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26 novembre 2012 - 12 Kislev
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Adolfo
Locci, rabbino capo
di Padova
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“Ma tu hai detto: Io ti farò del bene (hetev etiv)...” (Genesi 32, 12).
Tutto ciò che fa il Signore è sempre per il bene. Tuttavia, nella
nostra realtà, il bene può scaturire da un fatto positivo o da un fatto
negativo. Giacobbe si esprime attraverso una ripetizione in termini per
dire che il bene che il Signore gli ha promesso magari provenga solo da
fatti positivi. In un salmo dell’Hallel si esprime un concetto simile:
“Ringraziate l’Eterno perché è buono, poiché è eterna la Sua bontà;
Possa dichiarare Israel che è eterna la Sua bontà” (Salmi 118, 1-2).
Dobbiamo auspicare che, a posteriori, si sappia ringraziare il Signore
per il bene che opera con noi in ogni caso, ma anche che, a priori, si
possa vedere - con le nostre facoltà - come il bene che ci aspettiamo,
possa originarsi.
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Anna
Foa,
storica
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Ieri era la giornata
internazionale della donna, una giornata che si voleva ed è stata di
lotta contro il "femminicidio". Termine coniato da poco, che avremmo
voluto non coniare mai, ad indicare la violenza contro le donne,
famigliare o pubblica che sià, perchè donne. Scopriamo così che nel
nostro Paese, dove l'emancipazione femminile è arrivata più tardi che
in altri paesi dell'Europa occidentale, ma alla fine è arrivata, ci
sono state 113 donne morte ammazzate in questo 2012 che volge ormai
verso la fine. Quante saranno il 31 dicembre? Pensavamo che esercitare
la violenza contro le donne fosse un segnale di arretratezza, e
scopriamo di non essere diversi dalle società tradizionali in cui le
donne sono segregate in casa e obbligate al velo. Pensavamo
che la questione femminile fosse una di quelle che più divideva il
mondo occidentale dal mondo islamico, che non accetta l'uguaglianza
delle donne. E invece scopriamo, guardando quei numeri, ripercorrendo
quelle storie di violenza e di morte, che a non accettare l'uguaglianza
femminile sono gli uomini (non tutti, certo), e che questa mentalità
resiste, e anzi riprende vigore con il degrado delle condizioni
economiche e sociali, anche in società come la nostra in cui la legge
afferma a chiare lettere l'uguaglianza di tutti davanti allo Stato.
Vediamo con orrore che a giustificare la violenza contro le donne nella
mente di questi uomini è proprio il loro essere per legge uguali, lo ha
scritto ieri con forza e ricchezza di analisi Giulia Galeotti in un
editoriale dell'Osservatore Romano. In questa guerra interna alla
società, il posto di chi crede nell'uguaglianza di tutti gli esseri
umani, indipendentemente dal loro sesso, dal loro colore, dalla loro
religione, è assai chiaro. Non è, come scriveva ieri Pierluigi
Battista, "una rivendicazione femminista in senso stretto, ma una
rivendicazione democratica universale", per cui si devono battere
tutti, uomini e donne, e a cui noi ebrei, per la nostra storia, abbiamo
l'obbligo di aderire con tutto il nostro impegno.
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Tyberg riporta Fiume in
Europa |
La Mitteleuropa
delle genti, della civiltà e della tolleranza ritorna sulle ali di una
sinfonia. Quando le grandi porte del Teatro nazionale di Fiume Ivan
Zajc si sono aperte, pochi istanti prima dell'arrivo da Zagabria del
presidente della Repubblica Croata Ivo Josipovic (nella foto in basso), Fiume ha dato un
segno di riconquista della propria anima perduta. Qui, all'apice del
Quarnero, dove l'Adriatico si lancia verso il continente e le genti
d'Europa si danno da millenni appuntamento nei loro incontri e nei loro
scontri, nella città di tutti i confini e di tutte le contese che vide
nascere i primi germi dei fascismi europei e più di ogni altra soffrì
degli orrori del Novecento, forse solo la musica può contribuire a
guarire le ferite e a ricomporre le speranze e le identità frantumate.
