se non
visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui
|
11
maggio
2012 - 19 Iyar 5772 |
 |
|
 |
|
|
|
|
 |
 |
Scialom
Bahbout, rabbino capo
di Napoli
|
Verità o pace?
Prima durante e dopo le competizioni elettorali, grande assente è in
genere la verità: tuttavia, nelle ultime elezioni si è detto che hanno
prevalso i partiti che hanno avuto il coraggio di dire la verità.
Ammesso che ciò sia vero, la verità rappresenta un valore assoluto o ne
esistono di più importanti? Le scuole di Hillel e di Shammai hanno
posizioni divergenti: a Hillel che sostiene che tutte le spose sono
belle, Shammai risponde che non si può mentire neanche davanti a una
sposa nel giorno della sua massima gioia. In pratica oggi, però, si
balla nei matrimoni affermando sempre e comunque che la sposa, ogni
sposa, è bella. La verità non è quindi un valore assoluto, tanto è vero
che alla morte di Giacobbe i fratelli di Giuseppe affermano che
il padre avrebbe detto loro di chiedere a Giuseppe di perdonarli, cosa
di cui non troviamo traccia nella Torà e che Giacobbe non può
confermare o contraddire. Secondo i Maestri, questo e altri episodi
dimostrano che, in determinati casi e specie se si vuole mantenere la
pace tra fratelli “è permesso modificare la verità per mantenere la
pace”. Tra breve anche gli iscritti alle Comunità saranno chiamati alle
urne per eleggere il “parlamento” degli ebrei d’Italia. Di fronte alle
molte crisi che caratterizzano la situazione in cui versano molte
Comunità, è giusto e opportuno che prevalga la volontà di pace oppure
si imponga il desiderio risoluto di dirsi tutta la verità?
|
|
 |
Laura
Quercioli Mincer,
slavista
|
 |
Non
manca giorno che la stampa non riporti notizie di uno o due suicidi:
sempre o quasi uomini sui cinquant’anni, padri di famiglia ma con figli
già grandi, che non riescono più a far fronte al proprio ruolo di
“nutritori” e si sentono mancare la terra sotto ai piedi. Queste
terribile epidemia, viene da chiedersi, mieteva vittime da prima, ma
senza l’onore della ribalta? Ed è un fenomeno solo italiano, europeo,
mondiale? Ma gli uomini (e intendo qui uomini maschi, perche le donne
comunque assai meno) hanno da sempre, e spesso, desiderato rinunciare
alla vita. E la vittima è tradizionalmente la stessa: un maschio
adulto. Ai tempi del comunismo il record europeo lo detenevano gli
ungheresi, con un sistema assai bizzarro: si tagliavano la gola. Per
gli antichi romani, lo sappiamo bene, il suicidio era un atto di
eroismo; per gli ebrei, una colpa gravissima. I suicidi vanno sepolti
oltre il muro del cimitero. Rabbi Akiva era fra coloro che imploravano
pietà: “Non lodatelo, ma non lo maledite: lasciatelo in pace”,
insegnava.
|
|
|
 |
Contando l'Omer
- Il rispetto degli altri |
 |
Venerdi 11 Maggio, 34° giorno
dell’Omer, 4 settimane
e sei giorni
Appena
passato il 33° giorno dell’Omer, o secondo gli ashkenazim, nello stesso
33° giorno, è lecito interrompere il divieto di tagliarsi i capelli (e
la barba), che è uno dei segni esteriori che segnala questo periodo.
Ieri e oggi quindi gran festa, prima di tutto per i barbieri. Nei libri
di halakhà per questo taglio si dice che è proibito "lehistapper", e si
noti che, paradossalmente, è una forma riflessiva della stessa radice s
f r da cui "sefirà", la conta [dell’Omer]. Il divieto del taglio dei
capelli viene spiegato come un uso di lutto collettivo, per commemorare
la perdita degli allievi di rabbì Aqiva . In
tempi antichi "il re si metteva in ordine i capelli ogni giorno, il
gran Sacerdote da un Sabato all'altro, i semplici Sacerdoti una volta
ogni 30 giorni" (TB Taanit 17a). Il re ogni giorno, perché doveva
apparire quotidianamente nella sua bellezza (Isaia 33:17), gli altri in
proporzione al loro rango. Oggi i costumi e i simboli cambiano in
continuazione e i ritmi e le regole sociali su come e quando mettere in
ordine l'aspetto fisico non sono quelli di duemila anni fa. Ma è
abbastanza evidente che la norma dell'Omer, che oggi (o ieri) si
interrompe, ha un effetto negativo sull'aspetto fisico e sul decoro
della persona. Se si collega questo alla storia degli allievi di rabbì
Aqiva che morirono perché non si rispettavano reciprocamente, il
messaggio sarebbe che quando uno non rispetta l'altro manca di rispetto
prima di tutto a sé stesso.
