembre sulla Stampa, parla di 200 mila copie vendute da febbraio: una cifra che per l’epoca è uno sproposito.
Come si spiega questo grande successo?
C’è una doppia lettura. Vi è un piano più profondo, storico, sofferto, ma al tempo il Giardino dei Finzi Contini è un gran romanzo d’amore. E questo il pubblico allora lo percepisce e risponde con una voglia di conoscere e di leggere che forse oggi noi abbiamo perso.
Qual è la reazione del mondo ebraico italiano?
Dimostra di essere una realtà estremamente vivace e capace di dibattito, che mostra capacità di discutere e confronto. Guido Ludovico Luzzatto stronca il romanzo sostenendo che manca di rispetto nei confronti di quanto è stato, ma per il resto le recensioni sono ottime.
Cosa ci può dire oggi Giorgio Bassani?
Ci restituisce, dall’interno, il respiro di un mondo. Oggi la secchezza del linguaggio spesso traduce una profonda superficialità. Nella narrazione di Bassani il microcosmo ebraico ferrarese torna a noi attraverso il gusto del dettaglio e la profondità di un racconto che procede per cerchi concentrici: la realtà esterna, le leggi razziali, la città dentro e fuori le mura, la grande casa di famiglia, il campo da tennis, la stanza di Micol e i suoi oggetti. E’ un imbuto in cui si sprofonda in modo inesorabile.
Il catalogo che accompagna la mostra è ricco di ringraziamenti per chi ha contribuito alla sua realizzazione. Vogliamo ricordare alcuni soggetti?
La Banca Generali, che ha sostenuto con generosità la mostra e, tramite la sua divisione Emilia Romagna, ha reso possibile la realizzazione nel cortile del Meis di un piccolo giardino intitolato a Bassani che sarà utilizzato per presentazioni e incontri. Un grazie di cuore alla città di Ferrara che anche attraverso le sue massime cariche istituzionali – il Comune, la Provincia, la Regione, l’Università, l’Istituto di storia contemporanea – ha dimostrato sempre una grandissima disponibilità e attenzione nei confronti del nascente Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah. Un grazie da amica a tutta la mia squadra, che ha lavorato con me, supportandomi e sopportandomi.

Daniela Gross - twitter @dgrossmoked  Pagine Ebraiche, maggio 2012

Clicca qui per vedere il programma integrale della Festa del libro ebraico in Italia

Moked 5772 - Protagoniste o comparse?
Il ruolo della donna nel mondo ebraico oggi