Josipovic, presidente della Repubblica dal 2010, giurista di fama
internazionale e docente di Diritto penale internazionale, lui stesso
apprezzato compositore, era accompagnato dal sindaco della città Vojko
Obersnel e da una folta rappresentanza del corpo diplomatico in Croazia
e ha subito chiarito di voler rendere omaggio a Marcel Tyberg, il
grande compositore di Abbazia e di Fiume che fu deportato e assassinato
ad Auschwitz quando le due comunità ebraiche quarnerine strappate al
contesto centroeuropeo dall'espansionismo territoriale di Roma
appartenevano ormai all'Italia e le città del golfo erano infine
straziate dalla bestialità della persecuzione dei fascisti e dei
nazisti. Un lavoro arduo e pazientissimo, quello dei musicologi e dei
ricercatori storici impegnati nel recupero delle composizioni e dei
documenti che testimoniano di un protagonista della musica del
Novecento. I suoi spartiti, considerati oggi di immenso valore dalla
critica internazionale, sarebbero forse andati perduti per sempre se lo
stesso Tyberg non avesse avuto l'istinto di affidarli, nell'imminenza
della deportazione, a una famiglia di amici fiumani non ebrei emigrati
poi negli Stati Uniti negli anni della dittatura comunista. Nel foyer
del teatro molti fiumani e assieme a loro alcuni esponenti della
Comunità ebraica locale visita ora la mostra che mette in luce non solo
la grandezza dell'intellettuale assassinato, ma anche le complicità del
regime fascista con i persecutori tedeschi nella città dove le leggi
razziste del 1938 volute da Mussolini trovarono la più estrema e
disumana applicazione. Ma a riportare Fiume in Europa, proprio alla
vigilia dell'entrata della repubblica adriatica nell'Unione europea, è
stata la musica.
La terza sinfonia di Tyberg, eseguita per la prima volta proprio sulla
riva del mare dove fu composta, ha emozionato un pubblico maturo e
consapevole, impegnato a ricostruire la Memoria e l'identità di una
città che ha rappresentato per un secolo una ferita aperta per il
continente. A riscoprire Tyberg - anticipava qualche tempo fa ai
lettori di Pagine Ebraiche il giornalista Michael Calimani - ha
contribuito un progetto finanziato dalla Foundation for Jewish
Philanthropies, in collaborazione con JoAnn Falletta direttore
dell’orchestra sinfonica di Buffalo (nell'immagine in alto). La prima incisione (Symphony N. 3
- Trio per piano, Naxos recordings) è dedicata alla sua terza sinfonia.
Marcel Tyberg nacque a Vienna il 27 gennaio del 1893, figlio di due
musicisti. Grazie alla fama che il padre aveva acquisito a Vienna, i
Tyberg furono a stretto contatto con grandi musicisti dell’epoca come
Jan Kubelik e suo figlio Rafael con cui Marcel strinse un sincero
legame di amicizia. Il giovane Tyberg conobbe all’accademia musicale di
Vienna, il violinista e compositore Rodolfo Lipizner, collega
talentuoso e amico per la vita. Fu durante questo periodo all’accademia
che Tyberg compose la sua prima sonata (1920) e la sua prima sinfonia
completa (1924). Nel 1927 Lipizer venne designato direttore permanente
dell’orchestra sinfonica di Abbazia, cittadina istriana sul mare
Adriatico. Questa nomina spinse i Tyberg a trasferirsi anch’essi
affinché Marcel potesse suonare come solista insieme all’amico
d’accademia. Per mantenersi Tyberg iniziò a suonare l’organo nella
chiesa locale e a insegnare armonia ai giovani studenti della scuola.
Con la nascita nel 1930 dell’orchestra sinfonica di Gorizia, Rodolfo
Lipizner lasciò la direzione dell’orchestra a Marcel, che chiamò a sé i
migliori musicisti, tra questi l’amico d’infanzia Rafael Kubelik. In
questi anni Tyberg compose la sua seconda e terza sinfonia, due sonate
e un trio per pianoforte, oltre a un poema sinfonico per sestetto
d’archi e più di 35 Lieder.
