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30 aprile
2012 - 8 Iyar 5772 |
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Adolfo
Locci
rabbino capo
di Padova
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"Alzati dinanzi al capo canuto, onora la persona del vecchio, e temi il tuo Dio. Io sono l'Eterno."
(Vaikrà 19:32) Un midrash dello Zohar sottolinea che le lettere finali
anagrammate dell'espressione "mippenè sevà takum vehadartà - alzati
dinanzi al capo canuto e onora" formano la parola "mità - morte".
Sembra quindi che, oltre al rispetto dovuto alle persone anziane,
questa mitzwa rappresenta l'invito ad ognuno di noi di "alzarsi",
dominare il proprio istinto al male e fare Teshuvà prima che sia troppo
tardi...
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Anna
Foa,
storica
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Domenica di
morte in Nigeria e Kenya. Ad essere colpiti sono di nuovo i
cristiani, assassinati mentre si riunivano in preghiera. Ancora, di
nuovo, morti cristiani ad opera dei fondamentalisti islamici. In
un'acuta intervista al Corriere di oggi, il ministro per la
Cooperazione internazionale Andrea Riccardi commenta questo nuovo
atto di barbarie. I cristiani, spiega, sono perseguitati perché
rappresentano una garanzia di pluralismo che il
totalitarismo islamico vuole annientare. Oggi tocca a loro, domani
toccherà ai musulmani laici, alle donne, alle altre minoranze etniche.
E' in atto, afferma, una vera e propria pulizia etnica per costringere
i cristiani ad abbandonare le terre dove hanno convissuto con i
musulmani per oltre mille anni. Perché "il totalitarismo è un mostro
che, alla fine, divora i popoli". Da noi, che già siamo stati in
passato divorati dal totalitarismo, deve venire non soltanto una
naturale solidarietà con le vittime, ma un impegno a denunciare
quanto più possiamo questa tragedia di oggi e a fare il possibile
perchè questo massacro sia fermato.
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Contando
l'Omer - Dalla libertà alla Torà
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Lunedi 30 Aprile, 23° giorno dell’Omer, tre settimane e due giorni
Conta
dell’Omer in ebraico è sefirat ha‘omer. La parola sefirà ha una storia
interessante. La radice SPR è vicina a TzPR, da cui tzippor, uccello, e
tzipporen, unghia. Sembra che l’elemento comune sia quello
dell’incisione; l’uccello becca (e quello rapace ferisce con gli
artigli), l’unghia incide e chi conta incide una linea su una
superficie. Non pensiamo alle tastiere dei nostri computer, pensiamo al
carcerato che ogni giorno che passa traccia una linea sul muro, e dopo
qualche giorno unisce le linee verticali con una barra trasversale.
Così conta i giorni e le settimane in attesa della liberazione.
Interessante il confronto con l’Omer in cui si contano giorni e
settimane; per i carcerati è il tempo che va dalla reclusione alla
libertà tanto attesa, per il popolo ebraico il tempo dalla libertà alla
Torà.
rav
Riccardo
Di Segni, rabbino capo di Roma - twitter @raviologist
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"Grande uomo, grande rabbino". Auguri Rav Toaff!