Quest’anno al centro del tradizionale appuntamento primaverile organizzato dal dipartimento Educazione e cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sarà il ruolo della donna nel mondo ebraico. Il Moked alternerà relatori italiani e internazionali, spettacoli e conferenze, lezioni e dibattiti. A fare gli onori di casa sarà il direttore del dipartimento, rav Roberto Della Rocca. Prevista anche la partecipazione del rabbino capo di Torino Eliahu Birnbaum, e di quello di Padova Adolfo Locci. Accanto a loro tante donne impegnate in diversi campi, dalla giornalista israeliana Bambi Sheleg a Yarona Pinhas, scrittrice e studiosa di mistica ebraica, dall’artista Jacqueline Nicholls, a Renanà Birnabaum, rabanit di Torino e insegnante di letteratura ebraica e poi Daniela Ovadia, giornalista scientifica. Tutte loro e molte altre si ritroveranno insieme sul palco del talk show di domenica sera “Tutte le sfumature del rosa” condotto da Daniel Fishman. Da segnalare anche un seminario di Torah La’am, metodo per rendere accessibile a tutti lo studio della Torah tenuto da Raphael Zarum della London School of Jewish Studies, e poi lo spettacolo teatrale Il mare in valigia della giovane regista Miriam Camerini. Spazio anche a chi dell’impegno ebraico al femminile ha fatto la propria missione, con la tavola rotonda Adei-Wizo: 85 anni di presenza ed impegno.
“Il Moked sviluppa una possibilità di socializzazione in campo ebraico per gente di estrazione diversa rappresentando, nel rispetto della sensibilità dei partecipanti - conclude rav Della Rocca - Le attività culturali tese a rafforzare e a preservare l’identità ebraica, e non solo a intrattenere, dovrebbero costituire il collante più forte di fronte alle frammentazioni dell’ebraismo italiano. Il coinvolgimento simultaneo di intellettuali di varia estrazione costituisce il veicolo più forte per una valorizzazione delle differenze e un costruttivo confronto. Tale scambio culturale, oltre che a ridefinire l’identità ebraica italiana, contribuisce a dare voce e autorevolezza alle nostre strutture anche nei confronti della società circostante. Una volta il Moked rappresentava anche un momento di incontro per i leader delle istituzioni ebraiche. Il fatto che non sia più così deve spingerci a riflettere su come le "politiche comunitarie" siano sempre più scollate da certe riflessioni sulla nostra identità, sulla nostra cultura, sulla nostra missione e sugli obiettivi ‘essenziali’ da raggiungere”.
“Il numero degli iscritti a questo Moked primaverile è sensibilmente più basso rispetto alle cifre degli scorsi anni, e alla riduzione quantitativa dei partecipanti si aggiungono altre novità degne di attenzione: la scarsa partecipazione degli iscritti della Comunità di Roma, la cui massiccia presenza fino a pochi anni fa destava invece in qualcuno la preoccupazione che l’UCEI spendesse troppe risorse per Comunità più grandi a scapito delle più piccole e una maggiore presenza, in percentuale, di iscritti di altre Comunità e soprattutto di Milano. Ritengo sia doveroso e utile da parte di tutti noi, me per primo, riflettere su questo dato”. Non si nasconde dietro a un dito rav Della Rocca, spiegando le difficoltà dell’organizzazione del Moked 5772 di Milano Marittima, tradizionale appuntamento Dec che alterna svago e momenti di confronto. Al contributo di alcuni fattori come la contiguità con Pesach, la coincidenza con la Festa del Libro ebraico di Ferrara e la crisi economica, secondo il rav va ad aggiungersi una difficoltà più generale. “Purtroppo non è solo il Moked a essere in crisi: quella della partecipazione è una dura battaglia che le istituzioni ebraiche si trovano a combattere, per stimolare, mantenere e magari incrementare il coinvolgimento degli iscritti alle attività locali o nazionali. E penso che ad aggravare la situazione ci sia anche l’invasione del “politico” nella cultura. E’ vitale, viceversa costruire oggi uno spazio di approfondimento libero dalle contaminazioni politiche. Resto altresì convinto che queste occasioni dimensione nazionale con scadenze precise possono stimolare senza preclusioni verso alcuno il confronto fra diversi modelli di vita e di cultura ebraica”.


