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18
ottobre 2012 - 2
Cheshwan
5773 |
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Elia
Richetti,
presidente dell'Assemblea rabbinica italiana
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Se nella Parashà di
Be-re’shìth domina la volontà creatrice di Ha-Qadòsh Barùkh Hu’, qui è
Nòach che deve compiere la fatica di cercare gli alberi adatti per
costruire l’arca, tagliarli, preparare la legna, costruire fisicamente
un manufatto di proporzioni gigantesche, bollire la pece, spalmarla su
tutta la superficie, procurare cibo in abbondanza per uomini ed
animali, radunare questi ultimi eccetera. Tanto lunga e tanto faticosa
doveva essere quest’opera, se i nostri Maestri ne sottolineano la
durata affermando che Nòach ci mise centoventi anni. Perché essi
sostengono ciò? Perché Ha-Qadòsh Barùkh Hu’ non ha fatto trovare a
Nòach l’arca bell’e pronta, come successivamente fece trovare il
montone ad Avrahàm e le prime tavole a Moshè? Il Midràsh spiega che fu
D. stesso ad ordinare a Nòach di impiegare tutto quel tempo, affinché
la gente, vedendolo intento all’opera, gli domandasse perché facesse un
simile lavoro. La risposta doveva instillare nella gente il timore per
l’imminente distruzione del mondo ed indurla alla Teshuvà. Anche per
questo era necessario che fosse Nòach a costruire l’arca: per suggerire
che è l’uomo che deve fabbricare la sua salvezza, agire per se stesso.
Purtroppo, come sappiamo, la cosa non sortì l’effetto voluto: la gente
lasciava che Nòach parlasse, e se qualcuno ne rimaneva impressionato,
ben presto superava la propria momentanea crisi rituffandosi
nell’usuale dissoluto modo di vita. Anche al giorno d’oggi non sembra
che si sia tanto progrediti rispetto ai nostri antichi progenitori.
Continuiamo a consumare fiato ed inchiostro nel denunciare i rischi
dell’assimilazione, della perdita di noi stessi tramite l’inaridimento
delle radici; la gente ascolta, legge, talora loda la perizia
dell’oratore e la valentia dello scrittore, ma i Battè Ha-Kenéseth
restano sempre più vuoti, la trasgressione diventa regola e la regola
eccezione. Ma sta solo a noi compiere i primi passi: non possiamo
aspettarci di trovare la soluzione preconfezionata e porzionata. Se
vogliamo che i nostri giovani siano in possesso di una valida cultura
ebraica, non demandiamo la cosa solo ed esclusivamente agli insegnanti,
ma viviamola nel quotidiano. Se vogliamo che ci sia un Minyàn per
recitare un Qaddìsh, non aspettiamoci che “qualcuno” organizzi il
Minyàn, ma proponiamoci come uno qualunque dei primi dieci. Solo la
nostra azione potrà contrastare la spinta all’autodistruzione che
ancora ci percorre.
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Sergio
Della Pergola,
Università Ebraica
di Gerusalemme
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Gli ambasciatori di sei paesi
– Giordania, Egitto, Costa d'Avorio, Armenia, Malta e Italia – hanno
presentato ieri le lettere credenziali al presidente Shimon Peres a
Gerusalemme. A Francesco Maria Talò, nuovo rappresentante della
Farnesina in Israele, vada il nostro augurio di successo nel compimento
della sua missione.
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Qui Roma - “Siate tutti
Testimoni” |
A distanza di 24 ore
dalla Marcia della Memoria e della visita del presidente del Consiglio
Mario Monti in sinagoga gli ebrei romani si sono messi nuovamente in
cammino in ricordo del rastrellamento nazifascista al Portico
d'Ottavia. Una marcia silenziosa, partita da Largo Stefano Gaj Taché e
proseguita tra le strade e i vicoli del quartiere ebraico, che si è
conclusa all'interno del Tempio Maggiore con gli interventi del rabbino
capo rav Riccardo Di Segni, di Elvira Di Cave e dello storico Marcello
Pezzetti.
In prima fila, avvolti dal calore dei tanti presenti, i sopravvissuti
romani alla Shoah.
“Siate tutti Testimoni”, l'appello rivolto dal rabbino capo alla
Comunità.