rav Riccardo Di Segni, rabbino
capo di Roma - twitter @raviologist
|
|
Yom HaTorah - Il privilegio di apprendere
|
 |
“Studiare all’inizio può sembrare molto faticoso, ma con la costanza diventa un privilegio”. Per Roberto Amati, ebreo
romano impegnato professionalmente nel campo dell'abbigliamento, ad
essere centrale non è tanto il contenuto della singola lezione quanto
il significato che lo studio della Torah ricopre in tutta la sua vita.
Una grande lezione da condividere con tutti coloro che prenderanno
parte allo Yom HaTorah promosso dall'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane per il prossimo 20 maggio.
Yom HaTorah - Roberto "Un impegno irrinunciabile"
Nella
settimana di Roberto Amati, ci sono tanti impegni. Alcuni negozi di
abbigliamento da gestire, il nuoto, il tempo da dedicare al Tempio Beth
Michael del quartiere Monteverde, in cui risiedono moltissime famiglie
della Comunità ebraica di Roma. Ma un impegno irrinunciabile che
scandisce la settimana sono le ore dedicate allo studio della Torah.
Con diversi maestri e compagnie diverse, per approfondire diversi
argomenti. “Il lunedì sera ci sono le lezioni di Ghemarah, e in
particolare quest’anno dedicate al trattato di Ketubbot tenute dal rav
Gianfranco Di Segni al collegio rabbinico. Il martedì quelle del
rabbino Gad Eldad, che fa parte del tribunale rabbinico di Roma, con
cui studiamo Berakhot. E il mercoledì pomeriggio, ormai da più di
vent’anni, con una ventina di persone, seguiamo le lezioni del
professor Gavriel Levi in cui ci occupiamo di Mishnah, e in particolare
quest’anno ci stiamo dedicando al trattato di Sukkah - racconta Roberto
Amati - Ciò che per me è importante sottolineare è che ad essere
centrale non è tanto il contenuto della singola lezione, quanto
piuttosto il significato che lo studio della Torah ricopre nella mia
vita, a prescindere dal fatto che l’argomento trattato nello specifico
sia più o meno vicino all’esistenza quotidiana. Studiare all’inizio può
sembrare molto faticoso, ma con la costanza diventa un privilegio. Ed è
fondamentale mettere in evidenza anche il fatto che apprendere Torah
non significa semplicemente sedersi come uditore di fronte al Maestro
che parla, ma entrare in contatto con il testo, ciascuno in modo
personale e in base alle proprie conoscenze e capacità. Io ho la
fortuna di cavarmela bene con l’ebraico moderno perché ho trascorso un
periodo della mia vita in Israele. Certo quello antico è più difficile”
Yom HaTorah - "Noi ci saremo"
Oltre la grigliata, buoni
motivi per partecipare a Yom HaTorah: Come ormai avrete capito,
domenica della prossima settimana, 20 maggio, le nostre comunità si
impegneranno in una giornata di "studio matto e disperatissimo",
chiedendoci di concentrarci tutti su un unico, serissimo, argomento:
l'ammonimento. Per questo la nostra allegra famigliola rinuncerà
volentieri alla gita al mare. Multitasking e multilevel due adulti e
tre bambini, tutti insieme appassionatamente, ci aggireremo tra le
molte location previste a Roma per l'occasione. Perché? - Per leggere e
discutere di Torah con il figlio che dopo un anno di impegno in prima
elementare legge come un razzo in due alfabeti - Per studiare giocando
con le girls di quattro anni che, comunque, pure loro di Torah a scuola
ne hanno studiata parecchia - Per avere finalmente una occasione per
studiare noi due come coppia, insieme - Per trovare domande e cercare
risposte ai tanti ammonimenti che arrivano a casa con gli occhi dei
nostri bambini - Per studiare in libertà senza pensare al voto e senza
che mamma e papà mi dicano di far da solo (Gabriele, quasi 7 anni) -
Perché mi piacciono le storie della Torah (Elisa, 4 anni) - Perché mi
diverto a fare domande dispettose (Anna, 4 anni) - Per occuparmi per
una volta del mio ebraismo vivo, oltre gli impegni quotidiani di una
famiglia ebraica e del mio lavoro di ricerca sulla storia degli ebrei
(Serena) - Per occuparmi per una volta del mio ebraismo, senza sembrare
fuori dal mondo (Andrea) - Per ammonire (guidare) i nostri figli con
una consapevolezza ebraica - Per capire quando è tempo di ammonire
(osservare e fermarsi), non prestando attenzione a echi di mode e
suggestioni contemporanee ...e naturalmente per il bbq, la musica e le
danze!
