se
non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui
|
l1 agosto
2012 - 13 Av 5772 |
|
 |
|
|
|
 |
 |
David
Sciunnach,
rabbino
|
“Qualora
tu dimenticassi l’Eterno tuo Signore …”(Devarìm 8, 19). Il grande
Rabbì Itzhàk di Radzìn diceva: Sappi che la parola “Vehayà - Qualora” è
un termine che indica gioia. Quindi “qualora tu dimenticassi...” vuole
dire che se ti allontani dalla gioia e dai un'apertura a uno stato
di depressione potresti arrivare a dimenticare “...l’Eterno tuo
Signore”. Perché ci insegnano i Maestri che la tristezza e la
depressione portano a dimenticare il Creatore.
|
|
 |
Davide
Assael,
ricercatore
|
|
È tempo di Olimpiadi
e tante sono le considerazioni che si sentono in giro sul messaggio
decubertiano e sull’universalità dello sport. A me, quando vedo il
grande Usain Bolt che ogni volta che scende in pista ritocca, o quasi,
un record del mondo, vengono in mente le considerazioni che sentivo
fare a Sergio Della Pergola sulla capacità demografica di Israele, il
cui limite, man mano che passano i decenni, viene spostato sempre più
in là. Ma allora, è proprio vero che i limiti sono del tutto arbitrari
ed esistono per essere abbattuti. Così come Bolt alza l’asticella
sempre più in su, forse, un giorno Israele potrà contenere tutti gli
ebrei del mondo. Oppure il corpo umano ha dei limiti, per quanto ampi
possano essere, e l’identità ebraica dovrà sempre vivere la dialettica
fra Israele e la diaspora. Dalla Jamaica a Israele il viaggio è lungo,
ma si compie in un attimo se si va veloci come un lampo, un “bolt”,
appunto.
|
|
|
Qui Londra - Aly Raiman concede il bis
|
 |
Un
altro oro pende al collo della ginnasta americana Alexandra Raisman,
diciotto anni e capitano del Team USA. Ancora una volta conquistato
grazie a una stellare performance di salti e incredibili figure
eseguite al ritmo di Hava Nagila. Una musica che non ha smesso di
coinvolgere il pubblico e soprattutto i giudici della North Greenwich
Arena, tempio della ginnastica di Londra 2012. Dopo la medaglia più
preziosa conquistata dalla squadra americana nella prestigiosa
competizione All Around su tutti gli attrezzi (a chiuderla era stata
proprio l’esercizio della Raisman), Aly si mette in tasca un altro oro,
stavolta individuale, lei che fra le otto atlete che partecipavano
all’ultima gara di ginnastica artica di questa Olimpiade, quella al
corpo libero, era l’unica a non scendere in pedana già da campionessa
olimpica o mondiale. La sua spettacolare prova è valsa un punteggio di
15.600 (6.500 la difficoltà tecnica di partenza cui si è sommato un
9.100 nell’esecuzione). Con questa medaglia Aly è la ginnasta
statunitense che torna a casa con più riconoscimenti, sommandola anche
al bronzo che aveva conquistato alla trave solo un’ora e mezza prima. E
un altro bronzo avrebbe potuto arrivare nel concorso generale
individuale, dove Aly aveva ottenuto esattamente lo stesso punteggio
della russa Alya Mustafina, 59.566, ma per le regole della ginnastica,
era finita quarta. Esattamente come successo a Vanessa Ferrari nella
gara di ieri, dove ancora una volta la Mustafina si è presa il bronzo
nonostante il punteggio di 14.900 identico a quello dell’italiana,
scivolata però fuori dal podio. “E’ stata la migliore performance
della mia carriera – ha dichiarato invece la Raisman – Eseguirla il
giorno della finale olimpica è semplicemente il sogno di ogni atleta”.
rt - twitter @rtercatinmoked
|
|
La nostra Maturità - David Bidussa
|
 |
La
conferenza di Wannsee e la preparazione della Soluzione finale, nelle
parole di Hanna Arendt. È una delle tracce proposte quest’anno alle
prove dell’esame di maturità per il tema storico. Un argomento
complesso e delicato dalle implicazioni sia storiche sia filosofiche.