L.P. Pagine
Ebraiche, dicembre 2012
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Un governo al femminile
per l’Ugei |
Saranno tre ragazze a
guidare l’Unione giovani ebrei d’Italia nel 2013, lanciando un segnale
importante per la presenza femminile nella vita delle istituzioni
ebraiche: eletta presidente Susanna Calimani, al suo fianco Sara
Astrologo di Roma e Alessandra Ortona di Milano. Ventisette anni,
veneziana di nascita, torinese d’adozione (nel capoluogo piemontese sta
svolgendo un dottorato in economia e commercio) Calimani è stata scelta
dal Consiglio esecutivo 2013 riunito a Milano, sopravanzando Ortona per
un soffio (più staccati Benedetto Sacerdoti di Padova e il genovese
Moshe Polacco). Complesso il metodo scelto dal Consiglio per la
designazione del presidente (voto segreto con la possibilità di
esprimere su ciascun candidato un parere favorevole, contrario oppure
di astenersi, e l’attribuzione di un conseguente punteggio: due punti
per il sì, uno per l’astensione e zero per il no: alla fine 11 i punti
ottenuti da Calimani, 10 da Ortona). Confronto acceso nel proseguo
della riunione, dedicato alla scelta dei vicepresidenti: tra i punti
affrontati, la necessità di creare un equilibrio geografico
nell’ufficio di presidenza, mantenere l’Ugei al riparo da personalismi
e ingerenze, garantire un’efficace rappresentanza su Roma, considerata
la delicatezza dei rapporti istituzionali da intrattenere nella città.
Dopo un lungo dibattito la scelta del Consiglio è ricaduta su Ortona e
Astrologo, che hanno avuto la meglio su Raffi Naim (Roma) e Sacerdoti.
Ripartite anche le altre deleghe previste dallo statuto: Moshe Polacco
è stato nominato tesoriere, Sara Astrologo responsabile del giornale
HaTikwa e Gady Piazza (Milano) di comunicazione e sito.
Assegnati infine i ruoli per affrontare le molteplici sfide che l’Ugei
si trova ad affrontare nel corso dell’anno. Responsabile rapporti
istituzionali e coordinatore a Roma è stato nominato Raffi Naim, la
delega alla cultura è stata assegnata a Alessandra Ortona, responsabile
organizzativo Benedetto Sacerdoti, eventi a Fiammetta Rimini (Milano),
piccole Comunità aGiorgia Campagnano (Roma), relazioni estere a Sara
Astrologo. “Ricordatevi sempre di lavorare insieme, uniti in questa
avventura nell’idea di impegnarsi per la collettività, tenendo a mente
che l’Ugei è aggregazione ed eventi, ma anche la voce dei giovani ebrei
nella società” l’auspicio espresso dal presidente uscente Daniele
Regard, che terminerà il suo mandato il 31 dicembre 2012. Un saluto al
nuovo Consiglio è arrivato anche dal presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna “Cara Susanna, cari ragazzi.
La sfida che vi attende è senz'altro impegnativa ma anche molto
stimolante. L'augurio è che possiate raggiungere tutti gli obiettivi
che visiete prefissi sviluppando un piano di lavoro condiviso che
permetta di mettere a frutto le differenti capacità e i differenti
stimoli di cui ciascuno di voi è portatore. L'UCEI sarà sempre al
fianco, con orgoglio e nel rispetto delle reciproche autonomie”.