Serena Di
Nepi e Andrea Astrologo
|
|
Qui Milano - Cinque liste per le elezioni della Comunità |
 |
Sono
32 i candidati in gara per le elezioni del nuovo Consiglio della
Comunità ebraica di Milano. Il termine per la presentazione è scaduto.
Le liste sono ben cinque, tre con il numero massimo di candidati che
una lista può contenere (dieci), due uninominali. A guidare le liste “piene” sono tre volti noti per chi ha seguito le vicissitudini della precedente amministrazione. La
lista Ken 2.0, che porta sei consiglieri uscenti, sceglie di presentare
i suoi nomi in rigoroso ordine alfabetico, senza proporre un candidato
presidente, e così il ruolo di capolista spetta all’ex assessore alla
cultura Daniele Cohen. A guidare WelComUnity è invece Walker Meghnagi,
che nella tornata elettorale del 2010 conquistò il numero maggiore di
preferenze, ma che si è dimesso dalla carica di consigliere l’estate
scorsa. Candidato presidente di Com.Unità è Roberto Liscia, che nel
consiglio uscente si è ritagliato spesso un ruolo di mediatore tra
maggioranza e opposizione e ha presieduto la task force di lavoro sulla
scuola. Le elezioni si svolgeranno domenica 10 giugno, in concomitanza
con quelle dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ogni iscritto
potrà esprimere fino a dieci preferenze per candidati anche in liste
diverse. I candidati si presenteranno agli iscritti della Comunità nel
corso dell’assemblea preelettorale di martedì 22 maggio.
Ecco l’elenco completo dei candidati:
LISTA N° 1: AM - IM Fellus Gabrielle LISTA N° 2: SHALOM Chalom Giuseppe LISTA N° 3: KEN 2.0 Cohen Daniele Gabbai Claudio Hazan Davide Jesurum Stefano Kaboli Afshin Lazarov Gad Mortara Simone Nahum Daniele Schonheit Gadi Terracina Claudia LISTA N° 4: WELCOMUNITY Meghnagi Walker Alfonso Schwarz Daniele Galante Abramo (Rami) Nassimiha David Alazraki Vanessa Besso Raffaele Gorjian Ruben Menda Joseph Osimo Guido Turiel Raffaele LISTA N° 5: COM.UNITA’ Liscia Roberto Bardavid Andrea Guetta Beniamino Guetta Roberto Klein Ariel Joel Pescara Ruben Samari Simone Sinai Simone Sonnino Daniel Supino Rosanna
|
|
Qui Torino - Primo Levi e il telefono che funziona |
 |
“Deve
essere un telefono che funziona, il libro scritto”. Sono le parole con
cui Primo Levi rivendica le ragioni della chiarezza, una delle poche
polemiche culturali da lui portate avanti insieme a quelle contro i
negazionismi e un revisionismo storico troppo spinti. Lo scrittore, era
infatti uso sostenere, ha da dire ciò deve e deve farlo in modo chiaro.
Quando scrivo, diceva, sento di avere il mio lettore vicino. Ha preso
le mosse da questa prospettiva, che schiude notevoli orizzonti di
lettura sull’opera del grande autore torinese, la terza Lezione Primo
Levi, a cura del Centro internazionale di studi Primo Levi, che questa
mattina al Salone del Libro di Torino ha visto a confronto Stefano
Bartezzaghi e Domenico Scarpa. L’ultimo libro di Bartezzaghi,
Telefonata con Primo Levi (Einaudi), si sofferma infatti proprio
sull’interesse per il linguaggio e sulla capacità comunicativa di Levi.