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Squilla
in continuazione questa mattina il telefono a casa Toaff per il 97esimo
compleanno del rabbino emerito della Capitale. Rav Elio Toaff risponde
a tutti con sincero affetto e commozione. Ieri pomeriggio la grande
festa in famiglia (nella foto il Rav con i figli Gadi, Miriam, Ariel e
Dani), oggi le testimonianze di tantissimi colleghi, amici e
conoscenti. A bussare alla porta del Rav, fra gli altri, anche un
giornalista del Portale dell'ebraismo italiano giunto per salutarlo a
nome di tutta la redazione e per consegnargli personalmente il
messaggio di auguri del Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna. “Oggi - ricorda il Presidente UCEI - gli
ebrei italiani festeggiano il 97esimo compleanno di un grande uomo e
rabbino. Con coraggio, lungimiranza e determinazione, Rav Elio Toaff ha
scritto infatti alcune pagine memorabili di storia del Novecento e
contribuito in modo decisivo, proiettando i valori dell'ebraismo in
tutta la società italiana, all'avvicinamento tra popoli, religioni e
identità. Indimenticabile resta il giorno della visita di papa Giovanni
Paolo II alla sinagoga di Roma, evento che ha costituito un nuovo
inizio nei rapporti tra ebraismo e cristianesimo, così come tanti altri
momenti vissuti nel corso del suo lunghissimo mandato da guida
spirituale della più antica realtà della Diaspora. Partigiano, Maestro,
uomo del dialogo, Rav Toaff è ancora oggi un punto di riferimento e una
straordinaria fonte di ispirazione cui va la nostra eterna gratitudine,
stima, amicizia. Quindi grazie Rav, buon compleanno, e naturalmente Ad
Mea Ve'Esrim”.
Dall’archivio di Pagine Ebraiche su Facebook - Clicca qui per leggere l’intervista a rav Toaff pubblicata in occasione del suo novantacinquesimo compleanno
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Qui Ferrara - Realtà, percezione e duro confronto
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Realtà
dell’ebraismo italiano, percezione del mondo ebraico nei media,
Israele. Si è snodato attorno a questi temi l’incontro sulle questioni
ebraiche che ieri, nella seconda giornata della Festa del libro ebraico
a Ferrara, ha riempito di folla il cortile d’onore del Castello
estense. Stefano Jesurum (Corriere della sera), Enrico Mentana (La 7),
Sergio Romano (editorialista Corriere della sera) e Riccardo Calimani
(presidente della Fondazione Meis) ne hanno discusso in un dibattito
moderato dal giornalista Guido Vitale, coordinatore dei dipartimenti
Informazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Un
appuntamento affollato di pubblico che ha rilanciato in un confronto
sempre corretto, ma a tratti molto aspro, questioni di grande rilievo. Vitale
ha esordito senza fare sconti e mettendo impietosamente in fila una
impressionante e ossessiva serie di affermazioni tratte dagli stessi
scritti dell'ambasciatore Romano. "Gli ebrei - ha detto - a suo dire
sarebbero importanti, perché stanno sempre sul giornale; sarebbero
influenti, tanto da intimidire la Chiesa cattolica e fermare i processi
di canonizzazione; sarebbero ricchi, anche grazie agli indennizzi che
seguirono la Shoah; sarebbero dinamici, perché gestirebbero i mestieri
più innovativi; sarebbero autorevoli, perché dispongono di una
inquisizione autorizzata a controllare il tasso di antisemitismo e
sarebbero privilegiati, perché godono vantaggi spinti fino alle estreme
conseguenze". "Fin qui - ha ironizzato Vitale - per noi dunque solo
buone notizie. Ma dove mi sembra di vedere un errore evidente è la sua
concezione secondo la quale gli ebrei sarebbero anche unanimi. Le posso
garantire, ambasciatore, che non è così. Il nostro è un mondo
caratterizzato da un libero dibattito e da molte differenze interne".