Qui Casale - Applausi e commozione per l'opera di Biglia
La commozione prende per un momento una intera città, mercoledì 25 aprile, appena si riaccendono le luci del Teatro Municipale. Sale un applauso che sembra poco convinto solo perchè le mani di molti dei 500 spettatori sono impegnate a cercare un fazzoletto. Per un'ora il teatro casalese, trasformato in un cinema, ha materializzato una vicenda di ben 60 anni fa, ma molti si sentono come se quel lieto fine rigurdasse anche loro e non solo perchè molti dei protagonisti siedono in platea o hanno visto sullo schermo il loro bambini vestire i panni di un bambino ebreo che oggi è già nonno.
Sono appena scorsi i titoli di coda de “L'ora del Tempo sognato”, il docu-film sui fatti che tra il 1942 e il 43 coinvolsero Gioconda Carmi e Giuseppina Gusmano. Il regista Massimo Biglia descrive un gesto eroico: il salvataggio di una decina di bambini ebrei dell'orfanotrofio di Torino, sfollati a Casale e sotto la custodia di Gioconda Carmi che nel momento più pericoloso della guerra Giuseppina decise di ospitare a casa propria, adattando la sua abitazione in Salita Sant'Anna a scuola, dormitorio e mensa. Ma la commozione non è dovuta a questo: è il modo in cui Biglia ci trasmette la semplicità con cui una persona normale è capace di fare la scelta giusta (“e se fossero figli vostri?” chiede Giuseppina per convincere i vicinidi casa). E poi ci sono i luoghi e le persone scelti dal regista che ha fatto una scelta narrativa coraggiosa: quella di una ricostruzione “emotivamente” e non “storicamente” dettagliata. Gli attori sono persone che i casalesi incontrano tutti i giorni, bambini delle scuole compresi (tra di essi anche la nipotina di Giuseppina Gusmano) tutti i luoghi sono riconoscibili e nessun grafico è intervenuto a cancellare i segni del contemporaneo. Non c'è Spielberg alla macchina da presa, anche se Giuseppina Gusmano è tra i Giusti per le Nazioni come Oscar Schindler, ma l'effetto è ugualmente toccate per chi è al Municipale. Ci si rende conto che è successo a pochi metri da qui, a persone che conosci o che avresti potuto conoscere.
E' davvero più che un documentario: è “un'ora del tempo sognato”, come recita il titolo mutuato da un testo di Fiorella Mannoia. Certo il sogno è reso più concreto dai tanti contribuiti: dai testimoni di allora, come quelli sapidi di Emanuele Pacifici, il discolo eternamente in castigo che attraversando la Piazza Castello si mette a fare amicizia con un soldato tedesco. E poi ancora Dirce, figlia della Gusmano, presente sia sullo schermo che in sala. Tra gli attori segnaliamo le due protagoniste, Anna Volta e Maddalena Greppi, la voce narrante di Mario Brusa, Paolo Zavattaro, Emilio Bonelli, ma c'è anche il contributo del Coro dell'Opera dei Ragazzi di Erika Patrucco e le musiche di Giulio Castagnoli.
Al di là delle considerazioni artistiche la giornata merita una cronaca particolare già per la data: il 25 aprile: il giorno della Liberazione che per le Comunità Ebraiche Italiane significa anche la fine delle persecuzioni nazifasciste. Giorno che per un caso piuttosto unico del calendario ebraico quest'anno coincideva anche con il 64 anni della fondazione dello stato di Israele e questo ha dato alla giornata un importante valore istituzionale. Il Film è stato è realizzato dall’Associazione Culturale “C’era una volta” di Villamiroglio in collaborazione con la Comunità ebraica, il Comune di Casale, Monferrato TV e le Fondazioni CRTO e CRAL. Enti e istituzioni ben rappresentati in sala.
Ad aprire l'incontro, ricordando l'importanza di ciò che stiamo per vedere è la professoressa Betti Massera. Dopo la proiezione tocca al sindaco di Casale Giorgio Demezzi rompere la commozione per ringraziare e premiare il regista per “Il senso di altruismo, di amore e di speranza emersi. Sentimenti che allora come oggi dovrebbero animare i cuori delle persone”.
Con gli occhi lucidi Claudia De Benedetti, vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, prende ispirazione dal film per alcuni toccanti ricordi personali della sua famiglia alla ricerca della salvezza nel Monferrato e omaggia il regista di una medaglia coniata per i 450 anni dall’arrivo degli ebrei a Casale. Altro riconoscimento lo dà il sindaco di Villamiroglio Paolo Monchietto decisamente fiero del suo concittadino.
La tristezza del passato si trasforma in un allegra speranza del futuro quando, il regista, tutti i bambini, Dirce Gusmano e il cast sono saliti sul palcoscenico per un applauso che questa volta non aveva niente da invidiare alla notte degli Oscar.
Tutto questo fa pensare che ci saranno altre occasioni per vedere “L'ora del tempo Sognato”: una seconda presentazione del docu-film è prevista prossimamente nelle scuole casalesi e poi al CDEC di Milano e nei licei di Ferrara.