“Se tentiamo di anagrammare il suo nome ne esce la definizione
l’Impervio – ha detto Bartezzaghi, maestro dei giochi linguistici
-. E’ un anagramma che mi ha sempre fatto sorridere perché se c’è
uno scrittore non impervio è proprio Primo Levi, perché la sua opera
può essere percorsa in maniera liscia, piacevole”. Tanta chiarezza
è frutto di una ricerca raffinata e costante, forse talvolta
inconsapevole (lo stesso Levi, racconta Bartezzaghi, chiese a Giampaolo
Dossena di chiarirgli alcuni meccanismi). “Levi spesso parlava di
linguaggio, tanto da essere considerato un linguista dagli stessi
specialisti, senza però mai ricorrere a termini ostici. Chiamava ad
esempio idee accessorie ciò che in semiotica viene definito
connotazione. Non aveva bisogno inventare termini complicati per dire
che a ogni parola è collegata un’idea e che proprio per questo le
lingue non sono mai perfettamente traducibili: perché abbiamo le parole
per dire le stesse cose ma ciascuna parola porta altro con sé”. E’
una passione, quella di Levi per il linguaggio, che si esprime anche
nell’inclinazione per i rebus (cui si dedicava nelle notti insonni),
per i palindromi, le allitterazioni o le metafore di cui il serbatoio
principale era Dante, così presente anche in Se questo è un uomo. Alla
luce di questi aspetti l’opera di Primo Levi si situa in una
prospettiva nuova. “Non si capisce Se questo è un uomo, e infatti a suo
tempo non fu capito, se non si tiene conto della complessità della
ricerca dell’autore – sottolinea Bartezzaghi - E’ un libro che da anni
ormai si incontra a scuola ed è dunque una delle prime letture che si
fanno: non può risaltare sullo sfondo di altre letture. Leggendolo dopo
ci si rende invece conto che è uno dei libri più strani della
letteratura italiana. In ogni sua frase ci dice una cosa e la commenta,
spesso da due punti di vista diversi”. E a guardarla così appare
naturale l’accostamento di Levi a David Foster Wallace, autore
americano altrettanto interessato all’universo delle parole. Stefano
Bartezzaghi, al termine del volume, li immagina passeggiare lungo il Po
immersi in una lingua tutta loro a discutere di accezioni e personaggi
in quell’universo altro che accomuna tutti gli scrittori.
Daniela Gross - twitter@dgrossmoked
|
|
Qui Torino - Il lessico della Kabbalah
|
 |
“La
Kabbalah è il paradigma della magia”. È sempre meravigliosamente
onorico, un uomo di comunicazione, leggerezza e allo stesso tempo
grande profondità il maestro Haim Baharier. Tra i massimi studiosi di
ermeneutica biblica e pensiero ebraico al mondo, il noto intellettuale
parigino di origine polacca è stato protagonista di uno degli eventi
più attesi della giornata inaugurale del Salone del Libro di Torino.
Una lectio magistralis, quella tenuta ieri sera in Sala Blu, dedicata
alle parole e ai fatti di oggi “in odor di Kabbalah” e che è stata
presentata al pubblico torinese in concomitanza con l'uscita
dell'ultima fatica letteraria pubblicata da Giuntina: Qabbalessico.
“Cosa sia davvero la Kabalah non ve lo so dire” esordisce Baharier, che
già poche ore prima, nonostante l'estrema complessità dei temi
trattati, aveva raccolto notevole interesse e partecipazione anche nei
locali della Comunità ebraica per uno dei primi incontri che hanno
animato la tradizionale rassegna Salone Off. Come detto nessuna formula
fissa, nessuna definizione stagnante che possa inquadrare un fenomeno
così articolato e sul quale, ammonisce l'autore, bisogna fare chiarezza
sgombrando il campo da equivoci: “Oggi – scherza rivolto alla platea –
non vi parlerò della Kabbalah come la vede la rockstar Madonna”. C'è
però una fondamentale e straordinaria certezza di cui tener conto,
sottolinea Baharier, ed è il fatto che la Kabbalah “proponga un
percorso”. Un percorso di cui si trovano alcune preziose scintille
anche in Qabbalessico, lavoro strutturato in 26 voci che aiutano a
comprendere e interpretare i fenomeni che ci circondano attraverso le
pillole di conoscenza disseminate nel corso dei secoli dai maestri.