Rossella
Tercatin twitter @rtercatinmoked
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Vita ebraica e piccoli centri, quali sfide per il futuro |
Non
musei, ma centri di vita ebraica attiva e propositiva, che guardano al
futuro tanto quanto sono portatori della storia e dei valori di un
passato glorioso. Questo vogliono essere oggi le piccole e piccolissime
Comunità ebraiche italiane. Questo il messaggio che ha voluto
trasmettere la giornata Da Argon al futuro: ebrei di Provincia in
Piemonte oggi, organizzata dal gruppo torinese Anavim al Centro sociale
della Comunità ebraica di Cuneo. Coinvolti i responsabili delle
sezioni distaccate della Comunità di Torino e le altre Comunità
piemontesi, per confrontarsi sulle sfide e sulle opportunità che
l’ebraismo “di provincia” offre (nell'immagine scattata da Piero Meda e
Patrizia Sampietro). Diverse decine di persone sono confluite a Cuneo per l’incontro suddiviso in due momenti. In
mattinata, dopo i saluti del presidente di Anavim David Sorani, del
rabbino capo di Torino Eliahu Birnbaum, di rav Alberto Somekh (che ha
inviato un messaggio non potendo essere personalmente presente), il
dibattito si è concentrato sulle Esperienze di vita ebraica di
provincia, con l’intervento di Giuseppe Segre (presidente della
Comunità di Torino), che ha moderato il confronto che ha coinvolto chi
da anni vive e si occupa delle piccole Keilloth piemontesi:
Davide Cavaglion (Cuneo), Raffaele Pugliese (Ivrea), Aldo Levi
(Chieri): si è parlato di problemi pratici, come il degrado degli
edifici e la carenza di fondi per gestirli, e della grande
responsabilità che grava sulle poche persone rimaste a interessarsene. Una
risposta, almeno parziale, ai temi affrontati è arrivata dalla seconda
parte della giornata, dedicata alla Valorizzazione del patrimonio
ebraico in Piemonte, introdotta dal vicepresidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Giulio Disegni. Il presidente della Comunità
di Vercelli Rossella Bottini Treves, il consigliere UCEI Claudia De
Benedetti (per la Comunità di Casale Monferrato), Luisa Rapetti (Acqui
Terme), Paola Vitale (Alessandria), Benedetto De Benedetti (Cherasco) e
Maria Cristina Colli della Cooperativa Artefacta, che da anni gestisce
le visite ai beni culturali ebraici piemontesi, hanno discusso delle
possibilità che la ricchezza artistica e storica presente in tante
piccole Comunità offre, e del modo migliore per utilizzarla. Molto
interessato il pubblico, che ha apprezzato l’idea discutere di queste
tematiche nei luoghi direttamente coinvolti. L’auspicio di tutti i
partecipanti è quello di poter ripetere l’esperienza nei prossimi mesi
con ulteriori approfondimenti.
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Qui Firenze - I primi 25 anni di Toscana ebraica |
Venticinque
anni di vita per Toscana ebraica, organo di stampa delle Comunità
ebraiche di Firenze, Livorno e Pisa. Un traguardo prestigioso,
festeggiato ieri a Firenze con tanti amici e con una tavola rotonda in
cui sono stati sviluppati alcuni punti caldi al centro del dibattito e
della vita stessa delle Comunità italiane. In particolare, prendendo a
riferimento il filone tematico proposto dagli organizzatori – Comunità
e rabbini – gli oratori si sono soffermati sul ruolo dei Maestri nelle
singole kehillot, sulle sfide formative e di crescita, sul rapporto con
i giovani, su come infine la stampa ebraica sia chiamata a diffondere
tra i suoi lettori, molto spesso non ebrei, la dialettica interna.
Protagonisti il presidente emerito dell'Assemblea rabbinica italiana
rav Giuseppe Laras, il rabbino capo di Firenze Joseph Levi, la
direttrice di HaKeillah Anna Segre e il presidente dell'associazione
culturale Hans Jonas Tobia Zevi. Moderatore del confronto Valerio Di
Porto, già consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ad
aprire il convegno i saluti dei tre presidenti di Comunità,
rispettivamente Guidobaldo Passigli, Vittorio Mosseri e Guido Cava,
della direttrice di Toscana Ebraica Hulda Liberanome e dell'editore
Daniel Vogelmann. Di grande interesse inoltre il profilo storico
tracciato da Elena Mazzini sulle specificità e sui temi più
significativi sollevati dall'informazione ebraica in Italia a partire
dall'immediato dopoguerra fino ai giorni nostri.