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Qui Roma - “I suoi libri, sono stati un ponte con la vita” Vittorio Foa nella testimonianza di sua figlia Anna |
“Mio padre non aveva
l'animo del collezionista. Vedeva nel libro uno strumento e faceva
molta selezione. Eppure, durante la sua carcerazione, aveva vissuto il
libro come un qualcosa da conquistarsi e tenersi stretto, il ponte con
la vita”.
Si apre con le parole della figlia Anna, storica e docente
universitaria, la giornata di studio organizzata dal dipartimento di
Storia, Culture e Religioni dell'Università Sapienza di Roma in ricordo
del grande intellettuale ebreo Vittorio Foa, tra i padri nobili della
Sinistra e della Repubblica. Occasione del convegno, che ha l'alto
patronato del del Capo dello Stato, è la presentazione del fondo
bibliotecario Vittorio Foa realizzato con i volumi donati dai suoi
familiari al dipartimento. Un'opportunità preziosa per riconoscere, con
maggiore intimità, interessi e percorsi di ricerca che hanno ispirato
la sua azione e la sua penna (“Gli avevo parlato di un'eventuale
donazione al dipartimento. Era d'accordo, voleva che i suoi libri
fossero letti dai giovani”, racconta la figlia).
Il nucleo più compatto è costituito dai testi di storia inglese del
primo Novecento che parlano di storia del lavoro, del movimento operaio
e delle Unions e che hanno fatto da sfondo al libro, il più amato dei
suoi libri, La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del
Primo Novecento. Significativa ancora la bibliografia in merito alle
vicende sindacali (italiane e non solo), i testi sul Risorgimento e più
in generale le opere in cui si toccano i temi del nazionalismo e
dell'idea di nazione. Pochi invece i cedimenti alle mode culturali del
momento. “Se ne disfaceva”, ricorda la professoressa Foa.
Numerosi gli interventi che hanno caratterizzato la prima sessione
mattutina presieduta da Raffaele Romanelli. Da Tullia Carettoni a Carlo
Ginzburg, da Andrea Graziosi a Francesco Gui: ad essere toccati sono
stati alcuni tra i passaggi autobiografici più significativi, il
dialogo con altri grandi protagonisti della vita culturale e
istituzionale di quegli anni, il rapporto con gli altalenanti momenti
politici del Novecento italiano.
I lavori riprenderanno nel primo pomeriggio con gli interventi di
Pietro Marcenaro, Fiorella Farinelli e Federica Montevecchi. Presidente
di sessione Renata Ago.
a.s. - twitter@asmulevichmoked
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Qui Milano - Sport, una
speranza per tutti |
Sono passate poche settimane da
quando le Paralimpiadi di Londra hanno stupito il mondo per il
coraggio, la passione e le straordinarie imprese degli atleti
diversamente abili scesi in pista. Sport come medicina, ma anche come
strumento di riscatto e speranza per una vita piena oltre la
disabilità, secondo gli insegnamenti dal medico ebreo Ludvig Guttmann,
primo ideatore dei giochi paralimpici: con questa filosofia la sezione
milanese dell’Associazione medica ebraica ha organizzato per stasera il
convegno Sport per tutti, per una migliore qualità della vita, con il
patrocinio del Comune e la partecipazione della Comunità ebraica, del
Maccabi, del gruppo Teva e della Fondazione Monte Sinai.
“La primavera scorsa siamo stati contattati da un atleta italiano non
vedente, Alberto Ceriani, che desiderava prendere parte alle gare
paralimpiche di Triathlon che si sarebbero svolte a Eilat nelle
settimane successive - racconta il fisiatra Luciano Bassani, presidente
dell’Ame Milano - Abbiamo pensato di approfondire la tematica creando
un evento che coniugasse vari aspetti del lavoro dell’Ame: il servizio
al territorio, la solidarietà, la divulgazione delle avanguardie in
campo medico che vengono raggiunte in Israele”.