“Questo libro – spiega Baharier – non è sicuramente un libro di
Kabbalah. L'ho voluto più vicino a un soffio che alza nell'aria spore
sfuggevoli da trattenerne a stento qualcuna in mano. Tuttavia ho
cercato di non stemperare, di non scendere a compromessi. Spero risulti
la consapevolezza di una ritrosia della trascendenza. Piccole scintille
da braccare e da mettere, perché no, in sorriso”.
as - twitter @asmulevichmoked
|
|
Qui Milano - Religioni e diritti civili |
 |
Che
cosa possono fare le confessioni religiose, che in molte circostanze e
paesi hanno frenato la conquista dei diritti civili, o di alcuni di
essi, per promuoverli nella società di oggi? Quale il loro ruolo per
garantire un pluralismo in cui siano rispettate le libertà di tutti?
Per cercare di rispondere a queste domande sono intervenuti nel corso
dell’incontro L’unione laica contro tutte le discriminazioni,
organizzato dall’Associzione pari e dispare e moderato dalla
giornalista Cristina Tagliabue, Emma Bonino, vicepresidente del Senato,
Daniele Nahum, vicepresidente della Comunità ebraica di Milano, Aurelio
Mancuso, presidente dell’associazione Equality Italia, David Piccardo,
del Coordinamento associazioni islamiche di Milano. Un’occasione per
parlare di temi complessi, che troppo spesso vengono dimenticati in un
periodo di crisi economica, come ha sottolineato Emma Bonino: “Oggi
sembra che nulla importi se non lo spread, ma chi pensa che l’economia
non possa trarre beneficio dall’espansione dei diritti civili si
sbaglia di grosso. Pensiamo ai vantaggi economici che porterebbe la
legalizzazione di tutti quegli immigrati che hanno un lavoro”. E sul
tema del rapporto fra libertà di culto e laicità, la senatrice ha
aggiunto: “Essere laici vuol dire non imporre nulla a nessuno, ma non
farsi imporre nulla dagli altri. Io penso che in Italia sarebbe utile
un’authority che si occupi di discriminazioni di ogni categoria e ad
ogni livello”. Un excursus sulle tematiche di maggiore attualità
dalla costruzione a Milano di un luogo di culto per la popolazione
musulmana, all’ora di religione nelle scuole pubbliche, fino alla
concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia, è
stato offerto dall’intervento di Daniele Nahum. “A fronte del godimento
dei diritti – ha spiegato – è necessario però richiedere un’assunzione
di responsabilità. Troppe volte nell’affrontare questi problemi ci si
concentra solo sui primi o sulla seconda”. E caldissima da questo
punto di vista è la questione del trattamento della donna nella
minoranza islamica, dove spesso è difficile tracciare il confine tra
libere scelte di identità e imposizioni altrui. Un aspetto che è stato
toccato da Piccardo, che illustrando l’attività del Caim ha aggiunto:
“Sono contro ogni imposizione, comprese però quelle dello Stato che si
vuole professare laico nel senso di imporre dei limiti all’osservanza
religiosa come avviene in alcuni paesi. Il concetto di laicità dello
Stato deve proteggere anche le religioni dalla sua ingerenza”. “Sono
convinto che i momenti di incontro come questo siano molto importanti,
però è un peccato che manchi un rappresentante della religione
cattolica, perché bisogna confrontarsi anche con la sua visione - ha
messo invece in evidenza Mancuso - E devo aggiungere che da laico non
sono critico solo con le impostazioni su determinati temi che ha la
Chiesa cattolica, ma anche le altre religioni. Il bene comune a tutti è
la Costituzione. Da lì dobbiamo partire”. L’incontro è poi
proseguito con un panel in cui sono intervenuti Cristina Molinari,
presidente Pari o Dispare, Yuri Guaiana, Segretario di Certi Diritti,
Michael Blanga Gubbay, Responsabile Bocconi Equal Students.