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Qui Roma - Rav Sacerdoti e il suo rabbinato nella Capitale |
Rav
Angelo Sacerdoti, il rabbino ma anche la persona, la guida spirituale e
l'uomo impegnato nella società e nelle istituzioni. È quanto emerso
ieri nel convegno a lui dedicato a 100 anni dal suo insediamento a Roma
nel 1912 e fino alla sua morte nel 1935, svoltosi al Centro
Bibliografico dell'Unione delle Comunità Ebraiche su impulso del
Collegio Rabbinico, in collaborazione con il Centro di Cultura della
Comunità di Roma, e con folta partecipazione di pubblico. I lavori
sono stati coordinati dal rav Gianfranco Di Segni, coordinatore del
Collegio Rabbinico Italiano, che ha parlato di come il giovane
ventiseienne fiorentino, allievo prediletto di rav Shemuel Margulies,
rabbino capo di Firenze, fosse arrivato a Roma fresco di laurea e
semisconosciuto. Non era ancora sposato e infatti le cronache
dell’epoca e quelle familiari narrano come sia il re Vittorio Emanuele
III che il presidente della Comunità di Roma lo invitassero a trovare
presto moglie, cosa che il giovane rav fece nel giro di un anno
sposandosi con Gina Zevi. Quando la morte lo colse improvvisamente
all’età di 49 anni nel 1935, rav Sacerdoti era diventato, di fatto, “il
supremo capo del Rabbinato italiano” e “la figura rappresentativa
dell’ebraismo italiano in seno all’ebraismo mondiale, da Varsavia a New
York, da Londra al Cairo”, come disse il suo amico e compagno di studi
Umberto Cassuto. Un altro illustre collega, Dante Lattes, sebbene
rivale di Sacerdoti nel concorso indetto nel 1911 per la cattedra
rabbinica di Roma, disse di lui, agli imponenti funerali che videro la partecipazione
di migliaia di persone, che era il “reggitore di tutta la vita degli
Ebrei d’Italia“ e che con lui la figura del rabbino era uscita “un po’
fuori dalla sinagoga per abbracciare collo sguardo e coll’interesse
nuovi problemi nella vita comunale e collettiva del nucleo ebraico
d’Italia”. Nei successivi interventi del convegno il professor
Mario Toscano, docente di Storia Contemporanea all’Università La
Sapienza di Roma, ha analizzato gli anni del suo rabbinato militare
nell’Italia della Grande Guerra (1915-1918). Ebraismo, sionismo,
fascismo: il magistero di Angelo Sacerdoti a Roma è il titolo del
contributo della storica Filomena Del Regno, che si è invece soffermata
sul rapporto con Benito Mussolini di cui era ammiratore e sostenitore,
seguito da quello di Angelo Piattelli, responsabile del Museo di Arte
Ebraica Italiana U. Nahon di Gerusalemme sul rapporto fra Sacerdoti, la
Federazione Rabbinica e il Collegio Rabbinico Italiano e da quello del
rav Riccardo Di Segni sul suo lungo magistero romano. Fra interessanti
immagini dell'epoca e analisi di documenti originali è stato possibile
scoprire aspetti ancora poco conosciuti della personalità di questo
Maestro. Alla fine del convegno sono state portate alcune
testimonianze di persone che hanno conosciuto o sentito parlare in
famiglia di rav Sacerdoti, come le morot Elisa ed Emma Alatri e rav
Vittorio Della Rocca.
le - twitter @lefratimoked
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In cornice - Arte e impegno
sociale |
Arte e impegno
civile/politico è un binomio che difficilmente funziona,: quando si
tenta di costruirlo, l'arte ne esce spesso mortificata. Viene ridotta a
uno strumento propagandistico, perde in profondità perché il suo
messaggio deve essere immediatamente comprensibile come fosse uno spot.
Pensate al realismo socialista, e alle sue opere incentrati su operai
muscolosi che lavorano come bestie da soma, ma sempre con la fronte
alta e lo sguardo che guarda l'infinito. Che noia, che forzatura.