Ma che significato ha uno spunto di questo genere? Quanto aiuta
approfondire i meccanismi della Shoah? E in quali modi lo si può
declinare? Abbiamo girato questi interrogativi ad alcuni dei nostri
editorialisti, che si sono cimentati con la loro personale versione del
tema di Maturità: una sfida non facile che ci aiuta a capire meglio
Il
brano tratto dal volume di Hannah Arendt La banalità del male che
descrive la scena della conferenza di Wannsee svoltasi il 20 gennaio
1942, in cui è formalizzata la decisione di procedere alla soluzione
finale, contiene varie indicazioni. Prima di tutto il titolo. Nella
traccia è specificato non solo il libro da cui il brano è ripreso, ma
anche il titolo del paragrafo. Perché Arendt chiama quel capitolo “La
conferenza di Wannsee, ovvero Ponzio Pilato”? Arendt lo spiega nel
paragrafo che segue il testo scelto dall’esaminatore riportando le
parole di Eichmann. “In quel momento mi sentii una specie di Ponzio
Pilato, mi sentii libero da ogni colpa. Chi era lui, Eichmann, per
ergersi a giudice? Chi era lui per permettersi di ‘avere idee proprie’?
Orbene: egli non fu né il primo né l’ultimo ad essere rovinato dalla
modestia” (p. 122). Il tema dunque non è solo cosa succede a Wannsee il
20 gennaio 1942, ma come può accadere che la decisione di far morire
non faccia scandalo. A Wannsee non viene deciso come si muore, ma viene
sostanzialmente ratificato chi muore e chi deve morire, definendo il
modello di albero genealogico che separa gli ebrei dai “mezzi ebrei”
per i quali è prevedibile la sterilizzazione o, al più, la lenta
inclusione nelle fasce inferiori della gerarchia razziale. In altri
termini Wannsee allude alla fisionomia che l’Europa – e possibilmente
l’intero pianeta – dovrebbe assumere nel progetto nazista una volta
finita la guerra. Una potenza decisionale enorme, ma che avviene in una
dinamica “burocratica”. Nessuno a Wannssee si preoccupa di costruire la
macchina: la macchina inizia a lavorare come “da sola”. In realtà non è
un processo automatico. Cosa lo presiede? Due fatti. Il primo è lo
sterminio di massa. Un atto che è conseguenza di molti atti, compreso
il fatto che esso è avvenuto sotto gli occhi di molti, e anche in
conseguenza dell’indifferenza di molti. Ridurre gli stermini alla
decisione burocratica di quell’atto è come equiparare l’eliminazione di
milioni o di centinaia di migliaia di persone. Gli stermini pianificati
sono atti che tutti devono vedere, tutti devono sapere, e nel corso dei
quali è imprescindibile per i perpetratori avere il controllo della
situazione, sapere quanto consenso si ha e soprattutto quanta
“solitudine” contorna le vittime prescelte. Le quali possono essere
sterminate proprio in conseguenza della loro solitudine e della loro
condizione di abbandono e d’indifferenza da parte di molti di coloro
che li circondano. Gli stermini non sono equivalenti alla decisione di
fare un attentato anche terribile da parte di un nucleo di terroristi:
una decisione presa in luogo segreto; in condizione di clandestinità;
la cui prima preoccupazione è che nessuno possa né vedere né ascoltare;
pensata per stupire gli altri affinché riconoscano la bravura degli
ideatori. Il secondo fatto è la banalità della decisione. Nel testo
della sua deposizione nei mesi dell’istruttoria, Adolf Eichmann così
descrive l’evento Wannsee: “Heydrich voleva mostrare che il suo potere
era aumentato ed era diventato il padrone di tutti gli ebrei. Io
partecipavo per la prima volta a una seduta di alti funzionari e
segretari di stato e notai come tutto si svolgesse con grande
gentilezza e amicizia. Poi fu offerto del cognac e la riunione terminò.
