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17 agosto 2012 - 29 Av 5772
l'Unione informa
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Alfredo Mordechai Rabello, Università
Ebraica
di
Gerusalemme
 

"Il giusto non è colui che non cade; tutti cadono. Il giusto è colui che si rialza" (Rabbi Nachman di Braslav)

Laura
Quercioli Mincer,
 slavista



laura quercioli mincer
Voi mi dite: "Siamo stanchi di stare con i bambini".  Avete ragione. E dite ancora: "Perché dobbiamo abbassarci al loro livello. Abbassarci, chinarci, piegarci, raggomitolarci". Vi sbagliate, non questo ci affatica, ma il doverci arrampicare fino ai loro sentimenti. Arrampicarci, allungarci, alzarci in punta di piedi, innalzarci. Per non ferirli.
(Janusz Korczak, Varsavia 1878, Treblinka 1942)

davar
Champions League - L'Hapoel al varco della storia
È un appuntamento con la storia, un treno da prendere al volo perché è arduo immaginare quando passerà nuovamente in Alta Galilea. Pochi giorni ancora e l'Hapoel Kyriat Shmona, la matricola terribile del calcio israeliano, trionfatrice a sorpresa della passata edizione della Ligat Ha'al (il massimo campionato professionistico nazionale), si giocherà l'accesso alla fase ai gironi della Champions League nel doppio spareggio eliminatorio con i bielorussi del Bate Borisov. Una sfida da vivere in apnea per gli uomini allenati da Gili Landau, in sella al destriero Hapoel dallo scorso giugno, che arriva dopo due turni dentro o fuori superati con qualche brivido (nell'ordine contro gli slovacchi dello Zilina e contro gli azeri del Baku) e che rappresenta l'ultima reale insidia – ma dal punto di vista degli accoppiamenti poteva andare decisamente peggio – per fissare il nome del club nella leggenda.
Nata 11 anni fa grazie al profetico uomo d'affari Izzy Sheratsky (“Pochi anni e lotteremo per il titolo”, disse tra l'ironia collettiva il giorno della presentazione ufficiale) e approdata in rapido volgere di tempo dalla quarta divisione al palcoscenico delle big, l'Hapoel Kiryat Shmona è una squadra unica nel suo genere. Prima ancora di essere autrice di un miracolo calcistico che ha pochi eguali nel mondo è infatti un mirabile esempio di come nello sport molto spesso si celino gli anticorpi più efficaci per fronteggiare le situazioni anche più estreme. Come quelle che quotidianamente si vivono a Kiryat Shmona, estremo confine settentrionale di Israele, uno dei luoghi simbolo del complicato presente mediorientale col suo carico giornaliero di razzi esplosi dagli Hezbollah del vicino Libano. Sheratsky puntava proprio a questo: a vincere sul campo, e le sue prime parole da presidente non lasciavano spazio a dubbi, ma soprattutto a regalare un'opportunità di aggregazione alla città intera, 22mila abitanti sempre in sospeso tra la drammatica opzione 'restare o andare via'. Missione doppiamente compiuta: accolto con notevole interesse e curiosità dall'opinione pubblica, oggi l'Hapoel ha svestito i panni di squadra simpatia per indossare quelli più ambiti e impegnativi di top team. Di pari passo è andata l'opera di coinvolgimento - grandi e piccini, calciofili e allergici al pallone guariti a suon di goal e promozioni - tanto che gli spalti del pur minuscolo Municipal Stadium (appena 5mila posti a sedere, in Italia una capienza da club semidilettantistico) sono quasi sempre pieni di tifosi, calore ed entusiasmo.
Da mercoledì si cercherà di alzare l'asticella di un grado ulteriore. Andata a Borisov, ritorno sei giorni dopo in Israele. Una settimana per scrivere pagine mai lette da queste parti. Una settimana per capire se il sogno di vedere Messi, Cristiano Ronaldo, Rooney e compagnia calciante dalle parti di Kiryat Shmona si rivelerà un'effimera illusione estiva o la squisita consapevolezza di un autunno da protagonisti.

Adam Smulevich - twitter @asmulevichmoked

pilpul
Hassidim in mostra
Anna SegreA World Apart Next Door-Glimpses into the Life of Hasidic Jews è il titolo di una mostra in corso all’Israel Museum di Gerusalemme, fino al 1 dicembre 2012.

La mostra si ripropone di far conoscere, attraverso oggetti, fotografie, filmati, aspetti della cultura hassidica che forse non sono noti al grande pubblico. Alcune peculiarità del mondo hassidico affascinano, altre lasciano forse perplessi (in particolare spicca l’assenza delle donne, nonostante una sala dedicata specificamente a loro: se non erro l’unica immagine recente è una donna velata a un matrimonio; la cultura hassidica è presentata come un fenomeno sostanzialmente maschile). Quello che colpisce, più delle spiegazioni, è l’attualità dei filmati e delle foto (spesso molto belle), quasi tutti risalenti a meno di dieci anni fa. Non si parla dei libri di I.B. Singer e di un mondo scomparso, ma di una cultura viva e vegeta, che riguarda centinaia di migliaia di persone. A volte qualcuno tende a dire che i hassidim sono rimasti al XVIII o al XIX secolo. In realtà vivono nel XXI secolo con la consapevolezza di vivere nel XXI secolo nel modo in cui ritengono si debba vivere nel XXI secolo. Se poi la loro cultura appare lontana e alcuni suoi aspetti destano qualche perplessıtà questo è un altro discorso. Sottovalutarli è comunque un errore che la mostra aiuta a non commettere.

Anna Segre, insegnante

notizieflash   rassegna stampa
Gerusalemme - Arte e solidarietà
  Leggi la rassegna

Si chiude in queste ore a Gerusalemme il festival annuale Hutzot Hayotzer, uno delle più importanti manifestazioni internazionali dedicate all'artigianato equo e solidale. Quaranta i paesi in questa 38esima edizione tra cui alcune significative new entry come il Messico.
 
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