Ebbene alle “Gallerie d'Italia” di Piazza della Scala a Milano, nella
sezione sul Novecento che è stata appena inaugurata, ho visto un
bell'esempio di arte a servizio dell'impegno civile/politico. Si tratta
di “Ora Italiana” un'installazione di Emilio Isgrò inizialmente pensata
in ricordo della strage della stazione di Bologna. Si entra in uno
spazio appena illuminato, sulle cui pareti sono appesi venti quadri
tondi con figure semi-cancellate o deformate, e orologi che segnano
tutti un'ora diversa. Nello spazio si sente il ticchiettio degli
orologi, che prima è leggero e all'unisono, che poi sale di tono e
perde di sincronia, fino a diventare un frastuono scomposto; nel
frattempo la luce diventa accecante, per poi spengersi improvvisamente
con lo zittirsi della musica. Come si desume dal video dell'intervista
di Isgrò proiettato all'esterno dello spazio e visibile sul web
(http://www.gallerieditalia.com/lora-italiana-di-emilio-isgro), l'opera
tratta delle mille contraddizioni socio/politiche italiane, in cui ogni
istituzione, ogni gruppo, si muove seguendo una una scala di priorità,
un'agenda, un'ora tutta propria. A livello superficiale, queste
differenze non disturbano, i vari gruppi sembrano quasi muoversi in
modo coordinato; ma a un'analisi più approfondita - che non si può
evitare quando i problemi si fanno più seri - , ci si accorge che a
causa di queste divisioni interne, l'intera società italiana si muove
in modo gravemente disarmonico, con il rischio di improvvise cadute da
cui è difficile riprendersi e che lasciano tracce indelebili sulle
singole persone (che diventano deformi o perdono pezzi di sé). Questa
divisioni, queste distonie sono anche la causa per cui è impossibile
conoscere la verità di quanto è accaduto alla stazione di Bologna, o
capire nei dettagli certe pagine della vita politica italiana. Si
finisce così per rimanere al buio, disorientati, incapaci di affidarsi
a istituzioni scoordinate e poco credibili. In “Ora Italiana”, Isgrò
racconta tutto questo, ma anche se nella sua intervista evita di darsi
toni da castigatore di costumi o da correttore della società: ma certo
la sua opera fa e deve far riflettere.
Daniele
Liberanome, critico d'arte
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Tea for Two
- Ebraismo for dummies |
Assodata la mia ammirazione
per Geppi Cucciari e il suo modo spassoso e delizioso di fare tv, oltre
al suo look in continua evoluzione, negli ultimi giorni sono diventata
una patita del suo G-day su la7. Giorni che ho passato tra crisi
isteriche, servizi improbabili di studio aperto e film della Pixar. In
una delle puntate l'ospite era Matteo Bordone, giornalista radiofonico
e blogger. In preda a una curiositas tutta ellenistica, sono andata a
spulciare nel suo blog Freddy Nietzsche e mi sono imbattuta in una
rubrica straordinaria. Le scoperte fatte per caso sono quelle migliori,
la serendipità è proprio questo (Serendipity è invece un film da vedere
sotto le feste con il buon vecchio John Cusack). Bordone ha intitolato
una rubrica 'Ebrei for dummies', come quelle guide di tuttologia per
negati dalla copertina gialla. Un suo amico, dallo pseudonimo yiddish
style Yankele, dal 2006 si offre come oracolo al quale porre domande,
dubbi esistenziali, provocazioni che hanno come tema l'ebraismo. Il
valoroso Yankele non si fa intimorire e risponde in maniera misurata e
ironica, poco accademica e frizzante. Un mix vincente che ha
risvegliato molti curiosoni e ha aperto una via del dialogo poco
impegnativo e informale. Sorriderete leggendo quesiti strampalati, vi
acciglierete di fronte alle solite faziose frasi dei fifoni delle
diversità e sosterrete Yankele, che da un misterioso shtetl italiano si
mette in gioco e dissolve un poco la nebulosità dell'ebraismo per
dummies.
Rachel
Silvera, studentessa – twitter@RachelSilvera2
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notizie flash |
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rassegna
stampa |
Dieci
risposte su Gaza
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Leggi
la rassegna |
“Dieci risposte su Gaza a
Medi Hasan”. Nell'area blog dell'Huffington Post l'intervento del
presidente del Maccabi Italia e consigliere UCEI Vittorio Pavoncello in
risposta alle “Dieci cose da sapere su Gaza" precedentemente
pubblicate, sulla medesima testata, a firma del direttore politico di
Huffington Post Inghilterra Medi Hasan. Clicca qui per leggere
l'intervento.
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Raid al Campo dei
Fiori. Restano in carcere i due ultrà romanisti arrestati dopo
l'aggressione di gruppo ai tifosi del Tottenham.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
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