Rossella Tercatin - twitter @rtercatinmoked
|
|
Qui Roma - L'ebraico, lingua dai mille risvolti |
 |
La
lingua ebraica il suo fascino le sue lettere luogo di confronto per il
popolo ebraico prima e dopo la nascita dello Stato di Israele, che ha
unito generazioni, laici e religiosi, come fosse una “casa migrante”, e
i suoi mille risvolti sono stati al centro dell'incontro che si è
svolto ieri al Centro Bibliografico dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane nel penultimo incontro del ciclo “Quale identità ebraica –
Generazioni a confronto”, dal titolo Il potere della parola. A
discuterne Rav Benedetto Carucci Viterbi, l’artista Tobia Ravà, lo
psicanalista Cherles Melman, allievo diretto di Lacan, Luisa Basevi,
professoressa di lingua e letteratura ebraica al Liceo Renzo Levi e i
suoi studenti allievi del liceo Classico della Scuola, moderatrice
Ilana Bahbout.
|
|
 |
|
 |
Citazioni, titoli,
midrashim |
 |
Domenica scorsa la Comunità
Ebraica di Torino ha ricordato Primo Levi con un incontro di studio dal
titolo “Primo Levi ebreo. Come l’ebraismo ha influenzato la sua visione
del mondo e la sua scrittura.” Impossibile riassumere in poche righe
gli interventi assai densi e stimolanti di rav Eliahu Birnbaum, Stefano
Levi Della Torre e David Meghnagi. Mi permetto solo di aggiungere una
considerazione. In passato forse un convegno come questo sarebbe parso
strano: il riconoscimento della cultura ebraica nelle opere di Levi è
relativamente recente. Eppure parliamo di un autore che nella prima
pagina del primo testo da lui pubblicato ha citato due frasi dello
Shemà, e che ha dato a due dei suoi libri titoli tratti da testi della
cultura ebraica (Lilit, che fa riferimento ad un midrash sulla
creazione dell’uomo e della donna, e Se non ora, quando?, citazione dai
Pirke’ Avot).
In effetti i riferimenti alla cultura ebraica sono molto più numerosi
di quanto sembri a prima vista. Capita di imbattersi in passi come
questo (tratto dal Sistema periodico), in cui la realtà stessa
dell’Italia fascista è letta alla luce della tradizione ebraica: Ci
radunavamo nella palestra del "Talmud Torà", della Scuola della Legge,
come orgogliosamente si chiamava la vetusta scuola elementare ebraica,
e ci insegnavamo a vicenda a ritrovare nella Bibbia la giustizia e
l'ingiustizia e la forza che abbatte l'ingiustizia: a riconoscere in
Assuero e in Nabucodonosor i nuovi oppressori. Ma dov'era Kadosh
Barukhù, "il Santo, Benedetto sia Egli", colui che spezza le catene
degli schiavi e sommerge i carri degli Egizi?
Altri riferimenti sono forse meno evidenti ma proprio per questo ancora
più significativi: per esempio è curioso l’atto unico "Il sesto giorno”
(in Vizio di forma), in cui un gruppo di tecnici, come in un’azienda di
oggi, discute sull’opportunità di creare l’uomo e sulle caratteristiche
che dovrebbe avere; alla fine tutti scoprono di essere stati scavalcati
dalla “direzione”, che ha creato arbitrariamente l’uomo dalla terra.
Non solo sono numerosi e puntuali i riferimenti alla Genesi (a
cominciare dal titolo), ma non si può fare a meno di ricordare che la
struttura stessa della vicenda ricalca un famoso midrash, in cui
diversi gruppi di angeli discutono sull’opportunità di creare l’uomo e,
anche in questo caso, sono poi messi di fronte al fatto compiuto. Altri
spunti sono emersi dagli interventi di domenica scorsa (uno per
tutti, il binomio narrazione/commento: I sommersi e i salvati come
commento a Se questo è un uomo), altri probabilmente sono ancora
relativamente nascosti in attesa che qualcuno li scopra.
Anna
Segre, insegnante
|
|
notizieflash |
|
rassegna
stampa |
Gerusalemme - Scoperta una colonna dell'epoca di Procopio |
|
Leggi la rassegna |
Un'imponente
colonna in pietra rossa risalente al VI secolo d.E.V., destinata forse
ad ornare un'importante chiesa bizantina, è tornata casualmente alla
luce nei giorni scorsi durante lavori di ristrutturazione in un
quartiere residenziale di Gerusalemme. Alta sei metri e con un diametro
di 80-90 centimetri la colonna giaceva ancora su un lato, nella cava
originale. L'archeologo Yoram Tzafrir ha detto che colonne del genere
erano state menzionate dallo storico Procopio di Cesarea nella sua
descrizione della Chiesa Nea di Gerusalemme, una delle opere bizantine
più importanti nella città.
|
|
|
|
|
 |
L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono
rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo
e-mail, scrivete a: desk@ucei.it
indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI -
Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo
aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione
informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale
di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.
|