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1 maggio 2012 - 9 Iyar 5772
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alef/tav
Roberto Della Rocca
Roberto
Della Rocca,
rabbino

La festa civile dei lavoratori che si celebra oggi  in molte parti del mondo mi fa pensare  a un famoso insegnamento rabbinico nel trattato di Avòt: “Ama il lavoro e odia il potere”. Il nostro Rabbì Ovadià da Bertinoro ci spiega che l’amore per il lavoro va inteso come ‘persino se una persona ha di che alimentarsi, deve occuparsi di un lavoro. Poiché la nullafacenza porta alla noia’. Ed odia il potere: non dire io sono una persona vicina al potere e non mi si addice il lavoro...’.
C’è dunque un valore intrinseco nel lavoro. Soprattutto quando questo viene capito in un ottica ebraica. Il potere politico allontana dalla Torah, non così il lavoro, questo educa, rafforza e dà un senso alla nostra vita.

Dario
 Calimani,
 anglista



Dario Calimani
Di recente la politica se l’è presa con i giornali perché questi ne parlavano male, favorendo così, sembra, l’antipolitica. Sbalordito, a qualcuno è venuto invece il sospetto che se i giornali parlano male della politica forse la colpa è della politica stessa, e di nessun altro. Giorni fa il Presidente Napolitano ha richiamato la classe politica a fare pulizia. Con toni fermi e pacati, com’è suo uso. Forse toni un po’ eufemistici, date le notizie che continuano a susseguirsi senza sosta su corruzione, distrazione, malversazione e via dicendo. Sui giornali, naturalmente, perché i politici queste cose preferirebbero non saperle.

davar
Contando l'Omer - Numeri, tracce e narrazioni
Martedi 1 Maggio, 24° giorno dell’Omer, tre settimane
e tre giorni


Dalla stessa radice verbale SPR da cui viene sefirà, conta, che usiamo per indicare la conta dell’Omer, in ebraico derivano molte altre parole e verbi, come mispàr, numero e lispòr, contare; ma anche sefer, libro, sofèr, scriba e scrittore, lesapper, narrare. In ebraico si associa il numero alla narrazione, e qualcosa del genere avviene anche in italiano con contare-raccontare. Forse perché la forma primordiale del racconto è una lista di cose, o perché persino una lista (un tempo si diceva “la lista della lavandaia” per indicare composizioni di infimo valore letterario) può assurgere – qualche volta
al livello di narrazione. Umberto Eco ha scritto un intero volume sugli elenchi (“Vertigine della lista”). Così la conta dell’Omer non è solo una successione di numeri, è una narrazione, è la traccia di una storia.

rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma - twitter @raviologist

Qui Ferrara - Legge e filosofia alla Festa del libro
A segnare la cesura, netta e brutale, sono gli anni del regime fascista. E’ allora che l’integrazione raggiunta dagli ebrei italiani con il Risorgimento subisce una progressiva e drammatica battuta d’arresto, in una spirale destinata a culminare nelle leggi razziste che precipiteranno anche l’ebraismo italiano nella tragedia della Shoah. Alla condizione giuridica degli ebrei d’Italia, alla sua evoluzione e al difficile percorso del recupero di una piena cittadinanza, la Festa del libro ebraico di Ferrara ha dedicato ieri un momento importante di approfondimento e confronto in un incontro che ha visto la partecipazione di David Cerri della Scuola superiore dell’Avvocatura; Alessandro Somma dell’Università di Ferrara; Renzo Ventura della Comunità ebraica di Firenze; Valerio Di Porto, consigliere giuridico della Camera dei deputati e consigliere UCEI e Giulio Disegni, consigliere UCEI.
Discutere oggi della condizione giuridica ebraica è di stretta attualità, ha sottolineato Cerri. “Il problema della giustificazione legale della discriminazione religiosa e razziale – ha spiegato – può infatti avvalorare anche ai nostri tempi trattamenti diversificati tra i cittadini dettati essenzialmente da motivi economici”.
Giulio Disegni, ricostruendo in un appassionante excursus l’evoluzione della legislazione fascista e il suo impegno nel normare sia la vita interna delle Comunità ebraiche sia i loro rapporti con lo Stato, ha rimarcato come la riconquista dei diritti avvenga solo in anni recenti. Appena a metà degli anni Ottanta si avvia infatti il lavoro per disciplinare il mondo delle confessioni religiose italiane. “Solo nel 1987 – ha spiegato – l’UCEI attraverso una commissione di giuristi inizierà una negoziazione sui temi dell’Intesa e dello Statuto interno alle comunità che non riguardano solo la libertà di professare ma entrano nel vivo dei principi generali legati alle libertà religiose e di eguaglianza che dovrebbero garantire tutti i cittadini”. Un processo delicato che proprio di recente ha visto un’ulteriore svolta, con l’elaborazione del nuovo Statuto delle Comunità ebraiche italiane che tra poche settimane vedrà per la prima volta l’elezione del nuovo organo rappresentativo nazionale.
Di fatto, però, il pieno recupero della cittadinanza avverrà solo in anni recenti, ha chiarito Di Porto ricordando ad esempio le forti resistenze alla restituzione delle cattedre universitarie ai docenti ebrei che le leggi razziste avevano espulso dall’insegnamento o la complessa vicenda degli assegni di benemerenza che solo nel ’98 sono stati assegnati anche a chi era stato discriminato dall’espulsione dalle scuole.
“Nel 2008 – ha concluso - con il decreto legge del 22 dicembre, che tra i 28 mila atti normativi da abrogare perché obsoleti si includono nell’elenco non solo molti provvedimenti volti alla persecuzione dei diritti e finalizzati alla reintegrazione degli ebrei. Alla Camera dei deputati un emendamento sottrae però all’abrogazione gran parte degli atti riparatori, nella consapevolezza della loro valenza storica. L’abrogazione viene cioè interpretata come una sorta di colpo di spugna sul passato, una perdita di memoria. Si decide invece di conservarle nell’ordinamento, come monito di ciò che è stato”.