Romano
ha preferito evitare le domande rivoltegli, ripiegando invece sulle sue
opinioni riguardo al conflitto mediorientale. "È vero che critico
spesso Israele e vorrei spiegarne il perché”. “Quando nacque – ha
continuato – ci sembrava di essere davanti a un nuovo affascinante
Risorgimento, ma oggi questa non è la stessa Israele". Romano ha quindi
rimarcato un certo “disagio davanti a un Israele in cui non è mai
cessata l’espansione coloniale” e che oggi gli sembra proporsi come
“una democrazia solo quanto lo era la Gran Bretagna coloniale”. Immediata
e chiara la reazione degli altri relatori. “Non si può risolvere la
questione del Medio Oriente in una battuta – ha detto Riccardo Calimani
- né confondere governo, stato e popolo" è facile attaccare Israele ma
ci sarebbero tante cose da dire anche sul resto del mondo, per esempio
la Siria". "Oggi – ha detto Stefano Jesurum - dimostriamo di nuovo dove
sta l'errore, siamo qui per parlare d'ebraismo e parliamo di Medio
oriente e di Stati mentre in realtà di Medio Oriente sappiamo poco e
sappiamo pochissimo di Israele e quasi nulla di ebraismo". “Israele –
ha concluso – è uno stato democratico, uno stato bizzarro in cui non
c’è la Costituzione e dove le leggi religiose influenzano in parte
quelle civili ma dove un forte pragmatismo fa sì che si sia
all’avanguardia in tanti campi”. Quanto alla percezione distorta
del mondo ebraico da parte di giornali e televisioni, Vitale ha
ricordato come alla base di una pericolosa e strumentale
sovraesposizione “vi sia un sistema aperto di pensiero e una serie di
contraddizioni che vengono utilizzate per fare audience”. “Non è vero che sui media si parla troppo di Israele e di ebrei – ha replicato Enrico Mentana –
c'è invece un’ipersensibilità delle comunità ebraiche su questi temi”.
Quanto al presunto “Risorgimento mancato” d’Israele citato da Romano,
ha chiarito, “forse il progresso verso la democrazia non è stato
rettilineo, ma l’evoluzione degli stati non è sempre lineare” e certo
nel contesto di Israele ha pesato la schiacciante minaccia dello
scenario politico e storico circostante. Altrettanto difficile
appare raccontare la realtà ebraica italiana. “L’ebraismo italiano – ha
affermato Jesurum – è piccolo, conta poco ed è estremamente
contraddittorio e ciò non gioca a favore di una corretta
rappresentazione. Inoltre non si deve dimenticare che l’Italia è forse
il paese che meno ha fatto i conti con il suo passato. Anche per questo
è necessario venga colto appieno il paradigma di una comunità ebraica
che è in grado di integrarsi molto bene nella società”. Non sono
mancati infine gli accenni al tema della Memoria. Vitale ha domandato
ragione a Romano della sua affermazione riferita agli indennizzi che
seguirono la Shoah secondo cui "oggi, apparentemente, la 'giustizia'
conta più della politica". L'ambasciatore si è affrettato a specificare
che il suo bersaglio non era la giustizia, ma il sistema giudiziario
continuando a insistere su una sorta di “vittimismo” da parte ebraica.
Calimani: “ciò che accadde in Europa ha traumatizzato il popolo
ebraico, e di ciò gli ebrei non possono essere colpevolizzati”. A
suggellare infine l’incontro, lo spunto di Mentana: “L’ebraismo è una
declinazione bellissima della cultura occidentale e italiana. Cerchiamo
d’ora in poi di concentrarci e di lavorare su questo aspetto”. La
Festa del libro ebraico prosegue oggi con una serie di appuntamenti di
grande interesse. Ad aprire la mattinata, un incontro al ridotto del
Teatro comunale dedicato al medico ferrarese Elia Rossi Bey cui ha
partecipato fra gli altri il presidente dell'Associazione medici ebrei
e Consigliere UCEI Giorgio Mortara.
