Laura
Quercioli Mincer,
slavista
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Chi
e quando, in circostanze eccezionali, ha osato percuotere, tormentare,
attaccare un adulto? E come sono quotidiani e innocenti una
sculacciata, un braccio strattonato, la stretta dolorosa di un
abbraccio.
Voglio insegnare a comprendere e amare il creativo «non so» che la
scienza moderna sa esprimere nei confronti del bambino: un’ammissione
meravigliosa, piena di vita e di abbaglianti sorprese. Voglio che si
capisca che nessun libro, che nessun medico potranno mai sostituire la
mente vigile, l’attenzione assorta.
(Janusz Korczak, Varsavia 1878, Treblinka 1942)
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Forse
quella dell’Hapoel Tel Aviv non sarà la favola del Kyriat Shmona,
cenerentola del calcio israeliano diventata regina della Ligat Ha’al lo
scorso anno, che in questi giorni cerca di un invito per il debutto al
più prestigioso ballo del pallone d’Europa, la Champions League. Se la
settimana prossima non riuscirà a ribaltare il 2-0 rimediato mercoledì
sera a Minsk contro il Bote Borisov, la squadra della cittadina
all’estremo confine settentrionale di Israele, martoriata dai razzi di
Hezbollah e divenuta un simbolo della voglia di non mollare, si troverà
costretta a riporre l’abito bianco in attesa di tempi migliori. Nel
frattempo, il calcio israeliano può comunque festeggiare un successo in
Europa: la vittoria per 3-1 dell’Hapoel Tel Aviv in casa dei
lussemburghesi del F91 Dudelange. E se è vero che sulla carta l’impegno
contro la squadra campione del piccolo stato europeo non risultava
irresistibile, il Dudelange aveva comunque dato buona prova di sé
eliminando gli austriaci del Red Bull Salzburg nel primo turno
preliminare di Champions League, prima di essere a sua volta sconfitta
dal Maribor di Slovenia e finire dunque a disputare i preliminari
dell’ex Coppa Uefa.
I rossi dell’Hapoel hanno fatto il loro dovere, portandosi in vantaggio
dopo solo quattro minuti dall’inizio del match grazie al gol di Omer
Damari, che al diciottesimo del primo tempo si è poi guadagnato il
rigore trasformato in raddoppio da Tal Ben-Haim. Punito per un momento
di eccessivo rilassamento con un gol del Dudelange, il Tel Aviv si è
comunque assicurato una gara di ritorno in discesa con il sigillo
finale di Elroei Cohen, che ha fissato il risultato sul 3-1.
L’appuntamento è per il giovedì 30 agosto. Solo allora l’Hapoel potrà
conquistare la certezza di poter festeggiare la sua sesta avventura
europea negli ultimi sette anni. E magari di portare a giocare in
Israele alcune delle squadre più blasonate d’Europa dall’Inter al
Liverpool.
Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked
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Giornata della cultura – In Piemonte lo humor parla dialetto
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Biella,
Saluzzo, Mondovì, Ivrea, Cuneo… Delle 64 località che prenderanno parte
domenica 2 settembre 2012 alla tredicesima edizione della Giornata
europea della Cultura ebraica, oltre un quarto si trovano in Piemonte.
Una regione ricchissima di antiche sinagoghe di grande valore artistico
e di tracce di un passato ebraico profondamente radicato nel
territorio, che conta oggi ancora tre Comunità ebraiche. Torino, Casale
Monferrato e Vercelli saranno il cuore pulsante delle celebrazioni
della Giornata, incentrata quest’anno sul tema dell’umorismo.
Nel capoluogo piemontese, protagonista la mostra Hebraeus ridens,
allestita dagli architetti Deborah Gutowitz e David Terracini. Tre le
tematiche portanti: il gioco di parole o il doppio significato, la
satira e l'assurdo. Tanti gli spunti proposti, la scrittrice Elena
Loewenthal, autrice del volume Un'aringa in paradiso, e l'artista Tommy
Schwarz, offriranno ai visitatori un’immersione nell'universo
dissacrante del witz. Al Teatro Vittorio andrà poi in scena La Gnora
Luna, frizzante commedia ottocentesca in giudaico-fiorentino con la
Compagnia Teatri d'Imbarco.