In questa prospettiva, la serata sarà l’occasione per raccontare il
progetto Re-walk, l’ultimo ritrovato della scienza medica per riportare
a camminare chi ha perso l’uso delle gambe, che verrà presentato da
Franco Molteni, primario del Centro di Riabilitazione dell’Ospedale
Valduce Villa Beretta e protagonista dell’esperienza della tecnica
riabilitativa in Italia. Sono inoltre previsti gli interventi del
professor Arsenio Veicsteinas, ordinario di Medicina dello Sport
all’Università di Milano, dello stesso dottor Bassani e del cardiologo
Maurizio Turiel dell’Istituto Ortopedico Galeazzi.
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Il peso delle parole |
Dovremmo pretendere dai
politici italiani, che oltre alle dichiarazioni di rito in occasione di
tragici anniversari, facessero una maggiore attenzione al linguaggio
che viene utilizzato da loro o da coloro di cui si circondano. La
memoria della Shoah o del periodo nazifascista in Italia impongono
un’attenzione particolare anche al linguaggio con cui ci si esprime
tutti i giorni. Non dobbiamo trascurare che, alle volte, delle
comparazioni avventate o delle minimizzazioni producono l’effetto di
svilire il passato, sbiadendo pagine storiche che invece non debbono
essere dimenticate. Così, la mattina del 16 ottobre, data a noi
tristemente nota, abbiamo letto sull’Unità, il giornale del Pd e
fondato nientemeno che da Gramsci, che Matteo Renzi viene
definito “fascistoide” così da far pensare magari ai più giovani che,
se uno come Renzi è fascista, magari i fascisti, quelli veri, non
dovevano essere tanto male. Successivamente è stato il turno
di Barbato, deputato dell’Idv, che ha invece chiesto l’apertura dei
campi di concentramento per Formigoni e Scopelliti. Un folle, che però
siede nel parlamento del paese che emanò le leggi razziste e che
contribuì alla deportazione degli ebrei nei campi di sterminio, molti
dei quali, proprio da quei campi, non fecero mai ritorno.
Daniel Funaro, studente
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Sul 16 ottobre |
Non
ho avuto bisogno di ricorrere al calendario per notare che le parole di
suggestiva ricorrenza pronunciate da Rav Arbib non corrispondevano alla
realtà storica! La "retata" di Roma non è avvenuta il giorno di Sheminì
Atzeret ma il sabato terzo giorno di Sukkot... Anche se
avevo solo 12 anni non posso dimenticare l'annuncio datoci una
mattina di Chol ha-moed al termine della funzione, da Rav Nathan
Cassuto (z.l.), nella piccola capanna, costruita seminascosta nel
giardino del Tempio di Firenze, che era stato chiuso per precauzione
nel giorno di Kippur. Con parole accorate, le ultime che ho
ascoltate del mio Maestro, ci ha informato di quanto era riuscito a
sapere, avvisandoci che da quel momento dovevamo pensare solo alla
nostra salvezza come fossimo in costante pericolo di morte ma sempre
confidando nell'aiuto che il Signore ci avrebbe dato per superare
questa prova e ritrovarci di nuovo tutti insieme.
Lionella Viterbo Neppi Modona
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
In Israele il Campionato Europeo Under21
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Leggi la rassegna |
Con
la conclusione dei playoff si è completato il quadro delle partecipanti
al Campionato Europeo Under21 che si terrà in Israele dal 5 al 18
giugno 2013. Oltre a Israele ci saranno i detentori della Spagna,
l'Italia e poi Russia, Inghilterra, Norvegia, Germania e Olanda.
L'appuntamento vuol dire molto per il calcio israeliano che si sente
ormai pienamente integrato nel mondo del calcio europeo. Il torneo si
giocherà in quattro stadi: a Tel Aviv nel Bloomfield Stadium, a
Gerusalemme nel Teedy Stadium e nei nuovi impianti di Netanya e Petah
Tikva. Gli stadi di Gerusalemme e Tel Aviv sono stati sottoposti ad una
profonda ristrutturazione per renderli pronti all'appuntamento
continentale.
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Si avvicina l’anniversario
della morte di Muammar Gheddafi, ucciso il 20 ottobre 2011, e molti
giornali ne approfittano per tracciare un bilancio delle vicende
libiche e delle primavere arabe in generale. Da segnalare lo speciale
proposto dal
Corriere della Sera “Cosa resta delle primavere arabe?”.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
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indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
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