Daniela Gross - twitter @dgrossmoked
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Moked 5772 - Voci di donne nel dibattito ebraico
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“Questo
appuntamento rappresenta una grande occasione di confronto. La
sovrapposizione del Moked e della Festa del Libro ebraico di Ferrara ha
costituito un errore che ne ha penalizzato la possibilità di
partecipazione”. Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna è intervenuto alla serata di inaugurazione
ufficiale della tre giorni all’insegna di approfondimento e famiglie
organizzate dal Dipartimento educazione e cultura dell’UCEI a Milano
Marittima. “Protagoniste o comparse? Il ruolo della donna nel mondo
ebraico di oggi” il tema al centro di un dibattito che sta proseguendo
nei giorni intenso e partecipato. E proprio una donna ha ricevuto il
Premio Cultura Ebraica 5772: Moria Maknouz, insegnante della Scuola
dell’Infanzia della Comunità di Milano e coordinatrice del progetto
Revivim, che negli ultimi anni ha offerto una serie di corsi di
ebraismo a 360 gradi e per tutti i background. “Con questo
riconoscimento vogliamo premiare l’impegno per la diffusione della
cultura ebraica nelle nostre Comunità - ha spiegato il responsabile
della manifestazione, il direttore del Dec rav Roberto Della Rocca -
Revivim ha fatto un lavoro importantissimo, contribuendo a sfatare il
mito che gli studi ebraici rappresentino qualcosa che deve essere
riservato solo a una piccola parte della Comunità”. La serata è
proseguita con il talk show “Tutte le sfumature del rosa” condotto da
Daniel Fishman, aperto da un intervento a sorpresa, quello della moglie
del rabbino capo ashkenazita di Israele, la rabanìt Metzger, in
collegamento via Skype da Gerusalemme insieme a Milly Arbib “Uomini e
donne si completano a vicenda, ciascuno compiendo i suoi doveri - ha
spiegato la rabanit - L’uomo non vale più della donna, anzi, per la
donna sono previste meno mitzvot perché è considerata più completa, più
vicina al Cielo”. Sul palco Yarona Pinhas, studiosa di mistica ebraica,
Daniela Ovadia, giornalista scientifica, Anna Segre professoressa
torinese e animatrice del giornale HaKeillah, l’artista londinese
Jacqueline Nicholls e la giornalista israeliana Bambi Sheleg, hanno
dato vita a un confronto sul proprio modo di vivere l’ebraismo in
quanto donne e di diverso background. Un confronto che ha toccato i
risvolti più delicati, dal significato dell’esclusione della donna dal
minyan alla discussione di alcuni tra i più problematici passaggi della
Torah che fanno riferimento al ruolo delle donne nella comunità. Con un
punto condiviso da tutte e riaffermato dal rav Della Rocca:
l’importanza dello studio e della conoscenza, come punto di partenza
fondamentale per qualsiasi discussione e comprensione della legge
ebraica.
Rossella Tercatin - twitter @rtercatinmoked
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Qui Milano - La festa per Israele insieme alla città
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Della
musica allegra in lontananza, poi avvicinandosi il bianco della punta
di tendoni, e infine, arrivati agli ingressi dei Giardini della
Guastalla, a Milano, profumi speziati di cibi mediorientali: bastava
lasciarsi guidare dai sensi, ieri, per arrivare dritti al cuore dei
festeggiamenti per Yom Haatzmaut, 64° anniversario della Dichiarazione
d’Indipendenza dello Stato d’Israele, organizzati dall’Associazione
Amici di Israele. Una giornata ricca di eventi nel centralissimo
giardino di Milano, situato proprio di fronte alla sinagoga centrale e
tutto decorato con bandierine d’Israele. Un clima solare nonostante il
cielo plumbeo, grazie agli stand con libri, articoli di cosmetica e
prodotti tipici, ma soprattutto grazie alla musica israeliana di
“Manuel e la sua band”. E così, fra un discorso delle autorità
presenti, una scorpacciata di falafel e un ballo israeliano tutti in
cerchio, la giornata è passata velocemente e si è conclusa con
l’estrazione dei biglietti della lotteria, il cui premio in palio erano
due biglietti aerei per Israele. Ma le celebrazioni non si sono
concluse nel pomeriggio. Nell’aula magna della scuola ebraica di Milano
si è svolta la serata organizzata dal Keren Hayesod e dalla Comunità
ebraica di Milano (nell’immagine di Mario Golizia di Flash Photo
Center). Dopo la visita alla mostra fotografica “Gli anni
dell’adolescenza in Israele” a cura dell’Archivio Fotografico del CDEC,
un buffet con accompagnamento musicale in giardino. In seguito gli
interventi di Roberto Jarach, presidente della Comunità ebraica di
Milano, Dodi Hasbani, presidente nazionale del Keren Hayesod, e
dell’ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon, ospite anche delle
celebrazioni mattutine presso i Giardini della Guastalla. E poi i
saluti delle autorità presenti: Pierfrancesco Majorino, assessore alle
Politiche sociali del Comune di Milano, Enrico Marcora, consigliere
regionale, Bruno Dapei, presidente del Consiglio Provinciale di Milano,
Roberto Cenati, presidente dell’ANPI di Milano e Provincia, rav Alfonso
Arbib, rabbino capo della Comunità di Milano, e rav Giuseppe Laras,
presidente dell’Assemblea rabbinica italiana. Infine, dopo l’accensione
della menorah a cui hanno partecipato non solo le autorità e gli
ospiti, ma anche i ragazzi dei movimenti giovanili Bene’ Akiva e
Hashomer Hatzair, il Viaggio musicale dall’Europa a Israele: un
concerto alla scoperta delle tradizioni musicali ebraiche delle varie
parti del mondo proposto dall’attore e musicista fiorentino Enrico Fink.