Qui Casale - Alla scoperta dei Giardini della Vita
Il recente restauro del Cimitero ebraico di Moncalvo ha riportato l'attenzione del territorio su un angolo intimo e suggestivo della propria storia e posto l'accento su un patrimonio culturale poco conosciuto ma accessibile a tutti: quello dei luoghi della memoria che per secoli hanno accolto i membri delle fiorenti Comunità ebraiche monferrine. 
Basta un giro di un quarto d'ora nel cimitero ebraico di Casale Monferrato per rendersi conto che molti dei nomi sulle lapidi sono legati alla storia cittadina e questo nonostante una intera generazione distrutta dalla Shoah non abbia trovato sepoltura. 
È nato con queste premesse “I giardini della vita” l'incontro programmato per domenica 29 aprile 2012 alle 16,30 nella Sala quadrata della Comunità ebraica di Casale Monferrato: un viaggio alla scoperta dei Cimiteri ebraici nella zona.  Ce ne sono più di quanto si pensi anche se di alcuni rimane poco: ricordiamo tra gli altri Asti, Nizza Monferrato, Alessandria, Vercelli.
 Per parlarne e raccontare i tanti progetti i riapertura e recupero si ritrovano alcuni dei più noti studiosi della storia ebraica locale coordinati da Victoria Acik: Lucilla Rapetti, Pier Franco Irico, Aldo Perosino, Giulio Bourbon, Andrea Milanese, Stefano Martelli e Daniele Muzio.
Oltre a permettere la scoperta di particolari inediti, saranno raccolte le prenotazioni per visite guidate ai Cimiteri di Casale e Moncalvo.
 
Ingresso libero, per informazioni tel 0142 71807


pilpul
La memoria dei luoghi
Anna SegreInteressante iniziativa nella circoscrizione 8 di Torino domenica scorsa in vista del 25 aprile: quattro “percorsi della memoria” in luoghi significativi, guidati da insegnanti e alunni delle scuole locali, che hanno allestito per l’occasione anche mostre, spettacoli, concerti: tra questi luoghi la sinagoga, con il coinvolgimento dei ragazzi della scuola ebraica; poi la stazione Porta Nuova da cui partivano i treni dei deportati, la caserma Lamarmora, luogo di tortura e sopraffazione, e infine le vicende di una fabbrica per raccontare il coinvolgimento della classe operaia nella lotta di Liberazione: gli scioperi, l’occupazione nell’aprile ’45, una stamperia clandestina nei paraggi. Quest’ultimo percorso mi incuriosisce particolarmente non solo perché è gestito dai miei allievi (magistralmente coordinati dalla collega di storia), ma anche perché la fabbrica si trova proprio di fronte a casa mia, eppure non avevo mai avuto occasione di conoscere tutte le vicende che la riguardavano: non sempre ci rendiamo conto di quanta storia si sia svolta nei luoghi che attraversiamo pigramente tutti i giorni.
Capita anche, però, che la memoria dei luoghi giochi brutti scherzi e suggerisca accostamenti forzati: se in Val di Susa c’è stata le Resistenza non è detto che chiunque resista contro qualcuno o qualcosa (per esempio un treno) in quella valle diventi automaticamente un partigiano; eppure il 25 aprile si sono sentiti cori e slogan di questo tenore. Per fortuna la TAV è un argomento su cui gli ebrei e le Comunità ebraiche in quanto tali non hanno nulla da dire, e miracolosamente, a quanto mi risulta, nessuno ci ha tirati in ballo. Quindi mai e poi mai vorrei rompere questo magico silenzio iniziando una discussione nel merito della questione TAV sì o no (su cui non ho neppure un’opinione ben definita). Mi limito a dire che questi accostamenti forzati, queste banalizzazioni che non aiutano affatto i giovani a capire cosa è stata davvero la Resistenza, mi mettono profondamente a disagio: ignorandone volutamente il contesto storico un messaggio non diventa attuale, diventa incomprensibile. Per fortuna esistono iniziative come i “percorsi della memoria” che restituiscono ai luoghi tutto il loro spessore storico.

Anna Segre, insegnante

notizieflash   rassegna stampa
Israele -  Il monito di Peres
  Leggi la rassegna

Il presidente israeliano Shimon Peres in una delle cerimonie dedicate a Yom Ha'Atzmaùt ha lanciato un monito ai "nemici" di Israele: "A coloro che minacciano Israele, io dico: 'Non ripetete gli errori di chi vi ha preceduto" ha dichiarato. A Yom Ha'Atzmaùt si associa da qualche tempo, l'annuale concorso sulla conoscenza della Bibbia con la partecipazione di giovani ebrei da mezzo mondo. Un evento caro al premier Netanyahu (un cui figlio vi si cimenta ad alto livello).

 
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.