A concludere la giornata, fitta di tantissimi incontri con gli autori e la nuova produzione editoriale in campo ebraico, l’incontro con Shel Shapiro al Chiostro di San Paolo, condotto da Raffaella Mortara, consigliere della Fondazione Meis e Nicola Zanardi. Per oltre un’ora l’artista si è raccontato, tra parole e musica, ripercorrendo il suo arrivo in Italia negli anni Settanta (“scesi alla Stazione centrale di Milano e rimasi stupito dal grigio che mi circondò”), le sue passioni e gli artisti che ha amato: da Jimi Hendrix ai Beatles a Bob Dylan (“tutto ciò che oggi leggiamo o ascoltiamo è frutto della beat generation”). Al termine, un appello accorato: “La nostra colpa è di aver lasciato ai giovani un paese in queste condizioni. Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per aiutarli, ricordando loro che la sovranità del Paese è nelle loro mani e che hanno la possibilità di cambiare le cose”.
Ad aprire la giornata di oggi un incontro al ridotto del Teatro comunale dedicato agli studi sul mondo sefardita in memoria di Aron Leoni e, per gli incontri con l’autore, quello con Donatella Ester Di Cesare condotto da Guido Vitale, coordinatore dei Dipartimenti informazione e cultura dell’UCEI, con l'editore Shulim Vogelmann e dedicato al complesso rapporto tra economia, etica e politica.  Nel suo recente volume La giustizia non è di questo mondo edito da Fazi, l’autrice affronta questi temi a partire dal concetto di Tzedakah, della giustizia ebraica, per parlare di temi quanto mai attuali: dai clandestini ai fondamentalismi, dalla bioetica allo Stato d’Israele. Un percorso di riflessione che dà voce all’evoluzione dell’ebraismo e alla sua capacità di raccogliere il senso delle nuove sfide.
Si tratta, nell'ambito della produzione editoriale di quest'anno - ha affermato il giornalista Guido Vitale - di un testo estremamente importante. Non solo per il valore del contenuto, ma per la sfida che lancia al lettore. Non è infatti un testo di storie o di rievocazioni, ma è un testo che lancia la sfida di cosa devono fare gli ebrei nel presente, di quale messaggio possono e vogliono farsi portatori". "Israele - ha aggiunto fra l'altro l'autrice - sempre vittima di un tentativo sistematico di delegittimazione, dimostra che è possibile un altro rapporto con la terra e che è possibile una politica diversa dell'abitare, basata su un nuovo concetto di comunità e di cittadinanza. Il laboratorio politico della globalizzazione".
La Festa del libro prosegue nel pomeriggio con un incontro su Le donne e la scrittura, coordinato da rav Roberto Della Rocca, direttore del Dec UCEI, cui partecipano Donatella Ester Di Cesare, Marina Beer dell’Università La Sapienza e Yarona Pinhas, scrittrice, teologa e studiosa di mistica ebraica. Più tardi riflessioni sui giovani ebrei italiani a partire dallo studio Cittadini del mondo, un po’ preoccupati. Intervengono il direttore di Shalom Giacomo Kahn, il vicesindaco di Ferrara Massimo Maisto, il presidente dell’Ires Saul Meghnagi e Tobia Zevi, presidente dell’associazione di cultura ebraica Hans Jonas.