Questa fu più o meno la conferenza di Wannsee” (riportato in Sergio
Minerbi, Eichmann. Diario di un processo, Luni 2000, p.47). Di tutta la
riunione Eichmann ricorda sostanzialmente il cognac e un clima
cordiale. Si potrebbe dire di convivialità. Questo dato può infastidire
un lettore sensibile. Ma appunto questo fatto ha un valore altamente
significativo e non sminuente: Wannsse più che un evento in sé è una
procedura di passaggio. Si potrebbe esser indotti a ritenere che ciò
diminuisca la dimensione del terrore. E’ vero esattamente l’opposto.
Proprio per questa sua apparente insignificanza, Wannsee costituisce
l’atto di accusa più patente a un meccanismo culturale e politico.
Tuttavia, nel testo di Arendt il problema non è lo sterminio (e qui
l’estensore della traccia ha decisamente sbagliato testo, avrebbe avuto
ragione, per esempio, se avesse proposto un brano dal saggio di Raul
Hilberg La distruzione degli ebrei d’Europa). Quello della Arendt è un
testo su come un individuo, che è stato un attore strutturale dello
sterminio, ripensa a quell’atto venti anni dopo e come una generazione,
che è figlia di coloro che sono sopravvissuti a quell’atto, lo ascolta,
su che cosa si sofferma, che cosa memorizza o cosa non coglie e perché.
La scena di Wannsee, non crea la storia, è un rito di passaggio. E lo è
anche nel racconto di Eichmann. Non solo: è un rito che è amministrato
da un impiegato. Un atto terribilmente umano e non orribilmente
extra-umano. Lo gestisce un burocrate medio. Per l’orgoglio
dell’animale-uomo essere stati dominati da uno scemo è, probabilmente,
la sconfitta più cocente e forse, ma non vorrei essere troppo
ottimista, l’antidoto più efficace, per prevenire il suo ripetersi.
Alle volte anche l’orgoglio può aiutare. Concludo “lo sterminio degli
ebrei pianificato e realizzato dai nazisti durante la seconda guerra
mondiale” è stato possibile per il ruolo fondamentale svolto da un
mediocre. La storia, molto spesso, non la fanno i “grandi”, ma “i
piccoli”. Non è detto che sia una fortuna come si ricava “prendendo
spunto dal testo di Hannah Arendt”.
Pagine Ebraiche, agosto 2012
|
|
 |
|
Yad Vashem e la didascalia su Pio XII
|
La
questione delle modifiche apportate, nel Museo di Yad Vashem, alla nota
didascalica su Pio XII - che, giustamente, ha sollevato tante polemiche
e discussioni - meriterebbe, per la sua complessità, un'analisi ben più
lunga e dettagliata di quanto permetta lo spazio di un breve intervento
giornalistico. Mi limiterò, pertanto, a sintetizzare quelli che ritengo
essere i punti essenziali della questione, ribadendo anche alcune
osservazioni già formulate in passato, per poi avanzare, umilmente, una
possibile proposta di soluzione. - Che l'atteggiamento di
Pacelli nei confronti del nazismo sia stato quanto meno debole è un
dato di fatto storico incontestabile, che nessun accesso ad archivi
segreti vaticani potrà mai ribaltare. Il principale argomento a difesa,
secondo cui il papa non sarebbe intervenuto per non provocare danni
maggiori, è del tutto inconsistente, in quanto ignora il fatto che il
famoso "silenzio" è durato, in pratica, fino alla morte del pontefice,
ossia ben 13 anni dopo la fine della guerra, e che nessun timore
analogo ha mai frenato il papa dal tuonare, quasi quotidianamente,
contro il comunismo mondiale. - L'atteggiamento della Chiesa
nei confronti degli ebrei, però, è cambiato solo col Concilio Vaticano
II, ed è antistorico pretendere da Pio XII un comportamento fondato sui
nuovi princìpi conciliari, e scevro del tradizionale antisemitismo
ecclesiastico. Si può legittimamente ritenere, pertanto che Pacelli si
sia comportato come avrebbe fatto qualsiasi papa del passato. Come
avrebbe agito, per esempio, Sant'Ambrogio, patrono di Milano, che
minacciò di scomunica l'imperatore Teodosio, colpevole di volere punire
i cristiani che bruciavano le sinagoghe? - L'attuale linea