Francesca Matalon - twitter @MatalonF
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Qui Roma - Israele negli occhi di un teenager
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L'estro
di Yair Har Oz, giovanissimo e talentuoso fotografo di Beit Shemesh,
approda a Roma per una mostra personale, inaugurata ieri sera nella
nuova galleria del caffè Guido in pieno quartiere ebraico, che merita
di essere visitata. La mostra si intitola “Non è un sogno. Israele
negli occhi di un teenager”, è visitabile fino a domenica 6 maggio e ha
raccolto sin da subito consenso ed entusiasmo tra il pubblico per la
capacità dell'autore, appena 20enne, di raccontare la profondità e
l'unicità di Israele attraverso la forza delle immagini. Antico e
moderno; natura, frutti dell'ingegno umano e spiritualità si fondono
infatti nel flusso di pochi ma intensissimi scatti che toccano il
cuore. “Yair, formatosi come un vero e proprio autodidatta, è di una
bravura che lascia sbalorditi” spiegava ieri sera Roy Doliner, curatore
della rassegna assieme a Federico Aniballi. Oltre all'autore erano tra
gli altri presenti Leone Paserman, presidente della Fondazione Museo
della Shoah, Raffaele Sassun, presidente del KKL Italia, Miriam Haiun,
direttrice del Centro di Cultura della Comunità ebraica di Roma, e
l'artista Georges De Canino. Quest'oggi alle 18 il bis con i ragazzi
del Delet che saranno protagonisti di un confronto con Yair sul
significato e sulla prospettiva delle sue opere.
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In cornice - L'opera d'arte totale |
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La
mostra ora aperta a Palazzo Correr a Venezia sottolinea il legame fra
Gustav Klimt e Joseph Hoffman (1870-1956), fondatore della Wiener
Werkstaette e precursore del design. Avevano in comune la passione per
la Gesamtkunstwek (Opera d'arte Totale), per cui è l'intero spazio che
diventa opera d'arte, non solo un quadro appeso alla parete o un mobile
particolare: tutto va curato nei minimi particolari e tutto deve
discendere da una stessa visione unitaria. Sono stati così creati
capolavori incredibili, come Casa Stoclet a Bruxelles, se vogliamo è
nata la stessa idea di installazione, e si è instaurato un dialogo
virtuoso fra maestri di diverse discipline di cui ha beneficiato
enormemente l'arte e la cultura occidentale in genere. Ma accanto ai
mille aspetti positivi - evidenti nel confronto con il nostro mondo
egoistico e autoreferenziale,- ci sono aspetti negativi che fanno
riflettere. L'”Opera d'arte totale” presuppone la totale mancanza di
rispetto per altri oggetti, costruzioni, opere che si trovano nello
stesso spazio e che non rispettino la stessa idea; vanno messi da
parte, o meglio eliminati, abbattuti. Si parla di arte, ma non sono
voi, sono parole che suonano terribilmente lugubri.