Daniela Gross - twitter @dgrossmoked


Moked 5772 - Futuro ebraico e condizione della donna
"Ammettiamo la difficoltà: nei testi della tradizione ebraica esistono dei passaggi problematici nei confronti delle donne. Di fronte a questa notizia, possiamo scegliere di chiudere il libro che stiamo studiando e ignorare quei passaggi oppure di affrontare il problema di petto, occupandocene e cercando di capire come questi testi influenzano il modo in cui gli uomini considerano e trattano le donne oggi. Se riusciamo a far passare il messaggio che certe cose non sono accettabili da dire, un giorno arriveremo a far capire che non sono nemmeno accettabili da pensare”. Non si nasconde Jacqueline Nicholls, londinese capace di fondere il suo lavoro di artista e l’appassionato studio della Torah, saldamente radicato nella tradizione modern orthodox. Come non si è nascosto nessuno trai relatori e i partecipanti al Moked 5772, fine settimana tra cultura e relax organizzato dal Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Un appuntamento che ha portato sul palco tante donne di diverso background a raccontare il proprio rapporto con l’ebraismo come forse in Italia non si era mai visto, senza nascondersi per affermare che tante cose stanno cambiando e soprattutto, tanti pregiudizi nei confronti del ruolo della donna nell’ebraismo stanno cadendo: esistono delle tefillot condotte da donne per donne, ragazze che per celebrare il bat mitzvah preparano la lettura della Parashah (casi in cui tocca agli uomini rimanere lontani nel matroneo), e molteplici opportunità di studio anche ad ogni livello, in Israele e nel resto del mondo. Ma anche in Italia tante cose cominciano a muoversi. Uno spaccato della realtà israeliana è stato offerto dalla giornalista Bambi Sheleg di Acheret Israel, testata che si propone di raccontare appunto “L’altra Israele”, quella che secondo la Sheleg non viene spiegata dai media, che si preoccupano soltanto di andare a cercare le posizioni e i personaggi più estremi di ogni componente della società e non di quella stragrande maggioranza delle persone che sono quelle con cui “si può avere a che fare”. A portare invece la visione da una prospettiva “laica” è stata la giornalista scientifica Daniela Ovadia, che si è soffermata sulle differenze, ma soprattutto sulle somiglianze tra uomini e donne dal punto di vista della neuroscienza, ma anche sull’influenza che determinate regole, ma soprattutto credenze a proposito di queste regole, abbiano influenzato la vita delle donne della sua famiglia, pur essendo loro lontane da qualsiasi osservanza religiosa.
Per un Moked dedicato al ruolo delle donne nel mondo ebraico di oggi ancora due appuntamenti importanti prima della trasferta a Ferrara per ricongiungersi con la Festa del Libro: una tavola rotonda per celebrare gli 85 anni dell’Adei, sezione italiana della Women International Zionist Organization, con il presidente nazionale Ester Silvana Israel, Laura Wofsi, responsabile del Premio letterario e Carla Guastalla, capo del dipartimento cultura, un incontro che dopo aver raccontato la storia e i successi dell’Adei, ha lasciato spazio a un intenso dibattito sul futuro dell’organizzazione e sulla necessità di coinvolgere maggiormente le nuove generazioni. La serata ha invece lasciato spazio allo spettacolo “Il Mare in valigia”, dedicato alla poetessa ebrea tedesca Else Lasker-Schuler della giovane regista milanese Miriam Camerini, sul palco insieme a Valeria Perdonò e Luca Piva.
A tracciare le conclusioni di un Moked denso di contenuti e di spunti innovativi, che ha profondamente coinvolto il pubblico intervenuto, è stato il direttore del Dec, rav Roberto Della Rocca. “In questi giorni abbiamo ascoltato ragionamenti molto coraggiosi, che però provenivano da persone equipaggiate dal punto di vista della conoscenza dell’Halachah e radicate nella tradizione, che per questa ragione possono permettersi di osare. Noi siamo abituati a ragionare in maniera escludente, in modo tale per cui di fronte a due tesi diverse, solo una è quella giusta. Ma spesso la ragione si trova da entrambe le parti. In Italia la situazione è resa ancora più difficile dal fatto che il nostro ebraismo è ostaggio della scelta pubblica di stare insieme per forza in un ebraismo unitario nonostante le differenze - ha sottolineato rav Della Rocca, concludendo però con un’avvertenza - La donna rappresenta il paradigma della diversità nell’ebraismo, religione della diversità. La diversità fa paura: il valore più grande è il coraggio di non omologarsi, anche di non omologarsi all’uomo, volendolo imitare. Perché se la nostra volontà è quella di rimanere all’interno dell’impianto giuridico dell’ebraismo, la regola va riconosciuta e non può essere superata”.

Rossella Tercatin - twitter @rtercatinmoked
 

Benzion Netanyahu 1910-2012
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La Cabbalà e le tasse
Storie - Il 25 aprile a Roma, la targa sulla banda Koch
e gli applausi scroscianti al passaggio della Brigata Ebraica

notizie flash   rassegna stampa
Israele: Tzipi Livni lascia la Knesset
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La notizia era nell'aria da alcune settimane. Tzipi Livni, ex leader del partito centrista israeliano Kadima, ha consegnato questa mattina allo speaker del Parlamento la propria lettera di dimissioni da deputata.
La decisione della Livni, principale sfidante dell'attuale premier Benjamin Netanyahu alle ultime elezioni, arriva sulla scia della recente sconfitta subita alle primarie del partito contro il rivale Shaul Mofaz.

 






 

Poche notizie sulla rassegna di oggi. Per quanto riguarda l'Italia, c'è la notizia del compleanno di Rav Toaff (sul Messaggero e sul Tempo), con l'espressione di auguri cui mi unisco di tutto cuore; e anche quella di lavori di miglioramento nell'ex ghetto di Bologna (Resto del Carlino).
Per il Medio Oriente, diversi giornali segnalano una certa turbolenza nel dibattito politico israeliano, che coincide con la possibilità di elezioni anticipate, che Netanyahu potrebbe decidere presto, con circa un anno di anticipo, per approfittare del riconoscimento generale nel pubblico israeliano del buon lavoro fatto in questi tre anni di mandato(...)

Ugo Volli


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