A Casale le manifestazioni della Giornata si apriranno già il sabato
sera, con lo spettacolo in sinagoga Jüdischer Witz e storielle di un
matrimonio ebraico, condotto da Daniel Fishman. A seguire domenica sarà
la Lettura A gran vuss de La gran Battaja d’j Ebrei d’Muncalv,
curiosità e commenti sul giudaico-piemontese a cura di Giorgio Milani,
Giorgio Nebbia, Dionigi Roggero.
A Biella, invece, l’evento principale organizzato dalla Comunità
ebraica di Vercelli: Humor dal ghetto, ironia, doppio senso e metafora
nelle parlate giudaico-italiane a cura di Baruch Lampronti, che si
propone di declinare la tematica dell’umorismo nei vari ambiti
linguistici in cui si è sviluppata la vicenda ebraica in Italia nel
corso di oltre due millenni di storia.
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Insegnare a ridere
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Che
l’umorismo sia un elemento essenziale della cultura ebraica è talmente
evidente che non c’è affatto da stupirsi che quest’anno sia dedicata ad
esso la Giornata europea della cultura ebraica, anzi, casomai sorprende
che il tema non sia stato affrontato prima. In effetti, però, non è un
argomento facile per una giornata a intento divulgativo. L’umorismo è
fatto di discorsi sottintesi, di cose date per scontate, di passaggi
logici rapidi e fulminanti. Fare pedagogia sull’umorismo è
difficilissimo: come si può insegnare a ridere e a far ridere? E’ un
problema che come insegnante mi sono posta spesso, senza trovare una
risposta soddisfacente. Ancora più difficile mostrare l’umorismo
ebraico perché gli ebrei quando scherzano sono spesso cattivissimi, al
limite dell’antisemitismo (e anche oltre: quante delle barzellette che
siamo soliti raccontarci accetteremmo di leggere su giornali non
ebraici o sentire in televisione?)
Il 2 settembre saremo dunque di fronte a una scelta: o ci inventiamo
apposta per la giornata un umorismo ebraico edulcorato, sostanzialmente
finto, oppure (e credo sia l’unica cosa onesta da fare) saremo
costretti a mettere in piazza davanti a tutti impietosamente i nostri
difetti. In fin dei conti forse non è un male, dato che spesso chi ha
difetti appare più umano e più simpatico. Sicuramente non è un male, di
fronte ai diffusi pregiudizi sugli ebrei che si aiutano sempre tra
loro, far vedere che invece spesso litighiamo furiosamente.
Anna
Segre, insegnante
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Libertà religiosa
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Ha
dei contorni kafkiani la storia dell'incriminazione di un rabbino
tedesco nel nord della Baviera per aver effettuato la pratica della
circoncisione. Dopo la decisione del tribunale di Colonia, ora la
giustizia tedesca dovrà giudicare la colpevolezza di quest'uomo, la cui
unica colpa è quella di aver esercitato la propria libertà religiosa.
Per questo sembra assurdo che un tribunale scelga in maniera autonoma e
unilaterale quando e come privare dei cittadini della propria libertà,
in assenza peraltro di indicazioni da parte del potere legislativo. A
nulla serve quindi ricordare che la liceità di un comportamento non
dipenda dalla prescrizione di una norma di legge, ma, al contrario,
dall'assenza di vincoli che ne limitino l'azione. Un'assurdità
giuridica che in tempi di crisi e intolleranza non può che far suonare
il campanello d'allarme.
Daniel Funaro, studente twitter @danielfunaro
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
Circoncisione - Il presidente Peres
lancia un appello alla Germania
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Leggi
la rassegna |
Il
presidente israeliano Shimon Peres ha inviato una lettera al suo
collega tedesco Joachim Gauck appellandosi affinché compia ogni sforzo
per risolvere la questione della legalità della circoncisione in
Germania. Nel messaggio Peres ha enfatizzato l’importanza di
salvaguardare la libertà religiosa della Comunità ebraica. Una
soluzione rapida è stata promessa dal ministro degli esteri tedesco
Guido Westerwelle “Non possiamo permettere che la Germania appaia come
un paese intollerante”.
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