vaticana nei confronti dei processi di canonizzazione va chiaramente
nel senso di una conclusione positiva di tutti i processi, a favore di
tutti i pontefici contemporanei, nel segno di una "santificazione
collettiva" dell'intera Chiesa. Il livello di santità non è dato
dall'esito - scontato - del processo, ma solo dalla maggiore o minore
velocità dello stesso, ed è assolutamente certo che Pacelli, prima o
poi, sarà santo. Ma tale scelta non riflette un atteggiamento
antiebraico, anzi è evidente come il Vaticano voglia evitare, per
quanto possibile, una tale interpretazione della vicenda. - L'idea
che l'ammorbidimento della didascalia sia il frutto di una sorta di
trattativa diplomatica segreta tra Israele e Santa Sede è assolutamente
inaccettabile, in quanto rappresenterebbe un cinico e vergognoso
scambio sulla pelle dei martiri, che nessuno potrà mai essere
autorizzato a fare. Ricordiamo, per esempio, le forti polemiche che
accompagnarono, nel dopoguerra, la corresponsione di un risarcimento
allo Stato di Israele da parte della Germania Federale, che, secondo
molti cittadini israeliani, non avrebbe mai dovuto essere accettato. Ma
certamente la Germania non avrebbe mai osato chiedere, in cambio dei
soldi, una correzione del giudizio storico sul nazismo, o sulle
responsabilità del popolo tedesco. - Il rapporto tra ebraismo
e Chiesa Cattolica è senza dubbio, nel bene e nel male, di vitale
importanza. Lì è nato, con la sua durata millenaria, l'antisemitismo.
Giusto, pertanto, porsi il problema di un possibile superamento di un
motivo di tensione che continua a frapporsi a un miglioramento dei
rapporti. Ecco, perciò, la mia umile proposta: Ripristinare
una corretta didascalia nel Museo, che rappresenti, senza sgradevoli
equilibrismi, quella che i responsabili ritengono essere la realtà dei
fatti. Concedere però al Vaticano un "diritto di tribuna", esponendo
anche un'altra nota, redatta a cura della Santa Sede, sotto la sua
esclusiva responsabilità. I visitatori leggeranno entrambi i testi, e
si formeranno un propria libera opinione. Una soluzione eccezionale,
"extra ordinem", suggerita dalla peculiarità e dall'importanza delle
relazioni ebraico-cristiane.
Francesco
Lucrezi, storico
|
|
notizie
flash |
|
rassegna
stampa |
Il sì di Natalie Portman
|
|
Leggi la rassegna |
L'attrice
Natalie Portman ha detto sì in gran segreto al compagno Benjamin
Millepied. Secondo quanto riportato dalla rivista People, la
cerimonia si sarebbe svolta sabato sera a Big Sur, in California, in
una residenza privata. La Portman è nata 31 anni fa a Gerusalemme e
cresciuta in America. La coppia, che ha già un figlio di trecidi mesi,
Aleph, aveva annunciato il fidanzamento ufficiale alla cerimonia degli
Oscar mostrandosi con gli anelli al dito.
|
|
Tra
le tante notizie tragiche che anche oggi ci giungono dal Medio Oriente,
il sottoscritto non ha trovato traccia di una che, se confermata,
sarebbe davvero il segnale di un cambiamento in positivo: il
governatore della banca israeliana Fischer ed il premier palestinese
Fayyad hanno firmato importanti accordi che dovranno permettere alla AP
di superare la gravissima crisi di liquidità dovuta ai pochi aiuti
concreti che arrivano a Ramallah da USA, EU e sceicchi arabi.
Emanuel
Segre Amar
|
|
|
L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un
proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo
messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare
con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete
comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it
indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI -
Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo
aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione
informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale
di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.
|