Daniele
Liberanome, critico d'arte
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Tea for Two - Il minotauro
di Tammuz
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Questo secondo semestre
universitario stava diventando una specie di tortura cinese. Per una
serie di sfortunati eventi arrivavo terribilmente in anticipo a ogni
lezione e mi trovavo a trascorrere le ore fissando il soffitto della
sala vicina al dipartimento di mondo antico (ovviamente ad un piano
sopraelevato come il Monte Olimpo) che perdeva pezzi lentamente. Dopo
qualche giorno impiegato nel vano tentativo di studiare o di arrivare
più tardi, ho preso una somma decisione: avrei portato con me un libro.
Dato il carico di dolore che gravava sulla mia spalla tra quaderni, la
collezione di bottigliette d'acqua mezze piene ed altre cose
terribilmente inutili ma che permettono la sopravvivenza in facoltà, ho
optato per un libro di piccole dimensioni. Eccolo, con la sua copertina
giallo limone, era da parecchio che aspettava il suo turno, era stato
ineducatamente scavalcato da libroni, romanzucci e giornali. Ma lui,
come un vero signore non aveva battuto ciglio e attendeva in un
silenzio maestoso. Il minotauro di Benjamin Tammuz, poco meno di
duecento pagine e con un formato realmente tascabile (tanto da averlo
portato il più delle volte proprio in tasca). I commenti sul retro non
erano proclami strombazzanti ma piccole dichiarazioni d'amore. Il
protagonista, un agente dei servizi segreti israeliani. "Fa che non sia
giocato sulla tensione e che abbia di giallo solo la copertina" mi
ripetevo impaurita. E lui rispondeva sempre più alle mie preghiere con
una scrittura posata, discreta e allo stesso tempo intarsiata come una
stoffa preziosa. L'agente incapace di amare se non in una situazione
estrema e irrealizzabile rispecchiava in qualche modo questi versi di
Bukowski (no, non ho mai scritto le sue poesie sui muri!): "C'è al
mondo una così grande solitudine che la puoi vedere negli scatti lenti
delle lancette di una sveglia, gente così stanca, mutilata d'amore e
disamore". Tammuz infierisce sui personaggi e poi li culla. Sono tutti
un po' Minotauro, un po' Arianna in un labirinto di emozioni e con un
filo, la sua penna, che intreccia delicatamente le parole tra loro.
"Allora Aleksandr guardò Lea negli occhi, per vedere se aveva capito
quello che le aveva detto. Ma quello che vide gli riempì il cuore di
stanchezza e disperazione: nei suoi occhi c'era un misto di
implorazione, affetto e abnegazione. Perché non si metteva in salvo?
Perché non se ne andava via offesa, sbattendosi dietro la porta? Se lo
avesse fatto, probabilmente l'indomani lui sarebbe andato da lei.
Invece continuava a sedergli di fronte". Israele è un'altra
protagonista, alle volte silenziosa, altre roboante. Mi ha fatto
pensare alla letteratura italiana del dopoguerra, a come per quanto gli
scrittori fossero intimisti non potevano fingere di non essere immersi
nel loro paese, nel passato e nel presente, rabbrividendo del futuro
incerto. Poi per libere associazioni mi è balenata in testa Una
questione privata di Beppe Fenoglio. La sorte del paese che ognuno
sente sopra la propria testa e la guerra interiore quando la guerra c'è
anche in strada. E l'amore che posto ha? Il libro era terminato e una
lezione totalmente incomprensibile stava per iniziare. Ma la testa era
completamente invasa da Tammuz e gli appunti a fine giornata erano
semplicemente scarabocchi insensati.
Rachel
Silvera, studentessa -
twitter@RachelSilvera2
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notizie
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rassegna
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Energia - Un cavo sottomarino fra Israele e la Grecia
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Al
via i lavori per la realizzazione di un cavo sottomarino della capacità
di duemila megawatt che collegherà la Grecia a Israele passando per
l'isola di Cipro. L'accordo per la realizzazione del collegamento
sottomarino era stato firmato lo scorso 4 marzo dai rappresentanti dei
governi di Atene, Nicosia e Gerusalemme nella città di Haifa. Per
collegare Cipro all'Europa continentale é prevista anche la posa di
altri cavi sottomarini tra l'isola e la Grecia passando per Creta.
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